L’assessore e la difesa d’ufficio. Ricevo e pubblico

Ricevo dall’assessore Laura Nolfi e pubblico in merito a quanto scritto in mattinata.  Due sole puntualizzazioni: difendo d’ufficio, da decenni, i cittadini in quanto tali, quando segnalano problemi. Mi spiace se, in questo caso, c’è stato un difetto di comunicazione come sembra emergere. Rispetto all’agone politico ho l’impressione che si sta creando più apprensione che altro per qualcosa ancora inesistente.  Figuriamoci se accadesse…. Con la stima di sempre per l’assessore. Gdg

L'assessore Laura Nolfi

L’assessore Laura Nolfi

***

Gentile Giovanni Del Giaccio,

prendo atto della tua difesa d’ufficio della Signora Di Fede, rispetto ai rifiuti conferiti illegalmente ed in modo sconsiderato, all’insaputa dell’Amministrazione, all’esterno della scuola Collodi senza mai darne notizia in Assessorato.

Confermo che non sono mai arrivate segnalazioni e tantomeno solleciti d’intervento ma, purtroppo, trattasi di un caso amplificato ad arte a fini politici e di visibilità sui media mirando alla sensibilità d’animo di tanti genitori che ci affidano i loro figli.

Ribadisco che la Signora Di Fede ha strumentalizzato la vicenda e la posizione della Dirigente Scolastica, in quanto la sua è stata un’iniziativa politica in quanto si è ben guardata dal segnalare l’accaduto per le vie ufficiali senza perdere l’occasione per denigrare l’operato dell’Amministrazione e per descrivere la nostra bella Anzio come una favelas.

Hai  ragione da vendere quando dice che chi governa ha il dovere di preoccuparsi che le cose funzionino e proprio perchè non faccio altro, dalla mattina alla sera, non consento a nessuno di strumentalizzare simili vicende rispetto alle quali ho ricevuto la solidarietà di molti genitori che, tutti i giorni, portano i loro figli alla scuola Collodi e che entrano da tutt’altra parte rispetto a quanto fatto credere dalla Signora Di Fede.

Colgo l’occasione per estenderti i miei auguri per il tuo probabile ingresso nell’agone politico.

Aboliamo la parola strumentalizzazione e pensiamo ai problemi

IMG-20150401-WA0005

L’immondizia davanti a una scuola, i genitori che si lamentano, i comunicati che nell’era dei social media viaggiano a una velocità che l’amministrazione 3.0 dovrebbe conoscere bene e che, invece, finge di ignorare.

Peggio, reagisce parlando di “strumentalizzazione” . Non è la prima volta che succede, anzi sono anni. Il servizio mensa non è soddisfascente? I genitori “strumentalizzano” – ma solo quando si lamentano, perché se la commissione dà voto favorevole è tutto a posto – e lo stesso fanno quelli che segnalano le situazioni legate alla sicurezza, ai rifiuti, alle buche, alle perdite d’acqua e chi più ne ha ne metta.

Così, nel clima di perenne campagna elettorale che tanto piace a chi ci amministra, se parla una ex candidata, per giunta con il “nemico” De Angelis, come nel caso di Chiara Di Fede ecco subito gli strali sulla “strumentalizzazione“. Al solito, in Comune, si preoccupano di “che c’è dietro e tralasciano di vedere quello che hanno davanti.

Preferiscono parlare di “strumentalizzazioni” anziché ringraziare i cittadini per le loro segnalazioni. Che daranno anche fastidio, oltre a misurare il grado di inefficienza che ha raggiunto questa amministrazione, ma sono reali.

Ecco, la “signora Di Fede” – come la chiama in modo quasi sprezzante l’assessore Nolfi, invitandola a ripresentarsi nel 2018 – o “il signor Del Giaccio” come il sindaco ha avuto modo di rivolgersi a chi scrive, i tanti signori cittadini, le associazioni come Anzio diva (era una lista, non “strumentalizza“?) – svolgono solo ed esclusivamente il loro ruolo.

Chi governa ha, invece, quello di fare in modo che le cose funzionino al meglio anziché preoccuparsi di cosa c’è dietro…. Ecco, aboliamo la parola strumentalizzazione e pensiamo ai problemi.

ps: chi si lamenta dei rifiuti, nella stragrande maggioranza dei casi paga regolarmente la tariffa, forse controllare che tutti i consiglieri comunali siano in regola oggi e per il passato non sarebbe male….

I grilli di Anzio: “Centrali biogas, il bio che inganna”

In merito alla notizia dell’impianto di biometano pubblicata in questo spazio nei giorni scorsi, interviene il Meetup “I grilli di Anzio”. Ricevo e pubblico

biogas

“Si fa un gran parlare in questi giorni della possibilità della costruzione di una centrale biogas in zona Padiglioni ad Anzio, a ridosso del quartiere residenziale di via Cinquemiglia.

Molte sono le domande che si pongono i residenti in merito a questa novità per via delle scarse informazioni che si hanno su questo tipo di impianti rispetto ai più ben noti e temuti inceneritori.

E’ proprio il confronto con gli inceneritori e la denominazione “bio” che induce le persone a pensare che le centrali Biogas non siano inquinanti e che producendo gas possano apportare benefici anche economici ai cittadini.

Qui un breve elenco delle motivazioni per le quali il nostro Meetup è contrario alla costruzione di questa centrale, ripromettendoci di spiegare a breve più nel dettaglio tutti i punti sotto elencati:

  1. Le Centrali a Biogas sono strutture dal forte impatto paesaggistico che prevedono colate di cemento, parcheggi, capannoni, vasche, canali di scolo e aree di smistamento e questa centrale verrebbe costruita sul limitare di una zona boschiva vergine di Rilevanza Comunitaria (bosco della Spadellata) non che in prossimità di centri abitati.
  2. Non vengono conferite in esse solo rifiuti umidi e sfalci come si pensa, ma una varietà impressionante di rifiuti che vanno dagli scarti di macelleria alle concerie, dagli scarti della lavorazione del legno ai liquami e letame delle aziende agricole fino ai fanghi di depurazione delle acque reflue cittadine venendo a produrre come scarto del percolato che è considerato rifiuto speciale e per questo inquinante e costoso da smaltire.
  3. Per questo motivo si crea un’intensa viabilità di mezzi per il conferimento non che per la partenza dei materiali diretti ad altri impianti di smaltimento. Sì, perché in questa centrale verranno selezionati anche carta plastica vetro e metalli che andranno poi trasportati altrove.
  4. Nonostante tutti i filtri e le precauzioni possibili l’area circostante (abitata) verrà investita da miasmi, ovvero cattivi odori. Tristemente note sono le vicende della Kiklos, dove si è venuto a costituire un comitato NoMiasmi proprio per l’esasperazione degli abitanti delle zone limitrofe alla centrale.
  5. Perché alti sono i rischi a cui è esposto il personale che lavorerà per detto impianto, ricordiamo sempre le tristi vicende degli operai morti ad Aprilia e i casi di intossicazione avvenuti in altri impianti, per non parlare dell’alto rischio di incendio ed esplosioni.
  6. Perché l’aria su cui sorgerà la centrale era inclusa in un piano regolatore regionale che prevedeva il recupero in termini di vivibilità, sostenibilità e fruizione dei cittadini come la costruzione di parchi piste ciclabili e case…
  7. Perché è scientificamente dimostrato che il processo di digestione non riesce ad uccidere tutti i batteri e le spore che si diffondono sia dai vapori emessi dall’impianto sia nel compost che viene venduto alle aziende agricole di zona
  8. Perché l’impianto in questione provocherebbe un calo a picco del valore immobiliare di tutto il quartiere di via delle Cinquemiglia.
  9. Perché infine come da pochissimo accaduto a Velletri è possibile pensare ad un’alterativa economicamente più vantaggiosa, ad impatto paesaggistico e ambientale 0: diffusione delle compostiere e creazione di punti di conferimento zonale come le compostiere di quartiere che risolverebbero il problema dell’umido e degli sfalci, mentre con appositi centri di riciclo e riuso a gestione comunale e posti di lavoro per i cittadini si risolverebbe il 70% dello smistamento e smaltimento delle altre tipologie di rifiuti.

Dalla parte dei cittadini sempre.

Meetup “ I Grilli di Anzio”

Porto, l’ultimo azzardo con il bando

capodanziouffici

Un giorno, forse, arriveranno davvero le navi da crociera. Il rischio, come cantava Francesco Guccini, è che “noi non ci saremo…

Il riferimento è al bando del porto, nuovamente caldeggiato dalle colonne del settimanale il Granchio dal capogruppo di Forza Italia, Massimiliano Millaci, e dal delegato al turismo Luciano Bruschini, che dopo aver scoperto il porto stesso ci illustrano le sue potenzialità.

Bando che come abbiamo provato a spiegare in passato  è contro le indicazioni date al Consiglio d’amministrazione della società – votate alla presenza del sindaco Luciano Bruschini in assemblea dei soci della Capo d’Anzio – e difficilmente avrebbe mercato se riproposto alle medesime condizioni di prima. Indicazioni che andavano e vanno – nessuno le ha ancora revocate – in senso opposto alla gestione del bacino per consentire alla Capo d’Anzio almeno di sopravvivere.

Allora, forse, si sta tentando un azzardo. Il sindaco lo ha detto a più di qualche interlocutore, dopo averne parlato apertamente in Consiglio comunale, lui il bando vuole farlo e se andasse deserto intende assegnare direttamente il progetto a un soggetto disposto a investire sul porto. Saranno i “turchi-napoletani” dei quali si sente parlare da tempo o i fantomatici russi? E perché se vogliono realizzare davvero il porto non partecipano al futuribile bando che sarà, fra l’altro, a livello europeo?

Ecco, questa ipotesi non ci piace affatto perché è fuori dalle regole a noi note. Al solito, però, il sindaco è tuttologo e la soluzione sarà pure praticabile, per questo visto che i cittadini hanno ancora il 61% delle quote, dovrebbe dirci qual è.

Ricordiamo, infine, che il bando necessita di pubblicazione, sei mesi di tempo per le offerte e tutto il resto che sappiamo. La Capo d’Anzio non ha il tempo di fare questo, perché rischia di portare i libri in Tribunale.

A che azzardo stiamo giocando? E la Regione ha niente da dire su una situazione che si è trascinata fin troppo oltre dopo l’inversione del crono-programma?

“Che c’è dietro…” E se invece guardassimo davanti?

sindacosfogo

Non è da tutti avere l’onore di una risposta del sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, che dalla sua pagina facebook controbatte a quanto scritto qui nei giorni scorsi sulle conclusioni della Ragioneria dello Stato. Di solito tace, stavolta passa all’attacco.

Infilandosi nella politichese vicenda della potenziale candidatura di chi scrive, sente il dovere di esprimere la sua posizione. Ci mancherebbe altro. Rassicuro il primo cittadino – e con lui gli altri tanto preoccupati della “discesa in campo” del sottoscritto – che finché faccio questo lavoro continuerò a raccontare fatti, verificare indiscrezioni, esprimere opinioni. Qualora decidessi di avventurarmi nell’agone politico rispetterei le regole che impongono ai giornalisti di astenersi dal loro ruolo. Lo facesse più di qualche incompatibile al Comune, staremmo meglio.

Regole, appunto, quelle che secondo la Ragioneria dello Stato – ma prima ancora secondo la Corte dei Conti sul bilancio – qui sono state calpestate. Con la nota responsabilità di dirigenti e funzionari, non c’è dubbio, ma con quella politica – lo ribadisco – del sindaco.

Non sono solito fare accordi per comunicati, lo sa Bruschini e lo sanno quanti in tanti anni di questo lavoro hanno sbattuto il muso se volevano in qualche modo concordare “la linea”, e se il segretario del Pd ha inteso farne uno dico semplicemente che era ora. Se l’opposizione ha scelto di svegliarsi, lo riconoscerà anche Bruschini, è buon segno.

Poi finché è sindaco lo è anche per me e finché gli elettori premieranno il centro-destra, non si potranno che accettare le scelte dei cittadini. E’ la democrazia. Qui, forse, inquinata da qualche voto di scambio all’attenzione della Procura. Ma è solo un’inchiesta, aspettiamo gli esiti.

Di sicuro questa vicenda della Ragioneria dello Stato, per la quale in Comune sono stati bravi un paio di mesi a tenerla segreta, ha fatto ripartire la macchina della dietrologia. Che c’è dietro a inliberauscita che  ha fatto lo scoop e chi avrà “tradito” al punto di dare la notizia?

Fermi tutti, si muovono gli altri, chi pensa che si tratti di un attacco al segretario – in una guerra tra dirigenti che solo Bruschini finge di non vedere – al punto che arriva la bordata a Pusceddu e all’avvocato Fiorillo. Dietro a Maranesi ci sarà Savarino?

Qui, chi c’è dietro, interessa poco. Anzi per niente. Perché anziché preoccuparsi di chi dà o meno quelle che erano e restano notizia, sì no-ti-zie, che tanto danno fastidio, è ora di guardare davanti.

E di vedere una impietosa relazione della Ragioneria dello Stato che boccia il Comune di Anzio. Guidato non da dirigenti e funzionari ma da questo sindaco e dalla sua maggioranza. Di vedere in che condizioni è la città. Di accorgersi delle “marchette” per assessori, consiglieri e amici degli amici.

Ha ragione Bruschini, ha davanti altri tre anni, pensasse a invertire la tendenza. E ha diritto di vedere ancora unito il centro-destra, lo dicesse a Placidi, Alessandroni e affini che avvisano già i loro alleati dicendo “ci vediamo al ballottaggio“.

Governasse, anziché pensare a che c’è dietro. Troverà chi scrive a raccontare, senza pregiudizi di sorta. Come sempre.

Puccini, ecco i quattro insediamenti. Attoni: “Niente case”

attoni1

Non c’è alcun rischio di edilizia residenziale, niente case, abbiamo escluso anche la multiproprietà. Era e resta un insediamento turistico ricettivo“. L’assessore all’urbanistica Sebastiano Attoni spiega le novità per l’area nota come “Puccini”. Illustra carte, progetti, dati e indica l’iter che si intende seguire.

Da questo spazio era stata chiesta chiarezza, lanciando anche una petizione on line.

Possiamo approvare anche in giunta questa proposta, si tratta di modifiche conformi alla destinazione e quindi non c’è bisogno di una variante. E’ mia intenzione, comunque, andare in Consiglio comunale e illustrare il percorso, con un atto di indirizzo”.

Ma cosa propone la proprietà rispetto alla previsione di piano regolatore? Un passo indietro, anzi due. Il primo è relativo alla vecchia convenzione, quella del piano del ’74. Nell’area erano previsti insediamenti residenziali per 500.000 metri cubi circa, su un’area di 17 ettari.

Il secondo è quanto previsto nell’attuale piano. Inizialmente era stata indicata interamente a verde l’area di fronte a Tor Caldara, la proprietà rilanciò chiedendo di poter costruire la metà della cubatura originaria, ma nella delibera di indirizzo al progettista Pierluigi Cervellati era scritto che lì – eventualmente – potevano andare solamente insediamenti turistici.

Così nelle osservazioni il Comune propose l’albergo con centro congressi, in cambio di 65 ettari di terreno necessari per il “Parco urbano” immaginato da Cervellati, una delle poche cose condivisibili di quella programmazione. I ricorsi della proprietà sono stati tutti bocciati. Quello che si può fare è solo un insediamento turistico-ricettivo, di 0,6 metri quadri per metro quadro, su un totale di 12 ettari, stabilendo un comparto comunque edificatorio e l’opportunità di valutare con il Comune i passi successivi.

Cosa che dieci anni dopo la proprietà ha fatto, indicando una soluzione che non prevede la costruzione nell’angolo in alto a destra – andando sull’Ardeatina verso Lavinio, per intenderci all’altezza dell’istituto di suore – ma trasformandola in quattro insediamenti diversi.

A parità di cubatura e destinazione – ribadisce l’assessore – E’ una proposta, l’abbiamo vista con il sindaco, chiesto modifiche, ci sono le tavole dei vincoli,  porteremo tutto a conoscenza e dopo la delibera manderemo comunque la pratica in Regione. Anzi, sarà possibile fare osservazioni da parte dei cittadini, pure se non dal punto di vista formale, ma siamo pronti a recepirle“.

Oltre a cedere il terreno al Comune (ma non subito), la proprietà o chi dovesse decidere l’investimento, dovrà realizzare anche le opere di urbanizzazione, compresa una strada di collegamento tra l’Ardeatina e lo stradone di Sant’Anastasio e ovviamente la tutela delle zone archeologiche.

Quattro le strutture da realizzare: un albergo di lusso con 300 camere, centro congressi, beauty farm ed eliporto; un borgo rurale nell’area dove attualmente si trova il casale; un villaggio turistico; una struttura per ragazzi e famiglie.  Previsti anche negozi e ristoranti.

La proprietà, è evidente, anziché tenere lì a vita un terreno inutile e inutilizzato, prova a “spacchettare” e vendere le diverse parti del progetto, una volta approvato dal Comune. Al quale basterà anche la cessione di un solo lotto, del resto, per avere in cambio i 65 ettari destinati al Parco urbano.

Rifiuti, vince la Ecocar. Adesso speriamo nella città pulita….

IMG-20150401-WA0005

Il problema era il Tar? Risolto. L’Ecocar ha vinto il ricorso e torna aggiudicataria dell’appalto perché il tribunale amministrativo ha stabilito che “dichiara la ricostituzione, a fini risarcitori, della posizione di aggiudicataria definitiva della gara in capo alla ricorrente“.

L’atteso provvedimento, quindi, dà ragione alla prima aggiudicataria, poi revocata per fare spazio alla Camassa ambiente, in quanto era ancora pendente l’interdittiva antimafia.

Speriamo che si chiuda una volta per tutte questo capitolo, dopo la peggiore stagione vissuta dal punto di vista della sporcizia della città. L’assessore all’ambiente, Patrizio Placidi, non ha mai fatto mistero di preferire proprio Ecocar-Gesam, il sindaco se l’è presa con il Tar che ritardava, della città sporca venivano date responsabilità alla Camassa che non dava i mezzi necessari in attesa di firmare un contratto….

Adesso che il quadro sembra più chiaro speriamo finalmente nella pulizia. Non ci sono più alibi né per l’assessore, né per i lavoratori, tanto meno per i numerosi amministrativisti da bar che in questi mesi hanno dato per imminente la sentenza arrivata solo oggi.

La Ragioneria dello Stato, una città alla deriva, la responsabilità politica

sindacosfogo

Stavolta non l’ha tenuta dentro ai cassetti. Quelle otto pagine della Ragioneria dello Stato non sono state “una delle tante carte che mi capita di non leggere” – come ebbe a dire del parere sull’incompatibilità di Patrizio Placidi. No, questa volta il sindaco Luciano Bruschini si è sbrigato e ha dato immediatamente corso alla relazione del Ministero dell’economia e delle finanze.

E’ quello che doveva fare dal punto di vista formale, ma le responsabilità politiche di questa situazione e di una macchina amministrativa allo sfascio restano tutte in capo a lui.

Si arriva a questo per l’assenza della politica – come si è umilmente avuto modo di dire in questo spazio – ovvero per la strana confusione di ruoli che si è creata ad Anzio con la dirigenza.

Chi tiene nei cassetti il parere del quale parlavamo all’inizio, del resto, ha poi mani libere su qualche altra cosa e il sindaco, che dovrebbe indirizzare e pretendere che le indicazioni programmatiche arrivassero a conclusione, non può fare nulla. Lo stesso vale se il segretario anziché essere in Comune è al quartier generale di Bruschini a festeggiare la vittoria per il secondo mandato, mentre il sistema elettorale dà ancora solo i risultati di un terzo delle sezioni. E’ uno degli esempi di come ci si sia “incartati” non rispettando quello che dice il decreto legislativo 267 del 2000. Bruschini sa, ne siamo convinti, anche per questo stavolta si è sbrigato. Cosa che non lo assolve.

Prima la relazione della Ragioneria dello Stato – di fronte alla quale al solito si è detto che erano dei folli, avevano preso una cantonata, si sono fatte spallucce – e oggi le conclusioni, accertano responsabilità amministrative che sono del segretario, dei dirigenti, dei funzionari chiamati in causa.

Ce n’è una molto più grande: è quella di Luciano Bruschini di essersi girato dall’altra parte, aver alimentato o avallato situazioni, aver “tuonato” che sarebbe andato dai Carabinieri sapendo di non poterlo fare perché se ai dirigenti hai chiesto o c’è chi lo ha fatto per te (assessori, delegati, consiglieri) e hai ottenuto,  poi sei nella condizione di non poter parlare.

Tutto nella norma, sia chiaro, magari con qualche interpretazione generosa, ma la relazione è un’altra delle “perle” che ci ha regalato questa amministrazione. Un’altra delle tante, troppe, prime volte che mai avremmo voluto vedere.

Il Bruschini degli anni ’90 avrebbe già tratto le conseguenze, quello di oggi sta impiegando fin troppo tempo. Con una città alla deriva.

Impianto di biometano, tutto ok esclusa la fretta

biogas

Realizzazione e gestione di un impianto di recupero di rifiuti non pericolosi con produzione di biometano“. Vogliono realizzarlo ad Anzio, in località Padiglione, e la pratica è alla valutazione di impatto ambientale in Regione.

L’impianto in sé non rappresenta – almeno in teoria – un problema. Anzi, è l’ultima frontiera nell’utilizzo della frazione umida in quanto non brucia i rifiuti ma utilizza un processo organico. Il gas ricavato può essere immesso nella rete, ove esistente, o venduto per i distributori di metano da autotrazione.

Il progetto indica un terreno in zona industriale, pressoché “dimenticato“, e rappresenta certamente un’opportunità, però….

Quello che non si comprende è perché ci sia tanta fretta. Il progetto è stato presentato a tempo di record – il 2 settembre – da una società costituita il 31 luglio del 2015, la Green future 2015.  Era evidentemente già tutto pronto.

Il capitale di questa azienda è costituito al 100% da quello di un’altra società, costituita a sua volta il 29 aprile e composta da cinque titolari di quote. Gli indirizzi di entrambe le aziende – che risultano ufficialmente inattive – sono gli stessi.

Tutto normale, ci mancherebbe, è che quando si parla di rifiuti e si vedono società “scatola” si fa fatica a capirne il motivo. E’ così per quasi la totalità delle aziende del settore, ma ci si lasci almeno il beneficio del dubbio.

Ah, il Comune 3.0 sa nulla di questa iniziativa? E che ne pensa?

Scattone ha pagato, francamente non capisco. E pure su Vespa….

Il liceo Einaudi (chescuola.it)

Il liceo Einaudi (chescuola.it)

Ero all’università quella mattina, ero laureato da tempo ma passavo lì per questioni legate alla malattia di mio padre. Si capì subito che era successo qualcosa di inaudito. L’uccisione di una studentessa – Marta Russo – dopo la quale vennero i concitati giorni delle indagini.

La vicenda oltre a scuotere chi scrive, tenne con il fiato in sospeso un intero Paese.

I clamorosi arresti, gli indagati eccellenti (uno dei quali violentemente apostrofato ad Anzio, mentre faceva la spesa, mesi dopo) quindi un processo che ha portato a una sentenza definitiva e a una condanna. Che è stata scontata. Una verità giudiziaria c’è stata e hanno pagato sia Salvatore Ferraro che Giovanni Scattone.

Quest’ultimo è stato assunto in una scuola romana per insegnare psicologia. E’ un uomo libero, in un Paese che è (dovrebbe essere) la culla del diritto. Si è scatenato un putiferio e lui ha deciso di rinunciare all’incarico.

Francamente non capisco. Hanno vinto i giuristi da bar, il popolo dei censori di facebook, quelli che in molti casi preferiscono che la legge si applichi agli altri e si interpreti per gli amici. No, questo non è un Paese come quello che avevano immaginato i padri costituenti.

Scattone si è sempre detto innocente, è stato condannato definitivamente e ha scontato la sua pena. Perché non basta per insegnare? Chi ha deciso una sorta di pena “accessoria”?

E già che ci siamo, siccome sia lui sia Ferraro vennero ospitati a “Porta a porta”, mi chiedo quale reato abbia commesso Bruno Vespa nell’invitare una delle parti – la figlia – nell’annosa vicenda Casamonica. Potrà sembrare fuori luogo, inopportuno, ma su funerali che le famiglie Rom da sempre fanno in quel modo, un giornalista cerca tutte le fonti possibili.

I novelli scienziati della comunicazione dimenticano che un giornalista ha il dovere di far parlare gli altri per far comprendere all’utenza. Che può indignarsi e cambiare canale, decidere di non vedere più quel programma, ma non chi va invitato e chi deve restare fuori.

Altrimenti aveva ragione Orwell: tutti gli animali sono uguali, ma i maiali sono più uguali di altri…