Porto, la via d’uscita e le risposte che ci deve il sindaco

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Forse c’è una via d’uscita per il porto pubblico, una soluzione alle criticità poste dalla legge Madia e dal fatto che il Comune ha presentato un piano di razionalizzazione che portava dritto dritto alla dismissione. Il presidente della Capo d’Anzio, l’avvocato Ciro Alessio Mauro, la spiega in una nota che si riporta di seguito. Nel frattempo la società ha iniziato finalmente a comunicare in maniera più puntuale, ha reso noto che nel consiglio d’amministrazione entra la segretaria generale e tuttofare del Comune, Marina Inches (ma si aspetta parere Anac, speriamo non faccia la fine di quello degli ormeggiatori) e che è pronta a “convocare un incontro con il Consiglio Comunale”. Alt, magari è il contrario. Anzi, il consiglio comunale aspetta ancora di sentire – ad esempio – la relazione dell’avvocato Cancrini sulla vicenda delle quote a Marconi. Inoltre si apprende che è arrivato il Via, sia pure parziale, e che si farà ricorso alla finanza pubblica (Cassa depositi e prestiti) ovvero alle banche, in alternativa al fondo maltese del quale si era parlato. Va tutto bene, ci mancherebbe, ma sarebbe ora che il nostro socio di riferimento, il sindaco che rappresenta il 61% che è di ciascun cittadino, decidesse di informarci compiutamente una volta per tutte. È assolutamente apprezzabile lo sforzo del presidente e del consiglio d’amministrazione, ma sull’operazione porto continuano a esserci dubbi che il primo cittadino ci deve assolutamente chiarire.

P.s Cosa è cambiato al Circolo della vela rispetto all’originaria proposta? E chi paga il tempo e i soldi spesi a correre dietro un ricorso impossibile?

***

Sulla Madia, l’intervento dell’avvocato Mauro.

Legge Madia, d.lvo 175/2016, e Capo d’Anzio S.p.A.

La realizzazione di uno “Stato Impresa” attraverso:

acquisto (de iure condendo, promozione della attività di impresa con le soc. part.)

mantenimento le partecipate (de iure condito)

gestione (de iure condendo e de iure condito)

c’è uno sdoppiamento del soggetto pubblico dell’attività, per la presenza di uno sua partecipazione: il richiamo alla concorrenza, in effetti, non postula regimi monopolistici e, dunque, si prefigura un nuovo modo di guardare allo “Stato Impresa” che sia il solo operatore sul mercato, che deve essere sviluppato con le soc. part.

Il punto di partenza è l’art. 1 della legge Madia laddove fa salve le disposizioni di legge o regolamenti afferenti a società sorte in funzione di scopi specifici da individuare alla luce del percorso normativo cui esse fanno riferimento ed all’interesse pubblico, generale, ovvero alla missione che sottendono.

In specie, si ricorda che il Porto di Anzio venne addirittura contemplato nella legge regionale 29.11.1984, n. 72 che disciplinò le modalità di attuazione degli “Interventi Regionali per l’adeguamento del sistema portuale laziale”. Già questo ne comprova l’interesse regionale nonché la missione sottesa agli interventi per riqualificazione di tutto l’asset regionale laziale.

Ma non è tutto.

Ai sensi dell’art. 14 della legge in commento si prefigurava, già allora, la possibilità di affidare in concessione ad operatori economici l’attività di scopo suddetta, con procedura di evidenza pubblica.

In tale quadro si innesta la approvazione del Piano Regolatore Portuale di Anzio da parte della Giunta Regionale Lazio avvenuto in data 6 agosto 2004, che a sua volta conferma e richiama il contenuto del Piano di Coordinamento dei Porti della Regione Lazio approvato con Delibera del Consiglio Regionale n. 491/1998.

Ricorrono, dunque, i requisiti che la Madia contempla ai fini della “salvezza” (!) delle disposizioni già vigenti alla data della sua entrata in vigore, 23.09.2016:

  • ricorre la previsione normativa – (art. 1, comma 4, “restano ferme le specifiche disposizioni, contenute in leggi o regolamenti governativi o ministeriali che disciplinano società a partecipazione pubblica (…)” – che in specie è data dalla legge regionale 29-11-1984, n. 72, a mente della quale, come detto, il Porto di Anzio ricade nella programmazione strategica regionale, da attuare a mezzo di interventi specifici, che nel nostro caso sono proprio quelli contenuti nell’Accordo di Programma approvato con decreto del presidente della giunta regionale n. 79 dell’11-03-2011, atto prodromico al rilascio della conseguente concessione demaniale marittima n. 6586/2011 a favore della Capo d’Anzio S.p.A.;

  • ricorre anche l’ulteriore requisito previsto all’art. 1, comma 4, lett. (a, afferente al “società (…) per il perseguimento di una specifica missione di pubblico interesse (…)” laddove per pubblico interesse deve intendersi anche la realizzazione e la gestione portuale oggetto della concessione e della Società Capo d’Anzio S.p.A., come meglio spiegato dal Consiglio di Stato, con sentenza n. 6488/2012: “la natura giuridica del servizio di gestione dei porti turistici debba essere definita come servizio pubblico di rilevanza economica”.

Resta inteso che la Società Capo d’Anzio S.p.A. pur nella sussistenza dei requisiti di cui sopra, che sembrano confermare la sua permanenza nel panorama normativo pubblicistico del settore portuale (ove condivisa con le Autorità preposte per legge alla interpretazione delle norme di nuovo conio), dovrà via via adeguare il proprio trend di ricavi alle prescrizioni ivi contenute, anche attraverso un piano di razionalizzazione che di fatto si identifica con business plan in corso di aggiornamento, il tutto secondo l’art. 26 della stessa legge Madia, la quale prevede la operatività del piano di razionalizzazione a far data dal 2018 per l’anno 2017.

Il problema della Villa non è Pietro, però con l’occasione…

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Non si fa. Nessuno di noi, domani, può andare al Colosseo, al teatro di Minturnae o a quello di Taormina, alla città fantasma di Carsulae o in qualsiasi area archeologica e mettersi a “pulire” autonomamente. Un attimo dopo il gesto, pur nobile, arrivano le forze dell’ordine e ci portano via. Com’è stato oggi ad Anzio, con Pietro Salvini che ha fatto ciò che da mesi ritiene giusto senza essere finito – finora – sotto l’occhio dei riflettori.

Dire che sto con Pietro – che denuncia un problema reale – è scontato, anche se questa mattina sono stato mandato benevolmente a quel paese in quanto “al soldo dei potenti“. Pazienza, il personaggio è noto per il suo modo di essere e subito dopo ha detto di volermi bene. Ne sono certo. Sto con lui per la denuncia che arriva dal suo gesto, non per quello che fa. Perché sono resti archeologici, perché se tocchi un sasso rischi di far venire giù tutto, perché come è giusto che non ci siano accampamenti d’estate, gente che fa la brace (come oggi….) o che va a dormire nelle grotte, è altrettanto giusto che non si facciano interventi che pur con le migliori intenzioni rischiano di creare danno. Peggio ancora sarebbe – come sta avvenendo nei dibattiti on line – mettere da una parte l’orgoglio dei portodanzesi incarnato oggi da Salvini che “fa solo pulizie” e dall’altra i “fagottari zozzoni“. O mettere da una parte il comitato che da qualche anno ha rilanciato l’attenzione su quei resti, ha fatto sì che l’area diventasse monumento naturale, e chi vede quei cittadini come il fumo negli occhi.

Perché il punto non è questo, ma una volta per tutte la tutela, la pulizia, la salvaguardia di quel patrimonio che stiamo perdendo. Un’amministrazione comunale lungimirante sarebbe intervenuta da tempo, non avrebbe lasciato all’iniziativa di un singolo volenteroso l’iniziativa. Non avrebbe “rincorso” i servizi televisivi prima di  intervenire, com’è successo l’estate scorsa. Avrebbe messo in piedi un progetto per provvedere alle pulizie, alla salvaguardia, a tutto ciò che è necessario per salvare il salvabile, sotto la guida di chi è esperto in questo settore. Poi si usavano pure tutti i volontari possibili.

Ecco, quanto accaduto questa mattina diventi un’occasione. Perché oggi il problema non è Salvini, ieri non lo era chi “alloggiava” alle Grotte, né lo saranno di nuovo i “fagottari” l’estate prossima. Il problema è chi ci amministra e su questo argomento – come su tutti gli altri – naviga a vista.

Dai “giornaletti” agli “imbecilli”, il segno del declino

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Si arrabbiò e pure tanto, il sindaco Luciano Bruschini. Aveva ragione. Ad attenderlo sotto la sede del Comune, in piazza Cesare Battisti, all’inizio degli anni ’90, c’erano genitori e bambini della scuola media di Anzio Colonia, oggi “Falcone“. Già 25 anni fa si registravano dei problemi e all’arrivo del sindaco partì un coro: “buffone, buffone”.

Una delegazione di genitori venne ricevuta – con giornalisti al seguito, tra i quali chi scrive – e Luciano Bruschini disse giustamente che prima di dare del buffone a lui e di chiedere l’intervento del Comune, quei genitori dovevano insegnare l’educazione ai figli. Non si dà del buffone a un sindaco, a una istituzione, non lo fanno dei bambini soprattutto.

Ecco, dalla lezione di educazione civica di allora, alla pessima figura di un sindaco che dà degli “imbecilli” ai cittadini il passo, purtroppo, è stato breve. Un segno dei tempi che sono cambiati, certo. Di questi 25 anni nei quali il rispetto lo abbiamo spesso messo sotto le scarpe, anche se la pessima uscita del sindaco che fa ancora bella mostra sulla home page del Comune – mentre buona parte del sito continua a non rispettare le norme sulla trasparenza – è il segno evidente del declino di questa classe politica e dirigente.

Dove il disprezzo ha preso il posto della dialettica civile, dove non potendo più contare esclusivamente su quelle 10-15 persone che facevano e fanno “politica” e  con le quali bastava parlare per “aggiustare” le cose, si esce di senno. Nei confronti dei giornali e dei cittadini “rei” – questi ultimi – di segnalare cose che non vanno o, peggio, fare comitati….

Avete capito bene, i cittadini che dovrebbero essere una risorsa – soprattutto quando segnalano – sono se va bene “sopportati“.

Esce una notizia su uno dei media locali? Ma sì, “i giornaletti“. Quattro cittadini segnalano che le analisi dell’Arpa dicono che il mare è inquinato e che in Comune – tra un fax che arriva a uffici chiusi e un protocollo che se la prende con calma – non hanno provveduto? Denuncia a carico loro, con pochi in piazza a esprimere solidarietà purtroppo. Era vera quella notizia, al punto che il procedimento intentato dall’assessore Placidi per conto del Comune è stato archiviato. Ma intanto il segnale era chiaro: parli? Provo a zittirti. Segno di debolezza eh, non di forza….

Come quando si fa identificare in consiglio comunale chi sta facendo il proprio lavoro, la buonanima di Giancarlo Testi, ma poi si sorvola su chi interrompe con violenza i lavori. Giancarlo era giornalista, chi interruppe “fa” politica. Vogliamo ricordare i riferimenti alle “belle penne“? O allo “pseudo giornalista” – chi scrive – perché no pure “infame“? Silenzio, la politica difende se stessa e scende inesorabile nel suo declino. O preferisce, sotto sotto, dire “hanno fatto bene“, quando a margine del primo consiglio comunale aggrediscono il direttore del Granchio. Ma sì, vero?

Aggrediscono dei cittadini a Lido dei Pini perché stanno manifestando a difesa della pineta? Si fa un consiglio comunale che rasenta la farsa, con Bernardone che lo aveva chiesto e prova a fatica a far comprendere che quella è una cosa grave  e che forse dietro all’aggressione c’è qualcosa di più serio. Ma no, hanno fretta in maggioranza e devono tutelare altri, non gli aggrediti. Un comitato fa le pulci ai lavori di protezione del porto neroniano, fra l’altro assegnati dalla Regione a una ditta che si scoprirà avere l’interdittiva antimafia?, per il sindaco quei cittadini sono in modo più sprezzante che ironico “ingegneri navali“. Peccato avessero ragione.

Come avesse ragione chi commentava su facebook le dimissioni “irrevocabili” di Nolfi e Cafà dicendo che erano una presa in giro.  Invece  c’è chi commentava le notizie riportate dai giornali sostenendo che scrivessero cose “finte” e che “tanto la strada prima o poi ci farà incontrare“. Perché il problema – vedi richiesta milionaria a La7 – è sempre chi racconta, mai quello che accade ed è nero su bianco. E nemmeno abbiamo citato tutto, perché basta un giro sui social – potrebbe farlo il sindaco 3.0 – per leggere i pesanti aggettivi usati da qualche consigliere comunale.

 Così ieri ho fatto una riflessione con alcuni colleghi di “giornaletti” incontrati a via XX settembre, i quali hanno preso il caffè con uno “pseudo giornalista” non prima di aver salutato un paio di “imbecilli locali” seduti al bar in piazza.

Dal sindaco che dava – giustamente – lezioni di buona educazione, a quello che insulta semplici cittadini. Eccolo il declino di chi ci amministra e di questa classe politica ormai fuori dal tempo.

Sì, facciamoci risarcire. Ma prima serviva altro…

 

 

A nessuno piace essere accostato alla mafia, ricordo mestamente che basta anche il condizionamento della criminalità comune e dico la verità: capisco il sindaco Luciano Bruschini che oggi ha annunciato una richiesta di risarcimento del danno da 5 milioni di euro a La7 e alla senatrice Fattori.

Nemmeno in campagna elettorale il sindaco aveva fatto tanti comunicati, si sente all’angolo e reagisce. Dal suo punto di vista fa pure bene, ma sinceramente credo che si sia reso conto che la situazione gli è sfuggita di mano. L’ultima carta che gioca è quella del risarcimento. Se si tratta davvero di 5 milioni solo il “contributo unico unificato” costerà alle casse comunali circa 2.000 euro, più la parcella dell’avvocato che per una cosa simile ne vorrà – a farci un piacere – almeno 10.000. Ma Bruschini deve tenere insieme, adesso, capire chi è con lui e chi contro a difesa della “immagine” della città.

Va capito, non è abituato, non se l’aspettava, viene dai tempi in cui la politica “aggiustava“. Che serve? Lascia stare…. aspetta…. poi vediamo. Di fronte a una vicenda simile, in altri tempi, avrebbe chiamato Tuscano, Borrelli, Luciano Mingiacchi, si sarebbe confrontato con il fratello Luigi e Gianfranco Tontini, se serviva avrebbe sentito Pasetto, avrebbe goduto di una sponda da Toselli dall’altra parte, sentito Zucchini, accontentato Placidi. Sono i rapporti, la “politica” intesa com’è stato finora. L’ha fatto anche con i “nuovi“, era riuscito a tenere a bada De Angelis, poi quello ha provato la spallata nel 2013 dopo il “continuiamo insieme“. Allora si è tenuto vicino con una delega, una promessa, qualche parola buona gli altri. E’ la “politica“,  quella dove Bruschini si è formato ed è cresciuto, ricordandoci che c’è dentro da 50 anni. Lui, il re della mediazione, che non media più. Che si è fatto sfuggire di mano la situazione, che sa bene quello che è successo ma deve difendersi. Uno che usa lo slogan 3.0 ma  che continua ad avere i ritmi di un tempo, che tiene due ore un Borrelli o un Zucchini a “ragionare” mentre la città va alla deriva. Perché questo gli si contesta, non altro. Una deriva che non piace, tra l’altro, perché ha dato spazio a chi non doveva averne.

Un sindaco che era abituato ai controlli del “Coreco” e che oggi, invece, non sta dietro alla trasparenza, al sito – usato arbitrariamente per certi comunicati – a una macchina amministrativa che si può cambiare pure ogni 15 giorni ma continua a non avere capo né coda. E adesso pure l’Anac? E’ stanco, il sindaco, e ha ragione…. Prima mediava, ora i cittadini prendono e scrivono, usano i social, lo “accusano“, portano documenti, citano leggi. Ha dovuto scrivere all’Anac per chiedere se la segretaria può stare nella Capo d’Anzio, dopo che da questo spazio e dai Grilli di Anzio sono stati sollevati dubbi su chi è controllore e controllato, e non lo concepisce. Già che c’era, però, poteva chiedere all’Anac se la segretaria può fare anche la dirigente ed essere contemporaneamente responsabile dell’anti corruzione, Savarino fu giubilato per molto meno…… Ah, già che si trovava, anziché continuare a dire a tutti che lui per dirigente dell’area finanziaria  sceglieva chiunque, poteva chiedere se aver preso uno senza valutarne il titolo è corretto o meno.

No, no, ma che volete? Lui sa, conosce Anzio come nessun  altro (“metro quadrato per metro quadrato”, ama ripetere) e non tollera che si chieda. Sul caso del dirigente, per esempio, Andrea Mingiacchi ha chiesto l’accesso agli atti? Luciano ha trovato nel Pd chi gli ha detto di non preoccuparsi…. Ah, la “politica”…..

Ma la mafia no, non ci sta. Non può starci. Allora definisce “imbecilli” i cittadini e non è da lui. Da questo spazio e sui media l’ex presidente della Capo d’Anzio, Luigi D’Arpino, è stato massacrato e accusato di “turpiloquio” per le sue esternazioni. E un sindaco che dà degli “imbecilli” ai concittadini? L’avesse fatto De Angelis, c’erano le barricate.

Il nome da difendere, vero, ma forse la città andava difesa prima da chi nella migliore delle ipotesi se ne è approfittato.Con appaltini, cooperative, associazioni, i favori ai “soci elettori di…“. Bruschini sa bene. Non è mafia? A leggere certe carte si arriva alla camorra, ma questo non spetta ai cittadini, c’è la magistratura al lavoro.

E c’è una richiesta di accesso – prevista per legge – chiesta da deputati e senatori di diversi gruppi. Non basta dire “è tutto a posto” – e vorremmo che lo fosse – non è più sufficiente. E’ arrivato un suggerimento dai suoi ex alleati ma Bruschini è troppo “so tutto io” per accettare: vada da Alfano, chieda di sapere. Non lo farà, perché l’ha chiesto Candido. E perché è ora che Alfano dia una risposta non a Bruschini ma alla città.

Rispetto ai danni, beh…. un sindaco che si fosse costituito parte civile nei processi Appia Mythos contro i Gallace e in quello contro il clan Schiavone-Noviello sarebbe più credibile. Ma lui, ad esempio, e non ha mai chiesto danni a chi dava pareri a soggetto contro il porto e la città. No no, lì c’era la “politica“, che ti metti a fare…

Qui chi fa notare cose evidenti ma ci infanga. E perché non chiedere all’avvocato se è possibile costituirci in “Mala suerte”? Altro che vicenda tra privati…. Il sindaco sa bene com’è andata.

Vedremo se qualcuno dovrà pagare questi 5 milioni, ma forse occorreva evitare la deriva, prima. Comunque un suggerimento sentiamo di darlo. E’ bello dire che i soldi andranno alle famiglie disagiate, ma si potrebbe immaginare di fare una posta per i tanti, tantissimi, crediti inesigibili che la Corte dei conti ci ricorda.Questo si può dire?

No all’accesso? Bene, qualcuno ce lo dica

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La senatrice Fattori durante il suo intervento su Anzio

Il sindaco Luciano Bruschini ha ragione. Lo dico senza ironia. Basta con queste richieste di accesso e l’eco che Anzio sta avendo sui media e in parlamento. Nel comunicato odierno, dove da degli “imbecilli” verosimilmente agli attivisti del Movimento 5 Stelle locali, ribadisce che il tessuto cittadino è sano e che è stufo di questi accostamenti, riferendosi all’intervento in aula della senatrice Fattori.

Va capito, ma proprio dall’alto della sua lunga carriera politica sa che non basta dire “è tutto a posto“. Quando nel 2011, con una interrogazione che si rivelò infondata, alcuni esponenti del Pd provarono a chiedere l’accesso l’allora senatore Candido De Angelis scrisse al prefetto che rispose: “Allo stato non risultano situazioni che impongano l’attivazione delle procedure di legge di cui all’articolo 143 del decreto legislativo 267 del 2000“. Lo stesso Bruschini, successivamente, incontrò il prefetto Giuseppe Pecoraro e la cosa – che a dire il vero era campata in aria – finì lì.

Ecco, noi vogliamo credere alle parole di Bruschini, esprimiamo di nuovo solidarietà a Zucchini, ma proprio perché dal 2011 a oggi sono successe molte cose, sarà bene che il ministro Alfano o – se non può – il prefetto Basilone, mettano nero su bianco che non vanno attivate procedure di legge. Vorremmo anche sapere chi era presente al rassicurante “colloquio in Prefettura” – così riferito il 20 luglio, perché cinque anni fa il sindaco fu molto più preciso. I giornalisti dovranno pur tacere, ma spesso hanno archivi interessanti. Così parlava Bruschini nel 2011: “Ringrazio anzitutto il prefetto Pecoraro per la sua immediata disponibilità a ricevermi e la sua consueta cortesia. Gli ho riferito le mie preoccupazioni, oltre alle perplessità sull’aver messo insieme fatti slegati tra loro. Ho riferito anche la certezza che le nostre istituzioni sono sane – disse il sindaco – l’ho trovato molto disponibile ad ascoltare e comprendere il mio stato d’animo di fronte a una richiesta del genere. Faccio politica da tanti anni, conosco tutti quelli che la fanno e l’hanno fatta, in maggioranza e all’opposizione, sento di dire per quello che vivo quotidianamente che nessuno è condizionato dalla criminalità organizzata”.

Ecco, bisogna essere chiari. Con una città che non merita – lo ripeto per l’ennesima volta – l’onta di una commissione d’accesso e un possibile scioglimento per condizionamento della criminalità. Non necessariamente mafiosa. Se il ministro o il prefetto risponderanno come nel 2011, i parlamentari di quattro diversi gruppi avranno fatto una clamorosa figuraccia ma saremo tutti più tranquilli. Tutti.

 

 

Da quali pulpiti arrivano le prediche….

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Pensi che potrebbero aver ragione. Tu sei giornalista, sei “impegnato” in città e quindi non puoi parlare. Peggio, sei il “possibile candidato” che ha l’onore di finire sulla home page del Comune, su un sito che non brilla per trasparenza  e rispetto delle norme (gentile segretaria, quando pensa di provvedere?) ma dove – all’occorrenza – si mette alla berlina un cittadino che fa il suo lavoro.

Però dici, riflettendo, che potrebbero aver ragione. Poi approfondisci, vai oltre e sì, ok. Il giornalista “possibile candidato” deve tacere se interpellato da una Tv nazionale su cose delle quali si è occupato e si occupa per lavoro da una vita, ma da quali pulpiti arrivano le prediche?

Shhhh, silenzio! Tu non puoi parlare, tu non devi parlare, ma ci sono morosi nei confronti del Comune che sono incompatibili ma intanto possono continuare a decidere e votare cosa debbono pagare i cittadini. Ne sono rimasti almeno tre della quindicina iniziali.

Zitto, sei “possibile candidato“. Allora speri che parlino altri, consiglieri di opposizione magari, o giovani di maggioranza che non hanno nulla a che spartire con chi ha portato la città alla deriva. Vedremo, intanto questo è uno dei pulpiti dai quali arrivano le prediche. Mica sono finiti eh….

Ah, ma allora non vuoi proprio stare zitto…..

Caro sindaco, basta con l’alibi del candidato

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Caro sindaco, caro Luciano

mi permetto di parlarti con la confidenza che abbiamo da tempo, nella speranza di chiarire una volta per tutte la mia posizione e di dare così a te e alla tua maggioranza più possibilità di occuparsi di Anzio e della sua amministrazione anziché di un semplice cittadino – ti cito – “possibile candidato”.

Per la seconda volta finisco su un comunicato ufficiale del Comune semplicemente per aver fatto il mio lavoro. Con la scusa che sarei il candidato sindaco – cosa a oggi assolutamente NON VERA – vengo tirato in ballo dopo le dichiarazioni fatte a una collega di La7. Non doveva venire certo una tv nazionale a dirci quello che ai cittadini è noto e che da queste parti si scrive da tempo, ma nonostante il tuo slogan elettorale inneggiante al 3.0 vedo che ti sfugge ancora il senso di ciò che “è” e ciò che “fa” notizia.

Anzio ultimamente la “fa”, perché ci sono vicende che accadono e perché parlamentari di più estrazioni hanno chiesto una commissione d’accesso. Quando una tv decide di muoversi è perché la cosa “fa” notizia e normalmente chiunque arrivi su un territorio cerca di avere riscontri da colleghi che lì vivono e lavorano. Funziona così, caro sindaco, mentre chi fa politica da tanto tempo come te – ma anche diversi giovani virgulti – vede fantasmi ovunque.

Non ce ne sono, lo sai, l’unico che avete e che state usando non da oggi è che sarei candidato. L’elettorato passivo, me lo insegni, spetta a chiunque ha compiuto 18 anni, non sei tu a decidere chi può essere candidato e chi non, sai bene – e lo ripeto – che al momento io tutto sono fuorché l’aspirante sindaco. Se e quando sarà, vedremo, ma basta con questo alibi. Tanto meno con quello che abuserei della mia professione. Niente di più falso!

Mi scrivesti la volta scorsa che siamo tutti “nati e cresciuti ad Anzio” ebbene conosci il mio impegno da quando sono ragazzino: nello sport, il volontariato, gli scout, le associazioni, il sindacato, il giornalismo di denuncia. A livello locale e – ringraziando Dio – nazionale.

Impegno che oggi con #unaltracittà tutto è – c’erano tuoi fidati collaboratori alla presentazione – fuorché una candidatura. Perché prima di quella si deve stabilire cosa si vuole fare e con chi. Sì, l’esatto contrario tuo e di chi “fa” politica da una vita. Di chi, per tuo conto, è venuto a dirmi “non attaccare più Luciano, abbiamo sei consiglieri comunali pronti a venire con te….” e si è sentito rispondere “No, grazie”.

Mi conosci, ci conosciamo, ricordi sempre che fondai i Verdi, che sono simpatizzante Radicale, sai come la penso non da oggi ma fatico a comprendere perché darei tanto fastidio.O forse lo comprendo benissimo. Sai – sapete – che certi “giochi” non si farebbero più. Che nessuno sarebbe “garantito”. Si dice così in politica, no?

Bene, stai tranquillo perché capisco che possa essere comodo cercare alibi di fronte a vicende che sono accadute sul territorio, che sono in atti giudiziari, che coinvolgono esponenti di maggioranza e loro portatori di voti, magari quei 300 con i quali hai vinto al ballottaggio. L’alibi del candidato che non c’è. Comodo e facile, ma sì… Racconta una stupidaggine tante volte e diventa una verità. Perché sarebbe chi racconta a infangare la città, non altri, vero?

Io a La7 ho raccontato – da cronista che era e resta il mio mestiere (c’è chi ne ha inventato un altro da un ventennio, a spese nostre) ciò che è vero realmente. L’ho fatto perché è il mio lavoro e mi insegni tu che il lavoro è sacro. Ho detto ciò che è scritto in atti giudiziari, dove sono indicate persone risultate decisive per le sorti di questa maggioranza. Ho raccontato le stesse cose citate in un convegno sulla legalità fatto a Villa Sarsina, presente Sebastiano Attoni – tuo assessore – che può confermare. Ho detto pubblicamente e scritto tante volte che la commissione d’accesso è l’ultima cosa che vorrei, ma a te – a voi – interessa fare teoremi, correre dietro ai “si dice che….”. Passate le giornate a preoccuparvi di strategie e candidati, mentre la città è ridotta in condizioni a mio modo di vedere pietose e la politica – lo sai bene – non ha mai toccato livelli così bassi.

Già, mi sto rivolgendo a te, nella speranza che questa vicenda finisca, però mi rendo conto che sei lo stesso che non spese una parola mentre mi davano dell’infame o dello pseudo-giornalista in consiglio comunale. C’è chi sorrideva, mentre ero definito infame, ricordi?

Era vera la storia dei morosi e non è ancora risolta. Come non lo sono altre: dall’ultima – la laurea sbagliata per il dirigente dell’area finanziaria – a quelle citate in “Mala suerte”, nelle altre indagini e nella relazione del Mef. E come non lo sono il porto, la raccolta dei rifiuti, le biogas, la trasparenza e tutto quello che avete scritto nei programmi elettorali.

Stai tranquillo, caro Luciano, vai avanti fino al 2018 e occupati della città. Io ho da fare con il mio lavoro, con un documentario che nasce dal libro che ho scritto, per il quale continuo a girare l’Italia dicendo orgogliosamente che vengo da Anzio. Comunque, se mai decidessi di candidarmi, non arriverei – e lo sai – ai livelli che sto vedendo. E ce ne sarebbe eh… lo sai bene. Preferirei parlare di città, di sviluppo, di futuro. Cose lontane dal tuo, dal vostro modo di essere. Voi fate politica, voi parlate di politica…. è vero, siete bravi. Per questo, se mai fosse, non vorrei avere nulla a che fare con chi appartiene al passato e al presente.

Con meno stima del solito, ti saluto.

Ciao “Rambo”

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Quella della multa alla sua auto era e resterà una leggenda di paese. Di certo ha sanzionato i mezzi del Comune di Anzio che non rispettavano le regole. Oronzo, Enzo per tutti noi, De Masi, se n’è andato per una malattia fulminante.  Lo conoscevamo meglio come “Rambo“, il vigile urbano che non faceva sconti a nessuno. Arrivando, appunto, a multare i veicoli del Comune.

Dall’amministrazione all’impegno nel volontariato, con uno dei primi gruppi di protezione civile creati ad Anzio, ma prima ancora con le attività nella parrocchia di Anzio Colonia, quando chi scrive era poco più che bambino.

Enzo era in prima linea spesso e questo, ultimamente, ci aveva portato su posizioni diverse per la vicenda degli “Ispettori ambientali” che lui stesso controllava. Ne avevo scritto a più riprese, poi una mattina accompagnando le figlie a scuole l’avevo incontrato in via Ambrosini. L’aspetto era quello burbero di sempre, ma il modo di fare assolutamente cordiale e tutti i bambini che attraversavano se pure in fondo in fondo lo temevano, lo ringraziavano e salutavano sempre. Tornando indietro ci eravamo intrattenuti per un po’ sull’argomento degli ispettori, sugli incivili che sporcano, su quelle sanzioni che non potevano essere riscosse.

C’eravamo chiariti con una stretta di mano, perché sapevamo entrambi che in ciò che stavamo facendo non c’erano altri fini che l’impegno per Anzio.

Ciao “Rambo” , chissà se in cielo ci sarà qualche sanzione da fare…. e un abbraccio a Roberta e  ai tuoi.

Sapete che c’è? Avete ragione: evviva Bruschini

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Vai cercando #unaltracittà, ma lascia stare…. Sai, a pensarci bene, devi prendere atto che forse Luciano Bruschini e la sua rabberciata maggioranza hanno ragione. Beati voi e l’#altracittà, questi vanno avanti contro tutto e tutti, portano a casa la biogas che volevano, si preparano per un’altra, e vuoi pure metterti a discutere?

Certo, ci sarebbe, anzi c’è. Rileggi i programmi elettorali (2008 e 2013) e non trovi Biogas, ma Patrizio Placidi nel 2012 insieme al dirigente e con il sindaco che finge di non sapere è andato in Regione a dire sì. Ora il Tar ha detto, sostanzialmente, ma che volete? E così al posto di “favorire la promozione sul risparmio energetico con la divulgazione e la realizzazione di impianti fotovoltaici e solari termici” – è il programma del 2008 – abbiamo una biogas decisa nelle segrete stanze. Non sia mai che ti confronti con i cittadini…. Poi fa finta di accontentarli, fai ricorso perché altrimenti Cafà e Nolfi le perdi per strada (se ne andranno “irrevocabilmente“, dopo, ma torneranno), passa tempo ma la centrale ce l’hai. Dai che Placidi può promettere qualche altro posto di lavoro, su….

Gli stessi che in campagna elettorale 2013 promise per l’avvio del “porta a porta“, forse decisivi per vincere le elezioni insieme a qualche cooperativa oggi accostata a esponenti della camorra, ma tu che vuoi? Ma sì, viva Bruschini. Volete sapere cosa ha scritto nel programma 2013 rispetto all’ambiente? “Nell’ottica della green economy l’amministrazione promuoverà e agevolerà per quanto di sua competenza la realizzazione di ogni iniziativa pubblica e privata di impianti per la produzione di energie rinnovabili (…)” Già fatto, grazie. Non sono rinnovabili, ma pazienza, che vai cercando…. Intanto le isole comparse in centro, mai attivate – ennesima presa in giro di Placidi – funzionano e non hanno scompartimenti che li dividono. Il Granchio lo scrive e non succede nulla. Che vuoi? Niente, Viva Bruschini!

E la maggioranza che continua a discutere perché torna il dirigente Franco Pusceddu? Cafà e Nolfi, insieme a Placidi, che pensano a nuove dimissioni – non c’è due senza tre, del resto – parte dei consiglieri in agitazione. Al di là del caso specifico, quello che stupisce è che una maggioranza, assessori e consiglieri siano preoccupati di una questione tecnica. Se deve tornare, si faccia una determina e via…. E quando mai, si muove persino il sindaco, insieme alla fida segretaria generale, fino all’Inps per affrontare la patata bollente. Qualcuno dice che è pronto ad andarsene dalla maggioranza ma come al solito non lo farà. Ragazzi, ci sono cooperative, associazioni, interessi da tutelare. Andar via dalla maggioranza vuol dire smettere di avere influenza in Comune, per sé e per gli altri “vicini“. Per la propria azienda magari, per dire agli uffici che se devi pagare c’è stata qualche incomprensione, per cercare chi vuole i soldi che devi al Comune perché pubblicando un atto la cosa è finita sui giornali…. No no, minacciano di andarsene ma non lo faranno. Viva Luciano, allora, l’hanno capito presto anche i presunti giovani di questa maggioranza, quelli che per primi si sono allineati e coperti. Altro che nuovo….

Detto questo, mi candido. Fermi, cosa avete capito: se il Comune bandisce un concorso per l’ufficio legale mi presento con la laurea in sociologia, visto mai che mi prendono? Ah, ma allora insisti…. No, no, dico che se la vicenda del dirigente dell’area finanziaria ammesso al concorso con un titolo non previsto dal bando è risolta lasciandolo al suo posto, tutti aspiriamo allo stesso trattamento. Anzi, chiedo sin d’ora a Luciano – e alla segretaria – se mai fosse, di andare all’Inpgi (Istituto di previdenza dei giornalisti) e vedere se i contributi il Comune può versarli lì. Basta anche andare in treno eh… da Termini a via Nizza sono 7 euro di taxi.

Ma ci rendiamo conto? Il diritto che si studia alle superiori ci spiega – mi ergo a giurista da bar pure io – che la mala fede va provata e la buona fede si presume. Ecco, presumiamola. Ebbene uno si presenta magari sapendo di avere un titolo sbagliato, è “sponsorizzato” dal vice sindaco  che intanto è oggetto di pesanti intimidazioni, nessuno si accorge (e in commissione c’è un condannato per reati contro la pubblica amministrazione) o verifica i titoli, quello vince. No, scusate…. L’avesse fatto Candido De Angelis quando era sindaco si sarebbe scatenato il putiferio, a cominciare da accertamenti d’ufficio della Procura o delle forze di polizia locali, per non contare la stampa – a cominciare dal sottoscritto. Qui? E’ tutto a posto, evviva Luciano.

L’unico che prova a chiedere lumi è Andrea Mingiacchi. Potrebbe andare in Procura ma preferisce l’accesso agli atti, verifica che il titolo non è equipollente, chiede una revoca. Svolge il ruolo di opposizione che gli compete. Ma scherziamo? All’interno del Pd la critica indiretta arriva a mezzo stampa, del resto è noto che in quel partito si è bravi a pestarsi i piedi e l’obiettivo era ed  è di perdere le elezioni.

Si vede che andava bene l’opposizione al piano regolatore con un ricorso al Tar notificato per la discussione a Latina, anziché  a Roma, cosa che nemmeno un neo laureato in giurisprudenza avrebbe fatto. Lì si incaricò un fior di professore, ma come per il ricorso sulla Biogas – evidentemente – bisognava far vedere che si era fatto e nel frattempo far costruire, costruire e progettare. Ah, memorabile l’assenza dai Consigli “per disciplina di partito“, con il sindaco che poteva andare avanti indisturbato. E l’esposto in Procura sul parere “scomparso” in Comune, secondo il quale Placidi era incompatibile, tirato fuori da chi scrive e pubblicato sul Granchio? Annunciato e mai presentato. Ma sì, che ti metti a fare.

Evviva Luciano Bruschini!

Lo scioglimento di Nettuno, quello che rischiamo

Ci sono state diverse richieste di commissione d’accesso per il Comune di Anzio. Ho sostenuto pubblicamente che si tratta dell’ultima cosa che vorrei e ho scritto a più riprese che a Nettuno (nel 2005)  è stata usata la mano pesante, mentre a Fondi (quattro anni dopo) – dove la situazione era molto, ma molto più grave – si è scritta una pagina vergognosa della storia del nostro Paese.

Ebbene mentre in Comune si fanno “spallucce“, fingendo di non vedere né sapere, mentre in Prefettura si prende tempo per decidere, la situazione di Anzio precipita ogni giorno di più. Da ultimo con due incendi in 24 ore, compreso il secondo in due mesi ai danni del vice sindaco.

Ho pensato, allora, di riprendere la relazione che portò allo scioglimento del Comune di Nettuno e fare un paragone – per sommi capi – con quella che è la situazione di Anzio. Ciascuno potrà trarre le sue conclusioni.