Il problema intercettazioni, quello della “dichiarazia”

 

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La manifestazione contro la legge bavaglio a Latina nel 2010

Nel suo libro “Dichiarazia” Mario Portanova raccoglie ciò che i politici del nostro Paese hanno detto in diverse occasioni. Destra o sinistra cambia poco, c’è sempre una “giustizia a orologeria”, qualcuno “fazioso” o che “strumentalizza”, un avversario che “demonizza”. Sono dichiarazioni fatte all’Ansa, agenzia dove potrebbero copiare ciò che Tizio o Caio hanno detto anni fa e riproporlo oggi, di fronte a una vicenda spinosa come quella di Potenza, per Renzi e i suoi.

Il problema, al solito, sono le intercettazioni telefoniche. Strumento investigativo eccezionale, usato quando ce n’è bisogno, abusato quando c’è da inserire i dialoghi nelle ordinanze di custodia e negli atti di indagine che – notificati ai diretti interessati o comunque alle parti – diventano pubblici. E finiscono in mano a quei birbanti di giornalisti, i quali dovrebbero girarsi dall’altra parte di fronte alle intercettazioni….

Certo, farebbero meglio a riportare solo i dialoghi inerenti l’indagine, le regole dicono questo, ma se c’è un abuso esistono anche sanzioni che vanno comminate. In realtà di fronte a ciascuna indagine che esce e a dialoghi noti, ricordiamolo, alle parti, il problema sono sempre le intercettazioni. Com’è? “Offensiva mediatica“, in puro stile “dichiarazia”. Nessuno che si preoccupi, mai, dell’accaduto. Sempre a guardare ciò che è pubblicato. Un po’ come l’arrestato per tangenti uscito dal carcere per decorrenza dei termini che mi disse: “Devi stare attento a quello che scrivi” e al quale risposi: “Tu devi stare attento a quello che fai, se tu non fai, io non scrivo“.

La fedele ricostruzione fatta nel film 1992 dell’episodio nel quale viene trovato sangue infetto in celle frigorifere nasce dalle intercettazioni telefoniche della Guardia di Finanza di Trento. Quando gli uomini delle Fiamme gialle sentono parlare di “monnezza” approfondiscono e arrivano a scoprire uno degli scandali italiani impuniti. Le intercettazioni servono, allora, vanno vagliate quelle da utilizzare, ma è ora di smetterla con i tentativi di bavaglio. Arriverà una legge entro l’estate” dopo la vicenda di Potenza ma è bene ricordare che da Clemente Mastella in poi – ma tentativi ci furono anche prima – si è finora provato invano a mettere il bavaglio.

E’ chiaro che i giornalisti erano, sono e saranno vigili. Questa l’ultima dichiarazione del presidente dell’Unione Cronisti, Alessandro Galimberti, ma ci sono anche quella della Fnsi del 2015, ancora l’Unci due anni fa , prima ancora il quaderno sul disegno di legge Alfano, la manifestazione al Pantheon,  lo sciopero del 2010 e la ricostruzione della battaglie che vanno avanti dal 1993.

Tanti dei politici – di ogni schieramento – che hanno provato a imporre limitazioni oltre quelle esistenti (e da rispettare, è bene ribadirlo) sono ancora in piena attività. Altri si sono puntualmente lanciati nella “dichiarazia” sull’argomento: ah, se avessero votato la nostra legge….

I problemi sono altri, ma è meglio non occuparsene. E se come recitava un vecchio spot, una telefonata allunga la vita, nell’ultimo caso noto alle cronache con una telefonata si cerca di fare pressioni. Per questo le intercettazioni danno fastidio.

Ci riprovano con il bavaglio, diciamo no e firmiamo!

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Ci riprovano con le norme bavaglio, anzi forse non hanno mai smesso. Resta valido lo slogan coniato anni fa dall’Unione cronisti: “Liberi di informare, liberi di sapere“. Negli anni, con diversi governi, siamo andati in piazza, a manifestare nei Tribunali, abbiamo scritto ai prefetti, ma ogni volta la priorità di chi guida il Paese è quella di evitare “disturbo” al manovratore.

Diciamo no all’ennesimo tentativo di vietare ai giornalisti la pubblicazione di atti noti e di rilevante interesse per la collettività. E firmiamo la petizione .

Delega intercettazioni, attenzione ai nuovi tentativi di bavaglio

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L’avesse fatto il governo Berlusconi le grida si sarebbero sprecate. Anzi, saremmo già andati in piazza. Ammettiamolo senza problemi, al punto di concordare con la puntuale ricostruzione del Fatto Quotidiano. A maggior ragione se c’è chi prima le pensava in un modo e oggi in un altro sull’argomento.

E’ vero che i giornalisti potranno dire la loro, vero che non c’è ancora nulla, ma la voglia di bavaglio resta elevata come ricorda la Fnsi e non solo in Italia.

Siamo alle solite: anziché preoccuparsi di cose molto più serie, la prima preoccupazione di chi governa è evitare che i cittadini conoscano i fatti. Con la scusa delle intercettazioni – per le quali esistono regole e sanzioni – si vuole impedire di rendere noto quello che succede. Con la scusa della privacy – ma qualcuno rileggesse l’articolo 6 del nostro codice deontologico, per piacere – si cerca di tutelare chi nell’ambito di un’inchiesta ha usato frasi utili ai magistrati per l’ordinanza di custodia che lo riguarda.

Non proviamo a girarci intorno, insomma, questa delega è l’ennesimo tentativo di censura. Dobbiamo rispondere no, come abbiamo fatto sempre, e continuare a fare il nostro dovere di informare, per rispettare il diritto dei cittadini a sapere.