Forza Italia a caccia del “nemico”, ma i problemi sono altri…

Come inizio non c’è male. La rinata Forza Italia sembra avere bisogno di un “nemico” e l’ha individuato nel sottoscritto, sul quale da più parti si continua ad alimentare la fandonia della candidatura a sindaco già pronta. E’ successo anche ieri nell’incontro all’Astoria.

Gente che ha smesso di lavorare da tempo o, peggio, non l’ha mai fatto per dedicarsi alla vita politica, si diverte a fantasticare su elezioni che sono lontane quattro anni – salvo scossoni – o a perdere tempo su ipotetici accordi presenti solo nella loro mente. E così uno che fa il giornalista e cerca di svolgere semplicemente la sua professione ed esprimere il proprio pensiero, diventa candidato (Perché? Deciso da chi? Quando?) e quindi “spauracchio” da usare per una platea che si preoccupa – invece – semplicemente di restare legata al treno della gestione della cosa pubblica ad Anzio.

Individuato il “nemico”, si passa oltre. Diciamo che il coordinatore di Forza Italia, Patrizio Placidi, nel corso degli anni ne ha trovati molti (mitica la frase rivolta in consiglio comunale a Sergio Mangili “ti stai preoccupando di un futuro che una futura sedia a sinistra ti potrebbe vedere”) compresi i suoi attuali alleati, quando entrando nella sede degli allora Popolari a vittoria di Stefano Bertollini ormai acquisita urlava “fascisti”. O quando, da solo, si è candidato primo cittadino senza grande fortuna.

Ma serve il fumo agli occhi, trovare una scusa per nascondere una gestione sulla quale, invece, c’è più di qualche ombra. Ecco “il complotto”, allora, d’altro canto se ne vede Berlusconi perché non i suoi di “Forza Silvio”? Non si immagina che la Ragioneria dello Stato abbia fatto il suo dovere, né che in Comune qualcuno si sia “dimenticato” di andare a verificare chi pagava e chi non la tassa sui rifiuti – facendo accumulare in cinque anni circa 17 milioni di euro – no: è una macchinazione.

Ha spiegato oggi il segretario del Psdi, Paride Tulli (http://www.inliberuscita.it/politica/28610/rifiuti-e-rischio-dissesto-tulli-il-comune-affondava-e-i-dirigenti-venivano-premiati/) come funzionava.

E’ a questo che devono rispondere, politicamente, Placidi & C. prima di inventare candidati che non ci sono, strategie fantasiose e complotti. Perché c’è la relazione del ministero che ha già portato a fare delibere “riparatorie”, c’è una situazione con la riscossione rifiuti resa nota dalla stampa che l’ha appresa perché c’è stata una riunione tra il vice sindaco e i dirigenti nella quale un allarme è stato lanciato. Poi ci sono la poca trasparenza che resta un problema, un sito fuori legge, un fascicolo spedito in Procura dalla Finanza con l’ipotesi di voto di scambio rispetto ad assunzioni “elettorali”, le tensioni in maggioranza e chi più ne ha ne metta.

Diverso il discorso sulla vicenda sollevata da “Repubblica”. Se è vero, come fino a oggi è vero, che formalmente non sono indagati il sindaco Luciano Bruschini e il presidente del consiglio comunale Patrizio Placidi, è stata una cosa grave. Gravissima. Ci sono le sedi per accertarlo e speriamo si faccia chiarezza al più presto. Per il bene di persone che dicono (e gli crediamo) di essere state ingiustamente coinvolte, ma soprattutto per la città che non merita nemmeno il sospetto di legami a dir poco singolari.

Crisi dell’editoria e nuove illusioni. Facciamo attenzione

E’ un interessante spunto di riflessione quello che fornisce l’amico e collega Lidano Grassucci (http://www.corrieredilatina.it/news/economia/4534/Quel-dispiacere-di-leggere.html#.UyxKfnBWxlU.facebook) sulla situazione dell’editoria in questa provincia.

Occorre chiedersi davvero cosa è successo e dove stiamo andando, soprattutto se c’è spazio per nuove intraprese come quelle annunciate a breve. Sia chiaro: nel libero mercato chiunque ha la possibilità di avviare ogni iniziativa, ci mancherebbe, però in questo territorio abbiamo già dato.

Questo mondo si è rivoluzionato, i giornali cartacei segnano il passo, le chiusure vecchie e nuove sono lì a dimostrarcelo e occorre tenerne conto. 

 E’ vero, ci sono tanti ragazzi – e ormai tanti disoccupati, cassintegrati o colleghi  nel limbo – che per fare questo straordinario mestiere oggi sono ancora disposti a tutto. Ma ripeto, abbiamo già dato. L’abbiamo fatto accettando sin troppi compromessi rispetto ai diritti dei giornalisti, fidandoci di imprenditori che non si sono dimostrati tali fino in fondo. Peggio, di quelli che finiti i soldi pubblici hanno fatto le valigie e lasciato per strada la gente.  

Per questo occorre fare attenzione rispetto a nuove illusioni.  

 

Mense, si tace con i giornali ma le ditte per la gara sono 12. Le tensioni

E’ la gara più importante – insieme a quella per i rifiuti – al Comune di Anzio. E’ una cartina di tornasole per i servizi che l’ente riesce a fornire, dato che parliamo di pasti per i bambini, ma dai giornali locali che pure si sono interessati al caso non riusciamo ad apprendere nulla. I termini per partecipare alla gara per la refezione scolastica sono scaduti lunedì, ma dagli uffici nessuno ha ritenuto di dire quante sono le aziende che hanno fatto domanda. Ma che mistero è? E perché non riferire il numero di partecipanti?

Come sempre, la trasparenza è messa sotto i piedi e risulta che né l’ufficio comunicazione del Comune né l’assessore Laura Nolfi hanno potuto riferire ai giornali un dato banalissimo. E’ un fatto grave, né serve aver saputo – al solito per vie non istituzionali – che le aziende sono 12. Cosa ci voleva a farlo sapere? Nessuno vuole i nomi prima che vengano ammesse e che si dimostri se hanno o meno i requisiti, ma francamente negare il numero è eccessivo.

Soprattutto se poi si alimentano sospetti e non si risponde nemmeno alla mancata inclusione, nel bando, delle norme anti mafia come segnalato da Fratelli d’Italia. Soprattutto se con l’attuale gestione alle contestazioni di bambini, genitori e scuole rispetto alla qualità del servizio si è arrivati alla clamorosa segnalazione di una tangente da 250.000 euro. Le due indagini avviate sulla vicenda, almeno finora, non hanno prodotto nulla.  

Intanto sappiamo dal sito istituzionale che le buste saranno aperte il 4 aprile, anche se chi presiederà la commissione non è ancora noto. Anzi, in Comune c’è più di qualche tensione. 

Ragioneria dello Stato: prima “pezza”, ma trasparenza e correttezza restano un miraggio

ImmagineEra talmente tutto a posto che ora si corre a mettere una “pezza”. Parliamo della dura relazione della Ragioneria dello Stato che contestava – fra l’altro – la corresponsione di indennità di posizione organizzativa e di posizione per incarichi dirigenziali. Soldi assegnati in assenza di un atto di giunta dal 2009 al 2012 e situazione “sanata” adesso, dopo l’ispezione. Nella delibera di ieri si riportano le tabelle che si trovano pure nella relazione e si afferma che “in sede di verifica ispettiva è stata rilevata l’assenza di un atto formale da parte della Giunta Comunale” quindi che ” occorre ratificare gli incrementi delle retribuzioni di posizione corrisposte ai dirigente ascrivibili alle tipologie sopra specificate”. Un errore, insomma.

Nessuno lo ammetterà mai in Comune, ma di errore si tratta. Si dicevano “tranquilli” dopo la diffusione della relazione, affermavano che era tutto a posto, hanno già dovuto compiere due atti formali per sistemare la situazione. Ammesso che sia veramente tutto a posto e si tratti di una clamorosa montatura – lunedì 31 se ne parlerà fra l’altro anche in consiglio comunale su richiesta dell’opposizione – ci sono due parole che usano i tecnici del Ministero: trasparenza e correttezza. Affermando che sono mancate. Purtroppo, per queste, non c’è alcun atto formale che possa riparare. Né sembra esserci la volontà di farlo, perché trasparenza e correttezza restano un miraggio. Lo dimostra – in modo lampante – il sito del Comune che continua a essere fuori legge. 

Ufficiale, il sindaco di Anzio non è imputato. Quello che resta…

Troverete di seguito la prima versione di questo mio pensiero. Contiene un errore, del quale mi scuso. Diffondendo il suo certificato dei carichi pendenti il sindaco di Anzio dimostra di non essere imputato e non di non essere indagato. Succede nella fretta e, soprattutto, nella dimenticanza grave di basilari principi di procedura. Detto questo, continuo a pensare che fino a prova del contrario occorra credere alla parola del sindaco che dal primo momento ha affermato di non essere assolutamente coinvolto in questa vicenda. E continuo a ribadire che debba essere proprio lui, a maggior ragione se non indagato, a fare chiarezza. Per dovere di cronaca, a seguire quello che avevo scritto ieri. Grazie della pazienza e della comprensione a quanti mi seguono.
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Con l’invio alle testate giornalistiche del suo certificato dei carichi pendenti il sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, dimostra di non essere indagato. Il certificato emesso ieri dalla Procura di Roma dimostra che è tutto “negativo” a suo carico e siamo lieti di prenderne atto. Del resto, non avevamo mai espresso dubbi a riguardo.
Diciamo pure che i carichi pendenti si hanno quando c’è già un’imputazione ovvero una richiesta di rinvio a giudizio, ma nel caso specifico non siamo ancora a quel livello. Comunque ribadiamo che prendiamo atto – come dal primo momento – della posizione del sindaco. La sua richiesta di certificato arriva dopo la notizia diffusa da “Repubblica” sulla vicenda “caro estinto”.

Cosa resta di questa storia, allora? Un’inchiesta della Procura di Roma che parte dalla Capitale e – non ci stancheremo mai di dirlo – arriva fino ad Anzio. Ci arriva nel corso dell’ultima campagna elettorale per le regionali, seguendo personaggi “attenzionati” che hanno frequentato appuntamenti che promuovevano un determinato candidato. Restano anche alcune “certezze” delle quali abbiamo parlato nei giorni scorsi. 

Cosa abbia la Procura di Roma è da capire, di certo ha raccolto elementi anche ad Anzio seguendo il filone del “caro estinto”. Il sindaco si era impegnato a chiedere al Procuratore capitolino un appuntamento. Confermi questa sua intenzione, lo faccia perché la città sappia – a questo punto – qual è la reale situazione rispetto a quell’inchiesta. E’ questo che si chiede a un primo cittadino – a maggior ragione se ingiustamente coinvolto – e non che minacci maxi richieste di risarcimento. 

Prenda quell’appuntamento e poi faccia ai cittadini il quadro della situazione. Saremo tutti più tranquilli.

Le richieste di risarcimento, le risposte della categoria

Torniamo a far parlare di noi, di Anzio, per alcune singolari iniziative nei confronti di chi diffonde notizie. Siamo andati sin dal primo momento con i piedi di piombo sulla notizia diffusa da “Repubblica” rispetto al “caro estinto”. Abbiamo dato spazio alle prese di posizione degli amministratori, poi di fronte alle “ingenti richieste di risarcimento” annunciate dal sindaco ci siamo posti il problema. Chiunque scrive di questa vicenda rischia di doverlo risarcire? E perché? Attenzione, ripetiamo: esiste un’inchiesta che arriva ad Anzio durante la campagna elettorale per le regionali, Bruschini dice che non è indagato e gli crediamo perché conosciamo lui e la sua storia, ma nemmeno dell’indagine si può parlare? Né delle certezze su alcuni rapporti – non reati, attenzione – dell’ex vice sindaco Patrizio Placidi?

L’associazione Stampa romana – il sindacato dei giornalisti – e l’osservatorio Ossigeno per l’informazione, hanno preso una posizione rispetto all’iniziativa del sindaco. La categoria torna a occuparsi di Anzio dopo che un collega venne fatto identificare in consiglio comunale perché stava facendo delle innocue riprese che evidentemente “disturbavano” i manovratori o, peggio, dopo che un collega è stato aggredito durante la seduta d’insediamento dell’attuale legislatura. 

I collegamenti alle prese di posizione di Stampa Romana (http://www.stamparomana.it) e Ossigeno (http://www.ossigenoinformazione.it/2014/03/anzio-sindaco-querela-repubblica-che-scrive-e-indagato-41797/)

Rifiuti, nodi al pettine e dissesto dietro l’angolo

Andava tutto bene, così ci dicevano. C’erano solo problemi di cassa,  questo ci hanno voluto far credere. Invece non era così e i nodi, adesso, vengono al pettine. Apprendiamo dal sito http://www.inliberauscita.it che il Comune di Anzio è sull’orlo del dissesto finanziario perché mancano all’appello 17 milioni di euro di tassa sui rifiuti non pagata dai cittadini tra il 2008 e il 2013.

Dove fosse il Comune e cosa abbia fatto in quel periodo è tutto da scoprire. Certo è che oggi il vice sindaco, Giorgio Zucchini, chiama a raccolta i dirigenti – alcuni dei quali sono gli stessi che avrebbero dovuto evitare una cosa del genere – e chiede loro di trovare una soluzione. Quale è tutto da scoprire, mentre il rischio palese è che si debba dichiarare il dissesto e che a pagare saranno i cittadini onesti. Non è stato già così, del resto, con gli “inesigibili” fatti pagare ai cittadini con le nuove fatture della tariffa di igiene ambientale? Sarà peggio, in caso di dissesto, perché tutti i tributi salirebbero al massimo. Chiedere a Terracina per credere, altro fulgido esempio di mala amministrazione del centro-destra…

Se la notizia è reale – e non abbiamo motivo di non crederlo – ci sono precise responsabilità politiche rispetto a questa vicenda. Ce le ha il sindaco, Luciano Bruschini, che stavolta non può dire che non sapeva. Ce le ha l’ex assessore alle finanze Giuseppe Mercuri che ha evidentemente sottovalutato la situazione. Ce l’ha l’ex assessore Patrizio Placidi che ha avviato – in fretta e furia – un “porta a porta” ancora monco e del quale non vediamo ancora benefici in termini economici. Anzi. 

Ma ci sono anche precise responsabilità tecniche di chi doveva controllare e dovrà spiegare cosa ha fatto, a meno che l’input politico non sia stato quello che il 40% di chi non pagava non andasse perseguito. Dovranno spiegarlo l’ex direttore generale e oggi a capo della ragioneria, Franco Pusceddu, e soprattutto il dirigente dell’ufficio tributi, Luigi D’Aprano. Giova ricordare che nel corposo atto d’accusa della Ragioneria dello Stato alla gestione del Comune di Anzio si fa riferimento – fra l’altro – a un progetto di “evasione Tia” contestandolo. Sarebbe da capire, alla luce di certe cifre, quale Tia sia stata recuperata… Nello stesso dossier si ricorda che sono mancate, in molti casi, correttezza e trasparenza.

Ecco, sapere oggi e per vie traverse che c’è un “buco” di 17 milioni di euro – il 25% dell’intero bilancio del Comune – dopo aver negato che ci fossero problemi è gravissimo. E’ poco corretto e meno ancora trasparente. Così come avere approvato dopo la scadenza – e con il Comune che andava commissariato – il consuntivo 2011 o avere appunti a più riprese dalla Corte dei conti.

Amministrare è difficile, a maggior ragione con norme sempre più stringenti, negare l’evidenza com’è stato fatto in questi anni ad Anzio è deleterio. 

Sindaco, la certezza paesana e i pochi scienziati

ImmagineCompito degli uomini di scienza è quello di seminare dubbi, non già di raccoglier certezze”. Sono parole di Norberto Bobbio che trovo utili proporre in giornate nelle quali – da più parti – molti hanno una certezza sul conto del sottoscritto. E che certezza: sarò candidato sindaco alle prossime amministrative ad Anzio. Da cosa derivi tale convinzione che ha spinto molti a chiedermi conferma è tutto da capire. Conoscendo gli ambienti, posso immaginare che sia nata nel chiacchiericcio di politici, politicanti e interessati portaborse che tanto piace a questo paese che fatica a diventare città.

Immagino anche che l’impegno per il comitato che punta a far tornare pubbliche le quote della “Capo d’Anzio” perché il porto resti della città e non finisca in mano al Marconi di turno, unito ad altri argomenti, abbia incuriosito/infastidito qualcuno.

Sul porto scrivevo quando questa stessa classe politica proponeva “Marine investimenti” e la mia posizione non è mai cambiata. Né l’impegno nella città – su diversi temi – è mai venuto meno. Oggi, però, evidentemente qualcuno si preoccupa. E così nasce la convinzione della candidatura: la parola di uno sicuro che…, detta a un altro che ha verificato che… riferita ad altri per capire se… Addirittura sento parlare di ben congegnate strategie delle quali ignoro l’esistenza. Insomma, sembra di vedere la scena del film “Oggi sposi” (nella foto, da youtube) quando il boss consegna il foglio a un galoppino dicendo “Porta dove sai tu, dai a chi sa lui, di che siamo noi ed è per loro…” Ecco su cosa si basa questa certezza: il niente.

Dal che, riprendendo la frase del filosofo e giurista, debbo dedurre che di scienziati ne girino ben pochi. Non che servisse questa ultima “voce” a confermarlo, ma tant’è…

Comunque possono stare tranquilli quelli che si agitano per una certezza del genere. E per diversi motivi.

Il primo è che Anzio un sindaco ce l’ha, è stato eletto meno di un anno fa, quindi il voto non è all’orizzonte. Salvo clamorose sorprese.

Il secondo è che mai, a parer mio, si deve partire dal nome di un possibile candidato – a maggior ragione della cosiddetta società civile – per poi verificare il resto. Si devono coinvolgere davvero i cittadini, condividere con loro un programma il più possibile, spiegare che chiunque vada a fare il sindaco avrà le mani legate per una serie di problemi di bilancio che rischiano di diventare insormontabili.

Il terzo è che i cittadini non possono essere più presi in giro: va detto loro che saranno necessari dei “no”, a partire dai finanziamenti a pioggia per singolari iniziative e fino ad arrivare a vacue promesse di lavoro. Chi si è già espresso in tal senso non potrebbe essere, eventualmente, dalla mia parte.

Il quarto è che prima di accettare una candidatura avrei mille problemi da risolvere per la professione che faccio e che mi impedirebbe, qualunque fosse il risultato, di continuare a svolgerla dopo

Il quinto è che, al contrario di tanti che spendono senza remore, non saprei da dove cominciare per finanziare una campagna elettorale… Mi fermo qui, anche se l’elenco potrebbe allungarsi notevolmente.

Ciò non toglie che l’impegno civico continuerà, insieme a quello professionale.

Spero che da queste poche righe si sia chiarita una cosa importante per gli amanti del chiacchiericcio e del sottobosco politico che contraddistingue questo paese: non siamo tutti uguali.

Acqua pubblica, se bastasse una legge…

La nuova legge regionale sull’acqua va salutata con tutti i favori possibili. In primo luogo perché parte da un’iniziativa popolare, a dimostrazione del fatto che se i cittadini si mobilitano su un tema hanno ancora la capacità di poter dire la loro attraverso strumenti di partecipazione diretta. In secondo perché la Regione Lazio – praticamente la stessa maggioranza che decise gli attuali ambiti territoriali e la cosiddetta legge Meta-Besson – ha capito che la parola deve tornare ai Comuni e non si può decidere dall’alto. Soprattutto se le gestioni, in tutto il Lazio, sono state praticamente fallimentari. 

Detto questo e chiarito che l’acqua non è mai stata privata –  per definizione è un bene pubblico universale – ma la sua gestione è stata di tipo privatistico con tutto ciò che dalle nostre parti sappiamo, è bene dire che la nuova legge, da sola, non basta. Anzi. Ad Anzio e Nettuno la gestione pubblica si è chiamata Consorzio di Carano, un ente che stiamo ancora liquidando e che ha rappresentato un carrozzone da non riproporre. Carano ha significato, anche, chiudere gli occhi di fronte a chi non pagava. Acqua pubblica, certo, ma il giusto va pagato se non si vuole far saltare il sistema.

Ancora oggi Acqualatina, la società mista che in scala è stata più “carrozzone” di Carano – vanta ad Anzio e Nettuno crediti a non finire. Perché qui eravamo abituati a non pagare. A chi andranno, domani, quei crediti? Poi Acqualatina ha tutti i suoi difetti, a cominciare dalla parte pubblica affidata a una politica “trasversale” nel corso degli anni, ma prima di applicare la nuova norma regionale più di qualche “eredità” ce la lascia. La situazione degli investimenti, ad esempio, a che punto è? Quella con la Depfa bank per un mutuo che impegna alcuni Comuni addirittura con le loro quote sociali? E i debiti verso gli enti locali per i mutui delle opere consegnate – ad Anzio in fretta e furia, a Nettuno praticamente uguale – e poi gestite dalla società? E come liquideremo Veolia Water, il socio privato?

Non solo, per accontentare la politica Acqualatina ha assunto più persone di quelle delle quali aveva bisogno, c’è uno stato di crisi in atto, come si farà adesso? L’elenco potrebbe continuare, certo domande del genere – evidentemente – non se le è poste chi si limita a festeggiare questa legge come una conquista.

Meglio, lo è ma non basta. Perché il bello – speriamo sia bello – viene adesso. Mini ambiti territoriali? Acqualatina pubblica, come il presidente destituito della Provincia di Latina, Armando Cusani, si era affrettato a fare con Veolia pronta a ringraziare? Quale futuro per impianti, personale, investimenti e quant’altro?

Non dimentichiamo, alla fine, che per le tariffe la palla è ormai in mano all’autorità per l’energia e il gas e i margini di manovra sono ridotti.  Ecco, ci fosse una politica che pensa di svolgere il suo ruolo la vicenda acqua sarebbe già in agenda dopo l’approvazione della legge di ieri. Qui preferiamo il piccolo cabotaggio, con il quale non si va lontano… 

Bruschini si unisce al coro delle maxi richieste di risarcimento

ImmagineIl sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, fa bene a difendersi dopo essere stato tirato in ballo dal quotidiano “La Repubblica” per l’indagine nota come “del caro estinto”. Ha detto sin dall’inizio di non aver ricevuto avvisi di garanzia e di non conoscere i soggetti dei quali si parla. Va creduto per la sua storia personale e perché essere indagati formalmente prevede l’aver ricevuto un’informazione di garanzia o un avviso di chiusura indagini. 

Altra cosa è che esiste un’inchiesta su Anzio nella quale – sempre secondo “La Repubblica” – c’è anche il nome del sindaco che si è affrettato a smentire il suo coinvolgimento come ha fatto il presidente del consiglio comunale, Patrizio Placidi. Indagine che riguarda Roma ed è arrivata sul litorale nel corso dell’ultima campagna elettorale per le regionali, seguendo personaggi già “attenzionati” dalla Procura capitolina. 

A fronte di questo il Pd e Sel hanno fatto comunicati stampa nei quali esprimono preoccupazione e chiedono chiarezza. Per tutta risposta Bruschini annuncia nuove denunce – dopo quella al quotidiano – e minaccia richieste di ingenti risarcimenti del danno. Comprendiamo l’uomo  e il suo stato d’animo. Non la reazione. Perché mentre il garante della privacy si appresta a un nuovo bavaglio alla stampa, qui si cerca di metterlo preventivamente. Bruschini non è solo, i tribunali sono pieni di querele temerarie e maxi richieste di risarcimento che hanno il solo intento di non far scrivere i giornalisti. In questo caso anche chi “condivide” le informazioni sui social network. Ecco, questo da un sindaco 3.0 – così si definiva un anno fa – non c’era da aspettarselo. Una cosa l’abbiamo suggerita dal primo momento e auspichiamo che il sindaco la faccia: andare dal Procuratore di Roma e capire qual è la situazione, quindi chiarire con la città. Dire se davvero è tutta una grave – gravissima – montatura o se c’è qualcosa che bolle in pentola, magari non coinvolgendo come indagato il primo cittadino ma chi gli sta attorno. E’ questo il Bruschini che vorremmo, da cittadini, non quello che vuole portare in Tribunale chi chiede un chiarimento. Su chi lede realmente la città di Anzio, infine, potremmo aprire un dibattito… 

Il  comunicato ufficiale del sindaco. 

“Denuncerò e querelerò chiunque diffonderà notizie, con ingenti richieste di risarcimento, in riferimento alla pubblicazione dell’articolo di Repubblica sul caro estinto, della scorsa settimana, che per quello che mi riguarda è completamente privo di fondamento. Ho dato mandato ai miei legali di raccogliere articoli di stampa, commenti facebook e articoli su testate on-line che trattano la vicenda e che, quindi, ledono la mia immagine di persona onesta. Lo stesso farò con il Pd di Anzio, nella persona del suo Segretario, per il grave, strumentale e lesivo comunicato stampa diffuso in queste ore”. Lo ha detto il Sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, che ha sporto denuncia per diffamazione contro il quotidiano La Repubblica e nei confronti della giornalista Rory Cappelli in riferimento all’articolo pubblicato venerdì 14 marzo. “Inoltre – prosegue il Sindaco Bruschini – ho chiesto un’audizione alla Procura di Roma per far luce su una vicenda che mi ha amareggiato e ferito come uomo. Io non consentirò a nessuno di sporcare la mia immagine di persona onesta, sulla quale ho costruito la mia vita e quella della mia
famiglia, con processi mediatici falsi ed infamanti che ledono anche la Città di Anzio”.