Caro estinto, un nodo arriva al pettine

Non si è garantisti a tempo, perciò è bene ricordare che fino a prova contraria sono tutti innocenti.

Al tempo stesso è bene riavvolgere il nastro, andare ai certificati penali mostrati, alle dichiarazioni roboanti, alle annunciate richieste di risarcimento con le quali l’allora presidente del consiglio comunale e oggi assessore all’ambiente Patrizio Placidi diceva che avrebbe pagato gli avvocati.

La storia è quella del “Caro estinto“. Anticipata dal quotidiano La Repubblica che chiamò in causa addirittura il sindaco Luciano Bruschini il quale si affrettò a presentare una denuncia.

Oggi quella storia è arrivata – almeno per Placidi – a un avviso di “chiusura indagini“. Un atto formale che dice che l’assessore è indagato e se prima lo ignorava, adesso lo sa. Nei giorni scorsi i carabinieri gli hanno notificato il documento. Sappiamo che riguarda altre persone, ma non abbiamo certezza.

Dalla notifica l’assessore ha venti giorni di tempo per decidere se produrre documenti o farsi ascoltare dal pubblico ministero, il quale scaduto quel termine chiederà il rinvio a giudizio o l’archiviazione.

Siamo in una fase preliminare, ancora, e come si diceva il garantismo vale sempre. Ci piace ricordare, soltanto, che i giornalisti fanno il loro mestiere. E se avranno sbagliato, pagheranno…. Intanto un nodo del “Caro estinto” è arrivato al pettine. E per adesso non riguarda chi ha riportato notizie.

Ormeggiatori e Capo d’Anzio, perché dobbiamo sapere. Subito

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E’ ormai evidente che sarà la giustizia amministrativa a dirimere la questione tra cooperative di ormeggiatori e Capo d’Anzio, la società che doveva realizzare il porto e per adesso dovrà limitarsi a gestirlo. Non c’è spazio per un’intesa, il sindaco – tirato per la giacca da una parte della maggioranza che minaccia l’ennesima crisi – non è riuscito a fare il miracolo e mercoledì la vicenda sarà affrontata dal Tar.

Da ciò che si apprende – perché sulla vicenda continua a esserci un inspiegabile silenzio – le cooperative hanno proposto di restare dove sono nelle more della definizione del giudizio (del quale avrebbero chiesto il rinvio) e come sub-concessionarie. La Capo d’Anzio – che per il 61% è del Comune – avrebbe risposto che al massimo si può fare un contratto di service. Nulla di fatto.

Un passo indietro, allora: senza la firma degli ormeggiatori, a suo tempo, a un accordo che non prevedeva l’inversione del crono-programma poi avvenuta, oggi non saremmo nemmeno a questo punto. Va riconosciuto, alle cooperative, di aver creduto nel porto in cambio del mantenimento del posto di lavoro.

Un altro passo indietro: andava comunicata l’inversione del crono-programma e fatto un accordo prima, a concessione ottenuta, perché immaginare di “sfrattare” pur avendo i titoli per farlo chi è lì da una vita, senza un’intesa, era e resta un’impresa difficile.

Fatte queste premesse, resta il fatto che il sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, non avverta la necessità di farci sapere qual è la proposta della società – della quale lui, quindi i cittadini, detiene il 61% – alle cooperative. Un silenzio inaccettabile, perché da tempo si ripete che il porto è degli anziati, tutti, e non solo di cooperative, cantieri (che si sono accordati) attività che operano sul bacino (che si sono accordate) e circoli esclusivi (alcuni si sono accordati, altri hanno fatto ricorso).

Ebbene quel 61%, leggi la città, ha diritto di sapere qual è la proposta, altrimenti resta alle dichiarazioni degli ormeggiatori che parlano di “usura” da parte della Capo d’Anzio.

Ma se il sindaco non parla, proviamo a capire di che proposta possa trattarsi. Se domani dobbiamo comprare un’attività, per esempio, cosa andiamo a vedere? Fatturato e spese, sembra il minimo.

Normalmente ci sono nel “porticciolo” circa 300 barche. Facciamo a 250 euro al mese? Fa 75.000 euro al mese che moltiplicato 12 ci porta a 900.000. Andiamo a spanne, sarà qualcosa in meno perché d’inverno gli scafi si riducono, magari d’estate ce n’è qualcuno in più, diciamo tra 7 e 900.000 euro? Bene, ma prima di rilevare un’attività o proporre un service bisogna vedere i conti ufficiali.

A leggere i dati relativi al 2013 – gli ultimi disponibili nella banca dati della Camera di commercio – le due cooperative hanno un valore della produzione, insieme, di 497.000 euro. E spendono per il personale 307.377 euro. Una ha una leggera perdita, l’altra un piccolo ricavo. Si deve partire da qui per fare un’offerta, poi vedere anche i dati del 2014.

Certo di meno la Capo d’Anzio non può proporre, ma se per il “service” dicesse da 307.377 in più  l’anno non ci sarebbe alcuna “usura”. E’ corretto?

E qui occorre un ulteriore passo indietro, di una quindicina d’anni. L’allora presidente della Capo d’Anzio, Gianni Billia, voleva “liquidare” i concessionari e assumere il personale. Venne chiesto dalle cooperativa un miliardo di lire e la garanzia del posto di lavoro. Quando il presidente vide i bilanci, disse che non si poteva pagare una cifra del genere.

Non vorremmo, oggi, essere nella stessa situazione. E’ per questo che prima dell’udienza al Tar dobbiamo sapere. Perché se gli ormeggiatori e il circolo vip vincono restano dove sono, ma si ridiscute l’impianto non della concessione di Anzio ma dell’intero decreto Burlando, ma se perdono non dovranno esserci altre trattative.

Ricordando una cosa: il presidente della Capo d’Anzio – uscito spesso dalle righe, soprattutto sui social network – e l’intero consiglio d’amministrazione, finora hanno fatto ciò che ha deciso l’assemblea dei soci alla quale il sindaco ha sempre partecipato.

Andare oggi, come fanno da maggioranze e sembra anche da alcuni di opposizione, a chiedere a Bruschini di “chiudere un occhio” o “dare una mano” ai concessionari è lecito e comprensibile, meno minacciare una crisi, ma il sindaco deve ricordarsi di ciò che ha votato. Se così non fosse, almeno la parte di nomina pubblica del consiglio d’amministrazione dovrebbe farsi da parte. Senza ripensamenti.

Porto e ormeggiatori, è ora di decidere

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Forse al Congresso di Vienna hanno impiegato meno tempo di quello che si sta utilizzando per cercare di uscire dalla vicenda con gli ormeggiatori che hanno impugnato la concessione della Capo d’Anzio.

L’ultimo tentativo di intesa, illustrato dal sindaco che rappresenta nella Capo d’Anzio il 61% delle quote ovvero i cittadini, sembra sia stato rispedito al mittente. Le rispettive “diplomazie” sono al lavoro per cercare un’intesa prima che il Tar il 15 luglio si pronunci. Sarà bene che, intesa o meno, si dica chiaramente una volta per tutte cosa si vuole fare.

Di questa vicenda ho scritto molto in passato, continuo a pensare che a crono programma invertito c’era le necessità di andarsi ad accordare con gli ormeggiatori data la mutata situazione rispetto all’intesa che avevano firmato, ma oggi il Comune – azionista di maggioranza della Capo d’Anzio – deve decidere.

E farci conoscere qual è la proposta che gli ormeggiatori ritengono da “usura”. Deve farlo alla luce del sole. Il sindaco Luciano Bruschini deve scegliere se stare con chi, soprattutto in maggioranza, gli tira la giacca e magari lo minaccia dell’ennesima crisi o con la città e il suo porto, la società nata per realizzarlo e gestirlo ma che eventi di ogni genere hanno portato – per ora – alla sola gestione.

Bruschini deve dare corso alle decisioni assunte – in nome e per conto dei cittadini – in assemblea dei soci e andare avanti con le “fasi” o dire che senza ormeggiatori si ferma tutto qui. E spiegare il perché.

Chi vive in quel tratto di porto da una vita ha diritti che vanno rispettati, bilanci che ha prodotto e sulla base dei quali non può essere “affamato”, se poi i conti sono quelli di una società di piccolo cabotaggio il Comune non potrà certo offrire cifre esorbitanti, ma adeguate al fatturato. Se per gli stipendi spendi 100, io posso darti pure 120-130, non certo 200.

E’ un problema che si pose con il compianto Gianni Billia. Le cooperative volevano essere liquidate con un miliardo e il mantenimento dei posti. Disse che andava bene, ma visti i modelli 770 l’operazione non andò a buon fine. Quel miliardo non si poteva pagare. Non sarebbe stato giustificato.

Oggi il Comune, il sindaco che in assemblea, insieme a Renato Marconi, ha dato mandato a D’Arpino, Bufalari, Fantozzi, Pusceddu e Aliotti di procedere come hanno fatto finora, spieghi qual è stata l’ultima proposta. Cosa prevede e cosa chiedono, invece, gli ormeggiatori. Dia a noi 55.000 cittadini, non solo a quelli che rivendicano i loro diritti di concessionari, la possibilità di capire.

Perché il porto resta nostro, questo lo scrivo da quando iniziai ad affrontare la vicenda sul Granchio, non di pochi eletti.

E se Bruschini non vorrà farci sapere, si muova ufficialmente il presidente D’Arpino. Saluti davvero, stavolta, ma prima ci illustri quale proposta “da usura” sarebbe stata fatta.

Poi decida pure il Tar, se hanno diritto a stare lì nessuno caccerà gli ormeggiatori né i circoli velici, se non ce l’hanno…

Ma è ora di decidere: il tempo è scaduto

Revisori, il 3.0 “de noantri” colpisce ancora…

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Diventa affascinante quanto succede al Comune di Anzio con i documenti in arrivo. Non è la prima volta che ce ne occupiamo, è vero, ma leggere la ricostruzione fatta dal “Granchio” in edicola sul percorso del parere dei revisori dei conti per il riaccertamento straordinario dei residui spinge a una nuova riflessione.

C’è la necessità, urgente, di avere certezze sul giro che fanno le carte negli uffici comunali e di fare chiarezza sul perché la sagra del peperoncino in tre giorni passa dal protocollo alla delibera di giunta o la revoca parziale dell’ordinanza di Succi viene emessa addirittura il giorno stesso della nota della Asl. Non abbiamo mai capito, poi, come sia “sparito” il parere legato all’incompatibilità di Placidi o il motivo per il quale le analisi dell’Arpa, in passato, siano state protocollate dopo una settimana, quando dicevano che il mare era inquinato. Potremmo proseguire, ma qui sembra  che per i residui – vera spina nel fianco dell’amministrazione guidata da Luciano Bruschini –  si “gioca” sui tempi.

L’impressione che se ne ricava dall’esterno è che si sia voluto appunto prendere tempo, provare a rimediare in extremis com’è con tutta questa vicenda del consuntivo. Non vogliamo pensare che siccome era negativo, si è evitato di inserire il parere nella prima delibera. Né siamo nati ieri per credere, com’è scritto nella seconda, che “al momento della redazione” il parere non era arrivato.

Suvvia! Nel Comune 3.0 che sarà pure “de noantri” una mail certificata, il giorno della giunta, arriva e con un semplice ctrl C+ ctrl V (copia e incolla, per intenderci) si inserisce nell’atto predisposto. No, qui si riporta un protocollo di cinque giorni dopo, salvo scrivere in delibera (la seconda) che era arrivata la posta certificata, prendere atto di quel parere che non piace e provare a giustificarsi.

Guarda caso quel parere dice, come si denuncia da tempo, che la documentazione non c’è o è arrivata tardi. La stessa per la quale, anche quest’anno, abbiamo subito un guasto informatico.

Già, stai a guardare il capello… Invece no, perché mai come in questi casi la forma è sostanza. Non farebbe male ad accorgersene anche l’opposizione, magari chiedendo al sindaco 3.0: scusi, ci spiega una volta per tutte come funziona il nostro protocollo e perché alcune cose sono in tempo reale e altre no?

ps, a proposito: qual è il sistema secondo il quale compaiono solo oggi determine esecutive dal 16 maggio?

Ecocar: bene sindaco, adesso agire di conseguenza

L'assessore Patrizio Placidi

L’assessore Patrizio Placidi

Se persino il sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, arriva a dire basta è segno che la misura è colma.

Con l’appalto dei rifiuti si sta giocando sulla pelle di un dirigente che è lì per fare il suo lavoro e, peggio, su quella della città. Non siamo nati ieri per capire che i problemi che sta registrando il servizio vanno oltre le incertezze nel passaggio dall’attuale gestione a Camassa, azienda che fra l’altro già conosce bene il territorio perché fino a qualche giorno fa in associazione d’impresa per il precedente appalto.

E’ noto che tra i dipendenti dell’azienda ci sono dei “placidiani“, chiamiamoli così, i quali insieme all’assessore all’ambiente sono convinti che con Ecocar sia possibile fare meglio, diversamente, avere più persone a lavorare e…

E’ vero, è assolutamente scandaloso che trascorra un anno dall’interdittiva a una decisione del Tar, così come è urgente che la Prefettura si pronunci, ma non più di un paio di mesi fa proprio l’assessore Patrizio Placidi, insieme al dirigente dell’area Walter Dell’Accio e a quello delle gare, Aurelio Droghini, ribadiva la correttezza delle procedure di gara.

Ebbene secondo quelle procedure e le norme che ancora regolano gli appalti in questo Paese, al momento Ecocar non può prendere in mano il servizio. Fra l’altro, nel frattempo, si è “infilata” un’indagine della Direzione distrettuale antimafia che riguarda gli appalti nei diversi Comuni (nel Lazio oltre Anzio anche Gaeta e Minturno) e i rapporti a livello locale dei vertici di Ecocar. Dagli atti acquisiti, dichiarazioni roboanti comprese, all’assessorato all’ambiente dovrebbero sapere di cosa parliamo.

Se ne faccia una ragione Placidi, lo seguano assessori e consiglieri comunali che sembrano particolarmente interessati alla materia, i dipendenti ai quali piacerebbe una soluzione alternativa e i suoi comunicatori di fiducia.

Se e quando dalla Prefettura arriveranno indicazioni diverse,  quando il Tar deciderà sulla possibilità o meno che Ecocar partecipasse alla gara in quanto sottoposta a interdittiva, si procederà secondo le norme.

Da mesi, invece, è evidente un diretto interesse di Placidi a che sia Ecocar a gestire l’appalto. Da settimane si susseguono scambi tutt’altro che amichevoli con il dirigente, sottoposto a pressioni delle quali finalmente anche il sindaco si è reso conto. Lui che di solito “non sa” ha deciso di intervenire.

Ora dovrebbe agire di conseguenza e togliere la delega a Placidi. Non lo farà, perché rischia altrimenti di andare a casa, ma questa presa di posizione rientra nello scontro – tutt’altro che sopito – che aveva portato alle dimissioni della Nolfi e della Cafà. Allora, caro sindaco, bene intervenire ma – in coscienza – proprio sicuro che si possa andare avanti così?

Estate, fosse la volta buona? Però un disegno…

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La presentazione degli eventi estivi in programma ad Anzio mette insieme assessori, delegati del sindaco e associazioni. A memoria è la prima volta che si fa un programma unitario, oltre i personalismi e la “dichiarazia” imperante di questi giorni.

Sarà la volta buona? Speriamo. Diciamo che è un significativo passo in avanti. Nella foto che celebra la fine della conferenza – sia pure a dovuta distanza – sono insieme i presidenti della Pro Loco Città di Anzio, Augusto Mammola, e il suo predecessore che poi ha dato vita a un’altra associazione, Patrizio Colantuono. Gli eventi che ciascuna delle Pro Loco organizzava, ora sono nello stesso tabellone. C’è anche, ed è la prima volta, l’attività della Pro Loco di Lavinio. Il Palio del Mare – che storicamente continua a far nutrire qualche perplessità – è alla quarta edizione ed è a pieno titolo nel programma, insieme all’anno Innocenziano.

Uno sforzo da apprezzare, quello dell’unico cartellone, che auspichiamo non sia “minato” da attività estemporanee che qualche consigliere o assessore vorrà inserire all’ultimo momento. Speriamo di no.

All’immagine di oggi – e al programma estivo – manca a questo punto solo il museo civico archeologico. Un’isola a parte? E perché?

Qualcosa di più importante, però, manca. E’ un “disegno” turistico-culturale della città che vada oltre gli spettacoli e dica cos’è (o voglia essere) Anzio. Non per l’estate, ma per il breve, medio e lungo periodo. Mancano i criteri in una città che continua a non sfruttare le sue grandi potenzialità – da Nerone allo Sbarco, da Innocenzo XII a Sant’Antonio, dall’enogastronomia (bene sagre e padelloni, ma è altro…) agli spazi verdi –  e deve “accontentarsi” di spettacoli più o meno di qualità.

Ah, manca anche il costo del “cartellone“. Notevolmente ridotto, da quanto apprendiamo, rispetto all’anno precedente e a quelli degli sfarzi (nei quali c’erano però anche grossi nomi) ma purtroppo nessuno l’ha chiesto in conferenza stampa e – forse presi dalla cordialità del momento e dal fatto che fossero tutti insieme come mai prima – nessuno ha sentito il dovere di dirlo.

In termini di programmazione si sono perse le tracce, inoltre, prima della “Costa dei miti” e poi del Consorzio con Ardea che aspirava a fondi europei “lanciato” dall’assessore Patrizio Placidi

Infine, è cambiato il nome degli appuntamenti estivi, ma c’è ancora un sito che pubblicizza l’estate blu. Un po’ di attenzione, su…

Addio a Bolero, il poeta che non le mandava a dire…

La scomparsa di Valerio Tulli, in arte Bolero, colpisce perché se ne va davvero un pezzo di città. Più che come “tassinaro” lo conoscevamo tutti come poeta dialettale e i ragazzi di oggi continueranno a conoscerlo perché lascia un segno indelebile ad Anzio.

Quando i social network sui quali è stato giustamente giubilato e i giornali on line non c’erano, quando per le poesie trovare spazio sui media tradizionali era praticamente impossibile, lui aveva il suo modo di comunicare: la bacheca in piazza. Con i suoi versi non le mandava a dire a nessuno: era diretto, schietto, sincero, senza peli sulla lingua.

Come quella dedicata al Granchio, “reo” di aver scritto del centro anziani assegnato “provvisoriamente”…

Non c’era evento che non commentasse, non si tirava mai indietro quando gli si chiedevano dei versi. Conservo nella bacheca dietro la mia scrivania quella dedicata all’amico Stefano Pineschi: “… l’amichi ricordannolo da vivo, quanno giocava a baseball drentro er campo, era un ragazzo bravo e comprensivo….” , sulla maglia di “Sei de Portodanzio se...” ci sono i suoi versi per l’evento legato ai soprannomi, in queste ore stanno circolando su facebook – una bahceca mondiale, altro che quella di piazza Pia che non c’è più – una serie di poesie.

Mi piace ricordarlo con i versi che aveva scritto per la sua dipartita che confermano che tipo di personaggio fosse. E  ringrazio Dio di averlo conosciuto. Ciao Bolero!

Er giorno che rimano a denti stretti
e vie’ la morte pe’ portamme via,
nun ve mettete a di’ l’ Avemmaria
e nun bagnate troppi fazzoletti.

Dite sortanto quarche povesia,
una peròmo, in uno o più dialetti,
all’ urtimo pe’ chiude, du’ sonetti
eppoi brindate all’ animaccia mia.

Però in campana…si m’ accompagnate,
quanno venite appresso ar funerale
li fiori addietro nun ve li portate.

Sippoi v’ arisentite un po’ per bene,
li sòrdi che volevio spenne male,
spenneteli pe’ l’ opere de bene.

Giornalisti, i tagli a ogni costo e senza prospettive

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Quello che sta accadendo all’agenzia Ansa è inquietante sotto diversi punti di vista e conferma l’abitudine degli editori a tagliare i giornalisti senza dare, però, delle prospettive per i loro prodotti. La riflessione che fa Vincenzo Vita è condivisibile, perché per anni si è occupato del settore e se “fiuta” una sorta di smobilitazione c’è da crederci.

Di norma, quando si apre uno stato di crisi nel nostro settore, ci viene detto “costate troppo“. E via chi sta per andare in pensione ovvero ha l’età e i contributi per lo “scivolo“. Via ai contratti di solidarietà e alla cassa integrazione. Con un peso sui conti dei nostri istituti di categoria (Inpgi su tutti, ma anche Casagit) non indifferente. Istituti, giova ricordarlo, che ci paghiamo da soli.

Costiamo troppo, in molti casi può essere  anche vero, ma la deriva presa da chi fa editoria in questo Paese è di fare giornali con chi costa meno (spesso precario, spesso a pochi euro a pezzo) o addirittura non è giornalista (“tanto che ci vuole…“), senza dare una prospettiva al prodotto che fa. Della serie: intanto riduco i costi, poi vediamo….

Mentre al New York Times fanno questo esperimento, da noi si fatica a far partire uno strumento – tutti insieme – che afferma un principio basilare: come vai (andavi) in edicola ad acquistare il quotidiano, così devi (dovresti) pagare sul web.

Ecco, dove vogliamo andare? Che prodotto vogliamo fare? Basta solo il click baiting – l’affannosa ricerca di contatti attraverso notizie diciamo… singolari – o davvero vogliamo riempire di contenuti i giornali on line? L’appello di Umberto Eco, in tal senso, è condivisibile. Dovrebbero riflettere i “tagliatori”, perché va bene – per modo di dire – il risultato immediato, ma poi?

Al tempo stesso abbiamo da ragionare noi. Facebook è uno spunto, certo. I tweet sono importanti, vero. Ma prima di far finire ciò che si afferma lì in un sito è necessario verificare, non basta copiare e incollare. Le notizie restano tali, a mio modesto modo di vedere, e le regole per cercarle e pubblicarle pure. A prescindere da dove verranno inserite.

Cercare e trovare notizie, confrontare le fonti, verificare, rispettare una deontologia, la carta dei doveri… Essere credibili. “Meglio arrivare primi su una notizia – diceva un ex direttore dell’Ansa – ma è più importante arrivare bene, con notizie certe“. Questo è e deve essere l’impegno dei giornalisti: fare il loro lavoro, copiando e incollando meno.

Senza i quali si potrà anche risparmiare e far respirare i bilanci delle aziende editoriali, ma non si farà mai un prodotto che possa invitare i lettori – soprattutto quelli digitali – a seguire quel mezzo di comunicazione.

La dichiarazia e i messaggi trasversali, se pensassero ad amministrare…

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C’è un interessante libro del giornalista Mario Portanova, si chiama Dichiarazia (Bur, Milano, 2009) ed è di assoluta attualità per quello che stiamo vivendo ad Anzio in questi giorni. Nella quarta di copertina c’è una frase di Giorgio Bocca: “Ognuno dica la sua, che sommata alle altre finisce nel pentolone del niente“.

Il libro è, anche, una sferzata alla nostra categoria fatta sempre più di copiatori e incollatori anziché di cercatori di notizie, di riempitori di spazi più che di attenti osservatori della realtà. Ma è solo un aspetto del problema. Ormai da giorni, nella nostra città, c’è la corsa al comunicato – con ampio uso/abuso del sito istituzionale dell’Ente – per dire a suocera affinché nuora intenda. Ha avuto spazio Piccolo? Ecco Zucchini. Parla Cafà? Replica Placidi. Maranesi chiede le dimissioni dell’assessore all’ambiente? Lui, sempre sul sito istituzionale, lo bacchetta. E’ un mandarsi messaggi e parlarsi addosso che capiscono in pochi.

Se poi quello che sprezzatamente, insieme ad altri, viene ritenuto un “giornaletto” scrive del terremoto e di presunte dimissioni di due assessori, allora interviene pure il sindaco. Oh, la Cafà e la Nolfi si erano dimesse davvero, così il primo cittadino fa sapere che lui ha respinto le dimissioni, conferma la fiducia e via discorrendo.

C’è chi copia e incolla: chi-che cosa, dove, come, quando e perché sono evidentemente rimosse. Già, perché si sono dimesse? Nessuno lo dice. Loro pure comunicano, ma evitano l’argomento e ringraziano il sindaco. Citano una sua lettera, confermano vicinanza, ma perché si sono dimesse? Mistero. Non siamo al condominio, ma ad amministrare una città, un po’ di trasparenza non guasterebbe.

Invece no, “messaggi“. Le dimissioni, a quanto sembra, lo erano per Placidi. Ci sono di mezzo la visita dell’antimafia in Comune e la storia degli ispettori ambientali. Pare che su questi ultimi, in giunta, fosse stato detto che erano altra cosa e non la ripetizione di quanto fatto un anno fa e sotto inchiesta in Procura. Tutto chiarito? Chissà. Nessuno lo dice, nessuno lo chiede.

In serata l’assessore Placidi usa la sua pagina facebook per dire che la revoca dell’interdittiva alla Ecocar “giova al paese“. Che lui facesse il “tifo” per questa azienda – e non si capisce ancora il perché un assessore debba preferire una ditta appaltatrice anziché un’altra- era noto. Sull’interdittiva una cosa è certa e l’ha scritta Agostino Gaeta: non può passare un anno per sapere che fine fa un’azienda, con quello che ne consegue nei Comuni. Detto ciò andrà capito il motivo per il quale – anche lì usando il sito istituzionale – ci si affretta a intervenire sulla vicenda della Dda in Comune proprio per la Ecocar.

Tra un messaggio e l’altro, dimissioni date e ritirate (un tempo si davano e basta, il mondo cambia però…) c’è una considerazione: se al Comune dedicassero ad amministrare 1/4 del tempo che usano per comunicati, strategie, capire chi dà le informazioni ai giornali e perché, trovare lo spettacolo per un’associazione amica, vedere chi sarà il prossimo sindaco e via discorrendo, questa città starebbe meglio.

Ah, a proposito di giornali. Normalmente hanno delle fonti: dirette, ufficiali e ufficiose. Queste ultime sono fondamentali. Se ne facciano una ragione i profeti della dichiarazia e i cacciatori di streghe.

Consuntivo, residui carta vince-carta perde. E il parere?

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Nello stesso giorno in cui, in extremis e secondo il Pd e buona parte della minoranza che non ha partecipato al voto senza aver rispettato dei passaggi, il consiglio comunale approvava il consuntivo 2014, la giunta procedeva al “riaggiornamento straordinario dei residui attivi e passivi“.

Vale a dire il problema dei problemi del bilancio del Comune di Anzio. Lo hanno sottolineato Corte dei Conti e revisori, ma l’amministrazione ha proceduto ugualmente.

Sappiamo solo da un paio di giorni, chissà stavolta quale guaio informatico ci sarà stato o se qualcuno avrà preso la febbre data la ritardata pubblicazione sull’albo pretorio, che la giunta il 4 giugno ha deliberato sullo stesso argomento smentendo quanto si discuteva in Consiglio comunale poco prima.

Attenzione, è una disposizione di legge. Il Consiglio accertava con il consuntivo gli “ordinari“, la giunta pensava al riaccertamento “straordinario“. Tutto normale, si dirà, ma intanto i conti non sono gli stessi  e ad esempio ne deriva che l’avanzo di amministrazione aumenta di circa un milione di euro.

E diciamo che va bene, ma finora la delibera è rimasta “nascosta“, allora uno si chiede il perché… Vuoi vedere che questo mistero è legato al parere dei revisori dei conti? Sì sì, quello avuto sul filo di lana (e anche quest’anno firmato da soli due dei tre componenti del collegio, una era febbricitante come la volta precedente) per il Consiglio comunale, nella delibera di giunta non c’è.

Eppure deve essere dato per legge. Quindi o non è stato dato – e l’atto mostra qualche lacuna, lo diciamo da profani – o c’è e dice cose scomode, quindi non viene citato. In entrambi i casi è grave e non parliamo di un cavillo qualsiasi. Forse prima di preoccuparsi di voto, alleanze, visibilità e via discorrendo, in maggioranza dovrebbero chiedere lumi. E dall’opposizione farsi sentire.

C’è o no quel parere?

Ah, sia chiaro: a guasti informatici, malesseri, posta certificata che non parte, protocolli che nessuno vede (mica è una sagra del peperoncino da autorizzare o un’ordinanza da revocare) e firme digitali che non funzionano, ormai facciamo fatica a credere…