Ufficiale, il sindaco di Anzio non è imputato. Quello che resta…

Troverete di seguito la prima versione di questo mio pensiero. Contiene un errore, del quale mi scuso. Diffondendo il suo certificato dei carichi pendenti il sindaco di Anzio dimostra di non essere imputato e non di non essere indagato. Succede nella fretta e, soprattutto, nella dimenticanza grave di basilari principi di procedura. Detto questo, continuo a pensare che fino a prova del contrario occorra credere alla parola del sindaco che dal primo momento ha affermato di non essere assolutamente coinvolto in questa vicenda. E continuo a ribadire che debba essere proprio lui, a maggior ragione se non indagato, a fare chiarezza. Per dovere di cronaca, a seguire quello che avevo scritto ieri. Grazie della pazienza e della comprensione a quanti mi seguono.
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Con l’invio alle testate giornalistiche del suo certificato dei carichi pendenti il sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, dimostra di non essere indagato. Il certificato emesso ieri dalla Procura di Roma dimostra che è tutto “negativo” a suo carico e siamo lieti di prenderne atto. Del resto, non avevamo mai espresso dubbi a riguardo.
Diciamo pure che i carichi pendenti si hanno quando c’è già un’imputazione ovvero una richiesta di rinvio a giudizio, ma nel caso specifico non siamo ancora a quel livello. Comunque ribadiamo che prendiamo atto – come dal primo momento – della posizione del sindaco. La sua richiesta di certificato arriva dopo la notizia diffusa da “Repubblica” sulla vicenda “caro estinto”.

Cosa resta di questa storia, allora? Un’inchiesta della Procura di Roma che parte dalla Capitale e – non ci stancheremo mai di dirlo – arriva fino ad Anzio. Ci arriva nel corso dell’ultima campagna elettorale per le regionali, seguendo personaggi “attenzionati” che hanno frequentato appuntamenti che promuovevano un determinato candidato. Restano anche alcune “certezze” delle quali abbiamo parlato nei giorni scorsi. 

Cosa abbia la Procura di Roma è da capire, di certo ha raccolto elementi anche ad Anzio seguendo il filone del “caro estinto”. Il sindaco si era impegnato a chiedere al Procuratore capitolino un appuntamento. Confermi questa sua intenzione, lo faccia perché la città sappia – a questo punto – qual è la reale situazione rispetto a quell’inchiesta. E’ questo che si chiede a un primo cittadino – a maggior ragione se ingiustamente coinvolto – e non che minacci maxi richieste di risarcimento. 

Prenda quell’appuntamento e poi faccia ai cittadini il quadro della situazione. Saremo tutti più tranquilli.

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