Ciao Rossano e grazie di tutto

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A Penza, penza piano…” Acquacetosa di Roma, esame per tecnici di secondo livello. Eri nel baseball da una vita e – ironia della sorte – io che come tanti altri ragazzini ti avevo avuto allenatore, ero commissario in quella prova. Oggi mi diresti “E ma te avevi studiato…

Tu, con la tua voce inconfondibile, commentavi le domande, scambiavi battute con il vicino, e così il presidente ti aveva richiamato all’ordine. “Aho, mica sto a dà suggerimenti, qua sapemo tutto...” avevi risposto.  E tutti a ridere, perché caro Rossano, grande Kette, tu eri così. Spontaneo, vero, senza peli sulla lingua ma pure capace di non fare mai una polemica.

Quando ti arrivano notizie come quella di ieri, ci sono momenti della vita che ti scorrono davanti a una velocità impressionante. Rivedi chi ti ha allenato, ti è stato vicino quando muovevi i primi passi da allenatore, chi è stato un amico della tua famiglia, ti ha risolto un problema al Comune, ha smussato gli angoli in campo quando c’era qualche tensione con i più grandi, è stato anche avversario, ha vinto con te un campionato, ha fatto – da ultimo – qualche lancio con tua figlia perché iniziati i Dolphins ha voluto esserci. Rivedi tutto questo e pensi che lui, il Kette (si dice che data la sua movenza lo chiamassero gatto, Cat nel mondo anglofono del baseball, ovviamente Kette ad Anzio), non è mai stato sotto la luce dei riflettori. Mai in prima fila – aveva quella del Comune, dove ha lavorato da ultimo all’anagrafe, svolgendo nel passato anche altri ruoli – eppure a questo sport ha dato tanto. Ma non solo, perché magari lo ignorano in tanti, Rossano conosceva come pochi il mondo della cooperazione, vera, non  quella di oggi fatta di tanti, troppi sotterfugi.

Allora mi piace dire che il Kette ha in giro per Anzio tanti scudetti vinti, tanti campioni. Sono tutti quelli che avrebbero preso una strada diversa nella vita e che lui ha tenuto insieme su un campo, insegnando valori prima del baseball. Sono quelli che lo stanno piangendo e che lo accompagneranno domani nell’ultimo saluto (alle 15 al Sacro Cuore), quelli che chiedono cosa sia successo e che lo stanno ricordando sui social.

E chi dice che non fosse una cima nel batti e corri, non deve dimenticare che è molto, molto, molto più difficile tenere insieme dei ragazzini, evitare di fargli far male, insegnare i primi rudimenti che avere a che fare con chi è già formato. Aveva tanta pazienza e buona volontà, nessuna presunzione, e per chi conosce il gioco – per esempio – comprese subito che con la regola dei 4 punti nei “Ragazzi” non potevi più fare l’ordine di battuta mettendo ottavo il più scarso. No, quello doveva essere un altro quarto, perché se caricavi le basi portava a casa tutti….

Non ho mantenuto una promessa, Kette, hai ragione. L’immagine che mi avevi dato del Marconi per ricordare – giustamente – che se oggi ancora esiste l’Anzio è perché dopo la scellerata fusione con la Roma, quella società e quella formazione consentirono di mantenere il nome della squadra della città. Ne scriverò più avanti, scusa se non ce l’ho fatta.

Ma quell’immagine, quelle che mi scorrono ancora davanti, le tue ultime battute di spirito (inevitabilmente sul campo di baseball) la malattia che avevi brillantemente superato (“ammazza a Latina che reparto, bravi”) prima che un subdolo infarto ti fermasse, sono parte di me.

Ciao Rossano, grande Kette e indimenticabile amico. Grazie di tutto quello che mi hai dato. Se davvero c’è un campo di baseball dove tutti ci ritroveremo, è bello pensarti con James, con Stefano, con quanti sono passati dalle Quattro Casette, poi dallo stadio per il quale tanto abbiamo sofferto e ci hanno lasciato, magari siete arrivati lì con il camion di mio padre, Zi’ Carlo. Chissà…

E mi raccomando: “Penza piano...”

Il proiettile a Zucchini, adesso basta

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Non sarà la colorita discussione avuta con Giorgio Zucchini qualche sera fa a evitare di dargli tutta la solidarietà che si può esprimere in questa sede e dopo che il vicesindaco ha ricevuto – in Comune – un proiettile all’interno di una busta. Ho provato a spiegargli che quando si scrive è sempre per il ruolo pubblico che uno riveste, mai per vicende che riguardano la persona.  A maggior ragione dopo l’ennesimo attentato è ribadita e confermata la piena e incondizionata solidarietà umana. Perché scrivere e criticare è un conto, intimidire è un altro.

Afferma Zucchini, in una nota diffusa dal Comune: “Sono profondamente avvilito per quanto sta accadendo alla mia persona e di riflesso alla mia famiglia. Confido nelle indagini delle Autorità Competenti ed auspico che, quanto prima, venga fatta luce sulla vicenda e sui gravi atti intimidatori che sto subendo durante l’espletamento del mio incarico“. E’ comprensibile.

Il problema è che  qui da un pezzo i delinquenti stanno prendendo il sopravvento. Le due auto bruciate, ora il proiettile a Zucchini, le auto bruciate al compagno della Nolfi, gli spari a casa di Alessandroni e prima ancora di Placidi. Le forze dell’ordine li chiamano episodi “spia“, sono quelli che indicano un fenomeno ormai in atto. Il tentativo di intimorire chi governa o – peggio – l’avvertimento vero e proprio per eventuali promesse non mantenute o per cercare di avere benefici. E le indagini, finora, non hanno portato a risultati purtroppo.

No, è ora di dire basta. A questo clima, alle intimidazioni, ai delinquenti, a chi vuole appropriarsi di questa città o condizionare con la forza l’amministrazione o gli uffici. Basta al clima di “guerra” che si vive in questa maggioranza, costante e quotidiano. Clima  con il quale – purtroppo – si alimentano voci infondate, sospetti dell’uno sull’altro, certezze inesistenti. Basta con le regole – anche piccole – calpestate quotidianamente e nel disinteresse di chi dovrebbe essere baluardo proprio della legalità. E’ un clima – ne discutevamo con Zucchini – mai verificato prima. “C’era la politica” – ha commentato. Vero. Il timore è che adesso alla politica si sia provato a rispondere con gli affari o, peggio, a usarla per arrivare a questi. Sarebbe inaudito.

In tutto ciò restano sullo sfondo, senza risposta, le richieste che più gruppi parlamentari hanno presentato per verificare se ricorrono i presupposti per istituire ad Anzio la commissione d’accesso.

Sono condannabili i gesti di delinquenti che provano a intimidire, non c’è dubbio, ma è inaccettabile che le Istituzioni non forniscano ancora una risposta sulla necessità o meno di uno strumento di prevenzione qual è la commissione: Prefetto, Ministro, ci siete?

 

Porto, ormeggiatori e sindaco: chiarezza

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L’ennesima diatriba tra Capo d’Anzio e Cooperative di ormeggiatori mette a nudo, ancora una volta, la responsabilità del sindaco di Anzio, Luciano Bruschini. Sta succedendo con il presidente Alessio Mauro e l’amministratore delegato Antonio Bufalari quello che accadde con Luigi D’Arpino e Franco Pusceddu. Vale a dire che se l’assemblea dei soci – dove il sindaco rappresenta il 61% e cioè la maggioranza ovvero i cittadini di Anzio – decide una cosa, poi chi operativamente gestisce la società va e la fa. E il socio di maggioranza difende quelle scelte, non dice agli ormeggiatori “‘nve preoccupate, ‘nve caccia nessuno“. Prima ancora, quando il crono-programma venne invertito, va dagli ormeggiatori e cerca un accordo, sapendo che quell’inversione avrebbe creato problemi. Invece no, prima due anni di ricorsi, scontri, persino minacce che portarono alle dimissioni di Luigi D’Arpino (a proposito, le sue denunce hanno avuto un seguito?) e adesso la vicenda delle fatture non pagate, perché le cooperative sarebbero debitrici della Capo d’Anzio.

Attenzione, torniamo al sindaco. Disse in Consiglio comunale che avrebbe fatto inserire quei soldi in bilancio, perché dalla data della concessione al passaggio delle aree qualcuno doveva pagare. Sa bene che senza quelle cifre, frutto di una perizia che non è comunque mai stata resa pubblica, la Capo d’Anzio avrebbe portato i libri in Tribunale.

Detto questo, partiamo da un dato di fatto: i soci delle cooperative non ritennero di partecipare al bando per ormeggiatori deliberato dall’assemblea dei soci (sindaco presente), né alla successiva proroga. Avevano firmato un accordo per essere ricollocati in un’altra area, a lavori avvenuti, e su quell’accordo hanno intentato causa alla Capo d’Anzio, restando a gestire le loro concessioni fino all’intesa del 2016, una volta che anche il Consiglio di Stato aveva dato loro torto.

L’intesa prevede che le Cooperativa svolgano un lavoro per la Capo d’Anzio, in base a un service (che fine ha fatto il parere Anac?) e che questo sia retribuito dalla società. Gli ormeggiatori fanno notare che da ottobre le fatture emesse non vengono pagate e che per la prima volta in 40 anni non hanno lo stipendio, con difficoltà che sono facilmente immaginabili.

La Capo d’Anzio replica – e a tal proposito ha spedito una Pec agli ormeggiatori il 29 dicembre – che deve avere 250.000 euro e in assenza di un accordo  non pagherà le fatture. Fermi. Un passo indietro.

La concessione per il porto faticosamente ottenuta e arrivata nel 2014 è della Capo d’Anzio ovvero al 61% ancora dei cittadini di Anzio, se la società ha un credito – sul quale pende però un giudizio – è un credito che vanta anche la città e su questo non ci piove. Il porto non è di pochi, ma della collettività – come più volte è stato sottolineato –  e perciò comprendendo le ragioni di tutti, un’intesa su quel credito va trovata. Ma nel frattempo gli ormeggiatori vanno pagati e con loro – dei quali nel frattempo sono state utilizzate le attrezzature, per quanto vetuste – va definitivamente trovata un’intesa. Con un dialogo che il sindaco ha il dovere di allacciare, portare avanti, concludere nella maniera migliore per la città e per i lavoratori. Senza prove di forza, senza toni minacciosi – come purtroppo leggiamo da chi sarà pure esasperato ma così non aiuta se stesso – senza interferenze politiche per difendere rendite di posizione che non ci sono più.

Pagare, vedere come recuperare e se è possibile farlo quei 250.000 euro (ma occorre essere forti con tutti, dal Circolo della vela che parimenti ci ha fatto perdere due anni, a chi non ha mai siglato l’intesa e occorreva essere forti  in Regione, quando ci davano pareri contrari a “soggetto“) e poi fare chiarezza sul porto una volta per tutte. E deve farla chi ci rappresenta in quella società, Luciano Bruschini, senza se e senza ma. Deve spiegare ai cittadini il piano finanziario, il progetto di sistemazione interna, la gara, la vicenda ormeggiatori, che fine farà la graduatoria in essere e che fine faranno coloro che intanto sono assunti, che fine abbiamo fatto con il progetto Life, se stiamo pagando i canoni alla Regione Lazio, cosa succederà al prossimo insabbiamento e via discorrendo.

Ricordando al sindaco, infine – ma anche agli eletti distratti – che l’ennesima delibera unanime del consiglio comunale sull’argomento prevedeva tra le altre cose che l’avvocato Cancrini, pagato dalla collettività, venisse a relazionarci sulla causa intentata al socio privato Renato Marconi. Il sindaco ha, al solito, preso tempo, “annacquato“, rinviato. Oggi siamo di nuovo ai toni esasperati. Bruschini ha il dovere di chiarire, i cittadini il diritto di sapere.

Trasparenza e anti corruzione: criticità, proposte e piccole cose

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Scade venerdì il termine per presentare le osservazioni o proposte per l’adeguamento del piano triennale di prevenzione della corruzione e del programma per la trasparenza e l’integrità anni 2017/2019 del Comune di Anzio.

E’ un tema caro a chi scrive e se realmente si vuole immaginare #unaltracittà attuare pienamente le norme per la trasparenza è fondamentale. Comprendono meglio i cittadini, i politici  sono meno “tentati” dal chiedere qualcosa di difficile a dirigenti e funzionari perché gli atti – tutti e subito  – finiscono on line. Una garanzia anche per chi li predispone e li firma, non un mero passaggio voluto dalla legge e chiesto a gran voce da cittadini “scocciatori“.  Certo, serve una rivoluzione culturale, ma mai si comincia….

Più avanti trovate il documento protocollato, qui qualche breve considerazione. Il sito del Comune va definitivamente reso chiaro per chi accede, tenere un link all’Urp inesistente è una presa in giro (oltre che un potenziale falso), gli atti che vengono pubblicati devono essere chiari nel loro oggetto. Scrivere come ha fatto il dirigente della polizia locale di recente: “Acquisto attrezzature previste dalla normativa vigente” è certamente corretto, ma singolare. Anche perché nel corpo di quel documento nemmeno si riesce a capire cosa sia stato comprato.

Gli atti vanno pubblicati tempestivamente davvero, non dopo che le manifestazioni sono finite per esempio, e devono essere posti in un archivio nel quale si trovano con facilità. Da pubblicare anche  le convocazioni delle commissioni e in particolare di quella trasparenza, oggi inesistenti. Molte di queste indicazioni sono previsioni di legge, vero, allora la proposta è quella di “legare” alle performance dei vari responsabili il rispetto della norma. Pubblichi bene, per tempo, hai raggiunto l’obiettivo, ti pago il premio dovuto. Altrimenti non raggiungi il 100% che ad Anzio si dà, invece, come l’acqua fresca.

Stesso discorso per la rotazione del personale, chi è responsabile o comincia ad attuarla – è legge, non da oggi – o non ottiene il 100%. Scriverla nei piani e basta è inutile. Vanno rimosse, poi, situazioni di incompatibilità anche solo per motivi di opportunità prima che di legge  (l’ultima è al patrimonio, poi c’è quella della segretaria alla Capo d’Anzio) e pubblicate le relative dichiarazioni come previsto.

Va finalmente attivato un servizio per le segnalazioni on line dei cittadini, va rimosso lo scandalo del link che porta al vecchio sito della Capo d’Anzio e devono essere aggiornati i dati della società partecipata oltre a pubblicare l’ultimo bilancio.

Trasparenza e legalità partono dalle piccole cose, la corruzione si previene anche così.  Per completezza di informazione, nei giorni scorsi anche i Grilli di Anzio avevano inviato le loro proposte. Nelle foto sotto, quelle di chi scrive.

Il Granchio e queste città, 25 anni dopo

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Era una fredda domenica di gennaio. Chi dice che quello che stiamo vivendo è l’inverno peggiore, spesso su basi non meglio specificate, ha evidentemente la memoria corta. Sì, domenica 11 gennaio 1992 faceva freddo più o meno come adesso ed era in edicola il primo numero del settimanale “Il Granchio“. Doveva uscire il giorno prima, nelle intenzioni di noi giovani e di belle speranze, ma i rigorosi tempi che avevamo provato a darci e la tecnologia dell’epoca non erano serviti a molto. La sfida iniziata qualche mese prima, con la costituzione della cooperativa editrice ancora oggi del settimanale, era appena iniziata. Ci davano per spacciati dopo le elezioni del ’92, poi dicevano che avremmo retto fino alle amministrative, via via hanno imparato che quel gruppo iniziale – e chi è arrivato dopo – è stato capace di reggere finora per 25 anni. Anzitutto auguri al Granchio, a chi c’è e a chi c’è stato, a chi ha anche solo una volta consegnato i giornali nelle edicole, a chi a vario titolo ha permesso di arrivare sin qui. Nessuno di noi, con me c’erano Giovanna Consolo, Ivo Iannozzi, Claudio Pelagallo, Elvira Proia e Nino Visalli,  immaginava che quell’idea di un giornale vero e “nostro” potesse avere una vita del genere. Invece è ancora qui e ci sarà per molto. Facevo i conti, ad Anzio sono passati sette sindaci e tre commissari, a Nettuno sei sindaci, una commissione straordinaria e due commissari, ma il Granchio è lì.

Un quarto di secolo dopo, con due generazioni e mezzo che nel frattempo sono passate, con chi è nato nel ’92 che intanto si sarà laureato o starà lavorando, la domanda è: senza il Granchio queste città sarebbero state le stesse? A parere di chi scrive assolutamente no. Il giornale ha esercitato ed esercita quel ruolo che avevamo immaginato di “cane da guardia” delle istituzioni locali. Ha portato un modo di fare giornalismo – dando spazio alla cronaca più che alla politica, allo sport più che al chiacchiericcio – ha messo la classe  dirigente di fronte a una prima pagina che mai avrebbe immaginato, ha incalzato il potere e le macchine burocratiche, ha cercato e pubblicato i documenti, ha espresso opinioni, è andato in piazza “contro ogni crimine“, si è scontrato, è rimasto sempre di chi lo mandava in edicola e non di altri, ha dato voce a chi non l’avrebbe avuta, ha avuto il riconoscimento dell’unico padrone possibile: il lettore. Indimenticabile l’aiuto di chi – in un periodo di crisi – decise di dare un sostegno economico o la frase di un’umile signora di Nettuno che in ospedale, al medico che fa il saccente verso il giornale, risponde: “Nci fosse o Granchio, tante cose nse saprebbero“.  Bellissime le parole di Luciano Bruschini, sindaco di Anzio, al 18° compleanno della testata: “Siete stati la vera opposizione“.

Non ho mai creduto alle funzioni pedagogiche di un giornale, a quelle di far conoscere a un pubblico il più vasto possibile quello che succedeva sì, senza guardare in faccia nessuno. Ho, abbiamo, interrotto amicizie, minato parentele, subito minacce, ricevuto querele e richieste di risarcimento. Emblematica una sentenza che non riconosce i 300.000 euro che avrebbero fatto chiudere il Granchio: le notizie vanno date con particolari a maggior ragione in una realtà locale. E fare il giornale nel posto dove sei nato e cresciuto, era e resta infinitamente più difficile che fare l’inviato, arrivare in un posto, raccontare e andare via.

Il giornale è stato ed è anche altro: un’impresa che dà lavoro, una “palestra” per chi si avvicina a questo mestiere, una rampa di lancio per quelli che passati per la redazione ora lavorano come professionisti. C’è da esserne orgogliosi.

Ha sbagliato il Granchio in questi 25 anni? Certamente, ma mai in malafede. Non sarebbe ancora qui, oggi. E a quanti, ogni settimana, hanno perso e perdono tempo a immaginare cosa o chi possa aver portato a scrivere una vicenda, a far “salire” o “scendere” qualcuno, basterebbe semplicemente far vivere quello che accade in “chiusura” del numero, il mercoledì. C’era l’idea – rimasta tale – di farne un  copione teatrale o un “corto“. Chissà….

Ho sbagliato, io che sono tra i fondatori? Sì, perché non si è perfetti, perché quando una notizia è uscita non la blocchi, perché le fonti devi verificarle non una ma dieci volte. Il più grande errore è stato quello di credere – e provare a far credere ai lettori – che il nuovo porto di Anzio era cosa fatta. Di certo per la prima volta dalle ipotesi eravamo passati alle carte e a un percorso definito, ma non è bastato e non è il caso di ripercorrere qui i motivi.

Tre anni fa il mio rapporto si è interrotto, ma come dico sempre equivale a essersi staccati da un figlio che oggi fa il suo percorso. Non ero d’accordo sul futuro “industriale“, avrei anticipato lo sbarco massiccio sul web, immaginato il Granchio non dei 25 ma dei 50 anni,  c’era stata una dura campagna elettorale, qualche screzio, avevo altre iniziative editoriali in mente e sono usciti, infatti, un paio di libri. A quello sul sangue infetto – che era già in lavorazione – non avrei potuto dedicare il tempo necessario

Oggi che molti si prodigano nel prendersela con “il Granchio” io posso solo fare gli auguri per queste nozze d’argento, invitando a non dimenticare mai che chi amministra va pressato – sempre e comunque, a prescindere da chi sia – che su battaglie come legalità e trasparenza anche le piccole cose sono importanti, che scrivere sul web impone un’attenzione anche maggiore di quella del settimanale, sia nel dare le notizie, sia nel modo di esporle. E’ giusto arrivare prima e cercare “click“, è doveroso arrivare per bene, dopo le verifiche, scrivendo con meno errori possibili se proprio non è possibile senza. E’ necessario limitare il “copia e incolla” e approfondire, sempre.

Infine un pensiero per chi ci ha lasciato. Sergio Moscatelli fu il primo grafico, aveva un “Mac” che sembrava un’astronave, lo scanner avrebbe “letto” i pezzi mettendoli in pagina. Ma le macchine da scrivere erano “sporche” e lo scanner impazziva… Ci mise professionalità e pazienza, soprattutto dovette piegarsi ai “floppy disk” morbidi….

Guglielmo Natalini fu tra i fondatori della cooperativa, un pungolo in più occasioni, un personaggio che voleva pubblicato dove e come diceva lui i suoi lunghi interventi…. Ci scontrammo spesso, sempre con grande onestà intellettuale.

Eugenio Mingiacchi, senza il quale non saremmo qui. L’imprenditore, quando si stava per chiudere, disse che ciascuno di noi avrebbe dovuto investire su quella sgangherata impresa, che il sabato il giornale doveva essere in edicola ma il lunedì le cambiali andavano pagate, trasformò quel gruppo di illusi in un’azienda. Anomala, come noi stessi la definivamo, ma azienda. Ci ha lasciato troppo presto, abbiamo dedicato al suo nome  borse di studio che fra l’altro hanno fornito dei lavori a queste città. E’ un’iniziativa che non va dimenticata, spero che presto torni la borsa di studio “Eugenio Mingiacchi”.

Auguri al Granchio, ma anche ad Anzio e Nettuno. Questo giornale avrà pure sbagliato, ma resta una delle poche certezze in queste martoriate città.

Porto, la Capo d’Anzio: “Ecco perché non paghiamo”

La nota della Capo d’Anzio sulle recenti vicende dei mancati pagamenti alle cooperative che svolgono il “service“, apparse in questo spazio e sui mezzi d’informazione locale.

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La Società, in risposta ai quesiti posti pubblicamente dagli ormeggiatori e dalla stampa circa il mancato pagamento dei corrispettivi dei servizi resi dalle Cooperative, precisa che la decisione di sospendere detti pagamenti non è il frutto di una scelta discrezionale e non è dovuta ad incapacità economica di far fronte all’impegno, come si tenta di accreditare, ma è determinata dall’obbligo di legge di salvaguardare il credito che la Capo d’Anzio, e quindi la collettività dei cittadini, ha maturato nei confronti delle Cooperative a titolo di risarcimento per la tardiva riconsegna delle aree portuali.

La Società ha più volte tentato di avviare un colloquio con il legale delle Cooperative, ma ha avuto come unica risposta una comunicazione di netto rifiuto di riconoscere quanto dovuto, neppure in forma dilazionata o di accordo bonario, come pure la Società aveva auspicato. La Capo d’Anzio si è trovata dunque nell’obbligo di legge di tutelare il patrimonio erariale, senza possibilità di diversamente operare. Per quel che concerne gli aspetti sociali della vicenda, la Società sin dal 2015 ha offerto al personale impegnato nelle Cooperative di trovare soluzioni temporanee per la salvaguardia dell’occupazione, al fine di tutelare le famiglie degli operatori. La Società Capo d’Anzio S.p.a., impegnata a portare finalmente a compimento un obiettivo di fondamentale rilievo per l’economia dell’intera Città, non può attendere ulteriormente, ed è per questo determinata a far rispettare le norme di legge nell’interesse di tutti, specie ora che il Ministero dell’Ambiente ha finalmente dato il consenso alla realizzazione dell’opera.

Le dichiarazioni minacciose apparse sui social per gettare discredito sulla Società e per intimidirne l’azione sono il segnale che la Società è nella gusta direzione, e verranno pertanto fermamente contrastate“.

“Il sindaco non c’è più”. Quando si indagava pure sui telefoni

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Candido De Angelis

Il sindaco non c’è più“. Febbraio 2008, Candido De Angelis ha appena firmato le dimissioni nella stanza al secondo piano di piazza Cesare Battisti, intorno assessori, consiglieri di maggioranza, esponenti dei partiti, dirigenti del Comune. C’è chi applaude e chi si commuove, poi arriva trafelata la segretaria… “C’è la Guardia di Finanza“. Candido esce in corridoio e con il suo modo fa: “E che vo la Guardia di Finanza?“. I due esponenti delle fiamme gialle “Cerchiamo il sindaco” e lui, appunto: “Il sindaco non c’è più“. Si era appena dimesso, infatti, ma questo non gli evitò la notifica di un’indagine per i canoni dei telefoni cellulari. Vero, sono passati meno di dieci anni ma i telefonini avevano un canone e gli smartphone di oggi nemmeno – forse – erano immaginati. Chissà se ha avuto corso quell’inchiesta….

Si indagava su tutto, in quel periodo, e si indagherà anche dopo. Spesso si faceva “di iniziativa” ovvero in assenza di una denuncia o dell’azione indicata dalla magistratura. Da un po’ di tempo a questa parte l’impressione è che ad Anzio tutto sia consentito o – forse – che le indagini siano meno plateali di un tempo. Diciamo che forse la prima versione è quella più rispondente alla realtà e citiamo la vicenda De Angelis per una riflessione e non per altro. Le nostre forze dell’ordine e la polizia giudiziaria hanno impegni gravosi nel contrasto al crimine – anche organizzato – che da queste parti ha messo radici da tempo. Pensate, nel vigente piano anti corruzione del Comune (piano_triennale_per_la_prevenzione_della_corruzione_2016-2018 ) l’ex segretario generale Pompeo Savarino ha riportato il rapporto della Regione Lazio affermando che: “Convivono famiglie e associazioni legate a due pericolose organizzazioni criminali quali la ‘ndrangheta” dei Gallace e il clan camorristico dei Casalesi. In considerazione, però del notevole’aumento dei flussi migratori tutte le istituzioni del territorio devono elevare il livello di attenzione anche per la nascita di nuovi gruppi criminali che stanno già “operando” nel Territorio“. Non c’è dubbio che Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza – nonché la Procura di Velletri – abbiano il loro bel da fare  sul versante della lotta alla criminalità. L’impressione è che sia calata l’attenzione verso il versante dell’amministrazione della cosa pubblica. Anche quando – è il caso di “Mala Suerte” – siano emerse chiari rapporti di vicinanza tra chi è finito in quell’indagine e chi è in Comune.  Hanno pagato in questi anni Colarieti, De Berardinis e Santaniello? A posto. C’è una richiesta di rinvio a giudizio per Placidi? Ok.

Allora torniamo indietro. Immaginiamo l’amministrazione De Angelis che nomina un dirigente con un titolo per un altro, inserendo in commissione per la valutazione chi ha patteggiato una pena per reati contro la pubblica amministrazione. O che mette a rischio i pasti dei bambini nelle scuole perché non si riesce a fare una gara e si proroga, poi si trova lo stratagemma dei giorni non lavorati durante le feste. O che non controlla i lavori nei condomini pubblici come forse si dovrebbe. O che acquista ciclamini e secchielli come niente fosse. O che nomina chi non potrebbe stare in una società pubblica. O che “dimentica” un parere per un anno e mezzo nei cassetti, quando c’era scritto chiaramente che un assessore era incompatibile. O che non informa il Consiglio comunale sulle misure adottate dopo le contestazioni del Ministero dell’economia e finanze. O che affida a una serie di associazioni che fanno sempre la prima fattura dell’anno al Comune di Anzio gli spettacoli estivi. O che spende decine e decine di migliaia di euro in un “data entry” per le mense del quale non si comprende l’utilità. O che sbaglia a mandare in pensione un dirigente. O che non parla del futuro del porto, ma intanto la società dove è maggioranza ritarda i pagamenti alle cooperative in service. O che quotidianamente è in una sorta di “guerra” tra assessori, consiglieri, dirigenti, funzionari. O….

Immaginiamo l’opposizione, sempre pronta allora ad andare in Procura o alla Corte dei conti (a quest’ultima anche con risultati) e guardiamo a cosa accade oggi. Non ci sono forze dell’ordine, Procura, Anac, Prefetto che dovrebbe rispondere (o Ministro) sulle richieste di commissione d’accesso. Non c’è commissione trasparenza, consiglieri, che dovrebbero svolgere il loro ruolo di controllo. C’è un magma nel quale Luciano Bruschini è maestro nel muoversi e che – finora – è stato benissimo ai cittadini.

Pazienza se pochi sono scontenti, secondo la nostra classe politica, fino al 2018 non si muoverà foglia. Le indagini possono attendere, i canoni dei telefonini non si pagano più da una vita ormai.

Zucchini: “Nessun affidamento di tributi e patrimonio all’esterno”

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Il vice sindaco Giorgio Zucchini

Mi dispiace, ma sei fuori strada, io non so chi dica cosa del genere ma non voglio esternalizzare il patrimonio né i tributi, non so nemmeno chi sia questo Romeo“. Il vice sindaco di Anzio, e assessore alle finanze, Giorgio Zucchini, smentisce quanto riportato in questo spazio. E ci tiene a precisare che: “Sulle mense non c’entro nulla, chiedete perché le carte sono arrivate in ritardo, la giunta ha deciso 31 dicembre perché ritenevamo che i tempi fossero congrui, poi ci sono stati ritardi che non possono certo essere imputati a me“.

Ne prendo atto e mi scuso, purtroppo una mancata verifica può creare delle incomprensioni. L’assessore sa bene che qui non ci sono amici e nemici (basta scorrere il blog, ne ho avute per tutti….) né si fanno questioni personali bensì legate ai ruoli pubblici che lui e altri rivestono, non si hanno secondi fini, ma si critica e a volte (poche, è vero…) ci si complimenta pure per l’attività svolta. Converrà con me che mai come in questo periodo ad Anzio – nella maggioranza in particolare – il clima è tutt’altro che idilliaco.

E non dipende certo da chi scrive.

 

Mense, copia incolla, affaire tributi e silenzi

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Alla fine, com’era prevedibile, i bambini che frequentano le scuole di Anzio hanno mangiato. Il servizio è stato garantito e quindi inutile lamentarsi. Con un precedente più unico che raro, questa mattina l’azienda che ha il servizio è entrata in plessi del Comune sulla fiducia, aspettando una comunicazione formale. Il 3.0 de noantri funziona così. Del resto fu il sindaco a dire – dopo la vicenda “Parco di Veio” – ai consiglieri comunali: “Avete voluto le gare? Ecco cosa succede….” Che un’azienda lavori in proroga, su una proroga, dopo essersi vista assegnare un servizio perché la precedente gara era stata annullata e se ne doveva fare un’altra, per questi signori è “normale“.

E mentre la politica, maggioranza e opposizione, si contraddistingue per i propri silenzi, il buon Paride Tulli trova l’autore della malefatta: Franco Pusceddu. E’ lui che non ha firmato la proroga, quindi le responsabilità sono le sue. I colleghi si fermano al copia e incolla, male brutto dei giornalisti, e ovviamente la colpa è di Pusceddu, il quale notoriamente non è simpatico a Tulli. Orbene il dirigente andato in pensione e poi costretto a rientrare avrà mille responsabilità in questo Comune, avrà messo mille “pezze” salvando spesso Bruschini e la sua maggioranza che altrimenti non sarebbero ancora in piedi sui termini per i bilanci, ad esempio, ma sulle mense ha zero colpe.  Perché dopo la gara annullata per la commissione che all’Anac non è stata ritenuta idonea (questa va bene?) un appalto era stato preparato – dal 17 aprile – e oggi sarebbe assegnato se Bruschini, Zucchini e chi di dovere avesse deciso prima sulla “Stazione unica appaltante“. No, la “politica” ha tergiversato, com’è noto quando c’è una gara se si può provare a dire la propria è meglio. Così in attesa dell’accordo con Ardea l’appalto è stato rinviato. Si pensava di chiudere la gara entro dicembre, per questo – come se facessero un altro mestiere o fossero arrivati ieri in Comune – hanno evitato di deliberare che la proroga della proroga sarebbe stata fino ad assegnazione del nuovo appalto. Hanno scritto 31 dicembre e oggi per non lasciare i bambini a digiuno sono dovuti necessariamente ricorrere a uno stratagemma o giù di lì. Tanto qui è tutto “normale“, persino che si dica (voci di Comune) che la gara nel frattempo avviata sarà chiusa entro gennaio. E se a un commissario viene l’influenza? Se arriva un ricorso?  No no, qui è tutto “normale“, non ci sono consiglieri che urlano – e se lo fanno Bruschini trova il modo di farli calmare, fossero di maggioranza o di opposizione – non si riunisce come fu per la Santaniello la commissione trasparenza, non ci sono Procure, Anac, Funzione pubblica che intervengono. Qui è tutto “normale” e i giornalisti sembrano aver perso la voglia di chiedere date, carte, riscontri. Per questa come per altre storie.

Una domanda provocatoria, senza nulla contro chi ha il nuovo incarico a tributi e patrimonio (anzi, buon lavoro a Mimmo), cosa succede se domani viene fuori un contenzioso tra Comune e gestione degli impianti sportivi quindi anche della piscina? Sicuri che ci sia compatibilità? Ma chi si occupa di anti corruzione e trasparenza, dov’è?

E attenzione, perché è proprio su quel settore che il vice sindaco e assessore alle finanze Giorgio Zucchini ha in mente il disegno di fine legislatura. S’è letto in giro di condomini, lavori, ma è poca cosa, perché il prossimo passo è l’affidamento all’esterno dell’intero settore. Un progetto che respinse, allora, Candido De Angelis quando Nettuno, Aprilia e Pomezia facevano le varie società di servizi, ma che a Zucchini va a genio e non da oggi. Provò con un Consorzio di comuni con capofila un ente del casertano ma senza fortuna, oggi l’idea è di affidarsi al gruppo Romeo. Sia per il patrimonio, sia per i tributi. Peccato che proprio il giorno dell’Epifania è uscita la notizia che il gruppo Romeo è finito in un’indagine per presunte collusioni con la camorra.

Ma qui è tutto “normale” eh…. Silenzio….

 

 

Il limite superato, le accuse personali. Abbassiamo i toni

ossigenonettuno

La sensazione che abbiamo superato il limite la provo da tempo. La caccia alle streghe non mi è mai piaciuta, quindi chiunque vada oltre nelle sue affermazioni  – a volte solo per partito preso – mi infastidisce. Il linguaggio della politica di casa nostra – ad Anzio in particolare – è ormai tutto sul personale, perché non è il futuro della città a interessare ma il proprio. D’altro canto, come recita il vecchio adagio, a stare vicino al sole ci si scalda di più e per molti quel sole è “fare” politica ovvero occupare un posto e poter dire la propria in quel consesso,  far pesare il proprio voto, ottenere. Allora ci si divide non se vogliamo il piano del colore o il porto, bensì se spetta a una cooperativa o a un’associazione qualcosa e alla mia o a quella “vicina” a me nulla. Per questo a chiunque dissente va trovato un difetto, va attaccato personalmente.

La prendo da lontano per dire che ad Anzio, ma anche a Nettuno, il clima si fa sempre più pesante. Non la penso come Agostino Gaeta su Edoardo Levantini, per esempio, perché ritengo  che il coordinamento antimafia faccia sforzi notevoli per tenere alta la guardia sul territorio. Parla di cose concrete, di sentenze, di rapporti scientifici. Si smentiscano, ma non si dica che il problema è “Levantino” come viene definito. Altrimenti arriviamo al punto che il problema non è la camorra, ma Saviano che la racconta, facendo imbufalire il sindaco di Napoli in un “teatrino” che non fa bene all’Italia.

Ma come diceva Voltaire, e come ad Anzio ci ricordano nella sala consiliare con un cartello: “Detesto ciò che dici, ma mi batterò fino alla morte perché tu possa dirlo“. Allora al tempo stesso è giusto dire che Agostino Gaeta – con tutti i suoi difetti – è uno che a modo suo racconta questo territorio. Raccontava, almeno, anche se non credo che smetterà di farlo dopo l’annunciata chiusura già paventata in passato e ribadita oggi. Certo non è giornalista, ha avuto pure i suoi guai, ma non facciamo come Orwell per cui “tutti gli animali sono uguali, ma i maiali sono più uguali degli altri“.  Allora serve rispetto, per le opinioni di tutti. Se poi ci sono profili penali, si perseguano. Di più: un giornale si può comprare o non, leggere o meno, è la più grande arma in mano a un lettore.

Dico questo conoscendo Edoardo e Agostino, ma conoscendo anche molte delle persone che si accapigliano su chi possa avere titolo a parlare e chi non. Lo dico per principio e da un osservatorio – tutto mio personale, sia ben chiaro – che è quello di chi prova, da anni, a raccontare questo martoriato territorio, denunciando il malaffare e  restando spesso inascoltato.

Lo dico a maggior ragione dopo il video del sindaco di Nettuno, Angelo Casto, che se la prende con i giornalisti. Non mi interessa perché sia uscito fuori oggi e chi l’abbia reso noto, certo è che lui adesso è sindaco e quelle sono parole pesanti, ma soprattutto cose che evidentemente pensa – insieme ai suoi accoliti – di chi fa il giornalista. Conosco Casto da quando era giovane funzionario Digos a Latina e io giovane cronista, non ho alcun dubbio sulla sua persona e sulla sua professionalità, in più sono certo che ha ereditato a Nettuno una situazione pesante. Ma in quel video – con chiunque ce l’avesse – scende al pari di chi negli anni ha definito (e definisce) “giornaletti” i media locali, al pari di chi dà dell’infame, dello pseudo giornalista, del prezzolato e via discorrendo. Diventa come gli altri politici e personaggi pubblici che sono allergici a chi racconta. Che differenza c’è tra Casto che canta e Stefano Di Magno che faceva le magliette contro il Granchio, ad esempio? Tra la nuova e la vecchia politica?

Certo, chi fa questo mestiere non è esente da responsabilità, a livello locale ha a maggior ragione il dovere di verificare le fonti, non seguire le “sirene” del politico o dell’imprenditore di turno, di pesare le parole. Chi ha la bontà di seguirmi sa che non ho mai fatto, non faccio e non farò difese corporative. Mai mi sognerei, però, di definire “cazzari della verità” i commercianti, gli artigiani, i netturbini, i commercialisti, gli avvocati e chi volete voi. Gli stessi politici che pure qualche castroneria la raccontano ai cittadini. Mi spiace che l’abbia fatto una persona che stimo.

Io preferisco continuare a cercare carte, provare a dimostrare che su un determinato argomento è stata detta una cosa e se ne fa un’altra, che ci sono documenti che mancano e via discorrendo. Voglio tenermi il mio diritto dovere di critica, senza fare questioni personali (se parlo di un politico è per il ruolo che ricopre e non per altro) provando a rispettare tutti e chiedendo scusa quando sbaglio.

E’ per questo che è meglio abbassare i toni, lasciando ai giornalisti – tutti – il diritto/dovere di verificare quello che fanno gli amministratori pubblici e di rispettare – tutti – le regole che impone questa straordinaria quanto delicata professione.