Piscina, “Deportivo” e sistema Anzio: l’ultima condanna

La sentenza è di qualche mese fa, ma finora nessuno ne ha scritto. La vicenda è lontana, ma si sa che i tempi della giustizia sono inesorabilmente lenti. Ma prima o poi le storie si definiscono e dimostrano – al di là delle responsabilità personali – che il sistema Anzio ha imperversato e imperversa non da oggi.

Oggetto della vicenda è la piscina comunale, da qualche tempo affidata – che sarà mai un progetto “dimenticato” in fase di gara… – alla Anzio Waterpolis e pronta a ospitare competizioni di assoluto livello. Una procedura divenuta affidamento diretto, le spese di quello provvisorio alla Federnuoto a carico dei cittadini, un impianto moderno per il quale si chiede già il 110% statale. Ma sono dettagli, abbiamo la piscina e teniamocela, sperando di non fare la fine del Deportivo, ben nota a chi guida Anzio dal ’98 a oggi.

E torniamo alla sentenza della Corte dei conti che accoglie parzialmente il loro ricorso, ma condanna in appello l’ex dirigente comunale Silvio Criserà e l’allora presidente della società Anzio nuoto e pallanuoto, Roberto Busiello, a risarcire “80.320,62, in favore del Comune di Anzio, oltre alla rivalutazione monetaria dal 2 agosto 2017 e agli interessi dal deposito della presente sentenza”. Se l’ente abbia avviato o meno le procedure di riscossione (per una vicenda legata all’ambiente sembra finalmente si sia partiti) non è dato saperlo. E francamente interessa meno, perché è nel corpo della sentenza che emerge il sistema Anzio. Quello della politica che sapeva e faceva finta di girarsi dall’altra parte, festeggiava eventi elettorali (era il 2013) al Deportivo, ma in Comune non c’era uno straccio di autorizzazione. Quando l’allora consigliera Mariolina Zerella sollevò il caso venne sbeffeggiata dall’attuale sindaco, già in carica in quel periodo. E quando l’ex consigliere Pennata – di Fli, stesso partito dell’allora senatore e oggi sindaco – presentò un’interrogazione sui lavori del muro “pericolante” fatto a spese nostre ma che di fatto serviva al “Deportivo”, nessuno rispose. E’ noto che il primo cittadino è stato di lotta e di governo quando non ha guidato Anzio, per questo leggere la sentenza è istruttivo.

Nel respingere le osservazioni degli appellanti la Procura non usa mezzi termini: “la natura dei rapporti intrattenuti in via continuativa fra l’A.S.D. Anzio Nuoto e Pallanuoto e l’associazione El Deportivo era idonea ad evidenziare la sussistenza di una situazione di doloso occultamento che aveva impedito che maturasse la prescrizione del danno”. I giudici di appello, censurando uno dei motivi del ricorso, scrivono che: “(…) sfruttava indebitamente parte del compendio immobiliare, con la partecipazione attiva dell’Associazione A.S.D. Anzio nuoto e Pallanuoto, aveva impedito l’emergere dell’illecito al quale era stato dato corso negli anni. La posizione di palese conflitto di interesse di Silvio Criserà, ai vertici del concedente Ente locale, e, contemporaneamente, introdotto nella gestione dell’Associazione ha contribuito a occultare il danno che è emerso solo dopo che vi è stata una verifica completa ed indipendente ad opera della Guardia di Finanza”. Controllori e controllati, un classico della nostra città. Con la complicità della politica, sempre la stessa da quasi 25 anni. Come è stato per il caso Falasche, non dimentichiamolo.

Per i magistrati: “In relazione al complesso affidato in concessione alla A.S.D. Anzio Nuoto e Pallanuoto nel corso degli anni è andata consolidandosi una situazione di illiceità che ha portato ad un uso di una parte dell’impianto parzialmente difforme da quanto previsto dalla convenzione fra l’Associazione sportiva e il Comune di Anzio. La situazione non è stata contrastata dall’Ente locale anche per le interessenze ed il ruolo in concreto assunto da Silvio Criserà che seguiva la vicenda per conto del Comune e, parallelamente, svolgeva, direttamente e per il tramite dei famigliari, nel complesso immobiliare attività non consentite, di natura commerciale, per il tramite della Associazione El Deportivo. Risulta documentato e provato, infatti, che all’interno degli impianti sportivi comunali denominati “Piscina Comunale di Anzio” – scrivono i giudici – nel periodo estivo sia stata svolta, con continuità, a fini di lucro un’attività di discoteca da parte dell’Associazione El Deportivo, con sede, domicilio fiscale e luogo d’esercizio all’interno della Piscina Comunale di Anzio, in assenza di qualsivoglia titolo giuridico, a partire dall’anno 2004 (come risulta dalla documentazione acquisita dalla Guardia di Finanza presso la S.I.A.E., l’Associazione già dal 2004 aveva l’uso del bene, in quanto esercitava presso la Piscina Comunale di Anzio serate danzanti con somministrazione di alimenti e bevande). Occorre osservare, tuttavia, che l’attività in questione non era prevista dagli atti che regolamentavano il rapporto di concessione dell’impianto sportivo comunale alla A.S.D. Anzio Nuoto e Pallanuoto”. E in Comune, dal sindaco in giù, dai dirigenti o funzionari in giù, nessuno se ne accorgeva. Ancora: “Successivamente, con convenzione in data 19 febbraio 2007, sono stati regolati i rapporti fra l’Ente locale e la concessionaria A.S.D. Anzio Nuoto e Pallanuoto, senza che fosse prevista all’interno del compendio immobiliare la presenza dell’Associazione El Deportivo e lo svolgimento di attività commerciale nei confronti di terzi soggetti”. Ebbene: “La Giunta Comunale di Anzio, con delibera n. 36 del 15 marzo 2007, avente ad oggetto: “Approvazione dello stato di fatto delle strutture della Piscina Comunale di Anzio”, ha preso atto della presenza dell’Associazione Culturale “El Deportivo” all’interno degli impianti (…) indicandola, però, unicamente quale utilizzatrice esclusiva del punto ristoro di 138 mq, utilizzabile esclusivamente per la somministrazione di alimenti e bevande in favore dei propri associati. Al fine di comprendere la natura effettiva del ruolo dell’Associazione El Deportivo occorre osservare che alla delibera di giunta comunale aveva assistito in qualità di segretario il dirigente dell’Ente locale Silvio Criserà”. Controllore e controllato. C’è bisogno di ricordare chi fosse il sindaco? Con quello successivo, invece, lo stesso dirigente firmerà l’autorizzazione praticamente a se stesso per gli spettacoli al Deportivo. Peccato che gli atti acquisiti – ma l’interrogazione della Zerella fu cestinata e diceva già tutto – “hanno evidenziato che sin dal 2004 era svolta attività di discoteca nei mesi estivi, utilizzando non solo i 138 mq, indicati nella delibera della Giunta comunale del 2007, ma l’intero compendio pari a circa 1.250 mq, oltre ai 515,05 mq dell’area di parcheggio. In sostanza l’A.S.D. Anzio nuoto e Pallanuoto, e per essa il suo presidente, aveva consentito, indebitamente ed in contrasto con la concessione, nel corso degli anni a El Deportivo di organizzare attività commerciale di discoteca in una parte rilevante dell’impianto sportivo, in orario serale”. Va detto, a onor del vero, che esisteva un atto di comodato tra società sportiva e Deportivo, in base al quale dovevano esserci migliorie all’impianto natatorio. Mai viste.

Una cosa è certa e la scrivono sempre i giudici: “Lo svolgimento di un’attività commerciale di intrattenimento non autorizzata ha causato un rilevante pregiudizio patrimoniale al comune di Anzio a causa delle mancate entrate che la concessione dell’area per un uso commerciale avrebbe comportato, a fronte di quelle riferite all’attività di gestione di un impianto sportivo, anche per finalità sociali, con l’attribuzione di un canone concessorio invero non parametrato alla natura ed estensione dell’area”.

Chi governasse e chi governi, è noto. Speriamo che con la nuova gestione della piscina, dopo un iter singolare, le cose vadano meglio. Ma il sistema Anzio è sempre quello.

Capo d’Anzio, porte in faccia sul prestito. E si scoprono nuovi altarini

Come si dice dalle nostre parti: “Se la foglia si muove, il vento tira”. Ebbene, ci vorrebbe un consigliere comunale di buona volontà che andasse a vedere se è davvero arrivata a Villa Sarsina la risposta della Cassa depositi e prestiti che nega gli 1,5 milioni di euro richiesti per mettere una pezza a colori alla disastrosa situazione della società. Il presidente Monti e l’amministratore delegato Ievolella, possono permettersi di non rispondere alle domande dell’opposizione in Consiglio – con una prosopopea degna di chi li ha nominati – ma quando ti presenti a chiedere soldi, servono certezze e non quattro paginette di un piano finanziario al quale credono solo loro. Pontili, centraline ed è tutto a posto.

No, non lo è affatto. Perché trovare una banca che concederà quei soldi è un azzardo. I parametri della Capo d’Anzio sono negativi in tutto e per tutto, c’è un istituto di credito che ha già ritenuto “improponibile” la richiesta, altri lo faranno e se quel prestito fosse concesso con qualche miracolo da ingegneria finanziaria (il presidente non è nuovo a imprese del genere) andrebbe contro le norme che regolano il settore e costerebbe alla collettività in termini di beni ipotecati non si sa quanto. Capo d’Anzio ha bilanci “singolari”, soci in contenzioso, debiti da pre fallimento. Le colpe? Di chi l’ha gestita, politicamente, dall’inizio a oggi. E di chi non si è ancora impegnato – a cominciare dalla Procura di Velletri e passando per i revisori dei conti – perché i libri finiscano in Tribunale e a quelle politiche si uniscano le responsabilità penali e civili.

Perché poi, quando la situazione è esplosiva come quella della società che doveva realizzare e gestire il porto ma si è limitata a utilizzare (male) i posti barca a disposizione, gli altarini si scoprono. La voglia di parlare di chi finora ha taciuto cresce….

Ad esempio, quanto spende di benzina la Capo d’Anzio ed è vero che qualcuno ha fatto rifornimento per se stesso? E’ plausibile che c’è chi non abbia mai pagato il posto barca per motivi, diciamo così, di “amicizia”? Ci sono esponenti della Capitaneria di porto, soliti frequentare gli uffici e non per motivi istituzionali? E’ vero che le spese in una nota ferramenta erano “libere”, tanto paga Capo d’Anzio, sono state abbassate e con il nuovo corso di Monti/Ievolella sono nuovamente cresciute? Chi ha proposto l’aumento dei prezzi per i posti barca causando una comprensibile fuga, dato che i servizi sono minimi? Ci sono state “ritorsioni” verso alcuni scafi che non hanno accettato determinati meccanismi e si sono ritrovati qualche danno o spostati in ormeggi lontani? I lavori per i “corpi morti” sono stati fatti a regola d’arte o ci sono state messe nuovamente le mani, tanto paghiamo noi?

Capitolo a parte merita il personale. Per gli ormeggiatori c’era una graduatoria, alcuni hanno lavorato in base a quelle ma sono stati mandati a casa con la scusa che benché pubblica la Capo d’Anzio non poteva stabilizzare il personale. Sarà stato uno stratagemma per far rientrare dalla finestra – attraverso agenzie interinali – chi era uscito dalla porta, risultando tra gli ultimi in graduatoria? La consigliera d’amministrazione Barone, dopo aver incontrato i lavoratori, ha mai indicato al sindaco quale socio di maggioranza e ai vertici della società le esigenze che erano state rappresentate?

Come dicevo all’inizio, “se la foglia si muove, il vento tira”. E i dubbi sono sempre di più intorno alla Capo d’Anzio e alla sua gestione, vecchia e nuova.

Va posta fine a questa agonia, tanto ripeto da anni che prima o poi Marconi presenta il conto e si prende tutto. Sarà il fallimento di chi ha sempre detto che era tutto pubblico, ma l’ingegnere qui ce l’ha portato…

Capo d’Anzio, accanimento terapeutico. Ma è ancora nostra?

Il Consiglio comunale di Anzio ha approvato a maggioranza – 14 favorevoli, 5 contrari – la fideiussione per la Capo d’Anzio. Presidente e amministratore delegato (il primo esperto e protagonista di crack, il secondo lo stesso che venne a illustrare i fallimentari “Dolt”) hanno provato a spiegare la bontà di un’operazione che è da accanimento terapeutico verso una società decotta. E che il porto, al momento, non lo fa ma prova malamente a gestirlo. Accumulando debiti. Perché sia in quelle condizioni l’ho riportato più volte, ma ora sorge un altro dubbio che pure è stato affrontato in questo umile spazio in diverse occasioni.

Siamo certi che la società sia ancora nostra? Attualmente deteniamo il 100% delle azioni, 61% nostre e 39% affidate a un custode giudiziario dopo che Italia Navigando ha ceduto le sue quote a Marinedi. C’è un “reclamo” ancora aperto, presentato dalla Marinedi di Renato Marconi e c’è un ricorso in Cassazione presentato dalla stessa società e da Invitalia. Finora il Comune ha sempre vinto, ma il punto non è questo.

Il decreto legislativo 175/2016 prevede, fra l’altro, un fatturato medio nell’ultimo triennio precedente all’entrata in vigore del provvedimento, di un milione di euro, cosa che la Capo d’Anzio non ha avuto. A ciò si aggiunga che il bilancio è stato faticosamente (e con qualche perplessità almeno per il 2018, quando arrivò e fu approvata in consiglio d’amministrazione una perdita di 73.000 euro poi “scomparsa”) portato in attivo in quel triennio. Se fosse applicata questa norma, il Comune doveva avviare la dismissione della società.

La legge finanziaria del 2007, inoltre, vietava alle amministrazioni pubbliche di “costituire società aventi per oggetto attività di produzione di beni e servizi non strettamente necessarie per il perseguimento delle proprie finalità istituzionali, né assumere o mantenere direttamente partecipazioni”. Ora, la Capo d’Anzio era costituita prima e abbiamo sempre sostenuto la necessità di avere il controllo pubblico sul porto, ma forse non è sufficiente. Anche la Corte dei Conti aveva “bacchettato” il Comune in tal senso.

C’è poi il Consiglio di Stato che afferma: “(…) si prevede una decadenza ope legis della partecipazione con il conseguente obbligo, per la società, di procedere alla liquidazione all’ente del valore delle quote o delle azioni detenute in funzione della consistenza patrimoniale della società e delle sue prospettive reddituali nonché dell’eventuale valore di mercato”.

Nessuno si auspica che il Comune, dopo anni di promesse e debiti accumulati, possa perdere il controllo ma dopo il Consiglio di ieri siamo ancora certi che la società sia ancora nostra?

Il nido “regalato”, quello perduto e l’urbanistica a soggetto

L’area dove sorgerà il nuovo centro commerciale (foto Google Maps)

Si è fatto un gran parlare, nei giorni scorsi, della variante “Cosma”. La trasformazione di un’area da edificabile per uso abitazioni a commerciale, tra l’ospedale e via Rinascimento. Grazie a un “Programma integrato” presentato dalla proprietà ai sensi di una legge regionale, il Comune di Anzio avrà in cambio uno spazio per realizzare l’asilo nido – per circa 300 metri quadrati – e altre opere di urbanizzazione. Parte della maggioranza ha preferito uscire, parte di quella che era l’opposizione ha votato favorevolmente, ma non è la pantomima politico/elettorale che interessa.

Le successive dichiarazioni del sindaco, infatti, parlano di “primo asilo nido comunale” e che questo sarà realizzato “a costo zero” per l’ente. Una precisazione: lo stabile di via XXI aprile che attualmente ospita classi del liceo “Chris Cappell college” era stato realizzato, negli anni ’80, come asilo nido. Non fu mai aperto, anzi venne utilizzato prima per ospitare gli uffici della pubblica istruzione e la biblioteca, poi come sede “jolly” per le scuole. Un politico navigato come il nostro primo cittadino dovrebbe saperlo.

Non venne aperto – e non si pensò mai in maniera seria a un altro – perché i nidi pubblici creano solo problemi alle amministrazioni e la gestione non riesce sempre a coprire i costi. Anche chi lo gestiva direttamente, nel corso degli anni è andato verso un affidamento privato. Non è un caso che nel programma che presentai nella “disavventura” della candidatura a sindaco del 2018, si ipotizzava di realizzare il nido a Villa Adele, al posto dell’ex comando vigili, affidando la ristrutturazione dell’immobile e la gestione con un progetto di finanza. Nel programma del sindaco – malamente copiato e incollato da quello del 2013 – non c’era questa previsione, né altro per i nidi, ma per fortuna si è “convertito”.

Però un conto è dire che avremo il nido, un altro è spiegare come (e se) sarà realizzato. Sull’area di proprietà della “Cosma” è stata fatta una di quelle operazioni da urbanistica a soggetto tanto care a chi guida la città dal ’98 a oggi. Le case non si vendono più? Si cambia…. A maggior ragione se quella società è vicina a uno dei candidati nelle liste a sostegno del sindaco nel 2018 e tra i personaggi, come il primo cittadino, sulla scena politica da oltre 30 anni. Al posto di chi ha alzato la mano in consiglio comunale qualche problema me lo sarei posto. Atteso che sappiamo chi è che ha “sponsorizzato” la variante – Umberto Succi, senza girarci intorno – era il caso di verificare la solidità della “Cosma” che negli ultimi due anni non ha prodotto nulla e ha come uniche proprietà quelle dove si svolgerà l’intervento. Beni che molto probabilmente, ottenuto il via libera dal Comune, cederà a terzi. Una cosa già vista con il distributore di fronte a Tor Caldara, con parte della compagine sociale che è sempre la stessa. Ad Anzio funziona così. Direte che c’è una legge regionale, e non c’è dubbio, ma il Comune può decidere di approvare o meno delle varianti e come ha fatto questa amministrazione per i “quattro cantoni” in area Puccini – dopo una mozione dello scrivente e del resto dell’allora opposizione, altri nel frattempo sono diventati maggioranza – si poteva dire: “Quando il mercato delle costruzioni tornerà a tirare, farai quello che è previsto. Grazie, arrivederci”. Invece no, ci “regalano” un asilo nido….

Bene, diciamo intanto che quello che il Comune voleva realizzare in via del Tridente, nella villa confiscata alla banda della Magliana e ormai distrutta, non ha ottenuto il punteggio necessario per il finanziamento richiesto al Ministero nel bando di 700 milioni di euro per “realizzazione di asili nido e altri interventi per la prima infanzia”. Il Comune aveva chiesto 1.491.099,57 euro, di cui 60.119 per spese di progettazione, e non aveva previsto nessuna quota di cofinanziamento. L’intervento prevedeva demolizione e ricostruzione dell’edificio ma non si è classificato. Sempre nella “disavventura” elettorale di chi scrive, non è un caso che si prevedesse di creare un ufficio “studi e programmazione”. Forse avremmo evitato di vederci bocciare progetti in continuazione.

Ma adesso oltre al “regalo” il Comune ha un’altra occasione: i fondi del Pnrr, infatti, destinano alla realizzazione di nuovi asili nido la somma di 2,4 miliardi di cui 129,2 milioni per i comuni della Regione Lazio. L’amministrazione si “accontenterà” del regalo che dovrebbe ricevere fra tre anni (mentre il privato ha già visto aumentare il valore della sua area) o pensa di realizzare ancora un altro nido? Perché questa domanda?

Semplice: sulla base degli ultimi dati Istat disponibili il comune di Anzio nel 2019 ha una copertura (posti autorizzati ogni 100 bambini con età inferiore ai tre anni) pari all’11,4% (144). La legge di bilancio in discussione fissa come Lep (livello essenziale delle prestazioni) la quota del 33% comprensiva dei posti privati. I bambini con meno di tre anni al 1° gennaio 2021 sono 1124 quindi la copertura al 33% equivale a garantire 371 posti, di questi 144 sono già disponibili ne rimangono da realizzare 227. Non sarebbe bastato il progetto di finanza che avevamo immaginato – sono il primo ad ammetterlo – e non è sufficiente il “regalo” che se tutto va bene arriverà fra tre anni e del quale poi si dovrà decidere la gestione.

Quali politiche il Comune vuole portare avanti in questo delicato settore? Continuare con annunci mirabolanti, altre varianti “a soggetto”, o provare per una volta a programmare?

Porto, il bilancio 2019 ancora “nascosto”. Ecco perché

Quando volevo fare questo mestiere, Giampaolo Pansa dava tra i consigli agli aspiranti giornalisti quello di saper fare visure in Camera di commercio. Non era come oggi, tutto on line, ma è stata una bella palestra ed è un insegnamento che tengo sempre a mente.

Così non ho perso l’abitudine e adesso che la tecnologia aiuta, se fai la visura sulla società X, al minimo cambiamento arriva un “alert” che ti informa di novità presenti. Così ho scoperto che mentre la sezione amministrazione trasparente della Capo d’Anzio è ferma (siamo al 6 novembre alle 20) al bilancio 2018 e quella del Comune (stesso orario) dice “file non trovato sul server”, l’atto è stato depositato nei giorni scorsi.

Perché non viene reso pubblico? Semplice, mentre pensano di portare la società in liquidazione o al fallimento, si legge nella relazione del presidente Ernesto Monti che: “Non si registrano particolari criticità afferenti il clima politico e sociale di contorno alle attività sociali”. Siamo su “Scherzi a parte”? Una società decotta, con un contenzioso aperto e del quale non si vede la fine, una parte in mano a un custode giudiziario, denunce reciproche tra soci e non ci sono criticità? E il clima politico è tranquillo intorno alla Capo d’Anzio? E poi non c’è solo la frase di Monti, le sorprese sono molte altre e le vedremo. Però sembra di conoscere già la risposta: benché approvato con molta calma (a quante società è permesso di farlo due anni dopo?) questo è il bilancio 2019, aspettate….

Dal documento apprendiamo che aumentano gli incassi ma diminuiscono i ricavi e crescono i debiti. Perché sappiamo non essere vero che il clima è “pacifico”, ma il presidente nella sua relazione ammette: “Va tuttavia evidenziato che le incertezze in merito ai piani di sviluppo della società, con particolare riferimento all’avvio dei lavori di infrastrutturazione del bacino portuale, sono in grado di condizionare i risultati dell’attività commerciale della Società”. Quelle incertezze sono pluriennali, ma diventano sempre una scusa per giustificare la tenuta in piedi del “giocattolo” Capo d’Anzio.

I numeri

Il bilancio chiude con un utile di 4.959 euro, mentre nel 2018 era stato di poco più di 13.000 dopo che l’originaria proposta dell’allora amministratore delegato prevedeva una perdita di 82.000. Chi avrà ragione su quei conti, forse, ce lo dirà la Guardia di Finanza. Una cosa è certa, i debiti passano da 3 milioni e 40.000 euro del 2018 a 3 milioni 212.000 del 2019, il totale delle passività da 3 milioni 647.000 a 4 milioni e 4.000. Aumenta il valore della produzione, passando da 862.000 a 1 milione 28.000, ma crescono anche i costi, da 826.000 a 1 milione e spicci.

I debiti

Sono diversi, ma quelli più rilevanti – citiamo il bilancio – sono “tributari (euro 528.647), composti in prevalenza dal debito IVA pari a complessivi euro 306.793, dal debito per ritenute operate su compensi erogati a professionisti (euro 51.053) e sugli emolumenti erogati ai dipendenti (euro 4.109), da debiti per imposte IRES-IRAP (rispettivamente euro 8.199 ed euro 14.710) e dall’accertamento IMU per il periodo di imposta 2015, il quale però si è verificato essere un onere da ribaltare ai sub-concessionari ex art. 45-bis CdN pro quota. Sono state inoltre contabilizzate le sanzioni, gli interessi e le spese di notifica/aggio relativamente alla cartella n. 09720190248954942000 ad oggetto l’IVA 2016 ed alla cartella n. 09720190133763829000 ad oggetto il
canone demaniale per le annualità 2016, 2017 e 2018. Si precisa che il debito IVA è comprensivo degli importi relativi agli avvisi bonari ricevuti per l’IVA non versata per il periodo 2014-2018 (residuo da versare di euro 81.547), per i quali è stata richiesta, laddove possibile, la massima rateizzazione in 20 rate trimestrali. Ddebiti verso istituti di previdenza, relativi al debito INPS- Inail -Ebtl per complessivi euro 12.918debiti verso socio Comune di Anzio euro 517.794″. Fermiamoci qui e ripartiamo proprio da questo: sono i soldi per la “famosa” fidejussione necessaria a pagare la concessione, mai restituiti e che difficilmente vedremo. Perché nella relazione del presidente si legge che il socio Marinedi vanta crediti per oltre 600.000 euro e difficilmente ci darà anche solo il 39% di sua competenza su questa cifra. Parliamo poi delle imposta non pagate, dell’Imu per il 2015 che il Comune non ha mai visto e che adesso viene riversata sui concessionari (ma non sarà inesigibile, ormai?). E tralasciamo oltre un milione di debito con la Regione per gli oneri concessori, per i quali si cerca un’intesa bonaria dopo che il Demanio è passato in toto al Comune, e il dragaggio del porto.

I revisori

Perché non viene pubblicato il bilancio? Forse c’è un altro motivo ed è legato a quello che scrivono i revisori dei conti. Il collegio: “all’unanimità, sottolinea la difficoltà della Società nel far fronte alle proprie obbligazioni nei confronti dell’Erario e della Regione, nonché dei fornitori. Dalla lettura del Bilancio e in particolare della Relazione sulla gestione, emerge che il risultato di utile dell’esercizio 2019, non è dovuto all’incremento dei ricavi della gestione caratteristica, ma a poste straordinarie e la situazione finanziaria è particolarmente sofferente, così come evidenziato anche dall’elaborazione degli indici di bilancio relativi alla posizione finanziaria cosi come indicati nella relazione sulla gestione. Il Collegio sindacale ritiene doveroso che i Soci valutino con la massima attenzione quanto sopra delineato, prendano gli opportuni provvedimenti, e nell’approvazione del bilancio di esercizio prevedano anche la ricapitalizzazione della società”. Cosa che doveva avvenire – sempre secondo i revisori – già nel 2018…. ” Infine il collegio ritiene di “non essere in grado di esprimere un compiuto giudizio”. Stessa conclusione alla quale arriva il revisore legale.

La gestione

Con questi conti quale banca o quale investitore sceglierebbe la Capo d’Anzio? Come per l’Aet di Ciampino che da qualche giorno gestisce i rifiuti siamo andati a vedere un piccolo dettaglio del bilancio, l’indice “Roe” che si studia a un esame di economia politica al primo anno di università e fornisce un primo stato di salute delle società. Ebbene è passato da quello già basso del 2018 pari a 0,15 a 0,05. Per essere considerato buono, sindaco e presidente della Capo d’Anzio ce lo insegnano, dovrebbe essere almeno del 5%. Pure qui, la risposta possiamo immaginarla: c’erano gli altri. Vero, il sindaco non viene da Marte – però – e soprattutto nella gestione attuale è tutto in mano al pubblico e le cose non brillano certo. Ha fatto bene il consigliere Maranesi a chiedere conto degli incassi di quest’anno, per esempio, e anche del 2020 di cui il bilancio ancora non si vede. Farebbe bene, il socio di maggioranza, a dirci qual è la reale situazione al netto delle scontate colpe che attribuisce ad altri.

Perché non basta nominare un presidente-professore che finora è stato presente in importanti vicende nazionali, dal crack Trevitex alla dichiarazione di insolvenza di Eutelia, fino alla mancata approvazione del piano degli obbligazionisti di Astaldi, per risollevare una società che doveva realizzarlo, il porto, ma si è limitata a gestirlo e pure in modo fallimentare.

La pace, il premio, la figuraccia e la necessaria umiltà

Se ad Anzio esiste un “Premio per la pace”, un merito piccolo piccolo è anche di chi scrive questo umile spazio. Ne parlavamo anni fa, con il sindaco di oggi, e l’idea era quella di portare qui ogni 22 gennaio un Nobel per la pace.

Proposta poi finita nel programma di #unaltracittà che gli elettori non hanno scelto e, come è noto, io li rispetto. Una premessa doverosa per dire che avere qui, città medaglia d’oro al merito civile, teatro di guerra e sfollamento, un premio del genere è cosa sacrosanta. E va dato atto a chi ha immaginato di conferirlo a Edith Bruck, dopo l’incontro dell’estate scorsa, di avere scelto un personaggio di assoluto spessore. Poi è successo l’inverosimile e ci siamo esposti – ci ha esposti il sindaco – a una figuraccia mondiale

La rinuncia

La Bruck ha detto “no, grazie” dopo aver confermato che sarebbe venuta ad Anzio il 20 gennaio. Lo ha fatto attraverso una lettera spedita in Comune e al tempo stesso ai media. Ha spiegato che non avrebbe ritirato il premio, motivando la scelta con la mancata concessione della benemerenza ad Adele Di Consiglio e il fatto che Benito Mussolini fosse ancora cittadino onorario di Anzio. Una decisione che, inevitabilmente, ha “fatto” notizia per ciò che ha vissuto e rappresenta ancora oggi la scrittrice. Sull’onestà intellettuale della quale non c’erano dubbi prima – nemmeno in Comune, visto che l’hanno invitata – e non debbono esserci adesso. Inutile cercare, insomma, se qualcuno ha fatto notare l’incongruenza e lei ha scelto di non venire più. Fosse anche la “minoranza” della quale parla, piccata, l’assessore Nolfi. La dietrologia serve a poco, soprattutto quando si è di fronte a quella che insieme all’amico e collega Lidano Grassucci definimmo in tempi non sospetti la “comunicazione scellerata”. Cos’è? Semplice, la “macchina” mediatica che parte e non si ferma, di fronte alla quale occorre essere preparati e non cercare scorciatoie. Quelle che facilmente trova, purtroppo, anche certa sinistra parlamentare che sul territorio si vede poco e niente ma in quanto a dichiarazia non perde occasione.

La bugia

Il sindaco, invece, ha provato come suo solito a buttarla “in caciara”. Del resto o vince o pareggia, prendendosela in questo caso con l’arbitro perché meritava di vincere… Lo ha fatto a partire dalla bugia raccontata all’agenzia Ansa nella quale afferma che dell’argomento Di Consiglio/Mussolini non si è mai discusso. Il primo cittadino, solito leggere come amava ripetere Corriere della Sera e Sole 24 ore, aveva dimenticato o finto di farlo che con fare quasi sprezzante alla proposta presentata in Consiglio comunale da Brignone, Giannino e Marracino dopo la lettura dell’argomento all’ordine del giorno aveva aperto il microfono e detto “l’amministrazione è contraria”. Alzandosi e uscendo dall’aula, costretto a rientrare insieme alla maggioranza solo dalla presidente Piccolo. La mozione fu bocciata e la notizia – dopo la sua versione mendace – si è diffusa ben presto, facendolo scendere nel ridicolo. Da quel momento in poi è stata una caduta verticale: “Mai riconfermata la cittadinanza” (nessuno lo aveva chiesto) o “Ci sono stati x sindaci prima di me….” (è sempre colpa di altri), il maldestro tentativo di invitare di nuovo la scrittrice, i sostenitori della prima e dell’ultima ora, quelli da tastiera che danno ovviamente la responsabilità solo alla Bruck, usando anche termini poco consoni di fronte a una donna di quello spessore. Il sindaco ha fatto peggio, comunque, sostenendo che Mussolini e il fascismo godessero di ampio consenso. Certo, ottenuto con la forza. Non avevano forse consensi pure Hitler e Stalin? E il sindaco pensa davvero che, oggi, abbia consenso e non lo imponga Kim Jong Un in Corea del Nord, ? Durante il fascismo chi era contrario finiva al confino – se andava bene (Altiero Spinelli, padre dell’Europa unita) o peggio in carcere (Sandro Pertini) altrimenti faceva la fine di Giacomo Matteotti, barbaramente ucciso dal regime.

Le minacce

L’ultimo a dire che sarebbe venuto a prendermi per una cosa scritta su questo blog è un giovane virgulto del centro-destra, sostenitore del sindaco nell’ultima campagna elettorale. Avevo scritto di singolari manovre intorno al recupero dei tributi e la telefonata fu tutt’altro che piacevole, anche perché quella “uscita” bloccò il tentativo. Si sa che i fascisti di ritorno non usano mezzi termini, benché io stia ancora aspettando la “spedizione” di allora. Del resto i loro comportamenti li abbiamo visti nei seggi alle elezioni 2018, quando facevano la voce grossa (e non solo) persino tra loro quando c’era da assegnare una preferenza. Per questo è tutt’altro che amichevole quel “La vengo a prendere” che il sindaco dice alla giornalista di Agorà, accusandola di farle saltare l’iniziativa con la Bruck. Come se le responsabilità siano di chi racconta i fatti, non di chi causa quello che ha tutte le caratteristiche di un incidente diplomatico senza precedenti in questa città.

I 2000 studenti

Si fa spesso riferimento alla scelta della Bruck sostenendo che ha “privato 2000 studenti” della possibilità di conoscere meglio gli orrori che ha patito. Certo, è una perdita grave, ma sindaco e accoliti si domandano cosa stanno trasmettendo a quegli studenti con i loro comportamenti e non da oggi? La sistematica prevaricazione nelle sedute del Consiglio comunale, ad esempio, gli avversari sbeffeggiati, il “recinto”, le scene poco edificanti con ex assessori protagonisti, le allusioni a ricatti o milioni che “volano” senza presentare uno straccio di denuncia o almeno senza aver reso noto di averne fatte. La negazione sistematica delle presenze criminali, la frequente violazione di quella che mi piace chiamare “legalità delle cose quotidiane”, tutto ciò che ad Anzio misteriosamente si può. Ricevendo il premio fu il collega Paolo Borrometi a dire la sua su diversi argomenti.

Il futuro

“Guardiamo avanti”, “La storia è storia”, sono diversi gli appelli che arrivano in tal senso nel tentativo maldestro di rimediare alla figuraccia. Bene, guardiamoci avanti e partiamo proprio dalla revoca della cittadinanza a Mussolini. Nessuno nega che il Duce sia parte (brutta, bruttissima) della storia italiana, ma se quella scelta di essere “onorato” venne imposta dal dittatore cancelliamo almeno l’onta di aver subito – come altre città, non c’è dubbio – quella cittadinanza. Il che non cambia la storia, ma ridà un minimo di dignità a tutti noi. Il sindaco, senza pensare ai predecessori comunisti, socialisti e compagnia, abbia il coraggio di affrontare questa cosa e di spiegarlo anche ai fascistelli che gli fanno da contorno, come coloro che in Consiglio comunale si presentarono per dire no alla benemerenza ad Adele che oggi, invece, andrebbe riconosciuta – lei sì – cittadina onoraria. Segua l’esempio di altre città dove hanno approvato ordini del giorno per togliere la benemerenza a un altro dittatore come il maresciallo Tito, non c’è nulla di scandaloso né sarà chi scrive a dire che esistono regimi buoni o cattivi. I regimi fanno schifo, tutti, e se hanno imposto “cittadinanze” si può almeno provare a rimediare. Lo sanno, ad esempio, i “nostri” di centro-destra che corrono a prendersi punti di riferimento a Roma, si fanno i selfie con deputati e senatori, che Lega e Fratelli d’Italia hanno chiesto di revocare attraverso una legge le cittadinanze date proprio a Tito? Anche lì si cancellerebbe la storia, a sentire chi difende quella a Mussolini.

Guardare avanti con attenzione a quello che accade in Europa, per esempio, della quale spesso ci si riempie la bocca senza conoscere ciò che fa o perdendo occasioni importanti se si tratta di partecipare a progetti. L’Unione è il presente e il futuro e su questi argomenti basterebbe leggere la risoluzione “Importanza della memoria europea per il futuro dell’Europa” del 19 settembre 2019 che sarebbe sufficiente da sola a tornare in Consiglio comunale e revocare quella cittadinanza. Cosa che difficilmente accadrà.

Ecco, diciamo questo ai “duemila studenti”, diffondiamo quella risoluzione, continuiamo a mandarli ad Auschwitz, a parlar loro dei nostri padri e nonni che hanno subito distruzione e sfollamento, delle barbarie che Edith Bruck e milioni di ebrei come lei hanno patito. Senza infingimenti, senza bugie, senza dietrologia. Abbassando i toni già nel quotidiano, rispettando gli avversari e le istituzioni e facendo – almeno per una volta – un grande bagno di umiltà.

Il porto al fallimento, ultimo schiaffo alla città

Il passaggio del bilancio consolidato 2018 del Comune di Anzio. Era tutto già scritto…

Si dice da queste parti che se la foglia si muove, il vento tira. Quelle che arrivano dalla Capo d’Anzio sono raffiche, se solo la metà di quello che si sente in banchina e a Villa Sarsina è vero. Che la società fosse decotta e che il problema – prima del mega progetto – sia sempre stato quello dell’assetto della Spa, è fatto noto.

Andava liquidata secondo la relazione al bilancio consolidato del Comune di Anzio del 2018 – scritto da chi oggi guida l’area economica del Comune ha provato a tenerla in piedi arrampicandosi sugli specchi – non conosciamo ancora i bilanci del 2019 e 2020 (ultima visita sul sito alle 15,30 del 2 novembre 2021), ma sappiamo che la Finanza si è affacciata dalle parti della sede sociale e di quella operativa, così come sappiamo che si parla con insistenza di liquidazione e/o fallimento per evitare guai peggiori.

Il neo amministratore, Gianluca Ievolella, è uomo di grande esperienza e nessuna “vicinanza” al sindaco può fargli compiere atti contrari a ciò che deve fare chi ha una responsabilità del genere. Alcuni cenni nella risposta inviata al consigliere Marco Maranesi lo dimostrano. E che certi atti vanno compiuti lo sa anche il professore presidente Ernesto Monti, in passato finito in vicende poco piacevoli proprio per un crack.

Pensate, la Finanza va a vedere i documenti e scopre che la prima stesura del bilancio 2018 prevedeva una perdita, poi magicamente sanata. Qualcuno barava prima o ha barato dopo. Peccato che la Capo d’Anzio non sia di chi governa – che ne ha fatto un luogo di sottopotere – bensì dei cittadini, i quali si ritroveranno a pagare i debiti in caso di liquidazione o fallimento.

Intanto il sindaco – che ci ha portato Marconi e la sua ingegneria finanziaria – starà già studiando con chi prendersela. Ignorando che alcune proposte, ahimè sbeffeggiate, per salvare la Capo d’Anzio erano state avanzate in tempi non sospetti dal Pd, compreso chi oggi ha cambiato parere entrando nel “recinto”.

Se la Capo d’Anzio fallisce o viene liquidata per evitare un crack peggiore (si chiama bancarotta fraudolenta) il porto resterà una chimera e la città avrà preso l’ennesimo schiaffo. Del quale nelle urne si dimenticherà, vedrete.

Intanto un sonoro ceffone è arrivato dalla scrittrice ebrea Edith Bruck che ha rinunciato al premio per la pace usando parole forti nei confronti del primo cittadino e smascherando l’ipocrisia di chi – la citazione è di Francesco Guccini – prova a dire cose vecchie con il vestito nuovo. Già Paolo Borrometi, ritirando quel premio, non fu tenero…. Ma tanto qui la maggioranza dei cittadini ha la memoria corta ed è come il Pasquale della scenetta di Totò, il quale prende schiaffi per vedere fin dove vuole arrivare la persona che ha di fronte….

Sarebbe il caso di smetterla.

Rifiuti, l’Aet di Ciampino, i “miracoli”, l’obbligo della verità

Ci penserà la Aet di Ciampino a risolvere l’immondezzaio nel quale è costretta a vivere la città di Anzio? Ce lo auguriamo, perché altrimenti il fallimento di chi guida la città dal ’98 sarebbe completo. Il sindaco, in Consiglio comunale, si è preso un anno di tempo, ha detto che se la situazione non migliora la responsabilità sarà esclusivamente sua. Il nostro primo cittadino, però, non viveva su Marte finora e conosce bene cosa è accaduto nel settore dei rifiuti da quando guidò la città la prima volta, fino a oggi. Onestà intellettuale vorrebbe che riconoscesse che nel settore delle politiche ambientali non c’è stata una visione, bensì la gestione – spesso raffazzonata – della raccolta dei rifiuti e del consenso elettorale che poteva arrivare (ed è arrivato) da lì.

Certo, è anche “colpa” della Camassa – oggi Msa – che intanto è stata ad Anzio ben oltre il dovuto tra ricorsi prima e proroghe poi. Società che andava benissimo alla politica, prima (e basta leggere certi atti giudiziari) ma poi è stata “scaricata”. Il sindaco sedeva in Consiglio comunale quando il suo predecessore – e grande sponsor della sua candidatura e vittoria – diceva che avrebbe preferito un’altra ditta. Lo diceva anche l’ex assessore all’ambiente. Invece tra un’interdittiva, un ricorso e l’altro, pressioni a non finire, arrivò Camassa. Che oggi se ne va, finalmente, e per la quale non avremo rimpianti. A patto che garantisca a chi ha lavorato per la società tutto ciò che è dovuto. C’è stata agitazione, nei giorni scorsi, tra il personale e stavolta il sindaco ha preso di petto la situazione. Non sarà liquidata Camassa (oggi Msa) fino a quando i dipendenti del cantiere di Anzio non avranno tutte le spettanze, dagli stipendi al Tfr. Bene, così si fa.

Resta da capire il motivo per il quale a precise interrogazioni sul servizio si continua a rispondere in modo generico, dove sono gli atti che dimostrano le sanzioni applicate in questi anni, perché solo ora si è deciso di andare a controllare i mezzi dell’azienda. E resta da capire a chi giovano le “bonifiche” se non alle “squadre volanti” che si istituzionalizzano con il nuovo servizio e sono servite, spesso, a far lavorare chi diceva la politica.

Perché Camassa – oggi Msa – non controllava? E perché le pulizie straordinarie previste dal contratto le abbiamo pagate noi? Vedremo dal 3 novembre se e come cambieranno le cose, ai cittadini però va detto che il servizio costerà di più rispetto all’originario capitolato predisposto, poi rimangiato, quindi archiviato per andare in house secondo una scelta della politica (a Ciampino governava la Lega) prima ancora dell’efficienza e solidità di quella partecipata. Della quale, per esempio, ignoriamo il piano industriale per Anzio. I “miracoli” attesi dall’amministrazione – che aspetta il 3 novembre come a Napoli attendono la liquefazione del sangue di San Gennaro – come si avvereranno?

E va detto che prima di raggiungere i “livelli di eccellenza” citati in un comunicato ufficiale e qui mai esistiti (basta vedere i dati Ispra) serviranno anni. Allora, sì, diminuirà la bolletta per i cittadini.

Comunque le politiche ambientali – dalle 4 R (riduzione dei rifiuti, riuso, riciclaggio e recupero energetico), al compostaggio “spinto”, al “territorio zero” – sono altra cosa.

Rifiuti: milioni e ricatti, la “caciara” e il fallimento che resta

Voglio sperare che il sindaco si sia rivolto alla magistratura prima di andare in consiglio comunale a dire che qualcuno ambiva all’appalto dei rifiuti e che lui ha “tolto” 70 milioni dal gioco. Così come che abbia denunciato chi ha ricattato la Volsca per evitare che Anzio tornasse in quella società per i rifiuti. So che la speranza è vana, il primo cittadino è politico esperto e navigato, preferisce buttarla in “caciara” per provare a coprire un fallimento che è – sano sano – di chi governa la città dal 1998 a oggi. Perché vedete, se questo fosse davvero un “modello di amministrazione”, la raccolta differenziata non sarebbe ai minimi termini, come certificato da Ispra Ambiente e in calo da quando De Angelis è tornato alla guida della città. E come detto in passato, se vogliamo parlare di chi le cose le fa funzionare e – come ad Anzio – governa con il centrodestra da un trentennio, basta andare a Fondi. Lì, come in altre città, l’emergenza che è diventata la risposta a tutte le inefficienze di questo Comune, quando Rida ha chiuso non si è verificata. “C’è stata l’emergenza” è ormai una litania, ma anziché buttarla in “caciara”, il sindaco avrebbe dovuto rispondere alle due puntuali interrogazioni presentate da Lina Giannino e Luca Brignone.

Dice che le risposte arriveranno per iscritto, bene: aspettiamo che il fido e allineato dirigente preso per un settore e messo a occuparsi anche di un altro – siamo ad Anzio e tutto si può – e che il funzionario condannato dalla Corte dei conti (ma penalmente assolto, con motivazioni contrarie a quelle della magistratura contabile) forniscano precise indicazioni rispetto alle richieste presentate dai consiglieri di opposizione.

Perché, vedete, al sindaco sarebbe bastato rispondere a quei quesiti, dirci che le cose sono state fatte regolarmente. Spiegare perché prima doveva fare una gara ponte, poi si è tenuto Camassa ed eredi, voleva appaltare il servizio e poi ci ha ripensato. Spiegare perché ha cambiato tre assessori in quel delicato settore, dal fido Fontana (che sembra ricevesse messaggi dalla Biogas quando non era più in quel ruolo) a Ranucci che era imputato nel processo che vede il funzionario vittima (ad Anzio si può….) a Di Carlo per equilibri politici. Spiegare perché stavamo andando alla Volsca, mentre in Comune si preparava il capitolato. Società pubblica? Certo, ci si fosse pensato all’inizio del mandato, con una manifestazione d’interesse nazionale, oggi avremmo qualcosa di meglio dell’Aet di Ciampino, piena di contenziosi e debiti. La scelta “in house” resta la migliore, ma occorre avere una visione e l’onestà intellettuale di dire che prima di raggiungere i livelli di Fondi e di altre città virtuose, occorrono anni. Occorre dire che in questo settore – e basta vedere le candidature alle ultime elezioni – sono state costruite fortune elettorali, deducibili anche da atti giudiziari ben noti al primo cittadino e al “sistema Anzio”. A partire dalle carte nelle quali si parla di Biogas. Come al solito il sindaco se la prende con chi c’era prima (e pure era consigliere di lotta e di governo), ha trovato questa azienda, dice che fra un anno se le cose andranno male la responsabilità sarà esclusivamente sua. Ricordiamole, queste parole.

Infine, un pensiero sull’assessore Walter Di Carlo. Sgombero il campo: è stato amico di papà, prima che mio e sulla persona, il lavoratore e tutto ciò che ho letto nei comunicati di solidarietà politica ( ma nessuno ci spiega cosa è accaduto a Sacida) nulla da dire. Sul ruolo che ricopre, dispiace: è poco adatto. Ma sulla città discarica a cielo aperto che vediamo anche noi, a qualsiasi ora ci alziamo, la responsabilità prima che sua è di chi sulle politiche ambientali ha fallito non da oggi. Ma preferisce buttarla in “caciara”.

Ps: speriamo che il Pd voglia intervenire nelle sedi opportune, il riferimento ai “milioni” fatto dal sindaco è gravissimo

Porto, parcheggi e assunzioni. Riassunto del “Sistema Anzio”

Non avevo mai usato, prima di sabato scorso, il parcheggio di Piazzale Marinai d’Italia, dietro al porto, in gestione alla Capo d’Anzio. Ho raccontato su facebook di essere stato accolto da un vigilante che mi avvertiva che i gettoni erano finiti, ma i posti no. Che potevo parcheggiare, fotografare l’orologio del macchinario dove si paga la sosta e che all’uscita avrei regolato la cosa con lui. Detto e fatto, una volta all’uscita ho provato a far vedere che ero entrato alle 21.07 ma non ce n’è stato bisogno, si è fidato. Erano le 23.40 e ha detto “3 euro”. Ho pagato senza far storie, proprio perché il racconto sarebbe stato più completo. Ovviamente, nessun ticket né ricevuta. Poi ho chiesto come mai non ci fossero gettoni e ha risposto “so spariti 3500 euro de gettoni”. Ah… Rubati? Andati persi? C’è una denuncia? Esagera il vigilante? Sulle prime tre dovrebbe risponderci chi rappresenta la maggioranza della Capo d’Anzio – vale a dire il sindaco pro tempore – o chi presiede e amministra la società. Sulla quarta la sensazione è che forse potrà anche esagerare, ma se i gettoni finiscono e i posti ci sono, evidentemente i primi sono spariti per davvero. Sono costati, alla Capo d’Anzio, 4 euro più iva ciascuno e il sistema acquistato per il pagamento circa 30.000 euro. Per far “fotografare” l’orologio agli utenti. Complimenti….

Ma immaginate se una cosa del genere accade in un qualsiasi altro porto? E se andiamo a Fiumicino per prendere l’aereo e ci dicono “fotografate l’orologio”, poi si faranno i conti. Suvvia…. Quanto abbiamo incassato dal parcheggio? Al momento lo ignoriamo, certo è che tre società che fanno il servizio per Ponza prendendo le auto e riconsegnandole all’arrivo, hanno usufruito di altrettanti spazi. Pagando per ogni posto – andiamo su ciò che era stato lo scorso anno – quanto un cittadino per l’abbonamento. Con la differenza che il cittadino normale quel posto non ce l’ha garantito, né può riaffittarlo. Che intorno a quel parcheggio e alle auto per Ponza siano avvenute le estorsioni di “Malasuerte” e che sulla vicenda – come si legge nella sentenza definitiva – abbia pesato “la pressione esercitata da rappresentanti delle istituzioni comunali” è qualcosa in più di un dettaglio. Come che quei rappresentanti fossero nelle liste di De Angelis alle ultime elezioni e che nulla sia cambiato rispetto all’assegnazione. Perché il “Sistema Anzio” si riproduce. A questo si aggiunga che la Capo d’Anzio nel 2018 – con il bilancio che chiudeva a meno 82.000 euro e poi è stato miracolosamente fatto andare in attivo (che ce lo hanno messo a fare il presidente Monti?) – sul parcheggio diceva che avrebbe potuto fruttare 200.000 euro. Era il 2019 quando da questo umile spazio si è fatto notare. Si è preferito fare altro, scegliendo un macchinario che evidentemente ha dato più problemi che altro e continuando a cedere un pezzo pubblico a un prezzo irrisorio alle vittime e agli eredi di “Malasuerte”. Che – speriamo non sia vero – i posti ottenuti li cedevano, se liberi, a chi arrivando non trovava posto dopo aver preso il gettone. Si parla di 10 euro. Chissà se la Guardia di Finanza che è tornata tempo fa in Comune e alla società, ha avuto queste informazioni, decidendo di muoversi….

E perché la grande preoccupazione sulle assunzioni, dopo la richiesta di accesso agli atti di Marco Maranesi? Perché forse qualcosa non quadra. Dalla scelta di una ragazza attraverso il “progetto giovani” (sicuri si potesse fare?), nel frattempo diventata consigliera di Forza Italia a Nettuno, a una graduatoria degli ormeggiatori che c’era – bandì il concorso, quando era presidente, Luigi D’Arpino – e sembra conti nulla. Già, perché con varie scuse si dice che non può essere stabilizzato chi ha titoli – sia ormeggiatore o amministrativo – e ha lavorato, ma intanto si ricorre a un’agenzia interinale di Aprilia per prendere chi dice il “sistema Anzio”. A Nettuno è scoppiato un mezzo scandalo per la Poseidon, ad Anzio tutto tace. Il “recinto” non si preoccupa, preso dalle elezioni 2023 alle quali il sindaco ha detto che si ripresenta, al punto di voler sapere chi ci sta e chi non da adesso. Intanto alla Capo d’Anzio ci sono tanti amministratori quanti dipendenti, cosa che per legge non si potrebbe. E su diversi quesiti – ancora attualissimi – nessuno risponde. Intanto l’ultimo bilancio reperibile sul sito resta – quando sono le 15,40 del 27 settembre 2021 – quello del 2018. Però hanno fatto l’alzabandiera per il neo amministratore delegato, uscito dalla porta rinunciando a un credito ed entrato dal portone con il massimo ruolo operativo. Sul fatto che il direttore sia andato via (ma Orienta ha ancora lui quale referente, boh!), con l’incarico dato non si sa come a un altro, silenzio totale. Dice il neo amministratore che si approverà la pianta organica. Bisogna vedere che ne pensa il “sistema”. Intanto i libri della Capo d’Anzio andrebbero portati in Tribunale e non da oggi. Ma questa è un’altra storia. Ad Anzio si può.