Si torna al voto, i 30 anni di bugie che ci precedono. A futura memoria

La storia siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso
Francesco De Gregori

Tra gli insegnamenti che Giampaolo Pansa forniva a chi voleva fare questo mestiere, c’era quello di avere un buon archivio. Non esistevano i computer di oggi, internet era usato solo a fini militari, chi scrive queste righe aveva il sogno di fare il giornalista. E così applicava alla lettera le indicazioni del grande giornalista, allora a “Repubblica”.

Ora che ad Anzio si torna a votare, dopo l’onta del commissariamento per condizionamento della criminalità organizzata, quell’insegnamento torna utile per questa pubblicazione che per buona parte nasce dall’aver conservato del materiale in occasione del voto amministrativo.

Sono passati circa 30 anni dalla prima elezione diretta del sindaco, la popolazione è cresciuta a dismisura (i residenti erano 35.889 nel 1995, sono 59.335 all’1 gennaio scorso), la tecnologia ha fatto passi da gigante, ma senza tema di smentita i personaggi che hanno guidato la città sono stati praticamente sempre gli stessi.

Come le proposte inserite nei programmi, inizialmente non obbligatorie, e dal decreto legislativo 267 del 2000 da allegare alle candidature.

Le pagine che seguono non hanno pretese diverse da quelle documentali, far sapere chi ha vinto, cosa proponeva, chi erano le giunte e i consigli comunali, cosa ha fatto o non, i fallimenti.

È materiale a disposizione di chi avrà la bontà di sfogliare, perché no stampare e conservare, di chi sarà curioso di sapere quante volte e con chi è stato eletto Tizio piuttosto che Caio.

Un primo dato che balza agli occhi è l’affluenza alle urne che ha avuto il picco nel ’95 (85,59%), è calata lievemente fino al 2008 quando è risalita fino all’83,71% fino a crollare sei anni fa al 54,22%

A proposito del 2018, chi scrive ha avuto l’ardire di candidarsi sindaco (Pd e civica #unaltracittà) perdendo sonoramente e assumendosene la responsabilità. L’unica “divagazione” di questo documento rispetto ai programmi e ai risultati elettorali, sarà l’appendice con il solo discorso pronunciato in consiglio comunale. C’erano tutti gli elementi che hanno portato allo scioglimento, ma è un dettaglio. Si era e si resta convinti che quando i cittadini scelgono, hanno sempre ragione. Nelle pagine che seguono si vedrà come hanno scelto e chi, perché riprendendo la frase del “Principe” Francesco De Gregori: la storia siamo noi, nessuno si senta escluso.

Buona lettura, per chi vorrà.

Lo scioglimento, l’antimafia e chi ancora finge di non vedere

Nel 1985 la Democrazia cristiana decise di non candidare ad Anzio 14 consiglieri comunali uscenti, tra i quali il sindaco Piero Marigliani e nomi già all’epoca famosi in quel partito. Motivo? Furono responsabili, politicamente, dell’onta del primo commissariamento della città nel dopoguerra. La mancata approvazione del bilancio portò allo scioglimento del consiglio comunale e la Dc fece una scelta radicale. Sono passati quasi 40 anni, è cambiato il mondo, ma quella che era la “disciplina di partito” andrebbe ritirata fuori. Perché lo scioglimento di Anzio per la presenza di criminalità organizzata è un’onta ben peggiore. Pregevole l’arrivo della commissione parlamentare antimafia e di quella regionale, ma Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e alleati che per 25 anni sono stati alla guida di Anzio, se davvero vogliono essere credibili, potrebbero dire “chi politicamente ha avuto la responsabilità dello scioglimento resta a casa”. Sta fermo un giro….

No, c’è chi preme per tornare a votare nel 2024 e si aspettano come fosse manna dal cielo le “incandidabilità” richieste dalla Prefettura e sulle quali a Velletri (siamo in diversi ad avere perplessità su quegli uffici giudiziari, non da oggi) prima o poi decideranno. Incandidabilità che sono una foglia di fico, perché ci si può presentare finché non decide la Cassazione. Intanto si ripete la litania: “Non ci hanno arrestato, non ci hanno indagato, siamo brave persone, lo scioglimento non andava fatto”. Sulle prime tre cose siamo d’accordo, ma letti gli atti della commissione d’accesso lo scioglimento era un atto dovuto. Anzi, sarebbe stato meglio se non ci fossero state le vie infinite della politica delle quali parlò l’ex sindaco Candido De Angelis. Il quale, poi, in quei gangli ci si è trovato e ha finito mestamente la sua carriera. Iniziata nel ’90 proprio in quella Dc che aveva deciso, nell’85, di lasciare fermi un giro tutti.

E letti gli atti della commissione d’accesso, dopo quelli dell’operazione “Tritone” dove rispuntano le indagini da “Malasuerte” a “Evergreen”, ascoltate le udienze in corso nei confronti della locale di ‘ndrangheta è palese come quello che ci spacciavano per “modello di amministrazione” fosse permeabile. Basta pensare a come sono state raccolte le firme per le liste del centro-destra presentate nel 2018. Per non parlare di candidati in casa di persone ai domiciliari, pressioni, telefonate, promesse… Penalmente non avrà rilevanza – e neanche interessa, francamente – ma dal punto di vista politico e da quello della gestione di una macchina comunale che non aveva regole se non quella dell’amico dell’amico, assolutamente sì.

Il fatto che la commissione parlamentare antimafia e quella regionale siano venute ad Anzio è un bene. La passerella mediatica di alcuni meno. Quando parlavamo, in pochi e derisi, di chi aveva fatto mettere il vestito bello ai delinquenti facendoli avvicinare pericolosamente alla cosa pubblica, sembravamo dei marziani. Eppure le avvisaglie c’erano, ma chi guidava Anzio faceva spallucce. E un investigatore non c’era quando accadevano cose singolari, salvo poi arrivare la Dda e scoprire quello che altri fingevano di non vedere. Una cosa lascia stupiti: si continua a parlare di infiltrazioni quando qui, in realtà, ‘ndrangheta e camorra hanno messo radici. Lo dicono il processo in corso, ma anche quelli già conclusi come Appia Mithos o nei confronti del clan Schiavone-Novello.

Con una macchina amministrativa che ha persino provato a nascondere le carte alla commissione d’accesso e con la situazione che emerge anche da recenti operazioni di polizia pensare di tornare al voto nella primavera del 2024 è un azzardo. Servirebbe una “bonifica” culturale che purtroppo difficilmente avverrà, perché la criminalità organizzata si è affermata grazie al brodo di coltura che certa politica ha favorito. Quella di chi faceva la voce più grossa, di chi in cambio di voti dava concessioni, di chi “i nomi ce li hanno dati loro” e via discorrendo.

Che l’attività della commissione straordinaria abbia incontrato difficoltà non dovevano certo dircelo i componenti dell’antimafia, era facilmente prevedibile. Che la stessa commissione abbia agito poco o niente verso una macchina amministrativa che era evidentemente al servizio della politica è un dato di fatto. Anche lì serviva una “bonifica” ma non l’abbiamo vista, ma su questo torneremo prossimamente. Una cosa è certa: la politica è ai margini, anche se si prepara a tornare in pompa magna e non avverte la responsabilità (anzi la vergogna) dell’accaduto, chi favoriva quel “modello di amministrazione” è ancora lì e in alcuni casi è stato addirittura promosso. A che gioco giochiamo?

Falasche, troppo tardi. Il campo e la città allergica alle regole

Il campo di Falasche sarà riconsegnato oggi, 7 settembre, al Comune di Anzio. Quello che la società aveva realizzato, contando di poter restare, finirà a Lido dei Pini e l’attività agonistica continuerà. Restano fuori i famosi “regazzini” (ma ci saranno delle navette) che ieri sono stati portati a protestate a Villa Sarsina. Dispiace per loro, ma qualcuno dovrebbe dirgli che quel campo chiude troppo tardi. Sì, perché per anni – lì come in piscina, nelle sedi dei partiti come in locali dati ad associazione e divenuti vere e proprie attività – è stato consentito di tutto in nome della politica. Dei consensi. Solo apparentemente dei “regazzini”. I quali, insieme ai loro genitori, oggi – se vanno via, ma anche per essere stati lì finora – dovrebbero ringraziare i sindaci De Angelis-Bruschini-De Angelis e solerti dirigenti come Patrizio Belli (arrivato con un titolo per un altro, che fa…) e il signorsì Luigi D’Aprano. Poi tutto il codazzo di porta-voti al centro-destra, a cominciare da Alberto Alessandroni e i vari accoliti in cerca di un po’ di potere.

Ah, ai “regazzini” andrebbe fatto leggere – a futura memoria – cosa è scritto nella relazione che ha portato allo scioglimento del Comune per condizionamento della criminalità. E’ storia, non si potrà cancellare, è una delle pagine più brutte (lo scioglimento) di quanto accaduto in questa martoriata città governata negli ultimi 25 anni sempre dalla stessa coalizione.

Leggiamolo insieme: “Particolare attenzione è stata posta dalla commissione d’accesso alle procedure di affidamento di un impianto sportivo comunale che hanno disvelato irregolarità, clientelismo e il sistematico sfruttamento di risorse pubbliche favorite dalle inerzie e dai ritardi dell’amministrazione comunale. A tal proposito, viene riferito che l’impianto sportivo era stato dato in gestione ad un’associazione sportiva dilettantistica che ha maturato negli anni un consistente debito verso il Comune di Anzio, ma tale ente locale non ha provveduto a revocargli l’affidamento, come invece prevede il regolamento comunale. Nel frattempo l’originario gestore si è fuso con altra società sportiva, assumendo una nuova denominazione, ed ha richiesto il subentro nella concessione dello stesso impianto. Nonostante la sostanziale continuità amministrativa con la precedente gestione – le due gestioni condividono infatti alcuni nominativi ricoprenti le cariche direttive, tra i quali anche un consigliere comunale, convivente con un soggetto di rilevata caratura criminale – e la sussistenza del debito pregresso non estinto, il comune ha consentito alla nuova associazione di continuare ad utilizzare il bene comunale per oltre due anni senza averne titolo e senza che il credito vantato dal comune fosse soddisfatto. Nella relazione viene riferito anche di un parere legale appositamente richiesto che ha rilevato la illegittimità di tale procedura e nel quale viene precisato che il nuovo soggetto ha assunto i diritti e gli obblighi dell’originario gestore, subentrando, dunque, anche nell’obbligo di pagamento dei debiti pregressi verso il Comune”. Debiti che sono, credete, l’ultimo problema. Lo sfratto è avvenuto troppo tardi. Chi ha consentito, negli anni, che su un impianto pubblico si configurasse una maxi evasione Iva? Chi ha dato un finanziamento per fare il manto sintetico “dimenticando” di farselo restituire se non tardissimo? Chi ha accettato preventivi arrivati in Comune prima che la società chiedesse di fare i lavori? Chi ha fatto un bando su “misura” perché per ottenere l’impianto era necessario avere una determinata categoria? Li ho scritti sopra, loro direttamente e chi ha contribuito a che ciò avvenisse. L’impianto di Falasche, lo ripeto da anni, è la punta dell’iceberg della fallimentare gestione del patrimonio del cosiddetto “modello di amministrazione” ma leggendo i commenti sui social di questi giorni, chi (persino da sinistra) si stracciava le vesti in nome dello sport e degli investimenti fatti, tutto ciò si è innestato su una città allergica alle regole. Per non dire peggio.

Su un brodo di coltura che risponde all’equazione “c’avemo i voti e famo come ci pare” e che ha favorito anche la criminalità organizzata, ma al tempo stesso ha rappresentato la sistematica violazione di regole elementari spesso mascherandole dietro ai “regazzini” o altre finalità apparentemente sociali. Non funziona così e stupisce che la destra “ordine e disciplina” oggi si preoccupi se qualcuno – la commissione straordinaria – quelle regole le fa rispettare. Cominciasse a farlo ovunque, anzi sta impiegando sin troppo tempo e su alcune vicende sembra in perfetta continuità. Ma lo facesse, perché abbiamo bisogno di ripartire da quella che mi è sempre piaciuto chiamare legalità delle cose quotidiane.

Che esista una città allergica è noto, così cpme sappiamo che in Comune sono stati fatti (prima e oggi) figli e figliastri rispetto ai debiti delle società sportive, ma poi i risultati sono quelli contenuti nelle pagine dello scioglimento. Le più brutte

ps, quando, non contento della risposta ottenuta su un accesso agli atti, presentai un esposto in Procura citando la potenziale truffa al Comune di Anzio, il magistrato si affrettò ad archiviare dicendo che per l’accesso agli atti c’era il Tar…. Si sa, ad Anzio il mare era ‘na tavola e ci ha dovuto pensare la Dda a intervenire

ps 1, quando feci notare a De Angelis che era inopportuno avere Alessandroni assessore per il contenzioso in atto anche sul caso Falasche, venni aggredito alla fine dell’unico consiglio comunale al quale presi parte

ps 2, per chi vuole approfondire quanto ho sostenuto negli anni, basta cliccare qui

“Eh, ma il Pd…” Ultima chiamata, oltre le “conte” interne

L’articolo uscito sul Granchio

dopo le primarie del 2007

Nell’ultimo anno, dopo il trasferimento per ragioni di lavoro a Frosinone, ho conosciuto meglio Francesco De Angelis. È il plenipotenziario del Pd in quella provincia, è stato assessore regionale ed europarlamentare, da stasera (26 giugno) presidente del partito nel Lazio. Nella “corsa” che ha portato Daniele Leodori a essere eletto segretario regionale in modo quasi plebiscitario ha detto “in questi anni abbiamo votato molto e discusso molto meno”. È uno spunto che vale ancora di più ad Anzio, dove il PD ha vissuto l’ennesimo passaggio interno. Chi sosteneva Maria Cupelli all’assemblea regionale ha “vinto” contro chi, invece, era dalla parte di Abate e Bernardi. Ex Pci contro ex Dc, pure alleati quando alla segreteria di Anzio, invece, era candidato Gabriele Federici. Nessuno dice che al voto sono andati in meno di 300, contro i circa 3.000 delle prime edizioni delle primarie, fossero per la segreteria regionale o Bersani contro Renzi (con tanti che sostenevano il primo e poi virarono sul secondo) o persino per le “parlamentarie” tra Natale e Capodanno. È noto che essendo tra i fondatori del Pd (quando al cinema Fiamma per le primarie c’erano liste che corrispondevano alle “correnti” dei precedenti partiti) e avendone spesso criticato le scelte sono stato “indigesto”. A maggior ragione quando fui indicato come candidato sindaco.

Ma il punto non è questo, leggo toni – gli ennesimi – di chi avrebbe “preso” il Pd. Per farne?
Intervenendo all’incontro dopo l’incidente di percorso che ha portato alle dimissioni di Luigi Visalli ho sostenuto che da una dolorosa vicenda personale si potesse prendere spunto per ripartire. Senza infingimenti, tessere fatte o meno, “simpatie”, strategie a perdere che spesso hanno fatto il gioco della destra. Come quando Bruschini non aveva la maggioranza e qualcuno scelse di stare sull’Aventino, non partecipando ai Consigli comunali che gli consentirono di tirare a campare e continuare a vincere. Ma proprio perché il Pd le elezioni ad Anzio non le ha mai vinte, si vuole dire che la destra De Angelis-Bruschini-De Angelis – aprendo falle pericolosissime verso ambienti della criminalità che hanno portato allo scioglimento del Comune – ha governato dal ’98 in poi? La vogliamo smettere con la storia che tanto piace ad Anzio e recita sempre “Eh… ma il Pd”. Di errori ne ha commessi, certo, ma non ha governato e oggi deve cominciare a immaginare di farlo. Preoccupandosi di “prendersi” il partito o di avere le chiavi della sezione, certo, ma poi di farne una realtà presente sul territorio a partire da una sede aperta. Di dialogare con chi è andato altrove ma ha compiuto un percorso insieme, con il civismo vero e non di facciata, con quella città della quale non si conoscono più le esigenze. Il Pd che ad Anzio non ha governato ma quando lo ha fatto in Regione ha garantito, per esempio, la praticabilità del canale di accesso al porto, realtà che attraverso la Capo d’Anzio la destra ha portato al fallimento. O gli investimenti sulle barriere di protezione per l’erosione.
Allora, tornando ad Anzio, intanto serve che il PD “investa” considerando questo territorio (insieme alla vicina Nettuno) una emergenza nazionale. Per il partito, chiamato a svolgere un ruolo di conoscenza e proposta da Sacida al porto, da Zodiaco a Marechiaro, e per la città stessa.
Perché l’onta dello scioglimento ha la responsabilità politica, intera, del centro destra. E perché con l’insediamento della commissione straordinaria (che su diverse cose non sta brillando) la Politica – sì, con la maiuscola – non è finita, anzi deve riaffermarsi e proporre. Il 2025, ammesso che voteremo, è dietro l’angolo. C’è da discutere, per dirla con Francesco De Angelis, prima di “contarsi”. C’è da immaginare, insieme a chi non ha condiviso le esperienze del centro-destra o se n’è andato sbattendo la porta da quella coalizione – un modello di città che guardi almeno al 2050 dopo essere ripartita da quella che mi piace chiamare legalità delle cose quotidiane e dai servizi essenziali.
Per farlo occore capire, studiare, lavorare sui dati, proporre, agire. Può farlo il Pd? A modesto parere di chi scrive, ha il dovere di farlo. Con una nuova segreteria, un nuovo congresso, l’ennesima “conta”? Conosco poco le dinamiche da seguire in questi casi ma rappresenterebbe, forse, il colpo di grazia. Allora sarebbe il caso che la Schlein si rendesse conto di questa emergenza e decidesse di “investire” su Anzio con un nome di prestigio e in grado di mettere d’accordo tutti. E di cominciare, insieme, a lavorare per cambiare la litania “Eh, ma il pd” in una presenza effettiva, visibile, capace di coinvolgere la cittadinanza.
Ho l’impressione che sia l’ultima chiamata e non ci saranno altre occasioni. Ma come diceva la mia amica Giovanna: “Tu leggi e scrivi, ma di politica non capisci un c….” Visti certi andazzi, aveva ragione.

Incandidabili, le emergenze sono altre. A cominciare dal porto

Sono stato tra i primi e tra i pochi a sollevare ciò che accadeva con il sistema Anzio, a riportare atti giudiziari, in questo blog, nei quali era palese che persone vicine alla politica facevano il loro comodo approfittando di chi gestiva il Comune. Quello che è successo – con l’onta subita dalla città e lo scioglimento per condizionamento della criminalità – era un atto dovuto alla luce di quanto emerso dall’indagine “Tritone”, ma prima ancora Malasuerte e da tutte le altre attività investigative. Che hanno riguardato gli amministratori – se non penalmente – moralmente sicuramente sì e con una responsabilità politica senza precedenti.

Detto questo, più che preoccuparmi oggi degli incandidabili e di fare la “caccia” al nome (prima o poi usciranno, non è questo il punto) mi preoccuperei di pensare a un’alternativa seria da qui al 2025, quando torneremo a votare se non ci saranno altri sconquassi. Quindi a chi candidare come consigliere comunale e come sindaco, costruendo prima una coalizione che metta insieme tutti coloro che non hanno avuto a che fare con le vicende che hanno portato allo scioglimento e non solo. Coalizione che riparta dalla legalità delle cose quotidiane e dal normale funzionamento dei servizi per i cittadini.

Perché attenzione, le persone alle quali sarà contestata l’incandidabilità non sono state raggiunte da provvedimenti giudiziari e se pure lo saranno, resteranno innocenti fino a prova del contrario. Così come per le norme che regolano lo scioglimento, restano tutti candidabili fino alla Cassazione. Partiamo dal presupposto che la decisione passa per la magistratura di Velletri che su questo territorio non è che abbia mai brillato. Ammettiamo siano dichiarati incandidabili, dovremo aspettare la pronuncia definitiva prima di non vederli in lista. Conosciamo bene le loro responsabilità politiche, però, abbiamo letto la relazione della commissione d’accesso che decreta il fallimento di quello che voleva essere spacciato come un modello di amministrazione ed era invece un modo di usare la cosa pubblica per altri fini. Abbiamo letto del votificio della Camassa, della contiguità con la Ndrangheta, di come funzionavano le concessioni demaniali o come veniva gestito il patrimonio. Abbiamo scoperto che solerti funzionari e dirigenti allineati (uno ancora inspiegabilmente al suo posto) hanno cercato di nascondere ai componenti della commissione di accesso i documenti. Conosciamo gli atti di Tritone e quindi la responsabilità continua a essere solo ed esclusivamente politica, almeno al momento la stessa che ha adesso chi vuole e anzi deve creare un’alternativa a quel sistema.

Perché chi c’era è pronto a tornare, se non direttamente attraverso parenti o amici stretti e si deve cominciare a lavorare sin da adesso a un modello alternativo per evitare questo. E magari per tornare a occuparsi delle emergenze, prima fra tutte quella del porto e della Capo d’Anzio. Torniamo a chiedere ai commissari e all’amministratrice unica, da questo umile spazio: qual è il piano industriale della società? Perché il bilancio 2022 non è ancora approvato? E’ vero che su quello del 2021 “Marinedi” ha presentato osservazioni in sede civile quale creditore? Si sono accorti o non che il porto “turistico” è vuoto? Perché il Comune non si è costituito parte civile nel processo ai vertici per falso in bilancio? Cosa si intende fare di fronte all’ordinanza della Capitaneria che con un canale di accesso ridotto a 1,90 metri in alcuni punti sancisce che la responsabilità è dei comandanti delle unità da diporto? La politica, quel che ne resta, dovrebbe occuparsi di questo, ma anche di una stagione estiva alle porte che non ha certezze – al momento – relative a un piano di sicurezza e prevenzione degno di tale nome. Anche di un bilancio che continuano a indicarci come florido ma sul quale continuano a pesare (e non poco) residui attivi che nessuno è andato a riscuotere. Per non parlare dell’Aet, la società in “house” per i rifiuti che come volevasi dimostrare, per adesso ci fa pagare i debiti accumulati nelle varie gestioni dei Comuni che serve.

Infine una vicenda che mi addolora. Riguarda l’amico Luigi Visalli, ai domiciliari per una storia che non è relativa alla politica ma alla sua attività professionale. Il ruolo che ricopre – e dal quale è stato sospeso – ne fa però un personaggio pubblico. Qualcuno ha voluto “giocare” sulla vicenda, è noto che il Pd sul fuoco amico è imbattibile. Altri, magari, coroneranno il sogno di “prendersi” la sezione. Esistono, anche lì, delle regole e basta seguirle, democraticamente. Sulla storia penale la responsabilità era e resta personale e Luigi – come tutti quelli dei quali ho trattato in questo spazio – è innocente fino a prova del contrario. Se il Pd si preoccupasse di cominciare a pensare all’alternativa di cui sopra, anziché di “prendere” la sezione, forse le cose comincerebbero a cambiare. Difficile che accada, ne abbiamo avuto conferma negli anni, ma è ora che arrivi almeno una presa di coscienza.

La stessa della quale dovrà farsi carico quella parte di città che rifiuta il “sistema”. Esiste? Continuo a essere ottimista, ma si deve lavorare da subito a farla emergere e appassionare di nuovo al bene comune. A quello di certe consorterie, Anzio ha già ampiamente dato.

Scioglimento, non c’entra solo la politica. Si intervenga

Se fosse accaduto in un’azienda privata c’erano già stati dei licenziamenti. Qui siamo nel pubblico e francamente nessuno vuole cacciare nessuno, però è bene che dopo le responsabilità politiche emergano anche le altre. Perché diversamente abbiamo scherzato e con un Comune condizionato dalla criminalità organizzata non si può scherzare.

Se c’è stata “confusione” di ruoli come leggiamo nella proposta di scioglimento del ministro Piantedosi è evidente che le responsabilità sono non soltanto della politica. Anzi…
A leggere quelle quattro pagine  emergono inequivocabili responsabilità da parte di chi doveva controllare ed era al tempo stesso controllato e da parte di dirigenti buoni per ogni stagione.

Il frettoloso passaggio ad Aet, per esempio, ha avuto il benestare della segretaria generale e del dirigente dell’area finanziaria che in quel momento era anche il responsabile dell’ambiente avendo a interim l’area tecnica. Come ex 110, forse, neanche poteva arrivare a ricoprire quel ruolo, ma  d’altra parte che fa?  Abbiamo avuto un dirigente – voluto dalla politica – con un titolo per un altro e la successiva condanna della Corte dei Conti, vuoi che il cosiddetto modello di amministrazione si preoccupasse? Parliamo di un dirigente che l’ultimo sindaco ha tenuto con sé,  come ha fatto con quello alla polizia locale che poi serviva per togliere i sigilli agli amici…


Ma torniamo ad Aet: possibile che né la segretaria, né il dirigente che ha dato parere favorevole (ancora al loro posto) si siano accorti del copia incolla reciproco? Lo ha  fatto il Comune per entrare nella società e la società per presentare la sua offerta, sulla base del capitolato che il consulente del Comune aveva bocciato. Solo  che è uscito dalla porta ed è rientrato dalla finestra.

E chi è il dirigente che ha firmato il contratto per consentire alla Aet di utilizzare il parcheggio mezzi di una ditta in odor di camorra?
E quello che ha affidato alla biogas della Anzio biowaste (senza termini temporali di scadenza e senza importi  totali) il conferimento dell’umido? Già,  l’ex sindaco doveva andare all’Onu ma poi si è fermato a Sacida e il fido dirigente si è allineato.


Ah, il demanio è ancora sotto sequestro e nelle quattro pagine ci sono riferimenti pesanti. Chi è il dirigente che per anni si è voltato dall’altra parte favorendo –  forse spinto dalla politica a cui ha sempre dato retta – appartenenti ad ambienti cosiddetti “controindicati” dalla commissione di accesso?
Chi ha omesso di chiedere le certificazioni antimafia come è scritto nelle quattro pagine?
Se poi andiamo a rileggere quanto accaduto con il caso Falasche,  il parere legale viene chiesto solo dopo l’insediamento della commissione di accesso perché prima nessuno si era preoccupato di andare a riscuotere ciò che da anni chiediamo in pochi. È solo la punta dell’iceberg della gestione del patrimonio.


Per non parlare delle morosità dei consiglieri, i quali sono accusati di avere dichiarato il falso al momento di accettare l’incarico, sui quali troppo tardi si è svegliata anche la procura di Velletri. Chi doveva controllare – ed era a suo tempo controllata,  perché interi settori del Comune le erano stati affidati – ha detto di non sapere… Che tra quei consiglieri un paio avessero fitti rapporti con affiliati alla ‘ndrangheta è un dettaglio.
è per questo che ci aspettiamo che la commissione straordinaria prima di lodare le condizioni finanziarie del comune (tutte da verificare) intervenga sulle responsabilità che emergono.  Altrimenti avremo scherzato. E non possiamo permettercelo.

Ps: a Nettuno si è provveduto con una sospensione, ad Anzio finora tutto tace

Mafia, la pagina più brutta. Ora, gentile Commissione…

Tra le prime cose che mi sono venute in mente alla notizia dello scioglimento del nostro Comune per condizionamento della criminalità, c’è il racconto di mia nonna sfollata che portava mia madre – di poco più di 6 mesi – “sottobraccio come un fagotto”. Aveva con sé la mamma anziana e gli altri figli piccoli, i quali comunque ricordavano e ricordano benissimo cosa passarono. Come lo ricordava mio padre. Come lo ricorda ancora oggi chi c’era e chi ha vivi – nelle nostre case – i racconti dello sfollamento, della distruzione, del “appena rientrati”. Provo una grandissima amarezza, perché Anzio pur andandosela a cercare come proverò ad argomentare più avanti, non meritava questa fine. Sacrifici su sacrifici per far rinascere la città, la medaglia d’oro al merito civile e una memoria calpestata dalla bramosia di potere. Siamo sui libri di storia per Nerone e lo sbarco, ora ci siamo anche perché qualcuno ha pensato di far avvicinare pericolosamente camorra e ‘ndrangheta alla cosa pubblica.

Dire che lo denunciavo da anni, come molti mi ricordano compiacendosi (li ringrazio, soprattutto gli avversari), serve a nulla. Non riesco a esserne contento, anzi. Ho detto all’ex sindaco lunedì sera, rispondendo a un suo messaggio, che abbiamo perso tutti, per primi quelli che hanno fatto del “Sistema Anzio” un pessimo modo di intendere la cosa pubblica. Poi quelli che in cambio di un favore, una prebenda, la promessa di un lavoro hanno svenduto il loro voto. Quindi tutti noi, incapaci di parlare alla città sana, stanca di beghe interne di partito o coalizioni, di proporre un’alternativa che andasse oltre la tornata elettorale. Per il mio piccolo – riferito al 2018 – me ne sono già assunto la responsabilità.

LA POLITICA

Dire che sia tutta colpa del sindaco è facile e scontato. Ha le sue responsabilità, per vincere a ogni costo quattro anni e mezzo fa e prendersi la rivincita sul 2013 ha finito nel modo peggiore la sua corsa. Sapeva con chi andava ad allearsi, conosceva Malasuerte, Evergreen e tutto il resto, sa che sono citate nelle carte di “Tritone” e che ci sono dentro non solo quelli che voleva “mandare a lavorare” ma anche i suoi. Soprattutto i “suoi”. Con comportamenti penalmente irrilevanti (almeno finora) ma politicamente disdiscevoli. Ma De Angelis non era solo, tutt’altro. Quelli che oggi “brindano” al suo mesto addio sono tra coloro che l’hanno fatto eleggere e che ne conoscevano pregi e difetti. Non credo che lasci una città sana come ha voluto fare credere nel suo ultimo comunicato, certo è che ha pagato la sua smania e arroganza. Non so a chi si riferisca l’ex comandante della Compagnia carabinieri di Anzio, ma quello che dice calza a pennello con le innumerevoli accuse lanciate da lui e dai banchi della maggioranza a chi sosteneva quanto è poi accaduto.

Sempre nel mio piccolo, l’intervento in consiglio comunale il 26 giugno del 2018 diceva tanto. Così come non ero visionario a dire che sarebbe servito un capo di gabinetto al mio fianco, in caso di vittoria, scelto tra un prefetto che era stato commissario nei Comuni sciolti per mafia.

Perché la politica ha abdicato da tempo, diventando una guerra di potere fine a se stessa, ha smesso di essere un argine verso la delinquenza. Il 2013 è stato l’apice, lo scontro nel centro-destra l’inizio della fine. Si è imbarcato di tutto, in cambio dell’ossessiva ricerca di preferenze. Certo, finita la Prima Repubblica (ne ha fatti di guai, ma quanta nostalgia…) è saltato tutto. Però in una città che ha scarsa memoria va ricordato che l’allora sindaco Castore Marigliani amava ripetere: “Ho sceso le scale del Comune con le mie gambe, quando ho capito che non avevo più il sostegno della maggioranza”. E va ricordato che una ventina d’anni dopo la Dc fece “pagare” l’onta del primo commissariamento della città, a causa della mancata approvazione del bilancio (sindaco Piero Marigliani) non ricandidando chi era stato consigliere dall’80 all’84. Altri tempi, altra politica, ma dal passato si dovrebbe apprendere e invece…

Invece, come in un romanzo pirandelliano, l’ultima cosa che ha fatto la maggioranza che da “Tritone” in poi è sembrata quasi sfidare quanto accadeva (tra annunci, premiazioni e compagnia) è stata riunirsi martedì pomeriggio per capire se i 100.000 euro di luminarie potessero essere “salvati” e decidere se fare ricorso o meno sul decreto di scioglimento. Il tutto mentre i carabinieri bussavano alle porte per notificare gli atti di decadenza dagli incarichi. Ecco, evitateci almeno il ricorso, Anzio ne esce già a pezzi e soprattutto chi era a quella riunione sa bene che poteva ancora essere maggioranza in Comune – tra surroghe e promesse – ma non lo è più nella città. E nemmeno le “vie infinite della politica” stavolta hanno avuto effetto, anche se resto convinto che nel 2018 non si dovesse votare.

LA STRUTTURA

Vanno fatti sinceri auguri di buon lavoro alla commissione straordinaria che da oggi, 23 novembre, guiderà il Comune per 18 mesi. Ammesso siano sufficienti. I componenti conoscono il lavoro della commissione d’accesso e sanno dove intervenire. Qualche indicazione, però, va data. Evitiamo che ci sia ancora una segretaria controllora e controllata in diversi settori del Comune, responsabile di un’anticorruzione che spesso non ha visto. Dal caso dei consiglieri morosi a quello di chi doveva pagare una condanna della corte dei conti e l’ha fatto solo dopo l’arrivo della commissione d’accesso, fino a un assessore che era imputato con vittima il suo funzionario di riferimento o al frettoloso passaggio in “Aet”. Ma sono solo esempi. Si dovrebbe finalmente attuare una salutare rotazione degli incarichi. Trovare dirigenti anche esterni. Perché di “110” specializzati nel dire sempre sì e con un concorso già confenzionato, che prima volevano liquidare la Capo d’Anzio per il bilancio in perdita e poi mandavano una comunicazione per cambiare i conti che sono costati la richiesta di rinvio a giudizio per tre ex amministratori, non sappiamo cosa farcene. E attenzione a funzionari che dicevano “i nomi ce li hanno dati loro”, riferendosi alle assunzioni che la politica imponeva nella Camassa. Funzionari che secondo l’inchiesta “Tritone” avrebbero preso tangenti, ma non sono mai stati indagati in tal senso. Misteri delle Procure.

Ecco, gentile commissione, i politici sono decaduti, ma più di qualcuno nella struttura ha prestato il fianco alle richieste di personaggi poco raccomandabili. Per questo serve una virata su tutta la linea. A me è sempre piaciuto chiamarla legalità delle cose quotidiane, sarà già importante ripartire da quella. Non sarà facile, ma già una buona ordinaria amministrazione vorrà dire molto. E si dovrà decidere in fretta su bilancio, Capo d’Anzio, rapporti con la Aet, patrimonio e demanio.

Da ultimo un pensiero per chi – cercando, studiando, incaponendosi a volte – ha provato come me a contrastare malaffare e arroganza. Oggi direbbe di farci “anima e curaggio”, di rimboccarci le maniche e andare avanti anche con la vergogna che proviamo per quello che è successo a questa martoriata città. Vero, Luciano Dell’Aglio?

Comuni da sciogliere, Nettuno chieda i danni

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Fa sorridere che esponenti autorevoli di quel che resta di Forza Italia chiedano al sindaco di Roma, Ignazio Marino, di dimettersi ovvero l’intervento del Ministero dell’Interno per arrivare allo scioglimento del Comune dopo le vicende di Mafia Capitale. Il sindaco va avanti quasi in trincea e oggi il direttore del Messaggero gli ricorda qual è la situazione e cosa deve fare da qui a sei mesi, se non vuole definitivamente sprofondare agli occhi del mondo.

Per quanto emerge e per il condizionamento che sembra dimostrato – ricordiamo che ci sono commissari già al lavoro a seguito della prima ondata di arresti – lo scioglimento per condizionamento della malavita – semplicisticamente scambiato per “mafioso” – dovrebbe essere automatico. Ma Forza Italia, i Brunetta e i Fazzone, dovrebbero avere la decenza di tacere.

Già, perché se oggi Roma va sciolta, ricordiamo la battaglia dell’allora ministro della pubblica amministrazione e del senatore pontino, l’uomo dei record delle preferenze in provincia di Latina, per evitare lo scioglimento del Comune di Fondi. Ma anche l’interessamento degli ex ministri Meloni e Matteoli.

A Fondi  non solo venne dimostrato il condizionamento, non solo un assessore disse che era stato eletto con i voti di persone poi condannate con 416 bis, ma due proposte del prefetto Bruno Frattasi fatte proprie dal ministro Roberto Maroni, per la prima volta nella storia del nostro Paese vennero rispedite al mittente. Si “allungò” il brodo come era possibile, facendo fare una seconda relazione, aspettando l’entrata in vigore delle nuove norme, facendo dire al ministro Frattini che si era parlato di dimissioni del sindaco che poi arrivarono e – altro caso unico – evitarono lo scioglimento. Andò proprio Maroni, quello della Lega di lotta e di governo, quello che oggi con Salvini si batte contro i richiedenti asilo, a spiegare che era meglio ridare la parola ai cittadini. Pazienza il condizionamento della malavita, dimostrato nelle sentenze delle operazioni “Damasco” che confermano il radicamento della criminalità organizzata di stampo mafioso.

Ecco, Roma se stiamo a ciò che afferma la legge va sciolta, ma al solito questo Paese ha la memoria corta, molti colleghi non sanno o non ricordano quando copiano e incollano comunicati di Forza Italia che oggi ce l’ha con Marino ma ieri difendeva il Parisella di turno, sindaco di Fondi.

Nulla venne fatto per Nettuno, invece, qualche anno prima. E viene da pensare che figure dello spessore di Pisanu (ministro dell’Interno), Casini (presidente della Camera eletto nel collegio Anzio-Nettuno-Ardea-Pomezia) e Fini (leader di An che da queste parti era di casa) abbiano anteposto il dovere istituzionale a quello di partito/coalizione. A ripensarci, Nettuno venne sciolta – e andava sciolta, sia chiaro – per molto molto meno rispetto a quanto emerso a Fondi e a ciò che sta venendo fuori a Roma.

Per questo la città, oggi, dovrebbe chiedere almeno parità di trattamento. O il risarcimento dei danni per una ferita che nessuno potrà mai ricucire, mentre altrove sono state e vengono usate misure ben diverse.