L’attenzione al territorio. Sì, quella dei cittadini…

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Ci sono episodi degli ultimi giorni che sembrano lontani tra loro, vanno dalla cronaca di un’aggressione a quella di un sequestro, e passano per una nuova proposta legata alle Grotte di Nerone. Sono, in realtà, l’esempio di come l’impegno dei cittadini possa essere importante nella vita di una comunità e come un’amministrazione allo stremo faccia fatica a capire e quindi si limiti – quando va bene – a sopportare.

Invece quell’apporto, da qualunque parte provenga, è importantissimo. Dimostra un’attenzione dei cittadini  che questi amministratori non hanno. Basta vedere i rifiuti, ma anche le buche, l’assenza istituzionale all’incontro con Mandelli o le regole calpestate a ogni bilancio da approvare, i “non so” che vanno dalla biogas al porto.

Noi volevamo solo una pineta agibile per i nostri figli e nipoti” scrivono al comitato “Salviamo la pineta di Lido dei Pini”. Sono stati aggrediti, con una violenza inaudita e inspiegabile, si è tenuto un consiglio comunale surreale, così nella loro lettera  coloro che con senso civico hanno portato all’attenzione il caso  di quel polmone verde parlano di “schiaffo” dell’amministrazione.

E che c’entra un testardo comitato, come quello delle Grotte di Nerone, capitanato da tre cittadini di estrazione politico-culturale diversa, che dopo il brillante risultato con il Fai ora prova con il bando del governo? Semplice, mostra un’attenzione che il Comune, finora, ha dato (a fatica) fra l’altro stanziando una somma mai messa a disposizione. Vero, i soldi del Fai non sono arrivati, ma anche senza quelli era il caso di avviare un procedimento. Finora nulla, adesso speriamo che il sindaco voglia “sposare” questa nuova iniziativa, coinvolga il Comune, vada dal ministro Dario Franceschini a perorare la causa di quel lembo di territorio che ha bisogno urgente di interventi. A prescindere da chi li propone.

Infine la storia del sequestro di una discarica abusiva nella zona di Lavinio. Senza un comitato, anche lì, e senza la denuncia presentata personalmente da Chiara Di Fede, non sarebbe successo nulla. Diciamo che era difficile accorgersene, è vero, ma non è stato facile neanche consegnare immagini e segnalazione. Il che, forse, è ancora peggio.

Ma alla fine abbiamo un risultato, frutto di quell’attenzione che ciascun cittadino dovrebbe avere. Insediandosi a Latina il prefetto Pierluigi Faloni ha detto che “le telecamere sul territorio sono gli occhi dei cittadini“. Assolutamente condivisibile.

Vige, invece, ad Anzio ma non solo, il “chi te lo fa fare”  o – se lo fai – il “chi c’è dietro, che vuole fare….“.  D’altro canto i dinosauri della politica di casa nostra il senso civico sembrano averlo dimenticato da tempo.

Mandelli e la Bandiera blu, non solo cattive notizie. Anche se…

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Da sinistra Katya Farina, il professor Mandelli e Laura Nolfi

Ha ragione l’assessore Laura Nolfi quando parla di “data storica” riferendosi alla visita del professor Franco Mandelli nella nostra città. La sua relazione, la grande partecipazione di pubblico, la “lezione” che alla sua età Mandelli è ancora in grado di dare anche a tanti giovani e rampanti medici, ma anche ai cittadini, sono una bella pagina. Chi non c’era – come il sottoscritto – ha perso un’occasione ma per fortuna la tecnologia ci aiuta e bene ha fatto il Comune a inserire il video integrale sul sito istituzionale.

Toccante Mandelli, ma anche le testimonianze che sono arrivate. Buona l’idea di coinvolgerlo, eccezionale la sottolineatura da parte sua di ciò che rappresentano i volontari nel sostegno alle attività ospedaliere e non solo.

Un solo peccato: la ridotta rappresentanza istituzionale. L’assessore Nolfi, il suo collega Bianchi e cinque consiglieri comunali (Amabile, Geracitano, Lo Fazio, Maranesi e Mingiacchi) degli altri nessuna traccia. Né il sindaco facente funzioni – che pure con tanto di fascia al museo dello sbarco aveva ricevuto il vice ammiraglio della flotta Usa – né il presidente del consiglio comunale, altri assessori o eletti. E pure c’era un personaggio unico in Italia. Avevano altro da fare, non c’è dubbio, e saranno sicuramente giustificati,  ma il ruolo istituzionale imporrebbe altro. O almeno lo stesso interesse di convegni che sanno di ricerca di voti, presentazione di liste nella vicina Nettuno, ricerca di biglietti per eventi a Villa Adele e via discorrendo… E speriamo non c’entrino le “strategie” che accompagnano la maggioranza anziate.

All’evento di ieri la notizia, attesa, di oggi. La conquista della Bandiera blu. Ogni anno la stessa storia: ma la meritiamo? Guardiamo il lato positivo: è l’unico Comune in provincia di Roma, ci sono parametri che evidentemente rispettiamo, è un biglietto da visita che andrebbe sfruttato di più e meglio. Quello negativo: se il biglietto da visita sono certi cumuli di rifiuti meglio lasciar stare, la situazione è penosa in larga parte del territorio  e continuiamo a non conoscere i dati con i quali il Comune partecipa.

Speriamo che quelle di Placidi non siano le ennesime promesse e che si vada tutti – a cominciare dai cittadini poco civili – nella stessa direzione sulla raccolta e smaltimento dei rifiuti. I “giochetti” non sono ammessi. Sulla Bandiera blu auspichiamo trasparenza assoluta: si pubblichi il dossier con il quale è stata ottenuta, poi basta polemiche e facciamone un’occasione di crescita  e non di scontro perpetuo.

A proposito di trasparenza, salutiamo il segretario generale Pompeo Savarino che dall’1 giugno andrà in Regione per un nuovo incarico, che è il responsabile dell’ente per questo e l’anti-corruzione. Speriamo che il suo successore parta dalle pubblicazioni sul sito istituzionale, ancora troppo carenti. A Savarino, in ogni modo, sinceri auguri di buon lavoro.

Emergenza rifiuti, non c’è solo Camassa. Anzi….

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L’assessore Patrizio Placidi

L’emergenza rifiuti ad Anzio è palese. Basta andare in giro o verificare i social network (ah, 3.0….) Per mesi siamo stati dietro alla sentenza intorno alla quale numerosi giuristi da bar e dell’ultima ora – tanti operatori del settore rifiuti, molti vicini all’assessore in carica – erano pronti a scommettere. E’ noto che Patrizio Placidi, forte del maggior numero di assunzioni e servizi proposti da Ecocar-Gesam, “tifasse” per la ditta poi esclusa, di conseguenza lo hanno fatto i suoi “aficionados“. Salvo arrendersi al Consiglio di Stato.

Una volta definita la vicenda giudiziaria abbiamo aspettato il contratto, quindi il servizio è a pieno regime alla Camassa ambiente ma la musica non è cambiata. Anzi, se possibile è peggiorata.

Se l’azienda non ha messo ancora a disposizione tutti i mezzi e viene meno a capitolato e contratto è inevitabile che vadano fatte contestazioni. Ma se l’altra faccia della medaglia è che ai dipendenti qualcuno ha “consigliato” di fare le cose con calma saremmo all’emergenza “indotta“. E questo non va bene.

A finire sulla graticola è, giustamente, Patrizio Placidi. L’assessore è lui, anziché preoccuparsi di Anzio e della evidente situazione fuori controllo fa una lista a Nettuno, ma il fallimento è del sindaco Luciano Bruschini e della sua maggioranza. Vuoi perché non “caccia” Placidi – non può farlo? e per quale motivo? se ha già l’intesa con Candido De Angelis la maggioranza l’avrebbe comunque – ma soprattutto perché in tre anni non è stato in grado di prendere in mano la situazione e avviare il “porta a porta” anche in centro ad Anzio, per esempio.

Intanto ci dicono che pagheremo meno, bastano i normali controlli di un cittadino a dimostrare che il dato è a dir poco singolare, mentre nel piano finanziario “dimenticano” a quanto pare il 50% di quello che la Camassa si è vista riconoscere dal giudice. Non solo,  dall’ufficio tributi mandano acconti da pagare sulla base del 2014. Solo agli utenti non registrati al cassetto tributario, però….

E’ possibile, poi, che il sindaco ignori o “non sappia” com’è solito ripetere, qual è il sistema che vige con le assunzioni in quel settore, le squadre volanti, le promesse fatte, le cooperative che sono al centro di un’inchiesta della Procura di Velletri. Ecco perché il problema è “anche” la Camassa, “anche” Placidi, ma quello che non va è l’intero sistema. Chi dalla maggioranza si straccia le vesti in Consiglio comunale lo fa certamente per il bene della città, ma finora solo uno fece revocare un appalto del genere ed è stato – piaccia o meno – Paride Tulli.

Se ci sono gli elementi si facciano contestazioni e si arrivi alla revoca, va bene, ma se le urla riguardano altro è bene mettere la Camassa in condizioni di lavorare anziché invitare ad andare piano. E’ un’impressione, è qualcosa che sentiamo, e francamente ci piace poco.

A proposito di Procura si sono rivolti ai  magistrati i cittadini del comitato di Lido delle Sirene  per una delle tante situazioni di degrado sul territorio, sono pronti a farlo gli ispettori ambientali che dichiarano guerra” al Comune. Era ora che lo facessero, magari finalmente ci sarà chiarezza su come sono stati scelti, nominati, se le associazioni erano o meno in regola con l’albo regionale, se potevano davvero fare sanzioni che poi in Comune non potevano essere “registrate” ed emesse come ebbe a mettere nero su bianco l’ex comandante della polizia locale, se i decreti del sindaco fossero regolari o meno, perché i soldi dei quali si parla non sono mai stati iscritti in capitoli di bilancio.

Anche qui, la partita è su diversi tavoli. In primo luogo gli “zozzoni“, quelli che continuano a gettare di tutto impuniti. Non c’è stato sistema in grado di fermarli, né risultano sanzioni dopo gli annunci di “tolleranza zero“. Di certo occorrono bonifiche e  squadre “volanti“, da reperire magari la mattina in qualche bar. Basta essere al posto giusto, al momento giusto.

Gli ispettori, invece, da quello che apprendiamo, continuano a operare. Ce lo dicono sulla loro pagina facebook, ma i “rumors” parlano con insistenza di un servizio di vigilanza da estendere con le guardie giurate che già la fanno per il Comune. Se è vero o meno, al momento, lo ignoriamo.

Diciamo che questo quadro, però, serve a farsi un’idea del fatto che nell’emergenza rifiuti non c’è solo la Camassa, anzi….

 

“La Capo d’Anzio resta pubblica”, lo speriamo ma…

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Antonio Bufalari, a sinistra, e Ciro Alessio Mauro  (Foto Il Clandestino)

Non avevamo dubbi sul fatto che bastasse “partire“. Se la Capo d’Anzio lo avesse fatto prima, con un accordo che era possibile senza ricorsi, oggi non avrebbe i problemi che vanno dalla fidejussione al Life, né i debiti che ha accumulato. Tanto meno le perdite di bilancio che neanche l’ipotizzata operazione di ingegneria finanziaria – mettere tra gli attivi i soldi degli ormeggiatori che hanno gestito da luglio 2014 banchine concesse alla Capo d’Anzio – potranno salvare.

Con il senno di poi non si fa la storia, è certo, e l’accelerazione che arriva all’indomani dell’intesa con le cooperative è senza dubbio positiva. Da qui a dire che la società resta pubblica – come hanno fatto all’unisono il presidente Ciro Alessio Mauro e il consigliere di parte privata Antonio Bufalari al Clandestino – ce ne corre.

Sia chiaro, per la Capo d’Anzio pubblica chi scrive è schierato dall’inizio. Peccato che in Comune abbiano fatto di tutto per metterla in mano al socio privato Renato Marconi. Prima non richiedendo le quote a Italia Navigando, quando emerse che una parte era in mano allo stesso Renato Marconi e pertanto non era più pubblica, poi quando gli inviati del “Granchio” andavano a Genova e si sentivano dire “tanto Anzio non partirà mai“, quindi non contestando il mancato rispetto dei patti para sociali che prevedevano, a un anno dalla concessione, i finanziamenti o la restituzione delle quote. A settembre 2012 Italia Navigando ovvero Mare 2 spa che ne aveva preso il posto, doveva andarsene.

No,  ci siamo tenuti per tre anni il parere dell’avvocato Cancrini nei cassetti, poi è partita una causa dall’esito incerto (la singolare operazione di “scissione” che molti riscoprono oggi ha avuto il via libera oltre che da diversi governi, anche dalla magistratura in Sicilia, per la vicenda di Marina di Balestrate) aspettiamo ancora che il legale venga a relazionare in Consiglio comunale, così come aspettiamo ancora la “cacciata” per la quale il sindaco aveva dato la sua parola d’onore, salvo firmare qualche giorno dopo una “road map” con lo stesso Marconi. Abbiamo fatto un piano di razionalizzazione della società praticamente inutile e nemmeno veritiero, dopo aver fatto ritirare a Candido De Angelis – allora ancora “nemico” – un ordine del giorno a marzo 2015 che dettava le linee del piano stesso. Risultato? Il privato ha di fatto in mano la Capo d’Anzio. Dal punto di vista gestionale, per ora (e quando presenterà il conto, sarà salatissimo) presto da quello formale. Per i decreti che si sono susseguiti dal governo Monti in poi e per quello che dice, da ultimo, la Corte dei Conti.

La ricostruzione del Meetup “I grilli di Anzio” è condivisibile. La Corte dei conti intanto dice che sulla fidejussione la pratica è alla Procura regionale, ma di fatto che basterà restituire i fondi al Comune e la cosa è a posto – pertanto anche i consiglieri comunali corrono meno rischi – ma come e quando verranno restituiti se i bilanci sono ancora in perdita? Si incasserà finalmente dal 2016, vero, ma il punto è un altro: “Con riferimento all’attualizzazione della valutazione circa il persistere della compatibilità della partecipazione societaria con le finalità istituzionali dell’Ente e la compatibilità tra quanto disposto dalla legge 190 del 2014 e quanto dichiarato nel piano di razionalizzazione (…) il collegio valuta non idonee le argomentazioni (…) conseguentemente ritiene che l’Ente e il collegio dei revisori dovranno espressamente pronunciarsi nell’ambito degli adempimenti di cui all’articolo 1, comma 612, della legge 190 del 2014, precisando che gli aspetti esaminati costituiranno oggetto di monitoraggio nell’esame dei successivi cicli di bilancio“.

Quali argomentazioni si andranno a portare? Speriamo che basti rimettere in sesto i conti della società per dire che possiamo mantenerla con il controllo pubblico. Auspichiamo che Mauro e Bufalari abbiano ragione. Ma su questo punto era, è e sarà il sindaco a dover spiegare ai cittadini, ancora proprietari del 61% della Capo d’Anzio, per quale motivo ha fatto di tutto per arrivare fin qui.

ps, insistiamo: ma con il Circolo della vela l’accordo c’è? E a quali condizioni? Grazie!

La città è sporca, ma il problema non è quello

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La situazione della raccolta dei rifiuti e quella, più in generale, della pulizia della città, è stata al centro dell’ultimo consiglio comunale di Anzio. La città è sporca, è vero, e le critiche piovute sull’assessore Placidi sono corrette, ma l’impressione che ricaviamo è che il problema non sia questo.

E’ noto lo “sbarco” a Nettuno con propri candidati dello stesso Placidi, di Roberta Cafà, Laura Nolfi, Danilo Fontana (che dopo un roboante comunicato non ha fatto nemmeno una riga per dire che non poteva candidarsi) ovvero Candido De Angelis, il quale però non avrebbe tanto apprezzato questa iniziativa.  Ma è altrettanto noto il clima da campagna elettorale che regna ad Anzio da quando Luciano Bruschini (sinceri auguri di pronta guarigione, a proposito) è stato riconfermato.

Abbiamo visto abbastanza consigli comunali per dire che la pesante  presa di posizione di Gianfranco Tontini (il quale poi è uscito dall’aula insieme a Placidi come se nulla fosse) o il presidente della commissione ambiente (deserta il giorno prima) Antonio Geracitano che alza la mano ma poi non interviene, dopo essersi visto con il capogruppo Massimo Millaci, raccontano altro. Il problema è dove e come si stanno “posizionando” i vari esponenti all’interno di un centro-destra che rinsaldato l’asse tra Bruschini e Candido De Angelis, con un ruolo nella “pace” che spetta di diritto a Giorgio Zucchini, vede venir meno le possibilità degli altri.

Sembra quasi che debba pagare Placidi per tutti, come se non fosse stato assessore per un decennio con De Angelis e adesso con Bruschini, come se eliminato lui il centro-destra potesse rifarsi una verginità. E’ un sistema di governo in sé che ormai è imploso, non solo Placidi.

Ecco, la città sporca è un pretesto. Chi “ragiona” sulla politica cittadina continua a chiedersi chi sta con chi, cosa fa Tizio e cosa Caio, a dire che non va il servizio ma ad astenersi, come hanno fatto De Angelis e i suoi, nonostante le critiche perché la strategia lo impone.

La sporcizia c’è ma quella si affronta in altro modo. E tutto ruota, purtroppo, ancora intorno all’annosa vicenda dell’appalto. Camassa ha vinto, ha finalmente anche il contratto,  quindi non ha più scuse. E’ giusto starle “addosso” ma resta il nodo dei posti che in qualche modo erano stati “promessi” se avesse vinto Gesam che avrebbe assunto più persone. Così chi è uscito dalla porta – così sentiamo dire – dovrebbe rientrare dalla finestra con l’ampliamento dell’affidamento al servizio di vigilanza che già si occupa delle sedi comunali. Sì, avete capito bene, arrivano le guardie giurate per controllare gli “zozzoni“. Possibile? Se ne parla. La maggioranza ufficiale, ma anche quella di lotta e di governo, lo sanno? E che ne pensano? Intanto c’è una condivisibile proposta operativa di Anziodiva, ma non servirebbero “sceriffi“, basterebbe il buon senso che però fa poco “politica“.

Un accenno, infine, al piano finanziario. Continuiamo a pagare tariffe spropositate rispetto al resto d’Italia, ma quest’anno ci dovrebbe essere un calo. Sempre che non si debba aggiungere il resto dell’adeguamento contrattuale che la Camassa ha chiesto (e ottenuto) per i servizi svolti lo scorso anno. E’ previsto nel piano finanziario per intero o, come sembra, soltanto al 50%? E il resto, quando si pensa di inserirlo? Tanto pagano i cittadini, ma la tariffa salirebbe ancora. A meno che non si voglia rischiare un falso in bilancio….

 

Sorpresa sbarco di Anzio: “Il museo è privato”

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Una premessa indispensabile: a Patrizio Colantuono, presidente del museo dello sbarco di Anzio, va fatto un monumento. Per aver immaginato, con altri, quella realtà, per l’impegno che profonde e la passione che ci mette. Detto ciò abbiamo appreso ieri sera, nel corso dell’evento organizzato dall’associazione “00042” su 365 giorni di turismo, che  “il museo dello sbarco è privato“. Cioè?

Non solo, che c’è un non meglio specificato progetto – che da quello che ho sentito sarebbe pure condivisibile – di mettere insieme  i cimiteri di guerra di mezza Europa e farne un percorso della memoria. Proposto da chi? E con il Comune coinvolto o non?

L’intervento di Patrizio Colantuono ha seguito quello di chi scrive – che riporto subito dopo – e di Angelo Pugliese, nei quali si è parlato delle enormi possibilità dello sbarco se non limitato al museo odierno e alle manifestazioni del 21-22 gennaio. Non era, non è e non sarà mai un “attacco” alla persona, ma a una città dove si fa fatica a mettere a sistema il buono che c’è. Altrove potrete seguire dibattito e interventi – personalmente ho molto apprezzato quello dal pubblico di Riccobelli (esperto di pianificazione) e di una signora che ci ha ricordato come prima di tutto dobbiamo amare la città cominciando a raccogliere le carte per terra, ma anche le buone pratiche che già esistono illustrate da Maurizio Criscuolo e Gigi Crescenzi  – qui sorgono alcuni dubbi sul museo “privato” e che ha “dal Comune 5000 euro l’anno, quando li dà“. Ma che significa privato? E’ a Villa Adele – spazio piccolo, angusto, puzzolente ormai – da quando è stato realizzato. Merita una collocazione assolutamente diversa, vero, ma da oltre 20 anni usa uno stabile del Comune, energia e tutto il resto a carico della collettività, ha anche contributi e poi è privato? Vuol dire che domani può anche chiudere e portare via tutto?

E’ comprensibile lo sfogo di chi si è sentito attaccato – ma, ripeto, non era e non è una questione legata alla persona che può solo avere gratitudine – ma questa cosa va assolutamente chiarita. Di seguito, l’intervento di chi scrive. Volto – com’era l’appuntamento di ieri – a costruire insieme un percorso, non a difendere ciascuno il suo “fortino“.

***

Dalle occasioni mancate alle nuove possibilità

Due frasi: “Niente di più bello, niente di più quieto, niente di più ameno” (Cicerone) e “Mare, cultura e natura” (Pierluigi Cervellati)

Un paragone azzardato, fuori luogo forse, ma che la dice lunga su cosa è stata questa città e cosa doveva essere anche quando, 2000 anni dopo le parole di Cicerone, si è cercato di mettere mano alla programmazione del territorio e l’urbanista ha provato a dare una linea che ripercorresse quella del passato.

Un atteggiamento: “Siamo Anzio, il posto più bello del mondo, dove c’è il clima migliore, l’enogastronomia senza eguali, dov’è nato Nerone e dove hanno sbarcato gli americani. Devi venire, pagare (tanto) e sbrigare ad andartene perché cominci a darci fastidio”. E’ quello che ci tramandiamo, dal punto di vista culturale, da decenni, quando “la stagione” andava da giugno a ottobre e che le nuove generazioni non sembrano voler scardinare anche se adesso il periodo di presenza dei “forestieri” si è notevolmente ridotto.  Nonostante questo, continuiamo a non avere un’adeguata politica di accoglienza.

La realtà del territorio: “Varianti, cemento e furbizie”. Dalla teoria alla pratica il fallimento del piano regolatore, strumento che si era reso indispensabile dopo anni di stop, è misurabile con uno slogan del genere che traduce – a parere di chi scrive – in modo chiaro il motivo per il quale siamo di fronte a una “villettopoli” fra l’altro di scarsa qualità. Da “palazzopoli” delle vecchie previsioni, dalle convenzioni che hanno deturpato intere aree del territorio (Zodiaco, Anzio 2, Caracol), alla “villettopoli” odierna, l’unico filo conduttore è stato: consumare suolo, costruire, immaginare che fatte le case “qualcuno ci verrà”.

Ecco le occasioni mancate:  nel fiore dei suoi anni, in pieno boom economico, mentre nascevano la Costa Smeralda e la Riviera romagnola, Anzio ha scelto di essere altro. L’edilizia tirava, “qui devono venire”, ma il territorio via via spariva e oggi – come ebbe a prevedere Giuseppe De Rita anni fa – si fa fatica a distinguersi dalla periferia di Roma. Perché lo sviluppo è stato sempre collegato alle case da costruire, mai ai servizi da dare…

E’ possibile invertire la rotta? Lasciamo in pace Cicerone, ma usiamo proprio la frase di Cervellati: mare, cultura e natura.

Sono una linea di sviluppo chiara, marcata, solo da percorrere. Certo, tornare a essere attrattivi è difficile, non basta dire “qui è nato Nerone” per far sì che qualcuno arrivi, soprattutto se trova una villa abbandonata a se stessa, un museo dove si fa tutto – anche provare a promuovere l’archeologia – nessun percorso reale e tanto meno virtuale, manca una promozione, l’approfondimento, l’attività di ricerca su figure come lo stesso Nerone o Caligola. Possibile che Cerveteri fa una mostra al palazzo delle esposizioni a Roma e noi – con quella su Nerone ai Fori – non riusciamo a collegarci?

Non basta dire “qui hanno sbarcato” e ridurci a carnevalesche ricostruzioni o affidarci ai parenti dei reduci, mettere corone o affibbiarci medaglie. Giusta la memoria, ma se Anzio è “la città della pace”, se ha la fortuna e l’onore di avere come concittadino Roger Waters, deve rendere questo un percorso. Da vivere il 22 gennaio, certo, ma anche nel resto dell’anno. Da inserire in un progetto europeo che va dalla Sicilia a Salerno, da Anzio a Roma liberata, alla Normandia.

Il mare, una bandiera blu che deve lasciare le polemiche e trasformarsi – d’intesa con gli operatori – in un’occasione. Il mare tutto l’anno, approfittando del clima mite, pensando ad Anzio come a una sorta di California d’Italia oltre che come luogo vicino a Roma dove continuare a trascorrere vacanze non solo d’estate.

Le aree verdi da valorizzare, insieme agli insediamenti archeologici, affinché siano fruibili a chi svolge attività a contatto con la natura, dall’1 gennaio al 31 dicembre.

La grande tradizione enogastronomica, la ristorazione rinomata in tutto il mondo (ma non stellata, chiediamoci il perché) i prodotti di qualità, sono un altro filone da mettere “a sistema”, quello che farebbe una città vera,  non un paesone che insegue sagre improbabili o bancarelle di quarta serie.

Abbiamo mancato occasioni, abbiamo ancora la possibilità di recuperare. Puntando su mare, cultura e natura con servizi moderni, valorizzazione di quello che abbiamo, qualità assoluta.

 

Porto, il presidente senza poteri e i licenziamenti. Fateci capire…

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C’è il nome del presidente ma, a seguire, nessun “potere“. La visura aggiornata della Capo d’Anzio conferma quello che si diceva da qualche tempo: il presidente della società che deve realizzare il nuovo porto, nominato dal sindaco che rappresenta il 61% delle quote pubbliche, non ha alcun potere gestionale. Quello che da questo umile spazio era stato segnalato – senza ricevere risposte – e cioè se un avvocato potesse, per le regole imposte dalla professione, avere ruoli gestionali in una società, viene confermato dagli atti:  Ciro Alessio Mauro, presidente dal 9 marzo 2016, non gestisce nulla. Se lo facesse, non potrebbe esercitare come avvocato o verrebbe meno al “dovere di evitare incompatibilità” previsto dal codice deontologico. Può stare lì perché non ha poteri.

Nessuno vieta che la presidenza possa essere svolta in questo modo, sia chiaro, ma per una questione di trasparenza e finché i cittadini saranno proprietari del 61% andava detto. E’ una questione di correttezza. Il porto è, temiamo ancora per poco, di Anzio attraverso la società controllata dal Comune, questo è bene non dimenticarlo mai.

Apprendiamo anche che Mauro sarà presidente fino alla prossima assemblea, ma questo è un atto dovuto poiché è lì che si ratifica la carica, il consiglio d’amministrazione ne ha semplicemente preso atto.

Allo stesso consiglio, ora, è demandato tutto. A Mauro resta sì e no l’ordinaria amministrazione. L’esatto contrario di ciò che era per Luigi D’Arpino che poteva/doveva: “ Dare esecuzione alle delibere assunte dal consiglio di amministrazione adottando ogni provvedimento all’uopo necessario; firmare la corrispondenza della società; procedere all’apertura e chiusura di conti correnti di corrispondenza, di altri conti separati o speciali; effettuare la girata su effetti, assegni, vaglia cambiari e documenti allo sconto e all’incasso; richiedere fidi bancari ed anticipazioni di credito in genere; dare disposizioni ed effettuare prelevamenti da detti conti, anche mediante assegni bancari all’ordine di terzi a valere sulle disponibilità liquide e sulle disponibilità  derivanti dalle concessioni di affidamenti a favore della società; procedere alla costituzione di depositi cauzionali; stipulare contratti di locazione (…) rappresentare la società di fronte ai terzi ed in giudizio in cause attive e passive nonché in procedure di qualsiasi natura in qualunque grado e davanti a qualsiasi giurisdizione (…)  nominare e revocare avvocati e procuratori per gli atti e procedimenti tutti di cui sopra, conferendo loro ogni più ampio potere inerente al mandato; rappresentare la società in assemblee di altre società, associazioni (…) fare tutto quanto necessario o utile per il buon fine del mandato, nei limiti dell’ordinaria amministrazione e nell’interesse della società, salvo quanto espressamente di spettanza del consiglio di amministrazione e dell’assemblea“.

Chi fa adesso queste cose? Sindaco e presidente vogliono dircelo? E che significa che all’amministratore delegato, di nomina privata, ricordiamolo: “sono attribuiti tutti i poteri di ordinaria amministrazione, nonché le funzioni vicarie del presidente del consiglio di amministrazione“? I consiglieri comunali vogliono farsi sentire o sono presi da altro?

Ripetiamo: è questione di trasparenza. La stessa che la società sul proprio sito continua a ignorare pur essendo, ancora, al 61% del Comune. A oggi sul sito dell’ente i dati sono aggiornati al 27 gennaio  (è ancora presidente D’Arpino) si rimanda a al sito della Capo d’Anzio che pubblica in home page dati del 2013 perché nel frattempo è stato sostituito (in Comune lo sanno?) da quello di Marina di Capo d’Anzio dove però di trasparenza non c’è traccia.

E a proposito di trasparenza, perché non possiamo conoscere l’accordo con le cooperative, a maggior ragione oggi che ci sono stati due licenziamenti? Hanno ragione Luigi D’Arpino (che scopre troppo tardi le responsabilità del sindaco Bruschini) e Marco Maranesi, a sollevare perplessità e chiedere chiarezza. Non si può dire che la Capo d’Anzio non c’entra. Quel faticoso accordo, arrivato alla vigilia dello sgombero, prevede ciò che era stato proposto un anno fa ma non era andato bene, gli ormeggiatori avevano parlato di “proposta da usura” e la Capo d’Anzio non aveva mai quantificato l’ipotesi di intesa. Finché saremo proprietari, tutti i cittadini, abbiamo o non il diritto di sapere? A maggior ragione di fronte a due persone mandate a casa.

Ah, già che ci siamo: con il Circolo della Vela di Roma com’è finita?

 

 

La “carta vetrata” e il sonetto che non ti aspetti

Anni fa, quando ancora lavoravo a Latina Oggi, i colleghi mi regalarono un pezzo di carta vetrata. Era un modo per sottolineare che sono un tipo ruvido nei rapporti, scontroso, burbero e via discorrendo. E’ un po’ il nostro lavoro a portarci a questo, ma quel piccolo pezzo di carta vetrata l’ho portato sempre con me. Mai avrei immaginato, oggi, che ispirasse addirittura un sonetto nel quale c’è l’essenza del mio essere giornalista. Un autore che vuole restare anonimo, di sicuro un pensiero bello e inaspettato  che, in redazione, sarà affisso a fianco della carta vetrata. Grazie!

Scrivo a te, fiore de’ campo
che usi le parole come n’ lampo..
che illumina la notte anco più nera
cercanno verità… senza bandiera

L’appartenenza n’vero nun è pe’ li scrittori
armeno de’ quelli liberi…
dai più e…dagli editori

Che er potere vero poi de grazia…è quello de’ riporta’ giustizia..
n’ dove se’ subbita n’ ingiustizia….

Per questo scrivo a te che come er vento…
porti ai meschini pene e anco spavento…

A te che sei come na’ folata…
che smove si la carta…

ma solo se vetrata!!

Chi ha sparato a chi? Questa (e altre) mezze notizie

Nei giorni scorsi le cronache locali si sono occupate di un episodio molto grave. Gli spari a Santa Teresa, ad altezza d’uomo, verso una palazzina. I Carabinieri hanno fatto sapere di aver arrestato un ragazzo di 20 anni, hanno diffuso il video delle telecamere di sorveglianza che riprendono una scena che di solito vediamo in zone di ben altra criminalità, e lì si sono fermati.

Le forze dell’ordine, ormai, sono specializzate anche nel fornire supporti fotografici e video che accontentano le esigenze dei siti e dei giornalisti. Ma chi è il ventenne che ha sparato? Con chi ce l’aveva? Mistero. Se va bene, ormai, ottieni le iniziali di arrestati anche con decine di chilogrammi di droga, in nome di una privacy che viene interpretata a soggetto da chi – quale fonte – fornisce l’informazione e decide. Si tratti di un esponente delle forze dell’ordine o di un magistrato.

Si dimentica – e i primi a non ricordarlo sono i giornalisti, a maggior ragione a livello locale – che quanti svolgono questo straordinario lavoro non sono e non hanno da essere dei passacarte. Certo, ci sono i rapporti da mantenere. Certo, l’arrestato non è un condannato. Ma diamo una ripassata al codice di autoregolamentazione della privacy che i giornalisti si sono dati e andiamo a vedere: rilevanza sociale del fatto, particolare evento e via discorrendo.

E allora? Si deve sapere o meno chi ha sparato e verso chi erano diretti quei colpi? Certamente sì, ma gli investigatori non danno nomi e anzi invitano a non chiedere oltre. Ebbene, sarebbe ora che se vogliono che diamo mezze notizie, cominciamo a scrivere che l’ufficiale P.C. e il magistrato Z.M. hanno riferito che…. Privacy per chi compie atti rilevanti socialmente e sul nome dei quali il giornalista ha una deontologia che stabilisce quali pubblicare e quali non? Privacy per tutti . E’ una provocazione, evidente, ma di fronte alle mezze notizie qualcosa va pur sostenuto.

Dagli spari al voto imminente a Nettuno e alla campagna su Anzio che è già nel vivo. Ebbene titoloni, annunci e analisi su Danilo Fontana – consigliere comunale di Anzio e consigliere dell’area metropolitana di Roma – che si candida a Nettuno. Fa un comunicato senza sconti, parla di “vecchi volponi” della politica, è una cosa che fa certamente notizia. Soprattutto se va a sostenere Nicola Burrini che ha il suo riferimento – nel Pd – tra quanti secondo Candido De Angelis (che Fontana sostenne e del quale è alleato) votarono Bruschini al ballottaggio di Anzio. Bene, ma poi? Fontana non può candidarsi per legge, a meno di dimettersi da consigliere comunale e perdere anche l’area metropolitana o diventare assessore. Lui si guarda bene dal farlo sapere, ma i giornalisti di casa nostra lo sanno. Da una parte la notizia non esce, dall’altra si dice che “ha rinunciato“.

E’ solo un esempio delle mezze notizie di casa nostra. Liberissimi, tutti, di fare come vogliono. Ma un po’ di attenzione in più non guasterebbe. Per i lettori, anzitutto.

Porto, finalmente. Ma ci sono ancora risposte da dare

vela

Vanno fatti sinceri complimenti al sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, al presidente della società Ciro Alessio Mauro, all’amministratore delegato Enrico Aliotti e al consigliere d’amministrazione Antonio Bufalari per l’intesa raggiunta ieri con le cooperative di ormeggiatori.  Va dato atto anche a loro di aver combattuto strenuamente una battaglia che non era facile e di essersi arresi solo di fronte all’ennesimo ricorso andato male. Uno sgombero, già predisposto per quanto ne sappiamo, sarebbe stato uno schiaffo che non meritavano loro né la città. Lo ha ricordato Candido De Angelis in consiglio comunale: se gli ormeggiatori non avessero firmato nel 2011 l’intesa che li “ricollocava” nel nuovo porto oggi non saremmo qui. E questo va riconosciuto.

Resta l’amarezza per essere dovuti arrivare all’ultimo minuto dell’ultimo giorno, quando un’intesa poteva e doveva essere trovata prima. Lo abbiamo sostenuto tante volte, ma dobbiamo riconoscere che la pazienza del primo cittadino – con il quale non siamo stati e non siamo mai teneri – alla fine è stata premiata. Restano dei dubbi, però, e siccome il 61% della Capo d’Anzio è ancora dei cittadini – e continuiamo ad auspicare che ci resti, anche se è stato fatto di tutto per metterlo in mano al socio privato Renato Marconi – li poniamo.

Il primo: cosa è cambiato rispetto alle intese proposte prima? Erano semplicemente “antipatici” Luigi D’Arpino e Franco Pusceddu i quali, come l’avvocato Ciro Alessio Mauro e il commercialista Zanetti, non hanno fatto altro che seguire le linee dettate dall’assemblea dei soci e quindi anche dal sindaco? Gli ormeggiatori hanno parlato, allora, di proposte “da usura“, la Capo d’Anzio non ha mai ufficialmente presentato le proprie. Oggi che l’accordo c’è, sarebbe bene farlo conoscere nei dettagli ai cittadini. E già che ci siamo, è bene sapere anche com’è finita con il circolo della Vela e gli altri “sine titulo

Altro quesito: chi al bando per gli ormeggiatori è risultato idoneo, ha partecipato a vuoto? I soldi che il sindaco ha detto serviranno a far quadrare i conti della Capo d’Anzio per il 2015 e cioè quelli che gli ormeggiatori dovrebbero dare, come si inseriscono in bilancio? C’è la disponibilità delle cooperative a “girarli“? Perché sull’ultimo numero del Granchio Renzo Tulli è stato chiaro: noi abbiamo lavorato, con strutture nostre, e poi dovremmo pagare loro….  Ecco, come si esce da questa vicenda? Una cosa è certa, con l’accordo firmato prima e la Capo d’Anzio operativa oggi non ci sarebbero problemi con la fidejussione, il Life e tutto il resto.

Speriamo di averle queste risposte, dal sindaco che rappresenta il nostro 61% o dal presidente che ha nominato, ma oggi godiamoci questo giorno. Il porto, finalmente, è a gestione di una società “nostra“. Che non è quella immaginata nel 2000 da Gianni Billia e Candido De Angelis, intorno alla quale si è giocata – dall’ingresso di Italia Navigando in poi – una partita più grande di noi, il bacino non è (e non può più essere) quello mega pensato allora. Sono trascorsi 16 anni e mezzo da quando è stato dato mandato di costituirla, quasi 16 dalla firma davanti al notaio, 11 da quando è stata chiesta la concessione – altro che inizio lavori nel 2005, slogan elettorale di De Angelis al secondo mandato – siamo passati per ostacoli di ogni genere, più o meno corretti, pareri “a soggetto“, procedure che andavano bene oggi e male domani, scissioni societarie, gare deserte, vendita di improbabili “dolt”  e via discorrendo. Possiamo scrivere un libro sul sostanziale fallimento della legge Burlando che non accelera un bel niente, abbiamo avuto la Regione di Marrazzo e Montino assolutamente contro, quella di Zingaretti che ha sollecitato perché si partisse, ma almeno ora c’è chiarezza su chi è il concessionario.

Il quale non farà il mega porto ma gestirà l’attuale ed è ancora per il 61% dei cittadini di Anzio. Oggi per questo dovremmo batterci. C’è la legge Madia, è vero, ci sono i bilanci in perdita, c’è stata una scissione che abbiamo impugnato tardi e male, però come ricorda l’ultima mozione approvata all’unanimità dal Consiglio comunale il porto “è” Anzio. E francamente dopo anni di “mazzate“, doverla cedere quando comincia a essere operativa e fare reddito, a dare ricadute – messe nero su bianco – alla città, sarebbe una beffa.

Sindaco, maggioranza, opposizione (o governo?) di centro-destra, Pd, operatori, cittadini, dovrebbero andare in delegazione da Renzi e la Madia a spiegare che Anzio è un caso di studio per com’è s’è sviluppata la vicenda porto-società pubblica e che – tutti –  vogliamo che il porto non sia nelle mani totalmente di un privato. Chissà….