Anzio, i rifugiati, le strane coppie e la comunicazione scellerata

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C’è da chiedersi a chi interessi realmente il problema dei rifugiati e chi stia “giocando”, chi sia preoccupato delle loro esigenze prima che del loro arrivo, delle difficoltà che hanno prima del problema che potenzialmente rappresentano. Loro, insieme a un’altra serie di sfruttati che esistono sul territorio e dei quali fingiamo di non accorgerci. O forse ci conviene tacere, su situazioni di degrado assoluto e immigrati tenuti come sardine. Fosse – è bene ripeterlo – in via del Cinema o al Caracol, allo Zodiaco o nelle campagne di Padiglione e Sacida.

Fa” notizia che l’assessore Roberta Cafà scriva al Prefetto per chiedere un tavolo e affrontare la vicenda. “Fa” notizia perché dovrebbe essere il sindaco a rapportarsi con il rappresentante del governo, perché i rifugiati in ordine di tempo sono l’ultimo dei problemi e prima ci si dovrebbe occupare di altro, ma dalla lettera dell’assessore si potrebbe prendere spunto per affrontare le questioni in modo generale e indicare possibili soluzioni.

Invece, nell’epoca che mi piace definire della “comunicazione scellerata” la lettera è pretesto per altre prese di posizione. Sono a favore Marco Maranesi e Davide Gatti, contrari Giorgio Zucchini e Patrizio Placidi. Con questi ultimi che speriamo abbiano fatto notare la cosa anche in giunta.

In tempi non sospetti ho criticato la “filiera” Veltroni-Gasbarra-Marrazzo che attraverso i loro solerti uffici stampa intervenivano anche sul sesso degli angeli e facevano a gara per vedere chi uscisse prima sulle agenzie di stampa. Adesso c’è internet, la gara è ancora più singolare,  addirittura si formano strane coppie nella politica di casa nostra. Tanto basta fare un comunicato e intervenire… Chi copia e incolla va a nozze.

L’unico grande assente in tutto questo è il sindaco – che istituzionalmente sui rifugiati ha preso atto della comunicazione del Prefetto –  preso a dividere con il bilancino (e al limite della regolarità) gli incarichi ai dirigenti rimasti, in modo che ognuno abbia il suo assessore a “controllarlo“.

Qual è il progetto della Cafà per queste situazioni sociali? Pazienza. Che idea hanno Maranesi e Gatti, Zucchini e Placidi, del rapporto con gli immigrati e della loro integrazione conta poco.  Si deve far sapere che loro sono intervenuti, che lo hanno fatto insieme, perché si deve mandare il messaggio che potrebbero stringere accordi, “fare qualcosa” in vista della campagna elettorale, fare vedere che ci sono. C’è chi li ha preceduti, non su questo ma su altri temi, qualche mese fa: Romeo De Angelis e Marco Del Villano, i quali hanno riscoperto forse una comune passata militanza e si sostengono a vicenda. Del Villano ha fatto in consiglio un’interrogazione sollecitato da De Angelis, per esempio. C’è da immaginare che su questa vicenda dei rifugiati la pensino allo stesso modo, mentre sempre De Angelis raccoglie firme e rivendica sui social media la primogenitura di iniziative per contrastare gli arrivi indiscriminati che oggi tutti sembrano scoprire, preparandosi con gazebo e iniziative varie.

Attenzione, nulla vieta collaborazioni o unità di vedute, comunicazioni congiunte, formazione di alleanze. E’ che in fondo in fondo della situazione di quei poveri disgraziati e delle decine di altri come loro non interessa molto. Bisogna far sapere di esserci, mandare messaggi. E’ la comunicazione scellerata.

Sicurezza, l’appalto impossibile. Parola di Zucchini

Il vice sindaco Giorgio Zucchini

Il vice sindaco Giorgio Zucchini

Il progetto circola per gli uffici ma non risulta protocollato, l’assessore Giorgio Zucchini apprende da questo spazio della sua esistenza e taglia corto: “Non lo conosco, ma se pure mi fosse stato presentato non abbiamo certo 300.000 euro da spendere per una cosa del genere“.

Abbiamo raccolto, evidentemente, qualche voce un po’ troppo preoccupata oltre ad avere tra le mani un documento molto ben dettagliato. Ne prendiamo atto volentieri, se Zucchini ignora – e non abbiamo motivo di non credergli – e visto che le finanze dipendono da lui, non avremo “ronde” armate.

In consiglio comunale abbiamo approvato il regolamento per le telecamere, quello sì, ma non c’è altro e far rifunzionare quelle che abbiamo già o installarne delle nuove non costerà più di 20-25.000 euro. Il resto, ripeto, se pure fosse proposto non avrebbe alcuna copertura finanziaria e quindi non si potrebbe fare“.

Se si vuole appaltare anche la sicurezza

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L’idea piace a un paio di assessori. Se è frutto o meno della commissione sicurezza non è noto. Il sindaco, da quanto si sa, non gradisce. Ma è pronto ad accettare al suo rientro dopo un intervento e la convalescenza programmata, di trovarsi davanti all’atto compiuto. Potrà sempre dire che “non sapeva“.  Di certo i consiglieri comunali, anche i più solerti comunicatori, finora ignorano la vicenda o fingono di ignorarla.

E dire che parliamo di un argomento importantissimo e sul quale si vuole costruire un appalto che oscilla fra i 300 e i 350.000 euro annui. Parliamo di sicurezza e del sistema che il Comune sta valutando per affidarsi a un istituto di vigilanza privato. Che farebbe tutto 24 ore su 24, dalla sicurezza all’arginare i fenomeni di bullismo, dal vandalismo alla micro criminalità, dallo spaccio di stupefacenti agli scippi, proponendosi di agire in azioni di contrasto e di prevenzione. Su quest’ultima si può essere anche d’accordo, ma il contrasto non è demandato alle forze dell’ordine?

Invece si legge di “vigilanza armata” e maggiore presenza sulle strade, verifiche nei siti a rischio e nelle scuole, di una pattuglia con regolare porto d’armi h24, di ronde e servizio di telecamere. Queste ultime ci sono, del loro funzionamento o meno si sono perse le tracce. Tra le proposte, invece, si legge di una centrale operativa da attivare e che valuterebbe se e come intervenire. Scusate, ma 112 e 113?

Ora, le difficoltà delle forze dell’ordine sono note, così come la situazione ai minimi termini della sicurezza percepita dai cittadini, ma forse prima di passare a un progetto del genere e a sostenere costi simili è bene intervenire su quello che c’è. Con meno soldi e maggiore integrazione, una diversa organizzazione sul territorio, l’idea che aveva nel suo programma Ivano Bernardone di coinvolgere sì gli istituti di vigilanza privati ma nei compiti che già anno. Della serie se i metronotte X sono nella zona di Lavinio Mare, la polizia può fare un giro a Falasche e i carabinieri in centro.

Altrimenti si può anche immaginare di appaltare la sicurezza, ma fermo restando che la competenza di intervenire è delle forze di polizia. Gli “sceriffi” non servono.

Il questore di Roma Nicolò D’Angelo avrà mille altre cose da pensare, sicuramente, però prima di procedere sarebbe forse il caso di sentire il suo parere.

Il mancato confronto in Consiglio, nemmeno il peggior Simeoni…

L'occupazione del consiglio comunale a Nettuno (Foto il Clandestino)

L’occupazione del consiglio comunale a Nettuno (Foto il Clandestino)

Era pieno di gente. Si doveva essere lì perché chiudeva un’era, perché il sindaco Antonio Simeoni si dimetteva. Era candidato o era stato eletto in Provincia, il particolare conta poco e la memoria del cronista – anche perché parliamo di Nettuno – comincia a difettare. Ma delle dimissioni del sindaco si parlava in Consiglio comunale e l’aula era stracolma. Le incompatibilità, poi, erano una cosa seria. Altri tempi, altra politica, ma nemmeno il peggior Simeoni avrebbe disertato un’assemblea civica su un argomento del genere.

Alessio Chiavetta e la sua maggioranza l’hanno fatto. Dimostrando anzitutto di non avere rispetto istituzionale e poi per i cittadini. Il sindaco si è dimesso, deve far sapere perché e se esce o meno dalla crisi, se ha o meno una maggioranza, se Nettuno torna o non alle urne. Ha il dovere di dirlo al Consiglio comunale e quindi ai cittadini.

Invece Chiavetta – e prima di lui, qualche settimana fa ad Anzio, Luciano Bruschini, che pure già faceva politica ed era sindaco nello stesso periodo di Simeoni – ritiene evidentemente inutile il confronto nella sede democratica per eccellenza. A Nettuno si parlava delle sue dimissioni, non può e non deve bastare una “presa d’atto”. Ad Anzio del porto, finito poi a tarallucci e vino.

I sindaci e le maggioranze che li sostengono hanno il dovere di confrontarsi, sempre e comunque. Il resto è “politichetta”, vecchie logiche che a Bruschini al limite si possono concedere, a un nuovo virgulto della politica come Chiavetta no. Fa bene l’opposizione a non mollare, perché si può amministrare più o meno bene, si possono avere tutti i problemi del mondo con dirigenti, partiti e quello che si vuole, ma al confronto con l’istituzione e la città non ci si sottrae. Mai.

I richiedenti asilo, chi cavalca la protesta e una città che dimentica

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C’è da chiedersi quanti voti pensano di prendere quelli che stanno cavalcando la protesta, spesso fuori luogo, contro i richiedenti asilo arrivati a via dell’Armellino. Siamo una città che dimentica in fretta, finge di non conoscere, ignora la sua stessa storia. Siamo una città decorata al valore civile per quello che la popolazione ha subito durante la guerra, sfollamento compreso in luoghi che 70 anni fa erano ciò che oggi sono le città dove chi fugge da guerre e distruzioni viene mandato. I nostri nonni, i nostri padri, non sapevano nemmeno dove fosse la Calabria ma furono costretti ad andarci e – anche lì con qualche resistenza – vennero accolti. Tornarono a casa e trovarono Anzio distrutta, la ricostruirono e si prepararono ad accogliere a loro volta. A chi oggi si straccia le vesti per i 45 rifugiati – sui quali è bene fare tutti i controlli del caso, ci mancherebbe altro – consigliamo la lettura di “Diario di uno sfollato anziate” scritto dall’allora parroco padre Leone Turco, detto anche “presidente” per la qualifica che aveva al porto. Ecco, i portodanzesi in Calabria avevano lui, i richiedenti asilo qui non hanno nessuno. E non ci spertichiamo nel dire che ci sono cooperative che fanno affari su di loro, è noto e in alcuni casi al vaglio della magistratura. Chiediamoci anzitutto se e cosa possiamo fare per accoglierli. Perché pazienza i ricordi dello sfollamento e della guerra, ma giusto un anno fa abbiamo dato una medaglia d’oro e la cittadinanza onoraria a Roger Waters “ambasciatore di pace” e un mese fa abbiamo incentrato le manifestazioni sul motto “detesto ciò che dici, ma mi batterò fino alla morte perché tu possa dirlo”. Tutto dimenticato. Con l’impressione che più che al problema rifugiati si guardi al potenziale consenso nel cavalcare posizioni a dir poco irriguardose nei confronti di esseri umani. O si dia semplicemente sfogo a istinti disumani, salvo dire “non sono razzista” e andare a battersi il petto in Chiesa.

E stupisce che sia l’assessore Cafà, non il sindaco che pure è stato chiamato dal Prefetto per essere informato dell’arrivo dei richiedenti asilo, a proporre un tavolo di concertazione al Prefetto stesso. C’è una questione di bon ton istituzionale, il sindaco stesso ha più volte ricordato che lui parla con il Prefetto e non con i funzionari che gli chiedono spiegazioni, Pecoraro potrebbe far notare a Bruschini la stessa cosa: si rapporta con il sindaco, non con gli assessori. E il sindaco che di solito “non sa” era stato informato di questa lettera?

Ma Cafà ha preso l’iniziativa e allora diciamo che ha posto un problema e che i rifugiati sono un pretesto per parlare d’altro. Perché i 60.000 abitanti, i servizi ridotti e via discorrendo ce li abbiamo anche quando ci giriamo dall’altra parte in via del Cinema (e si racconta di un personaggio che ha interessi lì e in Comune è andato, ha urlato e se ne è andato sbattendo la porta), o dimentichiamo Caracol e Zodiaco. Se mai si farà il “tavolo” sarà bene parlare di tutto, a cominciare dalle politiche di inclusione che si mettono in campo, magari l’assessore intendeva questo…

Porto, la replica di Maranesi. E come sempre Bruschini “non sa”

Il consigliere comunale Marco Maranesi ha inteso replicare a quanto scritto poco fa rispetto alla sua posizione sul porto. Ha lo spazio dovuto, anche se al fatto che il sindaco “non sa” credo poco. Leggere i verbali dell’assemblea dei soci per credere. Detto questo, è giusto dare diritto di replica.

***

Caro Gianni,

è vero nel 2012 ero all’interno di Forza Italia, ma non ero consigliere comunale e quindi non sapevo dell’ordine del giorno votato dal Consiglio comunale per la riacquisizione delle quote in mano a Marinedi.

Io purtroppo o per fortuna  sono un nuovo della politica locale e sono al primo mandato da Consigliere Comunale, non avrei mai voluto interessarmi nel Nuovo Porto di Anzio della Capo d’Anzio in quanto riponevo la mia massima fiducia nell’azione del Sindaco e del Presidente della capo d’Anzio Luigi D’Aprino.

In questi due anni sulla vicenda porto ne ho viste di tutti i colori. Ordini del giorno votati dal Consiglio Comunale e non rispettati, deleterie conferenze stampa a insaputa della maggioranza e del  Sindaco Bruschini dove di fatto non ha partecipato ed ha fatto bene, bandi per l’assunzione di personale alla Capo d’Anzio che hanno suscitato aspettative lavorative che non ci sono ( sempre ad insaputa del Sindaco), lettere non LEGGITTIME  a firma di un funzionario del Comune di Anzio agli ormeggiatori per lo sgombero delle aree in concessione alla Capo d’Anzio ( sempre ad insaputa del Sindaco)oggetto di un ricorso al Tar e di ulteriore confusione. Detto questo qualcosa non mi torna. Il Presidente D’Arpino e il Dott. Pusceddu, che non sono stati eletti da nessuno, fanno azioni su indicazione del Sindaco e lo stesso Sindaco non sa nulla???? Ti posso assicurare in quanto sono testimone oculare in prima persona che di questi passaggi il Sindaco non sapeva veramente niente. Detto questo sono stato obbligato dal mio senso di responsabilità  per la carica che ricopro nell’interessarmi della vicenda del Nuovo Porto di Anzio, perché qualcosa non mi tornava. E ci tengo a fare una precisazione. Il Presidente della Capo D’Anzio Luigi D’Arpino NON PUO’ agire liberamente per la sua carica, non può definire l’anziana Prof.ssa Bonaventura . Lui rappresenta quel 61% delle quote di proprietà dei cittadini di Anzio, quei stessi cittadini che hanno dato mandato a LUCIANO BRUSCHINI e alla maggioranza che lo sostiene  di vincere le scorse elezioni amministrative e come tale O sta alle direttive della maggioranza e del Consiglio Comunale o sta fuori.

Invece di fare comunicati stampa e di tergiversare in altre tematiche, come l’apertura del supermercato, la chiusura della libreria in Via XX Settembre e aggredire Consiglieri Comunali e semplici cittadini che non sono d’accordo con lui,   D’Aprino faccia un confronto serio e pacato sul tema del Nuovo Porto di Anzio con il Consiglio Comunale.

Sulla chiusura delle attività commerciali nel centro storico della città, non domandi a me che sono arrivato ieri  perché sta accadendo tutto questo. Dovrebbe spiegarlo Lui e qualche suo collega a NOI CITTADINI E NUOVI CONSIGLIERI,  dopo 30 lunghi anni di attività politico – amministrativa della città. Forse avranno fallito nella loro azione politica????? Non lo so, il tempo ci darà le risposte che cerchiamo.

Marco Maranesi

Consigliere Comunale di Anzio

Movimento Civico Liberi di Cambiare

Porto, le scoperte del giovane Marco

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L’attivissimo – almeno mediaticamente – Marco Maranesi, con il suo nuovo compagno di cordata Davide Gatti, scopre i patti parasociali che regolano i rapporti tra Capo d’Anzio e Italia Navigando prima, Marinedi ovvero Renato Marconi adesso. Da ex capogruppo di Forza Italia non sa o non ricorda che a luglio 2012 – lui era in quel partito ma non ancora eletto – il consiglio comunale votò all’unanimità la riacquisizione delle quote secondo quei patti parasociali. Di Marconi si parlava già – per una decisione presa a livello governativo, lo diciamo anche per chi fa ricorsi sostenendo che la cosa non è mai stata resa pubblica – e a settembre sarebbe trascorso l’anno di tempo che Italia navigando aveva per trovare i soldi da quando era stata ottenuta la concessione. Termine che passava pari pari a Marconi. Il sindaco non ha mai dato corso a quell’ordine del giorno, anzi ha sostenuto che Marconi era in qualche modo “utile” alla Capo d’Anzio. Al punto che, un anno dopo, il consiglio comunale nel quale Maranesi era capogruppo di Forza Italia, bocciò la proposta dell’opposizione di dar corso a quella volontà e di riprendersi le quote. C’è da sperare che Maranesi conoscesse già i patti parasociali e che abbia appreso – insieme a Gatti – un po’ di storia recente della Capo d’Anzio. Perché altrimenti ignora che tutto ciò che hanno fatto il presidente Luigi D’Arpino e il consigliere d’amministrazione Franco Pusceddu (per legge deve esserci un dirigente del Comune in una società partecipata…) è frutto di decisioni dell’assemblea dei soci, alla quale il sindaco partecipa come rappresentante del 61% delle quote.

Se poi si fa una battaglia “politica” – così la chiamano… – il discorso è diverso. Ma di procedere con l’inversione del crono programma, di sistemare e gestire intanto l’attuale bacino, di avere un piano finanziario con quei canoni, l’hanno stabilito Bruschini e Marconi in assemblea dei soci. Di sanare le casse della Capo d’Anzio lo hanno suggerito – negli ultimi due bilanci – i revisori dei conti.

Il consiglio d’amministrazione ne ha preso atto e ha messo in piedi gli strumenti per dar corso a quella volontà. Che poi Bruschini prima a settembre abbia annunciato il bando e detto che voleva riprendersi le quote, quindi adesso lo abbia ribadito, sarà sempre “politica” ma intanto la Capo d’Anzio rischia di fallire o di essere venduta. E non per volontà del presidente o del dirigente di turno contro il quale scagliarsi, ma perché risponde al codice civile ed è prossima al fallimento mentre la “politicagioca.

Da mesi, da quando Maranesi era ancora capogruppo, si chiede da questo modesto spazio di avere chiarezza. Inutilmente.

Ecco, al posto di D’Arpino – che può agire liberamente per la sua carica, meno Pusceddu che è pur sempre dipendente del Comune – ce ne saremmo andati dopo il consiglio comunale di settembre nel quale il sindaco aveva svelato la sua “strategia” ovvero di cacciare Marconi dopo averlo sostanzialmente usato e rifare il bando. Maranesi era ancora capogruppo e di D’Arpino e Pusceddu non si interessava poi tanto. Figuriamoci Gatti che era all’opposizione e sul porto stava (e sta, immaginiamo) a quello che diceva Candido De Angelis.

Le dimissioni di D’Arpino andrebbero chieste per la mancanza di una strategia comunicativa con i soggetti ai quali andava spiegata, non “imposta”, l’inversione del crono programma. Ma questa strategia, l’assemblea dei soci, non l’ha mai indicata. Né il presidente ha pensato di attuarla. E D’Arpino dovrebbe dimettersi anche perché il suo socio di maggioranza, il Comune, non è capace neanche di dargli una sede perché le conchiglie sono più importanti del porto e il locale di piazza Pia serve a un fantomatico “museo”.

Insomma, sono altre le ragioni per cui andarsene. Su quote e strategie, se non condivise, andrebbero chieste le dimissioni del sindaco.

Immigrati, le riflessioni su quello che già c’è e si finge di non vedere

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Non è un caso che dal concetto di “mass media” si stia passando sempre più a quello di “personal media”. Lo sviluppo dei social network consente ai normali cittadini di dire la loro senza mediazioni e a leggere certe denunce c’è da togliersi il cappello e fare i complimenti. Quindi prendere atto delle notizie. Perché mentre nascono gruppi – sempre su facebook e dintorni – e si manifesta contro i richiedenti asilo arrivati in via dell’Armellino e mentre buona parte delle testate locali registra questo fenomeno a suon di “copia e incolla”, nessuno si pone domande su quello che già c’è. Allora è bene leggere quello che indicano i cittadini, fermarsi a riflettere ricordando scandali quotidiani e che vanno avanti da anni. Come l’insediamento di via del Cinema, l’abusivismo imperante in alcuni appartamenti dello Zodiaco, quello del Caracol, le condizioni della comunità indiana che ancora lavora nei campi di Sacida e Padiglione. Poi c’è sicuramente chi scende in piazza o si lamenta perché arrivano 44 rifugiati (ma il sindaco ne aveva annunciati 66) e magari, nel frattempo, ha una casa affittata regolarmente a un indiano, pakistano, bulgaro o romeno e si gira dall’altra parte se in quell’appartamento ci vivono stipati dieci stranieri. Peggio, magari si lamenta dei nuovi arrivi ma quell’affitto lo ha concordato in “nero”. E se non ci sono case di mezzo, forse c’è qualche servizio tipo pulizie, badanti o simili affidato a stranieri. Quelli, evidentemente, sono bravi e chi è arrivato adesso no. A prescindere. Di via del Cinema e delle altre situazioni si scrive da tempo, ma non vediamo “sollevazioni” popolari. Né il populistico: “Prima le case agli italiani”. I quali hanno ragione a chiederle, sia chiaro, ma hanno scelto il contesto sbagliato.

A dire il vero su questa vicenda sembra di assistere allo stesso fenomeno di chi la domenica andava a sfilare contro la turbogas di Aprilia, ma il lunedì con il Suv portava i figli fino davanti al cancello di scuola. La domanda da porci è un’altra e cioè se il Comune ha il quadro delle sacche di disagio – non solo tra gli stranieri, fra l’altro – e che genere di politiche porta avanti per evitare tensioni, provare l’integrazione, segnalare le illegalità. Se le forze dell’ordine hanno il polso della situazione e cosa segue, ai blitz, oltre al fatto che i ghetti in poche settimane tornano nelle stesse condizioni.

Chissà, magari dai 44 (o 66?) richiedenti asilo ci occuperemmo con qualche certezza in più e meno timori.

I rifugiati, le notizie, il rischio di altri “affari”

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Il sindaco di Anzio fa bene a precisare che il Comune non c’entra e la decisione è unilaterale, ma sulla questione rifugiati il primo a darci un’indicazione sbagliata è stato lui. Ha parlato di 60, in consiglio comunale, ma ne sono arrivati 45. Ce ne saranno altri? Comunque al posto suo, decisione calata dall’alto o meno, un controllo nelle case che ospitano questi poveri disgraziati lo manderemmo. Perché se i villini sono tre, gli occupanti sono comunque troppi.

E’ di questo che occorre preoccuparsi, prima di dire semplicisticamente “non li vogliamo” e prima di prendercela con loro che in tutto questo sono vittime.

Al posto della Prefettura che dispone dove mandare queste persone, poi, servirebbe un po’ di attenzione in più. Al Consorzio e alla Cooperativa destinatari della missiva pervenuta anche al Comune di Anzio sono dedicati un paio di servizi giornalistici che fanno preoccupare. Capire come hanno scelto quei villini proprio ad Anzio e se hanno o meno le caratteristiche minime per ospitare delle persone sarebbe un altro passaggio importante. L’offerta ad Anzio è vasta, molto vasta, e non vorremmo che si profilasse qualche altro “affare” del genere.

Sperando che dietro l’operazione – come fu per i palazzi che il Comune di Roma destinò agli sfrattati – non ci sia qualche “sponsor” politico di casa nostra.

Porto, il bando dei miracoli. C’è chi finge di non capire

Quando ci volevano far credere che le procedure per il nuovo porto erano sbagliate e che occorreva sistemare solo il bacino interno, facevamo notare che occorreva cambiare piano regolatore portuale, progetto e rifare conferenze dei servizi e quant’altro.

Ora che la Capo d’Anzio – con il benestare del sindaco, rappresentante del Comune che è socio di maggioranza – è prossima al fallimento, dopo aver fatto invertire il cronoprogramma e dopo essere passata dal realizzare il porto a gestirlo, arriva il bando di gara. E’ stato nuovamente annunciato dal primo cittadino, sembra in dirittura d’arrivo, intanto il consiglio comunale ha votato per riacquisire le quote di Marinedi.

Cosa debba fare la Capo d’Anzio adesso non è chiaro. Prosegue con la gestione, le fasi 1 e 2 previste lì o si ferma? Questa è la prima domanda, quella che nessuno pone al socio di maggioranza , pensando forse che riprendendosi le quote è tutto a posto. A parte che è difficile riaverle, al valore nominale andranno aggiunti i lavori commissionati al socio privato. Che l’avvento di Renato Marconi, prima, la “trasformazione” in Marina di Capo d’Anzio e tutto il resto, poi, avrebbero messo il Comune in un vicolo cieco lo sosteniamo da tempo. Dare corso nel luglio 2012, dopo la votazione unanime del Consiglio comunale, alla decisione di far valere i patti parasociali avrebbe avuto un senso e forse avrebbe portato già a una via d’uscita. Oggi si può fare, ma è tardi e più oneroso. E non era lo stesso sindaco a dire che “la società deve andare avanti” anche se fosse stato avviato il contenzioso? Oggi – riformuliamo la domanda – va avanti con le fasi 1 e 2, riscuote i canoni concessori, manda via (ammesso vinca al Tar) gli ormeggiatori o con il bando si blocca tutto? Non è che si vuole proprio questo, cioè dire: abbiamo fatto la gara, lasciamo il mondo come si trova, poi vediamo? E’ lecito, sicuramente, ma occorre essere chiari e dirlo. Al tempo stesso assumersi la responsabilità di rischiare il fallimento della Capo d’Anzio, società che ha fatto – piaccia o meno a Maranesi e Gatti – quello che l’assemblea dei soci, sindaco compreso, gli ha detto. Mandiamo via il consiglio d’amministrazione, va bene, ma forse mandiamo prima a casa chi ha dato le direttive. O no?

Facevano presto a dire “si fa solo l’interno” quelli che non volevano questo progetto – ignorando che c’erano tante procedure da rifare – fanno con altrettanta faciloneria, oggi, quelli che dicono “si fa la gara, tutto a posto”. Perché non è così. Intanto il bando deve arrivare, essere votato in consiglio d’amministrazione della Capo d’Anzio – dove nel frattempo, c’è da immaginare, al socio privato saranno state chieste indietro le quote – quindi pubblicato sulla gazzetta ufficiale italiana ed europea. Bene, fosse pronto oggi servirebbe almeno una settimana per farlo approvare nel consiglio d’amministrazione, poi andrebbe “prenotata” la pubblicazione sulle gazzette– diciamo un’altra settimana – e siamo arrivati al 20 marzo. Dalla pubblicazione, data la complessità della gara, passano almeno 90 giorni. Il bando precedente, quello andato deserto, dava tre mesi di tempo. Siamo al 20 giugno. Se qualcuno si presenta e la commissione lavora a ritmo forsennato serve almeno un mese di tempo, siamo arrivati al 20 luglio. La gara viene aggiudicata e se non ci sono ricorsi, chi vince ha – lo prendiamo sempre dal precedente bando – sessanta giorni di tempo per presentare il modello fisico tridimensionale e centoventi per il progetto esecutivo. Se li fa insieme, siamo arrivati al 20 novembre e se la conferenza dei servizi approva l’esecutivo (a dicembre) i lavori iniziano a gennaio 2016. Correndo e se il bando fosse pronto oggi, quando sappiamo che non è così.

Nel frattempo? Il porto resta nelle condizioni attuali, ognuno continua a gestire il suo spazio a volte impunemente, se il canale di accesso si insabbia si vedrà. Ma intanto ci riprendiamo le quote – giusto, giustissimo – poi come si dice dalle nostre parti chi vuole Dio se lo prega.

Peccato – piccolo particolare – che ci sono di mezzo i soldi dei cittadini….