Il porto, la dichiarazia, l’ignoranza. Spettacolo avvilente

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E’ avvilente. Ha ragione il collega con il quale condividevamo un pensiero sul porto di Anzio, una situazione ormai paradossale nella quale spuntano – pur di dire qualcosa e apparire – alcuni che per il ruolo che ricoprono dovrebbero conoscere bene la situazione. O quantomeno informarsi. Invece c’è una sostanziale ignoranza, sia chiaro in assoluta buona fede.

Il capogruppo di Forza Italia Massimiliano Millaci chiede a gran voce il bando. Lo segue “tuonando” il consigliere delegato al turismo Luciano Bruschini, tra uno spettacolo e l’altro. La cosa singolare, in questo clima di dichiarazia, è che trova il tempo di rispondere il presidente della società, Luigi D’Arpino, il quale pur conoscendo bene la situazione si “infila” nella vicenda bando sì-bando no. Immancabile la replica di Marco Maranesi, con controreplica del presidente. Il quale, sia chiaro, ha portato avanti insieme al consiglio d’amministrazione la “mission” che gli ha dato l’assemblea dei soci.

Per cercare visibilità, aumenta la confusione intorno a un progetto che doveva rilanciare la città ed è al palo. Intanto nella stessa maggioranza, sulla vicenda ormeggiatori ancora pendente al Tar, c’è chi ha sollecitato il sindaco a soprassedere almeno “per la stagione“. Cosa che è ormai avvenuta.

Avvilente, non c’è aggettivo migliore. E il motivo è semplice: si possono fare tutti i bandi di questo mondo, ma occorre tornare in assemblea dei soci e deciderlo. La Capo d’Anzio è per il 61% del Comune e per il 39% di Marinedi, il sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, da socio di maggioranza e in rappresentanza di tutti noi cittadini, ha votato per le fasi 1 e 2 proposte da Marinedi. Consiglieri comunali dovrebbero saperlo, altrimenti dovrebbero informarsi.

Perché le carte dicono altro e si è proceduto in tal senso, finora, con tutti i problemi che conosciamo. Il motivo è semplice: o la Capo d’Anzio faceva questo o avrebbe già chiuso, con i libri in Tribunale. Rischio che resta dietro l’angolo, dopo i mancati incassi della zona degli ormeggiatori. Non sono certo gli spicci dei parcheggi a tenere in piedi la baracca.

Il bando – oggi come sei mesi fa, quando ne riparlò il sindaco –   è uno specchio per le allodole, è l’ennesimo tentativo di Bruschini di dire ai consiglieri “ora facciamo e con 160 milioni di euro sai quanti lavorano...”  Ah, tra l’altro fra pubblicazione e proposte se ne vanno almeno otto mesi. A meno che – è un’altra delle voci, dopo improbabili gruppi russi e turchi – non si speri che vada deserto per affidare tutto a chi sarebbe pronto. Il sindaco, ovviamente, su questo tace…

Intanto nessuno si preoccupa della dismissione della società prevista dalla spending review, non si ha notizia del piano di razionalizzazione che andava presentato a marzo e del quale ignoriamo gli sviluppi. Continuiamo a pensare a male, sarà peccato ma spesso – come diceva Andreotti – ci si indovina….

Ormeggiatori e Capo d’Anzio, perché dobbiamo sapere. Subito

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E’ ormai evidente che sarà la giustizia amministrativa a dirimere la questione tra cooperative di ormeggiatori e Capo d’Anzio, la società che doveva realizzare il porto e per adesso dovrà limitarsi a gestirlo. Non c’è spazio per un’intesa, il sindaco – tirato per la giacca da una parte della maggioranza che minaccia l’ennesima crisi – non è riuscito a fare il miracolo e mercoledì la vicenda sarà affrontata dal Tar.

Da ciò che si apprende – perché sulla vicenda continua a esserci un inspiegabile silenzio – le cooperative hanno proposto di restare dove sono nelle more della definizione del giudizio (del quale avrebbero chiesto il rinvio) e come sub-concessionarie. La Capo d’Anzio – che per il 61% è del Comune – avrebbe risposto che al massimo si può fare un contratto di service. Nulla di fatto.

Un passo indietro, allora: senza la firma degli ormeggiatori, a suo tempo, a un accordo che non prevedeva l’inversione del crono-programma poi avvenuta, oggi non saremmo nemmeno a questo punto. Va riconosciuto, alle cooperative, di aver creduto nel porto in cambio del mantenimento del posto di lavoro.

Un altro passo indietro: andava comunicata l’inversione del crono-programma e fatto un accordo prima, a concessione ottenuta, perché immaginare di “sfrattare” pur avendo i titoli per farlo chi è lì da una vita, senza un’intesa, era e resta un’impresa difficile.

Fatte queste premesse, resta il fatto che il sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, non avverta la necessità di farci sapere qual è la proposta della società – della quale lui, quindi i cittadini, detiene il 61% – alle cooperative. Un silenzio inaccettabile, perché da tempo si ripete che il porto è degli anziati, tutti, e non solo di cooperative, cantieri (che si sono accordati) attività che operano sul bacino (che si sono accordate) e circoli esclusivi (alcuni si sono accordati, altri hanno fatto ricorso).

Ebbene quel 61%, leggi la città, ha diritto di sapere qual è la proposta, altrimenti resta alle dichiarazioni degli ormeggiatori che parlano di “usura” da parte della Capo d’Anzio.

Ma se il sindaco non parla, proviamo a capire di che proposta possa trattarsi. Se domani dobbiamo comprare un’attività, per esempio, cosa andiamo a vedere? Fatturato e spese, sembra il minimo.

Normalmente ci sono nel “porticciolo” circa 300 barche. Facciamo a 250 euro al mese? Fa 75.000 euro al mese che moltiplicato 12 ci porta a 900.000. Andiamo a spanne, sarà qualcosa in meno perché d’inverno gli scafi si riducono, magari d’estate ce n’è qualcuno in più, diciamo tra 7 e 900.000 euro? Bene, ma prima di rilevare un’attività o proporre un service bisogna vedere i conti ufficiali.

A leggere i dati relativi al 2013 – gli ultimi disponibili nella banca dati della Camera di commercio – le due cooperative hanno un valore della produzione, insieme, di 497.000 euro. E spendono per il personale 307.377 euro. Una ha una leggera perdita, l’altra un piccolo ricavo. Si deve partire da qui per fare un’offerta, poi vedere anche i dati del 2014.

Certo di meno la Capo d’Anzio non può proporre, ma se per il “service” dicesse da 307.377 in più  l’anno non ci sarebbe alcuna “usura”. E’ corretto?

E qui occorre un ulteriore passo indietro, di una quindicina d’anni. L’allora presidente della Capo d’Anzio, Gianni Billia, voleva “liquidare” i concessionari e assumere il personale. Venne chiesto dalle cooperativa un miliardo di lire e la garanzia del posto di lavoro. Quando il presidente vide i bilanci, disse che non si poteva pagare una cifra del genere.

Non vorremmo, oggi, essere nella stessa situazione. E’ per questo che prima dell’udienza al Tar dobbiamo sapere. Perché se gli ormeggiatori e il circolo vip vincono restano dove sono, ma si ridiscute l’impianto non della concessione di Anzio ma dell’intero decreto Burlando, ma se perdono non dovranno esserci altre trattative.

Ricordando una cosa: il presidente della Capo d’Anzio – uscito spesso dalle righe, soprattutto sui social network – e l’intero consiglio d’amministrazione, finora hanno fatto ciò che ha deciso l’assemblea dei soci alla quale il sindaco ha sempre partecipato.

Andare oggi, come fanno da maggioranze e sembra anche da alcuni di opposizione, a chiedere a Bruschini di “chiudere un occhio” o “dare una mano” ai concessionari è lecito e comprensibile, meno minacciare una crisi, ma il sindaco deve ricordarsi di ciò che ha votato. Se così non fosse, almeno la parte di nomina pubblica del consiglio d’amministrazione dovrebbe farsi da parte. Senza ripensamenti.

Porto e ormeggiatori, è ora di decidere

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Forse al Congresso di Vienna hanno impiegato meno tempo di quello che si sta utilizzando per cercare di uscire dalla vicenda con gli ormeggiatori che hanno impugnato la concessione della Capo d’Anzio.

L’ultimo tentativo di intesa, illustrato dal sindaco che rappresenta nella Capo d’Anzio il 61% delle quote ovvero i cittadini, sembra sia stato rispedito al mittente. Le rispettive “diplomazie” sono al lavoro per cercare un’intesa prima che il Tar il 15 luglio si pronunci. Sarà bene che, intesa o meno, si dica chiaramente una volta per tutte cosa si vuole fare.

Di questa vicenda ho scritto molto in passato, continuo a pensare che a crono programma invertito c’era le necessità di andarsi ad accordare con gli ormeggiatori data la mutata situazione rispetto all’intesa che avevano firmato, ma oggi il Comune – azionista di maggioranza della Capo d’Anzio – deve decidere.

E farci conoscere qual è la proposta che gli ormeggiatori ritengono da “usura”. Deve farlo alla luce del sole. Il sindaco Luciano Bruschini deve scegliere se stare con chi, soprattutto in maggioranza, gli tira la giacca e magari lo minaccia dell’ennesima crisi o con la città e il suo porto, la società nata per realizzarlo e gestirlo ma che eventi di ogni genere hanno portato – per ora – alla sola gestione.

Bruschini deve dare corso alle decisioni assunte – in nome e per conto dei cittadini – in assemblea dei soci e andare avanti con le “fasi” o dire che senza ormeggiatori si ferma tutto qui. E spiegare il perché.

Chi vive in quel tratto di porto da una vita ha diritti che vanno rispettati, bilanci che ha prodotto e sulla base dei quali non può essere “affamato”, se poi i conti sono quelli di una società di piccolo cabotaggio il Comune non potrà certo offrire cifre esorbitanti, ma adeguate al fatturato. Se per gli stipendi spendi 100, io posso darti pure 120-130, non certo 200.

E’ un problema che si pose con il compianto Gianni Billia. Le cooperative volevano essere liquidate con un miliardo e il mantenimento dei posti. Disse che andava bene, ma visti i modelli 770 l’operazione non andò a buon fine. Quel miliardo non si poteva pagare. Non sarebbe stato giustificato.

Oggi il Comune, il sindaco che in assemblea, insieme a Renato Marconi, ha dato mandato a D’Arpino, Bufalari, Fantozzi, Pusceddu e Aliotti di procedere come hanno fatto finora, spieghi qual è stata l’ultima proposta. Cosa prevede e cosa chiedono, invece, gli ormeggiatori. Dia a noi 55.000 cittadini, non solo a quelli che rivendicano i loro diritti di concessionari, la possibilità di capire.

Perché il porto resta nostro, questo lo scrivo da quando iniziai ad affrontare la vicenda sul Granchio, non di pochi eletti.

E se Bruschini non vorrà farci sapere, si muova ufficialmente il presidente D’Arpino. Saluti davvero, stavolta, ma prima ci illustri quale proposta “da usura” sarebbe stata fatta.

Poi decida pure il Tar, se hanno diritto a stare lì nessuno caccerà gli ormeggiatori né i circoli velici, se non ce l’hanno…

Ma è ora di decidere: il tempo è scaduto

Porto e ormeggiatori, adesso tutto alla luce del sole

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L’ordinanza con la quale il Consiglio di Stato ha deciso di sospendere il provvedimento che consentiva alle cooperative di ormeggiatori del porto di restare al loro posto fino alla trattazione di merito del 15 luglio dice una cosa elementare: se c’è una concessione unica, non possono esserci “isole” al suo interno.

Di più, si parla di “intervenuta scadenza delle concessioni rilasciate dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti in favore delle Cooperative attuali parti appellate” ed emergono questioni che più volte sono state affrontate, ascoltando le varie parti in causa, nei dibattiti pubblici, negli articoli di giornale e nelle prese di posizione sui social network: la sicurezza e le assunzioni.

Scrivono i giudici dell’appello amministrativo che lasciare le cooperative al loro posto “comporterebbe il ritardo nell’avvio degli interventi di messa in sicurezza delle aree demaniali con evidente rischio per l’incolumità degli utenti del porto di Anzio” e che esiste “la disponibilità della Società appellante ad assorbire la forza lavoro delle cooperative attuali parti appellate nella nuova gestione dello stesso porto“.

L’incolumità degli utenti, bene o male, c’è stata finora come da decenni sono lì le cooperative. Qui si continua a pensare che a crono programma invertito andassero convocati i rappresentanti e spiegato che l’intesa firmata quando si immaginava il “doppio porto” era da rivedere. Il Comune e la Capo d’Anzio dicono di averlo fatto, gli ormeggiatori no, ma è acqua passata ormai. La gestione è iniziata da parte della società e l’interesse intorno al porto è confermato.

Oggi, in teoria, le cooperative potrebbero essere allontanate, fosse pure per una ventina di giorni, da qui al merito, ma resta quella “disponibilità” .

Anche qui, gli ormeggiatori dicono di avere ricevuto proposte tali da “essere presi per il collo“, la Capo d’Anzio sostiene  il contrario.

Allora adesso si faccia tutto alla luce del sole. Una società pubblica capace di comunicare farebbe una cosa semplicissima: “Prendiamo atto della sentenza con soddisfazione, andiamo avanti, ribadiamo che siamo pronti ad assumere con queste condizioni e contratti….” E le renderebbe pubbliche, evitando e addirittura prevenendo la “processione” che ora inizierà da questo o quel politico, se non dal sindaco (che rappresenta pur sempre il 61% delle quote ovvero dei cittadini) per dire che una sistemazione va trovata.

Certo che sì, ma è bene che il 61% che era e finora resta dei cittadini, sappia quale nella massima trasparenza.

Continuano a dirci che è tutto a posto, beati loro…

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Non c’è un argomento, uno, che fili liscio al Comune di Anzio. Lo ricordava sabato il Granchio, esaminando le diverse criticità che emergono per l’amministrazione guidata da Luciano Bruschini. Chi fa parte della maggioranza, però, continua a dirci che è tutto a posto. Vedremo già al Consiglio comunale di domani qual è la situazione, dato che la pantomima di sempre “io non entro, anzi forse, diciamo di sì, va bene per senso di responsabilità…” si annuncia come sempre.

All’ordine del giorno domani c’è la vicenda dei richiedenti asilo arrivati nell’hotel che non è più del consigliere Umberto Succi, il quale però si affanna a fare dichiarazioni a destra e manca per spiegare e mostra di avere in quell’attività un interesse diretto. Si legge dai giornali in edicola e on line che mentre era – ed è – chiusa la parte alberghiera con un’ordinanza del sindaco, un rappresentante istituzionale ha certificato che era tutto a posto. Una cura peggiore del male, speriamo che la cosa sia smentita, perché calpestare un’ordinanza sindacale non è mai una cosa positiva, a maggior ragione se lo fa chi è in amministrazione. Così come non pubblicare sull’albo pretorio quella relativa alla parziale riapertura. I migranti ormai sono arrivati e ce li teniamo, abbiamo il dovere di farlo e sarebbero arrivati comunque. Ma se l’hotel non fosse stato di Succi e dietro non ci fosse stato un agente immobiliare, con un’operazione “politica” che è lampante, sarebbe andata così? Ma è tutto a posto, ci dicono.

Si parla, sempre domani, dell’attuazione del programma e qui viene in mente il porto: non sappiamo nulla della gestione della Capo d’Anzio che entra nella fase operativa secondo quanto approvato dall’assemblea dei soci e quindi anche dal sindaco, né del fantomatico bando sempre pronto e mai noto, annunciato dallo stesso sindaco. A chi dobbiamo credere?

E vogliamo ricordare le due gare che tanto sconquasso hanno prodotto? Della revoca di quella sulle mense non c’è traccia sull’albo pretorio, ma i documenti sarebbero partiti in tal senso, mentre sulla gestione delle riscossioni siamo tornati all’età della pietra: bollettini in bianco negli zaini dei bambini. Pagherà chi vuole, sarà difficile risalire a chi non l’ha fatto, un’impresa registrare chi è in regola. Ci piacerebbe tanto sapere come e perché i tre sistemi costati circa 100.000 euro non hanno funzionato nel dopo Santaniello e che fine hanno fatto quei dati. O non erano 3.0?

La vicenda rifiuti rasenta l’incredibile e non comprendiamo il motivo per il quale l’assessore Placidi si scaldi tanto, affrettandosi a far sapere che i documenti sono in arrivo per la vicenda dell’interdittiva. La procedura è stata seguita, se la prima arrivata dimostrerà di avere le carte in regola si riprenderà l’appalto, ma un assessore dovrebbe preoccuparsi delle politiche ambientali e non della gestione delle gare. Ma è tutto a posto, ci dicono.

Così nessuno sembra preoccuparsi di un rendiconto 2014 che si discute il 4 giugno, arriva in ritardo per il “solito” guasto informatico (altro che 3.0…) – che somiglia tanto a una scusa puerile – ed è pieno di criticità, a partire dai residui e da un avanzo di amministrazione che speriamo abbiano una spiegazione. Altrimenti sarà la certificazione di un dissesto prossimo venturo. Nello stesso consiglio, lo dice il sindaco e l’ha confermato oggi l’assessore Giorgio Bianchi, arriva la vicenda Carrefour. Intorno al regolamento qualcosa è successo, inutile girarci intorno, si parla di vertici addirittura con il presidente a vita Sergio Borrelli a intervenire sull’attività gestionale che non gli compete. Questa storia ricorda tanto quella di Anzio 2: “Non c’è nessuna Standa e nessun Berlusconi” – gridava in consiglio comunale Luigi Bruschini, dai banchi del Psi, ormai una vita fa, mentre quelli avevano già deciso l’investimento. Comunque, dissidi politici a parte, l’assessore Bianchi dà delle notizie e ci incuriosisce quella del “mercato ecologico“. Basterebbe cominciare a far pulire adeguatamente i mercati che ci sono….

Comunque è tutto a posto, così ci ripetono. Beati loro….

Il porto, i lavori, i silenzi di sempre

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Mai usata quella di Piazza Pia, nel frattempo finita a un non ancora meglio specificato museo delle conchiglie, la Capo d’Anzio ha avviato i lavori per la sede di riviera Zanardelli, ospite dell’Associazione marinai d’Italia. La stagione è alle porte e lungi dall’iniziare le opere per il porto, la società mista (61% Comune-39% Marinedi ovvero Renato Marconi) si avvia alla gestione degli spazi ottenuti. Cosa per la quale una sede fisica è indispensabile.

Spazi tutti, fuorché quelli degli ormeggiatori che hanno ottenuto dal Tar la sospensiva e ora dovranno difendersi dal ricorso al Consiglio di Stato della Capo d’Anzio. La società sapeva – e bene – che mettere mano al porto non sarebbe stata una passeggiata di salute, lo conferma anche la vicenda di oggi, ma essendo la  titolare della concessione non può certo stare a guardare.

A fronte di questo e del poco che trapela, grazie ai colleghi che seguono le vicende del porto, la società e in particolare chi ha la maggioranza della Capo d’Anzio, continua con i silenzi di sempre.

Del bilancio approvato per la prima volta in leggero attivo ignoriamo tutto eppure per il 61% siamo i proprietari. Ci sono – così viene spiegato – dei tempi tecnici e dovremo attendere. Di sapere, ad esempio, se abbiamo iniziato a pagare o meno la Banca Popolare del Lazio e che intenzione abbiamo di fare con i creditori tra i quali quelli del progetto “Life”

Sappiamo da una determina, intanto, che il Comune vuole riprendersi le quote del privato e ha dato mandato a un avvocato, forse troppo tardi rispetto a quando si era deciso di farlo, mentre con Marconi si è condiviso tutto e di più dal suo ingresso a oggi.

Non sappiamo, invece, che fine abbia fatto il fantomatico nuovo bando di gara  annunciato a più riprese dal sindaco per realizzare – e far gestire ad altri – tutto il porto. Bando, ricordiamolo, che va nella direzione esattamente contraria rispetto a quanto lo stesso sindaco ha deciso in assemblea dei soci ovvero all’inversione del crono programma, alla gestione per “fasi” dell’attuale bacino  almeno fino a tempi migliori.

Un comportamento diciamo singolare, dunque, e i silenzi di sempre. Meno male che questa era l’opera per rilanciare l’economia della città…

Bilanci, da noi vige il silenzio. Anche dell’opposizione

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Leggi le agenzie di stampa e importanti società di tutta Italia rendono nota l’approvazione del loro bilancio, riportando dati e illustrando i documenti. Qui la società più importante del territorio, incaricata di realizzare e gestire il porto, partecipata al 61% dal Comune, ha approvato il suo primo bilancio in attivo – come leggiamo dalle pagine del Granchio in edicola – ma non sente il bisogno di rendere noti i dati.

E’ storia vecchia, la Capo d’Anzio e in particolare il sindaco che rappresenta i cittadini che detengono il 61% delle quote, preferisce non comunicare. Non lo fa neanche quando il bilancio è positivo e ovviamente non ci aveva mai fatto sapere nulla dei piani finanziari e delle decisioni adottate per l’inversione del crono-programma. Tanto che in assemblea dei soci votava una cosa e in consiglio comunale ne annunciava un’altra.

Il bilancio, a dire il vero, dovrebbe essere sul sito del Comune, ma alla sezione “società partecipate” l’ultimo documento è del 2013. Speriamo che chi si occupa della trasparenza per l’ente voglia preoccuparsene. E che magari qualcuno dell’opposizione chieda copia di quel bilancio per far vedere ai cittadini – proprietari del 61% – come è stato possibile chiudere in positivo ed evitare di dover liquidare la società se fosse arrivato il quarto bilancio in perdita. Sappiamo della decurtazione degli emolumenti di presidente e amministratore delegato, gesto assolutamente nobile, ma ignoriamo il resto. A cominciare dall’ammontare dei debiti a fine 2014 e a come si intende affrontare la vicenda del “Life”.

Tranquilli, non è l’unico bilancio sul quale vige il silenzio. Il consuntivo del Comune andava approvato entro fine aprile, siamo al 4 maggio e nemmeno c’è l’ombra di una convocazione del consiglio comunale. Sembra che i conti non tornino e i revisori abbiano più di qualche perplessità. E’ vero? E perché non c’è ancora il consuntivo per il quale si è fuori dai termini, aspettando magari una “provvidenziale” proroga? Anche qui, l’opposizione tace.

Porto: un tweet, la proposta del Pd, le scomposte reazioni di D’Arpino

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E’ bastato un “tweet” a scatenare un mezzo putiferio. Recita: “Porto dei cittadini. Il Pd di Anzio lancia azionariato diffuso per evitare che società finisca in mani private”. Una comunicazione in diretta, fatta da chi scrive, durante la conferenza stampa che era in corso nella sede del Pd, dove veniva presentata una proposta. Il che è già notizia, dopo anni di “rincorse” a dire che le procedure erano sbagliate e a non approfondire – invece – quello che Aurelio Lo Fazio, da solo, denunciò sin dall’inizio ovvero che Renato Marconi era già socio di Italia Navigando e che quindi non era pubblica come ci avevano fatto credere.

Il punto non è questo, comunque, ma la reazione scomposta – altro che dotte citazioni di Seneca…. – che il presidente delle dimissioni annunciate ma non formalizzate, Luigi D’Arpino, ha avuto. Annunciate e rispedite al mittente dal sindaco che in Consiglio comunale gli ha confermato la fiducia. Dimissioni beffa, insomma, a meno che D’Arpino ora non ci smentisca e le dia per davvero. Reazione su facebook – quello che si legge nella foto è solo l’inizio, ma basta e avanza – e nelle dichiarazioni rilasciate al Clandestino. Dimenticando di essere il rappresentante istituzionale nella società pubblica che deve (dovrebbe) realizzare e gestire il porto, anziché entrare in questioni di merito attacca. Nei giorni precedenti, sempre usando facebook, aveva dato dei “cazzari” ai giornalisti che scrivevano della candidatura, annunciata da lui, della moglie a sindaco. Nel frattempo è stato anche a Young tv e ha usato parole pesanti – o meglio da denuncia – nei confronti di ormeggiatori e forze dell’ordine che controllano il porto. Speriamo che sia già andato in Procura o che, nel frattempo, siano state acquisite le registrazioni e che si vada fino in fondo. Perché sono affermazioni gravi, fatte da chi rappresenta il socio pubblico nella “Capo d’Anzio” e non da chi passa per strada… Da chi ha un ruolo istituzionale e per questo ha – avrebbe – il dovere di mediare o eventualmente di denunciare nelle sedi opportune.

Non c’è dubbio che sul porto c’è chi abbia vissuto e viva di rendite di posizione, abbia sentito “suo” e non della collettività il bacino portuale. Qui – e prima ancora dalle colonne del “Granchio” – lo si sostiene da anni.

Ma il punto è ancora un altro. Fatte le debite proporzioni: cosa sarebbe successo se il presidente dell’Expo, manifestazione destinata a rilanciare le sorti dell’Italia avesse usato toni a dir poco “coloriti” come quelli di D’Arpino? E se il presidente del futuro comitato per ospitare le Olimpiadi del 2024 cominciasse a dare dei “parassiti” ai titolari delle bancarelle intorno allo stadio? Immaginiamo che capirebbe da solo di dover rassegnare il mandato. Il porto è per Anzio, così ci ripetono da anni, l’occasione di rilancio e chi scrive ci ha creduto e ci crede ancora.

D’Arpino è stanco, ne ha sopportate di tutti i colori come dice lui e dobbiamo credergli, ma fa il presidente della “Capo d’Anzio” per una indicazione squisitamente politica. Era un papabile candidato sindaco, si misero d’accordo Candido De Angelis e Luciano Bruschini, quest’ultimo sindaco e D’Arpino presidente della società del porto che aveva visto – in quel ruolo – il compianto Gianni Billia e Antonio Baldassarre. Oggi, con certe dichiarazioni, D’Arpino si fa fuori da solo. E’ evidente che non può restare lì a rappresentare il socio di maggioranza ovvero la città. Da persona intelligente qual è avrebbe dovuto andarsene prima, quando il sindaco in assemblea dei soci diceva una cosa e poi in Consiglio comunale un’altra. Ora il sindaco dovrebbe intervenire, ringraziare e passare oltre. Non prima di aver dato risposte a domande alle quali sfugge dall’ingresso di Marinedi a oggi.

D’Arpino ha anche rinunciato a parte dell’emolumento per far quadrare il bilancio 2014, gli va riconosciuto, ma va ricordato che resta tra i creditori della società per i soldi da presidente dal 2008 a oggi. Lui come gli altri componenti del consiglio d’amministrazione passati e presenti. E’ un debito – uno dei tanti, circa 2 milioni – che la “Capo d’Anzio” ha.

Pari pari a quello nei confronti di chi ha preparato il progetto “Life” e non ha visto un euro, oggi ha un decreto esecutivo ma di fatto inutilizzabile, mentre con i soldi arrivati dall’Unione europea “è stato fatto altro” – come disse il dirigente dell’area finanziaria in Consiglio comunale. Cosa è stato fatto? Ed è vero che si rischia di entrare in una procedura di infrazione della Ue? E la proposta del Pd di aumento di capitale, piaccia o meno al presidente dimissionario D’Arpino, è fattibile o non? Le alternative sono la liquidazione della società oppure la cessione delle quote del Comune come ha suggerito lo stesso dirigente dell’area finanziaria? E se quelle quote vanno cedute è vero o meno che Marinedi ha un diritto di prelazione? Sono domande alle quali la città deve avere le risposte, non il Pd o chi scrive, tanto meno gli operatori, almeno fino a quando il 61% resterà del Comune.

Perché se proviamo a guardare al futuro – e sarebbe ora, conosciamo a memoria i pareri “a soggetto” e tutto il resto che fa parte di un pessimo passato – il rischio che arrivi un privato al 100% era, è e resta dietro l’angolo. Si deve avere l’onestà di dirlo ai cittadini, a cominciare da quelli che hanno votato il centro-destra come il presidente dimissionario ci ripete a ogni occasione.

Lavori in corso, le sedi “fai da te”. Capo d’Anzio in piazza? No, sorpresa….

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Noti un insolito viavai in piazza Pia, nei locali che furono dell’azienda autonoma di soggiorno e turismo,  del Comando vigili urbani, del centro per disabili “Elena Castellacci“, quindi concessi per manifestazioni temporanee, dalle primarie del Pd alla raccolta di generi per l’alluvione in Sardegna. L’ultimo in ordine di tempo a “occuparli” è stato il delegato al turismo, Luciano Bruschini, per vendita biglietti e promozione degli eventi l’estate scorsa, il quale sottolineò come aveva sistemato i locali a sue spese.

In realtà quello spazio è stato assegnato, da tempo, alla Capo d’Anzio, la società nata per la realizzazione e gestione del porto, oggi ospite dell’Associazione marinai d’Italia. Lo sancisce una delibera di giunta, sulla base della quale – udite udite – l’ufficio patrimonio del Comune ha chiesto alla società arretrati per 33.000 euro. C’è la delibera, vero, ma la Capo d’Anzio non ha usato nemmeno per un giorno la sede che doveva essere di rappresentanza, in pieno centro, per promuovere l’idea del nuovo porto che rischia di rimanere una mera intenzione. Ma intanto si chiedono gli arretrati, a conferma che la mano destra non sa quello che fa la sinistra in questo Comune.

Allora pensi che i lavori, finalmente, siano per dare una sede quando forse ormai è troppo tardi alla Capo d’Anzio. Sbagliato! Lì ci andrà un non meglio specificato museo delle conchiglie. Lo sappiamo per sentito dire, perché di atti ufficiali non ce ne sono o se esistono vengono tenuti nei cassetti. Di certo nessuno ha formalmente revocato i locali alla Capo d’Anzio per assegnarli a chi deve fare il museo. Quindi sulla base di quale presupposto si stanno facendo quei lavori? Chi li ha autorizzati? Chi li paga?

Dimentichiamo, siamo ad Anzio, dove della Casa delle libertà è rimasto il motto televisivo di Corrado Guzzanti e si fa un po’ come si vuole. Sulle sedi, poi, sentiamo di combattere una battaglia persa e ci facciamo prendere in giro da chi dice di fare inventari da anni quando invece  si scopre che la Corte dei Conti ci “bacchetta” proprio perché ignoriamo la consistenza del nostro patrimonio. E perché ancora oggi non c’è un criterio secondo il quale si assegnano gli spazi, basta pensare che il centro anziani al posto di quella che doveva essere la casa delle associazioni è “provvisorio“.

Comunque, di grazia, se è possibile sapere chi sta facendo il museo, qual è il valore aggiunto per Anzio, in quale proposta culturale rientra (ne sa nulla, assessore Nolfi?), qual è il criterio seguito per assegnare quei locali, che indotto si presume in termini di visitatori e via discorrendo, ne saremo grati.

Porto, finiamola di prenderci in giro

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L’amministrazione comunale non ha idea del da farsi sul piano operativo di razionalizzazione della Capo d’Anzio, a conferma del fatto che sul porto si naviga a vista o, peggio, si lavora nelle segrete stanze.

Questa mattina in cartella non c’era altro che la relazione del dirigente dell’area finanziaria, secondo il quale dovremmo dismettere le quote e basta. Buttando al vento 15 anni di impegno, di voti unanimi del consiglio comunale, di specifici mandati a sostenere il progetto della Capo d’Anzio, le difficili (e ostacolate) pratiche per arrivare all’accordo di programma e alla concessione.

Il capogruppo del Pd Andrea Mingiacchi ha messo nero su bianco che in cartella non c’è nulla, quindi venerdì in consiglio comunale l’argomento non può essere trattato.

Era una scadenza di legge fissata al 31 marzo, ma com’è noto qui a rispettare le leggi non siamo così bravi. Intanto mettiamola all’ordine del giorno, poi si vedrà. Questo devono aver pensato in maggioranza. Ignorando – o fingendo di ignorare – che un piano la Capo d’Anzio l’ha fatto e ha avuto il via libera del sindaco. E’ di dicembre 2013, approvato dall’assemblea dei soci un anno fa, “razionalizza” e spiega come una società nata per fare il porto oggi abbia intanto la possibilità di gestirlo e portarlo avanti rivedendo il crono-programma e poi di realizzare almeno il bacino interno per “fasi”. I consiglieri comunali lo sanno o vivono nel mondo delle favole?

Chi lo sa per certo è il  dirigente dell’area finanziaria, Franco Pusceddu, non fosse altro perché fa anche parte (per legge e gratuitamente) del consiglio d’amministrazione della Capo d’Anzio. Ai capigruppo avrebbe riferito oggi che il Comune non è in grado di procedere a un piano operativo, gli uffici non ce la fanno. Altro “tassello” verso la dismissione. Nessun capogruppo, immaginiamo, ha provato a controbattere e così venerdì avremo si è no una discussione. Né qualcuno, ma eravamo assenti, avrà sentito il bisogno di chiedere perché il controllo analogo sulla Capo d’Anzio non c’è stato – e perché – o il motivo per il quale in bilancio la fideiussione non c’è.

E i capigruppo hanno avuto sentore di una citazione in giudizio, a tre anni di distanza dall’ordine del giorno che diceva al Comune di andarsi a riprendere le quote, con la quale si fa causa a Marconi per pagarlo a prezzi di mercato? Vero, c’è stata la delibera recente per riprenderci le quote, ma è il caso di decidere una volta per tutte cosa intende fare il Comune di Anzio con il porto in quanto, ancora, socio di maggioranza della società. E’ una cosa che sosteniamo da tempo, sottolineando come il sindaco una cosa faceva in assemblea e un’altra ne diceva in Consiglio comunale. Ora le carte sono scoperte: finiamola di prenderci in giro. Possiamo tenere la Capo d’Anzio, dimostrando da qui al 2017 che non è da dismettere? Bene. Possiamo continuare con il piano finanziario messo a punto da Marconi? Bene. Intendiamo mandare via il socio privato? Spieghiamo perché  nei tre anni scorsi abbiamo dormito e come e dove prendiamo i soldi oggi, altrimenti è demagogia. Intendiamo fare una “evidenza pubblica” per cedere le quote? Spieghiamo il perché.

Un’ultimo capitolo: le dimissioni si danno oppure no. A Luigi D’Arpino va dato l’onore delle armi, riconosciuto che ha rinunciato ai compensi del 2014 consentendo di far pareggiare il bilancio della società, gli va fatto un plauso se il sindaco ritiene e poi si deve voltare pagina. Ci sarà in Italia un personaggio che “fa” porti, è di garanzia per tutti, e può provare a guidare verso la salvezza una società che ha visto presidenti come Gianni Billia e Antonio Baldassarre.   E se il dirigente dell’area finanziaria – che ha messo nero su bianco che non firmerà atti sul piano di razionalizzazione – non intende proseguire con la Capo d’Anzio, si nomini qualcun altro.

Di tutto abbiamo bisogno fuorché di giochi che hanno un solo obiettivo: allontanare la realizzazione del porto e favorire – chi tira la cosa da una parte e chi dall’altra – tutti ma non i cittadini di Anzio.