“Sei de…” Quando la rete fa miracoli

A Nettuno pochi giorni dopo la fondazione del gruppo su facebook, ad Anzio con una maggiore programmazione, gli appartenenti a “Sei de… se…” si sono ritrovati fisicamente. Per una foto al santuario i primi, per uno scatto sulla spiaggia delle “grotte” i secondi. Ignoro l’esistenza di una sociologia dei nuovi mezzi messi a disposizione dalla rete internet, le basi di quella tradizionale suggeriscono però qualche riflessione.

I “simboli”, anzitutto: chi dal virtuale è passato al reale ha scelto di ritrovarsi in luoghi significativi delle città. Il “riconoscersi”, poi, quello che fa di un gruppo l’essere tale. E’ un ritrovarsi intorno a detti, personaggi, luoghi comuni e fisici delle città, intorno a tradizioni che rischiano di perdersi, a iniziative – com’è stato ad Anzio – di solidarietà.

C’è poi una  voglia di protagonismo diretto, senza mediazioni, favorito dal mezzo di internet e in grado di scavalcare i giornali e la classe politica: si fa da soli, si comunica sulla pagina “sei de…”, non si cercano altri mezzi. E’ un fenomeno con il quale vanno, inevitabilmente, fatti i conti.

Restiamo dei “paesoni”, questa è la verità, cerchiamo appigli a storia e tradizioni perché  crescere e diventare città un po’ ci spaventa e non solo perché rischiamo di perdere le nostre radici. Eppure lo siamo, città: numericamente, nelle etnie presenti, nell’integrazione della vita di tutti i giorni, meno nei servizi pubblici che riceviamo e nelle proposte culturali che ci arrivano o proponiamo, ma abbiamo evidentemente bisogno di una sorta di “ombrello”, trovato con questi gruppi “Sei de…”

C’è poi un aspetto meno “nobile”, diciamo così, ma simpatico: quello di averci fatto riscoprire un po’ di sano campanile. Va benissimo, ma ricordiamoci che ormai i nostri figli vanno a scuola indifferentemente ad Anzio o Nettuno, frequentarsi tra “cugini” è normale nella vita di tutti i giorni, nello sport, meno fra istituzioni – a maggior ragione dopo la figuraccia mondiale rispetto allo sbarco alleato – dove pure abbiamo anziati consiglieri a Nettuno e viceversa. 

Allora proviamo a immaginare, come si fa nelle bacheche dei due gruppi (ammetto, sono “infiltrato” a Nettuno…) che da questo miracolo di facebook possa nascere altro: l’orgoglio di cittadini normali, capaci di proporre e farsi sentire, senza colori né bandiere se non quella di essere se stessi tutti i giorni, preoccuparsi dei propri diritti e pretenderli, compiere sempre il proprio dovere. 

Poi tutti nei gruppi, buttando un occhio a quello degli altri, contandosi e sfottendosi, perché fondamentalmente restiamo “scapocciasarde” e “scapocciaranocchie” ma tutto sommato abbiamo imparato ad apprezzarci. 

Vero cuggì? Eh no compà….

 

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