La ruspa sui ruderi, l’interdittiva, quelle ditte in odore di ‘ndrangheta

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La ruspa sui ruderi della Villa di Nerone resta  ancora l’immagine simbolo del 2013 – ovviamente in negativo – ad Anzio. Ora che il Tar del Lazio ha confermato l’interdittiva antimafia alla Icem di Minturno che stava svolgendo i lavori e che ha piazzato quella ruspa, si ha la conferma di diversi sospetti.

A leggere la sentenza del Tar – che certo può ancora essere appellata – si resta sconcertati nel vedere l’elenco di società e persone con le quali la stessa Icem aveva rapporti. Gente che entrava anche in cantiere. Vero, sono fatti accaduti in provincia di Crotone, ma è sulla base di quelli che la Prefettura di Latina a novembre dello scorso anno ha emesso il provvedimento preventivo. Poi la Regione Lazio ha impiegato mesi a decidersi prima di revocare i lavori ad Anzio, mentre in Comune come al solito “non sapevano“. Ma oggi che c’è un elenco di aziende vicine alla ‘ndrangheta, ci sono nomi e cognomi di persone con pesanti accuse a loro carico con le quali la Icem si era rapportata, qualcuno vuole andare a capire se lo stesso metodo è stato usato anche qui?

Non è sufficiente dire che sono affari di altri. Non basta dire che è una questione amministrativa.  Il Comune dovrebbe chiedere – ammesso non lo abbia già fatto, ci si lasci il beneficio del dubbio – alla Regione Lazio e alla direzione del cantiere se conosce l’esistenza o meno di aziende che hanno lavorato ad Anzio per conto della Icem e se rientrano in quelle indicate dalla Prefettura per l’interdittiva. Lo dovrebbe chiedere, per tutelarsi, anche alla Prefettura di Roma, a chi controlla gli appalti. Per stare tranquilli.

Per capiremmo – è ovviamente simbolico – se quella ruspa sui ruderi era semplice superficialità di chi era in cantiere o, peggio, la dimostrazione che grazie alla loro forza potevano permettersi ciò che volevano

Intanto i discussi lavori restano fermi. Era inevitabile.

Ispettori ambientali, il criterio Enea. Subito un’inchiesta e via i tesserini

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Con il passare delle ore emergono questioni a dir poco singolari sulla vicenda che ha portato all’aggressione del presidente del Nettuno baseball, Piero Fortini, da parte di una persona che ha mostrato il tesserino di ispettore ambientale del Comune di Anzio.

Ho espresso alcune perplessità già qui, ma apprendo che l’autore del gesto prima di mostrare il tesserino avrebbe detto al malcapitato indiano anche di essere un appartenente alle forze dell’ordine. Soprattutto che in Comune giurano che il servizio è cessato il 30 settembre.

Non basta al Comune per lavarsi le mani o sottrarsi alle responsabilità. Della serie: non sei più poliziotto ma ti lascio la pistola, poi se la usi io non c’entro nulla… Troppo comodo. Qualcosa non torna, infatti, a che titolo questi signori giravano e controllavano fino a qualche giorno fa? Addirittura rilasciavano verbali con il simbolo del Comune? Avrebbero percepito i 10 euro o hanno agito di loro iniziativa? Chi li autorizzava o, semplicemente, chi ha lasciato nelle loro mani i tesserini (quello che pubblichiamo, del resto, ha scadenza 2015) e i permessi delle auto?  E perché, se tutto è cessato, tra i primi a preoccuparsi del caso Fortini c’è stato l’assessore Patrizio Placidi?

Semplice, con il passare delle ore trova conferma quello che in molti immaginavano da tempo: buona parte degli “ispettori” erano sostenitori della lista Enea – ecco il criterio di scelta – alcuni erano stati assunti nella costosa differenziata partita in  fretta e furia in campagna elettorale, altri erano ai seggi, altri ancora sono “passati” per gli ispettori.

Se tra le nostre forze dell’ordine e la Procura di Velletri qualcuno ritiene che siamo di fronte a una notizia criminis sarà bene aprire un’inchiesta immediata su questi “sceriffi” e su come hanno funzionato le cose, magari senza scomodare il voto di scambio ma cercando di capire. In Comune, invece, sindaco e segretario faranno bene a svolgere il loro ruolo di garanti, a convocare gli ispettori e togliere immediatamente loro tesserini e quant’altro. Di tutto abbiamo bisogno tranne che di queste  irregolarità che sfociano in figuracce come quella con la notizia di Fortini che ha fatto il giro del web e finiscono nel penale. Per favore, basta.

Ispettori ambientali, doveva succedere. Chiarezza su questi “sceriffi”

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Doveva succedere, non c’è dubbio. Era nell’aria. Se già mettendo insieme un gruppo come quello degli “ispettori ambientali” non si rispettano a pieno le norme, cosa potevamo aspettarci poi?

L’episodio dell’aggressione a Piero Fortini, presidente del Nettuno baseball, è la goccia che fa traboccare il vaso. Dispiace per Fortini, ma forse la sua vicenda a qualcosa servirà. A fare quella chiarezza, per esempio, che sull’argomento non si è mai avuta.

Il signore in questione si è qualificato come “ispettore ambientale” e ha mostrato un tesserino rilasciato dal Comune di Anzio. Era su un’auto, come suoi “colleghi”, con simboli del Comune e alcuni di questi novelli “sceriffi” hanno persino una paletta che non è consentita. Ma intanto siamo ad Anzio, che problema c’è? In maggioranza nessuno parla, l’opposizione si preoccupa d’altro, gli ispettori – “volontari” a 10 euro al giorno – male che vada danno “una mano”. A far cosa non si è capito fino a ieri, ora sappiamo che aiutano a mettere insieme – fino a prova contraria per conto del Comune – una figuraccia. L’ennesima per gli “ispettori” che facevano verbali incomprensibili o si “appostavano” con chissà quale fine in attesa di chi faceva l’infrazione di turno. Sia chiaro: chi sbaglia non ha ragione, ma sanzionarlo con uno strumento illegittimo è ancora peggio. Commettere un reato come l’aggressione, poi…

Ecco, siccome questi signori hanno un tesserino del Comune, svolgono secondo i decreti firmai dal sindaco funzioni di “polizia giudiziaria” (!?!?!) continuano a girare per la città, qualcuno gentilmente vuole spiegarci?

Come sono stati scelti, per esempio, attraverso quale bando e quali caratteristiche dovevano avere. Chi ha stabilito la formula di pagamento. Come si è stabilito che un vigile urbano – punto di riferimento per un paio di associazioni coinvolte in questo compito – ne controllasse l’attività. Dov’è scritto sulla dotazione organica del Comune che esiste un nucleo del genere, apparso finora solo sui verbali e nei permessi sulle auto. Se lo stesso vigile è stato controllore e controllato. Ignoriamo, poi, di fronte a quello che sono costati quanto hanno consentito al Comune di incassare e se la città è stata più o meno pulita, se le discariche a cielo aperto che sono sempre lì siano diminuite o non.

Sul caso specifico, invece, forse l’assessore all’ambiente Patrizio Placidi e l’entourage della sua Lista Enea – già alle prese con un’indagine sugli affidamenti alle cooperative – potrebbero illuminarci. Risulta che l'”ispettore” in questione fosse particolarmente vicino a quella lista e anzi fosse a festeggiare vicino a Placidi la vittoria elettorale. Lecito, per carità, ma se uno dei criteri di scelta degli “ispettori” è stata l’appartenenza a uno schieramento politico e poi i risultati sono questi…

Un appello, infine, al sindaco che ha firmato i decreti e al segretario che si occupa dell’anticorruzione: intervenite, fermate questi “sceriffi”. Stavolta è volato un pugno, non osiamo immaginare situazioni più gravi.

Centro senza addobbi, le responsabilità del Comune e quelle dei commercianti

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E’ desolante, non c’è dubbio, arrivare al centro di Anzio e constatare che non c’è l’albero di Natale né un minimo di luminarie. Il Comune quest’anno non ha ancora provveduto. Se ci dicessero: scusate, c’è la crisi, facciamo solo una cosa simbolica, saremmo i primi a capire. In realtà sembra che si tratti di normali ritardi burocratici. Della serie che Natale arriva ogni anno, il 25 dicembre, da oltre 2000 anni, ma qui di programmare una minima iniziativa non se ne parla proprio. Si improvvisa…

Detto del Comune in ritardo, stupisce che nessun altro si sia prodigato per mettere qualche addobbo. La crisi, vero, ma insomma… E chi avrebbe dovuto farlo? Semplice, chi in questi anni ha preso soldi pubblici per fare – alla fine – poco o nulla.

Parliamo del Centro commerciale naturale, costato alla collettività decine di migliaia di euro ma del quale non si vede una sola iniziativa. Fallito così, fra l’altro con una serie di arredi in gestione e abbandonati. Finiti i soldi della Regione e del Comune, il centro ha chiuso i battenti – ammesso li abbia mai aperti – il sito internet anzioinpiazza.it ha l’ultimo aggiornamento a gennaio 2011 ma in compenso fa bella mostra sulla pagina facebook dello stesso centro un’amaca tra le palme, su una spiaggia esotica. Sul sito l’unica cosa certa sono i simboli del Comune e della Regione Lazio, possibile non hanno nulla da dire? Possibile nessuno si accorga degli spaghetti alla sorrentina che erano all’inizio e restano oggi indicati come uno dei prodotti tipici di Anzio?

E se il centro commerciale naturale, al contrario ad esempio di quello che succede a Formia, non ha organizzato nulla né immaginato di mettere una luminaria, non sembrano preoccuparsi gli altri.

L’associazione Andromeda, ad esempio, pure molto attiva quando si tratta di organizzare mercatini di dubbio gusto in piazza Pia e con i conti mai resi pubblici (d’altro canto è vero, è un’associazione anche se ha rapporti  con il Comune….), stretta collaboratrice dell’assessore Giorgio Bianchi per “Anzio notte blu” dello scorso luglio, non ha pensato ad addobbi o luminarie.

Lo stesso vale per chi organizza il mercatino di via Porto Neroniano e via Agrippina. E vale, perché no, per l’associazione Giovani commercianti Anzio – la “risposta” alla notte blu, dieci giorni dopo, con “Tutto in una notte” ovviamente realizzato grazie al contributo del Comune. Dal quale è stata liquidata – per la cronaca – la fattura “numero 1” dell’associazione. Non ne aveva fatte prima, né a dire il vero nessuno la conosceva fino alla serata del 22 luglio, magari visto che ci sono dei giovani qualcosa poteva immaginarlo per un addobbo…

Deve farlo il Comune l’addobbo, non c’è dubbio, e l’albero. Ma qui continua a funzionare che il pubblico paga e il privato non mette nulla di suo. Salvo piangere, dopo, sul latte versato.

Ebola, la Asl che “indaga”, i segreti di Pulcinella

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Non sorprende che la Asl avvii accertamenti su una presunta fuga di notizie in merito al sospetto caso di ebola avvenuto ieri all’ospedale “Riuniti” di Anzio-Nettuno. Riferisce Young tv che l’azienda sanitaria non avrebbe “gradito” la notizia e starebbe indagando. E’ sempre così, anziché preoccuparsi della veridicità di un fatto riportato, si va alla ricerca del capro espiatorio. Di chi possa aver dato la notizia. Tranquilli, quello di ebola – cari investigatori della Roma H che sarete chiamati a cercare di capire – era uno dei tanti segreti di Pulcinella di casa nostra.

Chi era in pronto soccorso ieri, infatti, ha dovuto indossare la mascherina. Ai parenti in attesa fuori è stato detto che c’era un ipotetico caso di virus e sono scattate le misure di prevenzione previste dai protocolli. E’ vero questo? Basta e avanza per scrivere. Se poi non era ebola ma un caso diverso, se ne prende atto. Ma ieri, davvero, bastava essere in pronto soccorso per capire se non altro l’agitazione che c’era.

Questa vicenda mi ricorda la convocazione in Procura, quando ad Anzio arrestarono due egiziani presunti terroristi in procinto di preparare un attentato a Roma. Una “bufala” colossale, alla fine, ma quel giorno la paranza con gli immigrati venne fatta rientrare in porto prima, c’erano carabinieri schierati, elicottero… A chi mi interrogava chiedendo chi mi avesse fornito la notizia risposi candidamente che tutto era avvenuto in “un porto di mare”. Sostenendo con questo che era di dominio pubblico. L’interrogatorio per quella “fuga di notizie” finì lì.

L’operazione di allora dei carabinieri, come l’avvio delle procedure di ieri in pronto soccorso e come tante altre notizie “sgradite” a dirigenti di aziende sanitarie, politici, imprenditori, sono note e i giornalisti sono tenuti a darle. Verificando, andando sui posti, affidandosi a fonti attendibili, chiamando gli uffici stampa che spesso come prima cosa “smorzano” o prendono tempo, ma esiste il dovere dei cronisti di informare e quello dei cittadini di sapere. Seguendo sempre il principio del: vai, vedi, racconta.

Altro che “fuga di notizie” o personale che ha fatto la “soffiata”. Alla Asl si preoccupino d’altro, non dei segreti di Pulcinella.

La scuola a Ivana Gregoretti, un bel gesto e gli errori dovuti alla fretta

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Erano diventate famose le “mamme di via Jenne”. Nella redazione del Granchio, alla fine, ci ridevamo su. Perché loro non mollavano e Ivana Gregoretti, allora assessore alla pubblica istruzione, faceva di tutto pur di risolvere la situazione. A via Jenne e negli altri plessi scolastici del territorio. Intitolare quella scuola alla compianta insegnante (prima che assessore) educatrice (prima che impegnata in politica) ma soprattutto persona per bene come se ne ricordano poche, era un atto dovuto. Un impegno che il sindaco Luciano Bruschini ha mantenuto.

La memoria corre ai diversi aneddoti che hanno riguardato chi scrive e Ivana, fino alla telefonata che mai si vorrebbe ricevere: l’incidente, forse è… la tragica conferma.

Oggi è importante ricordare quello che ha fatto Ivana, anzi come ha sottolineato l’ex sindaco Candido De Angelis se oggi si arriva a intitolare una scuola a chi ha svolto attività amministrativa sul territorio è perché esiste un altro modo di fare politica.

Sarà bene che ai bambini di via Jenne, ogni anno, all’inizio della scuola, si spieghi perché il plesso ha quel nome e chi era Ivana Gregoretti.

Quello che dispiace, ma che comunque non inficia la scelta del Comune di intitolare la scuola, è che per un giorno di commozione e festa,  i lavori di “facciata” siano stati fatti all’ultimo minuto. E solo, appunto, nella parte anteriore della scuola, mentre i genitori si lamentano di condizioni difficili comuni – a dire il vero – anche ad altri plessi. Sarà stata la fretta, la stessa che sulla pagina facebook del sindaco fa scrivere Iva anziché Ivana (poi corretto). O il modo di agire di questa amministrazione, da “ultimo minuto”. Fu così anche per Roger Waters: dipinta solo la parte visibile dell’inferriata delle scuole di via Ambrosini, un anno dopo quelle arrugginite stanno ancora lì e peggiorano giorno per giorno.

Ispettori ambientali, la segnalazione “segnalata” e quello che non torna

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Ti arriva un verbale da chi vuole capire. Da chi ha avuto il “richiamo” dagli ispettori ambientali ma scopre qualche singolarità. Certo, ha sbagliato e vorrebbe anche pagare – è un cittadino che di solito rispetta le norme – ma a leggere il foglio resta colpito.

L’italiano è quello che è: “La presente segnalazione permette all’utenza di ottemperare alle norme segnalate senza l’emissione di sanzioni amministrative e/o penali entro un termine di 5 giorni e consegna della documentazione presso l’ufficio ambiente, settore ispettori ambientali comunali siti in…

Segnalazione segnalata? Già, ma quale poi? E cosa dovrebbe consegnare il cittadino per evitare l’emissione di sanzioni? Si ignora, anzi pare una gag di Totò. Ma è solo un aspetto di questo raffazzonato servizio messo in piedi evidentemente in fretta e furia. Ricordiamolo: senza alcun bando, né criteri sulla scelta dei volontari.

L’altro aspetto è formale. Nella polizia locale – riportata nel verbale subito dopo la scritta Città di Anzio – non esiste un nucleo ispettori ambientali. Non risulta essere mai stato costituito e, se lo è stato, non fa capo alla polizia locale. Né se ne trova traccia sul sito del Comune alla voce “Amministrazione trasparente”. Di più, si parla nel verbale di un “responsabile del settore ambiente” che non risulta mai nominato e anche in questo caso non è indicato sul sito. Dove, giova ricordarlo, alla polizia locale corrispondono: comando territoriale Anzio centro, decoro urbano – controllo lotti – commercio, comando territoriale Lavinio, servizi contravvenzioni, notifiche, pronto intervento, segnaletica. All’ambiente e sanità, invece, corrispondono: gestione rsu, servizio tutela parchi e giardini, ufficio gestione sicurezza, ufficio igiene e sanità.

Chi ha preparato i fogli dei verbali? E dove sono il nucleo e il responsabile? Mistero. Segnaliamo la segnalazione – si gioca eh… – hai visto mai che qualcuno risponde?

Anzio e Nettuno, quelli che tremano per “Mafia capitale”

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La vicenda emersa con l’indagine “Mafia Capitale” sta facendo tremare il mondo politico e imprenditoriale dell’intera regione. E più di qualche “galoppino”, dalle nostre parti, si preoccupa dei risvolti che la vicenda può avere. Intanto vale per chi è stato arrestato e per chi è indagato il principio di sempre: tutti innocenti fino a prova del contrario. Certo il quadro che emerge è devastante e mette a nudo un sistema politico-mafioso trasversale tra esponenti di centro-destra e Pd,  indegno. L’indagine della Procura di Roma e del Ros dei carabinieri è stata definita “solida” anche dal ministro dell’Interno Angelino Alfano. A confronto le vicende delle cooperative di casa nostra sono una passeggiata di salute.

Però ad Anzio e Nettuno c’è chi ha sostenuto apertamente le campagne elettorali di chi, oggi, finisce nell’indagine con accuse molto pesanti. C’è chi ha chiesto e ottenuto voti per Luca Gramazio o per Tommaso Luzzi, entrambi accusati di associazione di tipo mafioso, il primo anche per corruzione aggravata e illecito finanziamento.

Non ci sono – agli atti – vicende relative al territorio, salvo un’intercettazione nella quale si fa riferimento all’esplosione ad Anzio – con una persona deceduta – della villa di uno degli arrestati che la presunta “cupola” voleva mettere alla direzione dell’Ama, la municipalizzata di Roma.

Detto questo, però, si avverte forte preoccupazione tra chi sosteneva quei candidati alle elezioni. Al solito le più temute sono le intercettazioni telefoniche. Tranquilli, fra questi atti l’unico riferimento ad Anzio è quello già citato. Di Nettuno nulla. Né compaiono i portatori di voti di Gramazio e Luzzi. Sanno loro, i “galoppini“, a questo punto, cosa hanno detto al telefono ma soprattutto cosa hanno fatto. Se hanno la coscienza pulita, di che preoccuparsi? Il problema è se non ce l’hanno pulita, se in qualche modo sono entrati in quel “mondo di mezzo” citato da uno dei principali personaggi di questa storia, Massimo Carminati. Perché le intercettazioni sull’ordinanza sono solo una minima parte di quelle realizzate e l’inchiesta è destinata ad avere ulteriori sviluppi.

Mense, i controlli negati e le “scoperte” della nutrizionista: fare chiarezza

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Nessuna ispezione all’inizio, per disposizione della dirigente oggi sospesa. Adesso che le ha fatte ha scoperto che l’azienda che svolge il servizio mensa risulta inadempiente al capitolato di appalto e alle offerte di gara oltre che alle migliori offerte fatte sempre in fase di gara.

Raimonda Dessì, la nutrizionista responsabile del processo di autocontrollo del Comune, mette nero su bianco le cose che non vanno. Lo fa in una nota che – da quanto si apprende – è pesantissima.

Si parla di “audit ispettivi” che nella prima fase del contratto, a ottobre, non sono stati ritenuti necessari da parte della dirigente Angela Santaniello. Ma soprattutto di una serie di inadempienze scoperte dal mese di novembre – quando ha potuto iniziare gli “audit” – relative ai menu, ai prodotti, alle migliorie offerte dall’azienda vincitrice – che ricordiamo ha ottenuto il massimo per la parte tecnica, 70 punti – e persino alle ricette. Addirittura si fa riferimento a condizioni di “emergenza” nelle quali la ditta si è trovata a operare nel momento di passaggio dalla Serenissima alla sua gestione, avvenuta come ricordiamo in fretta e furia.

L’azienda avrebbe risposto che si sta adeguando.

E’ noto che il gusto dei bambini è soggettivo, è chiaro che non troveremo mai un servizio che vada bene a tutti e che le lamentele sono nel conto. Qui il discorso è diverso: se la relazione della nutrizionista è così pesante, si entra nel capitolato di gara e nelle offerte che un’azienda vincitrice non sta mantenendo. E poi ci sono quei controlli “negati” in avvio, quando oggi – forse – potevamo avere già la soluzione.

Sarà bene fare chiarezza – come si chiede da più parti ormai da mesi – e provvedere.

La commissione d’accesso, gli strani silenzi. Non capisco

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Diceva una cara e vecchia amica, cresciuta alla scuola del Pci: “Sì sì, leggi e scrivi ma di politica non capisci un c…” Aveva ragione. Ci sono logiche che mi sfuggono assolutamente.

Una – attualissima – riguarda il rischio che arrivi una commissione d’accesso ad Anzio. Se ne parla da qualche settimana, la maggioranza e buona parte della macchina comunale “tremano”, l’opposizione tace.

Ho scritto qualche giorno fa quali sono i criteri e perché, rispetto a tre anni fa, oggi il rischio è più fondato. Ma siccome ignoro di politica, come diceva la vecchia amica, mi piacerebbe ingenuamente sapere cosa spinse allora il Pd a chiedere la commissione d’accesso – sulla base di dati che francamente erano un po’ sconclusionati – e cosa, invece, tiene fermi ora i parlamentari. Casson e Lumia, per esempio,  sono ancora lì, ma non avvertono l’esigenza di chiede al ministro Alfano se ci sono o meno gli elementi per la commissione d’accesso. Né si preoccupano i “grillini” che in consiglio comunale, del resto, è come se non avessero un loro rappresentante. Il segretario generale può andare dal Prefetto ed esporre tutto ciò che sappiamo, ma serve che qualcuno insista se ritiene che la situazione è più grave di quella indicata tre anni orsono. Invece tace. E dobbiamo dedurre che non la ritenga compromessa o non abbia input in tal senso.

Continuo a non capire, insomma, quell’amica aveva proprio ragione.