Capo di gabinetto, ma serve? Io partecipo e intanto…

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Con tempi da 3.0, ammettiamolo quando avviene, la giunta di Anzio approva l’ennesima dotazione organica, riscopre la figura del Capo di gabinetto. Radio Comune voleva arrivasse il dirigente di Ardea con il tema copiato, Agostino Gaeta ha scritto che quell’arrivo era frutto addirittura di un’intesa Forza Italia-Pd, ma un passaggio che sembrava ormai fatto ha sollevato più di qualche dubbio in maggioranza. Solo che a meno di un anno da voto diventa fondamentale, guarda un po’,  l’Ufficio di Gabinetto che il sindaco avrà “alle sue dirette dipendenze” per “l’esercizio delle funzioni di indirizzo e controllo e coordinamento di piani e progetti strategici”. Qualcosa in più della sua attuale segreteria, tanto che ora il nome che si fa è dell’attuale capo dello staff del sindaco.

A parte la schizofrenia di riorganizzazioni che finora, sbaglieremo, non hanno portato benefici al funzionamento della macchina amministrativa, ma davvero è indispensabile questo “gabinetto“? E quanto ci costerà in più? Ed è davvero una esigenza della struttura o non della politica che sui posti dirigenziali spesso gioca la sua partita? E tra i “piani e progetti strategici” ci sono forse anche le elezioni 2018? Così, per capire…

Di certo in pochi giorni si è passati dalla delibera al bando, quindi all’avviso pubblico. Riscoprendo un’anima Radicale mai sopita, parteciperò. Ho la laurea prevista, mi occupo di comunicazione, ho avuto un’esperienza nel pubblico sia pur breve con Candido De Angelis sindaco, mi aggiorno in continuazione…. Presenterò domanda, magari andrò anche alla selezione, così per “vedere l’effetto che fa” come cantava Enzo Jannacci.  Un testo che si attaglia, parafrasando, in modo perfetto alla situazione del nostro Comune.  Ovviamente se la scelta ricadesse – e non ricadrà – su di me, direi “no grazie“. Perché questa figura aveva un senso, forse, a inizio della consiliatura, adesso è un contentino o poco più.  E perché faccio altro nella vita. Ma parteciperò.

Lo farò anche per vedere i titoli altrui, perché con quello che è successo in passato ad Anzio non si sa mai. Su questo bando, come su quello dello scorso anno per il dirigente dell’area finanziaria, è scritto a chiare lettere che “Le dichiarazioni mendaci e le falsità in atti comportano responsabilità penale ai sensi dell’art. 76 del D.P.R. 445/2000, nonché decadenza automatica dalla selezione e risoluzione del rapporto di lavoro (qualora questo sia instaurato). L’accertamento del reale possesso dei requisiti dichiarati dai candidati verrà effettuato prima di procedere all’assunzione. Il candidato che non risulti in possesso dei requisiti prescritti dal presente bando, decade automaticamente dalla selezione. L’accertamento della mancanza di uno dei requisiti prescritti per l’ammissione alla selezione comporta comunque, in qualunque momento, la risoluzione del rapporto di lavoro. Non è sanabile e comporta l’esclusione automatica dalla selezione: · la mancanza dei requisiti di ammissione alla selezione; (…)

Nonostante questo, è ancora al suo posto il dirigente dell’area finanziaria che ha presentato un titolo non previsto dal bando, sul quale chi ha fatto “l’accertamento reale” rispetto ai requisiti ha commesso un errore prima dell’assunzione. Quindi ha perseverato, nonostante anche una precisa richiesta del capogruppo Pd Andrea Mingiacchi di revocare quell’atto in autotutela. Nulla, il dirigente non si tocca, la politica l’ha voluto e lo protegge, chi fa opposizione ha abdicato. C’entra poco che sia bravo e non è questione personale, davvero, ma se per primo calpesti una regola come puoi chiedere ai cittadini di rispettarle?

Sulla vicenda, come il sindaco ha confermato al consigliere Mingiacchi negandogli gli atti richiesti (!?!?), c’è una indagine in corso. Ecco, anche per evitare altre storie simili, i titoli ora che posso andrò a vederli personalmente.

Infine torniamo al capo di gabinetto. In una città come Anzio può anche essere necessario, può svolgere l’attività che un tempo era del direttore generale di coordinamento degli uffici, può “slegare” il segretario e responsabile della trasparenza e anti-corruzione da questioni gestionali (che non dovrebbe avere ma che qui ha, nel silenzio anzi con il benestare della politica tutta), può essere un valore aggiunto per il Comune intero, non per il sindaco e basta.

Rispetto a chi si candida ad amministrare Anzio nel 2018  se deve esserci un capo di gabinetto  la sfida  è quella di avere il meglio. Io prenderei un prefetto, una persona esperta che abbia svolto incarichi di commissario nei Comuni, possibilmente in quelli sciolti per condizionamenti della criminalità, data l’aria che tira dalle nostri parti. Si tratta di una  ulteriore   linea di demarcazione tra il vecchio modo di “fare” politica   e #unaltracittà

La piscina, Falasche, il resto del patrimonio: chiarezza subito

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La sede di piazza Cesare Battisti, dove si trova l’ufficio patrimonio

La vicenda della piscina ovvero del Deportivo che è stato chiuso nei giorni scorsi dalla Guardia di Finanza squarcia un velo solo per qualche novello fautore della trasparenza. Chi negli anni ha sollevato dubbi sulla vicenda veniva sbeffeggiato. Fosse Mariolina Zerella in consiglio comunale, chi scrive sulle pagine del “Granchio” per la gestione e per il muro pericolante sì, ma rifatto per mettere in sicurezza più la discoteca che altro. Persino l’allora capogruppo di Fli Mario Pennata quando Candido De Angelis era in Senato e battagliava già contro l’amministrazione Bruschini fu preso per visionario . Ai cittadini che chiedevano gli atti è capitato  che il Comune “perdesse”  l’accordo tra società sportiva As Anzio nuoto e pallanuoto – concessionaria della piscina – e l’associazione Deportivo del 15 luglio 2006, trasmesso con protocollo del 2 dicembre 2006. Così, per mettere una “pezza“, ne è stato sottoscritto un altro a maggio del 2014, eccolo

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Se sarà stato rispettato o meno lo stabilirà la magistratura. Per questa, come per altre vicende, chi è indagato è innocente fino a prova del contrario. Ciò che interessa in questo spazio è ribadire che pure le cose che nascono con le migliori intenzioni, in questa città diventano occasione per fare altro. Lo sostiene la Procura di Velletri, vero, ma non era noto da anni come funzionasse? E non erano a festeggiare proprio lì, alla vigilia del ballottaggio del 2013, il sindaco Luciano Bruschini e la stragrande maggioranza di coloro che siedono in consiglio comunale? Ed è vero o non che per diventare “soci” del Deportivo la raccolta firme avveniva – pure di recente – anche negli uffici di Villa Sarsina o piazza Cesare Battisti? Non importa la rilevanza penale, è l’andazzo che non piace. Soprattutto se un club privato usa uno spazio pubblico senza che arrivi un soldo o una utilità all’ente proprietario o alla società concessionaria.

Occorre un passo indietro, allora. Con De Angelis sindaco e Giorgio Zucchini (oggi assessore al patrimonio) direttore generale, vennero fatte le convenzioni per gli impianti sportivi. Giusto: non poteva continuare a pagare il Comune energia elettrica, gas, manutenzioni ordinarie, non ne aveva i mezzi. Si decise, allora, di affidare alle società gli impianti e intervenire solo per le manutenzioni straordinarie. In cambio? Un canone simbolico che nessuno, di fatto, ha mai pagato (e c’è una relazione in tal senso in Comune, da mesi)  e l’amministrazione “vicina“. Inizialmente con dei contributi, poi nel fare dei lavori “urgenti“, molto più spesso ignorando o fingendo di ignorare che gli impianti erano usati privatamente. Come nel caso del Deportivo emerge, ora, in modo clamoroso. Ma era palese da anni. E badate, si può anche capire che per avere delle entrate tu metti il club e mandi avanti l’attività della piscina, la squadra di pallanuoto, aiuti i meno abbienti a fare i corsi. Messa così sarebbe quasi accettabile, ma che diventi altro, una questione privata,  con la “complicità” del Comune – ripeto, a prescindere dall’aspetto penale – no.

La piscina è una cosa, la vicenda di Falasche un’altra, ma qual è il quadro generale? Non a caso ormai da mesi da questo umile spazio è stata lanciata una sfida che in Comune si guardano bene dall’accettare: on line tutto, schede, gestori, spese, finanziamenti, lavori fatti e via discorrendo. Non li vedremo mai, non da Bruschini, Zucchini e dalla maggioranza ormai allargata a De Angelis e ai suoi. Sulla storia della piscina, ad esempio, dopo il sequestro esclusi i Grilli di Anzio e Sinistra italiana, nessuna voce si è levata da quel che resta dell’opposizione consiliare. Quando si diceva che Falasche era (e resta) la punta di un iceberg non era uno scherzo. Sul patrimonio – dagli impianti sportivi alla gestione dei condomini – si fonda buona parte del consenso. Ricordo una denuncia che prendemmo con “il Granchio” per aver chiesto lumi sull’assegnazione a una cooperativa dei locali al centro “Zodiaco“, oggi sede di una palestra. E’ storia vecchia, con i protagonisti politici che sono sempre gli stessi e che tutto hanno fuorché voglia di fare chiarezza. Più facile mascherarsi dietro al fatto che è sport, è sociale. Più semplice dire “ma che ti metti a fare…

Al settore patrimonio, quello che per esempio ordinava a Falasche i lavori quando la richiesta della società arrivava dopo i preventivi…, c’è ora una nuova responsabile. Nell’augurarle buon lavoro sentiamo di dirle che non deve guardare in faccia nessuno, verificare impianto per impianto, convenzione per convenzione, e procedere senza indugi a ristabilire le regole.  Sentiamo anche  di dire – al tempo stesso – alla responsabile della trasparenza e anti corruzione di tutelare questa funzionaria dai politici che andranno a lamentarsi se finalmente si metteranno le mani su questo vaso di Pandora. Serve chiarezza, subito.

La sfida per chi vuole amministrare Anzio dal 2018 è dire che si stabiliscono criteri certi e universali (non basta avere assessori o dirigenti di riferimento, insomma) di assegnazione degli spazi pubblici, vengono revocate le concessioni a chi non è in regola,   si verifica la situazione di tutti,  si recuperano le somme dovute al Comune se ci sono, si concordano eventuali lavori da fare a scomputo dei canoni. Vale per gli impianti sportivi e per il resto del patrimonio. E’ una ulteriore e  netta linea di demarcazione tra il vecchio modo di “fare” politica e #unaltracittà

Non solo Falasche… la Finanza sequestra il Deportivo

Una gestione che per lungo tempo ha visto molti girarsi dall’altra parte. La prima a chiedere lumi, anni fa, era stata Mariolina Zerella in consiglio comunale. Inutilmente. Per anni ha condotto la sua battaglia Delia Mattioli, confinante con il locale. Dalle pagine del Granchio chi scrive sollevò dubbi sul rifacimento del muro pericolante. Nulla, per un lunghissimo periodo. Come per la gestione di Falasche, anche quella del Deportivo ha visto l’amministrazione “vicina“. A niente erano valsi, finora, accessi agli atti e segnalazioni. Di poco fa la notizia resa nota dalla Guardia di Finanza e il sequestro del locale. Di seguito il comunicato. Lo dicevamo che Falasche era (e resta) solo la punta di un iceberg….

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Discoteca, cena a bordo della piscina, feste private e banchetti vari: questa la gamma di offerte de “El Deportivo”, associazione culturale di Anzio molto conosciuta fra i giovani del litorale che utilizzava, per i suoi eventi, impianti sportivi di proprietà del locale Comune senza il pagamento di alcun canone di affitto.
E’ quanto emerso nel corso degli accertamenti svolti dai Finanzieri del Comando Provinciale di Roma che hanno appurato che i responsabili delle due associazioni coinvolte, agevolati dagli incarichi ricoperti nel tempo all’interno del Comune, hanno determinato l’adozione di atti illegittimi con i quali è stato dapprima concesso l’utilizzo all’associazione “El Deportivo” di soli 138 metri quadrati (di gran lunga inferiori rispetto a quelli effettivamente utilizzati) da adibire a   punto ristoro e, successivamente, stipulato un contratto di comodato d’uso gratuito dell’intera area.
La piscina comunale era stata concessa, dal 2007, ad un’altra associazione culturale che
esercita, nel rispetto dello scopo istituzionale, la pratica sportiva del nuoto ma, da oltre 10 anni, ne cede l’utilizzo, nel periodo estivo, a “El Deportivo” che, a sua volta, fruisce di un’area di circa 1250 metri quadrati dotata di pista da ballo, zona privée, oltre ad un’ampia area adibita a parcheggio di proprietà del Comune. Trattandosi di un bene pubblico indisponibile, gli impianti sportivi non possono essere destinati a finalità differenti e la loro concessione non può essere ceduta a terzi, né totalmente né parzialmente, pena la decadenza della convenzione stipulata con l’ente locale.
Tale situazione, in palese violazione della normativa vigente, si è perpetuata grazie
all’indifferenza dei funzionari comunali preposti alla gestione del patrimonio dell’ente locale i quali hanno omesso di dichiarare la decadenza della convenzione.
Come se non bastasse, oltre a omettere di versare all’ente locale proprietario il canone di
locazione, quantificato in oltre 170.000 euro, l’associazione “El Deportivo” beneficiava del regime fiscale agevolativo previsto per gli enti “no profit”, nonostante svolgesse esclusivamente attività commerciale.
Grazie agli elementi raccolti dalle Fiamme Gialle della Compagnia di Nettuno, la Procura della Repubblica di Velletri ha contestato il reato di abuso d’ufficio ai rappresentanti legali delle due associazioni coinvolte e ai tre funzionari comunali, disponendo il sequestro preventivo dell’area di proprietà pubblica per evitarne l’illecito sfruttamento e permettere all’Amministrazione Comunale di destinarlo a finalità di interesse pubblico“.

Archeologia e non solo: il bel programma, le scelte da fare

WCENTER 0WHCBGPAHJ  -  ( Mino Ippoliti - villa di nerone 4.jpg )PER EMILIO

In attesa di sapere quale sarà la “Summer time” 2017, finora conosciamo solo lo spettacolo gratuito di questo fine settimana, nonché i criteri che hanno portato alla scelta degli spettacoli che ci saranno proposti e le spese, c’è un programma che è partito e che ci piace.

Costa poco o nulla, punta sulle bellezze della città, le valorizza, va dalla Villa imperiale a quelle nobiliari, parla di Nerone e Caligola, porta il museo al mare, in barca, presenta libri, punta sul cinema che dovrebbe farci vivere di rendita solo per “Amarcord” che Fellini ha girato al Paradiso sul Mare. Coinvolge, come in passato è avvenuto raramente (è bene ricordare le iniziative per il Fai a favore e della Villa e del Paradiso sul mare), diverse realtà del territorio. Oggi ci sarà la prima uscita a vela, per esempio, ma è comunque apprezzabile il programma messo in piedi.

Senza liti sul palco a Villa Adele (a proposito, la “torre” montata per lo spettacolo di Sky è in regola sì?), consiglieri che vogliono fare i dirigenti, ditte amiche e via discorrendo. Da anni, in sordina, con un gruppo di volontari, andando nelle scuole o portandole a Villa Adele, nelle piazze, nei centri commerciali,  il Museo civico archeologico è protagonista di una serie di iniziative.

Più o meno condivisibili, con modalità di comunicazione che spesso esulano da quelle istituzionali, ma c’è. Se capita di andare al Salone delle Conchiglie di Villa Adele si vede in che condizioni lavora: scrivanie in mezzo, perché dopo l’incendio l’amministrazione non ha speso un euro per la sistemazione dei locali destinati agli uffici.

Del resto non è il sindaco a ripetere, ogni volta, che visto che siamo vicini a Roma uno ad Anzio che deve venire a fare? Ecco, il programma che è consultabile qui sta riscuotendo un successo inatteso forse anche per gli organizzatori.

Ecco, quando si parla di politica a modesto parere di chi scrive questo dovrebbe fare: scegliere. Dire che le iniziative turistico culturali si basano su quello che abbiamo e che intendiamo valorizzare. Il resto, i nani e le ballerine – con tutto il rispetto – che avremo anche quest’anno, può anche saltare.

La scelta, mai fatta, doveva essere quella di puntare sulla storia della città e di organizzare non solo a luglio agosto ma nell’arco dell’anno eventi “concertati” come in questo caso. Di metterli “a sistema” e poi, se c’è posto e se ci sono i soldi, fare eventi di richiamo internazionale, due o tre e non necessariamente d’estate. Il pallino – chi segue questo spazio lo sa – resta quello di avere un Nobel per la pace ogni 22 gennaio e di legare lo sbarco a quelli in Sicilia, a Salerno, alla liberazione di Roma e alla Normandia in un grande progetto europeo.

Il sogno era e resta, ma qualcosa con questo programma si muove, quello di fare della Città di Nerone un punto di riferimento per gli studiosi di tutto il mondo, dare una ricostruzione virtuale della Villa, organizzare eventi tipo quelli che si svolgono e sono sempre pieni al Foro di Augusto o di Cesare.

E ancora con un plauso a chi ha organizzato questo cartellone (e la curiosità, ma Salsedo è ancora delegata all’archeologia o è citata e basta?) l’utopia è quella di portare ad Anzio l’orchestra che a Ravello fa il concerto all’alba, scegliendo di realizzarlo al tramonto proprio lì alla Villa imperiale.

Ma per farlo la politica deve scegliere, investire le poche risorse che ha un Comune, cercare finanziamenti, legarsi a una fondazione nella quale mettere in gioco il Paradiso sul Mare, non pensare alle associazioni amiche o alle cooperative con sponsor.

Succederà? Questa iniziativa è un passo importante, la sfida per chi vuole amministrare Anzio dal 2018 è farne qualcosa di respiro internazionale. Già questa  è una linea di demarcazione tra il vecchio modo di “fare” politica e #unaltracittà

Rifiuti, delibera “mascherata” e senza pareri: accesso agli atti

La delibera 53 con la quale la giunta di Anzio ha deciso i “Piani di intervento sul territorio comunale”  presenta diversi profili di dubbio. Li hanno sollevati – unica voce nel “deserto” – i Grilli di Anzio. Pur avendo un consigliere comunale il Movimento 5 stelle, da tempo in “rotta” con il meetup che ha fatto notare una serie di incongruenze, non ha sentito l’esigenza di intervenire. Non lo ha fatto il Pd, meno che mai la ex opposizione di centro-destra.

Quella delibera non solo stabilisce che vanno fatti servizi già previsti dal capitolato, ma sa tanto di dieci posti da assegnare in piena campagna elettorale (avevo scritto, sbagliando, che erano quindici)  con un sistema che questa amministrazione ha preso a modello. Mancano solo i nomi, poi è stato scritto tutto, “mascherato” dietro la dicitura piani di intervento.

C’è dell’altro, però. Nel corpo della delibera si legge che sono stati espressi i pareri contabile e tecnico, ma in allegato sul sito del Comune (ah, la trasparenza 3.0….) non ce n’è traccia. Se fate caso, in altre delibere i pareri sono sempre allegati, qui no.

Per questo ho presentato formale richiesta di accesso agli atti affinché i pareri siano resi pubblici. In Comune gira voce che non esistano e sarebbe gravissimo aver affermato che, invece, sono stati forniti. Una svista o un falso? Lo vedremo.

 

Spettacolo saltato, “spie”e mancata programmazione…

 

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Il delegato Luciano Bruschini (foto inliberauscita.it)

Fatemi capire. Si è aperto un procedimento disciplinare per la dipendente “infedele” (a proposito, che fine ha fatto?) mentre un consigliere comunale – benché delegato al turismo – conosce le proposte che arrivano per gli spettacoli di Sant’Antonio e cita in una lettera persino il numero di protocollo di quella da approvare.

E’ normale? Si può fare? O c’è qualche altro “infedele” che lo ha aiutato ma che nessuno metterà sotto procedimento disciplinare, essendo in questo caso coinvolto un esponente di maggioranza? Si cercano le “spie” solo quando fa comodo, evidentemente…

Lo chiediamo alla responsabile dell’anti corruzione, perché a  modestissimo parere di chi scrive – ma prima ancora per la legge 267 del 2000 – i consiglieri comunali dovrebbero occuparsi d’altro. Qui, invece, c’è chi ha “valutato” le offerte pervenute (magari le ha pure chieste….) e ha  deciso qual è quella “ritenuta idonea“, quindi disposto che si facessero gli atti! Poteva essere così negli anni ’80, forse, invece il delegato Luciano Bruschini – omonimo del sindaco – sostiene che “gli uffici remano contro“, scrive sulla pagina facebook del primo cittadino il giorno del mancato spettacolo che le responsabilità sono della dirigente e del funzionario e annuncia dimissioni che non darà. Come quelle di chi le ha date lo scorso anno “irrevocabili” e invece è ancora al suo posto.

Ebbene chi remerebbe contro? Chi fa le pratiche per il delegato che poi sollecita “la tempestiva predisposizione degli atti” o chi quelle pratiche non può mandarle avanti perché violano le più elementari norme dell’amministrazione pubblica? E  a proposito di quella richiesta, ma davvero non è il caso di intervenire?

E vogliamo parlare di programmazione? Sant’Antonio si celebra ogni anno, qui arriva una proposta – non sappiamo ancora chiesta da chi – il 6 giugno, ma   agli uffici viene “ordinato” il 20   di preparare tutto e lo spettacolo doveva svolgersi il 25…  Funziona così nel nostro Comune? Evidentemente sì…

A proposito, quanto sarebbe costato lo spettacolo?

Sant’Antonio, il palco, la barca. Citofonare Bruschini/Salsedo

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Avrei aspettato, per rispetto al Santo patrono e a quello che rappresenta – credenti o meno – per la nostra città. Ma l’amministrazione 3.0 nel pomeriggio ha annunciato via social, sulla pagina del sindaco, che questa sera non ci sarebbe stato lo spettacolo perché – testuale – “mancano gli atti a firma del dirigente e del funzionario“.  La comunicazione, ci riferiscono i siti locali, è del delegato al turismo (!?) Luciano Bruschini, l’omonimo del sindaco.

Gli atti mancano, è vero, perché quel palco non è in regola e non poteva esserlo. Prendersela con i dirigenti e i funzionari è un tentativo di bassa lega. La festa del Patrono si fa da secoli, l’idea di programmare per tempo le cose no, vero? E’ stata, invece, una corsa contro il tempo, anche per le recenti norme anti-terrorismo che la dirigente del commissariato di Polizia ha preteso venissero applicate. E ha fatto bene. Come hanno fatto bene Angela Santaniello e Aurelio Droghini che non hanno firmato per un palco senza scarico a terra, di misure inferiori a quelle previste, senza prove di carico e via discorrendo. Serviva una relazione tecnica che non c’era e non si può dare la responsabilità a chi fa rispettare le norme, né chiedergli di “aggirarle“. In passato, forse, è avvenuto. Sulla “commistione” tra dirigenza e politica ci siamo espressi più volte, ma solo a chi finge di non vedere sfugge – oggi – la tensione che si respira in Comune su ogni atto. Perché la politica continua a pretendere, c’è la campagna elettorale che incombe, la minaccia che vinca qualcuno di diverso terrorizza, chi nella struttura non sta con il sindaco, gli assessori o i consiglieri di maggioranza è “contro“, ostacola.

Ebbene stasera, per la prima volta nella storia, non ci sarà lo spettacolo di chiusura in piazza Garibaldi, una “cover” che avrebbe messo insieme Ligabue con Albano e Romina. Spettacolo del quale si è appreso  a cinque giorni dall’evento e del quale – oggi – si conoscono anche le modalità di scelta. Altro che trasparenza, ci pensa il delegato che ha chiesto e valutato i preventivi e deciso chi si sarebbe esibito. Questo è quanto accaduto, non è solo un problema di palco, ma di procedure ordinarie e banali che si volevano violare. Ora il sindaco farà “spallucce“, dirà che non sapeva, il suo successore incaricato rivendicherà il “modello di amministrazione“, ma il responsabile dello sfacelo al quale siamo arrivati, della lotta interna al Comune, della colossale figuraccia della serata saltata è solo il primo cittadino. L’unico in grado, del resto, di tenere in piedi quella che un consigliere di maggioranza è solito chiamare “Armata Brancaleone” .

Dal delegato al turismo alla ex  delegata all’archeologia, Valentina Salsedo, uniti nel destino politico di “Noi con il cuore” e in questa vicenda della processione. Motivo? La consigliera ha portato con sé sulla seconda barca – a seguito del Santo – sei ospiti.

Per carità, su quello scafo in passato sono salito anch’io insieme a un capo redattore dell’Ansa come ospite, diciamo che ho “abusato” della mia professione chiedendo – allora – la cortesia alla segreteria del sindaco. In questa occasione, però, ai giornalisti era stato chiesto di indicare chi volesse partecipare (e nell’elenco ce ne sono un paio) e ai consiglieri e assessori di indicare massimo un’altra persona da portare. E’ giusto, chi ha un incarico pubblico può avere un riconoscimento del genere in occasione della festa. Fra l’altro sembra finalmente finito il pessimo andazzo di portare sullo scafo che imbarca il Santo anche presunte autorità e si è scelto – da tempo – di avere una paranza di “appoggio“.

Erano state messe delle regole, anche lì, ma c’è chi le ha aggirate. Se l’anno prossimo Salsedo sarà ancora consigliere comunale di maggioranza, i cittadini sapranno a chi chiedere.

 

I manifesti di Casapound, chi non paga, il Falasche…

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Ci sono le affissioni abusive di Casapound sulle quali fa bene a intervenire Sinistra italiana. Per quanto attiene chi scrive vanno stigmatizzati i contenuti, ma viene fuori anche la vicenda che affiggere abusivamente ad Anzio – la città dove la legalità delle cose quotidiane è venuta meno da un pezzo – è normale.

Pagheranno quelli di Casapound? Forse, dopo il clamore mediatico, qualcuno andrà a cercarli. Forse li identificherà pure ed eleverà un verbale, ma se finora nessuno ha pagato perché dovrebbero iniziare loro? Certo, è facile fare i forti con i deboli e i deboli con i forti: io non condivido una delle iniziative di Casapound ma nella città dove le regole sono un optional sarebbe davvero una beffa cominciare da loro. O forse no, ma andiamo per ordine.

Sono trascorsi quattro anni, ad esempio, da quando Ivano Bernardone denunciò le affissioni abusive in campagna elettorale.  Lì i verbali vennero elevati, ma degli incassi non abbiamo visto traccia nei bilanci del Comune. Sbaglieremo, ma intanto l’azienda che montò quei cartelli pretende pure un pagamento per la pubblicità della Bandiera blu del 2013. Forse, se volesse approfondire dopo notizie di stampa, il dirigente dell’area finanziaria troverebbe il modo di scavare anche lì e capire cosa è successo.

Come sembra aver fatto nella vicenda del Falasche calcio – a seguito della pubblicazione su questo umile spazio e di accesso agli atti di chi scrive, al quale non c’è ancora risposta – e di altri impianti.

Leggo dal Granchio di oggi che la società che di fatto è dell’assessore Alberto Alessandroni ha presentato una proposta di rientro, dopo sette anni senza pagare un euro. A un normale cittadino avrebbero portato via casa, qui la politica prende tempo e giustifica. Addirittura il sindaco afferma: “Ci tengo a precisare   che i lavori agli impianti
sportivi del Falasche rientrano in un intervento di natura straordinaria e quindi sarebbero stati a carico dell’Ente. Dato che la società, in passato, si era volontariamente
impegnata a contribuire con il 50 per cento dell’importo, oggi è doveroso che venga onorato l’impegno“. Oggi, e finora? Ma sì, che problema c’è, la società dell’assessore – che a modesto parere di chi scrive in quel ruolo è incompatibile data questa vicenda – “si è impegnata a presentare a breve una proposta di rientro”.

Dispiace, signor sindaco, ma con i campi “a 5 ed a 8 presenti nel centro sportivo” oggetto dell’intervento secondo la delibera del 2010 c’è chi oltre a svolgere le attività della società ha incassi che avrebbero permesso di pagare il dovuto per tempo, oltre a onorare altri impegni sui quali ci sono già accertamenti della magistratura e di società di forniture di servizi. Dispiace che il piano di rientro allegato a quella delibera non sia mai stato rispettato e che nessuno, in Comune, abbia mai chiesto nulla.

Forse non l’avrebbe fatto nemmeno il neo dirigente, se non ci fosse stata l’attenzione mediatica e a dire il vero qualcosa – negli uffici – si era già mosso prima. Ma è chiaro che la politica copre se stessa, finge di non vedere cosa è successo e tira avanti.

Ecco, torniamo ai manifesti di Casapound che sono un problema, quindi se saranno scoperti gli autori andranno sanzionati. Facciano una cosa, però, i ragazzi di questa associazione: paghino, dimostrino di essere diversi, non cerchino “padrini” politici che chiedano agli uffici di chiudere gli occhi. Dimostrino di essere diversi, ma poi comincino a chiedere conto di tutti quelli che continuano a pontificare, parlare di futuro della città, annunciare lavori imminenti, svolte epocali, ma le multe sulle affissioni elettorali magari non le hanno ancora pagate…

Il caso Falasche e la presa in giro (nazionale) della trasparenza

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Un anno fa, di questi tempi, si annunciava in pompa magna il “Foia”. Sai com’è, Freedom of informaction act fa “fico” o – per restare in tema – “cool“. Comunque il concetto era nelle prime righe del comunicato del ministro per la semplificazione della pubblica amministrazione: “Un cittadino potrà  accedere a dati e documenti  anche se non sono stati resi pubblici“. Poveri illusi, i cittadini, primo fra tutti chi scrive.

Perché uno prova ad accedere, a chiedere quello che persino i consiglieri comunali di opposizione (?!?!) si guardano bene dall’approfondire, ma la battaglia è persa. In passato, sia pure con un minimo ritardo, il Comune aveva risposto. Stavolta che la vicenda scotta – eccome – e che c’è di mezzo un assessore, il silenzio.  Del Comune, ma anche degli altri soggetti. Per questo, caro ministro Marianna Madia, la trasparenza è una pia intenzione, una presa in giro.

La storia è quella del Falasche che ha avuto dal Comune dei soldi per rifare l’impianto e non li ha mai restituiti. Il 10 aprile chi scrive ha chiesto: “Copia del capitolato dei lavori concordati; il certificato di fine lavori; l’ammontare del debito della concessionaria nei confronti del Comune; le iniziative adottate dal Comune di Anzio per il recupero delle somme dovute e per l’eventuale decadenza della concessione in essere; il quadro dei pagamenti eventualmente effettuati dalla società concessionaria; ogni altra iniziativa adottata a tutela dell’ente, delle sue entrate e del bene pubblico dato in concessione“. Silenzio. Né il sindaco, tanto meno la responsabile della trasparenza e anti-corruzione, hanno avuto modo di rispondere. Passati i trenta giorni previsti dalla legge – anzi, qualcosa in più – è partito un sollecito indirizzato all’Organismo indipendente di valutazione (quello che tanto, alla fine, dà obiettivi raggiunti al 100% a tutti) all’autorità nazionale anti corruzione, al dipartimento per la funzione pubblica, alla Corte dei Conti – lì si profila un danno erariale di non poco conto – e alla Procura della Repubblica di Velletri.

Saranno tutti oberati, ci mancherebbe, però hanno a che fare con chi se non altro ha la testa dura. E così dopo diverse chiamate si è scoperto che alla funzione pubblica c’è un fascicolo, si è avuto persino l’onore di parlare con una dirigente, la quale però ha delle perplessità sul fatto che competa a loro indagare su questo ritardo del Comune di Anzio. Sarà l’Anac? Sicuramente o chissà…

E poi l’accesso libero, ma dai… la legge 241 – quella del ’90, attenzione – presuppone che si abbiano degli interessi “qualificati” a ottenere documenti. Forse non basta essere cittadino, alla faccia del “Foia“. Però mentre al Comune di Anzio se ne sono fregati, la dottoressa della Funzione pubblica ha almeno avuto tempo e pazienza di  rispondere, ascoltare, indirizzare. Benché il messaggio arrivato sia chiaro: non è così scontato che si abbia diritto a quell’accesso (e c’è un interesse pubblico, come se c’è…)  né chi debba fare cosa se un Comune non risponde. Risultato? Se da Anzio non spiegano cosa è successo con il Falasche nessuno si muove, sanziona, impone di rispondere. Non ora, né sappiamo quando.

Ecco, ministro Madia, sta bene a scrivere che  “servono uffici funzionanti, competenze chiare, meccanismi di coordinamento” la lezione che si trae da questa piccola storia di provincia è che restiamo alla teoria.

Ribadisco che non ce l’ho con l’attività svolta, meritoriamente, dalla società Falasche calcio ma che quell’esempio è la punta dell’iceberg di come si gestiscono le cose in questa città. Sarebbe bastata la buona volontà di un consigliere comunale in questo caso, ma è noto: la “politica” si auto assolve e nessuno andrà mai a chiedere lumi su una realtà che coinvolge direttamente un assessore che aveva, ha e continuerà ad avere in quell’impianto il suo quartier generale.

Se non si ha diritto di conoscere gli atti – che di fronte a una cosa del genere dovrebbero essere di dominio pubblico – si ha il dovere civico di denunciare e non mollare. Qualche risposta, prima o poi, arriverà.

Placidi accetta la sfida, ecco i dati della Bandiera blu

bandierablu

Nella polemica che ogni anno accompagna la conquista della Bandiera blu – che resta un biglietto da visita per la città, a parere di chi scrive – è stato chiesto qui e da più parti di avere i dati attraverso i quali il Comune si è aggiudicato il vessilo della Fee.

L’assessore Patrizio Placidi ci ha messo un po’ (e sul caso c’era anche un accesso agli atti inevaso del Meetup “Grilli di Anzio”), quindi ha scelto di pubblicare su facebook (il 3.0 fai da te…) il dossier che è possibile scaricare qui.

Il materiale va ovviamente approfondito e ci riserviamo di farlo, quello che balza agli occhi rispetto alla riserva di Tor Caldara, ad esempio, è l’assenza del progetto “La scuola nel bosco dei conigli”. Qualche perplessità emerge, a una prima vista, sulle quantità dei rifiuti differenziati rispetto a quelle riportate nell’ultimo piano finanziario passato in consiglio comunale, così come sull’accessibilità ai disabili in tutti gli arenili candidati.

Ora, comunque, conosciamo gli atti e possiamo farci un’idea. Fermo restando che la Bandiera blu era, è e resta un’occasione, se e come sfruttarla dipende da chi amministra. Qui, purtroppo, farla sventolare in una città che continua a essere sporca in molte zone e manca di molti servizi, somiglia più a una beffa.