Malumori in maggioranza, otto chiedono di azzerare la giunta

Ufficialmente non l’hanno ancora fatto. Sembra un po’ di essere tornati ai tempi di Candido De Angelis quando i “dissidenti” annunciavano documenti che poi non arrivavano mai. Stavolta non siamo ancora lì, ma quasi.

Otto consiglieri comunali di Forza Italia ad Anzio, infatti, sono pronti a sottoscrivere un documento da consegnare al sindaco Luciano Bruschini per chiedere l’azzeramento della giunta. Neanche un anno dopo le elezioni. Motivo? Difficile saperlo. Le vicende delle ultime settimane con più di qualche tensione all’interno del gruppo più consistente a sostegno del sindaco sono, evidentemente, tutt’altro che appianate.

Si ricorderà la tumultuosa riunione con la Cafà sotto “processo”, le dimissioni del consigliere Bruschini, poi rientrate, mentre si avvertono i malumori di delegati che sono tali solo sulla carta e si lamentano perché privi di mezzi. Cioè di qualche “spicciolo” per iniziative in ordine sparso. 

Resta sempre appesa, poi, la delega all’ambiente. E’ nelle mani del sindaco, aspira a riprendersela Patrizio Placidi, ma da tempo Bruschini vuole attendere la nuova gara.

Detto questo e messa insieme qualche parvenza di motivazione politica, si chiede di azzerare tutto. Difficile che Bruschini lo farà. L’impressione di chi osserva è che trascorso un anno senza di fatto realizzare nulla – ma ricordiamo a onor del vero che il sindaco ha avuto problemi di salute – ora si cerchi di “rilanciarsi” nel modo peggiore possibile. Così, per la cronaca: c’era un programma legato al mandato di Bruschini, se nel documento troveremo scritto che non è stato attuato e quindi va azzerata la giunta ci toglieremo il cappello, altrimenti saremo ai giochini (inutili) di sempre.   

Mense, aspettando la gara spunta una sanzione per la Serenissima

La gara per l’affidamento del servizio mense è convocata per venerdì, salvo ripensamenti dell’ultima ora, ma intanto nel liquidare le fatture del mese di febbraio alla Serenissima si scopre che – udite udite – è stata applicata una sanzione. Sorpresa! Sì, perché a memoria non se ne ricordano altre per la contestatissima azienda appaltatrice. Meglio, contestata da genitori e bambini che spesso restano a digiuno, ma che dai controlli del Comune evidentemente rispetta capitolato e quant’altro. Non valgono, del resto, i verbali che la “commissione mense” composta da alcuni genitori redige dando dei voti. Anzi, spesso si affermava e si ritiene che erano e sono “strumentali”. 

Al di là di questo, si scopre nella liquidazione che una sanzione è stata applicata. Parliamo di 100 euro, sempre meglio di niente. Ma evidentemente qualcosa la Serenissima ha sbagliato. Peccato non si sappia il motivo della sanzione. Dall’atto si apprende solo che “con nota prot. n. 10772/2014  è stata applicata una sanzione di € 100,00 ai sensi dell’art 19 del vigente CSA, per la contestazione prot. n. 9142/2014, da applicare mediante l’emissione di una nota di credito sulla fattura dei pasti alunni relativi al mese di Febbraio 2014“.

Una curiosità, niente di più. Aspettando la gara e sperando, finalmente, che i bambini riescano a mangiare qualcosa in più rispetto a oggi. Le responsabilità sono diverse, non c’è dubbio, esiste un discorso culturale, l’avversione di genitori e insegnanti nei confronti di chiunque gestisca un servizio così delicato, ma diciamo pure che la Serenissima non ha certo brillato in questi anni.

 

Alla faccia dei bavagli: vecchi, nuovi e… minacciati

Alla faccia dei bavagli: vecchi, nuovi e… minacciati

Ecco a cosa servono gli organismi di categoria. L’Unione nazionale cronisti, la Federazione della stampa e l’Ordine dei giornalisti hanno ottenuto un importante riconoscimento. Non per quella che alcuni considerano la “casta” dei giornalisti, ma sempre per il diritto imprescindibile dei cittadini di sapere…  

Bene “pacificare”, ma è ora di affrontare seriamente le questioni

ImmagineHa ragione il sindaco, occorre “pacificare”. E parlare d’altro. Ormai è chiaro che la vicenda del “caro estinto” – che per due ore ha tenuto impegnato il consiglio comunale di Anzio – sarà decisa dai magistrati. Ripeto: se Repubblica ha sbagliato, un tribunale lo valuterà, ma sfugge cosa abbiano fatto altri nel dire “Repubblica dice che… – e parliamo del primo quotidiano italiano – sindaco e presidente del consiglio comunale replicano così…

Luciano Bruschini merita tutta la comprensione umana, è nero su bianco da tempo, ma dovrebbe una volta per tutte capire cosa “fa” notizia. Se è sulla sua pelle e se – come sosteniamo dal primo momento – veramente non c’entra, è un fatto gravissimo. Ma da lì a dire che si chiederanno maxi risarcimenti a chiunque parla della vicenda è parso ed è eccessivo. Così come immaginare un complotto “partito da qui” ovvero da Anzio e arrivato fino alla collega di Repubblica.

Al solito, poi, il primo cittadino “non ricorda” – normalmente “non sa” – del minaccioso intervento in un dibattito di Forza Italia del presidente del consiglio comunale. Peccato, perché l’espressione del suo volto finita su youtube è eloquente. E perché le parole di Patrizio Placidi sono gravi. Gravissime. E bene ha fatto il Movimento 5 stelle a chiedere le dimissioni di chi, per il ruolo che occupa, non può fare quelle affermazioni. Il presidente li ha sfidati a fare una mozione di sfiducia (http://www.inliberuscita.it/politica/29212/anzio-consiglio-dibattito-infinito-tra-caro-estinto-e-caso-mef/) Vedremo.

Pacificare, vero, e affrontare altri argomenti. A cominciare dall’inguardabile streaming del consiglio comunale, pieno di pubblicità e “muto” in alcuni passaggi. Cosa aspettarsi dal sito uno e trino con tre diversi fornitori e ancora “monco”, del resto?

Occorre parlare anche del rispetto del regolamento per quanto riguarda le interrogazioni “infinite”. E’ una battaglia persa, vero, ma forse riunire il Consiglio più spesso, nei tempi previsti dalla legge come sottolineato da Fontana, o copiare chi ha messo nei regolamenti il cosiddetto “question time”, vecchia proposta di Ivano Bernardone, servirebbe. Da evitare – suggerimento per Placidi – gli “scambi” tra Bruschini e De Angelis. Quel poco che si sente in streaming è vanificato…

Parliamo d’altro, giusto, della vicenda porto ad esempio. La città continua a essere tenuta all’oscuro di quello che sta avvenendo e i conti della Capo d’Anzio sono tutt’altro che trasparenti, perché sul sito fuori legge del Comune non compaiono. Certo, c’è la relazione al bilancio per la quale è stato necessario tirare fuori una visura in Camera di commercio: i 900.000 euro di fondo di riserva, per esempio, ci sono o non? Diciamola meglio: il capitale sociale della Capo d’Anzio esiste ancora? E i rapporti con il socio privato? E il 39% delle quote che il Comune doveva riprendersi?

E’ arrivata in consiglio comunale anche la vicenda delle osservazioni della Ragioneria dello Stato. Il vice sindaco Zucchini ha minimizzato i rilievi, resta il fatto che sono stati commessi errori al punto che alcune delibere sono state già adottate (retroattive!), altre lo saranno, alcuni provvedimenti sono stati sospesi e in altri casi si andranno a recuperare delle somme – non straordinarie – che non andavano erogate. Tutti sbagliano, ci mancherebbe, e va benissimo correggere. Non tutti, però, percepiscono il massimo del risultato dopo aver commesso errori.

E i residui attivi? I 17 milioni di euro di “buco” ovvero di mancati incassi per i quali, sembra, si sta correndo ai ripari? Parliamo d’altro, giusto sindaco, affrontiamo seriamente le questioni nelle sedi opportuno.

Approvato, infine, un inutile regolamento edilizio. Insieme all’ufficio di piano doveva essere il caposaldo dell’attuazione del piano regolatore. Lo strumento urbanistico, invece, è andato avanti con un ufficio oberato di lavoro e sotto continua pressione politica e senza regolamento (ma Attoni non doveva dimettersi, la scorsa legislatura?) – salvo una delibera voluta da Bruschini appena eletto – in una sorta di “anarchia” che ha portato ai risultati che vediamo.

Quel piano, come sostenuto in tempi non sospetti, faceva e teoricamente fa ancora costruire troppo. Approvare il regolamento, oggi, è aver messo una “pezza”. 

“Sei de…” Quando la rete fa miracoli

A Nettuno pochi giorni dopo la fondazione del gruppo su facebook, ad Anzio con una maggiore programmazione, gli appartenenti a “Sei de… se…” si sono ritrovati fisicamente. Per una foto al santuario i primi, per uno scatto sulla spiaggia delle “grotte” i secondi. Ignoro l’esistenza di una sociologia dei nuovi mezzi messi a disposizione dalla rete internet, le basi di quella tradizionale suggeriscono però qualche riflessione.

I “simboli”, anzitutto: chi dal virtuale è passato al reale ha scelto di ritrovarsi in luoghi significativi delle città. Il “riconoscersi”, poi, quello che fa di un gruppo l’essere tale. E’ un ritrovarsi intorno a detti, personaggi, luoghi comuni e fisici delle città, intorno a tradizioni che rischiano di perdersi, a iniziative – com’è stato ad Anzio – di solidarietà.

C’è poi una  voglia di protagonismo diretto, senza mediazioni, favorito dal mezzo di internet e in grado di scavalcare i giornali e la classe politica: si fa da soli, si comunica sulla pagina “sei de…”, non si cercano altri mezzi. E’ un fenomeno con il quale vanno, inevitabilmente, fatti i conti.

Restiamo dei “paesoni”, questa è la verità, cerchiamo appigli a storia e tradizioni perché  crescere e diventare città un po’ ci spaventa e non solo perché rischiamo di perdere le nostre radici. Eppure lo siamo, città: numericamente, nelle etnie presenti, nell’integrazione della vita di tutti i giorni, meno nei servizi pubblici che riceviamo e nelle proposte culturali che ci arrivano o proponiamo, ma abbiamo evidentemente bisogno di una sorta di “ombrello”, trovato con questi gruppi “Sei de…”

C’è poi un aspetto meno “nobile”, diciamo così, ma simpatico: quello di averci fatto riscoprire un po’ di sano campanile. Va benissimo, ma ricordiamoci che ormai i nostri figli vanno a scuola indifferentemente ad Anzio o Nettuno, frequentarsi tra “cugini” è normale nella vita di tutti i giorni, nello sport, meno fra istituzioni – a maggior ragione dopo la figuraccia mondiale rispetto allo sbarco alleato – dove pure abbiamo anziati consiglieri a Nettuno e viceversa. 

Allora proviamo a immaginare, come si fa nelle bacheche dei due gruppi (ammetto, sono “infiltrato” a Nettuno…) che da questo miracolo di facebook possa nascere altro: l’orgoglio di cittadini normali, capaci di proporre e farsi sentire, senza colori né bandiere se non quella di essere se stessi tutti i giorni, preoccuparsi dei propri diritti e pretenderli, compiere sempre il proprio dovere. 

Poi tutti nei gruppi, buttando un occhio a quello degli altri, contandosi e sfottendosi, perché fondamentalmente restiamo “scapocciasarde” e “scapocciaranocchie” ma tutto sommato abbiamo imparato ad apprezzarci. 

Vero cuggì? Eh no compà….

 

Giustizia: il caso Colarieti, le congetture, la responsabilità dei giudici…

Il 3 aprile è in programma al Tribunale di Velletri una nuova udienza del processo per l’ex assessore Italo Colarieti, la dirigente Angela Santaniello e l’ex presidente della cooperativa Raimbow Augusto De Berardinis. Il 23 aprile si dovrebbe arrivare alla conclusione, ma per come stanno andando le cose la montagna sembra aver partorito il classico topolino. 

Ho avuto modo di sostenere già altrove che anche se venissero riconosciuti colpevoli avrebbero, di fatto, già scontato la pena dopo una lunga quanto ingiustificata custodia cautelare ai domiciliari. Una misura – nei confronti degli imputati, come di molti altri in casi del genere – indegna di un Paese che dovrebbe essere la culla del diritto.

Ebbene a leggere le motivazioni usate dal Riesame, di recente, per togliere all’ex assessore e al giovane ex presidente l’obbligo di firma c’è da restare sconcertati. La Cassazione, citata nell’atto, ha infatti affermato che “la sussistenza del fumus (…) è stata apoditticamente desunta dal rilievo assegnato a elementi di natura congetturale e privi, al fine suindicato, dei necessari requisiti di univocità e valenza dimostrativa in ordine alla configurabilità di un’intesa corruttiva, ossia da una serie di anomalie e irregolarità riscontrate nelle fasi del percorso procedimentale che ha portato all’aggiudicazione dell’appalto”. 

Congetturale, teniamolo in mente. Perché domani ciascuno di noi potrebbe essere l’indagato di turno e fare sette mesi di domiciliari. Certo, una decisione del genere non entra nel merito del processo, sarà il dibattimento a stabilire se ci sono o meno le prove, ma qui – come in casi analoghi – se arriva una sentenza di assoluzione chi pagherà mai?

Una vecchia e dimenticata battaglia dei radicali, un referendum come tanti finito nel dimenticatoio, una questione di assoluta attualità. 

Allergia alle notizie, denunce e il volto del sindaco

“Registra, registra…” A sentire la conferenza di Patrizio Placidi (http://www.inliberuscita.it/politica/28836/patrizio-placidi-gioca-a-fare-il-boss-e-minaccia-la-stampa/) non c’è da stupirsi. Conosciamo il personaggio, ormai da tanti anni, e arriviamo persino a comprendere lo sfogo. E’ eloquente, in quei pochi minuti, la faccia del sindaco Luciano Bruschini. E’ la migliore risposta a chi, avendo un importante ruolo istituzionale come quello di presiedere il consiglio comunale, dovrebbe evitare certi toni minacciosi.
Se Repubblica ha sbagliato saranno i magistrati a stabilirlo, sfugge cosa abbiano fatto altri ma Placidi è libero di denunciare chi vuole. L’ha già fatto, del resto, con quattro cittadini che sulla base di dati dell’Arpa Lazio segnalavano l’inquinamento del mare in un determinato periodo. Servirebbe un’inchiesta non sulla sua denuncia, ma su come funziona il protocollo del Comune di Anzio e la comunicazione tra enti rispetto ai dati dell’inquinamento o, peggio, al parere per il quale Placidi era incompatibile ma è rimasto al suo posto. Parere nascosto per oltre un anno in Comune e sul quale – davvero – si dovrebbe indagare. Ma il personaggio è questo, prendere o lasciare. Con me o contro di me, i giornalisti “amici” (e non ci tengo affatto ad esserlo) e quelli che non lo sono, quelli che sanno fare il mestiere perché scrivono ciò che piace a Placidi e quelli incapaci perché cercano e diffondono notizie. Sì, notizie. La differenza è tutta qui: i giornali esistono per riportarle, dopo averle verificate e valutate. Se Repubblica non l’ha fatto vedremo, su cosa hanno fatto altri anche. Ma parliamo di notizie, quelle che spesso sono scomode per i politici, quelle che a Placidi non sono mai piaciute.
Dispiace un atteggiamento del genere e, ripetiamo, il volto del sindaco è la migliore risposta. Di avvocati pronti a “dividere” i risarcimenti come ha spiegato Placidi ce ne saranno molti e anche bravi, chi dovrà difendersi ne avrà di altrettanto bravi non nel “dividere” ma nell’affermare il principio costituzionalmente garantito della libertà di stampa. Esiste uno sportello, all’Associazione stampa romana, sulle “querele temerarie”. Lo ha messo in piedi un principe del foro come Oreste Flammini Minuto che purtroppo non c’è più ma nel solco del quale si continua la sua attività.
Ed esiste un osservatorio “Ossigeno per l’informazione” che mette insieme i tanti Placidi che in Italia sono allergici alle ricostruzioni dei giornalisti.
Stia tranquillo, dunque, e pensi alla campagna elettorale davvero. Alla sua, non a quella di altri che inventa, è una cosa che gli riesce particolarmente bene dati i risultati ottenuti. Stia tranquillo, perché in fatto di denunce è in grande e pessima compagnia.

Porto, l’idea di un consorzio d’imprese. E il Comune tace

ImmagineUn consorzio di imprese per realizzare il nuovo porto di Anzio. E’ qualcosa più di una voce quella che circola in ambienti romani, dove alcune aziende sono state contattate per entrare nell’investimento. A fare la proposta, secondo quello che emerge, è il rappresentante di uno studio legale per conto di Marinedi, la società che detiene dal dicembre scorso il 39% delle quote della Capo d’Anzio, al 61% del Comune. Un 39% che fino a qualche mese prima era stato di Mare 2 spa, sempre facente capo a Renato Marconi.

Com’è noto l’idea di “Marina di Anzio” – confermata dal sindaco in consiglio comunale – è quella di realizzare solo il bacino interno, anzi una parte di esso. Marinedi, del resto, punta alla “rete dei porti del Mediterraneo” e ha sempre ritenuto Anzio strategico. Il bello – si fa per dire… – è che in questo momento nessuno dal Comune sembra preoccuparsi di una serie di passaggi formali che volente o nolente con la Regione Lazio vanno fatti. Rispetto all’accordo di programma e alla concessione, per esempio….

Né qualcuno dice ancora, ufficialmente, che fine farà l’atto d’obbligo tra Comune e Capo d’Anzio… Inutile chiedere, finora, i conti della società. Con interrogazioni mirate che saranno presentate lunedì in consiglio comunale lo farà il Pd. Lo stesso partito chiederà una commissione speciale sul porto,  ammesso che finalmente in Comune – dove sull’argomento continuano a tacere – si rendano conto di essere finiti in un vicolo cieco. 

Perché mentre il sindaco prova a rassicurare tutti, è ormai chiaro che a decidere cosa fare e quando nella Capo d’Anzio è il socio privato. Con quale progetto, quale piano finanziario, quale crono programma, che tipo di autorizzazioni da parte della Regione Lazio che resta pur sempre la proprietaria del porto, quali garanzie per la città nessuno lo dice. Socio privato che doveva essere cacciato da un pezzo se il sindaco avesse dato seguito all’ordine del giorno per riprendersi le quote a causa del mancato rispetto dei patti parasociali ovvero del mancato finanziamento dell’opera un anno dopo la concessione. 

Torna la parafrasi della stupenda canzone citata ieri, sperando sempre nella clemenza di Lucio Battisti: tu chiamala se vuoi, trasparenza… 

Trasparenza, si riunisce la commissione. Ma il Comune non lo dice

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Tu chiamala se vuoi, trasparenza… Il compianto Lucio Battisti perdonerà. Parafrasiamo la sua stupenda “Emozioni” per tornare su un argomento per il quale il Comune di Anzio continua a essere al di fuori delle norme. Il presidente della commissione trasparenza, Andrea Mingiacchi (Pd) ci informa via facebook che la riunione è convocata il 3 aprile alle 15 con all’ordine del giorno gli approfondimenti in merito alla mancata pubblicazione di diversi atti sul sito, in particolare quelli sul Centro formazione professionale per il quale il consigliere Danilo Fontana ha presentato formale richiesta. Nella stessa seduta si parlerà dei mancati adempimenti agli obblighi del Comune rispetto al decreto legislativo 33/2013. Stavolta la riunione si tiene in aula consiliare e vogliamo sperare che il segretario – che ha l’ufficio lì a due passi – si presenti a spiegare perché il sito del Comune ancora non rispetta quel decreto ovvero è tutt’altro che trasparente. La volta scorsa era impegnato… Ricordiamo che rispondendo proprio a un’interrogazione di Mingiacchi il vice sindaco, Giorgio Zucchini, aveva riferito che della vicenda si occupava il segretario comunale.

La commissione, inoltre, si riunirà nella stessa sede e ora anche l’8 aprile sulla vicenda del “buco” di 17 milioni di euro che mancano all’appello per la tassa sui rifiuti. Chiarimenti che, si presume, arriveranno anche lunedì in consiglio comunale, ma la commissione potrà eventualmente approfondire con i dirigenti che sostengono di avere fatto tutto ciò che si doveva.

Apprendere via facebook della convocazione della commissione di controllo e garanzia è irrituale, certo, ma almeno lo sappiamo.

E le altre? Quando si parla di bilancio o sociale, di turismo o istruzione? Chissà… Ricordiamo che sono organismi aperti al pubblico e che le convocazioni – anche quelle – andrebbero indicate sul sito del Comune. Invece se è difficile trovare le determine dirigenziali, è impossibile questo genere di atti. Ma chi sarà il responsabile del procedimento di pubblicazione?

Ufficialmente nessuno, nel nuovo sito del Comune entrando nell’apposito link esce una pagina (si veda la foto) desolatamente vuota…

Ecco: tu chiamala se vuoi, trasparenza…   

Morte, sofferenze e soldi pubblici al vento. Happygoodyear e non solo…

Immagine C’è una storia fatta di morte e sofferenze. Di soldi pubblici elargiti con la Cassa del Mezzogiorno e di un’azienda multinazionale che, finiti i fondi, ha chiuso e se n’è andata. Una storia di mancata riconversione, grazie all’italico andazzo delle perdite pubbliche e profitti privati. E’ una storia che, fortunatamente, qualcuno non si stanca di raccontare. Se il film “Il posto dell’anima” non l’aveva mai nominata direttamente – pur riferendosi proprio a questa vicenda – adesso il documentario “Happy Goodyear” (nella foto un’immagine di scena) fa nomi e cognomi. Racconta con i veri protagonisti, quelli rimasti, la storia della multinazionale della gomma che a Cisterna ha costretto i dipendenti a lavorare respirando di tutto. La commozione di uno di loro basta e avanza a dimostrare cosa è stata quella fabbrica.

Al documentario hanno lavorato due colleghe, Elena Ganelli e Laura Pesino, mettendo insieme storie, documenti, atti che hanno visto i vertici della multinazionale condannati in un primo processo con una sentenza in parte riformata in appello, mentre un nuovo filone relativo all’ex Goodyear è in corso a Latina.

Il documentario ha vinto il Riff, Rome indipendente film fest, sbaragliando la concorrenza di realtà internazionali. In questa provincia, evidentemente, ci sono anche potenzialità del genere e le colleghe non possono che meritare i complimenti di tutti noi.

Le scene delle macerie rimaste, però, raccontano anche un’altra storia, analogamente scandalosa. Sulla quale servirebbe un altro documentario, se non la rappresentazione di quello che resta come di un monumento allo spreco. E’ la storia della mancata riconversione di quel sito, di un effimero sogno chiamato “Meccano”, di bonifica, formazione e cassa integrazione a carico del pubblico e dipendenti di fatto mai riassunti dal privato.

Una vicenda tutta da approfondire, ma intanto ci si può fare un’idea di “Happy Goodyear” con i link sottostanti.

https://www.youtube.com/watch?v=NIXx1uwjXeI

http://www.riff.it/finalisti-2014/happy-goodyear/

http://www.ilmessaggero.it/LATINA/latina_happy_goodyear_miglior_documentario_italiano_vince_riff/notizie/590796.shtml

http://www.ilmessaggero.it/latina/latina_cancro_goodyear_documentario/notizie/575258.shtml