Porto, finalmente. Ma ci sono ancora risposte da dare

vela

Vanno fatti sinceri complimenti al sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, al presidente della società Ciro Alessio Mauro, all’amministratore delegato Enrico Aliotti e al consigliere d’amministrazione Antonio Bufalari per l’intesa raggiunta ieri con le cooperative di ormeggiatori.  Va dato atto anche a loro di aver combattuto strenuamente una battaglia che non era facile e di essersi arresi solo di fronte all’ennesimo ricorso andato male. Uno sgombero, già predisposto per quanto ne sappiamo, sarebbe stato uno schiaffo che non meritavano loro né la città. Lo ha ricordato Candido De Angelis in consiglio comunale: se gli ormeggiatori non avessero firmato nel 2011 l’intesa che li “ricollocava” nel nuovo porto oggi non saremmo qui. E questo va riconosciuto.

Resta l’amarezza per essere dovuti arrivare all’ultimo minuto dell’ultimo giorno, quando un’intesa poteva e doveva essere trovata prima. Lo abbiamo sostenuto tante volte, ma dobbiamo riconoscere che la pazienza del primo cittadino – con il quale non siamo stati e non siamo mai teneri – alla fine è stata premiata. Restano dei dubbi, però, e siccome il 61% della Capo d’Anzio è ancora dei cittadini – e continuiamo ad auspicare che ci resti, anche se è stato fatto di tutto per metterlo in mano al socio privato Renato Marconi – li poniamo.

Il primo: cosa è cambiato rispetto alle intese proposte prima? Erano semplicemente “antipatici” Luigi D’Arpino e Franco Pusceddu i quali, come l’avvocato Ciro Alessio Mauro e il commercialista Zanetti, non hanno fatto altro che seguire le linee dettate dall’assemblea dei soci e quindi anche dal sindaco? Gli ormeggiatori hanno parlato, allora, di proposte “da usura“, la Capo d’Anzio non ha mai ufficialmente presentato le proprie. Oggi che l’accordo c’è, sarebbe bene farlo conoscere nei dettagli ai cittadini. E già che ci siamo, è bene sapere anche com’è finita con il circolo della Vela e gli altri “sine titulo

Altro quesito: chi al bando per gli ormeggiatori è risultato idoneo, ha partecipato a vuoto? I soldi che il sindaco ha detto serviranno a far quadrare i conti della Capo d’Anzio per il 2015 e cioè quelli che gli ormeggiatori dovrebbero dare, come si inseriscono in bilancio? C’è la disponibilità delle cooperative a “girarli“? Perché sull’ultimo numero del Granchio Renzo Tulli è stato chiaro: noi abbiamo lavorato, con strutture nostre, e poi dovremmo pagare loro….  Ecco, come si esce da questa vicenda? Una cosa è certa, con l’accordo firmato prima e la Capo d’Anzio operativa oggi non ci sarebbero problemi con la fidejussione, il Life e tutto il resto.

Speriamo di averle queste risposte, dal sindaco che rappresenta il nostro 61% o dal presidente che ha nominato, ma oggi godiamoci questo giorno. Il porto, finalmente, è a gestione di una società “nostra“. Che non è quella immaginata nel 2000 da Gianni Billia e Candido De Angelis, intorno alla quale si è giocata – dall’ingresso di Italia Navigando in poi – una partita più grande di noi, il bacino non è (e non può più essere) quello mega pensato allora. Sono trascorsi 16 anni e mezzo da quando è stato dato mandato di costituirla, quasi 16 dalla firma davanti al notaio, 11 da quando è stata chiesta la concessione – altro che inizio lavori nel 2005, slogan elettorale di De Angelis al secondo mandato – siamo passati per ostacoli di ogni genere, più o meno corretti, pareri “a soggetto“, procedure che andavano bene oggi e male domani, scissioni societarie, gare deserte, vendita di improbabili “dolt”  e via discorrendo. Possiamo scrivere un libro sul sostanziale fallimento della legge Burlando che non accelera un bel niente, abbiamo avuto la Regione di Marrazzo e Montino assolutamente contro, quella di Zingaretti che ha sollecitato perché si partisse, ma almeno ora c’è chiarezza su chi è il concessionario.

Il quale non farà il mega porto ma gestirà l’attuale ed è ancora per il 61% dei cittadini di Anzio. Oggi per questo dovremmo batterci. C’è la legge Madia, è vero, ci sono i bilanci in perdita, c’è stata una scissione che abbiamo impugnato tardi e male, però come ricorda l’ultima mozione approvata all’unanimità dal Consiglio comunale il porto “è” Anzio. E francamente dopo anni di “mazzate“, doverla cedere quando comincia a essere operativa e fare reddito, a dare ricadute – messe nero su bianco – alla città, sarebbe una beffa.

Sindaco, maggioranza, opposizione (o governo?) di centro-destra, Pd, operatori, cittadini, dovrebbero andare in delegazione da Renzi e la Madia a spiegare che Anzio è un caso di studio per com’è s’è sviluppata la vicenda porto-società pubblica e che – tutti –  vogliamo che il porto non sia nelle mani totalmente di un privato. Chissà….

 

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