Interrogazioni parlamentari, Perronace replica

Il consigliere comunale Pasquale Perronace interviene sulle interrogazioni parlamentari che lo riguardano.  Come la penso l’ho detto molte volte e non lo ripeto, chi vuole può trovarlo in questo blog o negli archivi del Granchio.

perronace

Questa la sua replica:

“Provo dolore ed amarezza nel vedere continuamente il mio nome, insieme a quello della mia famiglia, associato a fatti con i quali non ho alcun coinvolgimento e che sono lontani anni luce dal mio modello di vita e dal mio impegno come Consigliere Comunale. Sarebbe opportuno che i parlamentari della Repubblica Italiana  si occupassero di problemi più seri e dei reali fenomeni criminosi che esistono in Italia. Ho tre figlie, otto nipoti ed una famiglia modello che continuamente, senza alcun motivo, si trova costantemente inserita all’interno di dossieraggi ed interrogazioni parlamentari redatte da persone che non hanno la minima conoscenza del nostro territorio. Sono rimasto senza parole nel ricevere una telefonata da mia figlia, che vive in Svizzera, preoccupata per alcuni articoli e per quanto dichiarato da chi dovrebbe rappresentarci nelle massime Istituzioni Democratiche. Dal 1985 vengo eletto in Consiglio Comunale, siamo venuti a lavorare ad Anzio nel lontano 1960 e tutti conoscono la mia correttezza e la mia condotta nell’esercizio delle mie funzioni. Chiedo soltanto rispetto per la mia famiglia, composta anche da otto nipoti minorenni, che senza alcun motivo è costantemente associata a squallide manovre, che nulla hanno a che fare con i nobili fini dell’attività politica”.         

Il Consigliere Comunale
Pasquale Perronace

Impianti sportivi, idea (e sfida) 3.0 Partiamo da Falasche?

falasche

Nei giorni scorsi, dopo la finestra caduta a via Ambrosini, ci siamo permessi di dare un suggerimento all’amministrazione di Anzio: rendere nota la situazione dei plessi e far sì che con la massima trasparenza tutti possano sapere dove si è intervenuti, quando, le cose da fare e i soldi disponibili. Non sappiamo se l’idea – o la sfida, fate voi – sarà accettata. Diciamo che nella ipotetica #unaltracittà sarebbe la regola.

Per questo dalle scuole proponiamo che una cosa simile sia fatta per gli impianti sportivi. Mica per niente, fra basket e pallavolo si è arrivati in Tribunale, una recente determina dà incarico legale per far difendere il Comune dall’azione dell’Asd Rugby Anzio, leggiamo che è a rischio la partita di calcio tra Anzio e Nocerina, è noto quanto accaduto per il baseball…. Ecco, qual è la situazione? Sindaco Bruschini, assessori Zucchini (patrimonio) Alessandroni (lavori pubblici) e delegato Millaci (sport) abbiamo un quadro? Ed è così difficile renderlo noto?

Sappiamo che c’è voluta la testardaggine del meetup “Grilli di Anzio” per far pubblicare sul sito qual la situazione del patrimonio dell’ente. Ci si capisce ancora poco, abbiamo un elenco ma non sappiamo di più.

Invece sarebbe il caso di capire, una volta per tutte, qual è la situazione. Partendo da un caso emblematico, quello di Falasche. Non ce ne voglia l’assessore Alessandroni che di quella società continua a essere un punto di riferimento, ma come se non bastassero i lavori chiesti dopo l’invio dei preventivi al Comune, c’è un’altra vicenda che va sollevata. Nel 2010 l’amministrazione ha di fatto finanziato il rifacimento degli impianti sintetici del complesso sportivo. Ha messo dei soldi, con l’impegno della società a restituirli.

E’ stato mai fatto? Fino a settembre del 2016 no, c’è una lettera che lo attesta. Ci auguriamo che  nel frattempo la cosa sia stata sistemata o sia in fase di sistemazione. Perché altrimenti saremmo di fronte a qualcosa di molto grave. Nessuno in Comune se ne è accorto? Pare di no… Ora una cortesia, evitate di dirci che lì ci sono dei bambini, che si fa attività sociale e tutto quello che sappiamo. E’ vero che si fa questa opera di socializzazione nel nome dello sport, ma ciò non toglie che se devi restituire soldi al Comune – che per questo motivo ti ha prorogato la convenzione di quattro anni – tu debba evitarlo perché fai sport. Troppo comodo. Senza contare che non è che tutte le attività su quelli, come su altri impianti, siano gratuite….

Ecco, partiamo dal caso emblematico e diciamo qual è la situazione di tutti gli impianti e di tutte le convenzioni. Per far capire ai cittadini, per rispettare il famoso 3.0, per smetterla con l’andazzo del “che vai a guardare…

Chi vuole #unaltracittà  parte dal rispetto delle regole. Tutte. E da quello degli impegni assunti, a cominciare da  chi ha incarichi pubblici.

 

 

 

La politica, i dirigenti. Bentornata dottoressa

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Arrivata la sentenza d’appello, la dottoressa Angela Santaniello è stata immediatamente reintegrata nei ruoli e domani tornerà in servizio ad Anzio. Va dato atto alla segretaria generale di essere stata celere come il suo predecessore che sospese immediatamente la Santaniello dopo la sentenza di condanna.

Ma il punto non è questo, né lo sono le prese di posizioni che arrivano dalla politica locale, indaffarata a trovare un posto alla dirigente riammessa o a farle complimenti. Si comprendono quelli del sindaco che parlò in Tribunale della “migliore dirigente che ho“, meno quelli del consigliere Maranesi che denunciò la Santaniello, poi si espresse ancora sulla sua richiesta di reintegro, mentre lei a sua volta presentò una dettagliata denuncia sulle pressioni subite rispetto alla gara della mensa.

Ho scritto qualche giorno fa che non era il caso di usare ipocrisia da parte della politica – tutta – che vuole continuare a mettere bocca nelle vicende che non le competono. Così, come per la “processione” il giorno dopo la condanna,  per cortesia domani niente fiori ma qualche certezza sul ruolo che dovrà svolgere.

Era dirigente di area, ha diritto ad averne una. Sceglie il sindaco, quindi guardi bene tra le varie riorganizzazioni come si può sistemare la vicenda. La segretaria generale, ad esempio, sta svolgendo il ruolo di controllore e controllato – essendo responsabile dell’anti corruzione e gestendo l’area amministrativa – sarebbe la soluzione migliore e ripristinerebbe ciò che dovrebbe essere per legge e buon senso, senza aspettare che sia l’Anac a dircelo. Ma c’è anche Pusceddu nel doppio ruolo, Servizi alla persona e Area tecnica. Insomma, si decida e si faccia lavorare al meglio la Santaniello. Con la quale, in passato, sulla gestione quotidiana ci siamo scontrati spesso, ma che ha pagato un prezzo indegno in un Paese civile nella sua vicenda penale.

Si faccia lavorare senza le pressioni politiche che lei stessa ha denunciato sulla vicenda mense, per esempio, e che la portarono alla condanna di primo grado nella vicenda che poi l’ha vista assolta. Le pressioni politiche che hanno portato Walter Dell’Accio – ad esempio – a essere imputato perché “le proroghe favorivano i soci elettori di Placidi“.

Per questo – sembra una banalità, ma non lo è – la politica deve pensare a programmare, la dirigenza a eseguire, nel rispetto delle regole. In passato – e anche di recente – non è stato così. Perché al politico serve il favore, fosse anche per una pratica X, e il dirigente da quel momento può fare ciò che vuole o quasi.

Se vogliamo costruire una città diversa, dovremo ripartire da qui: ruoli certi e definiti, con un piccolo esempio. Se la politica decide che tutte le strade devono essere verdi, i dirigenti devono fare in modo che siano verdi, applicando le norme e garantendo criteri di imparzialità ed economicità. Senza mettersi a dire “ma guarda questi, sono meglio gialle….” e a cominciare a porre ostacoli. Se poi un consigliere comunale o un assessore o il sindaco per farsi belli vanno dal dirigente a chiedere che la strada del loro quartiere, dove li votano in tanti, deve essere blu, hanno il dovere di rispondere “non si fa“, perché altrimenti saranno venuti meno al loro ruolo ma soprattutto potranno “ricattare” domani il politico, magari facendo tendere al giallo le strade che dovevano essere verdi. L’ho fatta terra terra, ma la realtà – ad Anzio e non solo – è stata questa.

Bentornata, dunque, dottoressa Santaniello. Speriamo la facciano lavorare in pace e soprattutto: occhio agli ipocriti.

Anzio, i titoli e l’anarchia: vietato vietare

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Su qualche muro ingiallito dal tempo deve esserci ancora la A cerchiata con la scritta “vietato vietare“. Il simbolo e lo slogan dell’anarchia. Ebbene se c’è qualche nostalgico del movimento si affacci al Comune di Anzio, qui troverà una situazione idilliaca per il suo modo di essere. Manca solo un cerchio intorno alla prima lettera del nome della città, però che vai a guardare…. Anarchia intesa come assenza di ordine e di governo, attenzione, non come dottrina politica intesa a rovesciare l’autorità costituita. No no, ai cittadini di Anzio va bene che funzioni così.

La prendiamo da lontano, ironizzando sia chiaro, ma guardiamo al ritorno di Franco Pusceddu. Si sono sbagliati a mandarlo in pensione, hanno fatto pure una mezza crisi politica per non farlo tornare, alla fine lo hanno reinserito (ma sarà un caso, solo dopo che la commissione della gara mense era formata) e visto che in Comune aveva fatto tutto ora lo nominano anche dirigente dell’area tecnica. Siamo forse l’unico ente – o uno dei pochi – con un laureato in materie umanistiche che dovrà firmare vicende relative a lavori pubblici o urbanistica senza saperne assolutamente nulla. Sì sì, sicuramente si poteva fare, dovrà seguire solo i procedimenti amministrativi per carità, ma intanto… Ah, tra quelli ce n’è uno che vede un contenzioso su un palazzo a due passi da Villa Sarsina, forse questa nomina non è così compatibile ma che fa? Ad Anzio è vietato vietare. E poi nessuno lo voleva, Pusceddu, ma ha risolto una grana di niente consentendo ai bambini di continuare a usufruire della mensa. Perché, piaccia o meno, è stato l’unico faro in tutti questi anni in un mare sempre tempestoso.

Mense allora, leggiamo quell’atto e rendiamoci conto, tutti insieme, dell’incapacità di chi amministra questo Comune. L’1 settembre 2015 si affida la gara “ponte” e solo il 15 aprile del 2016, sapendo da molto prima che una gara vera e propria andava fatta, si deliberano le linee di indirizzo per la nuova. Si delibera di fare la stazione appaltante con Ardea il 5 novembre 2015 ma solo il 5 agosto 2016 si firma l’accordo senza il quale la gara non poteva essere fatta, quattro mesi dopo la delibera sulle linee guida, quasi un anno dopo l’assegnazione “ponte“. Ci vuole il 2 settembre per approvare i nuovi atti – perché nel frattempo le norme sono cambiate – l’8 la “stazione” viene incaricata, il resto è storia di questi giorni. Straordinariamente beffardo che il 30 dicembre chi presiede quella commissione scriva che non ce la farà a chiudere le procedure entro il 31, come previsto da una delibera di giunta. Così Pusceddu ha messo la “pezza“. Coprendo errori e ritardi della politica, alla quale in casi del genere piace – ovviamente – prendersela con gli uffici. Che avranno mille difetti, a cominciare per le mense da un “data entry” infinito e super costoso, ma che qui gli atti li avevano preparati per tempo. Il problema, però, non è chi ha causato tutto questo ma chi si stupisce, come chi scrive e pochi altri cittadini.

A dire oggi per domani che non ce l’avrebbe fatta a chiudere la gara è il dirigente dell’area finanziaria, chiamato a sostituire Pusceddu quando questi era andato in pensione e rimasto lì nonostante una procedura viziata. Gli dobbiamo delle scuse, perché se è possibile dirigere l’area tecnica con una laurea in Scienze Politiche, la sua in Giurisprudenza in luogo di quella richiesta dal bando in Economia è cosa veniale. E pazienza se in commissione a verificare i titoli stessi, al contrario di quello che dice il piano anti corruzione del Comune di Anzio, ci fosse chi ha patteggiato una pena per reati contro la pubblica amministrazione. Ricordate la A cerchiata? Vietato vietare, suvvia….

Per questo principio, inutile chiedere conto dei titoli di chi è stato chiamato a dirigere la polizia locale e forse ne aveva meno di chi è arrivato secondo. Inutile ricordare alla politica che si poteva e doveva programmare, date le uscite certe, e che c’è sempre una dirigente ancora inspiegabilmente sospesa nonostante abbia scontato la sua pena.

Ah, già che ci siamo, a dirigere la stazione unica appaltante che è anche del nostro Comune, c’è un dirigente di Ardea che secondo una sentenza del Consiglio di Stato ha copiato il compito con il quale ha vinto il concorso. E’ solo un caso, ma segretaria in quel Comune era la stessa che abbiamo oggi ad Anzio, certamente incompatibile alla società partecipata per il porto – ad esempio – ma che siede in quel consiglio d’amministrazione per garantire le quote rosa. Il Comune ha chiesto all’Anac, foglia di fico per ogni procedura ormai, e aspettiamo… Le norme dicono palesemente che non potrebbe starci, ma qui è vietato vietare e poi l’Anac potrebbe sempre sorprenderci con effetti speciali. A proposito di porto: soldi agli ormeggiatori? Bando? Finanziamento?

Vogliamo parlare della incompatibilità al patrimonio? No, per carità di patria. Tutti sanno, ma è vietato vietare. E  l’assessore Placidi che all’indomani dell’udienza rinviata spiega che la Procura ha preso una cantonata, sostanzialmente, che lui si candiderà e che “investirà” sull’editoria come un Berlusconi de noantri?  Prego, si metta in fila chi vuole un posto…..

In questa situazione è normale, giusto, scegliete voi l’aggettivo, che il sindaco Luciano Bruschini pontifichi dalle pagine dell’ultimo numero del Granchio per dirci che è tutto a posto o quasi.  E che indichi in Candido De Angelis il suo successore in una pantomima che forse è finalmente finita. Una cosa vogliamo chiederla, al signor sindaco, se mai decidesse di spiegare  per intero le situazioni. Riferendosi alla difficile situazione degli attentati ai danni di amministratori – da ultimo il proiettile recapitato a Zucchini – dice che ha scritto formalmente al Prefetto per chiedere un intervento. Sbagliamo o lo stesso Prefetto aveva detto che era tutto a posto non più di sei mesi fa? Con chi ebbe quel “colloquio”, signor sindaco?

Lo chiediamo da questo umile spazio – senza altre pretese, meno che mai elettorali come spesso sentiamo – perché notiamo che i consiglieri comunali sono poco reattivi su questa come su altre vicende. Dalla relazione del Ministero dell’economia e finanze rimasta nel dimenticatoio ai morosi, dai termini sul bilancio che cambiato il dirigente sono rimasti quelli di prima (cioè diluiti) a una commissione trasparenza della quale si sono perse le tracce . Del resto ci sono consiglieri che si occupano degli spettacoli,  delle sagre, delle cooperative e persino della “storia delle persone“, ma poco della città….

E’ vero, avete ragione. Alla portodanzese, ma qui è vietato vietare.

 

Sbarco di Anzio: il bello, l’inopportuno, la proposta

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Sono belle scene quelle alle quali assistiamo in questi giorni ad Anzio con le celebrazioni per ricordare lo sbarco alleato. Centinaia di bambini coinvolti, addirittura che cantano “Angelita” come si è sentito questa mattina, dopo averla studiata e imparata a scuola.

Credere o meno alla leggenda conta poco, quella canzone – e la scelta di dedicare questo appuntamento a tutte le “Angelita” moderne – è parte della storia contemporanea di questa città, ascoltarla da scolaresche e ricordare gli insegnamenti del maestro Pincini quando a scuola andava chi scrive, fa sempre un certo effetto. E sono state belle le parole del sindaco, apprezzabili per il messaggio di questo “nonno” che invita a lasciare da parte la tecnologia e pensare al confronto e al dialogo.

Sono giornate intese, piene di eventi molto seguiti dai ragazzi, con un lavoro che è stato fatto nelle scuole e che ha coinvolto il territorio. Ricordare la necessità della pace, in un mondo purtroppo ancora martoriato dalle guerre, con le scene che vediamo nel Mediterraneo, con l’Isis alle porte, è il messaggio che l’assessore Laura Nolfi ha scelto ormai da anni. E ha fatto bene. Ora si deve andare oltre, ma ne parleremo tra poco. Perché se questo è il bello, c’è pure l’inopportuno.

Non se la prenda il presidente del Centro di documentazione e ricerca sullo sbarco, Patrizio Colantuono, sulla simulazione che mostra scene di guerra sulla spiaggia di Levante non siamo d’accordo. Ne abbiamo discusso spesso, diventa una cosa quasi carnevalesca, con poco di storico e fuori il contesto del messaggio di pace che si vuole dare.

Dobbiamo andare oltre, si diceva, proporre, con lo sbarco che diventa centrale nella programmazione culturale della città. Bello portare i ragazzi al cinema a vedere “The Wall” ma con la fortuna di avere Roger Waters cittadino onorario, dovremmo farne un ambasciatore di pace della città di Anzio in Europa e nel mondo. Far sì che in questa settimana si svolgano iniziative, certo, ma che durante tutto l’anno si possa “vivere” un’atmosfera come quella degli ultimi giorni. Far sì che da Anzio parta, quotidianamente, un messaggio forte e chiaro. Non solo il 22 gennaio. E si può immaginare – allora – un grande progetto che coinvolga la Sicilia, Salerno, passi da Anzio (con un museo che merita finalmente spazi moderni e adeguati, da inserire in un progetto del genere), arrivi alla liberazione di Roma, ci conduca fino in Normandia. E’ un sogno? Un’utopia? Chissà, ma è solo così che si può immaginare di invertire la rotta rispetto a oggi, passando da belle manifestazioni e belle parole, a manifestazioni durature e capaci di attrarre anche dal punto di vista turistico-culturale.  Ci sarà un sacco di gente, domenica, alla simulazione? Sicuramente, ma sarà il successo di un giorno. Si deve cercare quello permanente.

Ricordando, con Oriana Fallaci, che “quasi niente quanto la guerra e niente quanto una guerra ingiusta, frantuma la dignità dell’uomo” (da “Niente e così sia“)  cominciando a pensare – proprio qui, ad Anzio, città decorata con la medaglia d’oro al merito civile per quello che hanno subito i nostri nonni e padri – che una guerra non sarà mai giusta.

Metodo diverso e nessun voto, fatevene una ragione. Auguri!

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È vero, a Natale siamo soliti aspettarci dei regali. Una città diversa da quella che viviamo, però, nessuno ce la donerà. Non chi la sta governando con i metodi, ben presto appresi anche dagli ultimi arrivati, da Prima Repubblica. Non chi fa opposizione di lotta e di governo o chi prova a farla ma si ferma sempre sul più bello.

C’è una intera classe politica che ha fatto il suo tempo, è evidente, ma che è legittimamente al suo posto. È stata votata democraticamente dai cittadini di Anzio, tra i principali specialisti in lamentele che puntualmente si “dimenticano” nelle urne.

Costruire quella che insieme a qualche amico abbiamo immaginato come #unaltracittà non è e non può essere un regalo di Natale. Non piove dal cielo il cambiamento se non proviamo a realizzarlo da cittadini. Certo, è più facile seguire il politico di turno, provare a “infilarsi” in una situazione di potere, parlare con qualcuno che conta “a Roma”, essere in un partito e battersi con le liturgie – tipo quelle del Pd – per farsi garantire la candidatura. Ma cosa avremmo fatto di diverso? Nulla.

Il discorso, come ho avuto modo di dire, va rovesciato. Partiamo dalle cose che vorremmo fare e con chi, poi pensiamo al resto. Partiamo dalle idee, poi cerchiamo l’eventuale consenso. C’è chi fa i conti, nei bar della politica locale, con i “pacchetti” di voti, senza accorgersi che il mondo è cambiato. Già, la “po-li-ti-ca” quella di casa nostra che guarda al particolare, alla posizione di potere, non al futuro della città, annunciato a più riprese e rimasto sempre una chimera. Forse ha ragione, serviranno ancora quei 1000-2000 consensi dei quali si è sicuri per “accreditarsi” in qualche coalizione. E forse vinceranno ancora.

Ma quale sviluppo vogliamo dare ad Anzio? Basato su quale scelta – questa sì – politica? Come immaginiamo di ricostruire un’economia massacrata in ogni settore? Poniamoci queste domande, proviamo a costruire intorno una proposta, vediamo chi ci sta o meno. Solo dopo – al contrario di quello che ha sempre fatto la politica di casa nostra – si può immaginare di presentarsi al giudizio dei cittadini.

Qui, lo ribadisco, non c’è un voto, solo la voglia di cambiamento che passa attraverso concetti semplici: nessuna intesa possibile con chi ha portato la città a queste condizioni; un progetto fatto da cittadini, per i cittadini, senza aspettare le indicazioni di qualche “guru” da Genova o da una srl che fa firmare contratti per candidarsi; legalità assoluta, a partire dalle piccole cose per le quali il Comune deve dare l’esempio; un’idea di sviluppo senza mattone e sostenibile. Il rispetto per chi la pensa diversamente, non il facile dileggio.

Un percorso condiviso da chi vuole davvero – non per infingimento o peggio convenienza “po-li-ti-ca” – che questa classe dirigente vada a casa. Se riesce, bene, altrimenti  pazienza. È per l’ennesima volta nero su bianco, si parla di metodo e scelte diverse, non di candidati che a oggi sono inesistenti.Speriamo che quanti perdono il loro tempo intorno a questi ultimi se ne facciano una ragione.

Auguri, buon Natale!

Il bilancio dimenticato. Niente febbre o computer, per favore…

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Pensi che avranno una specie di scadenzario, sapranno – come avviene nelle case di tutti noi – quando c’è da pagare qualcosa, si deve predisporre un atto e via discorrendo. Invece sembra proprio di no. Al Comune di Anzio, con questa classe politica che amministra, l’opposizione che sta a guardare e i dirigenti che cambiano ma non fanno nulla di diverso dai predecessori, del preventivo 2017 non sappiamo ancora nulla.

E’ vero che siamo abituati ad arrivare sempre con il fiatone, a farci diffidare dal Prefetto e convocare i consigli all’ultimo minuto dell’ultimo giorno, ma tutto questo speravamo fosse superato dai nuovi innesti. Abbiamo una segretaria con quattro ruoli in contemporanea e quindi oberata di cose da fare – immaginiamo – ma è pur sempre il garante delle procedure dell’ente, possibile che al 30 novembre non ci sia ancora traccia dello schema di bilancio 2017-2019 e della eventuale nota di aggiornamento del documento unico di programmazione? Eppure andavano approvati entro il 15…. E il preventivo 2017 spedito entro il 31 dicembre….

E abbiamo un dirigente dell’area finanziaria – che resta al suo posto nel silenzio generale, nonostante il titolo con il quale ha partecipato alla procedura ex articolo 110 sia diverso da quello richiesto dal bando – che è sicuramente bravo e preparato, avrà certamente trovato una situazione difficile, ma dello schema di bilancio 2017-2019 e della eventuale nota di aggiornamento del documento unico di programmazione non ha fatto ancora recapitare nulla ai consiglieri comunali. I quali, pazienza la maggioranza che alza la mano a prescindere e finge ogni tanto qualche crisi, se ne stanno zitti zitti. Il presidente Sergio Borrelli, ovviamente, nemmeno si sogna di convocare l’assise, magari per spiegarci una volta per tutte chi voterà ancora atti essendo moroso nei confronti del Comune.

Tre cortesie: se nel frattempo sono cambiati i termini o i documenti sono stati forniti,  chiedo scusa in anticipo. Se i termini sono corretti, invece, non inventiamoci qualche febbre o i computer rotti, per piacere. Questo nel passato è stato la regola, speravamo in un futuro diverso. Se in Consiglio, se e quando si farà, qualcuno chiederà lumi, evitiamo la pantomima della colpa sui dirigenti oggi, perché tanto diventano tutti bravi domani e portano a casa il loro 100% di risultato….

Certo è che in un’altra città, ripartendo dalle regole e dalla loro certezza per tutti, i tempi si farà in modo di rispettarli. Senza se e senza ma.

Contributi, parcheggi, piccole cose. Se ripartissimo da qui…

banchivuotiSi sapeva, è vero. Non è una novità che un’associazione prenda dei soldi per partecipare a manifestazioni pubbliche indette dal Comune o per conto dello stesso. Che tra queste ci sia anche la processione di Sant’Antonio mi ha fatto decidere, da quando si è saputo, di non parteciparvi più. Cosa che magari interessa pochi, ma è una scelta precisa. Comunque esiste una convenzione tra il Comune e questa associazione, quindi gli atti sono corretti e non c’è da obiettare dal punto di vista formale. Come non c’è da obiettare, formalmente, sulle associazioni di varia estrazione che prendono contributi per spettacoli o simili – spesso con la prima fattura dell’anno – e sono “di” o fanno “riferimento a…” questo o quell’esponente politico.

E si sapeva, è vero, anche che il sindaco ha “regolarmente autorizzato” chi parcheggia le auto nel piazzale di Villa Sarsina. Nei giorni scorsi ha risposto in modo piccato alle foto pubblicate su inliberauscita.it, inviate da qualche genitore degli alunni che – purtroppo – continuano veder passare tra i bambini le auto dei “potenti” (sistematicamente impuniti) che possono parcheggiare lì.

Si sa pure, inoltre, che ci sono assegnatari di sedi pubbliche che non pagano il dovuto e che questi assegnatari coincidono spesso con partiti o simili. E’  noto, inoltre, che c’erano 16 morosi tra consiglieri comunali e assessori, un anno fa, per non aver pagato tributi al Comune e che alcuni lo sono ancora.

Ecco, non servono strategie “po-li-ti-che“, né alleanze o chissà quali  “ragionamenti”. Se ripartissimo da piccole cose, troveremmo più convergenze di  quelle che i nostri scienziati della politica locale immaginano.

Vogliamo dare contributi alle associazioni? Prima decidiamo che cosa vogliamo da loro, poi facciamo un bando vero e trasparente. Qui, invece, siamo al chi si alza prima si veste.

E quanti sono quelli che hanno un posto auto “regolarmente autorizzato” dal sindaco, magari solo perché hanno un potere? Ecco, decidiamo che viene premiato chi parcheggia lontano, fa qualche passo e dà l’esempio. Lasciamo il piazzale di Villa Sarsina per le sole e reali esigenze istituzionali, togliamo a chi li ha i ticket gratuiti. Perché se i cittadini prima pagavano solo l’estate e adesso sono costretti a farlo tutto l’anno, è bene che i primi a dare l’esempio siano politici e dirigenti del Comune.

Sulle sedi, finora, regolamenti e buone intenzioni, ma un quadro chiaro non sembra averlo nemmeno il Comune. Alla faccia del 3.0. Anche qui, forse qualcosa potrebbe addirittura essere messo a reddito per uso riunioni, incontri o simili, ma vanno stabiliti i criteri e poi le assegnazioni. E chi era moroso, parte dall’ultimo posto della graduatoria o non può proprio partecipare. Così come chi da un anno a questa parte ancora non ha sanato la sua posizione nei confronti del Comune ma siede ancora in consiglio comunale o in giunta, andrebbe rimosso.

Ecco, se ripartissimo da queste piccole cose, quelle sulle quali la “po-li-ti-ca” si è invece fatta forte, troveremmo il modo di fare meglio anche tutto il resto. Regole certe e rispettate, l’esatto contrario di quello che fa chi sistematicamente le “interpreta” quando non le aggira o le calpesta.

Per Santaniello “Fine pena mai…”

angela

Facessero una cosa al Comune di Anzio, va. E’ un paradosso, attenzione, ma licenziassero pure Angela Santaniello. La dirigente, ancora formalmente in organico anche se sospesa meno di 24 ore dopo una condanna che nel frattempo ha ampiamente scontato, è un ingombro. Se licenziata, si libererebbe un’altra casella nella dotazione che si sta nuovamente cambiando, stavolta per eliminare chi è ritenuto “scomodo” in altro modo. C’è da immaginare che Giorgio Zucchini dopo l’esperienza di direttore generale voglia brevettare una sorta di gioco da tavolo, insieme alla neo segretaria Marina Inches, una specie di Monopoli dell’organizzazione dei Comuni. Si cambia a seconda delle carte che escono, si passa in pochi mesi dalla “rivoluzionesenza dirigenti dando spazio a coloro che saranno “la dirigenza del futuro” alla delibera con allegati diversi tra loro, poi scoppia la grana Pusceddu e si cambia ancora, con l’intenzione anche di tenere a bada chi non è tanto allineato alle esigenze della politica.

Ma sì, licenziato Bartolomeo Schioppa con una procedura a dir poco singolare – sapevano tutti dei suoi precedenti, di certo il sindaco che era presente all’intervista del sottoscritto – e poi va bene che non eravamo ancora 3.0 ma su google ci si poteva andare tranquillamente…. Ebbene Schioppa è stato tenuto sostanzialmente a scaldare una sedia da quando la condanna di Ravenna è diventata definitiva, ma ora per evitare di pagare eventuali differenze – così si dice in Comune – arriva il licenziamento post-pensione. Eh sì, perché l’atto è del 28 ottobre ma all’ex dirigente è stato notificato una settimana dopo. Vedremo se il Comune pagherà o meno, di sicuro non ha ancora corrisposto il dovuto (ci sono sentenze che si eseguono a tempo di record e altre per le quali si aspetta) alla Santaniello. Che ha un altro procedimento, resta sospesa, ma prima o poi presenterà il conto. E se dovremo pagare, di chi sarà la responsabilità? Intanto per lei sembra vigere il principio degli ergastolani: “Fine pena mai”. Non è bastato far scontare 7 mesi di domiciliari, espiando di fatto una condanna prima che venisse emessa, ormai è il capro espiatorio.

Gli stessi che sollevano il caso di Luca Gramazio ancora in carcere – e lo fanno a ragione, al di là delle contestazioni mosse all’ex consigliere regionale – da noi non trovano una parola da spendere per questo.

Allora, se dovessimo pagare di chi sarà la responsabilità? Dello stesso che deve al Comune circa 46.000 euro come stabilito da un’ispezione del Ministero dell’Economia e finanze ma intanto incassa senza colpo ferire i quasi 12.000 di indennità di risultato?

Sollecitata in consiglio comunale da Candido De Angelis e poi da un formale accesso del capogruppo del Pd, anche dal meetup “Grilli di Anzio” durante un incontro, sulla vicenda Mef la segretaria sembra fare orecchie da mercante. Pare ignorasse (sai com’è, nel passaggio di consegne di queste bazzecole mica si parla e poi come dice Bruschini? “Nzognende”) l’esistenza della contestazione. E non sappiamo nemmeno che fine hanno fatto le altre 26…

Per un pensionato da licenziare, come ricorda Paride Tulli, ce n’è uno da riassumere. La storia di Franco Pusceddu sta rasentando il grottesco, non è bastato neanche il viaggio a Roma di sindaco e segretaria, arrivati fino all’Inps per chiarire la situazione. Pusceddu ha fatto ricorso, altre spese da pagare, la “macchina” è in fibrillazione e non sappiamo ancora se deve tornare o meno. Il rischio è che debba tornare dall’1 settembre e quindi lo pagheremo da allora. Complimenti, un ente che funziona alla perfezione… Una città di quasi 60.000 abitanti non può permettersi questo, altro che Monopoli da brevettare….

Ah, una raccomandazione. Al sindaco, agli assessori e alla segretaria: per la prossima pianta organica, per favore, vedete prima cosa votate e allegate alla delibera. Nell’ultima sul personale ci sono due cose diverse e in contrasto tra loro.

Infine una vicenda che, ne devo prendere atto, sembra appassionare solo chi scrive. In questo viavai di sospensioni, licenziamenti, incarichi che si sovrappongono in barba all’anticorruzione, legge che al solito per gli amici si “interpreta” e agli altri si applica, c’è la “chicca” del dirigente dell’area finanziaria.

Confermato, sottoscritto, ribadito: Patrizio Belli è bravo e capace, ma sul bando non era prevista la laurea con la quale ha partecipato. Nessuno se n’è accorto o si è  finto di non accorgersene. Sarebbe – se una Procura o la polizia giudiziaria volesse occuparsene dopo l’uscita della notizia – un potenziale falso. Ovunque, non ad Anzio, dove le regole sono un optional e questa vicenda è emblematica. Forse anche un consiglio comunale meno distratto chiederebbe lumi, ma lì dopo un anno non si sa ancora chi è moroso (quindi incompatibile) e chi non, vuoi che si occupino di questo? Ma via….

Dai “giornaletti” agli “imbecilli”, il segno del declino

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Si arrabbiò e pure tanto, il sindaco Luciano Bruschini. Aveva ragione. Ad attenderlo sotto la sede del Comune, in piazza Cesare Battisti, all’inizio degli anni ’90, c’erano genitori e bambini della scuola media di Anzio Colonia, oggi “Falcone“. Già 25 anni fa si registravano dei problemi e all’arrivo del sindaco partì un coro: “buffone, buffone”.

Una delegazione di genitori venne ricevuta – con giornalisti al seguito, tra i quali chi scrive – e Luciano Bruschini disse giustamente che prima di dare del buffone a lui e di chiedere l’intervento del Comune, quei genitori dovevano insegnare l’educazione ai figli. Non si dà del buffone a un sindaco, a una istituzione, non lo fanno dei bambini soprattutto.

Ecco, dalla lezione di educazione civica di allora, alla pessima figura di un sindaco che dà degli “imbecilli” ai cittadini il passo, purtroppo, è stato breve. Un segno dei tempi che sono cambiati, certo. Di questi 25 anni nei quali il rispetto lo abbiamo spesso messo sotto le scarpe, anche se la pessima uscita del sindaco che fa ancora bella mostra sulla home page del Comune – mentre buona parte del sito continua a non rispettare le norme sulla trasparenza – è il segno evidente del declino di questa classe politica e dirigente.

Dove il disprezzo ha preso il posto della dialettica civile, dove non potendo più contare esclusivamente su quelle 10-15 persone che facevano e fanno “politica” e  con le quali bastava parlare per “aggiustare” le cose, si esce di senno. Nei confronti dei giornali e dei cittadini “rei” – questi ultimi – di segnalare cose che non vanno o, peggio, fare comitati….

Avete capito bene, i cittadini che dovrebbero essere una risorsa – soprattutto quando segnalano – sono se va bene “sopportati“.

Esce una notizia su uno dei media locali? Ma sì, “i giornaletti“. Quattro cittadini segnalano che le analisi dell’Arpa dicono che il mare è inquinato e che in Comune – tra un fax che arriva a uffici chiusi e un protocollo che se la prende con calma – non hanno provveduto? Denuncia a carico loro, con pochi in piazza a esprimere solidarietà purtroppo. Era vera quella notizia, al punto che il procedimento intentato dall’assessore Placidi per conto del Comune è stato archiviato. Ma intanto il segnale era chiaro: parli? Provo a zittirti. Segno di debolezza eh, non di forza….

Come quando si fa identificare in consiglio comunale chi sta facendo il proprio lavoro, la buonanima di Giancarlo Testi, ma poi si sorvola su chi interrompe con violenza i lavori. Giancarlo era giornalista, chi interruppe “fa” politica. Vogliamo ricordare i riferimenti alle “belle penne“? O allo “pseudo giornalista” – chi scrive – perché no pure “infame“? Silenzio, la politica difende se stessa e scende inesorabile nel suo declino. O preferisce, sotto sotto, dire “hanno fatto bene“, quando a margine del primo consiglio comunale aggrediscono il direttore del Granchio. Ma sì, vero?

Aggrediscono dei cittadini a Lido dei Pini perché stanno manifestando a difesa della pineta? Si fa un consiglio comunale che rasenta la farsa, con Bernardone che lo aveva chiesto e prova a fatica a far comprendere che quella è una cosa grave  e che forse dietro all’aggressione c’è qualcosa di più serio. Ma no, hanno fretta in maggioranza e devono tutelare altri, non gli aggrediti. Un comitato fa le pulci ai lavori di protezione del porto neroniano, fra l’altro assegnati dalla Regione a una ditta che si scoprirà avere l’interdittiva antimafia?, per il sindaco quei cittadini sono in modo più sprezzante che ironico “ingegneri navali“. Peccato avessero ragione.

Come avesse ragione chi commentava su facebook le dimissioni “irrevocabili” di Nolfi e Cafà dicendo che erano una presa in giro.  Invece  c’è chi commentava le notizie riportate dai giornali sostenendo che scrivessero cose “finte” e che “tanto la strada prima o poi ci farà incontrare“. Perché il problema – vedi richiesta milionaria a La7 – è sempre chi racconta, mai quello che accade ed è nero su bianco. E nemmeno abbiamo citato tutto, perché basta un giro sui social – potrebbe farlo il sindaco 3.0 – per leggere i pesanti aggettivi usati da qualche consigliere comunale.

 Così ieri ho fatto una riflessione con alcuni colleghi di “giornaletti” incontrati a via XX settembre, i quali hanno preso il caffè con uno “pseudo giornalista” non prima di aver salutato un paio di “imbecilli locali” seduti al bar in piazza.

Dal sindaco che dava – giustamente – lezioni di buona educazione, a quello che insulta semplici cittadini. Eccolo il declino di chi ci amministra e di questa classe politica ormai fuori dal tempo.