L’ingegnere Renato Marconi è uno che ci ha visto lungo, sin dai tempi in cui ha diretto i lavori al porto di Nettuno. Il capolavoro lo ha fatto, però, con “Italia Navigando” – che ci ritrovammo ad Anzio perché avrebbe sviluppato la rete dei porti – che siccome non gli aveva riconosciuto i lavori che aveva svolto gli ha dato, in cambio, 10 porti. Tra i quali Anzio. Quando lo intervistammo non aveva dubbi: “Il porto lo faremo”. E qui nessuno ha mai avuto dubbi sul fatto che l’ingegnere abbia fatto ad Anzio lo stesso percorso di “Italia Navigando”, fornendo i servizi della sua Marinedi e poi presentando il conto.
A prescindere dal contenzioso avviato colpevolmente in ritardo dal Comune, dopo il parere del professor Cancrini tenuto nei cassetti, Marconi ha formalmente ancora il 39% della società e quindi oggi propone (lo aveva fatto anche in passato, diciamo pure con qualche fondo di dubbia provenienza) una ricapitalizzazione. Perché il bilancio è fallimentare, visto che finalmente ci si è decisi a evitare funamboliche iscrizioni nel tentativo di salvare ciò che non era possibile. La commissione straordinaria che da una parte dice di voler mantenere la partecipazione e dall’altra ha l’amministratrice unica che sottolinea le “incertezze” – un eufemismo – per andare avanti, cosa intende fare? L’unico bene della Capo d’Anzio era, è e resta la concessione. Quella andrebbe salvata in qualche modo. Ma se Marconi ricapitalizza e il Comune non può? L’ingegnere è pronto a prendersi tutto, come qui ampiamente sottolineato a più riprese e non da oggi. C’è una via d’uscita? Sì, il demanio è ormai competenza del Comune che dovrebbe restare a garantire la pubblicità del porto. Ma una via d’uscita va trovata e subito.
IL COMUNICATO DI MARINEDI
ROMA – ANZIO 17 GENNAIO 2023 – La pubblicazione del Bilancio al 31/12/2022 della Capo d’Anzio S.p.A., il primo sottoscritto dal nuovo Amministratore Unico, dott.ssa Cinzia Marzoli, dimostra che quanto affermato da tempo dalla Marinedi e dagli Amministratori, a suo tempo dalla stessa nominati nel Consiglio di Amministrazione della Capo d’Anzio, è corretto.
La corretta appostazione delle voci contabili ha portato inevitabilmente ad una chiusura negativa dei conti che, al 31/12/2022, riportano, infatti, una perdita di oltre 600.000 euro e un patrimonio netto contabile negativo di oltre 90.000 euro.
A questo si aggiungono gli ingenti debiti scaduti, anche nel 2023, su cui non sembra esserci certezza della capacità di regolare pagamento. Elementi che rendono obbligatori il risanamento e la ricapitalizzazione della Società – già a suo tempo richiesta non solo dagli Amministratori, ma anche dal Collegio Sindacale e dal Socio Marinedi.
Marinedi, confermando quanto detto in più occasioni, l’ultima alla fine del 2022, ha ribadito alla Commissione Straordinaria del Comune di Anzio la propria disponibilità a supportare finanziariamente ed operativamente la Capo d’Anzio S.p.A. e l’iniziativa di riqualificazione del porto di Anzio, a tutela della concessione demaniale marittima e del pubblico erario, ma soprattutto dei dipendenti della stessa, degli Operatori portuali e dei diportisti.
Marinedi ritiene doverosa una pronta risposta delle Istituzioni e delle Autorità interpellate.
Ringrazio l’amministratrice unica della Capo d’Anzio, Cinzia Marzoli, per avere celermente risposto alla mia richiesta di accesso civico che puntava a rendere noto il bilancio 2022 della società. L’approvazione si era appresa dalla delibera con la quale – a questo punto inspiegabilmente – il Comune ha deciso di tenerein vita un’azienda decotta. Il bilancioè finalmente pubblicato sul sito della Capo d’Anzio, non ancora su quello del Comune al quale ho inoltrato medesima istanza.
Senza addentrarsi nei “numeri” e nella significativa perdita di 608.000 euro nel 2022, la nota integrativa parla di “significative incertezze in merito alla capacità della società di garantire la continuità aziendale“. Lo confermano sia il collegio dei revisori, sia il revisore unico. La Capo d’Anzio fa acqua da tutte le parti e ci sentiamo vieppiù presi in giro quando leggiamo – copiato e incollato – che esiste un piano di investimenti e c’è la famosa fidejussione che ancora circola. Sapete perché? Come qui si ripete da tempo la Capo d’Anzio non è “bancabile” e la conferma arriva sempre nella nota integrativa che riporto di seguito. Non c’è bisogno di aggiungere altro.
E’ nei documenti ufficiali, più che di “incertezze” sia consentita una battuta, ad Anzio diciamo “so finite le fava a Federico”. C’è rimasto poco da fare, l’inspiegabile accanimento terapeutico e le promesse che sentiamo circolare di un prossimo finanziatore, sono buone per la prossima campagna elettorale della Destra che ci ha portato in questa condizione.
“Mena mena, pure lo fero se piega”. Ormai citare Lidano Grassucci è un piacevole spasso per introdurre argomenti spinosi, come quello del porto di Anzio e della società Capo d’Anzio che doveva realizzarlo (cosa mai fatta) e gestirlo (fatta, ma male) ed è in agonia. Del bilancio 2022 come spesso scritto qui non c’era traccia, fino a ieri (9 gennaio 2024) quando sul sito del Comune all’albo pretorio è comparsa la delibera sulla “Ricognizione delle partecipazioni societarie”. E lì si scopre che il bilancio della Capo d’Anzio è stato approvato – cosa avvenuta, da quanto si apprende in ambienti comunali il 28 dicembre scorso – e che il 2022 si è chiuso con una perdita di 608.202 euro e il passivo totale che supera i 4 milioni. Altri debiti a carico dei cittadini, ma nonostante la perdita consistente il Comune intende procedere con “mantenimento senza interventi” la partecipazione. Non conosciamo i dettagli del bilancio perché sui rispettivi siti ancora non compare e la trasparenza continua (come quando c’era la politica) a essere un optional, ma siamo di fronte a una perdita importante. Dovuta a cosa? E mentre sulla delibera di bilancio si procede con il copia e incolla, come si spiega quanto si affermava nella relazione di un anno fa?
Leggete anche voi che “alla data del 31/12/2022 si è registrato un concreto aumento di fatturato” e che il 31 dicembre appena trascorso doveva essere quello dell'”affidamento dei lavori”. Nulla di tutto questo, anzi altri debiti. Ma chi deve tutelare l’amministratrice unica nominata in fretta e furia un anno fa dal dirigente signorsì? Chi deve tutelare la Commissione straordinaria, ben sapendo che nell’operazione “Tritone” il porto faceva gola alla ‘ndrangheta e che nella relazione sullo scioglimento la gestione della partecipata è stata ampiamente segnalata? Speriamo i cittadini, ma comincia a sorgere più di qualche dubbio. Ah, per la cronaca, il “concreto aumento” è stato di 182.000 euro. Si continua a indicare una fidejussione inutile e inutilizzabile, inseguendo chissà quale chimera o qualche altro immaginario finanziatore turco napoletano, perché dopo il bilancio 2022 e l’erosione del capitale sociale solo qualche altra operazione di ingegneria finanziaria può provare a salvare la situazione. O vogliono farci credere che nel 2023 (quando sapremo qualcosa?) è andato tutto magnificamente bene e la società è tornata a godere di buona salute? E il dirigente signorsì che voleva liquidarla, la Capo d’Anzio, salvo ripensarci dopo il “miracolo” di Monti sui conti del 2018, adesso cosa dice?
A proposito di trasparenza, sul sito della Capo d’Anzio il bilancio ancora non compare a oggi, su quello del Comune siamo rimasti ai conti del 2018 e risulta ancora amministratore unico il professore Ernesto Monti. Se non la Commissione straordinaria, chi deve occuparsi di questo? Sarà il caso di aggiornare i siti?
Ad ogni modo, andranno ulteriormente approfonditi i dati di bilancio appena questi saranno resi pubblici in toto, male che vada si spenderà qualche euro per una visura camerale, quando in realtà essendo la società per il 61% dei cittadini andrebbe fatto sapere loro tutto e subito. Nel frattempo una cosa singolare va segnalata, una piccola bugia – che fa…. – nel capitolo “affidamenti” della scheda inviata al Ministero dell’economia e finanze c’è una domanda: “La società svolge servizi per l’amministrazione?”. La risposta del Comune è no, ma sarebbe stato corretto scrivere che almeno uno l’ha fatto. A chi è stato affidato – dal Comune – il lavoro per riparare la “meda”? Alla “Capo d’Anzio” che a sua volta lo ha dato a una ditta di fiducia. Dai, almeno l’Abc…
Premessa: chi ha investito sulla piscina di Anzio ha certamente dato alla città un impianto moderno e funzionale, chi scrive alla politica ha “dato” e non ha alcuna intenzione di proseguire ma come racconta il l’amico e collega Lidano Grassucci (ci piace fare citazioni a vicenda), c’era un certo “Piuccio” che “pe gli giusto se faceva accide”.
Ecco, dopo quello che ha pubblicato Agostino Gaeta su Controcorrente (“Un bagno finanziario in piscina”) e dopo ilpuntuale intervento del Movimento 5stelle (che ha scoperto anche altri “ristori”) attraverso il portavoce, Marco Cesarini, ho deciso di andare oltre e presentare una richiesta di accesso agli atti. Senza altro fine che era quello di “Piuccio” e dopo essermi a lungo impegnato sugli impianti pubblici, dal caso Falasche a quello del Deportivo che – guarda caso – era riferito sempre alla piscina.
Nella determina con la quale il dirigente “signorsì” impegna 230.000 euro dei cittadini di Anzio per pagare gli aumenti di gas e luce che avrebbero fatto saltare il piano economico finanziario della società Anzio waterpolis arl, concessionaria dell’impianto, ci sono una serie di vicende che vanno quantomeno chiarite. Se poi la società ha veramente diritto a quelle cifre ben venga, ma nella massima chiarezza.
Da qui la richiesta di accesso, dalla quale speriamo in tempi di Commissione straordinaria non si provi ad allungare il brodo, come si faceva quando la politica che ci ha portato allo scioglimento per condizionamento della criminalità guidava Anzio.
Ecco, allora, che è bene i cittadini sappiano se è stato rispettato o meno il codice degli appalti, cosa ha chiesto la Anzio Waterpolis con la sua istanza del 9 agosto 2022, cosa ha risposto il Comune il 18 agosto di un anno dopo, se esistono e cosa contengono i verbali del cosiddetto “ampio contraddittorio” del quale leggiamo nella determina del 28 dicembre, cosa contiene la nota inviata dal Comune il 26 ottobre scorso, cosa il verbale del 27 novembre, perché ci si è “uniformati” alle linee guida di una federazione sportiva e qual è la fonte normativa di riferimento per farlo e soprattutto perché non ci si è rifatti alle linee guida Anac-Ragioneria generale dello Stato essendo la concessione un partenariato pubblico privato. Aggiungo che andrebbe risposto anche ai 5stelle sulla regolarità o meno del pagamento del canone.
Ora, come si dice, domandare è lecito e rispondere è cortesia. Si attende fiduciosi, perché in questo caso è anche una indicazione di legge. Cosa che ad Anzio, almeno in passato, spesso è stata “sorvolata”. Vedremo ora.
Se ne va un fratello. Nel senso dell’appartenenza al mondo scout, ma prima ancora della vicinanza che abbiamo avuto per un lungo periodo della nostra vita. Le nostre strade si erano allontanate ma mai divise con Erasmo Leone, deceduto a Roma dopo un calvario ospedaliero che non si augura a nessuno e sul quale andrà fatta piena luce.
Lo avevo conosciuto che ero un “lupetto”, mi volle al suo fianco quando decise che l’esperienza ad Anzio Colonia doveva ripartire. Mi assegnò responsabilità grandi, standomi sempre vicino. In quel gruppo e fuori. Furono anni straordinari, impossibile definirli altrimenti. Fatti di impegno, servizio, attenzione al prossimo, partecipazione, sano divertimento. Volontariato vero, sulle orme di ciò che Baden Powell aveva indicato per lo scoutismo e che lui aveva interpretato al meglio e in ruoli diversi, ad Anzio prima, ad Anzio Colonia poi.
Mi ha dato l’onore e l’onere di battezzare Francesco che ho seguito ahimè poco e male. Mi aveva detto di non mollare dopo l’esperienza in campagna elettorale che ci aveva visto perdenti, ma sapeva che l’avevo affrontata con lo spirito di servizio e senza alcun fine di “carriera”. Come aveva fatto lui, in precedenza, con il tentativo di “Forza cristiana” e l’illusione arrivata da qualche “solone” romano. Ci siamo voluti bene, abbiamo avuto incomprensioni, ho forte la consapevolezza che non ci siamo mai perduti.
Ti sia lieve la terra e buona strada, qui continueremo ad essere “sempre pronti” e cercheremo, ancora, di “lasciare il mondo un po’ meglio di come lo abbiamo trovato”. Un grande abbraccio a tutti i familiari.
Lo hanno fatto ancora, cambiando poco o nulla. Chi firma la nota integrativa al bilancio del Comune di Anzio – immaginiamo il dirigente dell’area finanziaria – e i commissari che per il secondo anno consecutivo l’hanno approvata. In questo paese di “giornalai” c’è ancora chi prova a documentarsi, piaccia o meno alla dottoressa Scolamiero e al “suggeritore” del termine, il dottore Tarricone. Ebbene se un anno fa rispuntava (copiata) la fidejussione, adesso ci siamo di nuovo.
Diceva Umberto Eco, nel suo “Come si fa una tesi di laurea” (Tascabili Bompiani, 1977) che si poteva sempre copiare in qualche ateneo sperduto e nessuno se ne sarebbe accorto. Erano anni in cui era possibile, oggi bastano un po’ di memoria sui documenti del recente passato e un normale programma che confronta i pdf e il gioco è fatto. Nelle foto in alto è in nero il testo rimasto uguale, in verde quello aggiunto, in rosso quello cancellato. Tutte cose che non cambiano la sostanza e, purtroppo, non danno indicazioni certe sulla martoriata Capo d’Anzio. Società, tra l’altro, che mentre scriviamo ancora non approva il bilancio 2022.
Bene, di grazia: davvero c’è, ancora, la previsione di garantire un finanziamento alla società dopo che più istituti di credito hanno detto già “no grazie” ai tempi del sindaco De Angelis? Sanno, i commissari, che parlare di “attuale consiglio di amministrazione”, non più in carica da anni, è una bugia? Esiste un’amministratrice unica della quale, a dire il vero, sembrano essersi perse le tracce. Dovrebbe saperlo ancora meglio il dirigente che con una procedura singolare l’ha nominata poco meno di un anno fa.
Si continua, poi, a fare riferimento a un piano di investimento che nessuno conosce. Si può sapere cosa prevede? Perché magari la commissione straordinaria una soluzione l’ha trovata davvero e visto che i cittadini hanno la maggioranza della Capo d’Anzio, il resto è ancora sub judice, dovrebbero essere informati.
Il timore è che quel piano sia lo stesso di Monti e Ievolella che miracol mostrarono in consiglio comunale, salvo prendersi le porte in faccia degli istituti di credito. Allora mi viene in mente il collega e amico Lidano Grassucci che a “Repubblica” che chiedeva i dati elettorali a “Latina Oggi” (inizio anni ’90, internet era una chimera), rispose: “Ah voi siete Repubblica e volete i dati da noi? Se non avete i mezzi, chiudete….”
Ecco, se dovete copiare e incollare e se non vi accorgete di quello che votate (nel privato si viene licenziati per vicende del genere) è ora che cambiate mestiere. Buon Natale!
Deve essere l’aria di Villa Sarsina. Intervenendo al concerto per gli auguri natalizi, la presidente della commissione straordinaria – prefetto Antonella Scolamiero (nella foto pubblicata sulla pagina fb del Comune) – ha fatto riferimento a “giornalai”, prendendo a prestito – come lei stessa ha affermato – un termine che un altro componente della commissione, Francesco Tarricone, sembra usare spesso. I ”giornalai” avrebbero osato riportare il suo pensiero rispetto alla tanta brava gente che c’è ad Anzio, sottolineando che aveva detto di tralasciare il motivo per il quale ci troviamo con un Comune sciolto per condizionamento della criminalità. Certo che ci sono tante brave persone, ma se siamo arrivati alla presenza della commissione straordinaria un motivo ci sarà. Siamo pochi ad aver scritto ciò e quindi comprenderà che ci sentiamo chiamati in causa. Quel dispregio, i “giornalai” – ma anche “i giornaletti”, le “belle penne“, i “disturbati mentali“, gli “ingegneri navali” – era in uso a chi per 25 anni ha amministrato questa città facendoci arrivare all’onta dello scioglimento. Capirà, la gentile commissaria, che sentirlo pronunciare da chi rappresenta lo Stato e deve riportare la legalità su questo territorio, quantomeno stride.
‘Ndrangheta e camorra qui hanno messo radici e non lo dice semplicemente l’operazione “Tritone” ma anni di rapporti scientifici, i beni sequestrati e poi confiscati alla criminalità organizzata e non. Poi certo, ci sono tante brave persone, ma quelle che erano in Comune gestivano “allegramente” la macchina e questo è nero su bianco nella relazione della commissione d’accesso e nel decreto di scioglimento. Chi sta guidando Anzio dal novembre dello scorso anno conosce nomi e cognomi, avendo la relazione senza “omissis” ma ancora meglio sa come il cosiddetto “modello di amministrazione” tutto era fuorché tale.
Ebbene oltre un anno dopo l’arrivo della commissione sentiamo di dire che non ha dato segno di brillantezza. Perdoneranno il prefetto Scolamiero, insieme ai dottori Tarricone e Anatriello. Sappiamo bene che il loro compito non era e non è facile, ma mentre ci si continua a riferire alle “brave persone” di Anzio (e siamo convinti che sono la maggioranza) c’è una città da mandare avanti. L’impressione, e speriamo di sbagliare, è che stavolta le vie infinite della politicanon potendo evitare lo scioglimento del Comune, come nel 2018, si siano adoperate per evitare provvedimenti cautelari e mandare commissari che non rompessero troppo le uova nel paniere. In modo di preparare il terreno a chi, da mesi, dice che si voterà a primavera 2024 e ribadisce: “Vedete? Non ci hanno arrestato, né indagato, eravamo meglio noi….” Ripetiamo: speriamo di sbagliare.
Chi è arrivato a guidare la città sa bene che era indispensabile una sana rotazione del personale, invece chi nascondeva le carte alla commissione d’accesso – come emerso dalla relazione e anche durante le udienze di “Tritone” – è ancora al suo posto. “Faccio riferimento alla tecnostruttura, è stato scritto anche nella relazione conclusiva – ha detto il capitano Francesco Colucci, ascoltato in aula - (…) ha restituito atti parziali, lacunosi e con ritardo”. Senza contare chi ha mantenuto posti di una certa delicatezza e fino al giorno prima era fianco a fianco al sindaco. Né l’affrettarsi a promuovere – vero, il concorso era già in atto – il dirigente “signorsì” buono per ogni stagione. Uno che copia e incolla le relazioni o cambia parere sulla Capo d’Anzio a seconda di chi guida la città
Capo d’Anzio, appunto. Vogliamo parlare della scelta con un bando singolare dell’amministratrice unica, dimessasi un paio di giorni prima dall’Aet? Tutto a posto, peccato che del bilancio 2022 della società non si sappia ancora nulla, ad esempio. E che, sarà ancora l’aria di Villa Sarsina, si è evitato di costituirsi parte civile nel processo per falso in bilancio. La scusa? “Presso gli uffici non veniva rinvenuto nessun documento riguardante il procedimento e neanche l’avviso di fissazione dell’udienza preliminare” – scrissero su un post i 5stelle dopo la risposta della Commissione straordinaria. Perdonerà il prefetto Scolamiero, insieme agli altri, ma una domanda su questa mancanza di documenti? E provvedimenti rispetto a una possibile sparizione? Nulla, ci sono tante brave persone…. Diciamo, allora, anche qui sperando di sbagliare, che non era opportuno costituirsi, dare un segnale di presenza dello Stato e della legalità, per conflitti di interesse nemmeno troppo velati tra avvocati coinvolti e perché sul porto – evidentemente – non si deve/vuole intervenire. La scusa dei tempi stretti (“venivano a conoscenza del procedimento penale il giorno 22/02/2023 a ridosso dell’udienza preliminare”, scrivono sempre i 5stelle) non regge. Anche uno studente di giurisprudenza reduce dall’esame di procedura penale sa che con un incarico ricevuto il giorno prima va in aula e chiede i termini a difesa, ma intanto dice che si costituisce. Sappiamo com’è andata, la stessa Procura ci ha ripensato e delle sentenze si prende atto. Non è stato così, del resto, per la Polizia locale sbeffeggiata in mondovisione che poi ha deciso di lasciar correre nei confronti dell’ex assessore Ranucci? Forti con i deboli, deboli con i forti.
Dicevamo dell’Aet. Qui qualche risposta, oltre alla commissione, dovrebbe fornirla il dirigente “bel 110”, nominato su facebook. Vicenda che è stata “chiusa” troppo in fretta e che avrebbe svegliato anche una Procura normalmente poco attenta ad Anzio se una cosa del genere l’avessero fatta i politici. Ma torniamo alla partecipata, perché una quota in Aet ce l’ha anche il Comune, che sempre secondo il racconto del teste in tribunale e prima ancora nelle carte dell’accesso, ha preso in affitto spazi di chi non poteva. “Una vicenda estremamente grave – spiega l’ufficiale – perché un soggetto con due interdittive è riuscito ad aggirare i provvedimenti andando a contrattare con l’ente pubblico”. E’ ancora in essere quel contratto? E i nomi emersi nell’inchiesta, legati alla ‘ndrangheta (ma che dal Comune evitavano di dare alla commissione d’accesso) lavorano ancora con Aet? O ci limitiamo a dare affidamenti diretti ai direttori di contratto? E con quali risultati? La città la gireranno anche il prefetto e gli altri commissari, non è che brilli. Anzi.
Ecco, con il massimo rispetto, la commissione resterà ad Anzio ancora per un bel po’ (dubitiamo si voti a primavera) e i “giornalai” dovrebbero essere il suo ultimo pensiero .
Nel 1985 la Democrazia cristiana decise di non candidare ad Anzio 14 consiglieri comunali uscenti, tra i quali il sindaco Piero Marigliani e nomi già all’epoca famosi in quel partito. Motivo? Furono responsabili, politicamente, dell’onta del primo commissariamento della città nel dopoguerra. La mancata approvazione del bilancio portò allo scioglimento del consiglio comunale e la Dc fece una scelta radicale. Sono passati quasi 40 anni, è cambiato il mondo, ma quella che era la “disciplina di partito” andrebbe ritirata fuori. Perché lo scioglimento di Anzio per la presenza di criminalità organizzata è un’onta ben peggiore. Pregevole l’arrivo della commissione parlamentare antimafiae di quella regionale, ma Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e alleati che per 25 anni sono stati alla guida di Anzio, se davvero vogliono essere credibili, potrebbero dire “chi politicamente ha avuto la responsabilità dello scioglimento resta a casa”. Sta fermo un giro….
No, c’è chi preme per tornare a votare nel 2024 e si aspettano come fosse manna dal cielo le “incandidabilità” richieste dalla Prefettura e sulle quali a Velletri (siamo in diversi ad avere perplessità su quegli uffici giudiziari, non da oggi) prima o poi decideranno. Incandidabilità che sono una foglia di fico, perché ci si può presentare finché non decide la Cassazione. Intanto si ripete la litania: “Non ci hanno arrestato, non ci hanno indagato, siamo brave persone, lo scioglimento non andava fatto”. Sulle prime tre cose siamo d’accordo, ma letti gli atti della commissione d’accesso lo scioglimento era un atto dovuto. Anzi, sarebbe stato meglio se non ci fossero state le vie infinite della politica delle quali parlò l’ex sindaco Candido De Angelis. Il quale, poi, in quei gangli ci si è trovato e ha finito mestamente la sua carriera. Iniziata nel ’90 proprio in quella Dc che aveva deciso, nell’85, di lasciare fermi un giro tutti.
E letti gli atti della commissione d’accesso, dopo quelli dell’operazione “Tritone” dove rispuntano le indagini da “Malasuerte” a “Evergreen”, ascoltate le udienze in corso nei confronti della locale di ‘ndrangheta è palese come quello che ci spacciavano per “modello di amministrazione” fosse permeabile. Basta pensare a come sono state raccolte le firme per le liste del centro-destra presentate nel 2018. Per non parlare di candidati in casa di persone ai domiciliari, pressioni, telefonate, promesse… Penalmente non avrà rilevanza – e neanche interessa, francamente – ma dal punto di vista politico e da quello della gestione di una macchina comunale che non aveva regole se non quella dell’amico dell’amico, assolutamente sì.
Il fatto che la commissione parlamentare antimafia e quella regionale siano venute ad Anzio è un bene. La passerella mediatica di alcuni meno. Quando parlavamo, in pochi e derisi, di chi aveva fatto mettere il vestito bello ai delinquenti facendoli avvicinare pericolosamente alla cosa pubblica, sembravamo dei marziani. Eppure le avvisaglie c’erano, ma chi guidava Anzio faceva spallucce. E un investigatore non c’era quando accadevano cose singolari, salvo poi arrivare la Dda e scoprire quello che altri fingevano di non vedere. Una cosa lascia stupiti: si continua a parlare di infiltrazioni quando qui, in realtà, ‘ndrangheta e camorra hanno messo radici. Lo dicono il processo in corso, ma anche quelli già conclusi come Appia Mithos o nei confronti del clan Schiavone-Novello.
Con una macchina amministrativa che ha persino provato a nascondere le carte alla commissione d’accesso e con la situazione che emerge anche da recenti operazioni di polizia pensare di tornare al voto nella primavera del 2024 è un azzardo. Servirebbe una “bonifica” culturale che purtroppo difficilmente avverrà, perché la criminalità organizzata si è affermata grazie al brodo di coltura che certa politica ha favorito. Quella di chi faceva la voce più grossa, di chi in cambio di voti dava concessioni, di chi “i nomi ce li hanno dati loro” e via discorrendo.
Che l’attività della commissione straordinaria abbia incontrato difficoltà non dovevano certo dircelo i componenti dell’antimafia, era facilmente prevedibile. Che la stessa commissione abbia agito poco o niente verso una macchina amministrativa che era evidentemente al servizio della politica è un dato di fatto. Anche lì serviva una “bonifica” ma non l’abbiamo vista, ma su questo torneremo prossimamente. Una cosa è certa: la politica è ai margini, anche se si prepara a tornare in pompa magna e non avverte la responsabilità (anzi la vergogna) dell’accaduto, chi favoriva quel “modello di amministrazione” è ancora lì e in alcuni casi è stato addirittura promosso. A che gioco giochiamo?
La sentenza che manda assolti i vertici della Capo d’Anzio rispetto al contestato falso in bilancio ci dice una cosa e lascia almeno cinque dubbi Ci dice che un’inchiesta non è una condanna e chiunque è coinvolto è innocente fino a prova del contrario. Chi segue questo spazio sa che la pensiamo così, da sempre e per tutti. La sentenza stessa, però, aggiunge – se possibile – ancora più confusione intorno a una società che doveva realizzare e gestire il nuovo porto e si limita a fare (male) solo la seconda cosa. I dubbi, dicevamo. 1) L’ufficio del pubblico ministero che aveva chiesto il rinvio a giudizio sulla base di una consulenza tecnica d’ufficio, una volta in aula ci ha ripensato. Può succedere, sia chiaro, ma com’è noto sulla Procura di Velletri in molti abbiamo perplessità e non da oggi. 2) Sul bilancio 2018 chi ha ragione, a questo punto? Uno era in perdita – approvato anche dai rappresentanti del Comune in consiglio d’amministrazione – l’altro, oggetto del processo, in attivo. Delle due l’una… 3) Sulla base del bilancio 2018 – approvato anche dai rappresentanti del Comune in consiglio d’amministrazione – il dirigente “signorsì” proponeva (è nellanota integrativa al bilancio del Comune) di liquidare la Capo d’Anzio. Anche lui ci ha ripensato. Come ha ripensato al bando per nominare il nuovo amministratore, poi preso dall’Aet nella quale eravamo entrati in fretta e furia. 4) Davvero nessuno conosceva Montani e il ruolo che svolgeva da direttore del porto? Suvvia, partecipava a riunioni, firmava documenti. Un po’ è come la storia del sindaco Bruschini che diceva al suo successore Candido De Angelis (allora all’opposizione di lotta e di governo) “caccio Marconi, parola d’onore” ma dieci giorni dopo firmava con lui la “road map“. 5) Se davvero i conti della Capo d’Anzio sono a posto, come mai il bilancio 2022 ancora non viene approvato e pubblicato? L’amministratrice che fino a tre giorni prima di diventare tale era in Aet, cosa sta facendo?
Sono domande, insieme a tante altre, che avremmo voluto fare domani (14 novembre) alla commissione che ormai da un anno guida Anzio. C’è un vertice a Villa Sarsina con prefetto, questore, parlamentari dell’antimafia, consiglieri regionali, ma è precluso al pubblico. I giornalisti potranno fare domande a fine riunione. Si dice che l’incontro nasca per dimostrare la vicinanza delle istituzioni ai cittadini. Bene! Si sappia che nell’ultimo anno dalla commissione straordinaria l’abbiamo vista poco o niente. Quella di domani, allora, rischia di diventare una passerella nella quale verranno a raccontarci cose che sappiamo da tempo, a dire che la guardia è alta, magari come ripete spesso la prefetta Scolamiero che qui ci sono tante brave persone. Intanto sentiamo dalle udienze del processo Tritone quale fosse la permeabilità dell’amministrazione che guidava Anzio e come la ‘ndrangheta (e la camorra) le radici le avesse ben piantate.
Per dovere di cronaca riporto quanto ha scritto – rispetto alla sentenza sulla Capo d’Anzio – l’ex consigliere comunale Marco Maranesi al quale dobbiamo riconoscere che senza la sua insistenza oggi non conosceremmo il parere dell’avvocato Cancrini e forse non sarebbe mai stata fatta causa a Marconi e alla Marinedi. Con Marco siamo schietti da sempre: sa bene chi ha portato Marconi e chi se lo è tenuto, così come immagina il motivo per il quale gli venne opposto il “segreto di stato” su quel parere. Il porto che doveva essere della città risponde evidentemente ad altre logiche e ne stiamo ancora pagando le conseguenze.
IL COMUNICATO DI MARANESI
“La sentenza emessa oggi dal Tribunale Penale di Velletri mette finalmente la parola fine ad un procedimento che ha dell’incredibile. Un’accusa di falso in bilancio dopo aver sistemato e messo ordine un vero e proprio falso in bilancio procurato da costi inseriti con procedure illegittime, spese personali pagate con carte di credito di una società pubblica e tanti altri reati che spero prima o poi la magistratura farà il suo corso.
Questo procedimento penale è l’ennesima assoluzione dopo le tante denunce presentate dall’ex socio privato della Capo d’ Anzio che usa questi mezzi estremi intimidatori nei confronti di pubblici amministratori. Dopo il proscioglimento chiesto addirittura dal PM nei miei confronti e in quelli dell’ex sindaco De Angelis, dopo essere stati querelati per diffamazione dall’ex socio privato della Capo d’Anzio per aver portato alla luce, in pieno consiglio comunale il più grande sperpero di fondi pubblici della storia di questa città e il più grande imbroglio di stato che i cittadini di Anzio hanno subito, arriva oggi l’ennesima conferma che la strada intrapresa nel passato era l’unica corretta da intraprendere.
La sentenza di oggi mette il giusto bavaglio ai tanti, troppi sciacalli che speravano di vedere la società pubblica Capo d’Anzio nel fallimento e ai titoli di coda, magari su suggerimento di chi in realtà, qualche reato nell’amministrare una società pubblica, lo ha fatto. E qualche domanda dovremmo prima o poi farcela del perché accade tutto questo.
Termino questo comunicato ringraziando la magistratura per la serietà dimostrata in una vicenda estremamente delicata come questa e faccio i miei migliori auguri per questo importante risultato all’ex CDA della Capo d’Anzio, che ringrazio per il coraggio che hanno avuto nel saper difendere un importante patrimonio pubblico dal fallimento e da losche mani”.
Marco Maranesi, Movimento Civico “Energie per Anzio” Unione Civica di Anzio
“Notte che se ne va”, cantava l’immenso Pino Daniele. E’ uno dei musicisti che insieme ad altri cantautori italiani ho fatto ascoltare ad Arianna, mia figlia, nota nel mondo dello spettacolo come “Ariete”. Una volta tanto questo spazio è per un racconto personale, perdonerete. “La Notte” – sarà un caso – è il titolo del suo secondo album ma anche del tour che si è concluso qualche giorno fa dopo le tappe di Bari, Napoli, Roma, Bologna e Milano. Un successo dopo l’altro che ho vissuto – esclusa la città felsinea – dietro le quinte. Un’esperienza senza precedenti che mi piace raccontare dalla fine. Da quando, dopo ogni concerto, una squadra di professionisti inizia a smontare palco, luci e tutto ciò che serve per un evento del genere. A buttarla sul sociologico spicciolo, ecco cosa intendeva il compianto Domenico De Masi quando ci spiegava che il lavoro del futuro era nell’organizzazione del tempo libero. Ci saranno un centinaio di persone dietro un tour simile, quelle “invisibili” a chi è ad assistere ai concerti ma che vedi muoversi, nel backstage, come una macchina perfetta. Bravi.
LA SQUADRA
Romina – la tour manager – è la sacerdotessa, detta i tempi e risolve problemi a ritmi impensabili. Dire che l’ho stalkerizzata in quei giorni è poco. Eleonora – la vocal coach – fa da “chioccia” ad Arianna ma butta uno sguardo anche sugli altri. Capisci dal suo sorriso se le cose dal punto di vista tecnico con la voce sono andate bene. Ripete in continuazione, quasi commuovendosi (figuratevi chi scrive….) “è cresciuta, è cresciuta tantissimo”. E poi c’è la “band” di Bomba dischi. Lo dico ovunque, lo ripeto qui: Arianna doveva firmare il contratto che era minorenne, arrivò il lockdown che ci chiuse in casa e quando si poteva tornare a muoversi era diventata maggiorenne. Poteva andare da sola, ma pretesero che ci fossimo anche noi genitori. Un grande segno di serietà. Sicuramente più della mia che dicevo in una delle prime riunioni “ma non è possibile che Arianna sia in classifica davanti a Ezio Bosso” che era scomparso da poco. Lei dice che sono una seconda famiglia e non credo sbagli, anzi: Davide, aria apparentemente disincantata di chi ci ha visto lungo; Alberto, coinvolto al punto giusto (e basta vederlo saltare vicino al palco); Alessandro, l’ufficio stampa con vena poetica che però non va oltre la rima baciata (!); Brizio, il gigante buono; Emma, aria seriosa di chi tiene i conti ma soprattutto grande laziale. Non me ne voglia il resto del mondo di “Bomba dischi”, ho avuto modo di frequentarlo meno. E grazie a “Vivo concerti” e a tutto il suo staff (da Silvia in giù), a un personaggio del calibro di Clemente Zard (“andavo ai concerti organizzati da tuo padre”, gli ho detto, e lui “la scuola l’ho avuta buona”), a fonici, tecnici, al “merch”, a quei simpaticoni di Folloz (con tanto di scambio gastronomico) che hanno raccontato attraverso il loro canale di comunicazione su instagram quello che accadeva e curato i video prima, durante e dopo i concerti. Esibizioni che segnano il salto di qualità rispetto agli esordi “live”, ma questo oltre me – che conto poco – lo dicono i colleghi giornalisti che hanno seguito il tour. Sul palco, accanto ad Arianna, musicisti già conosciuti come Alessandro (immancabile l’Anzio Anzio!) e Jacopo. Si sono aggiunti Francesco, con il quale è stato un piacere parlare di batteristi come Steve Gadd, Tullio De Piscopo e Agostino Marangolo. Poi Denny, De Puta, “mi fratello” come dice Arianna. Lui quasi si commuove quando parliamo dell’intro di un pezzo che mi ricorda Pino Daniele (“lo abbiamo preparato negli Usa”). Quindi Valerio, il pianista al quale non posso perdonare la maglia della Roma a colazione o subito dopo il concerto al Forum. E devo ancora capire il perché dei capelli biondi di Jacopo dall’inizio del tour o dello strano colore scelto da Denny per l’ultima tappa. E poi la possibilità di rivedere chi era stato già ospite (dagli Psicologi a Franco 126) o di scoprire Villabanks, vedere RKomi, scambiare due chiacchiere con Tananai che è stato disponibilissimo. Rappresentano un mondo, ma soprattutto scopri che questi giovani sono molto preparati e la cosa fa un immenso piacere.
LE EMOZIONI
Indescrivibile quello che si prova a stare “dentro”. Un turbinio di emozioni, il piacere per una figlia che ce l’ha fatta (ma ne parlo tra poco), la consapevolezza di qualcosa di grande, il fatto che al Palapartenope io abbia visto Pino Daniele e oggi ci sia Arianna sul palco, come al Palaeur dallo stesso Pino a Guccini. E poi i ragazzi (e non solo loro) che cantano a squarciagola o sono lì da ore in attesa della loro beniamina. Lei che va a trovarli, li saluta, si ferma, li abbraccia, fa i selfie. L’ansia che sale mentre si avvicina l’ora del concerto dopo i “riti” profani che vanno dal sound check al riscaldamento della voce, dalla cena ai vestiti, fino ai microfoni e alle “spie” (ma si chiamano ancora così?) da indossare. E fa piacere, sarei bugiardo a non ammetterlo, essere riconosciuto come “il padre di…” Ti chiedono foto, ti passano cartelloni o lettere da consegnare ad Arianna o – come a Napoli – dubitano: “O padre? Ma è o vero?” chiede una signora titubante che poi si scusa. A Bari c’era stata la mamma sconsolata con la quale all’esultanza per uno dei video nei quali si diceva di non dar retta ai genitori ho commentato: “Certo che senza di noi mica stavano qui” e lei “Diglielo un poco” con un accento che lascio alla vostra interpretazione. Vogliamo parlare delle mie lacrime del palasport di Roma stracolmo? Di quella ragazza fatta salire sul palco dopo la guarigione – come promesso – di quello che ha detto Arianna di noi genitori, dei nonni, della famiglia che siamo stati e siamo tra alti e bassi? Ci pensa il capo degli elettricisti a riportarti alla realtà: “Aho, noi dovemo smontà fa mette sti ragazzi da n’artra parte”. Sono quelli in fila per il dopo concerto. Tanti, troppi rispetto a quelli che lo avevano chiesto, ma Arianna non si tira indietro. A Milano è l’apoteosi, mai stato al Forum e vederlo pieno non ha eguali. Come essere riconosciuto da Riccardo dei Pinguini Tattici nucleari, incontrato a cena quando Arianna era agli esordi che fa “Visto? Ce l’ha fatta”. Eh sì…
AVEVA RAGIONE
“Arianna, attenta. Questo è un mondo di squali, ce la fa uno su un milione”. Lo ripetevo come un mantra e lei, con la testardaggine peggiore della mia (la bellezza è della madre, l’ho sempre detto) ribatteva: “A papà, non posso essere io l’uno sul milione?” Aveva ragione. Per tornare un attimo alla teoria, c’è un bellissimo libro di Henry Jenkins, sociologo e saggista statunitense che si occupa del mondo dei media. Il testo si chiama “Cultura convergente” (Apogeo education, traduzione italiana 2014) e viene spiegato il fenomeno del cosiddetto “grassroots” ovvero i contenuti prodotti dal basso che crescono come l’erba, dopo essere stati generati da non professionisti attraverso mezzi di comunicazione di massa non tradizionali. Cosa è stato “Quel bar” se non una dimostrazione del genere? Da quel contenuto su Youtube è praticamente nato tutto. Dalla cameretta si è arrivati al sogno di entrare nei palazzetti da protagonista e non stare – come ha fatto, lo ricorda sempre – ore fuori ad attendere i propri beniamini. Quasi in punta di piedi, senza dimenticare le file che ha fatto e che mica tanto tempo fa, nel 2019, era proprio lì sotto. Adesso è diventata un’icona, molti dei fan dicono che le sue canzoni li hanno “salvati” (e fosse anche uno solo, è la cosa più grande che possa aver fatto), invita a credere in quello che si fa e ad essere se stessi, non si risparmia sul palco ed è un piacere vedere lo spettacolo così come constatare che qualcosa degli insegnamenti che hai provato a dare, da genitore imperfetto come tutti, è lì nelle sue parole. Vivere tutto questo da “dentro” è semplicemente straordinario. E c’è un’immagine che vale più di ogni altra, l’arcobaleno che spunta sul Palaeur prima del concerto, mentre arriviamo, sembra un segno del destino. E se con Pino Daniele la notte se ne va, qui è “Vamos” la parola d’ordine. Sì, Arianna, sei proprio te quell’uno sul milione ma ricorda sempre: “Giudizio”.