Giornalisti, i tagli a ogni costo e senza prospettive

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Quello che sta accadendo all’agenzia Ansa è inquietante sotto diversi punti di vista e conferma l’abitudine degli editori a tagliare i giornalisti senza dare, però, delle prospettive per i loro prodotti. La riflessione che fa Vincenzo Vita è condivisibile, perché per anni si è occupato del settore e se “fiuta” una sorta di smobilitazione c’è da crederci.

Di norma, quando si apre uno stato di crisi nel nostro settore, ci viene detto “costate troppo“. E via chi sta per andare in pensione ovvero ha l’età e i contributi per lo “scivolo“. Via ai contratti di solidarietà e alla cassa integrazione. Con un peso sui conti dei nostri istituti di categoria (Inpgi su tutti, ma anche Casagit) non indifferente. Istituti, giova ricordarlo, che ci paghiamo da soli.

Costiamo troppo, in molti casi può essere  anche vero, ma la deriva presa da chi fa editoria in questo Paese è di fare giornali con chi costa meno (spesso precario, spesso a pochi euro a pezzo) o addirittura non è giornalista (“tanto che ci vuole…“), senza dare una prospettiva al prodotto che fa. Della serie: intanto riduco i costi, poi vediamo….

Mentre al New York Times fanno questo esperimento, da noi si fatica a far partire uno strumento – tutti insieme – che afferma un principio basilare: come vai (andavi) in edicola ad acquistare il quotidiano, così devi (dovresti) pagare sul web.

Ecco, dove vogliamo andare? Che prodotto vogliamo fare? Basta solo il click baiting – l’affannosa ricerca di contatti attraverso notizie diciamo… singolari – o davvero vogliamo riempire di contenuti i giornali on line? L’appello di Umberto Eco, in tal senso, è condivisibile. Dovrebbero riflettere i “tagliatori”, perché va bene – per modo di dire – il risultato immediato, ma poi?

Al tempo stesso abbiamo da ragionare noi. Facebook è uno spunto, certo. I tweet sono importanti, vero. Ma prima di far finire ciò che si afferma lì in un sito è necessario verificare, non basta copiare e incollare. Le notizie restano tali, a mio modesto modo di vedere, e le regole per cercarle e pubblicarle pure. A prescindere da dove verranno inserite.

Cercare e trovare notizie, confrontare le fonti, verificare, rispettare una deontologia, la carta dei doveri… Essere credibili. “Meglio arrivare primi su una notizia – diceva un ex direttore dell’Ansa – ma è più importante arrivare bene, con notizie certe“. Questo è e deve essere l’impegno dei giornalisti: fare il loro lavoro, copiando e incollando meno.

Senza i quali si potrà anche risparmiare e far respirare i bilanci delle aziende editoriali, ma non si farà mai un prodotto che possa invitare i lettori – soprattutto quelli digitali – a seguire quel mezzo di comunicazione.

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