Ecomostro alle Grotte, i paladini del “dopo” e il sistema Anzio

Sono in molti ad accorgersi solo adesso che qualcosa nei lavori che dovevano essere a difesa dei resti dell’antico porto Neroniano non andò per il verso giusto. C’è voluta la chiusura di un’indagine – purtroppo datata – per scoprire che parte di quelle tangenti erano per l’opera assegnata alla Icem di Minturno. Quando il Comitato per la tutela e la salvaguardia, fatto di semplici cittadini – per giunta di estrazione diversa come Silvia Bonaventura, Chiara Di Fede e Francesco Silvia – chiedeva lumi, i componenti nella migliore delle ipotesi venivano presi per “ingegneri navali”. La campagna del Fai venne boicottata fino all’ultimo dall’amministrazione dell’epoca che non brillò nemmeno prima, quando una ruspa era parcheggiata sui ruderi della villa. Quell’immagine resterà un simbolo di come il “sistema Anzio” tenda a non dare fastidio, c’erano i lavori, magari qualche subappalto ad aziende “vicine”, cosa ti metti a fare… Quella ruspa fu uno schiaffo di fronte al quale nessuno reagì in Comune, politici e dirigenti, amministratore e opposizione di lotta e di governo che nel frattempo è di nuovo alla guida della città. Tutto ciò mentre in Regione c’è chi favoriva la ditta – successivamente colpita da interdittiva antimafia – come leggiamo nell’atto che chiude l’inchiesta: “Pepe Raffaella accettava una somma di denaro e altre utilità da parte di Amato Carlo per compiere atti contrari al proprio dovere d’ufficio, consistiti nel fare ottenere alla Icem Srl, società amministrata dallo stesso Amato, l’esecuzione di una variante d’opera relativa all’appalto aggiudicatosi dalla stessa società per lavori presso “l’Antico Porto Neroniano di Anzio”, tale da compensare il ribasso praticato dall’imprenditore nell’offerta di gara e così consentirgli un maggiore guadagno di circa 150 mila euro“.

E’ un’accusa, non una condanna, ma ecco perché le cose andarono in quel modo. Perché a un certo punto sulle procedure si andò in modo spedito e senza troppi fronzoli, anzi forse dimenticando qualcosa. Ripeto, nel silenzio del Comune, anzi con il fastidio di fronte a quello che faceva il Comitato e che si faceva in Regione da parte dei consiglieri Santori, Righini, De Paolis e dei 5Stelle.

Quando finalmente venne bloccato tutto, qualcuno che ancora oggi siede in Comune se ne uscì con una delle sue proverbiali battute, tipo “ora siete contenti”. No, nessuno può esserlo, quello scempio è ancora lì e quell’opera – diversa dall’originale, inutile e dannosa – è stata fatta ai danni di Anzio con il “sistema” rimasto in silenzio. Parlarono – e vennero sbeffeggiati – alcuni cittadini, chi oggi si erge a paladino del “dopo” è arrivato tardi.

Per chi volesse approfondire, qui trova i contenuti pubblicati in questo spazio e qui alcuni articoli e comunicati dell’epoca. Non siamo tutti uguali.

Rifiuti, vince la Ecocar. Adesso speriamo nella città pulita….

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Il problema era il Tar? Risolto. L’Ecocar ha vinto il ricorso e torna aggiudicataria dell’appalto perché il tribunale amministrativo ha stabilito che “dichiara la ricostituzione, a fini risarcitori, della posizione di aggiudicataria definitiva della gara in capo alla ricorrente“.

L’atteso provvedimento, quindi, dà ragione alla prima aggiudicataria, poi revocata per fare spazio alla Camassa ambiente, in quanto era ancora pendente l’interdittiva antimafia.

Speriamo che si chiuda una volta per tutte questo capitolo, dopo la peggiore stagione vissuta dal punto di vista della sporcizia della città. L’assessore all’ambiente, Patrizio Placidi, non ha mai fatto mistero di preferire proprio Ecocar-Gesam, il sindaco se l’è presa con il Tar che ritardava, della città sporca venivano date responsabilità alla Camassa che non dava i mezzi necessari in attesa di firmare un contratto….

Adesso che il quadro sembra più chiaro speriamo finalmente nella pulizia. Non ci sono più alibi né per l’assessore, né per i lavoratori, tanto meno per i numerosi amministrativisti da bar che in questi mesi hanno dato per imminente la sentenza arrivata solo oggi.

Gara rifiuti, se il problema non è il ribasso…

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E’ passato il messaggio che la Gesam-Ecocar abbiano fatto un ribasso anomalo nell’offerta che ha consentito loro di vincere la gara d’appalto per il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti. In realtà sembra che il ribasso non sia tale da giustificare l’anomalia ma che l’azienda arrivata prima debba “spiegare” i 70 punti che gli ha concesso la commissione consentendogli di vincere.

Della serie – e speriamo di aver capito male – io ti do 70 punti, il massimo, però tu mi spieghi come fai a darmi i servizi per i quali io ti ho riconosciuto quel punteggio. Domanda: se avevo dubbi, non potevo dargliene di meno?

Certo è che tutti in Comune sapevano che l’offerta era anomala e tutti, anche all’esterno, immaginavano di riferirsi al prezzo offerto troppo basso. Invece si tratta di poche centinaia di migliaia di euro rispetto agli oltre 30 milioni a base di gara. Va ricordato che mandataria della cordata vincitrice è la Ipi, sottoposta a interdittiva antimafia, particolare fatto rilevare anche dalla seconda classificata nell’appalto, la Camassa ambiente, che ne ha chiesto l’esclusione.

Interdittiva della quale si conoscerà l’esito solo a metà gennaio, quando sono attesi anche i chiarimenti che la ditta aggiudicatrice dovrà fornire sulle “anomalie” riscontrate dalla commissione. Se magari qualcuno ci spiegasse di quali “anomalie” si parla sarebbe già un passo avanti. Al contrario della gara per le mense, però, su questa dei rifiuti c’è stranamente meno interesse e della politica e dei media di casa nostra.