Carrefour, tanto rumore per nulla. Arriva la maxi sala giochi

ludopatia

Mesi di discussione, consigli comunali impegnati ore, comunicati stampa a più non posso e tanti copiatori-incollatori pronti a riportare le dichiarazioni di Tizio o Caio. L’argomento era il supermercato Carrefour ad Anzio centro, pronto ad aprire in fondo a viale Paolini, per intenderci all’ex ristorante cinese.

Mancano i parcheggi, va rivisto il regolamento, si uccide il commercio del centro anzi no, ricordate? Bene: resterà alle cronache inutili di questa città. Perché quei locali, un tempo sede di un negozio di autoricambi, tra qualche settimana saranno adibiti a sala Bingo, con giochi annessi.

I lavori sono in corso, è un investimento, i commercianti non si lamentano, assessori e consiglieri (salvo Ivano Bernardone che l’ha ricordato in una conferenza stampa del Pd qualche giorno fa) non sembrano stracciarsi le vesti. Non c’è problema di parcheggi, evidentemente, né negozianti da scontentare, né ci si preoccupa di prendere delle misure nei confronti di quello che è un fenomeno a tutti gli effetti e si chiama ludopatia.

Al solito in questo Comune mancano regole, al contrario di quanto sta avvenendo in tutta Italia. Basterebbe avere voglia e copiare (è stato fatto, male, per il regolamento sanitario ad esempio)  prendere quello di Formia piuttosto che di un altro centro.

Si ricorderà tutta la polemica sulle distanze, inserite nel cosiddetto decreto Balduzzi e poi eliminate, riprese da leggi regionali e appunto regolamenti comunali. C’è chi pone a minimo 500 metri da scuole e altri luoghi di aggregazione giovanili o di culto sale del genere, il Tar Lombardia ha anche detto che è corretto, ma se esistono regole si devono rispettare, nell’anomia ad Anzio siamo bravi a far e concedere tutto e il suo contrario.

Quella sala sarà a due passi dal “Colonna Gatti”, per esempio, come ce n’è una davanti al “Chris Cappell” e un’altra nei pressi di via Ambrosini dove ci sono elementari e medie, vero, ma un’iniziativa del genere è comunque un’attrazione. Senza contare le altre sale sparse in città. Che fa? Il problema era Carrefour, le ludopatie? E che sono… Si ignora, invece, che la vicenda è in discussione a livello nazionale e che nel Lazio i 5Stelle si stanno battendo, finora inutilmente, affinché si arrivi a dare un quadro di certezze. Il Lazio ha una legge sulla prevenzione e contrasto a ludopatie e gioco d’azzardo (è del 5 agosto 2013) ma ben poco è stato fatto. Anzi nulla.

Eppure il sindaco, quale responsabile della salute pubblica, qualche problema dovrebbe porselo. Ma al solito, sicuramente, lui “non sa“: della legge regionale e di questa sala, né vede le altre. Una giocata, qual è il problema….

Vero, sarà per questo che tra bancarelle di dubbio gusto, sale giochi a ogni angolo, ambulanti improvvisati, somigliamo sempre più a un paese dell’alto casertano….

Ma non è un supermercato, quindi inutile fare comunicati o dire la propria.

Il porto, la dichiarazia, l’ignoranza. Spettacolo avvilente

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E’ avvilente. Ha ragione il collega con il quale condividevamo un pensiero sul porto di Anzio, una situazione ormai paradossale nella quale spuntano – pur di dire qualcosa e apparire – alcuni che per il ruolo che ricoprono dovrebbero conoscere bene la situazione. O quantomeno informarsi. Invece c’è una sostanziale ignoranza, sia chiaro in assoluta buona fede.

Il capogruppo di Forza Italia Massimiliano Millaci chiede a gran voce il bando. Lo segue “tuonando” il consigliere delegato al turismo Luciano Bruschini, tra uno spettacolo e l’altro. La cosa singolare, in questo clima di dichiarazia, è che trova il tempo di rispondere il presidente della società, Luigi D’Arpino, il quale pur conoscendo bene la situazione si “infila” nella vicenda bando sì-bando no. Immancabile la replica di Marco Maranesi, con controreplica del presidente. Il quale, sia chiaro, ha portato avanti insieme al consiglio d’amministrazione la “mission” che gli ha dato l’assemblea dei soci.

Per cercare visibilità, aumenta la confusione intorno a un progetto che doveva rilanciare la città ed è al palo. Intanto nella stessa maggioranza, sulla vicenda ormeggiatori ancora pendente al Tar, c’è chi ha sollecitato il sindaco a soprassedere almeno “per la stagione“. Cosa che è ormai avvenuta.

Avvilente, non c’è aggettivo migliore. E il motivo è semplice: si possono fare tutti i bandi di questo mondo, ma occorre tornare in assemblea dei soci e deciderlo. La Capo d’Anzio è per il 61% del Comune e per il 39% di Marinedi, il sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, da socio di maggioranza e in rappresentanza di tutti noi cittadini, ha votato per le fasi 1 e 2 proposte da Marinedi. Consiglieri comunali dovrebbero saperlo, altrimenti dovrebbero informarsi.

Perché le carte dicono altro e si è proceduto in tal senso, finora, con tutti i problemi che conosciamo. Il motivo è semplice: o la Capo d’Anzio faceva questo o avrebbe già chiuso, con i libri in Tribunale. Rischio che resta dietro l’angolo, dopo i mancati incassi della zona degli ormeggiatori. Non sono certo gli spicci dei parcheggi a tenere in piedi la baracca.

Il bando – oggi come sei mesi fa, quando ne riparlò il sindaco –   è uno specchio per le allodole, è l’ennesimo tentativo di Bruschini di dire ai consiglieri “ora facciamo e con 160 milioni di euro sai quanti lavorano...”  Ah, tra l’altro fra pubblicazione e proposte se ne vanno almeno otto mesi. A meno che – è un’altra delle voci, dopo improbabili gruppi russi e turchi – non si speri che vada deserto per affidare tutto a chi sarebbe pronto. Il sindaco, ovviamente, su questo tace…

Intanto nessuno si preoccupa della dismissione della società prevista dalla spending review, non si ha notizia del piano di razionalizzazione che andava presentato a marzo e del quale ignoriamo gli sviluppi. Continuiamo a pensare a male, sarà peccato ma spesso – come diceva Andreotti – ci si indovina….

Area Puccini, Attoni: “Tutto secondo il piano regolatore”

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Il vecchio adagio recita che quando la foglia si muove, il vento tira. Così dopo la pubblicazione della prossima edificabilità nella zona “Puccini” l’assessore all’urbanistica Sebastiano Attoni conferma ma rassicura. L’edilizia residenziale, del resto, sarebbe stata improponibile per quanto accaduto fino a oggi.

Presenteremo alla maggioranza e poi in giunta il progetto che rispetta quanto previsto dal piano regolatore, non c’è un metro quadro di residenziale, ma solo strutture turistico ricettive“.

Le cubature, previste a ridosso dell’Ardeatina, sono spostate a monte, il vincolo archeologico esistente sull’area è ovviamente escluso dal progetto che stando alle prime indiscrezioni prevede quatto diversi “blocchi” con attività mirate a congressi, realtà giovanili e spazi per anziani.

Avremo i 60 ettari previsti, anche qualcosa in più – aggiunge l’assessore – ripeto che è tutto nel rispetto delle previsioni di piano“.

Meglio così. Aspettiamo di vedere i progetti.

Urbanistica, l’ultimo “sacco”. L’area Puccini verso l’edificabilità

L'area Puccini vista da google.maps

L’area Puccini vista da google.maps

Era stato l’allora capogruppo di Forza Italia, Luciano  Bruschini, a chiedere di cancellare la cosiddetta lottizzazione “Puccini” – nell’area di fronte a Tor Caldara – “salvo insediamenti turistici” ai tempi della redazione del piano regolatore. Una vicenda che si trascinava dagli anni ’60 e per la quale, nel frattempo, si è espresso anche il Consiglio di Stato in merito all’originaria ipotesi di costruzione.

La proprietà aveva provato a far rientrare dalla finestra quello che era uscito dalla porta, prima con una “osservazione” respinta dal Consiglio comunale e poi con un ricorso al Tar “infondato” secondo i giudici amministrativi e mai appellato.

Oggi la proprietà ci riprova ed è pronta una delibera per far entrare – a questo punto dalla porta principale – la proposta allora bocciata. Cosa ne pensa l’oggi sindaco Luciano Bruschini?

Un passo indietro, al piano regolatore di Cervellati: inizialmente l’area, in passato edificabile, era stata inserita completamente a verde nelle previsioni di piano e in sede di osservazioni era stata modificata con la possibilità del privato di realizzare un centro congressi in cambio della cessione al Comune di 60 ettari di fronte a Tor Caldara.

Lì si sarebbe realizzato il “parco urbano” immaginato da Cervellati. Allora quando si parlava di “central park” a quello ci si riferiva, salvo ripiegare in campagna elettorale sull’ospedale militare e poi accontentarsi solo di una porzione. Il piano che doveva essere “mare, cultura e natura” ma in questi anni è diventato “varianti, cemento e furberie” prevedeva per quell’area  “una soluzione ottimale, specie quando questo parco e definito da un territorio ancora integro qual è quello di Tor Caldara. E soprattutto quando questo parco -da definirsi, lo si ripete, urbano- ha possibilità di accesso e di percorso pedonale, ciclabile e ippico, specie nella zona ad ovest”. Così leggiamo nella relazione del progettista, il quale immaginava un accesso da piazzale Roma, una “porta” del parco, collegato fino alla riserva di Tor Caldara.

Era uno dei punti qualificanti del piano che, per il resto, ha fatto costruire troppo e calato sulla realtà di Anzio ancora di più. Lo dice chi proponeva, paradossalmente, di non mettere più un mattone.

L’osservazione della proprietà, invece, proponeva di edificare con un indice più basso del precedente in cambio di 46 ettari al Comune. Venne bocciata prima in consiglio comunale nel 2002, poi dal Tar nel 2008, viene riproposta oggi e l’assessore Sebastiano Attoni è pronto a portarla in discussione.

Gli ettari, a quanto sembra, sono 45 ma del centro congressi e dell’hotel non c’è traccia. Certo, non sarebbe remunerativo, non c’è stato lo sviluppo che si immaginava, ma i villini lo saranno? Non basta il record di invenduto su un territorio che secondo Cervellati si sarebbe regolato da solo e dove, invece, c’è stata la corsa selvaggia all’edificazione, c’è chi prova a costruire ancora.

Sarebbe l’ultimo “sacco“.   

Carta vince, carta perde. Silenzi e soldi all’associazione in tempo di record

Pompeo Savarino (a sinistra) e Luciano Bruschini

Pompeo Savarino (a sinistra) e Luciano Bruschini

Una domanda semplice semplice per il segretario generale del Comune di Anzio, Pompeo Savarino: quali atti ufficiali resteranno negli archivi del Consiglio dei giorni scorsi sul bilancio?

Domanda dalla quale ne derivano una serie. Quale piano finanziario dei rifiuti è stato votato, ad esempio, quello che aveva l’assessore all’ambiente, quello del suo collega al bilancio o quello dato ai consiglieri comunali? Ah, cosa succederà con i debiti fuori bilancio già inseriti nel piano ma non votati perché privi del parere dei revisori? E se quella cifra cambia, si rivota il piano stesso?

Ancora: il piano triennale delle opere pubbliche, qual è? E quale versione della relazione di bilancio è agli atti della seduta: quella della giunta o quella dei consiglieri? Speriamo che voglia illuminare noi, ma prima ancora il Prefetto, su quanto non si era mai visto nell’assise civica di Anzio. Perché il segretario è notaio della seduta, è come se andiamo a comprarci casa e le particelle che abbiamo noi sono diverse da quelle del venditore e differiscono entrambe da quelle di chi redige l’atto. Per piacere! Carta vince-carta perde all’ennesima potenza .

Il Pd aveva presentato una diffida che è stata ignorata e prepara una battaglia legale com’è stato annunciato ieri in conferenza stampa. A muovere critiche al bilancio è stato anche Danilo Fontana,  nel corso dell’incontro con i giornalisti Maria Teresa Lo Fazio ha sottolineato come l’emendamento vero al bilancio sarebbe quello di “rifarlo completamente“. E non ha torto, se immaginiamo che abbiamo scoperto dal dirigente dell’area finanziaria che i conti sui residui passivi riaccertati non “tornavano” tra i documenti del Comune e quelli consegnati ai revisori per 18 milioni di euro. Se scopriamo che all’inizio della loro relazione gli stessi revisori affermano che il Comune dovrà rifare tutto…. Dopo aver messo nero su bianco che di fatto i revisori non sanno leggere (si veda delibera 64 del 16 luglio) nel corso del Consiglio il dirigente dell’area finanziaria Franco Pusceddu ha provato a dire che hanno sbagliato il verbo, salvo ammettere poi che residui, avanzo e via discorrendo vanno rifatti…

In tutto questo se è normale che l’opposizione faccia il suo mestiere (almeno una parte dell’opposizione, l’altra è apparsa di lotta e di governo) stupisce che i nuovi consiglieri di maggioranza non siano assaliti dai dubbi. Uno capisce Renato Amabile o Gianfranco Tontini – stanno lì da una vita, hanno rapporti ferrei e di amicizia con il sindaco – è comprensibile il silenzio di chi non ha mai spiccato per loquacità, da Perronace a Succi, ma nemmeno di fronte a documenti in contrasto fra loro una Piccolo, una Fontana, un Millaci, un Campa, sentono il dovere di dire: “Ok, c’è un errore, mettiamo a posto le carte e rivediamoci tra una settimana?” Cosa temono, di andare a casa? Non vivono di politica, quale sarebbe il problema? No, silenzi…

Ma deve essere l’aria del Comune, diciamolo, perché negli ultimi 25 anni c’è stato un solo neo eletto a creare problemi alla sua stessa maggioranza: Candido De Angelis, nel ’90, spina nel fianco dell’allora Dc. Nemmeno allora – lo può testimoniare Bruschini che era sindaco – le carte erano così sballate su un bilancio. E non c’era il 3.0….

O forse c’è un Comune che resta nella confusione perché poi il sottobosco funziona a meraviglia. Pazienza relazioni e conti sballati, che importa dei revisori… Basta andare avanti, avere la sagra, la coop che lavora, il service agli amici e via discorrendo. Perché parallelamente c’è un ente efficientissimo.

La festa a Lavinio? Va benissimo, ci mancherebbe. Mentre Andrea Mingiacchi si spertica a cercare di fare un discorso generale sul turismo, sui soldi a pioggia che potrebbero essere convogliati in iniziative di qualità e di respiro nazionale, ecco spendere 5.490 euro. E che saranno mai…

L’efficienza, allora: la richiesta arriva in Comune il 23 luglio, la determina che impegna la somma è del 25. Rapidità unica, mentre i pareri dei revisori arrivano ma si protocollano cinque giorni dopo, le note della Asl sugli alberghi spariscono, come i pareri sulle incompatibilità degli assessori.

Ci saranno tempi simili per ogni associazione che chiede? Chissà. Qui una di quelle che ha organizzato la festa è l’Eco delle periferie che com’è noto è molto vicina al consigliere Antonio Geracitano, il quale compare in bella mostra sulla pagina facebook della stessa, non vogliamo credere che tanta rapidità sia dovuta a questo.

Torniamo all’inizio: segretario, è tutto regolare?

Rifiuti, il “traversone” e quei debiti fuori bilancio

L'assessore Patrizio Placidi

L’assessore Patrizio Placidi

Restiamo al paragone calcistico per un po’. Viene bene quando si parla della vicenda rifiuti. Abbiamo un esempio in casa, l’Anziolavinio, nato allora dalla fusione di due realtà. Prendiamolo come spunto, diciamo che anziché fondersi le due società si siano messe d’accordo, un’associazione di scopo. Finché stanno insieme, i giocatori ovviamente vanno in campo per vincere. Le due società marciano parallelamente, ma non si pestano i piedi e anzi collaborano.

Poi c’è la possibilità di partecipare a un campionato più prestigioso, le strade si dividono. Una società va da sola, l’altra si allea a un gruppo diverso. Tutto legittimo e consentito. Secondo le norme, però, chi partecipa al campionato dovrà portare con sé anche i giocatori dell’altra società che facevano parte della squadra secondo il precedente accordo. Ricordate? Andavano in campo tutti per vincere, si collaborava, ma ora le cose non sono più così. Presidente e allenatore della società costretta a cedere i giocatori dicono loro di tirarsi indietro, la collaborazione è finita e dei risultati interessa poco. Affari di chi è stato scelto per il campionato maggiore.

Torniamo ai rifiuti. Gesam e Camassa fino a qualche mese fa hanno gestito insieme il servizio ad Anzio. Per il nuovo appalto, nel 2014, hanno scelto strade diverse. Gesam si è accordata con Ecocar, Camassa è andata per conto suo. Senza tornare sulla vicenda interdittiva Ecocar, non ancora risolta e al centro di un contenzioso che pare senza fine, Camassa si è vista aggiudicare la gara. Non ha il contratto, perché si attende appunto la soluzioen del contenzioso. Ma nel frattempo ha preso con sé anche i dipendenti Gesam, come previsto. Gli stessi che facevano i servizi anche prima, ma che adesso sembrano aver “dimenticato” o preferiscono giocare – come si dice ad Anzio – a “traversone”. A perdere.

Certo, Camassa non sembra avere i mezzi adeguati (così ci riferiscono), chiede troppi straordinari, ma la città in queste condizioni non c’è mai stata. Nemmeno nei tempi peggiori. Camassa ha le sue responsabilità, ma nessuno ci toglie dalla testa – e vorremmo tanto sbagliare – che sia stato detto ai lavoratori “assorbiti” che fino a quando non si risolve la vicenda Ecocar è meglio tirare i remi in barca. Speriamo di sbagliare, davvero, auspichiamo che le voci siano infondate, altrimenti saremmo in presenza di un danno deliberatamente fatto al Comune e ai cittadini. E sarebbe gravissimo che anche solo a immaginarlo fosse qualcuno che ha delle responsabilità da amministratore.

Intanto domani in consiglio comunale, con il bilancio, arriva il piano finanziario dei rifiuti che vede una diminuzione sensibile di indifferenziato portato in discarica, ma costi in linea con quelli dell’anno precedente. Qualcosa non torna.

Certo, la spesa diminuisce soprattutto se al 2014 andiamo ad aggiungere oltre un milione e mezzo di debiti fuori bilancio che domani il consiglio comunale andrà ad approvare. Di fatto il “porta a porta” è partito  senza copertura finanziaria, con i soldi della Provincia già ampiamente spesi, utilizzando personale scelto non sappiamo come.  Tanto pagano i cittadini. Quei pochi che lo fanno, perché altri – anche di spicco – possono dormire sonni tranquilli….

Su questo, domani, andrà chiesto conto all’assessore all’ambiente Patrizio Placidi e al sindaco Luciano Bruschini. Il primo troppo preso sulle vicende della Ecocar, il secondo spettatore inerme – esclusa una lettera di richiamo allo stesso Placidi – di una situazione indegna sul territorio.

Il Central park diventa un giardinetto e non sappiamo chi paga

Il central park di Bruschini....

Il central park di Bruschini….

Convenzione con il ministero della difesa per la realizzazione di Anzio central park: piste ciclabili, percorsi fitness, aree ristoro, parco giochi, convenzioni con le università per l’inizio degli scavi archeologici a ridosso della villa imperiale“. Ricordate? Campagna elettorale del sindaco Luciano Bruschini, quello del 3.0

Una bella immagine dell’ospedale militare, un segno tratteggiato giallo a incorniciare l’intera area, un progetto a dire la verità anche accattivante. Dimenticatelo.

Perché l’area non è quella di un parco come lo intendeva Bruschini e come ha dato a intendere agli elettori, ma dalla delibera approvata oggi si vede uno spazio di gran lunga ridotto, nella zona prospiciente a Villa Albani  e che costringe il Comune a realizzare alcune opere per i militari. Con quali soldi? E il gioco, ora, vale la candela?

... e quello allegato alla delibera

… e quello allegato alla delibera

Aspettiamo delucidazioni, ovvio, ma con la convenzione approvata in giunta diciamo addio al Central park così come ce lo avevano prospettato. Al tempo stesso diciamo addio a un pezzo di quel “Parco delle ville” che conduceva dal Vallo Volsco a Villa Adele, fino a Villa Albani e all’ospedale Militare, quindi al parco archeologico, era una delle poche cose buone del piano regolatore di Pierluigi Cervellati.

Quello che doveva essere “mare, cultura e natura” e si è ben presto trasformato in “varianti, cemento e furberie”.

Siamo ad Anzio, non dimentichiamolo, che vai a credere al Central park su….

Porto di Anzio, Sabaudia ci riprova. L’erosione c’è? Colpa del progetto…

L'erosione della spiaggia a Sabaudia

L’erosione della spiaggia a Sabaudia

Il consiglio comunale di Sabaudia discuterà domani la mozione presentata da tre consiglieri di opposizione sui rischi che ci sarebbero con la realizzazione del porto di Anzio.

Ci sono  palesi errori nel comunicato di qualche mese fa – anche lì le mozioni non si discutono mica subito… – come la bocciatura da parte della Regione guidata dal centro-sinistra (dopo anni passati a ostacolare il progetto per “procedure sbagliate” inesistenti era pronto l’accordo di programma, ma Anzio non era Fiumicino e saltò all’ultimo istante), il Comune che si riprende le quote del privato (semmai è il privato che si è ritrovato quelle di Italia Navigando senza opposizione del Comune), nell’accordo e nella concessione demaniale – non qualcosa di aleatorio – ci sono una serie di prescrizioni relative anche all’impatto ambientale che in parte, comunque, è stato già concesso.

Su una cosa sarebbe interessante che qualcuno, domani, si alzasse in Consiglio comunale a Sabaudia. Una domanda semplice semplice, alla quale ambientalisti di maniera (si tratta dell’ennesimo tentativo fatto in tal senso nel centro pontino, sempre dagli stessi personaggi) citando studi di qualche tempo fa, non hanno mai risposto.

La domanda è questa: perché se il porto di Anzio è solo sulla carta, l’erosione a Sabaudia esiste già e anzi è aumentata nel corso degli anni? Qualcuno sa rispondere scientificamente?

A meno che correnti marine ed erosione non siano sensibili ai progetti. Se così fosse, è giusto bocciare l’ipotesi di Anzio. Immediatamente. Ma questa è fantascienza.

Ah, un’altra cosa: il porto di Anzio, per il quale c’è una concessione demaniale che consentirebbe il famoso e temuto raddoppio, per adesso e i prossimi tre-quattro anni secondo le intenzioni della Capo d’Anzio si fermerà solo alla gestione del bacino attuale.

A Sabaudia dà fastidio anche quella? Ecco, magari prima di lanciare un allarme, sarebbe bene informarsi….

Quando i politici “scoprono” la sanità. Sapendo poco

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Non c’è dubbio che la situazione dell’ospedale di Anzio sia difficile. Non lo è da oggi, ma da tempo, in particolare nella “prima linea” del pronto soccorso. Al personale va un plauso assoluto e incondizionato. E fanno anche bene, i politici di varia estrazione – qualche giorno fa il vice sindaco Zucchini, poi il consigliere regionale Santori – a far sentire la loro voce.

Scoprire” le difficoltà dell’ospedale tanto per farlo, guadagnarsi titoli sui giornali e accontentare i propri “galoppini” locali serve però a poco se non ci sono due azioni conseguenti. Anzi tre.

La prima è la conoscenza. La macchina sanitaria è una delle più complesse da mandare avanti ed è chiamata a fornire il bene più prezioso: la salute. E’ una macchina che paga, oggi, quanto è stato fatto nel corso degli anni dalla politica con sprechi e clientele. Da chi “imbucava” un infermiere in ufficio o da chi faceva “promuovere” primario di una singolare unità operativa – meglio semplice, i gradi erano più facili da dare – l’amico/elettore, con seguito di consensi. Da chi imponeva il presidente del comitato di gestione e poi il direttore sanitario, a chi non controllava i costi per cui la stessa siringa costava in un’azienda sanitaria 10 e in un’altra 2.

Oggi paghiamo nei conti della Regione ancora i “leasing back” di Storace che per fronteggiare la situazione di disastro finanziario ha venduto le strutture, paghiamo le “macro aree” scellerate della Polverini (i debiti di Roma spalmati sulle Asl del Lazio), le scelte mancate di Badaloni prima e Marrazzo poi. Perché con la sanità si vincono o perdono le elezioni, questo è il problema…. E il medico x, il quale magari ha pagato un intero tavolo alla cena elettorale di autofinanziamento del politico y, farà carriera….

Conoscenza è anche sapere che un sindaco può incidere sulle scelte nell’apposita conferenza locale. Cosa ha fatto Bruschini, per esempio, quando c’era da approvare l’atto aziendale della Roma H? Cosa ha chiesto per il territorio?

La seconda è trovare soluzioni possibili. La “coperta” della sanità è corta per i numerosi errori commessi in passato, ma certo è singolare che un infermiere, nella stessa azienda, non possa essere spostato da Nettuno ad Anzio o da Ariccia ad Albano per “tamponare” un’emergenza. Urlare con Zingaretti e fare interrogazioni  va bene, ma chiedere al direttore generale Fabrizio D’Alba di sedersi con i primi cittadini del comprensorio e trovare le soluzioni possibili per tempo non è una bestemmia. Magari facendo capire a chi si trova nel centro prelievi o nel reparto della città X che non può stare a scaldare la sedia se d’estate l’attività si dimezza. Vanno bene le interrogazioni, delle quali possiamo anticipare anche le risposte (piano di rientro, impegno a…, investimenti per…) ma è il caso di trovare le soluzioni pratiche. Insieme anche alle organizzazioni sindacali che qualche cessione dovranno pur farla, perché pazienza chi deve fare un viaggio ma un infermiere o un medico potranno anche attraversare un corridoio o, se proprio necessario, cambiare palazzo quando serve.

Invece ho registrato, in passato, festanti comunicati di politici per aver tenuto aperto un laboratorio analisi o ho dovuto difendermi da chi mi diceva “vuoi il male dell’ospedale x” (300 parti l’anno o nessun paziente ma turni h24 di chirurgia) dicendo “tu vuoi il bene di chi non vuole spostarsi, non di chi ha bisogno dell’ospedale“.

La terza è prendersi la responsabilità di dire la verità e immaginare qualcosa di diverso. L’ospedale sotto casa per tutti non serve, anzi è dannoso. Se è una cosa grave devi avere la certezza di essere portato, magari in elicottero, dove possano curarti bene. I posti letto sono un falso problema, perché dovrebbero essere l’estrema necessità ma spesso sono chiamati a sostituire ciò che non viene fatto sul territorio. L’idea delle “Case della salute” è buona, ma finora sono scatole vuote, quando non crollano come a Sezze dopo essere state aperte senza autorizzazione all’esercizio.

Le Unità di cure primarie (il medico di base aperto 12 ore, se non il proprio quello di uno studio associato) vanno fatte conoscere e incentivate, i pronto soccorso sono affollati di casi inutili (codici bianchi e verdi) e le lunghe attese sono dovute al fatto che il territorio non risponde, i malati cronici vanno presi in carico davvero e non con dichiarazioni d’intenti o comunicati che tali restano. La chiamano “medicina di prossimità” quelli che ne sanno più di chi scrive. E c’è un’altra grande responsabilità: tagliare i rami secchi, quelli veri. Un esempio su tutti. In provincia di Latina ci sono due emodinamiche. Sono indispensabili in caso di infarto, un intervento può salvare la vita ma… I dati statistici parlano di una emodinamica ogni 5-600.000 abitanti, quanti ne ha la provincia pontina. E’ evidente che uno dei servizi è di troppo, è stato una esigenza “politica” e ora guai a chi lo tocca.

A Roma, 3 milioni di residenti, mettiamoci turisti e altre presenze durante l’anno 5 milioni, le emodinamiche dovrebbero essere 10. Ce ne sono 29. E se togli la convenzione a uno, ti minaccia di licenziare il personale, se la togli a un altro arriva il potente di turno e quindi non si tocca, se pensi a un altro ancora è un ente religioso e che sei matto?

E quanti casi-emodinamica ci sono? E perché non immaginare che se sono aziende, le Asl funzioni come tali e non con l’elefantiaca burocrazia pubblica? Chiedessero questo i consiglieri regionali, di maggioranza e opposizione, si impegnassero sin d’ora a non “raccomandare” nessuno per uno spostamento in ufficio o qualche improbabile unità operativa, dicessero ai cittadini qual è la situazione e si impegnassero per la sanità sul territorio. Solo così possiamo uscirne, il resto è propaganda.

Basta giocare con i conti. Caro sindaco è ora di andare a casa

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Oggi ci hanno riempito di comunicati che vanno dall’anno Innocenziano al festival della pizza, ma nessuno ci ha ancora detto ufficialmente dal Comune di Anzio che il parere dei revisori dei conti sul riaccertamento straordinario dei residui è arrivato ed è negativo.

Il che mette in discussione l’intero impianto del bilancio, mette a rischio il preventivo 2015, fa bussare alla porta il commissario con lo scioglimento del consiglio comunale. Il prefetto Gabrielli sembra più attento del suo predecessore e qualcosa dovrà pur fare se ad Anzio continuano a giocare.

Si parla, ora, di un’ennesima delibera per il riaccertamento, una eventuale foglia di fico per cercare di salvare il salvabile. Altrimenti il capro espiatorio c’è già. E’ il dirigente dell’area finanziaria, Franco Pusceddu. Negli ambienti di una frastagliata e litigiosa maggioranza da giorni si dice  “ci manda a casa Pusceddu“, dimenticando che forse è grazie a lui se il Comune non è ancora sciolto e se c’è chi può mettersi medaglie in petto con uno spettacolo, per esempio, o qualche altra singolare iniziativa. Beh, il sindaco aveva addirittura parlato di “complotto“, ciò che dice la maggioranza è nulla…

Il consuntivo e il riaccertamento andavano approvati – per legge – entro il 30 aprile. Un provvidenziale guasto tecnico e una malattia hanno fatto guadagnare giorni. Quando l’opposizione si è rivolta al Prefetto questi ha dato il classico sollecito concedendo 20 giorni ulteriori.

Si è arrivati in Consiglio il 4 giugno senza aver consegnato il materiale necessario all’opposizione – il Pd ha fatto mettere a verbale che la seduta era nulla ed è uscito, altri si sono associati non partecipando al voto – ma la maggioranza è andata avanti. Lo stesso giorno la giunta ha approvato la delibera sul riaccertamento omettendo – rasentando il falso – il parere negativo dei revisori  arrivato via posta certificata prima della riunione dell’esecutivo.

Quando il segretario generale se n’è accorto, altra delibera, una pezza a colori alla “svista”, stavolta prendendo atto del parere e chiedendo di riformularlo sulla base dei documenti forniti. Altri giorni, altro tempo, ma il Prefetto non dorme ed ora di smetterla di giocare con i conti.

Pusceddu ha risposto, da diligente dirigente, alle indicazioni politiche. Ha messo dei paletti, quelli che poteva, come hanno fatto altri suoi colleghi. Se ci ritroviamo nuovi debiti fuori bilancio per circa 1,5 milioni sui rifiuti chi ha fatto spendere quei soldi? E perché?

Se non abbiamo mai recuperato 17 milioni di euro di residui attivi precedenti al 2010, 13 dei quali per rifiuti, chi doveva occuparsi politicamente di farlo? O evitare di andare a cercare chi non pagava è servito a ottenere voti? Ditecelo, per piacere…

E si può presentare un preventivo 2015 con un avanzo di amministrazione (oltre 9 milioni) vincolato ma del quale difficilmente si potrà disporre?

Se c’è un errore che hanno commesso Pusceddu e gli altri dirigenti – non lo dico da oggi – è stato spesso di essersi piegati troppo alle volontà politiche, vuoi per quieto vivere o vuoi per avere magari la possibilità di gestire ognuno il suo piccolo orto al meglio, senza un disegno organico di quella che dovrebbe essere l’azienda-Comune. Ma se il Prefetto manda un commissario non gettiamo la croce addosso a chi non lo merita. Piuttosto la politica ha chiesto, alla dirigenza, ben oltre ciò che poteva. Basta ricordare la triste vicenda che vede tre condanne in primo grado. Ingiuste quanto si vuole, ma arrivate.

Per questo caro sindaco, è ora di prendere coraggio e andare a  casa. Basta giocare con i conti, non fate un’altra delibera, evitateci questa pantomima e assumetevi le responsabilità politiche di questa situazione che configura il dissesto finanziario di un ente ereditato con i conti a posto e che sarà lasciato alla berlina.