Parte civile? Staremo a vedere

Parte civile? Staremo a vedere

 

Il Comune di Anzio si costituirà parte civile contro la cosiddetta “cupola” dei rifiuti? Lo sapremo quando inizierà il processo. Prendiamo atto – e sottoscriviamo – della petizione on line del comitato Tares equa. Una cosa è scritta nero su bianco dai magistrati che hanno svolto l’inchiesta: Anzio, ma anche Nettuno, sono state praticamente “costrette” a scaricare a Borgo Montello e quindi a spendere di più. 

Questo perché la “cupola” bloccava in Regione l’impianto di Aprilia, aveva il monopolio nel Lazio, faceva quello che riteneva opportuno e pazienza se i cittadini dovevano pagare di più. E’ tutto da accertare, sia chiaro, ma un segnale forte dal Comune di Anzio potrebbe anche arrivare. Se davvero si è pagato di più, hai visto mai che i Landi, i Cerroni e compagnia un giorno debbano restituire qualcosa alle casse del Comune?

Le speranze sono poche, la costituzione non è arrivata contro il clan Gallace-Novella o contro quello Noviello-Schiavone, figuriamoci nei confronti di persone con le quali se non amicizia c’è stato un rapporto istituzionale-imprenditoriale lungo anni. Vedremo cosa faranno il sindaco Luciano Bruschini e il rientrante assessore Patrizio Placidi, vedremo se dalla maggioranza qualcuno batterà un colpo e se dall’opposizione si leverà una voce in tal senso. Il processo è alle porte, il Comune sostiene ogni anno migliaia di euro di spese legali, una parcella in più – in questo caso – sarebbe un segnale nel verso giusto. 

 

Il calcio scompare, paradossi e una città che non partecipa

La fine dell’Anzio calcio è vicina. Sì, vabbè, si chiama Anziolavinio ma per noi resta sempre Anzio. Il presidente Franco Rizzaro annuncia da settimane che non ce la fa più e che se le cose non cambiano farà solo il settore giovanile. A lui va detto solo grazie per quello che ha fatto in due decenni, prendendo una società a brandelli e restituendola al suo blasone. 

La grande passione di Franco, solo per questo la Anzio calcistica è ancora viva e festeggia i suoi 90 anni. Poi? Ma davvero a qualcuno interessa?

In Paradiso a dispetto dei santi non si va, è noto, perciò non è scritto da nessuna parte che si debba fare per forza la serie D. Soprattutto se questo vuol dire cedere a “gruppi” o “cordate” che con il calcio hanno poco a che fare ed entrerebbero in società solo per ben altri fini. Uno dei primi numeri del settimanale “il Granchio” titolava “L’Anziolavinio è in vendita”. Oggi siamo di nuovo a quel punto. Per fortuna la società non è quella di allora, né la disputa fra gruppi e titolari di quote è ai livelli di quegli anni. 

Ma dobbiamo guardare in faccia la realtà: Rizzaro non ce la fa più e non può permettersi la serie D, pur fatta praticamente “in casa” come quest’anno. La città ha la voglia, la forza, i soldi, per una serie D? Evidentemente no, se a fare appelli perché il novantesimo compleanno non venga rovinato sono rimasti solo i tifosi della “Vecchia guardia” e qualche altro appassionato. Né funziona il discorso del titolo “dato al Comune”, come se un’amministrazione pubblica con i tempi che corrono possa pensare al pallone.

Il calcio, ad Anzio, ha ancora un seguito tale da meritare attenzione? Basta guardare le presenze al “Bruschini”: i soliti noti. Dispiace, perché la gloriosa storia di questa società che il collega Nino Visalli sta ricostruendo su facebook, rischia di sparire. E sarà inutile, a quel punto, la festa promessa dal Comune,attraverso il delegato allo sport Massimo Millaci – ex calciatore – per i 90 anni.

Non tutti i mali vengono per nuocere, però. Proviamo a riflettere. Certo la serie D è importante, sicuro Anzio merita questo palcoscenico, ma se non ci sono le forze si abbia il coraggio di ripartire da quello che si può fare. Fosse paradossalmente anche la terza categoria.   Vorrà dire che in serie D ci torneremo quando non ci sarà solo Rizzaro a tirare la carretta, ma una città intera. Un sogno, forse, ma l’Anzio calcio tutto merita fuorché una fine ingloriosa

Bandiera blu, un biglietto da visita. Ma serve trasparenza

Bandiera blu, un biglietto da visita. Ma serve trasparenza

 

E’ un biglietto da visita, su questo non ci sono dubbi. Le modalità per ottenere la Bandiera blu saranno pure disponibili ma dei parametri vanno rispettati. Adesso, alla vigilia dell’ennesimo vessillo della Fee, si ripropone il dibattito se Anzio la meriti o meno e se sia oppure no “vera”. 

Sostengo da tempo che è meglio averla che non e che se fosse veramente il caso di “acquistarla” lo farebbero tutti i Comuni per avere un biglietto da visita turistico. Ecco, il punto è questo: Anzio la ottiene, rispetta dei parametri, ma poi questo “biglietto” non lo sfrutta. Tutt’altro.

Altro e più serio discorso è quello della trasparenza. Anni fa, quando si scoprì che uno degli obiettivi da raggiungere era l’accesso al mare dei disabili e che Anzio l’aveva centrato ci si chiese – sulle pagine del settimanale “Il Granchio” – come fosse possibile. “Li portiamo a spalle” – replicò la responsabile dei balneari, Daniela Di Renzoni. Possibile, ma conoscere i parametri, sapere cosa ha fatto Anzio nel rispondere alle richieste della Fee, mettere on line la “griglia” e i risultati ottenuti è un dovere. L’assessore che torna, Patrizio Placidi, due anni fa decise di farli pubblicare. Lui fa “concessioni” dall’alto del suo consenso elettorale e politico, evidentemente, ma adesso le norme sulla trasparenza sono più stringenti e sapere come abbiamo preso la Bandiera blu per capire, per farne un motivo di vanto o perché no di critica, è indispensabile. Tutto on line, insomma, che ci vuole?

Ben venga questo riconoscimento, a patto che si sappia se realmente rispettiamo i parametri e come la Fee controlla e a patto di saperne fare un biglietto da visita vero. Altrimenti meglio lasciar perdere.

Bilancio, il dirigente dell’area finanziaria: “Spese vincolate alle entrate correnti”

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Lo scrivente vincolerà le spese correnti e in conto capitale finanziate dalle entrate correnti alla effettiva riscossione di queste ultime”. Lo mette nero su bianco il dirigente dell’area finanziaria del Comune di Anzio, Franco Pusceddu, scrivendo a sindaco, assessori, consiglieri comunali, segretario , dirigenti e responsabili di unità organizzative e servizi. Si tratta di una “misura di contenimento rispetto al fenomeno della formazione dei residui passivi” e arriva “a seguito dei rilievi mossi dall’organo di revisione in sede di rilascio del parere sul consuntivo 2013 e in occasione di sedute del consiglio comunale”.

I revisori hanno fatto notare – dando parere sfavorevole al consuntivo – che sui residui mancano le dovute determinazioni. In consiglio, sia Maria Teresa Lo Fazio del Pd sia Candido De Angelis avevano sottolineato come i conti non tornassero. In particolare l’ex sindaco aveva sollevato il problema dei flussi di cassa – riferendosi ai rifiuti – chiedendo di “non comprare i fiorellini se le entrate non ci sono” e di “fermare le macchine per verificare i soldi che entrano” .

Le poche righe scritte da Pusceddu, il quale fa bene a mettere le mani avanti, dovevano forse arrivare dal sindaco  che dovrebbe essere a conoscenza della situazione e da tempo doveva aver preso provvedimenti. Ci diceva, invece, che era tutto in regola. Bloccare i pagamenti o vincolarli è una scelta politica, qui la politica ha voluto fare altro. Spendendo i risparmi della discarica senza pensare ai crediti inesigibili, dilapidando il rimborso della Recordati e chi più ne ha ne metta.

Quelle righe dicono – chiaramente – che se non ci sono entrate certe le spese non verranno liquidate dalla Ragioneria. Un anticipo della nuova contabilità che entrerà in vigore dal prossimo anno, ma anche il Comune che adesso rischia la paralisi. 

Un vecchio adagio recita che “senza soldi non si canta messa” e ad Anzio – dopo anni di “è tutto a posto” o “sono solo difficoltà di cassa” ancora “i residui sono sotto controllo” – siamo arrivati a questo. 

Bilancio, salta il consiglio. Le dure accuse di Zucchini, la vetero politica e burocrazia

ImmagineLa dura presa di posizione del vice sindaco, Giorgio Zucchini, sul rinvio del consiglio comunale, diffusa dall’ufficio comunicazione e riportata di seguito, dopo la diffusione della notizia del rinvio.

Il Consiglio Comunale di Anzio, previsto per il 29 aprile, è stato rinviato al prossimo 20 maggio, alle ore 16.30, in modo da consentire agli Uffici Comunali di adeguare gli atti del Rendiconto 2013 ai rilievi sollevati dal Collegio dei Revisori dei Conti. In particolare dovranno essere chiarite le risultanze contabili con la Tesoreria (Unicredit) ed adottate le determinazioni dei residui attivi e passivi da parte dei singoli Responsabili di Servizio dell’Ente.

Detto questo è del tutto evidente che, nonostante i Dirigenti mi avessero certificato la completezza della documentazione riferita al Rendiconto 2013, la macchina amministrativa del Comune mostra segni di inefficienza. La considerazione che ne consegue, come avevo sostenuto nei giorni scorsi, è la necessità di rimodulare indennità e premio di risultato a vantaggio di quest’ultimo con altri valori premianti relativi ai parametri di efficienza, puntualità e gradimento dell’utenza rispetto ai servizi erogati.

L’attività di formazione di atti qualificanti quali il Bilancio preventivo e consuntivo non può essere ulteriormente ritenuta, da parte della Dirigenza, un’attività noiosa e residuale. Al contrario tutti devono impegnarsi molto di più al fine di rendere servizi dovuti alla cittadinanza nonché all’Amministrazione che è impegnata ad attuare il programma amministrativo che gli stessi cittadini hanno scelto. Ribadisco, inoltre, che l’Amministrazione è impegnata a rispettare tutte le leggi e tutti gli adempimenti, compresi quelli in materia di trasparenza e che non potranno più essere tollerati ulteriori ritardi da parte di nessuno”.

***

E’ evidente che la “guerra” tra politica e dirigenza – più volte evidenziata qui e in altre sedi – va avanti. C’è da chiedersi cosa faccia Zucchini che è assessore ma è stato, in passato, per dieci anni al vertice della macchina amministrativa. Non si accorge che mancano dei documenti prima di rispondere in consiglio comunale, non più tardi di una settimana fa? Possibile? I dirigenti avranno pure commesso i loro errori, ma quando Zucchini era direttore generale l’allora sindaco Candido De Angelis diceva che se avevano sbagliato i dirigenti era lui a prendersene la responsabilità.

Adesso, con questa sottile disputa che va avanti da tempo, emerge a pieno il sistema nel quale una mano lava l’altra ed entrambe lavano il viso. Della serie la politica chiede, il dirigente consente, se a sua volta ha qualcosa da ottenere nessuno dalla politica andrà a chiedere spiegazioni. Tutto nella liceità, attenzione, ma evidentemente l’ingranaggio si è rotto. Il modo vetero politico-burocratico di intendere l’amministrazione non è più adeguato.

Ora – ad esempio – ci sono revisori dei conti che non sono più nominati dalla politica e che se hanno da fare le pulci le fanno come e meglio di prima, senza dover rendere conto a nessuno. A loro si era rivolto il Pd, a loro avevano scritto i consiglieri che fanno capo allo schieramento di Candido De Angelis. Sui residui da anni si chiedono – inutilmente – dei chiarimenti che forse finalmente arriveranno. Sono passati, per anni, bilanci senza gli allegati della Capo d’Anzio e della Volsca, giova ricordare che le contestazioni della Ragioneria dello Stato parlano di scarsa correttezza e trasparenza. A proposito della quale la legge continua a essere calpestata, i ritardi ai quali fa riferimento Zucchini sono dovuti al segretario generale. Anche con lui, evidentemente, non corre buon sangue. O, meglio, viene fatto notare che l’ufficio per ciò che riguarda la trasparenza non funziona.

 

Anzio, i revisori non firmano il bilancio: salta il consiglio comunale

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Niente consiglio comunale, domani, sul bilancio consuntivo del 2013. Alle rimostranze dell’opposizione – prima quella di centrodestra e poi il Pd avevano sollevato il caso della mancanza di documenti – si è aggiunta la mancata firma dei revisori dei conti.

Senza il loro via libera, infatti, il bilancio non può essere portato all’attenzione del consiglio comunale. Dalle prime informazioni, sembra che siano gli stessi revisori a lamentare la carenza di documenti e quindi ad aver bloccato la delibera.

Il Pd, durante l’ultimo consiglio comunale, aveva reso noto di aver scritto al Prefetto lamentando il mancato rispetto dei tempi per avere gli atti. Prima ancora Danilo Fontana si era rivolto all’ufficio territoriale del governo. I revisori dei conti, però, hanno fatto più presto.

Il molo, il sindaco che non sa, Attoni…

Il molo, il sindaco che non sa, Attoni…

Ha ragione Claudio Pelagallo in questo suo articolo. Chi pagherà?

Soprattutto, possibile che anche ieri su sollecitazione del Pd, il sindaco ha sostenuto di aver sentito della sospensione dei lavori ma di non sapere esattamente cosa fosse successo?

E Attoni? L’assessore ha fatto appello sempre al Pd sia per il molo del porto di Nerone, sia per i piani di Sacida bloccati. Va bene tutto, per carità, ma il molo lo stanno realizzando ad Anzio, su un bene inestimabile della città, il Comune dovrà mantenere quell’opera, lo stesso Comune si era impegnato a convocare un “tavolo”, è mai possibile che la colpa sia sempre degli altri?

Il Comune ha il dovere di difendere il suo territorio, far sì che sullo scempio che si sta consumando al “Terzo” sia fatta chiarezza una volta per tutte. Altro che dipende dalla Regione… 

Il nuovo che avanza, la trasparenza che non c’è, il silenzio sulle mense e i furbi dei rifiuti

ImmagineSergio Borrelli, rieletto presidente del consiglio comunale, sfida papi e imperatori in quanto a durata dell’incarico. Il “buco” di dieci mesi con la poltrona più importante del consesso civico affidata a Patrizio Placidi, nel frattempo tornato assessore, impedisce a Borrelli di concludere un “ventennio” completo, cosa che gli avrebbe consentito ben altra sfida. Ad Anzio il nuovo che avanza, insomma, in un panorama politico che soprattutto in maggioranza resta sempre quello. E il metodo, soprattutto, non cambia. Sembra che la faticosa intesa per riportare Borrelli alla presidenza – con il solo Gianfranco Tontini a esternare il suo dissenso – preveda un rimescolamento nelle deleghe assegnate ai dirigenti. Vale a dire che turismo, spettacolo e sport saranno sottratti alle competenze di Angela Santaniello e affidate al dirigente in pectore Aurelio Droghini. Richiesta che Forza Italia avrebbe fatto perché i rapporti tra i delegati Luciano Bruschini e Massimiliano Millaci con la stessa Santaniello non sarebbero dei migliori.

Auguri a Borrelli per il suo quarto mandato, comunque, sperando che stavolta non faccia identificare i giornalisti e che tenga l’aula un po’ meglio che in passato. A cominciare dal controllare chi entra e perché nell’emiciclo che sembra più un porto di mare che altro.

In ogni modo speriamo che già dal 29 torni lo streaming e che, finalmente, in Comune si capisca se e quando funzionano le linee, quanto e chi paghiamo per averle spesso fuori uso.

Questione di trasparenza, quella che purtroppo continua a mancare. Dà fastidio vedere che mentre il capogruppo del Pd Andrea Mingiacchi torna a parlare dell’applicazione – mancata – del decreto legislativo 33/2013 che pone Anzio fuori legge, si alzino tutti per andare a fumare o qualcuno faccia sciocchi sorrisi. E dispiace che Mingiacchi ritenga che il Comune abbia “oggettive difficoltà” nell’applicare la norma. No, è ora di fare nomi e cognomi. La legge non è applicata e i responsabili sono il sindaco, Luciano Bruschini, e il segretario Pompeo Savarino. Sarà bene che fra quindici giorni – tanti ne ha chiesti il sindaco per adeguare il portale alle norme vigenti – se la situazione non sarà cambiata, Mingiacchi, il Pd, il resto dell’opposizione e perché no anche i consiglieri di maggioranza che riterranno, preparino un bell’esposto all’Autorità anti corruzione. Si chieda di commissariare il Comune per questo e si facciano pagare le sanzioni previste per legge.

Basta con la presa in giro dei documenti che ci sono, perché così non è. Il sindaco 3.0 che afferma una cosa del genere sa meglio di noi che interi settori del Comune non pubblicano le determine, sa che esistono delibere senza allegati che ne formano parte integrante, sa che i bilanci della Capo d’Anzio sono fermi al 2011, che mancano tutta un’altra serie di elementi obbligatori per legge. Lo sa Bruschini e lo sa Savarino, la scusa che manca il personale non regge più. Né si può dire che gli uffici hanno scritto, rispetto al bilancio consuntivo, quando i consiglieri di opposizione i documenti previsti dalla legge non li hanno ricevuti. Per piacere…

Sempre a proposito di trasparenza, sarebbe ora che il sindaco desse risposta al Pd che ha chiesto una commissione prevista dallo statuto per il porto. Dire come ha fatto ieri, a mezza bocca, che la Regione i primi di maggio consegnerà le aree interne, senza spiegare chi fa i lavori e cosa cambia rispetto al progetto precedente e agli atti stipulati con la Regione stessa, ha poco senso.

Stupisce, invece, che nessuno dei consiglieri comunali – nemmeno i firmatari di un documento durissimo – abbia sentito il dovere di chiedere spiegazioni sulla gara delle mense scolastiche. C’è stato un passaggio di non poco conto, ne hanno dato notizia i giornali, a nessuno è venuto in mente di dire: scusate, cosa succede? Segretario, è vero che…? Cosa rischiamo? Nulla, silenzio assoluto.

E’ emersa, infine, una situazione drammatica rispetto ai residui attivi sui rifiuti. Il “buco” di 17 milioni di euro – ma Giorgio Zucchini ha spiegato che non si tratta di un ammanco – è pesante. Pesantissimo. Rischia di essere devastante quando con la nuova contabilità si potranno spendere solo i soldi in cassa realmente. Colpisce che migliaia di cittadini – da quello che risulta persino noti personaggi della politica e gente in vista della città – non abbiano pagato la tassa sui rifiuti del 2005 e che Equitalia stranamente non abbia trovato questi furbi. Qualcosa non quadra e forse farebbe bene il Comune a chiedere al garante della privacy se è possibile pubblicare i nominativi. Chi non paga danneggia tutti e costringe i cittadini onesti a pagare di più, almeno la soddisfazione di sapere chi sono i furbi elusori… Dopotutto potrebbe essere un metodo: “Caro signore, risulta che lei non ha pagato la tassa del 2005 nonostante solleciti, cartelle esattoriali, eccetera. Se tra quindici giorni non provvederà, pubblicheremo il suo nominativo sul sito del Comune oltre a dare corso al recupero con…” Hai visto mai?   

La via a Lionello Ponti, beffa o pasticcio burocratico per una storia singolare

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Un cartello nuovo, appena montato, con scritto via Ulisse. Uno ormai segnato dal tempo, dall’altro lato della strada, con scritto “Via Lionello Ponti, 1919 / 2000, Medico Chirurgo, Medaglia d’Oro al Merito della Sanità Pubblica”. E’ lì dal 2007.

Siamo su via di Villa Borghese, la strada che dal cavalcavia conduce nella zona ai confini di Santa Teresa e fino all’ospedale. Una storia singolare, una delle tante di una città che ricorda le scene televisive di Corrado Guzzanti e della casa della libertà dove “facciamo tutti come c… ci pare”.

Al settimanale “il Granchio” che ha fatto notare la cosa, qualche tempo fa, con la “foto della settimana”, ha risposto in modo piccato l’ufficio toponomastica del Comune di Anzio. Nella lettera la firma è questa, da chi dipenda l’ufficio non è dato sapere né sul sito del Comune alla sezione “amministrazione trasparente” ce n’è traccia, ma è solo un aspetto marginale.

Perché in quella lettera c’è più di qualche notizia, oltre alla conferma di come si fanno le cose dalle nostre parti. C’è la spiegazione di un pasticcio politico-burocratico che per una via sarà solo la figuraccia fatta con gli eredi dell’illustre chirurgo, ma che purtroppo spesso riguarda anche altre vicende. Restiamo a questa, emblematica, della strada.

La prima notizia è che l’intitolazione della via a Lionello Ponti, decisa all’unanimità dal consiglio comunale il 24 settembre 2007, è stata una presa in giro. Così come la cerimonia in pompa magna, presenti l’allora sindaco Candido De Angelis e l’assessore – all’epoca – alla cultura, Sebastiano Attoni, del 15 dicembre dello stesso anno.

Già a partire dai suoi primi anni di attivitàè scritto nella delibera di Consiglio Comunale –il professor Ponti si è fatto apprezzare, in tutto il mondo, per il suo straordinario impegno medico e didattico con attività di ricerca e collaborazione con Università e Centri per la Formazione Medica. Per circa quindici anni pur continuando ad operare in campo didattico, ha scelto di essere un cittadino di Anzio”. Così venne deciso di intitolargli “la via dove ha vissuto e dove oggi i suoi congiunti trascorrono periodi di vacanza” parole del sindaco di allora.

Attenzione, perché l’ufficio toponomastica rispondendo al settimanale afferma che “non risulta sia mai pervenuta l’autorizzazione prefettizia alla variazione toponomastica”. Ecco la seconda notizia. Si è votato e si è fatta la cerimonia in assenza di un “apposito decreto prefettizio”. Risultato: la via è stata intitolata ma in anagrafe il nome non è mai stato cambiato, poiché variarlo “senza l’autorizzazione citata comporta il reato di abuso d’ufficio”. Le norme sono chiare, le indica lo stesso ufficio: Decreto del presidente della Repubblica 223/89 (http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:1989-05-30;223!vig) e legge 1188/27 (http://servizidemografici.interno.it/sites/default/files/RD%201188_1.pdf)

Una colossale presa in giro o cos’altro? Solo un capriccio-cavillo burocratico? Ma soprattutto chi doveva chiedere quell’autorizzazione dopo la delibera del consiglio comunale? Dov’erano uffici, dirigenti, segretario e compagnia cantante?

Comunque sembra proprio che con i nomi delle vie non si scherzi e in ogni modo – ecco l’altra notizia – il Comune con la delibera di giunta 30 dell’11 aprile dello scorso anno ha approvato il nuovo stradario. E via Ponti non c’è, bensì resta via Ulisse “da via di villa Borghese, senza uscita”. Insomma, il nuovo cartello è giusto e l’altro… abusivo o, più realisticamente, solo un ricordo

Nella delibera – Attoni ancora assessore, sia pure con altro incarico, si decide “Di approvare lo stradario allegato e costituente parte integrante di essa, come stradario ufficiale di questo Comune alla data dell’ 8 ottobre 2011 ai sensi dell’art. 45 del DPR 223/89”.

E qui c’è un’altra notizia. Riguarda via Pierluigi Nervi. E’ sparita dall’elenco delle 600 approvate, ammesso ci sia mai stata. All’illustre ingegnere si era deciso di intitolare la via dove aveva vissuto, nota come via dell’Ombra, nei pressi della stazione ferroviaria. Poi era spuntata una via Nervi anche a Lavinio, in una zona di nuova edificazione, con più di qualche problema di corrispondenza. Adesso non ci sono più l’una né l’altra. In compenso, evidentemente con tutte le autorizzazioni del caso, abbiamo via Roma, viale Roma e piazza Roma.  Meglio abbondare, o no?