Fiorillo e il suo “caso”. L’avvocato spiega

L’avvocato Guido Fiorillo sceglie questo spazio per dire la sua sul presunto “caso” rispetto alla transazione con il Comune di Anzio che tante polemiche ha creato e ha portato la Finanza ad acquisire atti. Pubblico volentieri questa spiegazione, concordando assolutamente sulla riflessione che la stampa ha sempre il dovere di verificare.

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Approfitto del Tuo blog, che seguo anche in modo critico, ma che ritengo certamente improntato a competenza, per rispondere alle tue espresse perplessità sulle causali di certi comportamenti: scusa se lo dico, non sono “bordate” ma ben altro.
Avevo deciso di non replicare in sede pubblica ma evidentemente il silenzio è stato confuso con debolezza: così non è, e ho deciso di precisare qui qualcosa sul “caso Fiorillo” ( come un testata online ha definito la questione).
Non ho rapporto alcuno con la “stampa locale” figuriamoci se so come “passare sotto banco” un documento o una notizia: non tutti gli avvocati sono qualcuno pensa che debbano essere.
La (cd) stampa locale ha dato risalto a dichiarazioni, tra l’altro, diffamatorie della mia persona, ma voglio rappresentarti che, contrariamente a quanto si è voluto dolosamente esporre ( per fini a me formalmente ignoti ma comprensibili) le parcelle oggetto di transazione, non portano ad una liquidazione di Euro 55.000,00 in mio favore ( e tale importo sarebbe anche sempre di vantaggio per l’ente) ma, a circa 43.500,00; l’iva e la Cassa Forense ( più o meno il 26%) non sono componenti della parcelle; era ed è chiaramente scritto nella determinazione che l’importo è omnicomprensivo e l’Iva e Cap sono somme a carico esclusivo del cliente; dai la notizia al lordo e l’effetto è maggiore!
Si tratta di somme che appaiono comunque ingenti in questo periodo ma sono riferite ad anni di lavoro: sono cause che ( a seconda) vanno dal 2003 al 2014!
In epoca di trasparenza ( poco nota da queste parti e questo è stato anche motivo di dissidio in passato) è bene che si sappia come stanno le cose.
Le stesse attengono a vertenze contro:
Soc. Ecoambiente srl: è una causa per E. 1.586.000,00 di valore- sentenza di assoluzione per l’ente e incarico cessato nel marzo 2014; compenso come da D.m. 55/14 ( al minimo) € 25.623,10 oltre Iva e Cpa;
Soc. Immobiliare Cincinnato srl: definita con estromissione dell’ente dopo alcune udienze (valore 1.500.000,00- incarico cessato 2012) compenso ( al minimo) 11.100,00 oltre Iva e Cpa come da D.M. 55/14: Ordinanza favorevole; certamente la parcella mi fu contestata dal Segretario Comunale ( aggiungo motivazioni infondate!);
Ater Provincia di Roma: D.I., opposizione ed esecuzione forzata presso terzi; valore oltre 2 milioni: transatta e definita nel 2009 ( favorevolmente) compenso da d.m. E. 25.623,10 oltre Iva e Cpa non computando la fase esecutiva; l’Ente oltre ad aver ricevuto immobili dovrebbe aver incassato le somme ivi previste;
Soc. D&d srl: valore E. 500.000,00 sentenza favorevole; primo grado e appello sulla giurisdizione; compenso circa E. 20.000,00 oltre Iva e Cpa ( al minimo) come da D.M. ( incarico dal 2003 al 2014); ( per questa parcella neanche un riscontro ho avuto dall’Ufficio)
Sigg.ri Mangiapia: domanda di pagamento per euro 160.000,00 liquidati 110.000,00 con condanna dei chiamati in causa ( 6 persone) compenso da d.m. 8.950,00 Euro oltre Iva e Cpa. (certamente la parcella mi fu contestata dal Segretario Comunale- aggiungo motivazioni infondate!).
Tutte parcelle sono ai minimi previsti dalle norme vigenti e passate e non sono “d’oro”; farebbe bene la cd. Stampa a verificare ciò che scrive!! Sono somme certamente rilevanti ma da rapportare agli anni di lavoro professionale.
Riguardo alle contestazioni che mi pervennero dal Segretario Comunale ( trascrivo per trasparenza), oltre ad aver replicato alle stesse, scrissi formalmente al Sindaco ed al Vice-Sindaco (nel maggio del 2014):
a- “come ho già avuto modo di informare le SS.LL. ( cui ho inviato note per conoscenza) con il dirigente dell’area nominata Avv. Pompeo Savarino, sono sorti contrasti per speciose questioni dal medesimo sollevate prive, a parere dello scrivente, di supporto sia fattuale che giuridico ( sul punto potrete verificare la questione presso il servizio legale);
b- lo scrivente, come ha avuto di comunicare al funzionario, ritiene che i comportamenti serbati dal medesimo nei propri confronti, siano stati tenuti con il fine di ottenere la risoluzione del rapporti e dei mandati con il Comune di Anzio;
c- prescindendo da comportamenti serbati dallo stesso (per ritardi tenuti, per affermazioni improprie quando difetta la materia giuridico- fattuale di riscontro) per i quali l’ho personalmente costituito in mora, rappresento, doverosamente alle SS.LL. quanto segue:
1- “ho inviato all’ente due parcelle afferenti ai giudizi c/ Mangiapia ed “Ipi srl” redatte conformemente ai principi di cui all’ex dm 140 del 2012 ( che peraltro è mero parametro di riferimento) tenendo presente i parametri legali per la elaborazione della parcella ( valore, difficoltà esito etc);
2- a tali parcelle il funzionario ha replicato deducendo questioni che non attengono al merito delle parcelle, né con questioni che avessero un minimo supporto giuridico-fattuale esprimendo concetti conseguenti altri presupposti che nel merito sconoscono la legge professionale ma anche il codice civile;
3- inoltre, anche un’ altra parcella sulla quale il funzionario nulla poteva dire è stata liquidata solo quando se ne è informato il Responsabile della Anti- corruzione e non credo che, nonostante il grave ritardo e disparità di trattamento con altri avvocati, il preposto abbia potuto far qualcosa in considerazione del fatto che è la medesima persona”.
Tanto per la cronaca: il Sindaco per ben due volte ha adottato provvedimenti specifici per le mie parcelle. Di ciò gli rendo merito riaffermando anche qui, nella sua persona, stima; il dott. Pusceddu ha agito solo a seguito di specifica disposizione ed io rileggendo la missiva mi scopro veggente.
Le vertenze sono state definite dal 2009 al 2014 e le fatture e notule sono dei primi mesi del 2014 e NON me la sono “cavata” con una sola udienza ( magari non discussa) ma con anni di cause difficoltose oltre la media: il risultato favorevole per l’Ente è scritto negli atti.

Riguardo al fatto che abbia difeso, in passato, il Dirigente affermo che l’incarico è cessato e non vi è alcuna ragione di astensione; riguardo al riferimento alla circostanza che trattavasi di cd. “debiti fuori bilancio”, è una impropria, infondata (avulsa dal mondo giuridico) tesi del Segretario Comunale (fu Lui a scriverlo a me) confutata da diverse decisioni della Corte dei Conti che mi premurai ( invano!) di inviare.
L’importo determinato ( circa 43.500,00) è ovviamente al netto degli accessori che la legge impone al cliente; è stato da me proposto e determinato perché, allo stato, come ho scritto nella proposta, non è più mia intenzione avere rapporti con il Comune di Anzio in quanto, con mio orgoglio, mi pregio di avere la disistima di un Assessore, un Dirigente e un Funzionario oltre evidentemente almeno un Consigliere Comunale ( per quanto sappia); per il bene della serenità mi sono permesso di rinunziare a somme che mi erano dovute.

Certamente ha ragione un noto politico locale nel dire che “ se l’è cercata”; ma la legalità, l’onestà e la competenza sono conquiste che devono essere difese da impropri comportamenti; e me la sono cercata (forse) per avere scritto, che a qualcuno non andava protestata la mora a seguito della vicenda Mef ma pretesa la restituzione di denaro essendo le somme dovute e superflua ogni contestazione ( qualcosa in più delle mie parcelle)!
Mi astengo, comunque, dal riferire perché abbia ulteriormente ma infondatamente guadagnato siffatto onore: ma, tanto è.
Ovviamente l’avvenuta cancellazione dall’elenco dei difensori dell’Ente lo ritengo un provvedimento illegittimo (se non abusivo) ma poco mi interessa perché tale è il sistema ed in qualche modo mi libera da rapporti ormai divenuti non sopportabili.
Ogni documento atto e quanto altro è verificabile e bene farà chi di dovere a verificarlo.
Scusa della intromissione, della prolissità; della presente puoi farne ciò che vuoi.
Cordialità
Guido Fiorillo

Bruschini, il gran dialogatore infastidito dall’opposizione

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Al sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, va riconosciuta una capacità innata al dialogo, a smussare gli angoli, a risolvere con il politichese le situazioni più intricate. E’ un suo grande pregio, universalmente riconosciuto, che gli è valso l’appellativo di “Padre Luciano” coniato da Candido De Angelis e ormai largamente usato.

Con l’opposizione, sin dai tempi del mandato nel ’90 quando era esponente del Psi, Bruschini ha sempre avuto un rapporto privilegiato. Con tanti è amico da una vita, per altri ha stima ricambiata, di certo quando ha avuto qualche difficoltà ha usato i suoi rapporti per uscire dalle situazioni.

Era stato riproposto sindaco dopo la crisi politica nell’epoca della prima Repubblica ma si narra che chiese all’esponente dell’allora Pci Maria Vittoria Fritelloni di fare un intervento forte – e a lei non mancava certo modo – che lui avrebbe fatto un passo indietro. Se concordato o meno, ce lo diranno volendo i protagonisti. Certo è che dopo quell’intervento Bruschini prese la parola e disse che non ci stava a tornare sindaco. Venne qualche settimana dopo, per evitare il commissariamento, l’esperienza balneare di Giorgio Zucchini, poi l’asse Dc-Psi tornò insieme con Peppino Tarisciotti sindaco, prima dell’avvento della cosiddetta seconda Repubblica.

Di volti nuovi pochi, se anche nella presunta terza abbiamo sempre gli attori di allora o i loro eredi, ma il punto è un altro. Luciano Bruschini ha continuato ad avere un ruolo nella vita politica cittadina, a mantenere rapporti, ha “rotto” con chi non lo volle nel centro-sinistra e ha prima sostenuto Candido De Angelis sindaco poi ne ha preso il posto. Nel decennio di De Angelis, dopo due commissariamenti, con porto e piano regolatore dei quali finalmente si parlava e sui quali si procedeva, Bruschini smussava gli angoli in maggioranza e comunque dialogava con i Mingiacchi, i Toselli e via discorrendo. E’ una sua grande capacità, è la “politica“.

Nel primo mandato da sindaco dopo l’elezione diretta ha goduto così di un’opposizione che urlava – a volte – ma nei momenti topici fingeva di andare dal notaio o preferiva restare fuori dall’aula. Al secondo giro non aveva ancora vinto al ballotaggio che aveva nel suo quartier generale, a ricambiare la visita di cinque anni prima quando era candidato sconfitto del Pd, Paride Tulli.

Sarà un male dialogare? No, ci mancherebbe altro. Lo fa spesso in maggioranza, convince tutti, da ultimi l’omonimo Bruschini e Millaci sul bando del porto…. Ma l’opposizione ha un ruolo da rispettare, perché il dialogo va bene ma i fatti amministrativi – dalla relazione della Ragioneria dello Stato ai rilievi della Corte dei Conti, dalle gare finite a carte bollate al bilancio – sono altro e forse questo comincia a infastidire Bruschini.

Quello che è normale e cioè che l’opposizione fa l’opposizione, evidentemente, dà urto. Non sappiamo, ad esempio, quale sarà l’esito del ricorso al Tar proprio sul bilancio, ma al contrario di quello volutamente sbagliato sul piano regolatore, stavolta si discute nella sede opportuna. Vedremo se “carta vince carta perde“, i pareri mancanti e quant’altro sono stati un “complotto” come disse il sindaco o l’ennesima dimostrazione dell’inadeguatezza di chi ci governa.

Se ne è finalmente reso conto anche il Pd…

Aboliamo la parola strumentalizzazione e pensiamo ai problemi

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L’immondizia davanti a una scuola, i genitori che si lamentano, i comunicati che nell’era dei social media viaggiano a una velocità che l’amministrazione 3.0 dovrebbe conoscere bene e che, invece, finge di ignorare.

Peggio, reagisce parlando di “strumentalizzazione” . Non è la prima volta che succede, anzi sono anni. Il servizio mensa non è soddisfascente? I genitori “strumentalizzano” – ma solo quando si lamentano, perché se la commissione dà voto favorevole è tutto a posto – e lo stesso fanno quelli che segnalano le situazioni legate alla sicurezza, ai rifiuti, alle buche, alle perdite d’acqua e chi più ne ha ne metta.

Così, nel clima di perenne campagna elettorale che tanto piace a chi ci amministra, se parla una ex candidata, per giunta con il “nemico” De Angelis, come nel caso di Chiara Di Fede ecco subito gli strali sulla “strumentalizzazione“. Al solito, in Comune, si preoccupano di “che c’è dietro e tralasciano di vedere quello che hanno davanti.

Preferiscono parlare di “strumentalizzazioni” anziché ringraziare i cittadini per le loro segnalazioni. Che daranno anche fastidio, oltre a misurare il grado di inefficienza che ha raggiunto questa amministrazione, ma sono reali.

Ecco, la “signora Di Fede” – come la chiama in modo quasi sprezzante l’assessore Nolfi, invitandola a ripresentarsi nel 2018 – o “il signor Del Giaccio” come il sindaco ha avuto modo di rivolgersi a chi scrive, i tanti signori cittadini, le associazioni come Anzio diva (era una lista, non “strumentalizza“?) – svolgono solo ed esclusivamente il loro ruolo.

Chi governa ha, invece, quello di fare in modo che le cose funzionino al meglio anziché preoccuparsi di cosa c’è dietro…. Ecco, aboliamo la parola strumentalizzazione e pensiamo ai problemi.

ps: chi si lamenta dei rifiuti, nella stragrande maggioranza dei casi paga regolarmente la tariffa, forse controllare che tutti i consiglieri comunali siano in regola oggi e per il passato non sarebbe male….

L’appello, anzi no. Arriva il distributore e paghiamo pure i danni

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Chissà qual è stata la strategia seguita dal Comune di Anzio sulla richiesta di realizzare un distributore di benzina al chilometro 34,222 della via Ardeatina.

Dopo oltre dieci anni dalla prima richiesta della società proprietaria di quella particella di terreno a Cincinnato, a due passi da Tor Caldara e dal prossimo intervento sull’area Puccini, non solo potrà realizzare l’impianto ma ha diritto anche a un risarcimento del danno.

Lo stabiliscono delle sentenze, quindi non serve disquisire se sia giusto o meno. Chiedersi cosa ha fatto il Comune e come si è difeso sì, però.

Dopo la prima richiesta del 2003 e le eccezioni sollevate rispetto al piano regolatore vigente, la situazione sembra morire lì. La società torna a chiedere di poter realizzare il distributore nel 2006, ma ancora silenzio. Così va al Tar e qui abbiamo la prima sorpresa. Si legge nella sentenza: “La ricorrente ha quindi chiesto l’accoglimento del ricorso chiedendo al Tribunale di voler accertare direttamente la fondatezza della domanda. Il Comune di Anzio non si è costituito in giudizio“. Perché? Mistero. Siamo nel 2008, il “silenzio rifiuto” del Comune non è giustificato e quel distributore può essere costruito

Arriviamo al 2010, il Comune presenta appello avverso la sentenza di primo grado. Nelle more del giudizio il distributore non si fa, ma il 3 aprile del 2013 arriva la rinuncia. Evidentemente l’amministrazione ci ripensa, anzi leggiamo dal nuovo ricorso della società che il Comune ha rinunciato “dichiarando di voler prestare acquiescenza alla sentenza“. Cosa che non è avvenuta, tanto che si è tornati di fronte al Tar per l’ottemperanza della sentenza precedente e perché dall’ente hanno fatto sapere a novembre che non andava realizzato l’impianto, serve una variante urbanistica. 

E perché non farla valere in primo grado, allora, quando nemmeno ci si è costituiti? Perché non andare in appello e provare a dimostrarlo anziché rinunciare? No, il Comune nella richiesta di ottemperanza fatta dalla società si limita a ribadire che esiste un vincolo sulla base di una nota della Regione del 10 giugno 2014 e nemmeno contesta la pretesa dei danni.

Ora prova a correre ai ripari con una determina (la 64 del 6 agosto) che affida a un altro legale il compito di impugnare la decisione del Tar che condanna a rilasciare il permesso e a pagare 265.000 oltre interessi e rivalutazione. 

Sono sentenze, vanno rispettate. Ma a questo punto capire qual è stata la strategia del Comune di Anzio e di chi negli anni si è occupato della vicenda per conto dell’Ente, sarebbe il minimo. Non fosse altro che quei 265.000 euro saranno altri debiti fuori bilancio… 

Carrefour, tanto rumore per nulla. Arriva la maxi sala giochi

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Mesi di discussione, consigli comunali impegnati ore, comunicati stampa a più non posso e tanti copiatori-incollatori pronti a riportare le dichiarazioni di Tizio o Caio. L’argomento era il supermercato Carrefour ad Anzio centro, pronto ad aprire in fondo a viale Paolini, per intenderci all’ex ristorante cinese.

Mancano i parcheggi, va rivisto il regolamento, si uccide il commercio del centro anzi no, ricordate? Bene: resterà alle cronache inutili di questa città. Perché quei locali, un tempo sede di un negozio di autoricambi, tra qualche settimana saranno adibiti a sala Bingo, con giochi annessi.

I lavori sono in corso, è un investimento, i commercianti non si lamentano, assessori e consiglieri (salvo Ivano Bernardone che l’ha ricordato in una conferenza stampa del Pd qualche giorno fa) non sembrano stracciarsi le vesti. Non c’è problema di parcheggi, evidentemente, né negozianti da scontentare, né ci si preoccupa di prendere delle misure nei confronti di quello che è un fenomeno a tutti gli effetti e si chiama ludopatia.

Al solito in questo Comune mancano regole, al contrario di quanto sta avvenendo in tutta Italia. Basterebbe avere voglia e copiare (è stato fatto, male, per il regolamento sanitario ad esempio)  prendere quello di Formia piuttosto che di un altro centro.

Si ricorderà tutta la polemica sulle distanze, inserite nel cosiddetto decreto Balduzzi e poi eliminate, riprese da leggi regionali e appunto regolamenti comunali. C’è chi pone a minimo 500 metri da scuole e altri luoghi di aggregazione giovanili o di culto sale del genere, il Tar Lombardia ha anche detto che è corretto, ma se esistono regole si devono rispettare, nell’anomia ad Anzio siamo bravi a far e concedere tutto e il suo contrario.

Quella sala sarà a due passi dal “Colonna Gatti”, per esempio, come ce n’è una davanti al “Chris Cappell” e un’altra nei pressi di via Ambrosini dove ci sono elementari e medie, vero, ma un’iniziativa del genere è comunque un’attrazione. Senza contare le altre sale sparse in città. Che fa? Il problema era Carrefour, le ludopatie? E che sono… Si ignora, invece, che la vicenda è in discussione a livello nazionale e che nel Lazio i 5Stelle si stanno battendo, finora inutilmente, affinché si arrivi a dare un quadro di certezze. Il Lazio ha una legge sulla prevenzione e contrasto a ludopatie e gioco d’azzardo (è del 5 agosto 2013) ma ben poco è stato fatto. Anzi nulla.

Eppure il sindaco, quale responsabile della salute pubblica, qualche problema dovrebbe porselo. Ma al solito, sicuramente, lui “non sa“: della legge regionale e di questa sala, né vede le altre. Una giocata, qual è il problema….

Vero, sarà per questo che tra bancarelle di dubbio gusto, sale giochi a ogni angolo, ambulanti improvvisati, somigliamo sempre più a un paese dell’alto casertano….

Ma non è un supermercato, quindi inutile fare comunicati o dire la propria.

E’ tutto sballato, ma Bruschini si salva. Tanto di cappello

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Fa bene il sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, a sottolineare che il bilancio è stato approvato e che ha superato un altro importante scoglio. Come si è arrivati alla redazione del documento, cosa c’è scritto, quali procedure sono state seguite saranno oggetto – con tutta probabilità – di una battaglia che si giocherà nei tribunali secondo quanto affermato questa mattina dal Pd.

Il primo cittadino, però, in Consiglio comunale si è salvato e va avanti, nonostante criticità evidenti. Sono i revisori dei conti, a pagina 4 della loro relazione, a certificare che l’ente “ha avviato la ricognizione dei residui  sulla base dei quali determinerà il fondo pluriennale vincolato e il risultato di amministrazione”. E quello che è stato votato? Sono numeri a vanvera? Evidentemente sì. Carta vince, carta perde…

Mentre si discuteva il piano finanziario dei rifiuti – che secondo quanto affermato dal dirigente del settore tributi e ripreso dal sindaco e dal suo vice, vedranno un meno 20% in bolletta – è emerso che l’assessore Placidi aveva un conto e i consiglieri un altro. Pazienza, si dirà, ma è il dirigente del settore ambiente Walter Dell’Accio a scrivere che secondo lui l’adeguamento Istat sui contratti è “dovuto“. Nel piano non c’è ma  se la cosa troverà conferma, buona parte della presunta diminuzione del 20% sarà “rosicchiata” dal milione e 300.000 euro che dovremo pagare. Senza contare che il piano stesso ha ben altre lacune che prima o poi qualcuno farà valutare alla commissione tributaria.

Non solo, quel piano contiene già i debiti fuori bilancio che dovevano essere approvati oggi ma sono stati ritirati. Erano sbagliati pure quelli, ma intanto sono in un atto votato… Siamo su “Scherzi a parte”? No, purtroppo, siamo ad Anzio… E sui rifiuti, ad esempio, si sta creando ad arte un’emergenza. Condita questa mattina dalla sparizione dei cassonetti sulla riviera di Ponente. Chi l’ha deciso? Perché?

Intanto  quando ci si accorge che il piano triennale delle opere pubbliche consegnato ai consiglieri comunali è diverso da quello che ha l’amministrazione si potrebbe arrivare al “rompete le righe” e mandare a casa sindaco e compagnia.

Ma Luciano Bruschini ha una capacità unica e quasi invidiabile, è il migliore in questo, così “convince” il suo ex alleato, poi avversario in campagna elettorale, critico sull’impianto del bilancio ormai sballato, a dire che tutto sommato va bene così.

Quando il sindaco non trova sponde, pure cercate, tra gli amici di vecchia data che vanta nel Pd, ecco rispuntare i rapporti con De Angelis che stavolta sente “padre Luciano” e porta con sé anche Eugenio Ruggiero ma non Danilo Fontana. Unico rimasto nel Consiglio di oggi – in quella schiera – a dimostrare che l’opposizione fa l’opposizione, non la stampella.

Invece questa città di stampelle continua a vivere, di rapporti che Bruschini sa mantenere al meglio. Sembra quasi di vederlo chiamare il Luciano area Pd (Mingiacchi) che poi si rapporta con i suoi più stretti alleati nel partito, quindi fare una telefonata alla sinistra che fa capo a Enzo Toselli, prendere il caffè con Paride Tulli, calmare Sergio Borrelli, stemperare Vincenzo Nolfi che tiene alle sorti della figlia, dare bastone e carota a Patrizio Placidi (al quale oggi hanno arrestato quello che ha definito in passato un suo grande amico) o Roberta Cafà, mantenere i rapporti ferrei con Giorgio Zucchini e il fido Sebastiano Attoni.

E vogliamo ancora chiederci perché da oltre trenta anni, direttamente o attraverso familiari, in consiglio comunale siedono sempre gli stessi? E’ tutto sballato, dai conti al piano finanziario dei rifiuti, ma Bruschini è un abilissimo tessitore di rapporti. Tanto di cappello.

Consuntivo, residui carta vince-carta perde. E il parere?

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Nello stesso giorno in cui, in extremis e secondo il Pd e buona parte della minoranza che non ha partecipato al voto senza aver rispettato dei passaggi, il consiglio comunale approvava il consuntivo 2014, la giunta procedeva al “riaggiornamento straordinario dei residui attivi e passivi“.

Vale a dire il problema dei problemi del bilancio del Comune di Anzio. Lo hanno sottolineato Corte dei Conti e revisori, ma l’amministrazione ha proceduto ugualmente.

Sappiamo solo da un paio di giorni, chissà stavolta quale guaio informatico ci sarà stato o se qualcuno avrà preso la febbre data la ritardata pubblicazione sull’albo pretorio, che la giunta il 4 giugno ha deliberato sullo stesso argomento smentendo quanto si discuteva in Consiglio comunale poco prima.

Attenzione, è una disposizione di legge. Il Consiglio accertava con il consuntivo gli “ordinari“, la giunta pensava al riaccertamento “straordinario“. Tutto normale, si dirà, ma intanto i conti non sono gli stessi  e ad esempio ne deriva che l’avanzo di amministrazione aumenta di circa un milione di euro.

E diciamo che va bene, ma finora la delibera è rimasta “nascosta“, allora uno si chiede il perché… Vuoi vedere che questo mistero è legato al parere dei revisori dei conti? Sì sì, quello avuto sul filo di lana (e anche quest’anno firmato da soli due dei tre componenti del collegio, una era febbricitante come la volta precedente) per il Consiglio comunale, nella delibera di giunta non c’è.

Eppure deve essere dato per legge. Quindi o non è stato dato – e l’atto mostra qualche lacuna, lo diciamo da profani – o c’è e dice cose scomode, quindi non viene citato. In entrambi i casi è grave e non parliamo di un cavillo qualsiasi. Forse prima di preoccuparsi di voto, alleanze, visibilità e via discorrendo, in maggioranza dovrebbero chiedere lumi. E dall’opposizione farsi sentire.

C’è o no quel parere?

Ah, sia chiaro: a guasti informatici, malesseri, posta certificata che non parte, protocolli che nessuno vede (mica è una sagra del peperoncino da autorizzare o un’ordinanza da revocare) e firme digitali che non funzionano, ormai facciamo fatica a credere…

Comuni da sciogliere, Nettuno chieda i danni

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Fa sorridere che esponenti autorevoli di quel che resta di Forza Italia chiedano al sindaco di Roma, Ignazio Marino, di dimettersi ovvero l’intervento del Ministero dell’Interno per arrivare allo scioglimento del Comune dopo le vicende di Mafia Capitale. Il sindaco va avanti quasi in trincea e oggi il direttore del Messaggero gli ricorda qual è la situazione e cosa deve fare da qui a sei mesi, se non vuole definitivamente sprofondare agli occhi del mondo.

Per quanto emerge e per il condizionamento che sembra dimostrato – ricordiamo che ci sono commissari già al lavoro a seguito della prima ondata di arresti – lo scioglimento per condizionamento della malavita – semplicisticamente scambiato per “mafioso” – dovrebbe essere automatico. Ma Forza Italia, i Brunetta e i Fazzone, dovrebbero avere la decenza di tacere.

Già, perché se oggi Roma va sciolta, ricordiamo la battaglia dell’allora ministro della pubblica amministrazione e del senatore pontino, l’uomo dei record delle preferenze in provincia di Latina, per evitare lo scioglimento del Comune di Fondi. Ma anche l’interessamento degli ex ministri Meloni e Matteoli.

A Fondi  non solo venne dimostrato il condizionamento, non solo un assessore disse che era stato eletto con i voti di persone poi condannate con 416 bis, ma due proposte del prefetto Bruno Frattasi fatte proprie dal ministro Roberto Maroni, per la prima volta nella storia del nostro Paese vennero rispedite al mittente. Si “allungò” il brodo come era possibile, facendo fare una seconda relazione, aspettando l’entrata in vigore delle nuove norme, facendo dire al ministro Frattini che si era parlato di dimissioni del sindaco che poi arrivarono e – altro caso unico – evitarono lo scioglimento. Andò proprio Maroni, quello della Lega di lotta e di governo, quello che oggi con Salvini si batte contro i richiedenti asilo, a spiegare che era meglio ridare la parola ai cittadini. Pazienza il condizionamento della malavita, dimostrato nelle sentenze delle operazioni “Damasco” che confermano il radicamento della criminalità organizzata di stampo mafioso.

Ecco, Roma se stiamo a ciò che afferma la legge va sciolta, ma al solito questo Paese ha la memoria corta, molti colleghi non sanno o non ricordano quando copiano e incollano comunicati di Forza Italia che oggi ce l’ha con Marino ma ieri difendeva il Parisella di turno, sindaco di Fondi.

Nulla venne fatto per Nettuno, invece, qualche anno prima. E viene da pensare che figure dello spessore di Pisanu (ministro dell’Interno), Casini (presidente della Camera eletto nel collegio Anzio-Nettuno-Ardea-Pomezia) e Fini (leader di An che da queste parti era di casa) abbiano anteposto il dovere istituzionale a quello di partito/coalizione. A ripensarci, Nettuno venne sciolta – e andava sciolta, sia chiaro – per molto molto meno rispetto a quanto emerso a Fondi e a ciò che sta venendo fuori a Roma.

Per questo la città, oggi, dovrebbe chiedere almeno parità di trattamento. O il risarcimento dei danni per una ferita che nessuno potrà mai ricucire, mentre altrove sono state e vengono usate misure ben diverse.

L’investimento di mafia, il clan Mazzei e quella singolare coincidenza

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Il sequestro di 24 immobili di proprietà della società Civico Otto di Aprilia, avvenuto ad Anzio su ordine della direzione distrettuale antimafia di Catania, nell’ambito di un provvedimento emesso su scala nazionale è l’ennesima conferma di come la criminalità organizzata investe sui territori.

La storia di quell’insediamento in viale Europa, però, è ancora più complessa. Era uno dei “palazzoni” regalatoci dal vecchio piano regolatore e rimasto sostanzialmente inutilizzato. Intervennero tre diverse società ed è a una di queste che per 14 appartamenti si rivolse il Comune per trovare una sistemazione alle famiglie allontanate dal palazzo pericolante di via Cristoforo Colombo, ad Anzio Colonia, poi demolito. Appartamenti affittati da una società che all’epoca era in debito con il Comune per l’Ici, quindi acquistati dall’ente a un prezzo di mercato forse superiore a quello normale. Ma c’era da rispondere a un’esigenza e così venne data una risposta, oggi 14 famiglie pagano il canone al Comune.

Poi ci sono altre due società, una è la Civico Otto proprietaria di 24 appartamenti, oggi destinataria del provvedimento cautelare perché ritenuta vicina al clan di mafia dei Mazzei. L’altra è alle prese con una vicenda giudiziaria per cui gli affittuari versano direttamente il canone a un procuratore speciale presso il Tribunale di Latina. Se sono collegate o meno tra loro non emerge, si parla con insistenza – ma senza riscontri – di fratelli che in quella zona rilevarono diversi immobili. Palazzi frutto, sempre, del vecchio piano e di una delle convenzioni scellerate quale fu Anzio 2. Sul possibile ruolo dei fratelli, però, non c’è contezza.

Allora emerge altro, spulciando nella memoria del cronista, il nome del clan Mazzei dalle parti di viale Europa si era già sentito. Era gennaio del 2009 quando venne arrestato un uomo ritenuto esponente di spicco di quella famiglia catanese. Una singolare coincidenza, senza dubbio, ma il signore in questione viveva proprio in uno dei quattordici appartamenti acquistati e poi assegnati dal Comune. Non vuol dire nulla, attenzione, ma al posto dei nostri amministratori – affaccendati nei “ricatti” di questo o quell’esponente di maggioranza secondo i boatos che arrivano da Palazzo in vista del consiglio comunale – andremmo a rivedere a chi sono stati pagati i 14 appartamenti e se c’è o meno un collegamento con la Civico Otto.  O chiederemmo, comunque, “lumi” alla magistratura. Per stare tutti più tranquilli.

Bilancio, relazione copia-incolla e tutti i passaggi che mancano

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La virtù che premia la moderna amministrazione, infatti, non è tanto – e solo – l’attitudine alla programmazione ordinata del proprio operato nel breve o medio periodo, quanto una spiccata capacità ad aggiornare le proprie linee di azione cogliendo le possibilità che man mano si presentano. Diventa pertanto necessario sapersi destreggiare con precisione tra i vincoli e le opportunità che spesso si presentano in modo inaspettato o repentino. A proposito di quest’ultimo aspetto è solo il caso di riportare, come semplice esempio, l’effetto dirompente che le regole sul Patto di stabilità hanno prodotto sui comuni soggetti a tale disciplina, che si è inoltre manifestata in modo così mutevole nell’arco di ciascun esercizio finanziario“. Sono le ultime righe, quelle di pagina 82, della relazione al rendiconto di gestione 2014 recapitato in tutta fretta ieri – e ben oltre i termini consentiti – ai consiglieri comunali di Anzio. 

C’è un’informatica terra terra, nessun 3.0, che funziona perfettamente: è il “copia e incolla“. Già perché le stesse righe sono, pari pari, quelle del 2013. E l’intera relazione è identica, cambiano – per fortuna – almeno i dati di bilancio. Per il resto l’amministrazione ha nulla da dire, ci si limita a riportare cosa chiede la legge e a cosa servono i diversi passaggi. Nulla di più: 82 pagine uguali a quelle dello scorso anno.

Difficilmente l’amministrazione sarà sciolta per il ritardo accumulato e per il quale ha ricevuto la diffida dal Prefetto, ma sta rischiando (e di brutto) per altro. A parte che alla delibera di giunta nella quale si approva – e magari si discute – la relazione al rendiconto, della relazione non c’è traccia alla faccia della trasparenza, i problemi sono altri. Il primo è il mancato accertamento dei residui che arrivano alla cifra record, in totale, di 58 milioni di euro: quanti veri e quanti da eliminare? Il secondo, la mancata relazione dei revisori dei conti.

Ora, il bilancio consuntivo o rendiconto che dir si voglia, per giunta con una relazione copiata e incollata, arriva ogni anno e con scadenze ben note. Ci sono termini precisi che da ultimo il Sole 24 ore ricordava l’8 aprile , insieme a ciò che andava fatto rispetto ai residui da accertare.  Non c’è traccia, rispetto ai documenti noti oggi, di un solo passaggio rispettato. E poi c’è un macigno che qualcuno dovrà spiegare, ammesso che il bilancio passi lo scoglio dei revisori: 14 milioni e oltre di avanzo  possono significare due cose: l’incapacità di amministrare o quella di tenere i conti.