Capo d’Anzio, altra “tegola” sui conti. E tutti tacciono. Vero Commissione?

La campagna 2008, quando Bruschini fu sostenuto da De Angelis

Facciamola semplice: io avvio un contenzioso perché chi c’era prima di me non ha consentito di svolgere regolarmente l’attività. Sulla base di quel contenzioso penso di dover essere risarcito per 200.000 euro e invece il Tribunale me ne riconosce 40.000. Risultato? I miei conti non tornano.

Alla Capo d’Anzio è successo esattamente questo, nel contenzioso con le cooperative di ormeggiatori che non rilasciarono le aree per un periodo e nei confronti delle quali venne avviata la causa civile. Conclusa con una recente sentenza che riconosce alla moribonda società che doveva costruire e realizzare il porto ma si limita semplicemente a gestirlo, quanto stabilito da una consulenza tecnica e cioè poco più di 40.000 euro. Il che significa che la società – avendo inserito in bilancio con formule di rito rispetto a un’eventuale soccombenza, quella somma – deve mettere una ulteriore “pezza”. Non c’è bisogno di essere esperti in ingegneria finanziaria, materia tanto cara a chi ha diretto la Capo d’Anzio (ricordiamo che c’è un processo per falso in bilancio a carico di ex amministratori) per capire che sui conti prossimi al fallimento adesso c’è anche questa gatta da pelare.

La vicenda venne affrontata nella fase di passaggio tra l’ex presidente, il generale Marchetti che ci prometteva Montecarlo, e l’ultimo amministratore nominato dalla politica, il professore che di crack se ne intende, Ernesto Monti. I crediti andavano svalutati, secondo una consulenza di una società di revisione del 2020 ma il bilancio avrebbe avuto una falla ulteriore e così si è andati avanti. Oggi che la sentenza afferma che la parte attrice ossia la Capo d’Anzio: “Non ha dato prova della allegata sua maggiore capacità (rispetto a quella mostrata dalle due cooperative convenute) nella gestione della zona portuale in esame ovvero della sua maggiore organizzazione operativa che avrebbe potuto in concreto determinare un abbattimento delle spese di gestione (considerato per altro che, come risulta dagli atti processuali, l’attrice ha utilizzato dopo il 22.4.16 e ancora dopo i beni delle due convenute presenti sui luoghi al fine di espletare il servizio di assistenza portuale) ovvero di conseguire maggiori afflussi di utenze tali da determinare un rilevante aumento (…) Inoltre la stessa attrice, ottenuta dalle cooperative convenute la disponibilità materiale della Darsena, ha scelto di conferire immediatamente alle stesse convenute la gestione dei
servizi portuali d’ormeggio in tal maniera non dimostrando di essere pronta strutturalmente ed
operativamente a gestire direttamente il porto
“. Oggi lo è?

Dovrebbero dircelo la commissione straordinaria, che si distingue per un assordante silenzio sulla vicenda, l’amministratrice unica transitata in pochi giorni dalla Aet alla Capo d’Anzio, il dirigente “signorsì” che prima scriveva una cosa, poi un’altra, e non ha mai allegato alle delibere sul bilancio il piano industriale della società citato – copiando e incollando – dai precedenti atti.

Qualsiasi altra società avrebbe portato i libri in tribunale, qui la commissione ha persino omesso – accampando scuse risibili – almeno di costituirsi parte civile nel processo sul falso in bilancio. A chi giova questa agonia sul porto e perché? Ah, come mai del bilancio 2022 ancora non c’è traccia?

Eugenio, quel largo, il mio grazie. Ma chiudiamo via Ambrosini

Mentre Velia scopre la targa che porta il nome di Eugenio Mingiacchi “cittadino e imprenditore” la commozione è inevitabile. A lui sono legati ricordi indelebili: le prime richieste di sponsorizzazione per una caccia al tesoro, quelli della nascita e del consolidamento del “Granchio” (“se ci credete mettete 100.000 lire al mese, se poi aspettate un figlio ce li metto io”), le tombolate, i consigli se avevi un problema, il suo guardare avanti – pochi forse sanno che il primo provider internet ad Anzio e Nettuno lo installò lui – l’amore per la città. Eugenio è stato cittadino nella migliore accezione di questo termine e imprenditore capace di spaziare su diversi fronti. A 18 anni dalla sua scomparsa l’intitolazione di quello spazio di fronte alle scuole di via Ambrosini chiude una vicenda con il Comune che sarebbe lungo e inutile raccontare. I familiari, forti dei suoi insegnamenti, hanno fatto un gesto di generosità che rende onore a loro e alla memoria di Eugenio. A loro va – per quello che conta – il ringraziamento di chi scrive. Simone, il figlio maggiore, ha ricordato che occorre guardare al presente e allora voglio lanciare una sfida che – sono certo – sarebbe piaciuta anche a Eugenio.

È un’idea non di oggi, venne persino immaginata per un periodo prima che l’allora sindaco Luciano Bruschini disse no a cose fatte: chiudere via Ambrosini almeno al momento di ingresso e uscita delle scuole. Niente auto, “riprendiamoci la strada” – così recitava l’iniziativa del Consiglio di istituto di allora che forse la dirigente scolastica intervenuta ieri potrebbe rispolverare. Restituiamo la strada ai bambini, insegniamo loro che pochi passi non sono un problema e non c’è bisogno di “infognarsi” fino davanti al cancello delle scuole. All’epoca venne immaginato un percorso pedonale da Villa Albani da un lato e da via Fanciulla d’Anzio dall’altro, ma anche fare scendere i bambini dall’auto (se proprio non si può fare altrimenti) all’inizio di via Ambrosini e farli proseguire a piedi.

Immagino già le obiezioni, di fronte alle quali Eugenio con il suo indimenticabile sorriso avrebbe convinto tutti. Il problema? La burocrazia, certo, ma anche genitori poco inclini a far camminare i figli per poche decine di metri. Sarebbe l’ostacolo più grande da superare, ma mai dire mai.

Ah, già che ci siamo, almeno finché via Ambrosini sarà aperta e siccome il passaggio tra le due scuole conduce a Villa Sarsina, sarebbe bene dare un piccolo segno di discontinuità, evitando di passare in auto mentre entrano o escono i bambini.

Una piccola riflessione, infine. Nel suo intervento la coordinatrice della commissione straordinaria, prefetto Antonella Scolamiero, ha sottolineato come ad Anzio ci sia tanta brava gente. Non avevamo dubbi. Certo dire “lasciamo stare perché siamo qui” – riferito alla presenza della Commissione – è parso fuori luogo. Non dobbiamo lasciare stare, signora prefetto, perché lo scempio compiuto dal “sistema Anzio” e i legami con ‘ndrangheta e camorra sono scritti nelle pagine dello scioglimento del Comune e dell’operazione “Tritone”. Ah, per quella che mi piace chiamare legalità delle cose quotidiane, ho visto rimuovere due veicoli dal piazzale che si stava per intitolare. A memoria (ma posso sbagliare), non ricordo altre rimozioni in questa città. Anche per questo non dobbiamo lasciare stare…

Il Gattopardo ad Anzio, a cominciare dai rifiuti

“Cambiare perché nulla cambi”. Qualche sera fa, in tv, è stato trasmesso “Il Gattopardo”, capolavoro di Luchino Visconti che ha portato sulle scene quello letterario di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Una situazione che sembra ben attanagliarsi alla nostra martoriata Anzio, dove neanche l’arrivo della commissione straordinaria dopo lo scioglimento del Comune, per condizionamento della criminalità, sembra aver dato una svolta.

Non abbiamo ancora letto nulla, tranne che è agibile la piscina finora usata senza la dovuta certificazione grazie ai soliti “signorsì”, su quanto denunciato dal personale che lavora per l’Aet ovvero la società nella quale siamo entrati in fretta e furia dopo aver prorogato – di fatto – l’appalto alla Camassa. Società, questa, che guarda caso è al centro dell’inchiesta Tritone e dello scioglimento del Comune. Dichiarazioni dei sindacati – si legga il Messaggero del 15 agosto – che sono di una gravità inaudita, perché l’Aet – che all’1% è anche nostra – sta usando meno personale. Che la città sia sporca, invece, se ne accorgeranno sicuramente anche i commissari. Così come non c’era bisogno di un articolo se i controlli sulla partecipata vengono svolti. Ora la domanda sorge spontanea: stiamo pagando ad Aet quanto pattuito per un numero di operatori, mentre ne sta usando di meno? O ci sono contestazioni a riguardo? E’ cambiato qualcosa con l’arrivo del neo dirigente – “un bel 110” – a parte il fatto che è in ferie, quando almeno chi lo ha preceduto ad agosto restava qui perché siamo in un posto di mare dove le presenze si moltiplicano? Aspettiamo di avere lumi, come ci auguriamo di non leggere – copiate e incollate – roboanti frasi sulla raccolta differenziata.

Andare in Aet – come tutti i passaggi precedenti sui rifiuti, basta leggere i dati di Ispra ambiente – è stato un altro fallimento del “modello di amministrazione” che la destra ci ha propinato per anni, riuscendo però con la gestione di quel settore a vincere le elezioni. Con il frettoloso “porta a porta” avviato da Placidi nel 2013, le “squadre volanti”, il caporalato con il personale che si andava a prendere fuori a un bar. I commissari dovrebbero saperlo bene, conoscono le carte della commissione d’accesso e di “Tritone”. Dove leggiamo: “(…) ha saputo di queste venti assunzioni che dovrebbero esserci nel periodo estivo (….) i voti sono sicuri in quanto sono calabresi“. Funzionava così ed eravamo alla vigilia delle elezioni del 2018. Ha continuato a funzionare così, ma ora che il personale è ridotto all’osso cosa si sta facendo? Se la società partecipata, che ha chiuso il bilancio con una perdita che in parte pagheremo anche noi, non rispetta il contratto va contestata. E’ stato fatto? Lo sarà?

All’insediamento della commissione straordinaria da questo umile spazio si era chiesto di ripartire dalla legalità delle cose quotidiane e da una “sana” rotazione di figure all’interno del Comune. Di chi ha poteri decisionali e non ha brillato – per esempio – tanto da finire nelle pagine di “Tritone” e in quella della relazione della commissione d’accesso. Di chi ha provato a nascondere i documenti, di chi aveva un ruolo a fianco del sindaco e opportunità avrebbe voluto che andasse altrove. Non è successo, tranne che per chi da oggi a domani è stato tolto da un servizio che funzionava. E l’unica affermazione di legalità delle cose quotidiane vista finora è per il chiosco di Villa Adele. La titolare avrà anche torto, ma la stessa dignità di cittadina di chi in Comune viene ascoltato, mentre a lei viene negato. Ecco, prima di occuparsi di quella vicenda, la commissione avrebbe fatto bene a chiedere ai propri uffici cosa volesse dire “sappiamo io e te perché stai lì” pubblicato sui social lo scorso anno e poi presto rimosso. Non è questione di condizionamento della criminalità – che pure c’è stato – ma di atteggiamento mafioso che purtroppo parte della classe politica e dirigente ha introitato.

Se poi, come per l’agibilità della piscina, la commissione volesse farci sapere che fine farà la Capo d’Anzio, cosa accade sulla gestione “allegra” del patrimonio, qual è la situazione del bilancio (è arrivato un altro debito da pagare, bollette mai saldate dal “modello di amministrazione”), cosa fa la polizia locale per il controllo del territorio a parte vietare il passaggio su via Fanciulla d’Anzio perché i rami sono bassi, glie ne saremmo grati.

La commissione straordinaria non ha certo la bacchetta magica, ma l’impressione è che dopo nove mesi si sia arrivati a un punto tipo “stavamo meglio quando stavamo peggio” e si rimpianga la politica che con la complicità di certa dirigenza pubblica ci ha portato fin qui. Spero di sbagliare e di essere presto smentito.

Querela a Lina? La voglio anch’io

Leggo dai social che Lina Giannino, consigliere comunale del Pd, di opposizione, prima dell’onta dello scioglimento causato politicamente dal centro-destra e da una macchina amministrativa poco specchiata per quanto emerge dalle carte, rischia di essere querelata dalla polizia locale.

Motivo? Ha espresso le sue idee su facebook rispetto all’attività della stessa polizia locale, quindi – immagino – è accusata di lesa maestà. Come ricordavo in passato, Lina Giannino ha preso il mio posto in consiglio comunale e ha svolto il suo ruolo – con tanto di minacce e sede Pd devastata – come andava fatto. Cosa che ovviamente non piaceva a tutti e che ha avuto il sostegno di chi era fuori da quello che l’ex sindaco aveva definito il “recinto”. Che ci fossero entrati quelli che in campagna elettorale avversavano De Angelis, fa parte del modo di far politica in questa città e più in generale del “sistema” Anzio. Ben noto anche a chi oggi è al vertice dei vigili.

Fatta questa premessa, se la polizia locale querela Lina voglio essere co-indagato, insomma querelato anch’io. Sì, perché rispettando il lavoro di tutti e conoscendo le carenze di personale dei vigili urbani (si trascinano da anni) a me piacerebbe che quel corpo fosse una polizia di prossimità e che i suoi componenti si accorgessero, per prima cosa, di ciò che gli accade intorno. Così, spesso, non è e non è stato. Quando con “Il Granchio”, anni fa, ci accorgemmo che sui basolati romani al faro era stato steso asfalto e avviammo una battaglia, ad esempio, pur passando lì davanti chissà quante volte, nessuno della polizia locale si era accorto dello scempio. A memoria, il dirigente era lo stesso di oggi. Forse un altro quando una ruspa veniva parcheggiata sui resti archeologici, senza che nessuno intervenisse, mentre si costruiva l’eco mostro al “Terzo”. E se – più di recente – alla biogas venivano segnalati odori nauseabondi? “Se verranno rilevate molestie olfattive informeremo la Procura”. E’ stato più fatto? Con quale esito?

Ecco, preoccuparsi di quella che mi piace definire “legalità delle cose quotidiane”, di ciò che accade intorno, è forse il primo compito di una polizia di prossimità. Vicina al cittadino prima che al potere. Sì le multe, giusto, la viabilità, sacrosanto, le strade, ma c’è anzitutto da rendersi conto di quello che si vede e se di competenza intervenire, altrimenti segnalare alle autorità preposte. Accade? Basta ricordare la vicenda Malasuerte (altri dirigenti, va detto) e il parcheggio dato gratis per dire che almeno in quel caso non è accaduto. Oggi? Fatichiamo a vederlo e sarà un problema nostro, però guai a sollevare critiche.

Eppure la polizia locale è stata sbeffeggiata – comandante in testa – a livello globale, quando l’ex assessore Ranucci fece il suo show. Ne seguì una denuncia sacrosanta, peccato che al processo che ha mandato assolto perché “disperato” lo stesso Ranucci, qualcuno si sia dimenticato (o abbia scelto?) di costituirsi parte civile. Indovinate chi? E si può dire questo o è lesa maestà? Sarebbe stato assolto ugualmente, forse, ma non esserci è stato un favore e un pessimo messaggio. Forti con i deboli e deboli con i forti.

Venimmo identificati, per esempio, a una manifestazione sotto Villa Sarsina per il caso rifiuti, dove c’era uno schieramento mai visto anche di polizia locale. Peccato che volessimo far mettere a verbale che quell’appalto era in proroga da tempo e la Camassa stesse lavorando fuori dalle norme (cosa che la commissione d’accesso ha poi accertato) ma ci fu detto che dovevamo solo dare i documenti. Eppure stavamo denunciando un fatto. Come quello che non potè dare la carta d’identità per essere identificato, perché “il Comune mi ha dato appuntamento fra sei mesi”. Era una denuncia anche quella. Meglio girarsi dall’altra parte, suvvia.

Come quando c’è da eseguire qualche ordinanza o andare a chiudere il campo di Falasche e il personale – in forze il giorno di quella manifestazione a Villa Sarsina – sistematicamente non c’è.

Ah, per la cronaca: ad agosto inoltrato i permessi di parcheggio per i residenti ancora non ci sono, si viaggia con foglietti “volanti”. Eppure l’estate arriva ogni anno, forse era il caso di organizzarsi per tempo.

Il Comitato per la sicurezza va bene, ma niente passerelle

Il prefetto Lamberto Giannini (Foto il Messaggero)

Ha fatto bene il prefetto di Roma, Lamberto Giannini, a convocare il comitato per l’ordine e sicurezza pubblica ad Anzio. La situazione è fuori controllo e non da oggi. In passato altri comitati si sono riuniti qui ma dopo l’iniziale euforia, la situazione non è cambiata. Anzi, è peggiorata. Facile dire che certi fenomeni ci sono in tutta Italia, meno ammettere che la sicurezza percepita su questo territorio è ormai ai minimi termini.

Per questo l’augurio è che il comitato non sia una passerella, dove ciascuno dice che fa il massimo sforzo, si aumenteranno i controlli e che non si deve fare allarmismo. Un anno fa venne ucciso un ragazzo sulla riviera di Ponente e da allora cosa è cambiato? Nulla. Esiste, come provai a sottolineare, una precisa responsabilità delle istituzioni.

La stessa che ha portato al commissariamento del Comune per condizionamento della criminalità. Di fronte al quale il prefetto sarà certamente a conoscenza del fatto che la commissione straordinaria inviata ad Anzio non è che stia brillando, sotto molti aspetti. Ignoriamo che fine debba fare la Capo d’Anzio, per esempio, come sta andando con la Aet perché la città è piena di immondizia, se viene rispettata o meno l’ordinanza sul suolo pubblico, perché non si dà corso a sentenze del Tar e via discorrendo.

Prefetto che avrà certamente contezza della scarsa presenza di mezzi di polizia e carabinieri durante la notte, per un’area che va dai confini con Pomezia a quelli con Latina e normalmente conta oltre 100.000 abitanti ma d’estate li triplica. Saprà che la polizia locale in termini di controllo del territorio fa poco o niente (e se lo fa, evidentemente non lo dice contribuendo a far crollare la sicurezza percepita) e se il dirigente viene minacciato da un ex assessore evita pure di costituirsi parte civile.

Si prenda atto di una situazione allo sbando e si intervenga, andando oltre i “pattuglioni” che vedremo nei prossimi giorni ma investendo in politiche di sicurezza. Non è facile, né possiamo militarizzare una città, ma è ora di intervenire almeno per salvare il salvabile. Il resto lo ha compromesso chi dal ’98 a oggi in nome del “c’avemo i voti” ci ha ridotto così e oggi vorrebbe far credere che senza la politica la città è fuori controllo. No, c’era già prima, quando anche rispettare almeno la legalità delle cose quotidiane era un disturbo.

Il dirigente “nominato” su facebook (coincidenza?) e il “dec” postumo. Cara commissione…

“Che ci inventiamo oggi?”. E’ quanto scrive sul suo profilo facebook Eugenio Maria Monaco, nominato dirigente all’ambiente e patrimonio del Comune di Anzio il 20 giugno ma non ancora in servizio. “Un bel 110”, risponde uno dei componenti della commissione straordinaria, Francesco Tarricone, molto attivo sui social, all’esordio prodigo di risposte ai cittadini, di recente preso dai selfie con la segreteria – confermata in blocco – dell’ex sindaco. Cosa c’è che non va? Apparentemente nulla, ma…. il post è dell’1 aprile del 2023 e oltre alla necessità di prendere un dirigente che si occupasse di settori strategici, nei quali si annida il fallimento del “modello di amministrazione” decantato dal centro-destra in 25 anni, non c’era un solo atto predisposto per nominare con il “110” – vale a dire l’articolo del decreto legislativo 267/2000, appunto, un dirigente. La delibera che approva il piano delle assunzioni è del 13 aprile. Quella che modifica la struttura dell’ente e giustamente punta a togliere dal “signorsì” (inspiegabilmente divenuto di ruolo e ancora al suo posto, nonostante le relazioni delle commissioni d’accesso ad Anzio e Nettuno) settori strategici e nei quali non ha assolutamente brillato, dell’11 maggio. L’atto che stabilisce la necessità di arrivare alla “costituzione di un rapporto di lavoro a tempo determinato ex art. 110 , cui conferire incarico dirigenziale dell’Area Ambiente e Patrimonio” è del 17 maggio. L’avviso pubblico del 26 maggio, con scadenza il 10 giugno. Alla selezione si presentano in quattro e indovinate chi vince? Eugenio Maria Monaco. Quella risposta dell’1 aprile è una coincidenza o la commissione aveva già deciso per lui? E che differenza c’è, a questo punto, con le scelte che Bruschini e Zucchini fecero nominando gli allora dirigenti alla polizia locale (lo “sceriffo” Sergio Ierace promosso da D1 al massimo grado, colui che fece dare gratis alle società di parcheggio per Ponza le aree dietro al porto) e alle finanze (Patrizio Belli, con un titolo per un altro e conseguente condanna della corte dei conti a chi lo scelse?)

Dirigenti che De Angelis tenne inizialmente con sé, il primo buono per essere chiamato affinché si togliessero i sigilli a un ristorante, il secondo andato via da solo dopo aver “dormito” sul caso del campo di Falasche, ancora attualissimo, mentre sempre De Angelis faceva rientrare il “signorsì” che prima diceva una cosa sulla Capo d’Anzio e poi ci ripensava. Ecco, proprio il dottor Tarricone all’esordio ad Anzio aveva parlato di “treno in corsa” e “conti a posto”. Se potessimo capire oggi qual è la situazione, forse sarebbe meglio. E con tutto il rispetto per la commissione e i suoi componenti, ci piace ricordare che sono arrivati a ristabilire regole calpestate e tenere lontani gli appetiti di personaggi vicino a camorra e ‘ndrangheta che in Comune, direttamente o meno, avevano messo le tende. A proposito di regole: è normale, opportuno, quello che volete voi, “annunciare” su un profilo accessibile al pubblico “un bel 110” dando l’impressione, alla luce di quanto accaduto dopo, che si era già scelto? Alla faccia di chi si è presentato alla selezione… Senza contare che quando a Viterbo è arrivato il nuovo sindaco, la prima cosa che ha fatto è stata non confermare Monaco. Ovviamente, però, avrà certamente le capacità necessarie. Ad Anzio lo aspettiamo all’opera (sempre che qualcuno, a questo punto, non voglia sollevare il caso) perché su patrimonio e ambiente c’è tanto da fare e senza sconti. A cominciare dalla Aet, della quale abbiamo – amministratrice della Capo d’Anzio, società della quale si sono perse le tracce mentre vediamo che il porto è vuoto – una ex consigliera, in carica lì fino al giorno prima della pubblicazione del bando per la società del porto. Singolare coincidenza, anche qui.

Ma mettendosi ad approfondire qualche atto, ce n’è sempre bisogno, a proposito di ambiente e in particolare di rifiuti c’è un altro caso che emerge. La determina 54 del 20 giugno assunta dall’attuale dirigente dell’ambiente, Marco Pistelli, affida l’incarico di direttore dell’esecuzione del contratto relativo alla manutenzione del verde pubblico e servizi accessori all’ingegnere Alessandro Angelini. Bene, se non fosse che “l’incarico di cui sopra ha decorrenza dal 1/02/2023 con durata sino al 31/07/2023, rinnovabile nelle more delle procedure per l’individuazione di nuovo contraente”. Delle due l’una: o l’ingegnere ha lavorato dall’1 febbraio a oggi senza alcun incarico formale o ha proprietà di veggente per ricostruire quanto accaduto dall’1 febbraio e fino alla determina. In ogni caso, ha fatto contestazioni? E quali? Le condizioni della città sono sotto gli occhi di tutti, cara commissione…

“Eh, ma il Pd…” Ultima chiamata, oltre le “conte” interne

L’articolo uscito sul Granchio

dopo le primarie del 2007

Nell’ultimo anno, dopo il trasferimento per ragioni di lavoro a Frosinone, ho conosciuto meglio Francesco De Angelis. È il plenipotenziario del Pd in quella provincia, è stato assessore regionale ed europarlamentare, da stasera (26 giugno) presidente del partito nel Lazio. Nella “corsa” che ha portato Daniele Leodori a essere eletto segretario regionale in modo quasi plebiscitario ha detto “in questi anni abbiamo votato molto e discusso molto meno”. È uno spunto che vale ancora di più ad Anzio, dove il PD ha vissuto l’ennesimo passaggio interno. Chi sosteneva Maria Cupelli all’assemblea regionale ha “vinto” contro chi, invece, era dalla parte di Abate e Bernardi. Ex Pci contro ex Dc, pure alleati quando alla segreteria di Anzio, invece, era candidato Gabriele Federici. Nessuno dice che al voto sono andati in meno di 300, contro i circa 3.000 delle prime edizioni delle primarie, fossero per la segreteria regionale o Bersani contro Renzi (con tanti che sostenevano il primo e poi virarono sul secondo) o persino per le “parlamentarie” tra Natale e Capodanno. È noto che essendo tra i fondatori del Pd (quando al cinema Fiamma per le primarie c’erano liste che corrispondevano alle “correnti” dei precedenti partiti) e avendone spesso criticato le scelte sono stato “indigesto”. A maggior ragione quando fui indicato come candidato sindaco.

Ma il punto non è questo, leggo toni – gli ennesimi – di chi avrebbe “preso” il Pd. Per farne?
Intervenendo all’incontro dopo l’incidente di percorso che ha portato alle dimissioni di Luigi Visalli ho sostenuto che da una dolorosa vicenda personale si potesse prendere spunto per ripartire. Senza infingimenti, tessere fatte o meno, “simpatie”, strategie a perdere che spesso hanno fatto il gioco della destra. Come quando Bruschini non aveva la maggioranza e qualcuno scelse di stare sull’Aventino, non partecipando ai Consigli comunali che gli consentirono di tirare a campare e continuare a vincere. Ma proprio perché il Pd le elezioni ad Anzio non le ha mai vinte, si vuole dire che la destra De Angelis-Bruschini-De Angelis – aprendo falle pericolosissime verso ambienti della criminalità che hanno portato allo scioglimento del Comune – ha governato dal ’98 in poi? La vogliamo smettere con la storia che tanto piace ad Anzio e recita sempre “Eh… ma il Pd”. Di errori ne ha commessi, certo, ma non ha governato e oggi deve cominciare a immaginare di farlo. Preoccupandosi di “prendersi” il partito o di avere le chiavi della sezione, certo, ma poi di farne una realtà presente sul territorio a partire da una sede aperta. Di dialogare con chi è andato altrove ma ha compiuto un percorso insieme, con il civismo vero e non di facciata, con quella città della quale non si conoscono più le esigenze. Il Pd che ad Anzio non ha governato ma quando lo ha fatto in Regione ha garantito, per esempio, la praticabilità del canale di accesso al porto, realtà che attraverso la Capo d’Anzio la destra ha portato al fallimento. O gli investimenti sulle barriere di protezione per l’erosione.
Allora, tornando ad Anzio, intanto serve che il PD “investa” considerando questo territorio (insieme alla vicina Nettuno) una emergenza nazionale. Per il partito, chiamato a svolgere un ruolo di conoscenza e proposta da Sacida al porto, da Zodiaco a Marechiaro, e per la città stessa.
Perché l’onta dello scioglimento ha la responsabilità politica, intera, del centro destra. E perché con l’insediamento della commissione straordinaria (che su diverse cose non sta brillando) la Politica – sì, con la maiuscola – non è finita, anzi deve riaffermarsi e proporre. Il 2025, ammesso che voteremo, è dietro l’angolo. C’è da discutere, per dirla con Francesco De Angelis, prima di “contarsi”. C’è da immaginare, insieme a chi non ha condiviso le esperienze del centro-destra o se n’è andato sbattendo la porta da quella coalizione – un modello di città che guardi almeno al 2050 dopo essere ripartita da quella che mi piace chiamare legalità delle cose quotidiane e dai servizi essenziali.
Per farlo occore capire, studiare, lavorare sui dati, proporre, agire. Può farlo il Pd? A modesto parere di chi scrive, ha il dovere di farlo. Con una nuova segreteria, un nuovo congresso, l’ennesima “conta”? Conosco poco le dinamiche da seguire in questi casi ma rappresenterebbe, forse, il colpo di grazia. Allora sarebbe il caso che la Schlein si rendesse conto di questa emergenza e decidesse di “investire” su Anzio con un nome di prestigio e in grado di mettere d’accordo tutti. E di cominciare, insieme, a lavorare per cambiare la litania “Eh, ma il pd” in una presenza effettiva, visibile, capace di coinvolgere la cittadinanza.
Ho l’impressione che sia l’ultima chiamata e non ci saranno altre occasioni. Ma come diceva la mia amica Giovanna: “Tu leggi e scrivi, ma di politica non capisci un c….” Visti certi andazzi, aveva ragione.

Falasche, addio concessione. Non è mai troppo tardi

Pubblico di seguito la sentenza con la quale il Tar del Lazio ha respinto il ricorso del Falasche Lavinio. Avere ragione, in questi casi, conta poco. Però mi piace sottolineare che c’era chi ribadiva, quando scrivevo, “eh ma ci stanno i ragazzini”. C’era chi aveva trasformato, prima e dopo, quell’impianto in un “votificio”, al netto delle indagini su un’evasione fiscale commessa su un terreno pubblico. C’era chi, in Comune, si girava dall’altra parte perché così voleva la politica (sempre lui, il dirigente “signorsì”) e si è mosso come si legge nella sentenza solo nel 2022, quando la commissione d’accesso era insediata e si provava – invano – a nasconderle le carte. C’era, sempre in Comune, chi si arrampicava sugli specchi di pareri legali per prendere tempo, rinviare, cercare soluzioni che non c’erano. Poi, solo poi, è arrivato il provvedimento di decadenza datato 27 febbraio di quest’anno ovvero sotto la gestione della commissione straordinaria. Prima si dava retta alla politica, magari conveniva. La responsabilità della gestione del patrimonio, come quella del demanio, di una macchina amministrativa in diversi settori “votata” al sindaco o all’assessore di turno è sì di chi faceva politica ma anche di chi la seguiva per un posto al sole nella struttura. I primi hanno pagato “regalando” ai cittadini lo scioglimento del Comune, i secondi inspiegabilmente restano lì. In una qualsiasi società privata sarebbero stati messi alla porta. Ah, in tutto questo le varie società che si sono susseguite, le diverse gestioni dell’impianto, chi in Comune – politico, funzionario o dirigente – faceva sì che il Falasche gestisse come voleva quell’impianto, cosa hanno insegnato “ai ragazzini”?

LA SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 6821 del 2023, proposto da

ASD FALASCHE LAVINIO, in persona del legale rappresentante p.t., con domicilio digitale presso l’indirizzo di posta elettronica certificata, come risultante dai registri di giustizia, dell’avv. Pietro Minicuci che la rappresenta e difende nel presente giudizio

contro

COMUNE DI ANZIO, in persona del legale rappresentante p.t., con domicilio digitale presso l’indirizzo di posta elettronica certificata, come risultante dai registri di giustizia, dell’avv. Chiara Reggio d’Aci che lo rappresenta e difende nel presente giudizio

per l’annullamento

previa sospensione dell’efficacia,

del provvedimento prot. gen. n. 15500 del 27/02/23 con cui il Comune di Anzio ha dichiarato la decadenza della ricorrente dalla convenzione n. 2938/2021 serie 3 avente ad oggetto la gestione dell’impianto sportivo comunale “Villa Claudia”;

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio della Citta’ di Anzio;

Vista la domanda di sospensione dell’esecuzione del provvedimento impugnato, presentata in via incidentale dalla parte ricorrente;

Visto l’art. 55 cod. proc. amm.;

Visti tutti gli atti della causa;

Ritenuta la propria giurisdizione e competenza;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 30 maggio 2023 il dott. Michelangelo Francavilla;

Considerato che il ricorso non è assistito da sufficienti profili di fondatezza;

Considerato, in particolare, che:

– il gravato provvedimento di decadenza contesta alla ricorrente il mancato pagamento sia delle somme dovute a titolo di canone per la concessione attualmente in essere sia di quelle riferibili alla precedente concessione;

– è incontestato che la ricorrente non abbia mai pagato (per oltre un anno) il canone della concessione oggetto dell’atto del 06/09/21;

– tale circostanza, di per sé, giustifica la decadenza della concessione secondo quanto previsto dall’art. 3 comma 4 della convenzione;

– la clausola in questione deve ritenersi legittima in quanto presidia e garantisce l’effettivo pagamento del canone concessorio costituente elemento essenziale del rapporto di diritto pubblico;

– inoltre, l’entità dei canoni non pagati e riferibili alla concessione del 06/09/21 (la morosità si protrae da oltre 18 mesi) induce a ritenere esistente la proporzione tra inadempimento e misura decadenziale adottata;

– ne consegue l’irrilevanza, ai fini della valutazione di fondatezza del gravame, di ogni contestazione circa la debenza delle somme riferibili alla precedente concessione;

– in senso favorevole alla ricorrente non può essere nemmeno valorizzata l’offerta di pagamento, da essa formulata con messaggio di posta elettronica del 01/03/23, da ritenersi del tutto tardiva;

– in proposito, va rilevato che la ricorrente ha omesso di provvedere al versamento nonostante le sollecitazioni più volte in passato formulate dall’amministrazione comunale con note del 18/07/22 e dell’11/08/22 (quest’ultima comunicata in pari data) e con la comunicazione di avvio del procedimento trasmessa all’associazione esponente il 23/09/22;

– nello stesso senso, un impegno spontaneo al pagamento, formulato dalla ricorrente con nota del 22/07/22, non ha avuto alcun seguito;

Considerato che, per questi motivi, l’istanza cautelare deve essere respinta;

Considerato che la reiezione della domanda cautelare comporta la condanna della ricorrente al pagamento delle spese della presente fase processuale il cui importo è liquidato in dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda Bis):

1) respinge l’istanza cautelare;

2) condanna parte ricorrente a pagare, in favore del Comune di Anzio, le spese della fase cautelare il cui importo liquida in euro duemila/00, oltre iva e cpa come per legge.

Il coraggio e le capacità: 21 donne, la nostra Costituzione. A lunedì

Quelli della mia generazione ricorderanno, se non a memoria, che a scuola si studiava la “Spigolatrice di Sapri”. Il verso “eran trecento, erano giovani e forti….” rimbalza forse anche nella mente di qualcuno più giovane che nei moderni programmi di formazione in qualche modo lo avrà almeno sentito. Se quella spedizione purtroppo finita male, doveva servire a rivoltarsi contro i Borboni nel regno delle due Sicilie, ce n’è stata una – 90 anni dopo – che la rivoluzione l’ha fatta davvero. In silenzio, o quasi, con coraggio e grande capacità. E’ quella delle 21 donne che “fecero la Costituzione”, come ci ricorda il libro di Angela Iantosca e Romano Cappelletto (edizioni Paoline) che lunedì 5 giugno alle 18 presentiamo ad Anzio, presso la sala consiliare di Villa Sarsina. L’iniziativa dell’associazione “Oltremente” dell’infaticabile Maria Teresa Barone è patrocinata dal Comune.

Nel dorso di copertina si legge: “Chi sono le ventuno donne che hanno contribuito all’elaborazione della Costituzione italiana? Quali sono le loro storie, la provenienza, le battaglie che hanno portato avanti, sacrificando spesso la vita privata e la propria famiglia in nome di un bene comune? Questo libro prova a raccontarlo attraverso le loro stesse voci, con una narrazione in prima persona che restituisce ai lettori la passione di chi ha partecipato alla ricostruzione di un Paese appena uscito da una devastante guerra. Il testo, rivolto agli studenti delle scuole secondarie di I e II grado, intende ricordare quelle figure, spesso dimenticate, che hanno lottato senza mai tirarsi indietro e mostrare quanta strada ci sia ancora da fare, oggi, per attuare i princìpi e le battaglie di ieri”.

Si scoprono, leggendo il libro, tante cose che oggi diamo per scontate e allora non lo erano. Anzi. Si comprende come sui diritti fondamentali lo “sguardo” delle costituenti è stato decisivo. Non era facile essere lì, in un’Italia che metteva al margine le donne, le relegava a ruoli secondari, essere protagoniste di un passaggio epocale. Eppure seppero tenere testa agli uomini, ci misero coraggio, capacità, lungimiranza. Il libro le “restituisce” attraverso i loro racconti, riportandoci all’attualità e a quanto sui diritti nulla sia acquisito per sempre. La parafrasi è azzardata ma ci sta: “Eran 21, erano giovani e forti”. E hanno scritto pagine indelebili e attualissime. Vi aspetto lunedì.

Incandidabili, le emergenze sono altre. A cominciare dal porto

Sono stato tra i primi e tra i pochi a sollevare ciò che accadeva con il sistema Anzio, a riportare atti giudiziari, in questo blog, nei quali era palese che persone vicine alla politica facevano il loro comodo approfittando di chi gestiva il Comune. Quello che è successo – con l’onta subita dalla città e lo scioglimento per condizionamento della criminalità – era un atto dovuto alla luce di quanto emerso dall’indagine “Tritone”, ma prima ancora Malasuerte e da tutte le altre attività investigative. Che hanno riguardato gli amministratori – se non penalmente – moralmente sicuramente sì e con una responsabilità politica senza precedenti.

Detto questo, più che preoccuparmi oggi degli incandidabili e di fare la “caccia” al nome (prima o poi usciranno, non è questo il punto) mi preoccuperei di pensare a un’alternativa seria da qui al 2025, quando torneremo a votare se non ci saranno altri sconquassi. Quindi a chi candidare come consigliere comunale e come sindaco, costruendo prima una coalizione che metta insieme tutti coloro che non hanno avuto a che fare con le vicende che hanno portato allo scioglimento e non solo. Coalizione che riparta dalla legalità delle cose quotidiane e dal normale funzionamento dei servizi per i cittadini.

Perché attenzione, le persone alle quali sarà contestata l’incandidabilità non sono state raggiunte da provvedimenti giudiziari e se pure lo saranno, resteranno innocenti fino a prova del contrario. Così come per le norme che regolano lo scioglimento, restano tutti candidabili fino alla Cassazione. Partiamo dal presupposto che la decisione passa per la magistratura di Velletri che su questo territorio non è che abbia mai brillato. Ammettiamo siano dichiarati incandidabili, dovremo aspettare la pronuncia definitiva prima di non vederli in lista. Conosciamo bene le loro responsabilità politiche, però, abbiamo letto la relazione della commissione d’accesso che decreta il fallimento di quello che voleva essere spacciato come un modello di amministrazione ed era invece un modo di usare la cosa pubblica per altri fini. Abbiamo letto del votificio della Camassa, della contiguità con la Ndrangheta, di come funzionavano le concessioni demaniali o come veniva gestito il patrimonio. Abbiamo scoperto che solerti funzionari e dirigenti allineati (uno ancora inspiegabilmente al suo posto) hanno cercato di nascondere ai componenti della commissione di accesso i documenti. Conosciamo gli atti di Tritone e quindi la responsabilità continua a essere solo ed esclusivamente politica, almeno al momento la stessa che ha adesso chi vuole e anzi deve creare un’alternativa a quel sistema.

Perché chi c’era è pronto a tornare, se non direttamente attraverso parenti o amici stretti e si deve cominciare a lavorare sin da adesso a un modello alternativo per evitare questo. E magari per tornare a occuparsi delle emergenze, prima fra tutte quella del porto e della Capo d’Anzio. Torniamo a chiedere ai commissari e all’amministratrice unica, da questo umile spazio: qual è il piano industriale della società? Perché il bilancio 2022 non è ancora approvato? E’ vero che su quello del 2021 “Marinedi” ha presentato osservazioni in sede civile quale creditore? Si sono accorti o non che il porto “turistico” è vuoto? Perché il Comune non si è costituito parte civile nel processo ai vertici per falso in bilancio? Cosa si intende fare di fronte all’ordinanza della Capitaneria che con un canale di accesso ridotto a 1,90 metri in alcuni punti sancisce che la responsabilità è dei comandanti delle unità da diporto? La politica, quel che ne resta, dovrebbe occuparsi di questo, ma anche di una stagione estiva alle porte che non ha certezze – al momento – relative a un piano di sicurezza e prevenzione degno di tale nome. Anche di un bilancio che continuano a indicarci come florido ma sul quale continuano a pesare (e non poco) residui attivi che nessuno è andato a riscuotere. Per non parlare dell’Aet, la società in “house” per i rifiuti che come volevasi dimostrare, per adesso ci fa pagare i debiti accumulati nelle varie gestioni dei Comuni che serve.

Infine una vicenda che mi addolora. Riguarda l’amico Luigi Visalli, ai domiciliari per una storia che non è relativa alla politica ma alla sua attività professionale. Il ruolo che ricopre – e dal quale è stato sospeso – ne fa però un personaggio pubblico. Qualcuno ha voluto “giocare” sulla vicenda, è noto che il Pd sul fuoco amico è imbattibile. Altri, magari, coroneranno il sogno di “prendersi” la sezione. Esistono, anche lì, delle regole e basta seguirle, democraticamente. Sulla storia penale la responsabilità era e resta personale e Luigi – come tutti quelli dei quali ho trattato in questo spazio – è innocente fino a prova del contrario. Se il Pd si preoccupasse di cominciare a pensare all’alternativa di cui sopra, anziché di “prendere” la sezione, forse le cose comincerebbero a cambiare. Difficile che accada, ne abbiamo avuto conferma negli anni, ma è ora che arrivi almeno una presa di coscienza.

La stessa della quale dovrà farsi carico quella parte di città che rifiuta il “sistema”. Esiste? Continuo a essere ottimista, ma si deve lavorare da subito a farla emergere e appassionare di nuovo al bene comune. A quello di certe consorterie, Anzio ha già ampiamente dato.