Caccia ai migranti, non a chi fa affari grazie alla politica

rete4

Stavolta non c’è comunicato, né richiesta di risarcimento del danno per la città, né riferimento a “possibili candidati” pure presenti. Quelli andati in tv ieri sera, a Rete4, sono alleati o comunque molto vicini al sindaco Luciano Bruschini, figuriamoci se fa tutto il can can montato (arrivando a dare degli “imbecilli” ai cittadini) quando da altre emittenti nazionali si faceva cronaca, si denunciava la situazione della criminalità sul territorio e si segnalava quanto emergeva da indagini della magistratura. E nessuno parla di chi si stracciò le vesti perché “i panni sporchi si lavano in casa” dopo che in tv andò lo scempio delle Grotte di Nerone.

No, stavolta Bruschini e gli gli altri tacciono, ma la figuraccia resta. Chi ha parlato da Anzio non rappresenta me, né tanti altri cittadini. L’avvocato Mario Marcellini ha lanciato su facebook – e mi sono affrettato a condividere come molti – lo slogan “l’Anzio peggiore, non in mio nome“.

Il problema? I richiedenti asilo che sono arrivati da tempo sul territorio – senza che mai si verificasse un fatto di cronaca causato da loro, nei confronti dei quali c’è chi invece è arrivato a sparare, in via dell’Armellino – i quali vivono in hotel o villette mentre gli italiani sono alla fame. Populismo da quattro soldi che farà forse prendere voti, esasperare gli animi, ma non risolve nulla. Soprattutto se la prende con chi qui è stato mandato ma non con chi fa affari sulla pelle di questa gente.

Quando il danno è ormai fatto, c’è chi prova a prendere le distanze, ma  il ragionamento deve essere allargato necessariamente. I richiedenti asilo sono un problema europeo, Anzio ha fatto la sua parte e possiamo essere d’accordo nel dire che ora basta, ma qualcosa rispetto all’individuazione delle strutture andrebbe detta. C’erano e ci sono le sufficienti garanzie igienico-sanitarie, per esempio, a via dell’Armellino? E come si è arrivati a proporre e far accettare quello spazio alla Prefettura? Chi controlla? Ma no, basta dire che non li vogliamo, ma intanto c’è chi grazie anche a coperture della politica locale affitta gli spazi e incassa. Non si spiegherebbe altrimenti, del resto, come si possa usare un hotel chiuso da ordinanza del sindaco all’epoca dell’arrivo dei migranti se non fosse stato – sia pure non dal punto di vista formale – l’albergo di un consigliere comunale. Ecco, questo a Rete4 nessuno l’ha detto, e per la verità nemmeno in consiglio comunale, dove tutti si affrettavano a “sfiorare” l’argomento ripetendo al titolare dell’hotel “nulla di personale eh….

Certo, nulla di personale, ma in un’altra città il sindaco che ha chiuso l’albergo con una ordinanza va lì indossando la fascia a dire “qua non si passa su una mia decisione, non lo fa nemmeno il Prefetto.” A maggior ragione se l’hotel è di un consigliere, chiamato a dare l’esempio come e più di altri. No, Bruschini non s’è mosso, la Cafà è arrivata alla soglia della Prefettura ed è tornata indietro, poi tutti insieme sono andati a bloccare l’arrivo in un altro albergo. Eh no, basta…. non li vogliamo più. In un’altra città – è un suggerimento al battagliero nuovo dirigente della polizia locale – gli insediamenti “storici” e fuori legge di chi sfrutta gli immigrati sarebbero stati chiusi da tempo. In Comune sanno di cosa si parla, ma se il dirigente vuole siamo a disposizione.

Ma per gli alleati o quelli “vicini” a Bruschini il problema sono quelli che stanno in albergo e nei villini.  Ma sì, colleghiamoci con la tv nazionale, anche se il sindaco ha detto ufficialmente che di migranti qui non ne verranno altri, facciamo un po’ di confusione, magari prenderemo i voti e vinceremo ancora. Ma mica per mandare via i migranti. No, no, per essere eletti e continuare con la copertura della politica a far lavorare una cooperativa “vicina“, un’associazione che puntualmente fa la fattura numero 1 al Comune di Anzio, a farsi revocare un’ordinanza in poche ore, a trovare la strada per non pagare tributi o farlo con calma  e chi più ne ha ne metta.

Del resto ci spiegano che “è la politica“. Forse, ma non in mio nome.

 

La politica, i compromessi, De Angelis che torna

Bruschini-DeAngelis

A questo punto manca solo Berlusconi. Hai visto mai che possa fare un comunicato sul prossimo sindaco di Anzio anche lui? E’ noto che io  di politica “non capisco un c…“, come ricordava la mia vecchia amica  comunista, però qualche riflessione posso sempre farla. Ebbene negli ultimi giorni c’è stato un fermento da piena campagna elettorale, con la manifestata esigenza di riunire il centro-destra per arginare l’avanzata “grillina“. Fine comprensibile, al quale si potrebbe arrivare – così emerge – solo indicando il nome di Candido De Angelis.

Lo ha dichiarato Luciano Bruschini al Granchio, uscito sabato scorso, da lì si è scatenato il putiferio. Sono intervenuti tutti e di più a livello provinciale e regionale. Manca solo Berlusconi, appunto, ma il discorso è altro. La politica, spiega sempre chi se ne intende, è compromesso e quindi possiamo capire che  dal secondo mandato di De Angelis al “continuiamo insieme” con il passaggio di testimone a Bruschini, fino a oggi, se ne cerchi uno. Dimenticando quello che è successo nel 2013, quando De Angelis sfidò Bruschini e assistemmo alla peggiore campagna elettorale di sempre. I due, senza che i rispettivi schieramenti si risparmiassero colpi di ogni genere, arrivarono al ballottaggio e vinse il sindaco uscente. Poi fuoco e fiamme, per poco, quindi il silenzio.

Ora si dimentica tutto, i grillini sono percepiti come il nemico pubblico numero uno (ma non è che all’opposizione abbiano brillato eh….) e Placidi candidato (e “sopportato” dai più) viene considerato perdente, quindi si va insieme. Si cerca l’ennesimo compromesso. Per vincere e fare cosa? No, perché fra i tanti intervenuti in questi giorni – da ultimi esponenti di Forza Italia (due sono  eletti con la lista Enea, ma pazienza) tra i quali c’è chi non ha mai aperto bocca – nessuno ha mai provato a cercare un compromesso che so per una strada, il porto, una manifestazione pubblica, un progetto da portare a termine, una visione condivisa della città. E se qualcuno anziché alle strategie, alle repliche, a cercare chi a Roma possa dichiarare qualcosa si fosse impegnato la metà del tempo per Anzio, oggi staremmo meglio. Ma no, loro preferiscono pensare al futuro sindaco,   tanto poi ci sono i compromessi.

Su una cooperativa piuttosto che un’altra, un dirigente con un titolo sbagliato sul quale tacere, i rilievi del Mef dimenticati, una mano alzata in cambio di una promessa, i bilanci che fanno acqua, la trasparenza che non c’è a cominciare dal presidente praticamente scomparso… E’ la politica, e ripeto non ne capisco, ma De Angelis che fa conferenze stampa con a fianco chi lo avversava in campagna elettorale ed è imputato al pari di Placidi, nello stesso procedimento? Le differenze dove sono?

Leggiamo che apre ai giovani, vuole un rinnovamento, riuscire dove è stato sconfitto nel 2013 con un progetto alternativo che nemmeno il Pd – in sede di ballottaggio – ha colto. Ma è acqua passata, l’ex sindaco e senatore ha ancora un appeal non indifferente, ma quale sarà il compromesso stavolta? Portare Placidi e Alessandroni alle nozze d’argento con il ruolo di assessore? Perché no, Sergio Borrelli con quelle da presidente del consiglio comunale? Ma soprattutto: quale idea di sviluppo della città – dopo averla martoriata e portata ai minimi termini soprattutto negli ultimi otto anni – ha il centro-destra di Anzio? No, ha i voti ovvero pensa di averli. Forse con le varie clientele di questi anni manterrà molto. Il resto pazienza. C’è una cosa iniziata e finita da Bruschini? Sì, la statua di Nerone. Punto.

Allora, compromesso per compromesso, forse è il caso che chi vuole un’alternativa decida di evitare di farsi del male da solo e cominci a presentarne una in grado di unire, non di dividere. E’ una riflessione, sia chiaro, io sono fuori dai giochi: l’ho detto e lo ripeto. Ma per immaginare davvero un’idea di città diversa, “altra” rispetto a chi l’ha governata finora, sarà bene uscire dalle liturgie di partito tanto care al Pd, fare tutti un bagno di umiltà, non uno ma dieci passi indietro, dialogare con chi è stufo di De Angelis-Bruschini-De Angelis ma non è attratto da Grillo, immaginare lo sviluppo di questa città e presentarsi sulla base di quello. Per qualcosa di bello, possibile, funzionale, duraturo e non contro qualcuno.

Decideranno gli elettori, il popolo è sovrano, ma dell’ennesimo compromesso del centro-destra questa città – a mio parere – non sa che farsene.

Porto, ormeggiatori e sindaco: chiarezza

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L’ennesima diatriba tra Capo d’Anzio e Cooperative di ormeggiatori mette a nudo, ancora una volta, la responsabilità del sindaco di Anzio, Luciano Bruschini. Sta succedendo con il presidente Alessio Mauro e l’amministratore delegato Antonio Bufalari quello che accadde con Luigi D’Arpino e Franco Pusceddu. Vale a dire che se l’assemblea dei soci – dove il sindaco rappresenta il 61% e cioè la maggioranza ovvero i cittadini di Anzio – decide una cosa, poi chi operativamente gestisce la società va e la fa. E il socio di maggioranza difende quelle scelte, non dice agli ormeggiatori “‘nve preoccupate, ‘nve caccia nessuno“. Prima ancora, quando il crono-programma venne invertito, va dagli ormeggiatori e cerca un accordo, sapendo che quell’inversione avrebbe creato problemi. Invece no, prima due anni di ricorsi, scontri, persino minacce che portarono alle dimissioni di Luigi D’Arpino (a proposito, le sue denunce hanno avuto un seguito?) e adesso la vicenda delle fatture non pagate, perché le cooperative sarebbero debitrici della Capo d’Anzio.

Attenzione, torniamo al sindaco. Disse in Consiglio comunale che avrebbe fatto inserire quei soldi in bilancio, perché dalla data della concessione al passaggio delle aree qualcuno doveva pagare. Sa bene che senza quelle cifre, frutto di una perizia che non è comunque mai stata resa pubblica, la Capo d’Anzio avrebbe portato i libri in Tribunale.

Detto questo, partiamo da un dato di fatto: i soci delle cooperative non ritennero di partecipare al bando per ormeggiatori deliberato dall’assemblea dei soci (sindaco presente), né alla successiva proroga. Avevano firmato un accordo per essere ricollocati in un’altra area, a lavori avvenuti, e su quell’accordo hanno intentato causa alla Capo d’Anzio, restando a gestire le loro concessioni fino all’intesa del 2016, una volta che anche il Consiglio di Stato aveva dato loro torto.

L’intesa prevede che le Cooperativa svolgano un lavoro per la Capo d’Anzio, in base a un service (che fine ha fatto il parere Anac?) e che questo sia retribuito dalla società. Gli ormeggiatori fanno notare che da ottobre le fatture emesse non vengono pagate e che per la prima volta in 40 anni non hanno lo stipendio, con difficoltà che sono facilmente immaginabili.

La Capo d’Anzio replica – e a tal proposito ha spedito una Pec agli ormeggiatori il 29 dicembre – che deve avere 250.000 euro e in assenza di un accordo  non pagherà le fatture. Fermi. Un passo indietro.

La concessione per il porto faticosamente ottenuta e arrivata nel 2014 è della Capo d’Anzio ovvero al 61% ancora dei cittadini di Anzio, se la società ha un credito – sul quale pende però un giudizio – è un credito che vanta anche la città e su questo non ci piove. Il porto non è di pochi, ma della collettività – come più volte è stato sottolineato –  e perciò comprendendo le ragioni di tutti, un’intesa su quel credito va trovata. Ma nel frattempo gli ormeggiatori vanno pagati e con loro – dei quali nel frattempo sono state utilizzate le attrezzature, per quanto vetuste – va definitivamente trovata un’intesa. Con un dialogo che il sindaco ha il dovere di allacciare, portare avanti, concludere nella maniera migliore per la città e per i lavoratori. Senza prove di forza, senza toni minacciosi – come purtroppo leggiamo da chi sarà pure esasperato ma così non aiuta se stesso – senza interferenze politiche per difendere rendite di posizione che non ci sono più.

Pagare, vedere come recuperare e se è possibile farlo quei 250.000 euro (ma occorre essere forti con tutti, dal Circolo della vela che parimenti ci ha fatto perdere due anni, a chi non ha mai siglato l’intesa e occorreva essere forti  in Regione, quando ci davano pareri contrari a “soggetto“) e poi fare chiarezza sul porto una volta per tutte. E deve farla chi ci rappresenta in quella società, Luciano Bruschini, senza se e senza ma. Deve spiegare ai cittadini il piano finanziario, il progetto di sistemazione interna, la gara, la vicenda ormeggiatori, che fine farà la graduatoria in essere e che fine faranno coloro che intanto sono assunti, che fine abbiamo fatto con il progetto Life, se stiamo pagando i canoni alla Regione Lazio, cosa succederà al prossimo insabbiamento e via discorrendo.

Ricordando al sindaco, infine – ma anche agli eletti distratti – che l’ennesima delibera unanime del consiglio comunale sull’argomento prevedeva tra le altre cose che l’avvocato Cancrini, pagato dalla collettività, venisse a relazionarci sulla causa intentata al socio privato Renato Marconi. Il sindaco ha, al solito, preso tempo, “annacquato“, rinviato. Oggi siamo di nuovo ai toni esasperati. Bruschini ha il dovere di chiarire, i cittadini il diritto di sapere.

Il sistema che si riproduce, i silenzi, ciò che non sapremo

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Le nonne hanno sempre ragione, la mia poi… Amava dire, in dialetto, che “i cojonati so de Dio”. Ad Anzio – e più in generale in Italia – dobbiamo essere tutti nelle grazie del Signore. Sia consentita questa divagazione per affrontare vicende che sono molto più serie ma alla politica di casa nostra, a quel sistema che grazie ai cittadini riproduce se stesso praticamente dal dopo-guerra a oggi, non sembrano una priorità. O che, quando diventano qualcosa di serio, si affrontano secondo l’antico (e vincente, finora) metodo della “po-li-ti-ca”. Chi abbiamo al Ministero dell’Interno? Tranquilli, “arriviamo” ad Alfano….

E ci saranno arrivati, dopo la raffica di richieste di commissione d’accesso partite alla volta dell’ex ministro Angelino, nel frattempo promosso agli esteri. Sapremo mai se c’è il condizionamento della malavita, più o meno organizzata, sull’attività del Comune di Anzio? Probabilmente no. Hanno fatto interrogazioni in tal senso Sel, Gruppo misto, Movimento 5Stelle e Pd. Ma tutto tace. Chi le ha presentate sembra averle dimenticate, chi deve rispondere se ne sta buono buono. E’ la politica, di che vogliamo stupirci? Saranno arrivati ad Alfano, questi avrà chiesto al Prefetto di prendere tempo, verificare, a sua volta la rappresentante del governo in provincia avrà chiesto relazioni su situazioni che dovrebbero essere già di sua conoscenza, magari qualcuno avrà risposto – da oste locale – che il vino è buono. Così sono passati mesi, è arrivato il referendum, la crisi di governo, ora è Natale, Alfano il suo l’ha fatto, ora se la vedesse Minniti.

Ecco, come ho detto in altre occasioni la commissione d’accesso è l’ultima cosa che vorrei. So che ci sono inchieste e le ho raccontate, che bruciano auto a esponenti politici o loro compagni, che in Comune il clima è pesantissimo. Per questo mi piacerebbe sapere da chi è chiamato a decidere se c’è o meno la necessità di insediarla. A chi altri interessa?

I consiglieri comunali d’opposizione tacciono. I parlamentari che hanno presentato le interrogazioni, pure. Il Pd addirittura due, al Senato e alla Camera, ma ora ha da fare con il possibile congresso, il dopo Renzi le liturgie di partito…. La commissione antimafia, poi, avrà giustamente altro a cui pensare, i cittadini non sapranno mai se quelle richieste erano campate in aria o meno. E poi tu vuoi mandare una commissione d’accesso nella città dove va in vacanza il presidente del consiglio Gentiloni? Non scherziamo, su…

Ricordiamo però che quel democristiano con senso delle istituzioni che risponde al nome di Giuseppe Pisanu, da ministro dell’interno di Forza Italia, non guardò in faccia Gianfranco Fini, leader di An e di casa – allora – da queste parti. Né Pierferdinando Casini, eletto in questo collegio: sciolse il Comune di Nettuno, primo nel Lazio. Il suo successore in quel dicastero, Roberto Maroni che insieme a Salvini viene a parlarci di rispetto delle regole, si macchiò del mancato scioglimento di Fondi, dove rispetto a Nettuno c’erano cento volte più motivi. Senso delle istituzioni, appunto…. Ma è l’Italia, ragazzi, così ad Anzio non sapremo più nulla e come diciamo “l’omo campa, male ma campa”.

Restano le domande: serve o non la commissione? Ci sono, com’è dimostrato, interessi di ‘ndrangheta e camorra sul territorio e hanno o meno rapporti in Comune? La criminalità locale ha in qualche modo condizionato delle decisioni?

Ecco, di fronte alle mancate risposte viene quasi da sorridere su come il sistema che ad Anzio ha rigenerato se stesso è capace di insabbiare, rinviare, aspettare, dire “ma che ti metti a fare….” , dileggiare chi prova a esprimersi fuori dal coro. Perché non concepiscono che si possa essere diversi rispetto a ciò che è stato finora, il loro brodo di coltura è questo.

Un titolo per un altro al concorso per dirigente dell’area finanziaria? Un potenziale concorso in falso e abuso d’ufficio? Ma che vuoi…. quello è bravo, nessuno ha pensato di aprire un’indagine, nessuno ha fatto ricorso, chi è arrivato secondo è andato a Nettuno – non credo per un accordo politico come si vocifera, ma a pensar male come diceva Andreotti…. – e “l’omo campa”. Poi in un Paese dove uno diventa ministro, all’istruzione, e scrive su un curriculum una cosa per un’altra che vai a guardare? Il titolo diverso di chi ha vinto un avviso pubblico? Pazienza… Il messaggio che mandi? “Facciamo come ci pare”. Complimenti. E vuoi andare a guardare i titoli dell’altro, il comandante dei vigili che praticamente non ha mai diretto niente? O la segretaria generale che in barba alle indicazioni dell’Anac svolge il ruolo di controllore e controllato? No no, ti spiegano che la politica…. E poi per la Capo d’Anzio un parere è stato chiesto, nell’attesa….

I consiglieri comunali? Tacciono, mica si rispettano le regole qua. Perché nell’anarchia stanno bene tutti, che ti metti a fare? Domani potrebbe servirti che di fronte a una tua mancanza qualcuno debba girarsi dall’altra parte, meglio non sollevare polveroni. E quanti si sono girati, negli anni…. Demolizioni non avvenute, ad esempio, o chi è ancora moroso e siede in consiglio comunale o in giunta. Anzi no, potrebbe aver regolarizzato la posizione ma ai cittadini non è mai stato detto e pure il povero Ivano Bernardone s’è stancato di chiederlo al presidente a vita del Consiglio comunale, Sergio Borrelli.

Così come è andato via un segretario generale che doveva al Comune, secondo la relazione del Ministero dell’economia e finanze, qualche decina di migliaia di euro ma non sappiamo se ha mai pagato. Di certo gli abbiamo liquidato il dovuto, mentre ignoriamo – dopo due anni – quali provvedimenti abbiano adottato il sindaco e gli uffici rispetto a quelle prescrizioni.

Funziona così e il sistema non si pesta i piedi – a volte finge di farlo – non chiede, non crea caos, perché domani si potrebbe essere alleati e non si sa mai, perché c’è lo spettro dei grillini, perché in maggioranza si urla e si ottengono deleghe ma nessuno può andarsene. Altrimenti crollerebbe il castello messo in piedi, a suon di incarichi, cooperative, lavoro al quale si dovrebbe tornare dopo una vita, entrate da assessore che altrimenti non ci sarebbero, posizioni di potere e via discorrendo.

La Politica – sì, P maiuscola – quella intesa come città da immaginare, sviluppo da condividere, visione, impegno per il prossimo, coerenza tra ciò che si promette e quello che si realizza? Ma quando mai…

Anzio? Aspetta, ha votato e scelto, decide da una vita che va così, urla ma poi va a cercare il lavoretto, l’incarico e tutto ciò che sappiamo. Ripeteva il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa: “Finché una tessera di partito conterà più dello Stato, non ce la faremo mai a vincere”. Parafrasando potremmo dire che finché saranno gli interessi particolari ad avere la meglio, non ne usciremo. Possiamo provarci, ma ci ritroveremo in pochi, temo.

Chi non sta a questo andazzo? Può sempre consolarsi con la frase di nonna e pensare di essere nelle grazie di Dio, mentre il sistema continua imperterrito, impunito e purtroppo vincente. Fate pure, auguri!

La vicenda Schioppa, emblema di questa amministrazione

COMANDANTE

Foto anzionettuno.info

Non voglio annoverarmi tra i giuristi da bar, quindi pubblico qui la sentenza sulla vicenda di Bartolomeo Schioppa, l’ex dirigente della polizia locale al quale il Comune deve 52.000 euro più interessi. A seguire, invece, il comunicato– non comparso sul sito, ma diffuso dall’ufficio comunicazione e presente sul profilo facebook del sindaco – con il quale il legale che ha assistito l’ente dice che è andata bene.

Ciascuno potrà farsi un’idea, il discorso è altro. Schioppa è arrivato ad Anzio per una precisa scelta politica. Si sapeva – era noto al sindaco, Luciano Bruschini e a quanti si sono occupati del caso – dei problemi con la giustizia, ma anche del fatto che ovunque non si era lasciato bene con le amministrazioni. Legittimo, sia chiaro, ma quando scegli devi mettere in conto tutto. L’impressione, invece, è che a un certo punto si è cercato di mettere “pezze“.

Tra le tante convocazioni ricevute c’è a mio carico quella per un procedimento disciplinare, intentato dal Comune contro Schioppa. Ne parlo perché la vicenda è chiusa e perché andai a quell’incontro – da testimone – con l’articolo scritto all’arrivo del dirigente, intervistato per il Granchio nell’allora stanza del sindaco, alla presenza di Luciano Bruschini. Feci una domanda precisa a Schioppa, relativa alle sue pendenze. Ebbene in quel procedimento lo accusavano di non saperlo o non averlo reso noto, quando in realtà lo sapevano anche i sassi.

Ecco perché, al di là delle ragioni, di una sentenza passata in giudicato per corruzione nei confronti dell’ex dirigente, di un licenziamento tutto da verificare che la neo segretaria si è sbrigata a fare e che è stato depositato in corso di causa quando ormai i giochi erano fatti, la vicenda di Schioppa è l’emblema di come (non) funziona questa amministrazione.

Prima scegli o ti fanno scegliere, sei certo del “buon lavoro” che farà il comandante, poi finisce come stiamo vedendo in questi giorni. L’unica certezza? I cittadini che pagano….

ps  A proposito del danno d’immagine, il dirigente l’avrà pure fatto, ma a Ravenna e non ad Anzio.

 

L’allergia ai giornalisti, le pessime figure

lucianola7

Torniamo protagonisti sul notiziario di “Ossigeno“, l’osservatorio che si occupa di giornalisti minacciati e nei confronti dei quali arrivano maxi richieste di risarcimento del danno. Non è la prima volta, purtroppo, che il Comune di Anzio è protagonista di pessime figure.

L’ultima vicenda è quella nei confronti di “La7” che qui viene riassunta dall’osservatorio. Non basta, la storia è parte anche dell’editoriale di Alberto Spampinato, nel quale si ricorda come secondo i dati presentati di recente 92 cause su 100 finiscono in una bolla di sapone, ma nel frattempo i giornalisti – che hanno fatto semplicemente il loro lavoro – devono spiegare al direttore, all’editore (quando ce l’hanno), prendersi un avvocato, pagare, rimettere insieme i pezzi di carta e soprattutto devono fare i conti con la vocina interna che dice: “Ma chi te lo fa fare? Ma non ti basta? Ma vuoi rovinarti?

Ecco, quando arrivano maxi richieste di risarcimento ci pensi, eccome. Alberto fa bene a chiedersi, inoltre – e sottoscrivo – che “sarebbe interessante sapere se il sindaco di Anzio intende promuovere questa lite, che a noi sembra temeraria, a sue spese o a spese del Comune, e in tal caso con quale deliberazione, con quale previsione di spesa e a carico di quale capitolo del bilancio comunale“.

Vedremo.

Porto, la via d’uscita e le risposte che ci deve il sindaco

avvocatomauro

Forse c’è una via d’uscita per il porto pubblico, una soluzione alle criticità poste dalla legge Madia e dal fatto che il Comune ha presentato un piano di razionalizzazione che portava dritto dritto alla dismissione. Il presidente della Capo d’Anzio, l’avvocato Ciro Alessio Mauro, la spiega in una nota che si riporta di seguito. Nel frattempo la società ha iniziato finalmente a comunicare in maniera più puntuale, ha reso noto che nel consiglio d’amministrazione entra la segretaria generale e tuttofare del Comune, Marina Inches (ma si aspetta parere Anac, speriamo non faccia la fine di quello degli ormeggiatori) e che è pronta a “convocare un incontro con il Consiglio Comunale”. Alt, magari è il contrario. Anzi, il consiglio comunale aspetta ancora di sentire – ad esempio – la relazione dell’avvocato Cancrini sulla vicenda delle quote a Marconi. Inoltre si apprende che è arrivato il Via, sia pure parziale, e che si farà ricorso alla finanza pubblica (Cassa depositi e prestiti) ovvero alle banche, in alternativa al fondo maltese del quale si era parlato. Va tutto bene, ci mancherebbe, ma sarebbe ora che il nostro socio di riferimento, il sindaco che rappresenta il 61% che è di ciascun cittadino, decidesse di informarci compiutamente una volta per tutte. È assolutamente apprezzabile lo sforzo del presidente e del consiglio d’amministrazione, ma sull’operazione porto continuano a esserci dubbi che il primo cittadino ci deve assolutamente chiarire.

P.s Cosa è cambiato al Circolo della vela rispetto all’originaria proposta? E chi paga il tempo e i soldi spesi a correre dietro un ricorso impossibile?

***

Sulla Madia, l’intervento dell’avvocato Mauro.

Legge Madia, d.lvo 175/2016, e Capo d’Anzio S.p.A.

La realizzazione di uno “Stato Impresa” attraverso:

acquisto (de iure condendo, promozione della attività di impresa con le soc. part.)

mantenimento le partecipate (de iure condito)

gestione (de iure condendo e de iure condito)

c’è uno sdoppiamento del soggetto pubblico dell’attività, per la presenza di uno sua partecipazione: il richiamo alla concorrenza, in effetti, non postula regimi monopolistici e, dunque, si prefigura un nuovo modo di guardare allo “Stato Impresa” che sia il solo operatore sul mercato, che deve essere sviluppato con le soc. part.

Il punto di partenza è l’art. 1 della legge Madia laddove fa salve le disposizioni di legge o regolamenti afferenti a società sorte in funzione di scopi specifici da individuare alla luce del percorso normativo cui esse fanno riferimento ed all’interesse pubblico, generale, ovvero alla missione che sottendono.

In specie, si ricorda che il Porto di Anzio venne addirittura contemplato nella legge regionale 29.11.1984, n. 72 che disciplinò le modalità di attuazione degli “Interventi Regionali per l’adeguamento del sistema portuale laziale”. Già questo ne comprova l’interesse regionale nonché la missione sottesa agli interventi per riqualificazione di tutto l’asset regionale laziale.

Ma non è tutto.

Ai sensi dell’art. 14 della legge in commento si prefigurava, già allora, la possibilità di affidare in concessione ad operatori economici l’attività di scopo suddetta, con procedura di evidenza pubblica.

In tale quadro si innesta la approvazione del Piano Regolatore Portuale di Anzio da parte della Giunta Regionale Lazio avvenuto in data 6 agosto 2004, che a sua volta conferma e richiama il contenuto del Piano di Coordinamento dei Porti della Regione Lazio approvato con Delibera del Consiglio Regionale n. 491/1998.

Ricorrono, dunque, i requisiti che la Madia contempla ai fini della “salvezza” (!) delle disposizioni già vigenti alla data della sua entrata in vigore, 23.09.2016:

  • ricorre la previsione normativa – (art. 1, comma 4, “restano ferme le specifiche disposizioni, contenute in leggi o regolamenti governativi o ministeriali che disciplinano società a partecipazione pubblica (…)” – che in specie è data dalla legge regionale 29-11-1984, n. 72, a mente della quale, come detto, il Porto di Anzio ricade nella programmazione strategica regionale, da attuare a mezzo di interventi specifici, che nel nostro caso sono proprio quelli contenuti nell’Accordo di Programma approvato con decreto del presidente della giunta regionale n. 79 dell’11-03-2011, atto prodromico al rilascio della conseguente concessione demaniale marittima n. 6586/2011 a favore della Capo d’Anzio S.p.A.;

  • ricorre anche l’ulteriore requisito previsto all’art. 1, comma 4, lett. (a, afferente al “società (…) per il perseguimento di una specifica missione di pubblico interesse (…)” laddove per pubblico interesse deve intendersi anche la realizzazione e la gestione portuale oggetto della concessione e della Società Capo d’Anzio S.p.A., come meglio spiegato dal Consiglio di Stato, con sentenza n. 6488/2012: “la natura giuridica del servizio di gestione dei porti turistici debba essere definita come servizio pubblico di rilevanza economica”.

Resta inteso che la Società Capo d’Anzio S.p.A. pur nella sussistenza dei requisiti di cui sopra, che sembrano confermare la sua permanenza nel panorama normativo pubblicistico del settore portuale (ove condivisa con le Autorità preposte per legge alla interpretazione delle norme di nuovo conio), dovrà via via adeguare il proprio trend di ricavi alle prescrizioni ivi contenute, anche attraverso un piano di razionalizzazione che di fatto si identifica con business plan in corso di aggiornamento, il tutto secondo l’art. 26 della stessa legge Madia, la quale prevede la operatività del piano di razionalizzazione a far data dal 2018 per l’anno 2017.

Dai “giornaletti” agli “imbecilli”, il segno del declino

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Si arrabbiò e pure tanto, il sindaco Luciano Bruschini. Aveva ragione. Ad attenderlo sotto la sede del Comune, in piazza Cesare Battisti, all’inizio degli anni ’90, c’erano genitori e bambini della scuola media di Anzio Colonia, oggi “Falcone“. Già 25 anni fa si registravano dei problemi e all’arrivo del sindaco partì un coro: “buffone, buffone”.

Una delegazione di genitori venne ricevuta – con giornalisti al seguito, tra i quali chi scrive – e Luciano Bruschini disse giustamente che prima di dare del buffone a lui e di chiedere l’intervento del Comune, quei genitori dovevano insegnare l’educazione ai figli. Non si dà del buffone a un sindaco, a una istituzione, non lo fanno dei bambini soprattutto.

Ecco, dalla lezione di educazione civica di allora, alla pessima figura di un sindaco che dà degli “imbecilli” ai cittadini il passo, purtroppo, è stato breve. Un segno dei tempi che sono cambiati, certo. Di questi 25 anni nei quali il rispetto lo abbiamo spesso messo sotto le scarpe, anche se la pessima uscita del sindaco che fa ancora bella mostra sulla home page del Comune – mentre buona parte del sito continua a non rispettare le norme sulla trasparenza – è il segno evidente del declino di questa classe politica e dirigente.

Dove il disprezzo ha preso il posto della dialettica civile, dove non potendo più contare esclusivamente su quelle 10-15 persone che facevano e fanno “politica” e  con le quali bastava parlare per “aggiustare” le cose, si esce di senno. Nei confronti dei giornali e dei cittadini “rei” – questi ultimi – di segnalare cose che non vanno o, peggio, fare comitati….

Avete capito bene, i cittadini che dovrebbero essere una risorsa – soprattutto quando segnalano – sono se va bene “sopportati“.

Esce una notizia su uno dei media locali? Ma sì, “i giornaletti“. Quattro cittadini segnalano che le analisi dell’Arpa dicono che il mare è inquinato e che in Comune – tra un fax che arriva a uffici chiusi e un protocollo che se la prende con calma – non hanno provveduto? Denuncia a carico loro, con pochi in piazza a esprimere solidarietà purtroppo. Era vera quella notizia, al punto che il procedimento intentato dall’assessore Placidi per conto del Comune è stato archiviato. Ma intanto il segnale era chiaro: parli? Provo a zittirti. Segno di debolezza eh, non di forza….

Come quando si fa identificare in consiglio comunale chi sta facendo il proprio lavoro, la buonanima di Giancarlo Testi, ma poi si sorvola su chi interrompe con violenza i lavori. Giancarlo era giornalista, chi interruppe “fa” politica. Vogliamo ricordare i riferimenti alle “belle penne“? O allo “pseudo giornalista” – chi scrive – perché no pure “infame“? Silenzio, la politica difende se stessa e scende inesorabile nel suo declino. O preferisce, sotto sotto, dire “hanno fatto bene“, quando a margine del primo consiglio comunale aggrediscono il direttore del Granchio. Ma sì, vero?

Aggrediscono dei cittadini a Lido dei Pini perché stanno manifestando a difesa della pineta? Si fa un consiglio comunale che rasenta la farsa, con Bernardone che lo aveva chiesto e prova a fatica a far comprendere che quella è una cosa grave  e che forse dietro all’aggressione c’è qualcosa di più serio. Ma no, hanno fretta in maggioranza e devono tutelare altri, non gli aggrediti. Un comitato fa le pulci ai lavori di protezione del porto neroniano, fra l’altro assegnati dalla Regione a una ditta che si scoprirà avere l’interdittiva antimafia?, per il sindaco quei cittadini sono in modo più sprezzante che ironico “ingegneri navali“. Peccato avessero ragione.

Come avesse ragione chi commentava su facebook le dimissioni “irrevocabili” di Nolfi e Cafà dicendo che erano una presa in giro.  Invece  c’è chi commentava le notizie riportate dai giornali sostenendo che scrivessero cose “finte” e che “tanto la strada prima o poi ci farà incontrare“. Perché il problema – vedi richiesta milionaria a La7 – è sempre chi racconta, mai quello che accade ed è nero su bianco. E nemmeno abbiamo citato tutto, perché basta un giro sui social – potrebbe farlo il sindaco 3.0 – per leggere i pesanti aggettivi usati da qualche consigliere comunale.

 Così ieri ho fatto una riflessione con alcuni colleghi di “giornaletti” incontrati a via XX settembre, i quali hanno preso il caffè con uno “pseudo giornalista” non prima di aver salutato un paio di “imbecilli locali” seduti al bar in piazza.

Dal sindaco che dava – giustamente – lezioni di buona educazione, a quello che insulta semplici cittadini. Eccolo il declino di chi ci amministra e di questa classe politica ormai fuori dal tempo.

Sì, facciamoci risarcire. Ma prima serviva altro…

 

 

A nessuno piace essere accostato alla mafia, ricordo mestamente che basta anche il condizionamento della criminalità comune e dico la verità: capisco il sindaco Luciano Bruschini che oggi ha annunciato una richiesta di risarcimento del danno da 5 milioni di euro a La7 e alla senatrice Fattori.

Nemmeno in campagna elettorale il sindaco aveva fatto tanti comunicati, si sente all’angolo e reagisce. Dal suo punto di vista fa pure bene, ma sinceramente credo che si sia reso conto che la situazione gli è sfuggita di mano. L’ultima carta che gioca è quella del risarcimento. Se si tratta davvero di 5 milioni solo il “contributo unico unificato” costerà alle casse comunali circa 2.000 euro, più la parcella dell’avvocato che per una cosa simile ne vorrà – a farci un piacere – almeno 10.000. Ma Bruschini deve tenere insieme, adesso, capire chi è con lui e chi contro a difesa della “immagine” della città.

Va capito, non è abituato, non se l’aspettava, viene dai tempi in cui la politica “aggiustava“. Che serve? Lascia stare…. aspetta…. poi vediamo. Di fronte a una vicenda simile, in altri tempi, avrebbe chiamato Tuscano, Borrelli, Luciano Mingiacchi, si sarebbe confrontato con il fratello Luigi e Gianfranco Tontini, se serviva avrebbe sentito Pasetto, avrebbe goduto di una sponda da Toselli dall’altra parte, sentito Zucchini, accontentato Placidi. Sono i rapporti, la “politica” intesa com’è stato finora. L’ha fatto anche con i “nuovi“, era riuscito a tenere a bada De Angelis, poi quello ha provato la spallata nel 2013 dopo il “continuiamo insieme“. Allora si è tenuto vicino con una delega, una promessa, qualche parola buona gli altri. E’ la “politica“,  quella dove Bruschini si è formato ed è cresciuto, ricordandoci che c’è dentro da 50 anni. Lui, il re della mediazione, che non media più. Che si è fatto sfuggire di mano la situazione, che sa bene quello che è successo ma deve difendersi. Uno che usa lo slogan 3.0 ma  che continua ad avere i ritmi di un tempo, che tiene due ore un Borrelli o un Zucchini a “ragionare” mentre la città va alla deriva. Perché questo gli si contesta, non altro. Una deriva che non piace, tra l’altro, perché ha dato spazio a chi non doveva averne.

Un sindaco che era abituato ai controlli del “Coreco” e che oggi, invece, non sta dietro alla trasparenza, al sito – usato arbitrariamente per certi comunicati – a una macchina amministrativa che si può cambiare pure ogni 15 giorni ma continua a non avere capo né coda. E adesso pure l’Anac? E’ stanco, il sindaco, e ha ragione…. Prima mediava, ora i cittadini prendono e scrivono, usano i social, lo “accusano“, portano documenti, citano leggi. Ha dovuto scrivere all’Anac per chiedere se la segretaria può stare nella Capo d’Anzio, dopo che da questo spazio e dai Grilli di Anzio sono stati sollevati dubbi su chi è controllore e controllato, e non lo concepisce. Già che c’era, però, poteva chiedere all’Anac se la segretaria può fare anche la dirigente ed essere contemporaneamente responsabile dell’anti corruzione, Savarino fu giubilato per molto meno…… Ah, già che si trovava, anziché continuare a dire a tutti che lui per dirigente dell’area finanziaria  sceglieva chiunque, poteva chiedere se aver preso uno senza valutarne il titolo è corretto o meno.

No, no, ma che volete? Lui sa, conosce Anzio come nessun  altro (“metro quadrato per metro quadrato”, ama ripetere) e non tollera che si chieda. Sul caso del dirigente, per esempio, Andrea Mingiacchi ha chiesto l’accesso agli atti? Luciano ha trovato nel Pd chi gli ha detto di non preoccuparsi…. Ah, la “politica”…..

Ma la mafia no, non ci sta. Non può starci. Allora definisce “imbecilli” i cittadini e non è da lui. Da questo spazio e sui media l’ex presidente della Capo d’Anzio, Luigi D’Arpino, è stato massacrato e accusato di “turpiloquio” per le sue esternazioni. E un sindaco che dà degli “imbecilli” ai concittadini? L’avesse fatto De Angelis, c’erano le barricate.

Il nome da difendere, vero, ma forse la città andava difesa prima da chi nella migliore delle ipotesi se ne è approfittato.Con appaltini, cooperative, associazioni, i favori ai “soci elettori di…“. Bruschini sa bene. Non è mafia? A leggere certe carte si arriva alla camorra, ma questo non spetta ai cittadini, c’è la magistratura al lavoro.

E c’è una richiesta di accesso – prevista per legge – chiesta da deputati e senatori di diversi gruppi. Non basta dire “è tutto a posto” – e vorremmo che lo fosse – non è più sufficiente. E’ arrivato un suggerimento dai suoi ex alleati ma Bruschini è troppo “so tutto io” per accettare: vada da Alfano, chieda di sapere. Non lo farà, perché l’ha chiesto Candido. E perché è ora che Alfano dia una risposta non a Bruschini ma alla città.

Rispetto ai danni, beh…. un sindaco che si fosse costituito parte civile nei processi Appia Mythos contro i Gallace e in quello contro il clan Schiavone-Noviello sarebbe più credibile. Ma lui, ad esempio, e non ha mai chiesto danni a chi dava pareri a soggetto contro il porto e la città. No no, lì c’era la “politica“, che ti metti a fare…

Qui chi fa notare cose evidenti ma ci infanga. E perché non chiedere all’avvocato se è possibile costituirci in “Mala suerte”? Altro che vicenda tra privati…. Il sindaco sa bene com’è andata.

Vedremo se qualcuno dovrà pagare questi 5 milioni, ma forse occorreva evitare la deriva, prima. Comunque un suggerimento sentiamo di darlo. E’ bello dire che i soldi andranno alle famiglie disagiate, ma si potrebbe immaginare di fare una posta per i tanti, tantissimi, crediti inesigibili che la Corte dei conti ci ricorda.Questo si può dire?

No all’accesso? Bene, qualcuno ce lo dica

fattori

La senatrice Fattori durante il suo intervento su Anzio

Il sindaco Luciano Bruschini ha ragione. Lo dico senza ironia. Basta con queste richieste di accesso e l’eco che Anzio sta avendo sui media e in parlamento. Nel comunicato odierno, dove da degli “imbecilli” verosimilmente agli attivisti del Movimento 5 Stelle locali, ribadisce che il tessuto cittadino è sano e che è stufo di questi accostamenti, riferendosi all’intervento in aula della senatrice Fattori.

Va capito, ma proprio dall’alto della sua lunga carriera politica sa che non basta dire “è tutto a posto“. Quando nel 2011, con una interrogazione che si rivelò infondata, alcuni esponenti del Pd provarono a chiedere l’accesso l’allora senatore Candido De Angelis scrisse al prefetto che rispose: “Allo stato non risultano situazioni che impongano l’attivazione delle procedure di legge di cui all’articolo 143 del decreto legislativo 267 del 2000“. Lo stesso Bruschini, successivamente, incontrò il prefetto Giuseppe Pecoraro e la cosa – che a dire il vero era campata in aria – finì lì.

Ecco, noi vogliamo credere alle parole di Bruschini, esprimiamo di nuovo solidarietà a Zucchini, ma proprio perché dal 2011 a oggi sono successe molte cose, sarà bene che il ministro Alfano o – se non può – il prefetto Basilone, mettano nero su bianco che non vanno attivate procedure di legge. Vorremmo anche sapere chi era presente al rassicurante “colloquio in Prefettura” – così riferito il 20 luglio, perché cinque anni fa il sindaco fu molto più preciso. I giornalisti dovranno pur tacere, ma spesso hanno archivi interessanti. Così parlava Bruschini nel 2011: “Ringrazio anzitutto il prefetto Pecoraro per la sua immediata disponibilità a ricevermi e la sua consueta cortesia. Gli ho riferito le mie preoccupazioni, oltre alle perplessità sull’aver messo insieme fatti slegati tra loro. Ho riferito anche la certezza che le nostre istituzioni sono sane – disse il sindaco – l’ho trovato molto disponibile ad ascoltare e comprendere il mio stato d’animo di fronte a una richiesta del genere. Faccio politica da tanti anni, conosco tutti quelli che la fanno e l’hanno fatta, in maggioranza e all’opposizione, sento di dire per quello che vivo quotidianamente che nessuno è condizionato dalla criminalità organizzata”.

Ecco, bisogna essere chiari. Con una città che non merita – lo ripeto per l’ennesima volta – l’onta di una commissione d’accesso e un possibile scioglimento per condizionamento della criminalità. Non necessariamente mafiosa. Se il ministro o il prefetto risponderanno come nel 2011, i parlamentari di quattro diversi gruppi avranno fatto una clamorosa figuraccia ma saremo tutti più tranquilli. Tutti.