Il ricordo di Falcone, che emozione in quella scuola

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Un passaggio fugace, un semplice saluto a chi aveva organizzato la giornata per ricordare Giovanni Falcone, la moglie e la sua scorta brutalmente assassinati dalla mafia 23 anni fa, e una grande emozione in quella scuola.

Oggi che ci sono gli “istituti comprensivi”, per chi la ricorda in costruzione prima (al posto di vecchie “baracche“) e come succursale del “Cesare Battisti“, essere in un istituto intitolato a Falcone è già un passo avanti. Che brutto quel giorno e come vola il tempo. A scuola, oggi, c’erano quanti come me nel ’92 si affacciavano appena al mondo del lavoro e adesso sono genitori. C’erano persone che io vedevo già adulte quando ero bambino ed erano lì per assistere al lavoro dei nipoti. C’erano quegli alunni nati dieci anni dopo la strage di Capaci e in grado di ricostruire quanto accaduto e comprendere il messaggio di Falcone che prima era stato di Chinnici, Dalla Chiesa, poi di Borsellino e di tutti quelli che la mafia ha ucciso. Un messaggio di legalità, speranza, senso di giustizia, coraggio, perché: “Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola” – come ci ricordava proprio Falcone.

Vedere i lavori dei ragazzi, vederli indossare le maglie “No alla mafia“, vedere il fermento dei genitori che hanno organizzato (complimenti ad Andrea e Manuela, non me ne vogliano gli altri che purtroppo non conosco), leggere qualcosa al volo, fermarsi a sbirciare un video, dice che c’è un Paese che non si arrenderà mai.  E che Falcone e gli altri sono stati uccisi, vero, ma vivranno per sempre.

Tenendo a mente una frase proprio del prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa: “Finché una tessera di partito conterà più dello Stato, non ce la faremo mai a vincere“. Una tessera o un interesse particolare rispetto a quello generale, l’interpretazione errata del proprio ruolo pubblico o il potere usato per fare favori anziché amministrare, a volte intimidire anziché rispondere.

Quei ragazzi stamattina ci hanno detto altro ovvero che questa battaglia si può e si deve vincere.

La scuola chiusa per lavori, il centro cottura delle mense no.

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Chiude di nuovo il plesso “Virgilio”, dal pomeriggio odierno a martedì “causa ulteriori interventi manutentivi“. Il sindaco ha firmato nei giorni scorsi l’ordinanza che segue sopralluoghi e analisi da parte dell’azienda sanitaria locale secondo i quali nella pavimentazione c’è presenza di fibre d’amianto.

Sono “confinate all’interno di una matrice estremamente compatta” e non ci sono “rischi particolari di esposizione per alunni e personale scolastico” ma vanno comunque rimosse. Da qui il piano di lavoro, la prima chiusura e adesso questa nuova ordinanza. Se non ci sono rischi poco si capisce l’urgenza, dato che la scuola è finita, ma se il sindaco ha deciso così avrà i suoi buoni motivi e non c’è da discutere quando c’è di mezzo la salute pubblica.

Nella stessa scuola, anche se in ambienti diversi, c’è uno dei centri di cottura del servizio mensa scolastica. Dobbiamo immaginare che lì la situazione sia sotto controllo perché non risulta alcuna chiusura. Siamo certi, anzi, che qualcuno si sia preoccupato del fatto che mentre si smantella il pavimento da una parte non ci sono rischi di alcun genere – fossero anche le polveri di cantiere – dall’altra.

Non vogliamo credere che nessuno si sia preoccupato, per questo – oltre l’ordinanza – sarebbe necessario avere un’assicurazione dal Comune.

L’investimento di mafia, il clan Mazzei e quella singolare coincidenza

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Il sequestro di 24 immobili di proprietà della società Civico Otto di Aprilia, avvenuto ad Anzio su ordine della direzione distrettuale antimafia di Catania, nell’ambito di un provvedimento emesso su scala nazionale è l’ennesima conferma di come la criminalità organizzata investe sui territori.

La storia di quell’insediamento in viale Europa, però, è ancora più complessa. Era uno dei “palazzoni” regalatoci dal vecchio piano regolatore e rimasto sostanzialmente inutilizzato. Intervennero tre diverse società ed è a una di queste che per 14 appartamenti si rivolse il Comune per trovare una sistemazione alle famiglie allontanate dal palazzo pericolante di via Cristoforo Colombo, ad Anzio Colonia, poi demolito. Appartamenti affittati da una società che all’epoca era in debito con il Comune per l’Ici, quindi acquistati dall’ente a un prezzo di mercato forse superiore a quello normale. Ma c’era da rispondere a un’esigenza e così venne data una risposta, oggi 14 famiglie pagano il canone al Comune.

Poi ci sono altre due società, una è la Civico Otto proprietaria di 24 appartamenti, oggi destinataria del provvedimento cautelare perché ritenuta vicina al clan di mafia dei Mazzei. L’altra è alle prese con una vicenda giudiziaria per cui gli affittuari versano direttamente il canone a un procuratore speciale presso il Tribunale di Latina. Se sono collegate o meno tra loro non emerge, si parla con insistenza – ma senza riscontri – di fratelli che in quella zona rilevarono diversi immobili. Palazzi frutto, sempre, del vecchio piano e di una delle convenzioni scellerate quale fu Anzio 2. Sul possibile ruolo dei fratelli, però, non c’è contezza.

Allora emerge altro, spulciando nella memoria del cronista, il nome del clan Mazzei dalle parti di viale Europa si era già sentito. Era gennaio del 2009 quando venne arrestato un uomo ritenuto esponente di spicco di quella famiglia catanese. Una singolare coincidenza, senza dubbio, ma il signore in questione viveva proprio in uno dei quattordici appartamenti acquistati e poi assegnati dal Comune. Non vuol dire nulla, attenzione, ma al posto dei nostri amministratori – affaccendati nei “ricatti” di questo o quell’esponente di maggioranza secondo i boatos che arrivano da Palazzo in vista del consiglio comunale – andremmo a rivedere a chi sono stati pagati i 14 appartamenti e se c’è o meno un collegamento con la Civico Otto.  O chiederemmo, comunque, “lumi” alla magistratura. Per stare tutti più tranquilli.

Informatica in Comune, guasti a orologeria e beffe. Sindaco, per piacere….

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Chi li ha acquistati? Perché non funzionano? Due semplici domande che il sindaco 3.0 dovrebbe porre ai dirigenti vecchi e nuovi ogni volta che c’è un problema con l’informatica in Comune. L’ultimo – non nuovo – è quello legato al bilancio. Sembra un sistema a orologeria: siamo in ritardo, non rispettiamo un termine che è uno, et voilà: guasto informatico.

Nessun guasto, invece, per la fatturazione elettronica. Se ne parla dal 2008, una proroga dopo l’altra, è in vigore dall’1 aprile con delibera adottata in extremis dalla giunta (il 31 marzo) ma non parte. Motivo? Il programma della Maggioli non è stato avviato. Sì sì’, avete capito bene, sempre la solita azienda – a dire il vero leader in questo settore – della quale fatichiamo a vedere i benefici nei Tributi e che ora torna protagonista alle mense, dove facciamo un salto indietro di quasi dieci anni perché si emettono i bollettini ma non c’è più la tracciabilità di chi paga e chi non.

E nel Comune 3.0 è largamente in uso che ognuno compra i programmi che vuole, tanto nessuno andrà a dire nulla perché ha altro da pensare. Così sono trascorsi quasi due mesi dall’avvio della fatturazione elettronica e ancora nessun fornitore viene pagato perché chi ha dato il programma non lo avvia. Ma siamo su “Scherzi a parte”? Tempo fa il sindaco ammise di avere l’impressione che ognuno, nell’informatica che oggi muove il mondo ma fa arretrare come i gamberi il Comune di Anzio, facesse un po’ come voleva,

Questa della fatturazione, i guasti a orologeria, il “crash” della Ragioneria che non aveva neanche una memoria esterna mica il “cloud“…, le mense, il mezzo cassetto tributario e chi più ne ha ne metta. Sindaco, per piacere… E’ ora di mettere un po’ d’ordine, anche se il tempo è scaduto.

Bilancio, relazione copia-incolla e tutti i passaggi che mancano

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La virtù che premia la moderna amministrazione, infatti, non è tanto – e solo – l’attitudine alla programmazione ordinata del proprio operato nel breve o medio periodo, quanto una spiccata capacità ad aggiornare le proprie linee di azione cogliendo le possibilità che man mano si presentano. Diventa pertanto necessario sapersi destreggiare con precisione tra i vincoli e le opportunità che spesso si presentano in modo inaspettato o repentino. A proposito di quest’ultimo aspetto è solo il caso di riportare, come semplice esempio, l’effetto dirompente che le regole sul Patto di stabilità hanno prodotto sui comuni soggetti a tale disciplina, che si è inoltre manifestata in modo così mutevole nell’arco di ciascun esercizio finanziario“. Sono le ultime righe, quelle di pagina 82, della relazione al rendiconto di gestione 2014 recapitato in tutta fretta ieri – e ben oltre i termini consentiti – ai consiglieri comunali di Anzio. 

C’è un’informatica terra terra, nessun 3.0, che funziona perfettamente: è il “copia e incolla“. Già perché le stesse righe sono, pari pari, quelle del 2013. E l’intera relazione è identica, cambiano – per fortuna – almeno i dati di bilancio. Per il resto l’amministrazione ha nulla da dire, ci si limita a riportare cosa chiede la legge e a cosa servono i diversi passaggi. Nulla di più: 82 pagine uguali a quelle dello scorso anno.

Difficilmente l’amministrazione sarà sciolta per il ritardo accumulato e per il quale ha ricevuto la diffida dal Prefetto, ma sta rischiando (e di brutto) per altro. A parte che alla delibera di giunta nella quale si approva – e magari si discute – la relazione al rendiconto, della relazione non c’è traccia alla faccia della trasparenza, i problemi sono altri. Il primo è il mancato accertamento dei residui che arrivano alla cifra record, in totale, di 58 milioni di euro: quanti veri e quanti da eliminare? Il secondo, la mancata relazione dei revisori dei conti.

Ora, il bilancio consuntivo o rendiconto che dir si voglia, per giunta con una relazione copiata e incollata, arriva ogni anno e con scadenze ben note. Ci sono termini precisi che da ultimo il Sole 24 ore ricordava l’8 aprile , insieme a ciò che andava fatto rispetto ai residui da accertare.  Non c’è traccia, rispetto ai documenti noti oggi, di un solo passaggio rispettato. E poi c’è un macigno che qualcuno dovrà spiegare, ammesso che il bilancio passi lo scoglio dei revisori: 14 milioni e oltre di avanzo  possono significare due cose: l’incapacità di amministrare o quella di tenere i conti.

Succi e l’ordinanza a tempo di record. Ora così per tutti i cittadini

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Sull’albo pretorio ancora non c’è. Misteri della trasparenza del nostro Comune o forse hanno evitato di metterla perché dimostra – ancora una volta – che ci sono figli e figliastri. Parliamo della vicenda dell’hotel Succi, di una nota della Asl “scomparsa” a dicembre 2013, di una chiusura a giugno 2014 e di una revoca parziale – avvenuta il 12 marzo – dell’ordinanza emessa dal sindaco appunto il 9 giugno di un anno fa.

E’ l’ordinanza della quale Umberto Succi, consigliere comunale che formalmente non c’entra con la gestione dell’hotel di famiglia ma che dimostra di avere un interesse ben preciso, parla nell’intervista al “Granchio” di sabato scorso.

Ordinanza emessa il 12 marzo, sulla base di una nota della Asl arrivata il giorno stesso. Quando si dice l’efficienza del Comune… Oggi arriva la nota dell’azienda sanitaria e oggi – quando normalmente il protocollo addirittura “smarrisce” dei documenti o quando pareri del Ministero restano nei cassetti – si riapre il piano terra. Va benissimo, a patto che da questo momento in poi, ciascun cittadino deve avere lo stesso diritto di chi gestisce quella struttura a tempi così celeri nella preparazione degli atti da parte degli uffici e alla firma del sindaco. Non è giusto, lo ammetterà lo stesso sindaco, che se uno si chiama Succi ed è consigliere comunale prima si evita un’ordinanza a dicembre 2013, poi si fa perché non ci sono alternative ma senza preoccuparsi se l’attività prosegue o meno, quindi il girono che la Asl scrive ci si precipita a revocarla parzialmente. Oppure è giustissimo, a patto che si faccia così con tutti da questo momento in poi.

Detto ciò è confermata la mancanza di idoneità del resto dell’hotel, nel quale da ieri sono ospitati i richiedenti asilo. Nel vicino Comune di Ardea il sindaco è riuscito a ottenere che i migranti non alloggiassero in locali privi dell’agibilità, qui nessuno sembra preoccuparsi di questo aspetto. A via dell’Armellino o nella struttura dell’hotel Succi.

Come questa mattina commentava un collega al quale “rubo” la frase, lì volere è potere, qui evidentemente è l’esatto contrario.

I migranti, l’hotel, l’ordinanza. Le cose che non tornano

Umberto Succi

Umberto Succi

A leggere il Granchio di questa settimana oltre la cronaca sulla vicenda dei richiedenti asilo all’hotel Succi, con la raccolta firme e l’iniziativa del comitato, più che avere qualche certezza sorgono altri dubbi.

Sabato, quando il giornale era in edicola, si aspettava ancora l’arrivo dei migranti che da oggi, invece, sono nel loro alloggio. Bene, è doveroso accogliere e – tra l’altro – siamo in emergenza. Al punto che poche ore fa è stato raggiunto un accordo europeo per fermare sul nascere i viaggi della speranza. Se servirà o meno è tutto da stabilire, mentre dopo le dichiarazioni rilasciate alla collega Katya Farina dal consigliere comunale Umberto Succi c’è qualcosa che non torna. Premesso che è noto che direttamente il consigliere non è parte della società di gestione dell’albergo, resta comunque almeno il portavoce dato che a intervenire è sempre lui. Ma questo conta poco.

Quello che non torna è altro: a occuparsi dell’accoglienza sarà la cooperativa Tre Fontane, mentre sul bando della Prefettura leggiamo che per il polo Rm/H al primo posto è arrivata la cooperativa Inopera. Chi ha ragione?

Rispetto alla chiusura dell’hotel Succi dà una notizia che purtroppo non è possibile verificare perché nel Comune 3.0 la trasparenza continua a difettare. Ebbene il consigliere comunale con un interesse più o meno diretto nella vicenda – non uno che passa per strada – afferma che “la struttura è stata parzialmente riaperta con ordinanza sindacale del 12 marzo, a seguito di tre sopralluoghi dell’azienda Usl presso i locali cucina, spogliatoio e ristorante“.  Ordinanza che sul sito del Comune, a oggi, non c’è. Il 10 marzo si parla dell’anno Innocenziano, una settimana dopo della sagra della zeppola, ma una cosa di un rilievo simile non si trova. Ci sarà, ne siamo certi, e sarebbe interessante farla conoscere. Ma  perché il responsabile del procedimento della precedente ordinanza – quella di chiusura – si è affrettato a scrivere al Comune intero dicendo che non sapeva nulla della vicenda migranti e non si assumeva responsabilità? E perché una società chiede di essere autorizzata ad aprire un centro cottura quando la cucina è riaperta?

Ed è vero, come leggiamo, che i migranti andranno in una quarantina di stanze per le quali è precluso il servizio alberghiero?

In tutto questo tace il sindaco. Come per via dell’Armellino, così per Succi. Suoi colleghi in mezza Italia hanno detto sì all’accoglienza ma in strutture adeguate, qui l’impressione è che neanche ci siamo preoccupati.  Non ha ragione – a modesto parere di chi scrive – chi raccoglie firme o manifesta contro certi arrivi, ma le regole che in questa città sono spesso un optional dovrebbero invece valere. Per tutti.

Bilancio, la beffa 3.0. Ma fateci il piacere….

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Puntualmente alla vigilia di un problema con il bilancio, spunta il guasto informatico. Non è la prima volta, ma vogliamo credere che sia andata come riportato oggi da Controcorrente in edicola. Di certo c’è una lettera del 13 maggio – a termini ormai superati – spedita dal dirigente dell’area finanziaria a sindaco e assessore al bilancio. Sarebbe gravissimo, del resto, se si provasse a mascherare errori e ritardi – i residui andavano riaccertati entro il 31 gennaio, che il consuntivo andasse presentato entro fine aprile era noto – inventando un guasto. Suvvia…

La verità è che siamo il paese 3.0 delle beffe e che solo per aver clamorosamente fallito nel settore informatico il sindaco che ha incentrato su questo argomento la sua ultima campagna elettorale dovrebbe andarsene. Perché basta spulciare l’albo pretorio – sperando che siano state inseriti tutti gli atti – digitare software, programmi o informatica per vedere quanto è stato speso in questi anni. Inutilmente.

Circa 100.000 euro per le mense, poi abbiamo il cassetto tributario in varie versioni e passaggi, i “data entry“, i programmi gestionali, i soldi per il sito e quelli per Maggioli che è un po’ come l’insalata e va sempre bene, le varie consulenze, quindi anche ausili informatici che – così ci dicono – non sono “compatibili” con gli altri in uso al Comune. Decine di migliaia di euro, spesi da ciascun dirigente o funzionario, senza una “testa” né coordinamento. Altro che 3.0, siamo all’anarchia informatica e se capita un guasto è la naturale conseguenza del “fai da te” o, peggio, del “fai contro tizio o caio“. Perché al guasto dobbiamo credere, altrimenti sarebbe ancora tutto più grave.

Vedremo se questa storia del ritardo informatico aiuterà a giustificare il fatto che il bilancio non è stato approvato in tempo o sarà semplicemente una foglia di fico. Vedremo cosa avranno da dire i revisori dei conti di un maxi avanzo e residui fuori controllo. Vedremo cosa pensa il prefetto quando leggerà che pure in passato ci sono stati problemi con l’informatica.

Qui viene in mente una battuta del collega Lidano Grassucci, tanti anni fa. Eravamo a Latina Oggi, si votava per le politiche, e da Repubblica chiamarono in redazione per sapere se avevamo i risultati della provincia pontina. Internet neanche esisteva, si andava in Prefettura e si facevano i conti con calcolatrici giganti, lui rispose: “Ah, voi siete Repubblica e chiedete a noi? Se non c’avete i mezzi, chiudete!

Ecco, altro che 3.0: se non ci sono i mezzi, fateci il piacere, chiudete questa esperienza.

Bilancio, il Prefetto si muove. Commissario dietro l’angolo

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Hanno fatto in fretta e furia. Hanno approvato il rendiconto in giunta, oggi, dopo aver detto alla commissione bilancio questa mattina  che non c’erano documenti da valutare. Lo hanno fatto approvando la delibera, lo schema di bilancio e  la “relazione illustrativa al rendiconto” senza però allegare quest’ultima. Soprattutto lo hanno fatto dopo che ieri il prefetto di Roma, Franco Gabrielli, ha ricordato che il tempo è scaduto.

Finalmente c’è uno Stato che si fa sentire, ricorda che esiste la legge e che va rispettata. Il precedente rappresentante del governo in provincia di Roma sembrava averlo dimenticato. Soprattutto quando concesse a Bruschini di ricandidarsi nonostante la mancata approvazione del bilancio 2011. Ecco, ora che ci sono i venti giorni sui quali facevano affidamento in Comune perché “si è sempre fatto così”,   il commissariamento e il possibile scioglimento restano dietro l’angolo. Perché i venti giorni partono da ieri, dalla nota del Prefetto spedita oggi a tutti i consiglieri comunali, e perché il bilancio va approvato adesso entro il 3 giugno. Prima di farlo servono passaggi di non poco conto, come il parere dei revisori dei conti che vedremo cosa hanno da dire su 58 milioni di residui e un’amministrazione che porta un “avanzo” di 14 milioni, affermando con ciò di non amministrare o, peggio, di avere così tanti residui (che continuano a crescere) al punto di non essere più in grado di gestire la situazione. Altro passaggio è la documentazione ai consiglieri comunali. Completa.

Poi certo, nessun Comune viene sciolto se approva il rendiconto una settimana più tardi, non se ne ha memoria. E’ vero e per certi aspetti anche condivisibile, ma qui è una “abitudine” e a più riprese la Corte dei conti lo ha segnalato.  Per questo il commissario è dietro l’angolo, cominciano a pensarlo persino in maggioranza…

Il bilancio fuori termine e un commissario per farci capire

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Diciamolo subito: a memoria non si ricorda lo scioglimento di un consiglio comunale sulla mancata approvazione del rendiconto, ma la situazione di Anzio è particolare e c’è da sperare che la richiesta fatta dal Pd al Prefetto venga presa in considerazione nel più breve tempo possibile.

Il rendiconto del 2014 andava approvato entro il 30 aprile in consiglio comunale o, almeno, in giunta. Non c’è traccia dei documenti e sembra che sia difficile far quadrare i conti. Per ragioni diverse che vanno dal sistema informatico fuori uso alla vicenda – irrisolta – dei residui. Ragioni per le quali i revisori dei conti a dare il parere non ci pensano proprio.

In Comune, come al solito, fanno spallucce. Il termine del 30 aprile di solito è “inteso” prorogato di 20 giorni e poi la Prefettura ancora non ha scritto… Si è sempre fatto così e dobbiamo dire che dall’Ufficio territoriale del governo non si sono mai preoccupati troppo. Sarà il caso di spiegare al nuovo prefetto, Franco Gabrielli,  che ad Anzio è dal 2010 che si approvano i consuntivi fuori tempo massimo e che i bilanci – come ha sostenuto apertamente Candido De Angelis in consiglio comunale, come più volte ha detto il Pd nei suoi documenti – sono sostanzialmente falsi. A dirlo è anche la Corte dei conti, nell’ultima relazione relativa alla situazione di Anzio, nella quale si afferma che: “Il mantenimento di residui attivi inesistenti o inesigibili si ripercuote direttamente sulla veridicità del risultato di amministrazione e in generale sulla veridicità e attendibilità del bilancio dell’ente”. Magistratura contabile che non a caso ricorda  le “irregolarità finanziario contabili” emerse per i consuntivi dal 2010 al 2012 nella sua relazione del 2014.

Sarà bene che qualcuno vada a spiegarlo al Prefetto, facendo attenzione stavolta a non affermare una cosa per un’altra com’è stato lo scorso anno per il bilancio di previsione. Basterà portarsi dietro le relazioni della Corte dei conti e il Prefetto avrà l’obbligo di nominare un commissario che predisponga il bilancio da approvare. Forse capiremo, una volta per tutte, che sistemati i residui rischiamo il disavanzo di amministrazione e che non si scherza più. Nella vicina Nettuno la commissaria arrivata dopo la sfiducia al sindaco Alessio Chiavetta ha parlato di situazione di pre-dissesto, qui forse a certificarlo deve venire un tecnico nominato dal Prefetto.

Lo scioglimento del consiglio comunale, infatti, non è automatico. Ma un commissario per preparare il consuntivo ci consentirebbe di capire la reale situazione finanziaria e poi ognuno potrebbe regolarsi meglio al momento del voto. Maggioranza compresa.