Il recupero delle morosità, l’impegno che vorremmo

comunepiazzacbattisti

Vittorio Foa perdonerà, almeno spero. Alle mie spalle, in redazione, c’è la pagina di Repubblica del 2008 con una sua intervista. A fianco, però, c’è il pezzo di carta vetrata regalatami dai colleghi di Latina Oggi per indicare la ruvidezza che mi porto dietro. Ebbene di fronte alla notizia che il Comune di Anzio finalmente avvierà le pratiche per recuperare le somme di chi non paga i canoni dei locali pubblici e le mense scolastiche, mi vengono in mente proprio le parole di Foa.

«Una caratteristica dell’ irrilevanza dei discorsi d’ oggi è che l’ interlocutore non ha più importanza. La parola è un impegno verso qualcuno, verso qualcosa. Quando l’interlocutore non è considerato o non c’ è, la parola è nel vento. Accade tanto a destra quanto a sinistra: la concretezza dei soggetti viene meno, non si sa più chi si assume gli impegni. E non si riconoscono più le esigenze reali».

Ecco, diciamo che pur di apparire – sperando in un “copia e incolla” sempre più in voga – si mandano comunicati di fronte ai quali si immagina di avere interlocutori che tanto si  bevono tutto.

Giusto recuperare le morosità, sacrosanto pagare canoni spesso irrisori, ma guarda caso – e sarà un caso, non v’è dubbio – si parte con questa iniziativa dopo che il movimento I Grilli di Anzio ha chiesto e ottenuto di avere finalmente pubblicato sul sito istituzionale l’elenco dei beni e gli incassi (presunti) del Comune. La domanda, avrebbe detto il buon Antonio Lubrano (altra tv…) sorge spontanea: finora cosa è stato fatto?

Supponiamo nulla. D’altro canto la Corte dei Conti scrive ormai da tempo che in questo Comune non si sa riscuotere, ma guarda caso chi è deputato a farlo è sempre promosso a pieni voti. Ma davvero si pensa che gli interlocutori, i cittadini, quelli che invece pagano il dovuto per senso civico, abbiano il cosiddetto anello al naso?

E ci spiega qualcuno il motivo per il quale si arriva ad accumulare 800.000 euro di soldi delle mense, quando vigeva la regola – (superata? cancellata? dimenticata?) – che non era possibile iscriversi all’anno successivo se prima non si fosse pagato il pregresso?

Ecco, cominciamo a spiegare – questo l’impegno che vorremmo – cosa è stato fatto, se nel Comune 3.0 (!?) sappiamo chi occupa e a quale titolo i locali del Comune (sempre la Corte dei conti ci ricorda che l’inventario è un rebus), se intendiamo aumentare o meno canoni che sono una presa in giro per chi paga quelli normali, se dopo quattro diverse informatizzazioni (strapagate, funzionava Tecnorg con Del Villano, ma poi si è buttato inspiegabilmente tutto) sappiamo realmente qual è la situazione degli utenti delle mense. Il “diavolo” Santaniello non c’è più, ma i problemi ora nessuno li fa notare. Non come allora, almeno.

Poi sì, avviamo il recupero delle morosità e facciamo pure presto, ma è ora di tornare ad assumere e rispettare impegni. Dalle nostre parti ne vediamo sempre meno.

Torna la raccolta della plastica, allora si può…

Riceviamo e pubblichiamo, dato che dell’argomento ci eravamo occupati proprio questa mattina. Segno che, allora, si può fare due volte a settimana, a prescindere dal contratto. Altra domanda: come saranno contabilizzati i servizi dei mesi nei quali la plastica non è stata raccolta?

Ecco, comunque,  il comunicato del sindaco di Anzio, Luciano Bruschini

sindacosfogo

“Da sabato 16 aprile, nell’ambito del progetto della raccolta differenziata porta a porta, tornerà in vigore il ritiro della plastica. Abbiamo constatato le difficoltà di molti cittadini e pertanto si tornerà a ritirare la plastica, due volte alla settimana, nei giorni di martedì e sabato”.

Lo ha affermato il Sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, in riferimento alle “criticità” del servizio di raccolta differenziata sull’intero territorio comunale.

“Nei prossimi giorni sarà firmato il contratto con la ditta – prosegue il sindaco Bruschini  –  che ha l’obbligo di effettuare un servizio ottimale cosa che fino ad oggi, per tutta una serie di ragioni, non si è verificata. Stiamo attivando controlli serrati sul servizio svolto e sul comportamento dei cittadini incivili che, purtroppo, hanno scambiato il territorio comunale per una discarica”.

Nell’ultima settimana il Comando della Polizia Locale ha sanzionato, con ventotto verbali, lo smaltimento illecito dei rifiuti sul territorio.

 

Manca un allegato, se non è dimenticanza è un falso

Aggiornamento delle 18,32. L’allegato che mancava ora c’è, mentre quello di prima è persino raddoppiato…. Le segnalazioni, evidentemente, a qualcosa servono. Era una dimenticanza, non avevamo dubbi.

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L’amministrazione comunale di Anzio ha nuovamente rideterminato l’organico, ormai si viaggia al ritmo di un paio di riorganizzazioni l’anno, e nella delibera di giunta si legge testualmente: “Rideterminare, per le motivazioni di cui in premessa che si intendono integralmente riportate, la dotazione organica, così come meglio indicati nei prospetti A e B, che allegati alla presente ne formano parte integrante e sostanziale, dal quale si evincono i profili professionali, le categorie ed il numero dei posti (…)“.

A quest’ora – le 15,23 del 5 aprile 2016 – sul sito si trova la delibera, il parere tecnico e un solo allegato. Ignoriamo se il prospetto A o B, si tratta comunque del nuovo organigramma, quindi per deduzione mancano profili, categorie e numero dei posti.

Orbene, sulla delibera è scritto che sono allegati, anzi ne formano parte integrante. Dovrà esserne sfuggito uno, altrimenti – ma lo diciamo da profani – siamo in presenza di un falso o qualcosa di simile. Non c’è da stupirsi eh… Siamo in regola con la “bussola” della pubblica amministrazione perché sul sito è indicato un “link” all’Ufficio relazioni con il pubblico che nella realtà non esiste, né sembra esserci in questa ulteriore riorganizzazione, ci preoccupiamo di un allegato?

Sarà solo una dimenticanza 3.0, ne siamo certi, e speriamo di vedere presto i documenti per intero. Questione di trasparenza, sulla quale l’amministrazione Bruschini e la sua maggioranza vecchia e nuova, non sono particolarmente brillanti.

 

Rifiuti caos e altre storie da capire. Ma va tutto bene…

rifiutiplastica

Nel consiglio comunale di ieri è emerso quello che i cittadini vedono tutti i giorni e cioè che la città è invasa dai rifiuti. Ci sono stati momenti di tensione, ma alla fine nulla cambia.  La storia che ci stanno raccontando somiglia molto a quella barzelletta dove, nell’inferno napoletano, un giorno manca una cosa e un giorno un’altra.

Peccato  – restiamo nella barzelletta – che non possiamo stare a sentire il cerbero Placidi che ci dice che un giorno aspetta la sentenza e l’altro il contratto. Pare che anche il sindaco, finalmente, si sia risentito, dicendo in Consiglio che la città viene prima delle aziende che lavorano per l’ente. Agire di conseguenza no?

Proviamo ad analizzare. L’appalto per i rifiuti è nato male e rischia di finire peggio. Con la storia Ecocar sì Ecocar no, Camassa dentro-Camassa fuori siamo andati avanti oltre un anno è mezzo. Era ed è palese che l’assessore “tifasse” per la prima. Cita i numeri, dice che avrebbe lavorato più gente e che ci sarebbero stati più servizi. Peccato che non avesse alcuni dei requisiti per partecipare, secondo il Consiglio di Stato, ma che sia stata ugualmente ammessa.  Da una commissione che, diversamente da quella per le mense, nessuno ha contestato pur con la presenza di un ingegnere della Provincia “scelto” direttamente e che sembra non potesse starci. Diciamo che è acqua passata, ormai c’è Camassa, ma qui sorgono dubbi che nessuno sembra interessato a sollevare. Il primo: quanto ci vuole a fare un contratto nel Comune 3.0 dove ciascun settore fa i suoi nonostante ci sia un servizio che dovrebbe farli per tutti e – emerse nel processo ad Angela Santaniello – i servizi partono sistematicamente senza? Non era e non è possibile immaginare che dopo un anno e mezzo di tira e molla si poteva predisporre uno schema di contratto per Ecocar e l’altro per Camassa, in modo che oggi lo avremmo già? Va bene che non esiste contratto – come prima si aspettava la sentenza – ma un capitolato è vigente, perché non fare contestazioni sulla base di quello? Com’è stato possibile senza contratto – siamo certi che il consigliere  Maranesi  oggi più vicino di prima alla maggioranza lo ricordi – togliere la raccolta plastica il sabato, pure prevista dal capitolato, e oggi si “tollera” la situazione attuale? L’immagine è eloquente, poi ci sono cittadini che lasciano la plastica nelle buste e quelli che la gettano dove capita, però alla ditta non possiamo contestare nulla perché manca il contratto…. Eh no, troppo comodo. E siamo proprio certi che le responsabilità siano tutte dell’azienda? Ma non è che qualche emergenza, magari per squadre “volanti” da reclutare in qualche bar dove si è soliti ritrovarci, serva ad accontentare chi è rimasto fuori dopo promesse di posti di lavoro? Questioni che, supponiamo, resteranno tali. Come – sempre per i rifiuti – quelle poste da un comune cittadino qual è l’amico Luciano Dell’Aglio che sulla vicenda Rida ha chiesto invano risposte. Le stesse mai arrivate, per esempio, al comitato Tares Equa perché nel Comune 3.0 non si sa chi doveva dar loro le fatture….

I rifiuti si vedono a occhio nudo, altre vicende sembrano interessare meno ovvero l’attenzione  non è più quella del passato anche da parte di zelanti consiglieri comunali. Parliamo di mense. Sono cambiate le tariffe senza delibera, i conti non tornano – e ancora il buon Luciano ci viene in soccorso – i genitori dopo diversi sistemi informatici cambiati (e ben pagati…) non accedono alla loro posizione, dobbiamo pagare qualche danno alla ditta esclusa, il servizio non soddisfa, viene più che raddoppiato il compenso alla dietista che segue il Comune, si incarica un esterno come direttore esecutivo del contratto, ma tutto tace.

Così come nessuno chiede perché pagheremo una dirigente che secondo il tribunale non andava sospesa, anzi ci appelliamo “con parere favorevole” del sindaco, mentre in giunta si ridisegna per l’ennesima volta l’organizzazione dando per scontato che non ci saranno più dirigenti e creando nuovi profili necessari nel caos che si è creato. Nessuno del resto, nel Comune 3.0, ha pensato di programmare cosa andava fatto quando sarebbero andati via i dirigenti. Né immagina mobilità dalla Provincia, perché “non si sa chi verrebbe” ovvero sarebbero difficili da “controllare” .

E la vicenda della Corte dei conti votata ieri in Consiglio comunale sulla fidejussione? La magistratura contabile chiedeva “interventi correttivi“, nessuno li ha visti, ma va bene così, salvo per chi ha votato contro ribadendo quello che aveva già detto in passato.

E va bene pure che sul porto  si dia incarico – allo stesso professore che ha fatto la relazione per la Corte dei conti – di chiedere all’Anac quello che in passato hanno chiesto gli uffici. “Sono cose delicate” – ha detto il sindaco. Ma di solito si paga per avere un parere, non per chiederlo, ma anche questo va bene evidentemente a vecchia e nuova maggioranza.

Ah, no, in questo caso – lo ha detto Danilo Fontana ieri in consiglio comunale – è al solito la stampa ad aver capito male. Non c’è una nuova maggioranza, avrebbe dovuto spiegarlo meglio al suo arrivo in aula Candido De Angelis ma poi è passato di mente a tutti. Anzi vecchio e attuale sindaco alla fine si sono di nuovo chiusi in una stanza, magari a capire se e come formalizzare (assessori? deleghe?) un passaggio di fatto già avvenuto. Perché va tutto bene, no?

 

Porto, un professore per il “caso” ormeggiatori

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Incarico a un professore per capire se c’è o meno la possibilità di salvare il loro lavoro. La trasparenza a qualcosa serve, quindi sappiamo da una determina che il Comune di Anzio ha dato mandato al professor Mario Carta di rivolgersi all’Anac – l’autorità anti corruzione “in merito alla possibilità di addivenire ad una soluzione bonaria della vicenda che ha visto contrapposti il Comune di Anzio con le cooperative di ormeggiatori e, nel particolare alla percorribilità circa la stipula di un contratto di servizio con le attuali cooperative di lavoratori e ormeggiatori anche al fine della salvaguardia delle posizioni di lavoro esistenti, secondo quanto specificato nell’accordo transattivo del 07/11/2011, il tutto affinché il Comune di Anzio, quale socio di maggioranza della società Capo D’Anzio per azioni, possa adottare un atto di indirizzo secondo le prescrizioni che l’autorità indicherà al riguardo”.

Il Comune sborserà altri 4800 euro e presto – speriamo – avremo un parere. E’ l’ultima tappa di un percorso che poteva e doveva andare diversamente. In primo luogo con il sindaco – non altri – che a crono programma invertito aveva il dovere di chiamare i responsabili delle cooperative e dire loro che le cose erano cambiate.

Andare a invitarli, come poi ha fatto l’ex presidente Luigi D’Arpino, a partecipare al bando a cose fatte, è stato un boomerang.Ci sono stati i ricorsi che sappiamo e la Capo d’Anzio non è diventata operativa, quindi non ha pagato il prestito con la banca per il quale oggi si va in Consiglio comunale a rispondere alla Corte dei conti, in quanto il Comune ha versato la sua parte. La Capo d’Anzio non ha incassato, quindi ha chiuso l’ennesimo bilancio in negativo, salvo che non si riesca a dimostrare che è possibile inserire tra le entrate quelle che gli stessi ormeggiatori – per i quali oggi si chiede un parere – hanno incassato restando a gestire le aree da luglio 2014 a oggi.

Percorso non facile, nonostante il neo presidente Ciro Alessio Mauro e il consigliere di parte privata Antonio Bufalari mostrino sulle pagine del Granchio un certo ottimismo.

Una cosa deve essere chiara se il parere dell’Anac dicesse che il service si può fare: una proposta  c’era, il sindaco la conosce per essere stato presente alle riunioni nelle quali se ne è parlato come risulta dai verbali. Se quella proposta era 100, ora avrà da essere almeno 99 perché il tempo perso e le spese per i ricorsi nessuno li restituisce. A meno che gli ormeggiatori decidano, spontaneamente e non dopo una causa, di dare alla Capo d’Anzio le entrate delle ultime due stagioni e consentire alla società di salvare il bilancio.   A quanto ammontino tali entrate, a oggi, nessuno sa dirlo. Né sono state mai censite le barche che erano ormeggiate, quali cifre si iscriveranno – questa pare l’intenzione – nei libri contabili della società mista?

E’ l’ennesima domanda che rischia di restare senza risposta, intanto per gli ormeggiatori una l’abbiamo avuta. La richiesta di un parere, appresa dall’albo pretorio del Comune. Ogni tanto un po’ di trasparenza….

 

Un pesce d’aprile serve ai “click”, non alla credibilità

Dispiace quando testate giornalistiche  pubblicano notizie non vere, scherzando sul fatto che si tratta di un “pesce d’aprile“. Lo dice chi è stato vittima di uno scherzo tremendo, arrivando a dettare all’Ansa – dopo mille verifiche, ma erano stati bravi a mettersi d’accordo – che Le Pen avrebbe chiuso la campagna elettorale a Latina. Ci cascammo in molti, fu una cosa talmente grave che i vertici dei giornali chiesero scuse ufficiali e pubbliche all’allora segretario del Msi Pino Rauti.

Non c’era ancora internet, la corsa ai “click“, ma la necessità di dare notizie certe e verificate sì. Lì sbagliammo anche la verifica ovvero i burloni che ci avevano propinato la notizia si erano premurati di dire ai “superiori” di confermare.

Oggi, invece, se capisco bene, il mio comunque amato Granchio ha scientemente scelto di dare la notizia inventata della scomparsa della statua di Nerone. Senza essere nemmeno troppo originale, visto che ad Aprilia hanno fatto lo stesso con quella di San Michele.

Stasera la conferma, si tratta di uno scherzo. E’ una scelta – non condivisibile – che oltre al Granchio hanno fatto anche altri, è una burla che negli Usa è addirittura un “must“. Ma i giornali – e i giornalisti – nell’epoca dei “personal media” hanno a maggior ragione il dovere di essere credibili. Cosa che, in questo caso, non è avvenuta. Come per chi ha scritto di Totti al Latina l’anno prossimo o di Di Battista candidato dei 5stelle sempre nel capoluogo pontino. Più comprensibile, e quello sì certamente notizia, quello che ha fatto un edicolante di Perugia e riportato dall’Ansa.

Anni fa Studio 93 mise sul proprio sito, con l’intento di vedere quanti avrebbero copiato sui media locali, una notizia “pesce d’aprile” e il giorno dopo pubblicò l’elenco di chi era caduto nella trappola senza verificare.

Perché le notizie, di fronte all’evoluzione dei mezzi di comunicazione, restano comunque tali. E non si inventano, a maggior ragione a livello locale. Perché  domani su un’indagine, un furto, un omicidio, un fatto di cronaca o di politica, chi garantisce ai lettori che quella testata è attendibile?

 

Sono imputati, non colpevoli. Il problema è un altro….

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L’assessore all’ambiente Patrizio Placidi, il consigliere comunale Valentina Salsedo, il dirigente del settore Walter Dell’Accio e gli altri cinque imputati quali rappresentanti legali o di fatto delle cooperative che avrebbero avuto favori dal Comune sono, appunto, degli imputati.

E’ lo status che si acquisisce con la richiesta di rinvio a giudizio e sapremo a gennaio se ci sarà o meno un processo. Erano, sono e restano -comunque – innocenti fino a prova del contrario.

Il problema non è il processo che potrebbe iniziare o meno, come abbiamo sostenuto anche in passato, ma il fatto che secondo la Procura ci fosse un “sistema” per eludere le gare e favorire attività ritenute “vicine” all’assessore.

Se non sarà penalmente rilevante i giudici lo decideranno. Quello che dal punto di vista politico e amministrativo non è condivisibile è il metodo adottato e che emerge dalle carte. Ci sono questioni di opportunità, di regole che devono essere uguali per tutti e non che vedono affidamenti a cooperative che poi garantiranno voti, usando i soldi della collettività. Questioni che prescindono dalla rilevanza penale.

Non interessa il processo che fra dieci anni, forse, ci dirà se sono colpevoli o meno con certezza. Interessa il sistema utilizzato, denunciato da più parti e oggi al centro di un’indagine che lo smaschera e che – al di là di come andrà a finire – conferma una gestione a vantaggio di pochi.

Il sindaco? Certamente dirà che “non sapeva“, mentre aveva il dovere almeno di capire di fronte alle segnalazioni arrivate da cittadini, stampa e opposizione. Avrebbe avuto un problema di non poco conto in maggioranza durante il suo primo mandato, forse, e magari quella manciata di voti che nel 2013 lo ha confermato al ballottaggio non ci sarebbe stata. I se e i ma non fanno la storia, è vero, ma da chi rappresenta una città ci si aspetta altro anziché i “non so“. Senza ricordare che nel famoso e tormentato passaggio da Giva – tra le società finite nell’inchiesta – e Parco di Veio rispose in Consiglio comunale: “Avete voluto le gare? Ecco il risultato….

E quello che è successo prima, secondo le carte della Procura, andava bene? Va bene?

La nuova maggioranza alla prova Corte dei Conti

consiglioanzio

Consiglio comunale convocato d’urgenza per lunedì prossimo ad Anzio. All’ordine del giorno le controdeduzioni alla Corte dei Conti dopo i pesanti rilievi mossi sulla fidejussione prestata alla banca per la concessione del porto e altre vicende di una macchina amministrativa sballata.

Il Comune, dopo che la vicenda era stata resa nota ai consiglieri, ha mandato le sue controdeduzioni ma a quanto pare ai magistrati contabili non basta. Serve un voto del Consiglio comunale e, a questo punto, sarà il primo banco di prova per l’allargata maggioranza.

Voteranno tutti uniti, dicendo che le contestazioni sono – al solito – una specie di “accanimento” nei confronti di Anzio (sono sempre incapaci gli altri, anche quelli della Ragioneria dello Stato) o De Angelis e i suoi, finora mai teneri su questo argomento, manterranno le distanze? Voteranno tutti uniti dicendo che sono “stupidaggini” e tutto si supera?

Qui si gioca sulle tasche di ciascuno, si tratta di responsabilità erariali per le quali un giorno si potrebbe essere chiamati a rispondere, va bene la maggioranza allargata ma…

Basterà aspettare lunedì per verificare se il “patto del Turcotto” poi annunciato in Consiglio, si sarà già sciolto come neve al sole o reggerà. Aspetto che piace a chi “ragiona” e passa le giornate a pensare a maggioranze, voti e intese possibili.

Qui interessa altro: cosa ha risposto il Comune a quelle contestazioni? Perché si va di corsa in Consiglio? Chi ha ragione?

Il centro-destra unito (?) la sfida per gli altri

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La maggioranza ormai allargata ad Anzio, sia pure con distinguo che arrivano da più parti, insieme alla  litanìa che “tanto mancano due anni“, non devono essere un alibi per chi vorrà provare a mandare a casa la maggioranza che governa la città da venti anni. Né individuare in Candido De Angelis, unico in grado di ricompattare il centro-destra a brandelli, il nemico assoluto come fu Silvio Berlusconi a livello nazionale, potrà aiutare a portare a casa il risultato.

La sfida è importante, va giocata per una volta provando a vincerla. Non è detto che si riesca per il radicamento che il centro-destra ha dimostrato di avere in questo territorio e non da oggi, ma nemmeno si può immaginare di andare avanti pensando che gli elettori sono tutti “scemi“, “venduti” alle clientele e via discorrendo. Certo, il centro-destra non ha dato grandi prove di sé dal punto di vista amministrativo, ormai sono la Corte dei conti e la Ragioneria generale dello Stato a dircelo, oltre a un bilancio pieno di residui difficilmente riscuotibili e una città invasa dai rifiuti, né prove di solidità assoluta se il sindaco è dovuto andare in Consiglio comunale a dire “basta ai ricatti“. Non è certo un bello spettacolo, poi, quello di andarsi a “contare” nella vicina Nettuno.

Ma detto questo, fatte tutte le critiche del mondo, qual è il modello alternativo che si vuole proporre? Il nome, come detto in passato, si trova pure, ma non sarà quello a dare una sintesi credibile.

Tre anni fa circa, di fronte alla cocente sconfitta del centro-sinistra anziate capace di sbagliare il rigore a porta vuota, proposi dalle colonne del Granchio la riflessione che riporto qui sotto. Chi avrà la bontà di leggerla troverà riferimento a un grafico che non c’è ma segna – in modo netto – i “numeri” citati nelle righe che seguono. Ecco, la sfida è quella di riflettere su un modello alternativo, cominciando anche a rendersi conto che quanti non fecero l’accordo su Mangili (o Conte) nel ’95 e quanti mandarono a casa Mastracci praticamente appena eletto nel ’97, sono ormai un residuato bellico nello schieramento alternativo al centro-destra. Magari proprio da qui si potrebbe ripartire….

***

Dal “Granchio”, giugno 2013

Centro-sinistra. Il suicidio (assistito) degli ultimi venti anni

Centro sinistra. Forse no, centro-sinistra. No, no, meglio centrosinistra. Basterebbe questo a capire la confusione che accompagna ad Anzio come in Italia una parte politica che non sa più vincere. Il boom berlusconiano del ’94 vide la vittoria a sorpresa, anche nel nostro territorio, di un perfetto – o quasi – sconosciuto, quarta fila Dc, che battè l’ex e accreditatissimo sindaco nonché ex presidente della Regione sull’intero collegio uninominale e nella “sua” Anzo in particolare. C’era ancora il centro diviso dalla sinistra ma i due schieramenti, insieme per comodità nel grafico che riportiamo, avrebbero fatto ad Anzio il 46,7%. “Forti” di questo dato e incapaci di leggere la realtà che emergeva dal consiglio, alle comunali del ’95 si privilegiò l’alleanza dando spazio alla “società civile” e a Luciano Marigliani preferendolo a un Sergio Mangili o Francesco Conte per i quali il Pds si divise. Vinse Stefano Bertollini ma uniti, quei voti, facevano ancora il 40,8%. Si tornò alle urne per la Camera, nel ’96, c’era l’onda lunga di Prodi, ma il centro-destra qui mieteva successi nonostante il sindaco vacillasse. Vinse Enzo Savarese, An, alla Camera, contro un uomo per tutte le stagioni come Maurizio Fiasco, poi consulente di ogni Regione guidata dal centro-sinistra e scomparso dal territorio. Il ritorno alle urne per il Comune fa capire, finalmente, che occorre andare uniti e nel ’98 Renzo Mastracci al primo turno ottiene il 45,4% poi batte Stefano Bertollini al ballottaggio. L’inizio della fine: nemmeno due settimane dopo gli alleati dei Popolari – segretario Antonio Cappuccia, ancora oggi in pista per presentare la lista del Pd – posero veti sugli assessorati e gli scavarono intorno la fossa. Il sindaco cominciò a “incartarsi” al suo interno, presentò e sfasciò a tempo di record “la migliore giunta degli ultimi cinquanta anni”, per cercare di accontentare tutti non lo fece con nessuno. Un anno e mezzo dopo di nuovo alle urne, centro-sinistra diviso tra la società civile e un “ulivista” come Giovanni Garzia e Maria Vittoria Frittelloni, centro-destra unito con Candido De Angelis. Vinse quest’ultimo, fine dei giochi. Eppure, se unito, il centro- sinistra avrebbe avuto ancora il 45,1%. Invece Garzia – l’ha detto in questi giorni – dopo il voto viene “tradito” dai partiti dei quali neanche farà il portavoce. Alla faccia dell’unità. Si vota per la Regione nel 2000, a Badaloni che diventerà presidente vanno il 39,9% dei consensi. C’è uno “zoccolo duro”, evidentemente, ma si abbandona un anno dopo. Il collegio è “perso”, così contro un big del calibro di Pier Ferdinando Casini il centro-sinistra piazza l’ex sindaco An di Pomezia Angelo Capriotti. Si dà la sensazione di avere abbandonato a se stesso il territorio, nemmeno si prova a giocare la partita. Perché non un altro “big” a rischiare la faccia e a difendere quei voti? Mistero e 38,4%. Intanto l’Ulivo fa fatica a mettere insieme le componenti, ognuno si porta dietro il partito di origine. Elezioni comunali del 2003, De Angelis è all’apice, ha governato bene, il centro-sinistra gioca la sua carta migliore nel momento peggiore: Aurelio Lo Fazio per “tirare” la sua corsa in Provincia è in campo anche come candidato sindaco: cinque liste non bastano ad andare oltre il 30%. Alle regionali 2005 sembra riemergere quello “zoccolo” e i voti per Piero Marrazzo arrivano al 41,6%. Nel 2006 per la Camera entra in vigore il “Porcellum”, Prodi è il candidato premier dell’Unione che si sfascerà di lì a poco, mette insieme Ds, Margherita e qualche altro gruppo sparuto per risalire al 42,6% ad Anzio. Le facce del centro-sinistra anziate sono sempre quelle. De Angelis finisce la sua corsa, si vota nel 2008, insieme alle politiche nelle quali c’è la novità del Pd. Al Comune con le primarie viene scelto Paride Tulli ma la coalizione non va oltre il 30% ed è un miracolo con appena due liste. Alla Camera stesso risultato, leggermente aumentato se si considera l’Idv di Di Pietro si arriva fino al 33,3%. Ancora Regione, 2010, nonostante lo scandalo Marrazzo per Emma Bonino arriva il 38,9% dei consensi. Alle ultime regionali il dato è sostanzialmente confermato, mentre alla Camera l’effetto Grillo fa crollare il Pd e la coalizione Bersani al 23,3%. Ci sono già state le primarie, il candidato è Ivano Bernardone, ma nemmeno il centro-destra spaccato serve perché si va ancora divisi, il Pd con le sue “sensibilità” che non sono altro che i partiti di provenienza e il vecchio che evidentemente dimostra di essere, Pollastrini per conto suo. Garzia – che mette insieme esperienze diverse – non va considerato o forse solo a metà. Il 21,8% di Bernardone dice più di ogni altra cosa, se lo uniamo a Pollastrini fa 27,1%. Sarà solo colpa degli “elettori che non capiscono” o è questo centro-sinistra che ha trascorso vent’anni a suicidarsi che dovrebbe cominciare a porsi qualche domanda? Già, ma centro sinistra con o senza trattino? Unito o non? Intanto la città la governano altri e si fa fatica a vedere un modello alternativo, una realtà con la quale prima o poi si dovranno fare i conti.

 

Candido-Luciano: 22 anni e ancora non basta…

Bruschini-DeAngelis

Quando Luciano Bruschini avrà finito il suo mandato, salvo dimissioni che ci porteranno al voto nel 2017, sarà stato sindaco per 12 anni, compresi i due all’inizio degli anni ’90. Toccherà riprovarci a Candido De Angelis, il quale lo è già stato per 10. I due nemici-amici, insieme, hanno avuto la massima responsabilità di guidare Anzio per 22 anni su 72 dal dopoguerra a oggi. Esclusi i quattro periodi con il commissario, praticamente quasi un terzo del tempo è stato scandito dalla loro gestione e da quella di maggioranze che hanno ben saldi i piedi nella Prima Repubblica.

Partiamo da questa considerazione statistica per affrontare il discorso dell’apertura di Luciano Bruschini che ha fatto l’ennesimo “colpo” della sua vita politica – capacità che gli va riconosciuta – e ha allargato la maggioranza, mettendo una pietra sopra ai veleni dell’ultima campagna elettorale che si sono trascinati fino all’ultima intervista – quella del 30 gennaio – rilasciata da De Angelis al Granchio.

Avessero avuto un po’ di dignità i consiglieri dell’attuale maggioranza che hanno votato turandosi il naso improbabili piani triennali dei lavori pubblici – avevano una copia loro e un’altra l’assessore, per esempio – o una fidejussione per il porto oggetto di contestazione della Corte dei Conti, si sarebbero alzati e sarebbero andati via. Avrebbero detto “Bene sindaco, ora vai avanti con loro...”

Non lo hanno fatto perché molti, purtroppo, da quella posizione hanno una “rendita” che sia un’associazione vicina, una cooperativa, una pratica da sbloccare, i terreni per una delle biogas, un lavoro da dover ricominciare se si va a casa e via discorrendo. Candido De Angelis fino a due mesi fa le ha definite una “marchettopoli” e ha parlato di “progetto alternativo” oltre che di “persone che hanno fatto il loro tempo”, ma tanto a ricordargli cosa pensava di questa maggioranza saranno in pochi.

Dalla A di Amabile alla Z di Zucchini la fila per il candidato sindaco del centro-destra che è tornato insieme è già iniziata ed è lunga. Si dimentica il passato, le accuse durissime della campagna elettorale, lo scontro fisico al dibattito organizzato dal Granchio al Serpa Hotel e le parole durissime all’esterno della redazione dello stesso giornale.

Dicono che questa sia la politica, sta bene a loro e ai cittadini che li hanno votati e li voteranno, sta bene a tutti.

Ma guardandosi indietro – Bruschini è stato assessore dall’85 al ’90 prima di fare il sindaco, De Angelis ha fatto per un breve periodo anche l’assessore con la Dc, quindi il capogruppo di An e smesso da sindaco è stato senatore – i due che oggi si ritrovano non pensano che avevano il dovere di creare una nuova classe dirigente? E che rinnovamento è quello per il quale: fuori tutti, tranne me? E come pensa, De Angelis, di presentarsi a chi l’ha votato tre anni fa con l’idea di mandare a casa i Bruschini, Placidi & C.?

Il centro-destra riunito è certamente una scelta, Agostino Gaeta ha parlato di “responsabilità”, qui l’impressione è che sia più “conservazione” che altro. Ma è una scelta che da quella parte della barricata sembra fatta e rappresenta una sfida anche al centro-sinistra incapace – in questi anni – di contrastare quel modello con un progetto alternativo, anzi bravo a suicidarsi. A dire il vero, quel “modello Anzio” è tramontato dopo il primo mandato De Angelis, ma il punto è un altro. Possibile che il centro-destra non possa prescindere dai sindaci che ci hanno già governato per 22 anni?

Ci saranno non un Placidi (è lì dall’85), un Alessandroni (dal ’90), un Attoni (più volte assessore, da An a La Destra, alla civica e ritorno) o uno Zucchini (assessore, sindaco, direttore generale, di nuovo assessore) ma una Nolfi, una Cafà, un Romeo De Angelis, una Di Fede, un Gatti, un Fontana? Possibile che questa città debba essere legata alla staffetta De Angelis – Bruschini – De Angelis?

Nel 2008 parlare di “continuità” poteva anche avere un senso, ma dieci anni dopo l’ex sindaco ed ex senatore (che a voler essere parte della scena somiglia molto a un altro che è stato primo cittadino e anch’egli senatore…) quale “continuità” vuole portarci? Forse quella di chi non vuole schiodarsi dall’essere attore protagonista. Come diceva il Marchese del grillo? “Io so io e voi non sete un c….” La vecchia e nuova maggioranza lo sanno, ma a loro – e finora, diciamolo, anche ai cittadini – va bene così.