Rifiuti, è ora di pensare ai cittadini che pagano

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Questa mattina ci sarà l’incontro per il passaggio di consegne alla nuova azienda che gestirà l’appalto dei rifiuti. E’ stato un iter lungo e difficile, sul quale forse non è scritta ancora la parola fine – vuoi per l’interdittiva antimafia, vuoi per la composizione della commissione –  ma è bene mettere un punto.

Perché se l’assessore chiede chiarimenti, come fa Patrizio Placidi, e se l’amministrazione sente il bisogno attraverso il sindaco facente funzioni Giorgio Zucchini di rinnovare al dirigente Walter Dell’Accio la piena fiducia, è segno che le tensioni e/o pressioni c’erano e ci sono. Speriamo cessino qui.

Perché ai cittadini, francamente,  chi vince la gara interessa poco. Vorrebbero un servizio efficiente. Vorrebbero, facendo la differenziata, che la bolletta costasse meno. Vorrebbero che gli incivili fossero trovati e perseguiti senza improvvisati sceriffi ma attraverso un programma serio e mirato, con il quale abbattere i costi da migliaia di euro di pulizie “volanti” e difficili da controllare.

Vorrebbero non assistere più allo scempio del mercato del mercoledì, dove gli ambulanti gettano tutto insieme e gli operatori raccolgono. Lì la differenziata non vale? E qualche sanzione, dato che le violazioni sono palesi, quando?

Ecco, smettiamola di pensare a chi ha vinto e come, preoccupiamoci prima dei cittadini. Ai quali, ricordiamolo, la prima rata della Tari è arrivata con due mesi d’anticipo e senza un piano finanziario che speriamo venga sottoposto presto e senza formule magiche all’attenzione della città. Smettiamola di fare dietrologia e cerchiamo di recuperare i soldi cosiddetti “inesigibili” che altrimenti pagheranno i cittadini onesti.

ps: a proposito del dirigente all’ambiente, nessuno ha mai messo in dubbio quell’incarico. Sono state sollevate perplessità sulla dirigenza, senza titoli, di un’area amministrativa per la quale il Comune sta correndo ai ripari

Gare, è bene che la politica si faccia da parte

La Prefettura di Roma

La Prefettura di Roma

Sulla decisione di Walter Dell’Accio di assegnare alla seconda arrivata la gara per i rifiuti ho già avuto modo di esprimermi: ha fatto bene. Anzi, se aveva commesso “errori” prima era forse nell’aver allungato un po’ troppo i tempi. Il ruolo di un dirigente è quello di far rispettare le norme. Ascoltare anche la politica, ci mancherebbe, ma fermarsi nei limiti di legge. Sulla gara per i rifiuti non aveva alternative e non può certo essere un Comune a dire “ora aspetto il Tar” e poi vediamo. No, non si può, in particolare quando si parla di infiltrazioni della criminalità. E quando lo scrive la Prefettura.

Se c’è qualcuno che immagina una cosa del genere se la tolga dalla testa. Peggio, se qualcuno l’ha proposta a Dell’Accio il dirigente ha fatto bene a non seguire il consiglio. E se ci saranno pressioni farà bene – come fu per l’aggressione ai tempi del passaggio da Giva a Parco di Veio, mesi fa – a rivolgersi alle autorità competenti. Questo Comune ha tanto bisogno di rispetto delle regole e lui, come gli altri dirigenti, stanno lì per questo. Ascoltare la politica, per carità, ma mai piegarsi. Sarebbe l’inizio della fine. Nel caso dei rifiuti, come su quello dell’interim per altri settori. Anche qui, il pensiero è noto e per banalizzare ripetiamo che un infermiere pur con tutte le capacità che ha non può dirigere un reparto di medicina. Nemmeno in cambio di soldi. Né farsi schiacciare dalla politica: il vice sindaco sta cercando di tornare sui passi di una pianta organica cervellotica ovvero di dare l’interim ad altri perché ha capito che così non sta in piedi, il sindaco sembra di tutt’altro parere. In mezzo c’è il segretario che pure qualcosa dovrebbe dirla ufficialmente su un incarico che così com’è stato immaginato non si può dare.

E dovrebbe dirla anche sulla vicenda mense, agire se necessario. E’ vincolante o meno il parere dell’Anac? La politica eviti di giocare, di fare a chi è per seguire il parere e chi dice che è carta straccia. Si faccia da parte, chi deve si assuma le responsabilità. Non si può chiedere a Dell’Accio di farlo…

ps ma sulle notizie con immagini che arrivano dal mercato nel quale la differenziata non si fa, l’assessore Placidi ha nulla da dire?

Il caos delle gare, quello della politica. Suvvia, presidente…

Il segretario e Borrelli prima dell'appello contestato

Borrelli (a destra) e il segretario

Non c’è pace per le gare. Il dirigente del settore ambiente, Walter Dell’Accio, decide di non guardare in faccia nessuno e assegna la gara per la gestione dei rifiuti alla seconda arrivata. Se l’Ecocar e i suoi affini non hanno la certificazione antimafia in regola e risultano, secondo la nota della Prefettura indicata in determina, “tentativi di infiltrazione mafiosa da parte della criminalità organizzata” , il servizio passa alla seconda arrivata: la Camassa ambiente.

Si racconta che in Comune sia successo un putiferio, certo è che Dell’Accio oltre non sarebbe potuto andare. Il servizio è in proroga da due anni e spendiamo una fortuna, la gara è stata bandita a gennaio del 2014, le offerte sono arrivate a maggio, la commissione costituita a giugno, l’assegnazione era del 4 dicembre, francamente arrivare al quarto mese di incertezza dopo l’aggiudicazione non era possibile. Della vicenda dell’interdittiva antimafia si sapeva da luglio, a buste praticamente appena aperte. Da allora, fra ricorsi dell’azienda e rinvii del Tar, voci che non trovano conferme ufficiali, la gara ha in qualche modo “rallentato”. Non sappiamo se dal Comune abbiano chiesto o meno informazioni sul da farsi, di certo il 4 dicembre la seconda arrivata ha fatto scrivere a verbale che chiedeva l’esclusione dell’Ecocar-Gesam “perché la mandataria è stata attinta da provvedimento interdittivo antimafia” e ciò “inibisce a contrarre con la pubblica amministrazione”. Di contro la potenziale aggiudicataria ha fatto mettere a verbale che per ogni appalto “sia necessario, singolo e distinto sub procedimento di informazione”. Il ricorso al Tar era ancora pendente, per chiedere di revocare l’interdittiva. L’8 gennaio una nuova riunione della commissione per chiedere chiarimenti all’Ecocar-Gesam “poiché l’offerta economica ha raggiunto un punteggio superiore ai 4/5 del massimo previsto”, circostanza che l’azienda era chiamata a spiegare. Cosa che ha fatto e che la commissione ha valutato – sempre in pendenza di ricorso – il 13 gennaio, ritenendo “non necessaria la convocazione dell’impresa in contraddittorio, ritenendo gli elementi forniti esaustivi”. L’interdittiva, però, restava… e non si poteva andare avanti troppo a lungo. Anche perché la nota arrivata dalla Prefettura e un parere legale – entrambi citati nella determina di revoca – davano poco spazio al dirigente. Che alla fine ha proceduto. E ha fatto bene, la corda non si poteva tirare oltre.

MENSE

Sempre lui, che è stato nominato a “interim” per l’intera area amministrativa anche se non potrebbe ricoprire quel ruolo, si trova al centro di un’altra vicenda. Quella delle mense. Il famigerato parere dell’Anac parla di “procedimento illegittimo” rispetto alla costituzione della commissione e su questo si è scatenato il mondo. Che fare? E’ vincolante o, come dice una parte della struttura, è praticamente carta straccia? Intanto Dell’Accio pare non possa revocare un bel niente, pur volendo, perché non avrebbe accettato formalmente l’interim e perché se fosse illegittimo in quel ruolo sarebbe, di conseguenza, irregolare anche la revoca. Bel caos, vero? Ma i politici che l’hanno creato sembrano sguazzarci. Senza preoccuparsi, magari, che ai bollettini delle mense nessuno pensa, tra un sistema inaccessibile e personale che non c’è più.

Sostanzialmente l’ingegnere non se la sente affatto – e ha ragione – di essere la nuova vittima sacrificale sull’altare degli interessi della politica dopo Angela Santaniello. Per le “cooperative di Italo” ha pagato fin troppo e sta ancora pagando.

Non si può sempre dire, però,  che la Corte dei conti ce l’ha con noi, l’Anac non capisce, i rilievi del Ministero sono stupidaggini…

Soprattutto si decida prima se Dell’Accio può stare o meno in quel posto, altrimenti si nomini a interim chi ha i titoli. Non ci vuole andare? Prego, si accomodi, quella è la porta… No, gli equilibri sono altri e quelli precari tra politica e dirigenza guai a toccarli. E comunque a mali estremi, estremi rimedi: revocasse l’atto il segretario, se proprio si deve, Pompeo Savarino trovi un modo insomma se quel parere è così pesante come sembra alla lettura di un profano.

La vicenda, poi, ha del paradossale per quanto riguarda proprio la politica. Quando la dirigente non forniva gli atti, risulta che il sindaco abbia detto al segretario di rivolgersi all’Anac. Autorità che a lui ha risposto ma alla Santaniello no, così va l’Italia, ma ora che il parere c’è è bene almeno discuterne. Invece sembra un tabù. Perché? Non solo, il consiglio comunale – è vero riferendosi alla relazione della nutrizionista – ha dato mandato al sindaco e all’amministrazione “affinché si incarichi il Segretario Generale per accertare se esitano o meno gravi inadempienze (…) e a riferire al Consiglio Comunale”. Il presidente a vita Sergio Borrelli ha rispedito, invece, il parere al segretario: non è materia di Consiglio. Ha ragione, formalmente gli eletti non devono confermare o revocare nulla. Ma sapere quello che è successo sì. Suvvia, presidente…

Anzio non merita questo, fermatevi per carità

Il vice sindaco Giorgio Zucchini

Il vice sindaco Giorgio Zucchini

Mica è finita la “rivoluzione” al Comune di Anzio… I decreti del sindaco dopo la cervellotica riorganizzazione votata a ottobre e attuata solo ora – la Prima Repubblica era abile a far “decantare” le cose… – non sono la sola chicca di un sistema fine a se stesso e ormai allo sbando più totale.

E’ comparsa stasera sull’albo pretorio la delibera che dà “indirizzo al segretario generale di provvedere, provvisoriamente, alla copertura delle strutture organizzative delle U.O. vacanti con incarichi a Servizi complessi“. Tradotto: le U.O. sono unità organizzative, da affidare a dirigenti che non ci sono, quindi il segretario è “autorizzato” a utilizzare chi ha in gestione servizi complessi a dirigere quelle U.O.

Fermatevi, per carità, questa città non merita tutto ciò. Qualche ora fa è stato sollevato, su questo umile spazio, il problema di un dirigente senza titoli per ricoprire gli incarichi che gli sono stati affidati, forse proprio mentre in giunta si certificava che per certi ruoli servirebbero dirigenti… e si deve fare di necessità virtù. Fate pace con la vostra testa, per piacere! Zucchini, che è stato direttore generale, conosce la macchina. Trovi una soluzione, perché è evidente che così non funziona nulla. A meno che qualcuno ci spieghi quale vantaggio hanno i cittadini da tutto questo.

E gli amministratori, la maggioranza che li sostiene, ricordino che nell’arco di poche ore è precipitato tutto.

La Prefettura ha imposto la revoca – per problemi con l’antimafia – dell’assegnazione di un appalto sul quale si è fatto il possibile pur di arrivare ad affidarlo a chi poi se l’è visto revocare. In tal senso sarà interessante sapere cosa avrà da dire, giovedì, l’assessore Patrizio Placidi che ha convocato – caso più unico che raro – una conferenza stampa su un provvedimento chiesto dalla Prefettura!

Dall’autorità nazionale anti corruzione è arrivata una comunicazione pesantissima sulla gara delle mense che molto probabilmente dovrà essere rifatta. Nei mesi scorsi la Ragioneria generale dello Stato e la Corte dei conti avevano bocciato su tutta la linea la gestione del Comune e si era fatto ricorso a delibere in “sanatoria” pur di mettere delle pezze… E vogliamo ricordare la situazione delle casse? I residui attivi? O stendiamo un velo pietoso?

Basta, parliamo di una città che non merita di essere su una specie di  “Scherzi a parte“. Perché lì si gioca, qui invece è tutto vero. Purtroppo.

Differenziata nelle scuole: giusto, ma speriamo non sia un doppione…

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Diciamolo francamente: era ora. Ci aveva provato, invano, Luigi D’Arpino allora assessore all’ambiente, dando ai bambini un blocchetto per “multare” i genitori. Era stato anche aspramente criticato dall’allora esponente della Margherita Mariolina Zerella per quell’iniziativa, ma è acqua passata. Adesso, finalmente, si insegnerà la differenziata nelle scuole. Lo hanno annunciato in conferenza stampa l’assessore all’ambiente Patrizio Placidi e quella alla pubblica istruzione Laura Nolfi. Iniziativa lodevole, ma al solito con qualche domanda da porci. Non abbiamo letto da nessuna parte, infatti, quanto costa la campagna che toccherà tutti gli istituti.

Sappiamo dal Granchio, però, che Placidi ha avuto “una riunione con i responsabili della Idecom e delle mense”. Idecom è l’azienda che ha curato la campagna per la differenziata, ma le mense cosa c’entrano? E’ presto detto, nel capitolato di appalto per la refezione scolastica, all’articolo 55, la ditta vincitrice aveva l’obbligo di “provvedere a una campagna formativa/informativa rivolta ai piccoli utenti del servizio mensa” mentre all’articolo 56 era indicato che le ditte dovevano proporre “un piano di informazione (…) sui temi dell’educazione alimentare e ambientale”. Cosa ha proposto la cooperativa “Solidarietà e lavoro” che si è aggiudicata la gara dopo l’anomalo ribasso della Serenissima? E quanti punti è valsa una indicazione simile? Rischiamo, con la campagna Placidi-Nolfi, di fare un “doppione” e soprattutto di pagare due volte per lo stesso servizio?

E’ quello che andrebbe spiegato meglio, fermo restando che partire dai bambini per iniziative del genere è sacrosanto. Dirlo alle maestre, invece, come abbiamo letto, può essere un’arma a doppio taglio…

Un’ultima cosa: Placidi è specialista in annunci, per l’ennesima volta dice che partirà il compostaggio. Speriamo sia quella buona… Non vorremmo che le compostiere stessero marcendo nel piazzale affittato a 1.100 euro al mese per tenere i kit della differenziata.

Anzio, i rifugiati, le strane coppie e la comunicazione scellerata

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C’è da chiedersi a chi interessi realmente il problema dei rifugiati e chi stia “giocando”, chi sia preoccupato delle loro esigenze prima che del loro arrivo, delle difficoltà che hanno prima del problema che potenzialmente rappresentano. Loro, insieme a un’altra serie di sfruttati che esistono sul territorio e dei quali fingiamo di non accorgerci. O forse ci conviene tacere, su situazioni di degrado assoluto e immigrati tenuti come sardine. Fosse – è bene ripeterlo – in via del Cinema o al Caracol, allo Zodiaco o nelle campagne di Padiglione e Sacida.

Fa” notizia che l’assessore Roberta Cafà scriva al Prefetto per chiedere un tavolo e affrontare la vicenda. “Fa” notizia perché dovrebbe essere il sindaco a rapportarsi con il rappresentante del governo, perché i rifugiati in ordine di tempo sono l’ultimo dei problemi e prima ci si dovrebbe occupare di altro, ma dalla lettera dell’assessore si potrebbe prendere spunto per affrontare le questioni in modo generale e indicare possibili soluzioni.

Invece, nell’epoca che mi piace definire della “comunicazione scellerata” la lettera è pretesto per altre prese di posizione. Sono a favore Marco Maranesi e Davide Gatti, contrari Giorgio Zucchini e Patrizio Placidi. Con questi ultimi che speriamo abbiano fatto notare la cosa anche in giunta.

In tempi non sospetti ho criticato la “filiera” Veltroni-Gasbarra-Marrazzo che attraverso i loro solerti uffici stampa intervenivano anche sul sesso degli angeli e facevano a gara per vedere chi uscisse prima sulle agenzie di stampa. Adesso c’è internet, la gara è ancora più singolare,  addirittura si formano strane coppie nella politica di casa nostra. Tanto basta fare un comunicato e intervenire… Chi copia e incolla va a nozze.

L’unico grande assente in tutto questo è il sindaco – che istituzionalmente sui rifugiati ha preso atto della comunicazione del Prefetto –  preso a dividere con il bilancino (e al limite della regolarità) gli incarichi ai dirigenti rimasti, in modo che ognuno abbia il suo assessore a “controllarlo“.

Qual è il progetto della Cafà per queste situazioni sociali? Pazienza. Che idea hanno Maranesi e Gatti, Zucchini e Placidi, del rapporto con gli immigrati e della loro integrazione conta poco.  Si deve far sapere che loro sono intervenuti, che lo hanno fatto insieme, perché si deve mandare il messaggio che potrebbero stringere accordi, “fare qualcosa” in vista della campagna elettorale, fare vedere che ci sono. C’è chi li ha preceduti, non su questo ma su altri temi, qualche mese fa: Romeo De Angelis e Marco Del Villano, i quali hanno riscoperto forse una comune passata militanza e si sostengono a vicenda. Del Villano ha fatto in consiglio un’interrogazione sollecitato da De Angelis, per esempio. C’è da immaginare che su questa vicenda dei rifugiati la pensino allo stesso modo, mentre sempre De Angelis raccoglie firme e rivendica sui social media la primogenitura di iniziative per contrastare gli arrivi indiscriminati che oggi tutti sembrano scoprire, preparandosi con gazebo e iniziative varie.

Attenzione, nulla vieta collaborazioni o unità di vedute, comunicazioni congiunte, formazione di alleanze. E’ che in fondo in fondo della situazione di quei poveri disgraziati e delle decine di altri come loro non interessa molto. Bisogna far sapere di esserci, mandare messaggi. E’ la comunicazione scellerata.

Gli spari ad Alessandroni, la sicurezza percepita: guai a minimizzare

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Stavolta vedremo se ci sarà la maggioranza e se il presidente “a vita” del consiglio comunale, Sergio Borrelli, risponderà all’appello dell’opposizione di fare presto nella convocazione chiesta sull’ordine pubblico.

Perché c’è un solo errore che si può fare in questo momento, dopo gli spari all’abitazione di Alberto Alessandroni: minimizzare. O, peggio, liquidare con vicende estranee alla vita amministrativa quanto accaduto, come sentiamo fare a investigatori da bar. Perché l’obiettivo era Alessandroni, del quale registriamo ovviamente la presa di posizione ma dal quale ci aspettiamo che chiarisca il possibile con la polizia.

La solidarietà all’assessore è scontata, a nessuno piace essere intimidito e cose del genere qui non s’erano mai viste. E’ accaduto prima a Patrizio Placidi, ora a suo cugino, guarda caso i recordman delle preferenze. Almeno il dubbio che c’entri la vita amministrativa volete lasciarcelo? O il fatto che qualcuno, magari per una promessa mancata, sia invidioso di certi tenori di vita? Gli investigatori non lasciano nulla al caso, in tal senso. Perché è chiaro che le forze dell’ordine devono fare chiarezza, perciò speriamo di sapere presto chi ha aperto il fuoco mandando un segnale ad Alessandroni e perché. Non facciamo che resti un mistero come quello di Placidi, insomma.

Guai a minimizzare, dicevamo, come il sindaco ha già fatto il 18 settembre scorso evitando di partecipare in Senato alla commissione sulle intimidazioni ai pubblici amministratori. E’ evidente che la situazione di tensione esiste, ricordiamo pure quanto accaduto nel passaggio dalla Giva alla Parco di Veio, ad esempio, le maniere forti usate in Comune per farsi pagare fatture arretrate, quanto sta accadendo intorno al porto, la condanna – sia pure in primo grado – di un ex assessore e una dirigente. E’ inevitabile che Sel chieda l’intervento dell’antimafia, stavolta non parliamo di vicende remote come quando la chiese il Pd ma di fatti concreti e vicini. E per avere una commissione d’accesso non serve la presenza della mafia intesa come tale, basta dimostrare l’ipotetico condizionamento.

Sarebbe un’onta per la città, a maggior ragione è bene andare in consiglio comunale e dire le cose come stanno, cominciare a preoccuparsi per gli spari ma anche per la sicurezza percepita dei cittadini che è in calo vertiginoso. Altro che “ronde”, ispettori ambientali “sceriffi” o commissione che ancora non produce un atto: qui occorre un’azione politica forte per chiedere la giusta attenzione alle forze di polizia. Non vengano a dirci che i reati sono in calo, le statistiche in casi del genere lasciano il tempo che trovano poiché a volte i cittadini nemmeno perdono tempo a sporgere denuncia per piccoli furti. Non a caso si parla di sicurezza percepita, indicatore sulla base del quale si organizza il lavoro di polizia e carabinieri.  Si faccia e al più presto, quel consiglio, e si dica ai cittadini come stanno realmente le cose.

Fermarsi, ripartire. E’ finita l’epoca del centro-destra di Anzio

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Anni fa, commentando la mancata qualificazione del Nettuno baseball ai play off, il collega Mauro Cugola scrisse sul “Granchio”: fermarsi, ripartire. La parabola era arrivata al punto più basso. Era finita l’era di una squadra capace di dominare negli anni ’90 e si doveva cominciare a ricostruire. Cosa che in parte venne fatta, salvo arrivare ai giorni nostri con due società contrapposte fra loro e una storia e tradizione ormai in disarmo.

Un esempio sportivo per introdurre la vicenda del centro-destra di Anzio che si trova al governo. Gli spari ad Alberto Alessandroni, secondo assessore nei confronti del quale si arriva a un’intimidazione simile – dopo Patrizio Placidi – sono il segnale che la misura è colma. Non conosciamo il movente, ma sembra palese che ormai la corda si sia tirata troppo. In tutti i settori. Speriamo che si arrivi presto a capire il motivo di quegli spari e si assicurino i responsabili alla giustizia. Non facciamo la fine della vicenda Placidi, insomma, della quale non abbiamo mai conosciuto l’autore.

E’ chiaro che fare indagini sugli abusi d’ufficio è molto più semplice, ma qui si spara contro esponenti pubblici e vorremmo conoscere gli autori.

Senza contare che la sicurezza percepita dai cittadini è ai minimi termini, una singolare commissione che dovrebbe occuparsene ha iniziato la sua attività ma non vediamo ancora alcun frutto, qualcuno si diletta con le “ronde”, e alla fine rischiamo di assuefarci.

Chi spara non ha mai ragione, sia chiaro, ma se la cosa riguarda l’attività politica di Alberto Alessandroni come riguardava quella di Placidi, è chiaro che arrivare  a tanto è segno di equilibri che si sono rotti, magari promesse non mantenute, “affari” saltati. Non lo sappiamo e, anzi, speriamo di sbagliare. Ma la misura è colma certamente per gli spari – vicenda gravissima – ma soprattutto per come questa classe dirigente che ha fatto degli incarichi politici una professione sta gestendo la città.

Il sindaco del “non so niente” ha lasciato fare nel suo primo mandato, continua a girarsi dall’altra parte in questo, Placidi veleggia verso il ventennio da assessore e i risultati non sono così brillanti, Alessandroni è assessore da dodici e fatichiamo a capire cosa abbia fatto, Borrelli presiede il consiglio comunale da quasi venti, Zucchini ha fatto il direttore generale, era stato assessore e sindaco prima, oggi è assessore di nuovo, Attoni è l’uomo buono per ogni stagione e partito, anche la Nolfi che pure è all’esordio ha radici ben salde nella Prima Repubblica, così come Bianchi. E’ il metodo che non funziona più, è la visione di dove sta andando questa città che manca. E i nuovi consiglieri che non si confrontano sul porto, com’è stato nei giorni scorsi, sono la cartina di tornasole di una sorta di assuefazione al vecchio modo di immaginare la politica e lo sviluppo della città: una cosa tra pochi intimi, forti dei voti ottenuti. Una cosa per accontentare questa cooperativa piuttosto che l’altra o l’associazione amica, magari alla prima fattura della sua gestione.

I voti sono la democrazia, certo, ma ricordiamo bene l’ultima  tornata elettorale e un’indagine su voto di scambio è aperta in Procura.

Eppure c’è stato, in passato, un centro-destra che se non altro ci ha fatto discutere sul futuro. Che poi il piano regolatore sia stato una colata di cemento, al quale si sono aggiunte troppe furberie, o il porto sia al palo, con un progetto ormai irrealizzabile, è un dato di fatto. Ma a Candido De Angelis anche parte dell’opposizione ha riconosciuto di aver saputo fare il sindaco. Senza preoccuparsi del dopo, evidentemente, perché nel “passaggio” a Bruschini (o D’Arpino, sarebbe cambiato poco) si sapeva e bene come sarebbe finita. Perché in quel decennio non si è provato a costruire una classe dirigente alternativa ai Placidi, agli Alessandroni, agli Zucchini e via discorrendo. Perché “abbiamo i voti e  facciamo come ci pare“. De Angelis quando se n’è accorto ha provato a riunire il centro-destra, a dire che gli assessori dovevano restare al palo, ma sapeva che era ormai troppo tardi e si è arrivati alla spaccatura.

E il punto più basso del centro-destra di oggi – spari o meno – nasce da lontano, non può dire di essere esente da responsabilità, dato anche il ruolo di parlamentare che ha ricoperto, dividendo anziché unire. Per questo l’epoca del centro-destra, di questa classe dirigente, è finita. Magari avrà ancora i voti e continuerà a vincere, ma non ha più ragione di essere. La fuga sul porto è emblematica, di più il silenzio del centro-destra di opposizione che pure aveva convocato quel consiglio e non dice ancora una parola, né fa un manifesto, sulla figuraccia fatta dal sindaco che ha disertato un chiarimento sul punto qualificante del programma. Suo e di chi l’ha preceduto. Nell’epoca dei tweet e dei social si preferisce tacere. Si potrebbe sempre tornare alleati…

Fermarsi, allora, rendersi conto, prendere atto di un fallimento. E ripartire, se si avranno idee di sviluppo prima che caccia ai voti, progetti per la città prima che cooperative e associazioni da sistemare. Non sarà facile e la parabola del Nettuno baseball calza a pennello a questa classe dirigente.

Basta con gli incivili ma assessore Placidi, se ci sei batti un colpo

L'assessore Patrizio Placidi

L’assessore Patrizio Placidi

Aveva tuonato contro gli incivili e soprattutto nei confronti della stampa, “rea” di riportare le immagini di chi sporca la città. Peggio ancora cittadini e comitati che usano i social network, perché va bene il 3.0 ma quello era solo per la campagna elettorale di Bruschini.

Aveva promesso che sarebbe cambiato tutto, in realtà non solo i rifiuti continuano a fare bella mostra di sé fino a ridosso del centro cittadino, ma dell’assessore Patrizio Placidi e della promessa bonifica si sono perse le tracce. Lo sottolinea persino un sito che finora ha dato ampio spazio alle iniziative dell’assessore.

Il personaggio è così: convoca la stampa, “tuona“, dà numeri inesistenti sulla differenziata (79%!?!?) fa carta vince carta perde con i piani finanziari,  spara contro tutto e tutti, poi i risultati non si vedono. Da imprenditore quale egli stesso si è definito, deve avere altri impegni e considerato che il fallimentare progetto degli “ispettori ambientali” (aspettiamo ancora di conoscere il capitolo di bilancio nel quale sono iscritte le sanzioni) non gli consentiva di usare nuovamente quella carta, ha fatto la conferenza e si è fermato.

Sia chiaro, i responsabili sono i cittadini incivili che continuano, imperterriti, a gettare dal centro alla periferia di tutto e dovrebbero smetterla. Sono quelli che non capiscono perché devono fare la differenziata se poi pagano più di prima e soprattutto se ancora c’è una zona dove non si fa. Si aspetta – è vero – il nuovo appalto ma è stato ormai aggiudicato da tempo e tutto tace.

Ma detto degli incivili, l’assessore ha se non altro la responsabilità di dover intervenire perché altrimenti scatta l’emulazione, come ci ricorda la teoria della cosiddetta “finestra rotta”.  Non è giustificato chi sporca, attenzione, ma diciamo che ha un “alibi” data la situazione. Per questo è bene che Placidi, se c’è, batta un colpo. Perché qui le uniche cose che sembrano andare avanti sono le indagini sul settore. Non è ancora affidato il nuovo servizio – ma perché? Qualcuno dall’opposizione vuole chiederlo? – che fiocca un’altra denuncia sul vecchio, già al centro di accertamenti per il presunto voto di scambio – ma l’assessore si è detto tranquillo – e con un fascicolo che passa da una Procura all’altra per capire chi deve occuparsi di pesi che non tornano tra Anzio e Aprilia. Magari fossero solo gli incivili o la stampa brutta e cattiva…

Rifiuti, gli strani conti di Placidi. Comunque auguri a tutti

monnezza

La ricostruzione che l’assessore Patrizio Placidi fa su quanto paghiamo i rifiuti ricorda quella di un calzolaio che ripeteva “cugino mio, fai la sola e fai era tacco, te conviene fatte e scarpe nove…

Allora: è acclarato che paghiamo di più e ben oltre la media nazionale, però se non avessimo allargato la differenziata senza avere i soldi oggi pagheremmo meno, se poi non avessimo altri servizi pagheremmo meno. Togli questo e togli altro, scendiamo oltre la media. Ma paghiamo di più o no? Ecco, questa è la realtà e i conti quelli sono.

Tralasciamo le responsabilità che l’assessore dà a prescindere agli extracomunitari, a meno che non dobbiamo immaginare che nei dintorni del centro vivano ormai solo immigrati, ma davvero Placidi pensa che Anzio sia meno sporca di Nettuno, dove il costo totale di raccolta e smaltimento dei rifiuti è praticamente la metà? Ma gira la città?

Diciamo pure che siano responsabilità esclusive di zozzoni incivili, ha ragione l’assessore, ma dopo un piano finanziario cambiato tre volte e con formule che ancora oggi si faticano a capire, Placidi si supera con la differenziata al 79% circa. Ragazzi, viviamo in una realtà avanzata e non ce ne accorgiamo, siamo i soliti fomentatori, incontentabili, strumentalizzati. Peccato che non ci dica come si arrivi a quel 79%, che una percentuale del genere non compaia in nessuna delle classifiche dei Comuni “ricicloni“, peccato soprattutto che anziché diminuire la nostra bolletta dei rifiuti aumenta.

Percentuali simili – verificate e certificate – si trovano certamente al nord Italia, ad esempio nel consorzio Priula. Dove non ricavano appena 400.000 euro dai rifiuti riciclati, altrimenti non lo farebbero.

Ora va bene che è un periodo festivo, va bene che siamo tutti più buoni e anche più creduloni, ma davvero vogliamo credere che la nostra differenziata è a livelli simili?

Comunque tanti auguri a tutti. Ne abbiamo bisogno.