Porto, il presidente senza poteri e i licenziamenti. Fateci capire…

avvocatomauro

C’è il nome del presidente ma, a seguire, nessun “potere“. La visura aggiornata della Capo d’Anzio conferma quello che si diceva da qualche tempo: il presidente della società che deve realizzare il nuovo porto, nominato dal sindaco che rappresenta il 61% delle quote pubbliche, non ha alcun potere gestionale. Quello che da questo umile spazio era stato segnalato – senza ricevere risposte – e cioè se un avvocato potesse, per le regole imposte dalla professione, avere ruoli gestionali in una società, viene confermato dagli atti:  Ciro Alessio Mauro, presidente dal 9 marzo 2016, non gestisce nulla. Se lo facesse, non potrebbe esercitare come avvocato o verrebbe meno al “dovere di evitare incompatibilità” previsto dal codice deontologico. Può stare lì perché non ha poteri.

Nessuno vieta che la presidenza possa essere svolta in questo modo, sia chiaro, ma per una questione di trasparenza e finché i cittadini saranno proprietari del 61% andava detto. E’ una questione di correttezza. Il porto è, temiamo ancora per poco, di Anzio attraverso la società controllata dal Comune, questo è bene non dimenticarlo mai.

Apprendiamo anche che Mauro sarà presidente fino alla prossima assemblea, ma questo è un atto dovuto poiché è lì che si ratifica la carica, il consiglio d’amministrazione ne ha semplicemente preso atto.

Allo stesso consiglio, ora, è demandato tutto. A Mauro resta sì e no l’ordinaria amministrazione. L’esatto contrario di ciò che era per Luigi D’Arpino che poteva/doveva: “ Dare esecuzione alle delibere assunte dal consiglio di amministrazione adottando ogni provvedimento all’uopo necessario; firmare la corrispondenza della società; procedere all’apertura e chiusura di conti correnti di corrispondenza, di altri conti separati o speciali; effettuare la girata su effetti, assegni, vaglia cambiari e documenti allo sconto e all’incasso; richiedere fidi bancari ed anticipazioni di credito in genere; dare disposizioni ed effettuare prelevamenti da detti conti, anche mediante assegni bancari all’ordine di terzi a valere sulle disponibilità liquide e sulle disponibilità  derivanti dalle concessioni di affidamenti a favore della società; procedere alla costituzione di depositi cauzionali; stipulare contratti di locazione (…) rappresentare la società di fronte ai terzi ed in giudizio in cause attive e passive nonché in procedure di qualsiasi natura in qualunque grado e davanti a qualsiasi giurisdizione (…)  nominare e revocare avvocati e procuratori per gli atti e procedimenti tutti di cui sopra, conferendo loro ogni più ampio potere inerente al mandato; rappresentare la società in assemblee di altre società, associazioni (…) fare tutto quanto necessario o utile per il buon fine del mandato, nei limiti dell’ordinaria amministrazione e nell’interesse della società, salvo quanto espressamente di spettanza del consiglio di amministrazione e dell’assemblea“.

Chi fa adesso queste cose? Sindaco e presidente vogliono dircelo? E che significa che all’amministratore delegato, di nomina privata, ricordiamolo: “sono attribuiti tutti i poteri di ordinaria amministrazione, nonché le funzioni vicarie del presidente del consiglio di amministrazione“? I consiglieri comunali vogliono farsi sentire o sono presi da altro?

Ripetiamo: è questione di trasparenza. La stessa che la società sul proprio sito continua a ignorare pur essendo, ancora, al 61% del Comune. A oggi sul sito dell’ente i dati sono aggiornati al 27 gennaio  (è ancora presidente D’Arpino) si rimanda a al sito della Capo d’Anzio che pubblica in home page dati del 2013 perché nel frattempo è stato sostituito (in Comune lo sanno?) da quello di Marina di Capo d’Anzio dove però di trasparenza non c’è traccia.

E a proposito di trasparenza, perché non possiamo conoscere l’accordo con le cooperative, a maggior ragione oggi che ci sono stati due licenziamenti? Hanno ragione Luigi D’Arpino (che scopre troppo tardi le responsabilità del sindaco Bruschini) e Marco Maranesi, a sollevare perplessità e chiedere chiarezza. Non si può dire che la Capo d’Anzio non c’entra. Quel faticoso accordo, arrivato alla vigilia dello sgombero, prevede ciò che era stato proposto un anno fa ma non era andato bene, gli ormeggiatori avevano parlato di “proposta da usura” e la Capo d’Anzio non aveva mai quantificato l’ipotesi di intesa. Finché saremo proprietari, tutti i cittadini, abbiamo o non il diritto di sapere? A maggior ragione di fronte a due persone mandate a casa.

Ah, già che ci siamo: con il Circolo della Vela di Roma com’è finita?

 

 

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