Gli spari ad Alessandroni, la sicurezza percepita: guai a minimizzare

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Stavolta vedremo se ci sarà la maggioranza e se il presidente “a vita” del consiglio comunale, Sergio Borrelli, risponderà all’appello dell’opposizione di fare presto nella convocazione chiesta sull’ordine pubblico.

Perché c’è un solo errore che si può fare in questo momento, dopo gli spari all’abitazione di Alberto Alessandroni: minimizzare. O, peggio, liquidare con vicende estranee alla vita amministrativa quanto accaduto, come sentiamo fare a investigatori da bar. Perché l’obiettivo era Alessandroni, del quale registriamo ovviamente la presa di posizione ma dal quale ci aspettiamo che chiarisca il possibile con la polizia.

La solidarietà all’assessore è scontata, a nessuno piace essere intimidito e cose del genere qui non s’erano mai viste. E’ accaduto prima a Patrizio Placidi, ora a suo cugino, guarda caso i recordman delle preferenze. Almeno il dubbio che c’entri la vita amministrativa volete lasciarcelo? O il fatto che qualcuno, magari per una promessa mancata, sia invidioso di certi tenori di vita? Gli investigatori non lasciano nulla al caso, in tal senso. Perché è chiaro che le forze dell’ordine devono fare chiarezza, perciò speriamo di sapere presto chi ha aperto il fuoco mandando un segnale ad Alessandroni e perché. Non facciamo che resti un mistero come quello di Placidi, insomma.

Guai a minimizzare, dicevamo, come il sindaco ha già fatto il 18 settembre scorso evitando di partecipare in Senato alla commissione sulle intimidazioni ai pubblici amministratori. E’ evidente che la situazione di tensione esiste, ricordiamo pure quanto accaduto nel passaggio dalla Giva alla Parco di Veio, ad esempio, le maniere forti usate in Comune per farsi pagare fatture arretrate, quanto sta accadendo intorno al porto, la condanna – sia pure in primo grado – di un ex assessore e una dirigente. E’ inevitabile che Sel chieda l’intervento dell’antimafia, stavolta non parliamo di vicende remote come quando la chiese il Pd ma di fatti concreti e vicini. E per avere una commissione d’accesso non serve la presenza della mafia intesa come tale, basta dimostrare l’ipotetico condizionamento.

Sarebbe un’onta per la città, a maggior ragione è bene andare in consiglio comunale e dire le cose come stanno, cominciare a preoccuparsi per gli spari ma anche per la sicurezza percepita dei cittadini che è in calo vertiginoso. Altro che “ronde”, ispettori ambientali “sceriffi” o commissione che ancora non produce un atto: qui occorre un’azione politica forte per chiedere la giusta attenzione alle forze di polizia. Non vengano a dirci che i reati sono in calo, le statistiche in casi del genere lasciano il tempo che trovano poiché a volte i cittadini nemmeno perdono tempo a sporgere denuncia per piccoli furti. Non a caso si parla di sicurezza percepita, indicatore sulla base del quale si organizza il lavoro di polizia e carabinieri.  Si faccia e al più presto, quel consiglio, e si dica ai cittadini come stanno realmente le cose.

Il porto delle nebbie, il sindaco grande assente

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Il sindaco non si confronta in consiglio comunale, il Circolo della vela di Roma presenta una diffida, gli ormeggiatori evitano lo sgombero ricorrendo al Tar, le tensioni sono quotidiane e finalmente – con i tempi delle liturgie di partito – anche il Pd sottolinea come sul porto si stia giocando una partita pericolosa. Pericolosissima.

La città, proprietaria del 61% delle quote della Capo d’Anzio, rischia di perdere tutto. E il porto di finire in mano a un privato. Diciamo le cose come stanno, una volta per tutte. Ha ragione il Pd a sottolineare la scarsa coerenza tra quello che ha fatto la società – nelle assemblee, presente Luciano Bruschini, e nei consigli d’amministrazione – e ciò che invece ha in mente il sindaco. In questo “balletto” – al netto delle iniziative di chi difende il proprio posto ma anche più di qualche privilegio – il grande assente è proprio il sindaco.

Il famoso bando che ripropone una gara – con il rischio che alla realizzazione si unisca la gestione e che la Capo d’Anzio ovvero la città sia nuovamente estromessa – andata deserta due anni fa, non vede ancora la luce. E mentre Bruschini lo annuncia – ma non si presenta a dirlo in Consiglio comunale, portandosi dietro la maggioranza compresi i presunti “nuovi” della politica – la Capo d’Anzio si muove per fare altro. Perché altrimenti fallisce. E lo fa con il beneplacito nei verbali d’assemblea del sindaco. Qual è la verità?

Possiamo parlare giorni del fine per il quale era nata la società, anzitutto costruirlo il nuovo porto, del progetto, dell’ingresso di Renato Marconi (si sapeva chi fosse, gli ormeggiatori che inviano dossier fanno bene a ricordarlo ma la sostanza oggi non cambia), degli errori commessi in questi anni e degli ostacoli posti. E’ il passato, mentre dobbiamo guardare al domani. Per questo non vorremmo che qualcuno stesse realmente mirando a far fallire la Capo d’Anzio proprio mentre è in grado almeno di invertire la tendenza dei propri bilanci, con il porto che finisce in mano a Marconi o chi per lui. A chi giova? Al socio privato? A chi potrà dire politicamente “l’avevamo detto?” A chi ha stretto qualche singolare accordo con imprenditori pronti per un eventuale bando ma che restano alla finestra?

Dal socio di maggioranza, rappresentante dei cittadini proprietari del 61%, ci si aspetta una presa di posizione chiara: la Capo d’Anzio oggi è l’unica concessionaria, piaccia o meno a circoli e affini, e la legge va fatta rispettare. Anche con gli sgomberi se occorre, fatti bene e non impugnabili come quello singolare emesso e poi ritirato dal Comune.  Non si gioca… E invece non si è ancora in grado nemmeno di assegnare una sede alla propria società, quella in piazza Pia sembra “promessa” a una mostra di conchiglie alla quale terrebbe particolarmente il vice sindaco Zucchini. La Capo d’Anzio ha trovato ospitalità dai marinai in congedo…

E’ un esempio che la dice lunga. E intanto Bruschini continua a tacere, anzi parla con pochi intimi, e intorno vediamo troppe manovre e sentiamo troppe voci. Servirebbe – in consiglio comunale, meglio ancora nelle assemblee pubbliche promesse e mai svolte dal primo cittadino – quella di chi rappresenta noi tutti nella Capo d’Anzio e nel porto che – non mi stancherò mai di ripeterlo – era, è e resta “nostro” e non di pochi intimi.

La Tari, i tributi, il fallimento 3.0

Come si vede, le percentuali non tornano...

Come si vede, le percentuali non tornano…

E’ ora che il sindaco Luciano Bruschini chiami l’agenzia di pubblicità che ha curato la sua campagna elettorale per dire che potevano almeno fermarsi a 2.0. Perché spesso non si arriva nemmeno a quello… Diciamo che volendo puntare sull’innovazione e, appunto, il 3.0 i comunicatori non hanno reso un bel servizio al sindaco, esponendolo quotidianamente a pessime figure.

Qualche giorno fa il vice sindaco e assessore alle finanze, Giorgio Zucchini, e il responsabile del tributi Luigi D’Aprano, hanno fornito alcuni dati relativi alla situazione dei pagamenti. Senza spiegare  molto, anzi affermando qualcosa almeno singolare. Ad esempio: “C’è un 15% di utenti che non esistono più“. Cioè? Sono morti, trasferiti o cosa? E chi ha emesso le fatture, chi ha i dati, dov’è il 3.0? Mistero.

C’è poi la vicenda delle percentuali di tassa sui rifiuti a carico delle utenze domestiche e non: 80% per le prime, 20% per le seconde. Dati del piano finanziario alla mano sono 75 e 25% – parliamo di circa un milione di differenza – ma qui nemmeno di fronte a un calcolo aritmetico (altro che 3.0) viene ammesso l’errore: “Ci può essere qualche arrotondamento“.

Un accenno al cassetto tributario, la buona notizia che saranno messi on line anche i versamenti Imu e Tasi, i comprensibili intoppi, poi una bugia: costa 3.000 euro l’anno. No, il 4 giugno 2013 con determina 88 è costato 20.993,5 euro per i tributi, con quella 55 del 13 dicembre dello stesso anno 7.320 per le mense. Nei piani finanziari della Tari ci sono 70.000 euro che restano, a questo punto, una incomprensione 3.0

Altra buona notizia è che sarà annullata l’assegnazione dei locali a chi è moroso (speriamo presto) ma poi c’è altro che non torna. Di recente controcorrente ha sollevato il problema del rapporto tra responsabile del servizio e Maggioli, dato che il primo scrive libri per la seconda. Tutto lecito e autorizzato, ma dire che i programmi da Maggioli per il Comune li comprano altri non è vero. L’ultimo acquisto è del 24 dicembre, appena 302 euro per la banca dati, ma ci sono fino al 2012, almeno altri sei atti fra programmi Tia, formazione e altri con acquisto fatto da quell’ufficio. Non siamo un Comune 3.0 ma nemmeno i cittadini hanno l’anello al naso.

Il porto, i privilegiati, la fuga della maggioranza. E’ meglio chiudere

L'home page del sito Marina di Capo d'Anzio, registrato dal socio privato

L’home page del sito Marina di Capo d’Anzio, registrato dal socio privato

Facciamo un esempio terra terra: sono stato fra i fondatori della cooperativa “il Granchio”, editrice dell’omonimo settimanale. Ne sono uscito dopo diversi anni, adesso decido di andare da un avvocato e diffidare la cooperativa perché edita un giornale. Voglio vedere se è “eventualmente” autorizzata a farlo. Vi starete chiedendo cosa c’entra, ne sono certo.

Ebbene è il modo per introdurre la diffida che il Circolo della vela di Roma ha fatto Regione, Comune e Capo d’Anzio. Legittimo, per carità, se non fosse che a presiedere quel circolo c’è chi è stato in consiglio d’amministrazione della Capo d’Anzio dal momento della costituzione fino al 3 settembre 2008. Quindi anche dopo la richiesta di concessione demaniale, fatta a marzo 2005.

Uno può essere stato disattento, certo, ma chiedere gli atti oggi somiglia a una beffa. Peggio, al tentativo di mantenere un privilegio pagando meno di 3.500 euro l’anno. La concessione e l’inversione del crono programma sono atti pubblici, ma al Circolo della vela fingono di non saperlo. Hanno le loro ragioni da difendere, bene, tanto gli interessi della città alla quale asseriscono di aver dato tanto vengono dopo. Meglio tenersi lo spazio, pagare neanche 300 euro al mese, mantenere corsi, ristorante, bar, spazi in via molo Pamphili occupati tutto l’anno. Il porto? Pazienza. C’è un passaggio che colpisce della diffida, quello che contesta la “asserita esclusiva a favore della Capo d’Anzio del diritto di concedere l’autorizzazione allo svolgimento di attività, anche di ormeggio di imbarcazioni”. Perché il circolo fa anche da ormeggiatore? Non ci sarebbe da stupirsi nel porto dove per decenni hanno fatto un po’ tutto tutti, senza controlli.

Adesso che c’è una concessione, adesso che la Capo d’Anzio – certo, per fare altro rispetto a ciò per cui era nata – ne ha la titolarità, spariscono tutti quelli che volevano (?) il porto. Si passa a diffide e carte bollate.  La società ha sbagliato nella comunicazione e l’approccio, lo ripeto da mesi, ma qui occorre cominciare a dar ragione a Luigi D’Arpino che da tempo asserisce che il porto realmente c’è chi non lo vuole. E ha fatto bene, il presidente della Capo d’Anzio, ad annullare la conferenza dopo la fuga di sindaco e maggioranza, compresi i presunti “nuovi” della politica anziate. Va a rispondere D’Arpino quando il sindaco, proprietario del 61%, si guarda bene dal farlo alimentando i dubbi sull’intera operazione porto? Quando con un comportamento del genere si alimenta il comportamento di chi si batte affinché non si faccia più nulla?

E tanto Bruschini ha ragione, oltre le dichiarazioni stampa che hanno risvegliato persino il 5stelle Tontini aspettiamo ancora un manifesto banalissimo o mezzo comunicato nel quale farlo notare da parte dell’opposizione di varia natura. Ma sì, va bene così… Intanto gli spari ad Alessandroni hanno fatto già dimenticare il Consiglio a vuoto.

Hanno ragione gli ormeggiatori, ha ragione il Circolo della vela. Perché cambiare se finora è andato avanti tutto così, sia pure per pochi? La città può attendere. E quando il porto sarà insabbiato non ci sarà più la Regione a dragarlo, attenzione, quando la Capo d’Anzio sarà fallita allora arriverà il privato e vedremo se ci saranno diffide o atti simili.

Magari è quello che qualcuno vuole davvero. Dovrebbe avere il coraggio di dirlo. Intanto sarebbe meglio cominciare a far rispettare le leggi – tutte – e se necessario chiudere un porto che non è sicuro, dove si svolgono attività abusivamente o al limite della legalità. Speriamo che se non Capitaneria, Finanza e chiunque abbia giurisdizione locale cominci a muoversi qualcuno a livello superiore. La misura è colma.

Fermarsi, ripartire. E’ finita l’epoca del centro-destra di Anzio

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Anni fa, commentando la mancata qualificazione del Nettuno baseball ai play off, il collega Mauro Cugola scrisse sul “Granchio”: fermarsi, ripartire. La parabola era arrivata al punto più basso. Era finita l’era di una squadra capace di dominare negli anni ’90 e si doveva cominciare a ricostruire. Cosa che in parte venne fatta, salvo arrivare ai giorni nostri con due società contrapposte fra loro e una storia e tradizione ormai in disarmo.

Un esempio sportivo per introdurre la vicenda del centro-destra di Anzio che si trova al governo. Gli spari ad Alberto Alessandroni, secondo assessore nei confronti del quale si arriva a un’intimidazione simile – dopo Patrizio Placidi – sono il segnale che la misura è colma. Non conosciamo il movente, ma sembra palese che ormai la corda si sia tirata troppo. In tutti i settori. Speriamo che si arrivi presto a capire il motivo di quegli spari e si assicurino i responsabili alla giustizia. Non facciamo la fine della vicenda Placidi, insomma, della quale non abbiamo mai conosciuto l’autore.

E’ chiaro che fare indagini sugli abusi d’ufficio è molto più semplice, ma qui si spara contro esponenti pubblici e vorremmo conoscere gli autori.

Senza contare che la sicurezza percepita dai cittadini è ai minimi termini, una singolare commissione che dovrebbe occuparsene ha iniziato la sua attività ma non vediamo ancora alcun frutto, qualcuno si diletta con le “ronde”, e alla fine rischiamo di assuefarci.

Chi spara non ha mai ragione, sia chiaro, ma se la cosa riguarda l’attività politica di Alberto Alessandroni come riguardava quella di Placidi, è chiaro che arrivare  a tanto è segno di equilibri che si sono rotti, magari promesse non mantenute, “affari” saltati. Non lo sappiamo e, anzi, speriamo di sbagliare. Ma la misura è colma certamente per gli spari – vicenda gravissima – ma soprattutto per come questa classe dirigente che ha fatto degli incarichi politici una professione sta gestendo la città.

Il sindaco del “non so niente” ha lasciato fare nel suo primo mandato, continua a girarsi dall’altra parte in questo, Placidi veleggia verso il ventennio da assessore e i risultati non sono così brillanti, Alessandroni è assessore da dodici e fatichiamo a capire cosa abbia fatto, Borrelli presiede il consiglio comunale da quasi venti, Zucchini ha fatto il direttore generale, era stato assessore e sindaco prima, oggi è assessore di nuovo, Attoni è l’uomo buono per ogni stagione e partito, anche la Nolfi che pure è all’esordio ha radici ben salde nella Prima Repubblica, così come Bianchi. E’ il metodo che non funziona più, è la visione di dove sta andando questa città che manca. E i nuovi consiglieri che non si confrontano sul porto, com’è stato nei giorni scorsi, sono la cartina di tornasole di una sorta di assuefazione al vecchio modo di immaginare la politica e lo sviluppo della città: una cosa tra pochi intimi, forti dei voti ottenuti. Una cosa per accontentare questa cooperativa piuttosto che l’altra o l’associazione amica, magari alla prima fattura della sua gestione.

I voti sono la democrazia, certo, ma ricordiamo bene l’ultima  tornata elettorale e un’indagine su voto di scambio è aperta in Procura.

Eppure c’è stato, in passato, un centro-destra che se non altro ci ha fatto discutere sul futuro. Che poi il piano regolatore sia stato una colata di cemento, al quale si sono aggiunte troppe furberie, o il porto sia al palo, con un progetto ormai irrealizzabile, è un dato di fatto. Ma a Candido De Angelis anche parte dell’opposizione ha riconosciuto di aver saputo fare il sindaco. Senza preoccuparsi del dopo, evidentemente, perché nel “passaggio” a Bruschini (o D’Arpino, sarebbe cambiato poco) si sapeva e bene come sarebbe finita. Perché in quel decennio non si è provato a costruire una classe dirigente alternativa ai Placidi, agli Alessandroni, agli Zucchini e via discorrendo. Perché “abbiamo i voti e  facciamo come ci pare“. De Angelis quando se n’è accorto ha provato a riunire il centro-destra, a dire che gli assessori dovevano restare al palo, ma sapeva che era ormai troppo tardi e si è arrivati alla spaccatura.

E il punto più basso del centro-destra di oggi – spari o meno – nasce da lontano, non può dire di essere esente da responsabilità, dato anche il ruolo di parlamentare che ha ricoperto, dividendo anziché unire. Per questo l’epoca del centro-destra, di questa classe dirigente, è finita. Magari avrà ancora i voti e continuerà a vincere, ma non ha più ragione di essere. La fuga sul porto è emblematica, di più il silenzio del centro-destra di opposizione che pure aveva convocato quel consiglio e non dice ancora una parola, né fa un manifesto, sulla figuraccia fatta dal sindaco che ha disertato un chiarimento sul punto qualificante del programma. Suo e di chi l’ha preceduto. Nell’epoca dei tweet e dei social si preferisce tacere. Si potrebbe sempre tornare alleati…

Fermarsi, allora, rendersi conto, prendere atto di un fallimento. E ripartire, se si avranno idee di sviluppo prima che caccia ai voti, progetti per la città prima che cooperative e associazioni da sistemare. Non sarà facile e la parabola del Nettuno baseball calza a pennello a questa classe dirigente.

Ciao Mina, continua a scrivere da lassù…

L’ultima volta avevi “bucato”. E non era da te. Ma come, un corso a Priverno e tu non ne sapevi niente? Incredibile ma vero. T’eri arrabbiata, prima perché non lo sapevi/non te l’avevamo detto, poi perché questa storia della formazione ti stava proprio stretta… Tu, l’insegnamento, tre lauree, pure i corsi dovevi fare?

Io lo so che non ne avevi bisogno, però le regole sono queste e avevamo convenuto che da quel momento saresti stata nella mailing list. Ci saremmo visti al prossimo corso, cara Mina, cara professoressa, carissima e stimata collega, invece non ci sarai. Sono certo che lo seguirai da lassù, però, perché tanto di scrivere non smetterai.

Quanti “soloni” di importanti redazioni e agenzie sarebbero in grado di garantire un pezzo al giorno da Priverno e l’area dei Lepini? Quanti avrebbero la tua stessa passione? Il senso della notizia? La capacità di garantire i pezzi in tempo facendo intanto l’insegnante, la mamma e poi la nonna, la moglie, continuando a studiare? E’ vero, quelle citazioni in latino ci dividevano, ricordo che a Latina Oggi il povero Massimo Santarelli aveva fatto dei titoli con tutte le tue parole forbite… Ci scherzavamo, sapendo che se sui Lepini c’era un fatto non eravamo coperti. Di più.

La notizia della tua scomparsa, però, non mi piace per niente e mi addolora. Come tanti altri colleghi, come quelli che al Congresso di Stampa Romana hanno applaudito al termine del minuto di raccoglimento che ha aperto i lavori. Perché qui parliamo di giornalismo, di precari, di collaboratori e tu li hai impersonati. Fino all’ultimo.

Ciao Mina, ti sia lieve la terra. Un abbraccio a Paolo (lo chiamavamo Picone, quando veniva a prendere il tuo assegno mensile a Latina Oggi…) alle tue figlie, ai nipoti. Continua a scrivere e segui i corsi da lassù…

Sindaco e maggioranza in fuga sul porto, è il caso di chiedere le dimissioni

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Hanno ragione Ivano Bernardone e Candido De Angelis. Quello di oggi è un affronto alla città e sul porto – come su tanti altri problemi – la maggioranza sfugge. Non s’è mai vista una cosa del genere, al limite i punti chiesti dall’opposizione venivano relegati in fondo all’ordine del giorno e tirati per le lunghe, ma si discutevano. Stavolta no. Che brutti quei banchi vuoti…

Per questo adesso servirebbe una scelta conseguente: chiedere le dimissioni di Luciano Bruschini. Tentare di alzare il tiro con una mozione di sfiducia. Senza calcoli politichesi, senza pensare “che succede se va male” oppure “ma no li rafforziamo“, tanto meno a “ma con De Angelis no” e – a parti invertite “con il Pd mai“. Né serve immaginare possibili future alleanze se andasse bene. No, oggi serve solo rispondere alla fuga dalle responsabilità della maggioranza, il resto si vedrà.

E se proprio non si trova la forza di chiedere le dimissioni si dovrà fare, al limite, almeno un manifesto (da quando non se ne vede uno…) per denunciare la fuga del sindaco e della maggioranza. Quella delle “vecchie” facce della politica di casa nostra e quella delle “nuove” che si sono subito adeguate.

E’ vero, chi oggi era in Consiglio comunale è maggioranza in città, questo Bruschini lo sa bene. Ed è altrettanto vero che per quanto apprezzabile lo sforzo di Luigi D’Arpino – che sabato ha convocato un’altra conferenza pubblica – e della Capo d’Anzio, è il sindaco a dover rispondere su alcune questioni, come qui e altrove si ripete da mesi. Senza contare che è una evidente contraddizione: non rispondere nella sede deputata al confronto cittadino, fuggire, e poi delegare la società partecipata al 61% dal Comune a farlo.

Ormai sul porto se stiamo alle voci che sentiamo sui potenziali acquirenti, mancano solo Totò e Peppino che vendono la fontana di Trevi, poi pensiamo di averle viste tutte. E non è ammissibile.

Perché nel frattempo la Capo d’Anzio o si vende per la spending review – e almeno incassiamo qualche euro e ne ripianiamo i debiti – o porta i libri in Tribunale. Allora sì che il porto sarà privato e sapremo chi ringraziare.

Porto, sfuggire al confronto è il peggiore dei modi

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E’ andata come sapevamo: il consiglio comunale per parlare della situazione tra Comune e Marinedi all’interno della Capo d’Anzio, società concessionaria del porto per il 61% del Comune stesso e quindi dei cittadini, è saltato. Sulla possibilità di riacquisire, oggi, le quote finite per una manovra nazionale a Marinedi ovvero a Renato Marconi, qualche dubbio c’è, ma  magari il sindaco poteva finalmente chiarire più di qualcosa.

Invece non si è presentato lui, non lo hanno fatto i consiglieri di maggioranza, rispondendo a un ordine di scuderia malamente celato dietro al lutto che ha colpito Pasquale Perronace al quale va un forte abbraccio in questo delicato momento per la scomparsa del fratello. Arrivare a dire, però, che c’era un funerale e non si poteva fare il Consiglio comunale è un altro dei punti mai toccati in questa città. Una cerimonia simile dura un’ora, ma ammettiamo pure che si volesse rinviare il Consiglio si poteva spostare di qualche minuto o giorno. Invece no e dispiace – veramente – che si sia arrivati a tanto. Perché la ragione vera è quella di sottrarsi al confronto su un argomento che riguarda tutti. Oggi non ci saremmo ripresi le quote di Marconi, difficilmente ce le riprenderemo e anzi per la spending review rischiamo di venderla la Capo d’Anzio, ma forse potevamo capire se ha ragione la società stessa che marcia spedita per gestire il porto sulla base di un business plan di dicembre 2013 o il sindaco che continua a parlare di bando o fantomatici investitori.  Potevamo sapere se e dove il Comune trova i soldi quando dovesse partire la “fase zero” di quel business plan che prevede il finanziamento soci. Ci poteva spiegare se ciò che sta facendo Marconi ha un costo e quale. Se la società sta pagando o meno (per la cronaca, non lo sta onorando) l’ulteriore prestito concesso dalla Banca Popolare del Lazio e garantito dal Comune ovvero da noi cittadini. Magari poteva dirci qual è la reale situazione con gli ormeggiatori visto che lui, rappresentante del 61% di quote nostre, non sapeva (eh già…) che dal Comune era partita una lettera per farsi ridare le aree e che nel frattempo è stata revocata, su sua disposizione.

Sottrarsi al confronto significa non spiegare ai cittadini, prima che a Candido De Angelis che ha fatto convocare il Consiglio, se davvero su questa storia del porto la mano destra ignora quello che fa la sinistra. Dispiace ancora di più che agli ordini di scuderia stiano – Maranesi escluso, dato che era in aula e ha pure lanciato un allarme pubblico sulla vicenda – consiglieri agli esordi in politica: da Fontana a Piccolo, da Campa a Millaci, fino a Salsedo. Preferiscono, evidentemente, assuefarsi anziché porsi domande su una vicenda che li e ci riguarda. E non è bello, a maggior ragione se c’è qualcuno che pensa o sta facendo i “giochetti” che denuncia l’ex capogruppo di Forza Italia.

Un ultimo accenno sulla vicenda degli ormeggiatori “sfrattati” e del provvedimento revocato. Sembra di capire – ma è materia da giuristi – che la “Capo d’Anzio” non poteva fare il provvedimento ovvero che una concessionaria non ne può allontanare un’altra, quindi la Regione doveva comunicare agli ormeggiatori che se ne dovevano andare, ma nel frattempo le deleghe sul Demanio sono del Comune anche per quell’area…. Una situazione che si definirà, inevitabilmente, con una sentenza. Intanto il tempo passa, la Capo d’Anzio o si deve vendere o porta i libri in Tribunale, e il porto ce lo dimentichiamo.

Per questo lasciare l’aula semi vuota, disertare il Consiglio comunale e sfuggire al confronto è il modo peggiore di occuparsi del porto che era, è e resta un bene di tutti.

Porto, il Comune corre ai ripari e la Regione è evasiva…

Valentina Corrado

Valentina Corrado

Il Comune corre ai ripari, revoca in “autotutela” l’atto con il quale diceva agli ormeggiatori di lasciare le aree, nel frattempo in Regione si racconta l’ovvio ma si scopre anche qualche imprecisione ed escono un paio di notizie.

Proviamo ad andare con ordine. Questa mattina il Comune ha ritirato l’atto di “sgombero”, quindi il motivo del ricorso al Tar da parte degli ormeggiatori decade. La “Capo d’Anzio” – a questo punto – riproporrà il rilascio delle aree ma nel frattempo ha presentato anche denuncia per occupazione abusiva degli spazi demaniali. Lo scontro è aperto, quindi, più che mai.

Nelle stesse ore, in Regione, l’assessore Michele Civita rispondeva a Valentina Corrado del Movimento 5 stelle rispetto ai ritardi del cronoprogramma. Una sorta di “si sta andando avanti“, una ricostruzione simile a quella che fanno Comune e Marconi, evasiva e condita – però – da alcune imprecisioni. La prima è che il rinnovo del consiglio comunale di Anzio nel 2013 ha portato alla “sostituzione di vari consiglieri di amministrazione della Capo d’Anzio“. Cosa assolutamente non vera.  La seconda che “per il supporto finanziario necessario” viene esclusa “la previsione di nuova finanza pubblica“. Basta leggere il business plan della “Capo d’Anzio” per rendersi conto che il Comune – come socio di maggioranza – nella cosiddetta “fase zero” dovrebbe trovare 300.000 euro.

Sappiamo però, grazie alla risposta, che il comitato di vigilanza si è riunito eccome. Anzi, a tempo di record: il 3 febbraio la società concessionaria ha chiesto di invertire il cronoprogramma, il 4 ha avuto “parere positivo alla proposta“. Sapere quante altre volte si è riunito e quali controlli ha eseguito sarebbe stato meglio. Temiamo, però, che quello del 4 febbraio sia stato l’unico incontro.

Apprendiamo anche che la “Capo d’Anzio” ha presentato il 28 agosto del 2014 “il progetto esecutivo di messa in sicurezza delle aree oggetto di concessione al fine di garantire l’attuale funzionalità del porto“. Immaginiamo la fase zero, peccato nessuno ce l’abbia detto ufficialmente o ci abbia fatto vedere quel progetto.

Poi arriva la conferma di quanto sappiamo da tempo: “L’accordo di programma non ha subito alcuna modifica, quindi è sempre quello originario. Altresì dicasi in merito alla concessione demaniale marittima e al progetto definitivo alla stessa allegato. Quindi tutto l’accordo”. Deduciamo anche le opere previste dall’atto d’obbligo, per le quali il presidente Luigi D’Arpino ha detto pubblicamente che ci sono ancora, anche se in passato aveva sostenuto che c’era stato uno “stralcio“.

Infine l’assessore “assolve” la società: “I ritardi sul cronoprogramma non vanno attribuiti a vicende societarie né tantomeno alla cessione di azioni della Capo d’Anzio tra Italia navigando e Marconi, ma motivi contingenti che ho potuto rappresentare oltre alla crisi del comparto della nautica e all’esito negativo della gara“. Ma è la stessa gara che il sindaco vorrebbe rifare, mentre anche in Regione sanno che si procede con il piano della società…

Ultima vicenda: sul Life nessuna risposta.

Il porto e il rischio autogol, qualcosa non torna. Spiegateci

L'home page del sito Marina di Capo d'Anzio, registrato dal socio privato

L’home page del sito Marina di Capo d’Anzio, registrato dal socio privato

Questa mattina si parlerà del porto di Anzio al Consiglio regionale su iniziativa di Valentina Corrado del Movimento 5 Stelle,  domani la maggioranza diserterà il Consiglio comunale chiesto dal gruppo di Candido De Angelis per chiarire i rapporti con il socio privato (e se verrà confermata questa indiscrezione sarà un comportamento molto grave), mentre sabato ci sarà la seconda conferenza pubblica della “Capo d’Anzio”. Settimana importante, senza dubbio, ma sullo sfondo aleggia il rischio di un clamoroso autogol nella vicenda con gli ormeggiatori.

Questa storia del porto non finisce mai di stupire, diciamo la verità, dai tempi di “Marine investimenti” alle proposte concorrenziali alla Capo d’Anzio fatte da “Sofim” e affini, dalla gara deserta all’arrivo di Marconi, dai pareri regionali “a soggetto” a un ordine del giorno unanime non rispettato, c’è sempre qualcosa dietro l’angolo. Così se uno mette in fila i pezzi di carta della vicenda ormeggiatori scopre che qualcosa non quadra affatto.

Le due cooperative hanno ottenuto dal Tar la misura cautelare che sospende il rilascio delle aree. La concessione, è ormai arcinoto, è della Capo d’Anzio, ma quel provvedimento lo ha firmato il responsabile dell’ufficio tributi del Comune. La domanda sorge spontanea: a quale titolo? In questi anni il responsabile dei tributi s’è occupato di tantissime cose, oltre a tenere corsi nei giorni feriali in mezza Italia, ma forse sa solo fisicamente dov’è il porto poiché nella vicenda concessioni e Capo d’Anzio non è mai entrato. Perché, allora, il Comune che non ha la concessione “sfratta” gli ormeggiatori? Non occorre essere scienziati del diritto – anche se siamo sempre in Italia – per dire che l’ultimo avvocato contesta la legittimità di quel provvedimento preso da chi non è titolare della concessione e lascia gli ormeggiatori al loro posto. Né comprendiamo una ipotetica strategia del Comune, proprietario del 61% delle quote, anche perché il sindaco al solito era all’oscuro di questa lettera. Crediamo alla buona fede di Luciano Bruschini, allora, ma al suo posto con un ufficio che sfratta gli ormeggiatori senza che lui lo sappia e un altro che aveva chiuso la Francescana (a proposito, che fine ha fatto?) senza dirglielo, qualcosa non quadra…

Di più: il Comune manda via gli ormeggiatori, quelli fanno ricorso, si sveglia la Capo d’Anzio e va a costituirsi al Tar. A che titolo? Ha la concessione, certo, poteva farla valere prima. Qualche giurista ci spiegherà come fa la Capo d’Anzio a costituirsi in un ricorso su un atto del Comune. O nemmeno alla società sapevano che dall’ufficio tributi era partita quella missiva? Siamo su Scherzi a parte o alla famosa “Corrida” dei dilettanti allo sbaraglio? Una cosa è certa: gli ormeggiatori non avevano tanti appigli, ora sono in una posizione di forza.

Altra considerazione: per mesi il sindaco ci ha ripetuto che Marinedi ovvero il socio privato Renato Marconi che lui non ha mandato via, serviva per fare quello che il Comune non poteva. Vale a dire i progetti, i business plan (quanto ci costerà è tutto da capire) la contabilità e via discorrendo. Possibile non ci sia un avvocato in grado di consigliare una strategia dalla concessione a oggi? E Marconi che arriva persino a mettere i cartelli al porto per dire che le aree sono della Capo d’Anzio, che dice di questa situazione?

O – e qui pensiamo male come avrebbe detto Andreotti – l’errore è voluto. E sarebbe gravissimo. Inaudito. Da Procura della Repubblica. Perché con l’autogol gli ormeggiatori non si muovono, la Capo d’Anzio non inizia la “fase zero”, porta i libri in Tribunale e Marconi finalmente si prende il porto. Come da questo umile spazio si denuncia da mesi. Altrimenti non si va in Tribunale ma non iniziando si applica la “spending review” e la Capo d’Anzio va ceduta. Con Marconi che presenta il conto dei lavori e sarà in prima fila…

Non è questo che volevamo quando ci battevamo per il porto pubblico, della città e non di pochi intimi, sono quasi venti anni che ci scontriamo contro poteri forti, zelanti dirigenti regionali, politici miopi o che guardano solo al loro tornaconto, e perdere la partita per un autogol sarebbe deleterio. Diteci che non è così. Spiegateci.