Centro alta diagnostica come il porto: la peggiore burocrazia

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Ma sì, ammettiamo che la Fondazione Roma si voglia buttare avanti e dica “ce ne andiamo” per mettere la Regione alle strette. Se pure fosse? Il rischio che il centro alta diagnostica non si faccia più a Latina o si faccia pure nel capoluogo ma non al “Goretti” è il trionfo della peggiore burocrazia. Sembra di assistere alla tiritera del porto di Anzio – è un caso che anche in questo caso governi il centro-sinistra? – quando ci si celava dietro a “procedure” inesistenti per dire di no.
Qui è ancora peggio, in Regione c’è chi ha provato in extremis a bloccare il trasloco del 118, al posto del quale sarebbe andato il centro, e non c’è riuscito perché il trasferimento era già avvenuto. C’è chi ha detto “tanto a Latina non si farà mai”. C’è chi sta nascondendo una lettera spedita alla Asl a dicembre 2013 con le motivazioni che non consentirebbero di aprire il centro. Sì, nascondendo. L’ha chiesta invano il consigliere regionale Pino Simeone. Chi scrive ha attivato una richiesta di accesso agli atti. Nulla.
Perché non si può aprire il centro dopo protocolli firmati e delibere vigenti? Nessuno lo dice ufficialmente. Sembra che ci sarebbero intoppi sulla proprietà dei macchinari, sull’uso “privato” di un bene pubblico (la sede dell’ex 118) nonostante le prestazioni gratis garantite alla Asl, la Fondazione “guadagnerebbe” – reinvestendo sul centro, mica intascando i soldi… – e chi più ne ha ne metta.
Qui la Fondazione, che certo ci “prova” e vuole mettere la Regione alle strette, di sicuro investe. Fior di milioni di euro, per un macchinario unico in Italia, destinato a richiamare studiosi da mezzo mondo. Questo non conta per i burocrati, ancora meno per i politici a quanto pare. Quelli che promettono da oltre dieci anni la terapia intensiva neonatale, ad esempio, mentre i bambini con problemi continuano a essere a rischio. Quelli che con il Dea di II livello giocano a carta vince carta perde: Marrazzo lo inserisce ma non lo crea, la Polverini lo toglie, Zingaretti lo reinserisce ma formalmente c’è ancora da aspettare.
Certo nel caso dell’alta diagnostica, il macchinario resterebbe privato e c’è da dire meno male. Perché basta fare quattro passi al “Goretti” per vedere in che condizioni sono quelli pubblici e cosa occorre fare per sostituirli. A cominciare – i burocrati conoscono – dall’acceleratore lineare. Indispensabile per la radioterapia, la cura dei tumori. Chi impedì la gara per il nuovo? Basta chiedere in Regione, negli uffici lo sanno bene. Si sono persi tra spesa corrente e spesa in conto capitale quando la Asl propose di pagarlo con fondi di bilancio. Lo stiamo ancora aspettando e al primo guasto dell’unico funzionante partiranno i viaggi della speranza per Roma.
Il macchinario del centro per alta diagnostica non avrebbe di questi problemi, pagherebbe tutto la fondazione Roma. Ma se una cosa decidi di non farla fare, il modo in Italia lo trovi. La Regione, attraverso pareri “a soggetto“, è stata capace di rinviare finché ha potuto l’approvazione del nuovo porto di Anzio decretandone il fallimento quando è stato autorizzato in piena crisi della nautica. Adesso in Regione c’è chi – per motivi ufficialmente sconosciuti – intende bloccare a Latina un investimento, la possibilità di fare ricerca, la diagnostica senza eguali per i tumori.

Verranno a dirci che c’è il “piano di rientro“, la ricetta che ormai usano per ogni “no“. Un’ultima curiosità: la Regione che ha aperto senza “autorizzazione all’esercizio” la casa della salute di Sezze è la stessa che sta impedendo il centro di alta diagnostica. Complimenti!

Le informazioni abbondano, i turisti chissà…

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Chi dà le informazioni turistiche ad Anzio? La domanda sorge spontanea, dato che il delegato al turismo Luciano Bruschini – omonimo del sindaco – ha trascorso l’estate in piazza Pia, dove ha affisso un cartello “Ufficio informazioni turistiche” con tanto di simobolo del Comune e dove – è lui a raccontarlo – ha provveduto a proprie spese persino alla tinteggiatura delle pareti. In quello spazio si vendevano anche i biglietti delle manifestazioni estive. Da un ufficio all’altro, quello che ha sede in via Mimma Pollastrini e dove si trova la Pro Loco città di Anzio. Gente che si impegna, tiene aperto l’ufficio anche d’inverno e che al di là degli “scontri” paesani con la Pro Loco “Portod’Anzio” (che nemmeno è iscritta all’Unione nazionale) ha con il Comune un rapporto consolidato. Ebbene in virtù di questo sono stati liquidati i fondi previsti da un’intesa siglata da anni. Il motivo? Dato che “un ufficio informazioni turistiche riveste una grande importanza per i numerosi turisti specialmente durante la stagione estiva”, la Pro Loco ha dato la sua disponibilità a gestire un servizio del genere per conto del Comune che “si svolgerà esclusivamente presso l’ufficio in via Mimma Pollastrini”. No, scusate… Uno a piazza Pia con tanto di cartello e gestito, di fatto, dal delegato al turismo del Comune e un altro a 100 metri, alle spalle dell’edificio ritinteggiato da Luciano Bruschini…

O c’erano chissà quanti turisti da soddisfare o c’è stato un doppione. E chissà, magari in piazza Pia – dove ulteriori informazioni venivano date, ma solo per una parte degli spettacoli, anche nel box del centro commerciale naturale – sono stati distribuiti pure una parte dei 2.500 opuscoli fatti stampare dalla Pro Loco e pagati dal Comune “Anzio -Itinerari storico turistici”. Non ci sarebbe da stupirsi. Ma soprattutto, così, per curiosità, c’è un’idea di quanti siano stati questi turisti?

O abbiamo avuto più uffici informazioni che persone da informare? Chissà…

Ispettori ambientali, i dubbi che restano

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Non ci pagano e non abbiamo permessi”. Gli ispettori ambientali – attraverso facebook o in incontri personali – ci tengono a precisare. Nel primo caso hanno ragione: le associazioni alle quali appartengono sono state liquidate, a tempo di record, dal Comune ma i mandati di pagamento non ci sono ancora e quindi per i rimborsi c’è da aspettare… Il permesso, invece, come dimostra questa immagine, qualcuno evidentemente ce l’ha… Peccato – nonostante la scritta – che non l’abbia rilasciato la polizia locale…

Restano i dubbi, poi, sulle sanzioni che questi “pubblici ufficiali incaricati di pubblico servizio” – come vengono definiti nei decreti di nomina – hanno fatto e stanno facendo, persino a chi ha delle siepi troppo abbondanti e non solo a chi getta rifiuti in luoghi non consentiti. Perché? Semplice, basta cercare su internet per scoprire che “l’ispettore ambientale non può essere un qualsivoglia soggetto privato”. Ed è facile fare un riscontro in particolare con gli ausiliari del traffico. Mentre per questi ultimi esiste una disposizione che “autorizza la delega di funzioni” è vero che “una norma analoga manca certamente nel caso degli ispettori ambientali”.

Allora? L’impressione è che si sia creato tutto questo apparato sì per provare a controllare il territorio ma anche con l’intento di far “arrotondare” qualche euro ad alcuni ispettori o di mantenere qualche promessa elettorale. Certo, non saranno 20.000 euro a rovinare il Comune di Anzio, però questa vicenda è emblematica di come si procede.

Nessun bando, nessuna ricerca, nessun criterio, soldi ad associazioni che in alcuni casi nemmeno sono iscritte al registro regionale, 10 euro a forfait a ciascun volontario non si sa sulla base di quali pezze d’appoggio. Non c’entrano gli ispettori, sia chiaro, anzi sono vittime di questo sistema. Altri dovrebbero fornire spiegazioni…

Il porto, la Tasi, la chiarezza che non c’è…

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Già, il porto con la Tasi. L’allora pubblico ministero Antonio Di Pietro, poi divenuto parlamentare e ministro ma del quale non si hanno più notizie, avrebbe detto “che c’azzecca?“. Apparentemente nulla, vero, ma rappresentano il simbolo di come si fanno le cose in questo paese.

Porto: si faccia, è ora, ma qualcuno vuole chiarire una volta per tutte quali sono i rapporti tra Comune e socio privato, se abbiamo pagato o come pagheremo il prestito con la Banca popolare del Lazio, cosa vuole fare la Capo d’Anzio atteso che ha ottenuto l’inversione del cronoprogramma? Nella mancanza assoluta di notizie ufficiali dobbiamo leggere dalla pagina facebook “Marina di Capo d’Anzio” che ci sono delle novità. E’ normale? E sono in linea le lettere che la società sta spedendo in questi giorni – annunciando la realizzazione del Marina (!?!?) con gli accordi sottoscritti a suo tempo? Gli ormeggiatori – per esempio – saranno pure la peggiore categoria del porto e nei loro confronti non sono mai stato tenero. Ma avevano un’intesa sulla base del doppio bacino, del progetto che doveva rilanciare Anzio e via discorrendo. Almeno qualcuno che dica loro – ufficialmente – che le cose sono cambiate, non dovrebbe esserci? E qualcuno che dica ai cittadini, proprietari del 61% della Capo d’Anzio, qual è la situazione? No, silenzi, mezze verità, paventati soldi russi o del Kuwait. Intanto la Capo d’Anzio con questa operazione si prende i canoni di concessione, paga i debiti, fa due soldi di lavori – anche se nel bacino interno il progetto definitivo prevede ben altro – risana il bilancio, poi si vedrà. Il quadro è questo. Se è diverso chi rappresenta quel 61% – vale a dire il sindaco – ha il dovere di dirlo alla città.  Così come ha il dovere di dire che l’escavo del canale di accesso, da quando iniziano questi misteriosi lavori, è a carico della società. Ecco, avremmo bisogno di chiarezza e riproponiamo le domande di prima ma anche quelle successive, sperando che il sindaco voglia rispondere non a chi scrive – ci mancherebbe, anche se lo spazio è a disposizione – ma ai cittadini. E deve farlo lui, non il presidente della Capo d’Anzio Luigi D’Arpino né l’amministratore della società, il rappresentante dell’ingegnere Renato Marconi.

E allora, cosa c’entra la Tasi? Detta come i nostri nonni “c’entra perché ci cape“, in verità si chiede anche qui chiarezza. Va bene l’aliquota al massimo, va bene le mancate detrazioni, va bene tutto – è un eufemismo – ma per quale motivo sul “famoso” e costoso “cassetto tributario” ciascun iscritto non trova la sua posizione? A oggi non c’è nulla e l’ultima comunicazione ufficiale è dell’1 luglio. Gli errori sui pagamenti – ma delle mense, non dei tributi – persistono.

Intanto’ufficio tributi informa attraverso l’ufficio comunicazione – ridotto ormai a semplice passa carte – qual è il quadro per la Tasi, poi i cittadini facciano da soli o si rivolgano a qualche professionista.

E dire che Bruschini ci aveva promesso il Comune 3.0…  Ma forse si riferiva alla formula per moltiplicare i pacchetti informatici acquistati dagli uffici – tributi in primo luogo – e perfettamente inutili per i cittadini.

Placidi e gli amici dell’opposizione

L'assessore Patrizio Placidi

L’assessore Patrizio Placidi

La definisco ormai da tempo “comunicazione scellerata“. E’ la spasmodica ricerca del “fare” notizia o, peggio, di parlarsi attraverso comunicati stampa, grazie ad agenzie e siti che copiano e incollano. In assenza – fino a oggi – di una nota ufficiale del Comune sull’indagine che ha interessato Anzio per la vicenda rifiuti, si era inserito con una sua presa di posizione Ivano Bernardone.

Lungi dal dare spiegazioni ufficiali sull’indagine che lo riguarda, allora, Patrizio Placidi che fa? Replica a Bernardone. Attenzione: Placidi è solo indagato, lo ribadisco per l’ennesima volta, ma certo due parole sull’inchiesta poteva spenderle prima.

Oggi, però, dà una notizia che merita di essere approfondita: “Ho subito questa aggressione per la mia troppa disponibilità verso il prossimo e verso le fasce più deboli. Questi miei valori provengono dalla mia famiglia di umili origini contadine. Sono assolutamente sereno rispetto alle indagini in corso, certo di contare sul totale sostegno del Sindaco, della Giunta, della Maggioranza ed anche di alcuni amici dell’opposizione“.

Ecco: chi sono questi “amici dell’opposizione“? E qual è il sostegno dato a Placidi? La comunicazione scellerata copia e incolla, Placidi potrebbe e anzi dovrebbe dirci di più. Invece preferisce lanciare un messaggio. Se poi tante cose sui rifiuti continuiamo a non capirle pazienza. Sarà un problema solo di chi scrive…

Un solo cenno per i colleghi e per i politici. Una frase di Giulio Anselmi, giornalista, direttore fra l’altro del Messaggero e dell’Ansa, presidente della Federazione italiana editori: “I giornali sbagliano quando, anziché cogliere i temi che appassionano le persone, si occupano della politica-politicante, delle sciocchezze, delle dichiarazioni di questo o di quello: il 60% delle interviste che si pubblicano non hanno alcun interesse per il lettore”.

Ecco, ricordiamocene sempre…

Il criterio? Non avere criteri. L’anarchica amministrazione di Anzio

E’ comprensibile che dopo un articolo del genere c’è chi si risenta. Il ruolo della stampa è – piaccia o meno – quello di scrivere, riportare fatti. Sarebbe strano il contrario. Anzi lo è, quando sistematicamente si ritiene un giornale “amico” e uno no, un giornalista bravo e l’altro incapace, solo a seconda di ciò che scrivono di una persona o di una vicenda. Sono passati decenni ormai da quando Giampaolo Pansa, in una lezione universitaria, illustrando il suo “Carte false” invitava noi giovani aspiranti giornalisti a fare i “cani da guardia” del potere… E’ più recente, invece, l’invito dell’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi a tenere “la schiena dritta“. Inviti e appelli, sono il primo a riconoscerlo, che spesso sono caduti nel vuoto. Anzi, sono il primo a non difendere mai i giornalisti per partito preso. Ma premesso il ruolo che ha avuto, ha e continua ad avere chi svolge questo lavoro – a maggior ragione a livello locale – il discorso è un altro. Di più: per sgomberare il campo ritengo – è un modesto parere personale – che gli spettacoli organizzati da Nomeldt – ma anche la serata con la lingua dei segni, quella del volontariato vincenziano – sono stati tra i migliori della “Estate blu”.

Ciò non toglie che nel 2014 si fa ancora fatica a capire come funzioni. Meglio, cosa significhi: “Considerato che sono pervenute numerose proposte spontanee da parte di operatori economici che richiedono di inserire all’interno del cartellone eventi di spettacolo di vario genere (…) tra le varie proposte pervenute in modo spontaneo è stato ritenuto di interesse il progetto...”

Lo troviamo in ogni atto di liquidazione copiato e incollato e dobbiamo dedurre – ma possiamo sbagliare – che ad Anzio arrivino una serie di proposte e che poi qualcuno ritenga quella di Tizio più meritevole di quella di Caio. Sulla base di cosa? E quali sono le proposte scartate? E perché? Va dato atto all’assessore Laura Nolfi di essere stata “sul pezzo” l’estate intera, di avere dato vita a una serie di manifestazioni in grado di accontentare un pubblico variegato. Si deve dedurre che ciò è quello che l’amministrazione vuole.

Sia chiaro: nessuno ha dubbi sul fatto che siano state seguite le procedure di legge, come ci ricorda lo stesso assessore in un lungo comunicato, e si sia lavorato durante l’inverno. Basterebbe sapere – e far sapere ai cittadini, con un manifesto, un annuncio sul sito del Comune 3.0, quello che si vuole – che dal giorno X a quello Y si possono presentare le proposte e che ci sarà chi sceglie sulla base di…

Invece per questo, ma anche per l’assegnazione dei locali pubblici, del patrocinio con simbolo del Comune e di un’altra serie di vicende, il criterio è non avere criteri. Visto mai che un’amministrazione di centrodestra proceda e abbia fatto proprio lo slogan anarchico “è vietato vietare?”

Cooperative, tutto lecito ma singolari coincidenze

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Restano indagati e innocenti fino a prova del contrario. Gli ulteriori controlli odierni dicono che gli accertamenti delle Fiamme gialle, su delega della Procura della Repubblica di Velletri, sono atti dovuti in una vicenda del genere.

Al solito, preferisco partire dall’assunto che tutti hanno agito nella legalità. Quello che emerge è altro. L’inchiesta oltre l’assessore Patrizio Placidi e il dirigente Walter Dell’Accio – ai quali è formalmente contestato l’abuso d’ufficio – riguarda due cooperative: la Giva e la Quadrifoglio. Società che hanno avuto proroghe negli appalti ottenuti che ora sono sotto la lente degli investigatori. Lasciamoli lavorare e non spariamo sentenze prima che l’inchiesta sia finita.

I nodi però – sull’opportunità più che rispetto a possibili reati – vengono al pettine.

La Giva è stata presieduta fino alla campagna elettorale da Valentina Salsedo, poi diventata consigliere comunale. Era in “ticket” in Forza Italia con l’attuale vice sindaco, a sostegno delle candidatura di Luciano Bruschini. E’ recente una pressante richiesta negli uffici, fatta dal marito della stessa consigliere – che comunque ha ridimensionato l’accaduto – per la liquidazione di fatture poi avvenuta.

La Quadrifoglio è presieduta da Pietro Leoni, il quale era in lista alle ultime elezioni con la lista Enea di Patrizio Placidi. L’allora vice sindaco e assessore all’ambiente è andato a “contarsi” – ottenendo un ottimo risultato elettorale – mettendo insieme i suoi fedelissimi e sostenendo sempre Luciano Bruschini. I finanzieri sono andati anche a casa di chi era il presentatore di quella lista, ex funzionario del Comune.

Ribadisco: tutto lecito, ma diciamo che sono coincidenze singolari.

Innocenti, ma inchiesta o meno Placidi deve dimettersi

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La premessa, in casi del genere, è sempre la stessa. L’assessore Patrizio Placidi e il dirigente del settore ambiente, Walter Dell’Accio, sono semplicemente indagati. Nei loro confronti non è stata emessa alcuna sentenza e fino a prova del contrario, quindi, sono innocenti. Dirò di più, confermando quanto sostenuto anche in altre occasioni: spero che le perquisizioni domiciliari siano giustificate da esigenze di accertamento rilevanti, perché se com’è stato in passato si vanno a cercare documenti già acquisiti sono una forzatura inutile.

La contestazione di abuso d’ufficio, poi, per politici e dirigenti pubblici è un po’ come la diffamazione a mezzo stampa per i giornalisti, una specie di “medaglia”. 

Detto questo, l’assessore all’ambiente Patrizio Placidi deve trarre le conseguenze e dimettersi. Un tempo, quando la politica era una cosa seria, si diceva che le dimissioni erano un atto dovuto per consentire alle indagini di fare il loro corso senza intralci.

Adesso il problema è un altro. Servono le dimissioni ma non per la bufera giudiziaria. Non solo, almeno. L’inchiesta – con tutto il garantismo di questo mondo – porta alla luce ciò che si dice da anni. Le cooperative collocamento di disperati diventate un sistema, la corda tirata troppo a lungo, un meccanismo che si inceppa nel momento in cui non si accontenta più qualcuno e lo si fa – peggio – in campagna elettorale. Ma sì, erano dei “pazzi” quelli che denunciavano il voto di scambio ma è da lì che muove la Procura di Velletri. E basta vedere ciò che è successo al momento del passaggio da Giva a Parco di Veio per capire qual è la situazione. Il sistema delle cooperative elevato all’ennesima potenza, diventato merce di scambio anche tra politici che hanno interessi diretti o indiretti nelle stesse cooperative o hanno messo all’interno personaggi fidati. Con il sindaco che, come sempre, “non sa”. E ha, per intero, la responsabilità politica di questa situazione. Così come del clima nel quale sono costretti a vivere i dirigenti.

Sì, deve dimettersi Patrizio Placidi, deve farlo per la situazione nella quale è ridotta la città, ormai sommersa dai rifiuti. Deve lasciare perché il piano finanziario portato in consiglio comunale era e resta incomprensibile, soprattutto perché i cittadini di Anzio pagano praticamente il doppio di quelli di Aprilia o Velletri. E pagano anche per i servizi affidati sempre alle solite cooperative, oggi al centro dell’inchiesta. E pagano con aumenti ogni anno (più 33% il 2014 rispetto al 2013), altro che le dichiarazioni dell’assessore al quotidiano “Il Tempo”. E pagano non sapendo, realmente, qual è la percentuale di differenziata perché le formule al 70% dell’assessore – che la maggioranza ha fatto proprie senza colpo ferire – non esistono.

Non è tutto, perché è ormai evidente e che nel tentativo di perpetuare il sistema del collocamento di disperati ci si è inventati la figura di ispettori ambientali che dovrebbero fare i controlli, hanno elevato anche qualche multa che sembra non potessero fare, ma soprattutto sono persone prese per fame. Sì, per fame: accontentate con 10 euro al giorno di “rimborsi”, la promessa di essere in servizio per sei giorni a settimana, in modo di portare a casa 250-300 euro al mese. I criteri di scelta? Mai conosciuti. I pagamenti? Ci sono i provvedimenti di liquidazione a tempo di record, ma i mandati ancora no. E allora si dovrà tornare da Placidi a chiedere…

Un’ultima annotazione. In un acceso intervento all’Astoria l’allora presidente del consiglio comunale, parliamo sempre di Placidi, si affrettò a dire che avrebbe diviso a metà con gli avvocati i risarcimenti ottenuti dai giornalisti che si stavano occupando di lui. Nell’attesa, almeno per questa indagine, deve cominciare a pagarli per intero.

Nerone, il National geographic, l’occasione da non mancare

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Adesso ce lo dice anche il National geographic e il Messaggero, giustamente, lo riprende. Nel servizio del noto mensile c’è quello che si dovrebbe fare – e ci ostiniamo a ignorare – per il sistema turistico di questa città. Mettere in relazione il suo più illustre cittadino, Nerone, a Roma e a ciò che l’imperatore ha lasciato. Chi ha avuto la fortuna di visitare la Domus Aurea subito dopo la riapertura, ormai qualche anno fa, ha sentito dire che quella splendida dimora venne fatta costruire dopo l’incendio di Roma e che quando scoppiarono le fiamme “Nerone era nella sua villa al mare di Anzio, dalla quale si precipitò”. Basterebbe questo, basterebbe collegarsi al sistema museale romano seriamente, inserirsi in percorsi che consentono a chi visita la Capitale e viene per le bellezze romane di arrivare anche ad Anzio. In un programma tutto dedicato all’imperatore e concittadino. La “Strada di Nerone”, per esempio… Il compianto Guglielmo Natalini aveva iniziato a girare il mondo per partecipare ai convegni su Nerone. Peccato si facciano ovunque ma non qui. L’intuizione del sindaco Luciano Bruschini di far realizzare una statua all’illustre concittadino è stata una delle poche cose condivisibili della sua precedente amministrazione, ma lasciare la statua isolata e fuori da qualsiasi contesto di promozione è perfettamente inutile.

Si sta creando, intorno all’area delle Grotte note appunto come di Nerone, un movimento d’opinione mai visto prima che l’amministrazione, però, sembra snobbare. In Regione c’è la proposta di monumento naturale. Ora c’è anche questo ampio servizio di una delle riviste più prestigiose al mondo. Cosa aspettiamo?

Vogliamo, per una volta, lasciare da parte una visione personalistica delle cose del tipo il museo è “mio”, il parco “tuo” e chi organizza campagne come quella del Fai è malvisto?

Vogliamo, per una volta, guardare alla luna di un personaggio intorno al quale costruire un segmento di iniziative turistico-culturali piuttosto che al dito della sagra “mia” e dello spettacolo “tuo”, con tanto di sponsorizzazione di questo o quel consigliere comunale? Vogliamo smetterla con la Pro Loco “mia” e quella “tua”? Con i personalismi?

E’ evidente che per immaginare una “Strada di Nerone”, pensare che un giorno si possa fare per Anzio ciò che è stato fatto per gli etruschi a Cerveteri, si deve cambiare totalmente mentalità. A cominciare dalle “prebende” per accontentare gli amici degli amici che propongono spettacoli, spesso anche di dubbio gusto, e trovano spazi se non addirittura finanziamenti.

E chissà che dopo la “Strada di Nerone” non ne arrivi una dello sbarco, una dell’eno-gastronomia tipica, una della natura… Ma occorre fare progetti, pensare in grande, mettersi insieme al di là degli schieramenti. Per questo difficilmente accadrà. Teniamoci, dunque, il momento di gloria su una rivista prestigiosa. Siamo ad Anzio… 

Porto, le novità viaggiano su facebook…

 

La pagina facebook che annuncia la novità

La pagina facebook che annuncia la novità

“istituita la Commissione Aggiudicatrice delle selezioni per il personale ed il Gruppo Operativo di gestione”. Lo riporto proprio così, pari pari, come comparso sulla pagina facebook di Marina di Capo d’Anzio. Ormai per sapere le novità rispetto al porto occorre affidarsi a quello che comunica il socio privato che non solo gestisce la pagina sul social network ma anche il sito internet della società. 

Inutile cercare sul sito del Comune o, peggio, su quello della Capo d’Anzio che fino a prova contraria è ancora per il 61% di proprietà dei cittadini. Chi vuole informarsi deve guardare altrove, scrivere agli indirizzi di posta elettronica info@marinadicapodanzio.it o direzione@marinadicapodanzio.it , andare alla sede di via Breschi se vuole (Villa Sarsina, per capirci) ma prima telefonando al numero di Marinedi – il socio privato – riportato sullo stesso sito.

Fra l’altro sempre su facebook è riportato un articolo che parla di “operazione di messa in sicurezza dell’antico porticciolo” che è “partita in questi giorni”. Qualcuno l’ha vista? Certo non gli ormeggiatori che si vogliono sfrattare e che ogni giorni, in pratica, combattono per preservare gli scafi.  

Il tutto nel totale silenzio del Comune. A questo punto qualche altra domanda sulla vicenda porto: chi fa parte della commissione? Come è stato scelto? Cos’è il gruppo operativo di gestione? Chissà, magari Marinedi – al contrario del sindaco – risponde…