Porto, ormeggiatori e sindaco: chiarezza

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L’ennesima diatriba tra Capo d’Anzio e Cooperative di ormeggiatori mette a nudo, ancora una volta, la responsabilità del sindaco di Anzio, Luciano Bruschini. Sta succedendo con il presidente Alessio Mauro e l’amministratore delegato Antonio Bufalari quello che accadde con Luigi D’Arpino e Franco Pusceddu. Vale a dire che se l’assemblea dei soci – dove il sindaco rappresenta il 61% e cioè la maggioranza ovvero i cittadini di Anzio – decide una cosa, poi chi operativamente gestisce la società va e la fa. E il socio di maggioranza difende quelle scelte, non dice agli ormeggiatori “‘nve preoccupate, ‘nve caccia nessuno“. Prima ancora, quando il crono-programma venne invertito, va dagli ormeggiatori e cerca un accordo, sapendo che quell’inversione avrebbe creato problemi. Invece no, prima due anni di ricorsi, scontri, persino minacce che portarono alle dimissioni di Luigi D’Arpino (a proposito, le sue denunce hanno avuto un seguito?) e adesso la vicenda delle fatture non pagate, perché le cooperative sarebbero debitrici della Capo d’Anzio.

Attenzione, torniamo al sindaco. Disse in Consiglio comunale che avrebbe fatto inserire quei soldi in bilancio, perché dalla data della concessione al passaggio delle aree qualcuno doveva pagare. Sa bene che senza quelle cifre, frutto di una perizia che non è comunque mai stata resa pubblica, la Capo d’Anzio avrebbe portato i libri in Tribunale.

Detto questo, partiamo da un dato di fatto: i soci delle cooperative non ritennero di partecipare al bando per ormeggiatori deliberato dall’assemblea dei soci (sindaco presente), né alla successiva proroga. Avevano firmato un accordo per essere ricollocati in un’altra area, a lavori avvenuti, e su quell’accordo hanno intentato causa alla Capo d’Anzio, restando a gestire le loro concessioni fino all’intesa del 2016, una volta che anche il Consiglio di Stato aveva dato loro torto.

L’intesa prevede che le Cooperativa svolgano un lavoro per la Capo d’Anzio, in base a un service (che fine ha fatto il parere Anac?) e che questo sia retribuito dalla società. Gli ormeggiatori fanno notare che da ottobre le fatture emesse non vengono pagate e che per la prima volta in 40 anni non hanno lo stipendio, con difficoltà che sono facilmente immaginabili.

La Capo d’Anzio replica – e a tal proposito ha spedito una Pec agli ormeggiatori il 29 dicembre – che deve avere 250.000 euro e in assenza di un accordo  non pagherà le fatture. Fermi. Un passo indietro.

La concessione per il porto faticosamente ottenuta e arrivata nel 2014 è della Capo d’Anzio ovvero al 61% ancora dei cittadini di Anzio, se la società ha un credito – sul quale pende però un giudizio – è un credito che vanta anche la città e su questo non ci piove. Il porto non è di pochi, ma della collettività – come più volte è stato sottolineato –  e perciò comprendendo le ragioni di tutti, un’intesa su quel credito va trovata. Ma nel frattempo gli ormeggiatori vanno pagati e con loro – dei quali nel frattempo sono state utilizzate le attrezzature, per quanto vetuste – va definitivamente trovata un’intesa. Con un dialogo che il sindaco ha il dovere di allacciare, portare avanti, concludere nella maniera migliore per la città e per i lavoratori. Senza prove di forza, senza toni minacciosi – come purtroppo leggiamo da chi sarà pure esasperato ma così non aiuta se stesso – senza interferenze politiche per difendere rendite di posizione che non ci sono più.

Pagare, vedere come recuperare e se è possibile farlo quei 250.000 euro (ma occorre essere forti con tutti, dal Circolo della vela che parimenti ci ha fatto perdere due anni, a chi non ha mai siglato l’intesa e occorreva essere forti  in Regione, quando ci davano pareri contrari a “soggetto“) e poi fare chiarezza sul porto una volta per tutte. E deve farla chi ci rappresenta in quella società, Luciano Bruschini, senza se e senza ma. Deve spiegare ai cittadini il piano finanziario, il progetto di sistemazione interna, la gara, la vicenda ormeggiatori, che fine farà la graduatoria in essere e che fine faranno coloro che intanto sono assunti, che fine abbiamo fatto con il progetto Life, se stiamo pagando i canoni alla Regione Lazio, cosa succederà al prossimo insabbiamento e via discorrendo.

Ricordando al sindaco, infine – ma anche agli eletti distratti – che l’ennesima delibera unanime del consiglio comunale sull’argomento prevedeva tra le altre cose che l’avvocato Cancrini, pagato dalla collettività, venisse a relazionarci sulla causa intentata al socio privato Renato Marconi. Il sindaco ha, al solito, preso tempo, “annacquato“, rinviato. Oggi siamo di nuovo ai toni esasperati. Bruschini ha il dovere di chiarire, i cittadini il diritto di sapere.

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