Bruschini, gli ultimi fuochi e il caso Villa Adele

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Quelli di ieri sera, belli, sono stati gli ultimi fuochi d’artificio con Luciano Bruschini sindaco. Macchiati da quanto avvenuto la sera prima a Villa Adele, con la vicenda dei disabili in ultima fila e della stampa rimasta fuori. Ecco, dopo gli ultimi fuochi il sindaco ci faccia vedere che è tale e faccia un gesto indispensabile: togliere la delega al turismo al suo omonimo finto dimissionario altrimenti revocare gli incarichi ad Angela Santaniello e al capo della sua segreteria e capo di gabinetto in pectore Bruno Parente. I due dirigenti hanno messo nero su bianco cose gravi. Gravissime. Mentre il delegato ha provato a scusarsi con i giornalisti e a spiegare che per i disabili c’è stata “l’alta affluenza” e c’era “esiguo personale in servizio”. Ovviamente con la “claque” pronta su facebook a dire che era tutto a posto e lui a dire che questa è “la sua verità“. Ma per piacere… Guardate la foto qui sopra, eccola la verità, eccola la visuale dei disabili.

No, quanto è accaduto e gli “affarucci” – sì sindaco, piccoli affari – che ruotano intorno a Villa Adele meritano un intervento. Non te lo chiederà la maggioranza, ognuno ha un “orticello” da guardare né l’opposizione – chi ha avuto il palco in quella stessa villa, chi i libri pagati, chi valuta un accordo elettorale –  mentre non sembrano da tempo particolarmente attente le forze di polizia e la magistratura. Allora provo da questo umile spazio civico a mettere in fila quello che succede e che non puoi fingere di ignorare.

Nel riportare quanto accaduto sabato sera, inliberauscita ha fornito un dato sul quale pochi sembrano soffermarsi: l’organizzatore ha detto che non c’era posto per la stampa perché il delegato aveva a disposizione 100 – sì cento – ingressi gratuiti. Lo sapevi sindaco, sì? I cento ingressi gratis (a chi, per quale motivo?) non sono stati raggiunti nemmeno con Bob Dylan per il quale arrivarono richieste anche dalla Presidenza del Consiglio. Qui, invece, ci sono e il primo “affare” è quello di mettere in piedi una stagione  – della quale ancora ignoriamo i criteri – per fare entrare gli amici degli amici. Ai quali aggiungere, basta affacciarsi dal lato polizia locale, chi si mette il tesserino del Comune e manda dentro gente. E’ finita? No, veniamo alla questione accrediti e chiariamo una volta per tutte: i giornalisti, piaccia o meno, raccontano questo territorio, li avete invitati voi, la pantomima non funziona e non decide un delegato o tanto meno un organizzatore chi entra e chi non. Fra l’altro gli accrediti stampa, per la cronaca, non sono soggetti a Siae. Lo dico senza avere accrediti in questa città da una vita, perché lavoro altrove. Roberta Sciamanna ha ricordato che non vado più a Villa Adele (sono andato per Papaleo, pagando, ma solo perché erano usciti i dati sui costi dell’estate 2016) perché non c’è chiarezza sulla gestione. Così come evito di andare a Villa Sarsina, dove qualcuno (leggere gli atti di “Malasuerte“) preferiva fare i suoi bisogni.

Ma restiamo a Villa Adele, a questa specie di extraterritorialità, per cui il delegato al turismo chiede “lumi” sull’Iva per gli spettacoli. Già, è prevista o non? Ma soprattutto, perché se ne interessa lui? Non lo sapevi sindaco? Adesso lo sai. Magari dillo anche all’anti corruzione, visto mai che decida finalmente di intervenire

Forse  ignori pure che mentre vi prendete 100 ingressi gratuiti, c’è un problema con il “service“, quello delle luci e del suono. Nella gara ne è stato preso uno di buon livello, ma in occasioni come gli Audio 2 o Battista ne serve uno migliore. Sai chi paga? Il Comune…. Sai chi è attivissimo nel cercare soluzioni? Il delegato… Della serie che agli organizzatori diamo il palco con service, un contributo, il prezzo dei biglietti (esclusi i 100, ovvio) e poi un ulteriore contributo per il service aggiuntivo. I problemi tecnici per gli Audio 2 erano questi, oltre ai pochi ticket venduti, non lo sapevi? Adesso sì….

Ce n’è abbastanza, non credi? E c’è un solo responsabile di questa situazione allo sbando come tante altre nella città, proprio te sindaco. Domani non succederà nulla, non ci saranno provvedimenti per il delegato perché le ragioni di una rabberciata maggioranza vengono prima di quelle della città e non da oggi. Allora “lascia fa, andiamo avanti, che te metti a fa….” E’ questa la tua  maggiore responsabilità.

Buon Ferragosto, di cuore, i fuochi – almeno quelli – sono finiti.

Porto “annunci” e la Cassa depositi e prestiti dice no

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Bufalari e Mauro un anno fa allo Splash Down (Foto ilcaffè.tv)

Un anno fa, più o meno, abbattendo lo Splash down ci dicevano che era la prima opera del nuovo porto. In questi mesi ci hanno riempito di speranze, non perdendo mai occasione di dare come imminente la realizzazione del nuovo bacino.

E’ notizia recente, invece, che la Cassa depositi e prestiti alla quale la “Capo d’Anzio” si era rivolta con il proprio progetto di finanza ha detto “no, grazie“. Ufficialmente perché finanzia solo porti commerciali, anche se eventualmente sarebbe disponibile con la “controllata” Sace.

Dal 19 aprile, data di pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale dell’avviso di consultazione di mercato , sono trascorsi da un pezzo i venti giorni indicati per presentare le proposte. Quante ne sono arrivate? Da parte di chi? Cosa dicono?

Al contrario del suo predecessore, l’avvocato Alessio Mauro, che era particolarmente loquace e che in questo senso aveva colto l’esigenza di dare informazioni ai cittadini (che fino a prova contraria restano i proprietari del 61% della Capo d’Anzio e quindi del porto)  da quando è stato nominato Francesco Capolei non ha mai avvertito  l’esigenza nemmeno di farsi conoscere. Si sa, le nomine si fanno nelle segrete stanze e poi…. Restano le domande, finora senza risposta, di un mese e mezzo fa e che potete leggere qui. Anzi, se ne aggiungono altre: quanto sta incassando la società rispetto al 2016 per il parcheggio dietro al porto e dove pensa, adesso, di trovare i soldi per realizzare l’opera?

Dopo i “turchi napoletani“, i fondi maltesi e qualche altra ipotesi di ingegneria finanziaria, pare si stia pensando a delle banche. Il compianto Gianni Billia, oggi il porto sarebbe operativo, non v’è dubbio, parlava allora di rivolgersi alla Banca europea degli investimenti. Altri tempi, oggi chissà…

Bene il Vallo Volsco, stavolta sindaco hai ragione

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Il taglio del nastro (Foto Raniero Avvisati/Comune di Anzio)

Sono stato questa mattina all’inaugurazione del Vallo Volsco, è uno dei giorni importanti nella vita di una città e concordo – non suoni strano – con quanto ha affermato il sindaco di Anzio, Luciano Bruschini. Ci sono momenti nei quali non esistono punti di vista differenti sulla gestione dell’amministrazione civica che possano allontanare, tutt’altro.

Ha fatto bene, il sindaco, anche a ringraziare il suo predecessore Candido De Angelis – presente, insieme ad altri consiglieri di maggioranza e opposizione – perché quel progetto parte da lontano. Da quel disegno di città che doveva essere “mare, cultura e natura” ed è purtroppo diventata altro. Non è il momento di parlarne ora, qui piace ricordare le chiacchierate – rimaste teoria, purtroppo – con il progettista del piano regolatore, Pierluigi Cervellati, su quello che poteva essere questa città nell’idea che era affidata alla relazione e lì è rimasta. Il Vallo Volsco era uno dei pezzi di quel “parco delle ville” che a 15 anni dall’adozione e 12 dall’approvazione del piano non vediamo, ma ripeto niente polemiche.

Quello spazio nasce, lo ricordava lo stesso Bruschini, come orto botanico, poi ci sono stati sviluppi, problemi, e senza l’accordo con il Comitato di Santa Teresa forse non avrebbe mai aperto. Ecco un esempio di sinergia tra amministrazione civica e comitati che sono – tutti, anche quelli che segnalano e denunciano – una risorsa per il Comune. Vanno fatti complimenti sinceri e detto grazie, come ha sottolineato Bruschini (qui c’è il video), a chiunque si è prodigato per arrivare a questo risultato.

Nel clima di festa il sindaco non ha evitato di lamentarsi di chi fa critiche, con ciò sottolineando che chi se la prende con la città “critica se stesso“, ribadendo che ad Anzio occorre volere bene. Hai ragione sindaco, consentimi solo un appunto: criticare non significa necessariamente voler male, anzi, ma preoccuparsi spesso di cose che non vanno e dare anche possibili soluzioni.

Chiusa qui: complimenti e un grazie sincero. Oggi è un giorno importante.

Spettacolo saltato, “spie”e mancata programmazione…

 

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Il delegato Luciano Bruschini (foto inliberauscita.it)

Fatemi capire. Si è aperto un procedimento disciplinare per la dipendente “infedele” (a proposito, che fine ha fatto?) mentre un consigliere comunale – benché delegato al turismo – conosce le proposte che arrivano per gli spettacoli di Sant’Antonio e cita in una lettera persino il numero di protocollo di quella da approvare.

E’ normale? Si può fare? O c’è qualche altro “infedele” che lo ha aiutato ma che nessuno metterà sotto procedimento disciplinare, essendo in questo caso coinvolto un esponente di maggioranza? Si cercano le “spie” solo quando fa comodo, evidentemente…

Lo chiediamo alla responsabile dell’anti corruzione, perché a  modestissimo parere di chi scrive – ma prima ancora per la legge 267 del 2000 – i consiglieri comunali dovrebbero occuparsi d’altro. Qui, invece, c’è chi ha “valutato” le offerte pervenute (magari le ha pure chieste….) e ha  deciso qual è quella “ritenuta idonea“, quindi disposto che si facessero gli atti! Poteva essere così negli anni ’80, forse, invece il delegato Luciano Bruschini – omonimo del sindaco – sostiene che “gli uffici remano contro“, scrive sulla pagina facebook del primo cittadino il giorno del mancato spettacolo che le responsabilità sono della dirigente e del funzionario e annuncia dimissioni che non darà. Come quelle di chi le ha date lo scorso anno “irrevocabili” e invece è ancora al suo posto.

Ebbene chi remerebbe contro? Chi fa le pratiche per il delegato che poi sollecita “la tempestiva predisposizione degli atti” o chi quelle pratiche non può mandarle avanti perché violano le più elementari norme dell’amministrazione pubblica? E  a proposito di quella richiesta, ma davvero non è il caso di intervenire?

E vogliamo parlare di programmazione? Sant’Antonio si celebra ogni anno, qui arriva una proposta – non sappiamo ancora chiesta da chi – il 6 giugno, ma   agli uffici viene “ordinato” il 20   di preparare tutto e lo spettacolo doveva svolgersi il 25…  Funziona così nel nostro Comune? Evidentemente sì…

A proposito, quanto sarebbe costato lo spettacolo?

Sant’Antonio, il palco, la barca. Citofonare Bruschini/Salsedo

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Avrei aspettato, per rispetto al Santo patrono e a quello che rappresenta – credenti o meno – per la nostra città. Ma l’amministrazione 3.0 nel pomeriggio ha annunciato via social, sulla pagina del sindaco, che questa sera non ci sarebbe stato lo spettacolo perché – testuale – “mancano gli atti a firma del dirigente e del funzionario“.  La comunicazione, ci riferiscono i siti locali, è del delegato al turismo (!?) Luciano Bruschini, l’omonimo del sindaco.

Gli atti mancano, è vero, perché quel palco non è in regola e non poteva esserlo. Prendersela con i dirigenti e i funzionari è un tentativo di bassa lega. La festa del Patrono si fa da secoli, l’idea di programmare per tempo le cose no, vero? E’ stata, invece, una corsa contro il tempo, anche per le recenti norme anti-terrorismo che la dirigente del commissariato di Polizia ha preteso venissero applicate. E ha fatto bene. Come hanno fatto bene Angela Santaniello e Aurelio Droghini che non hanno firmato per un palco senza scarico a terra, di misure inferiori a quelle previste, senza prove di carico e via discorrendo. Serviva una relazione tecnica che non c’era e non si può dare la responsabilità a chi fa rispettare le norme, né chiedergli di “aggirarle“. In passato, forse, è avvenuto. Sulla “commistione” tra dirigenza e politica ci siamo espressi più volte, ma solo a chi finge di non vedere sfugge – oggi – la tensione che si respira in Comune su ogni atto. Perché la politica continua a pretendere, c’è la campagna elettorale che incombe, la minaccia che vinca qualcuno di diverso terrorizza, chi nella struttura non sta con il sindaco, gli assessori o i consiglieri di maggioranza è “contro“, ostacola.

Ebbene stasera, per la prima volta nella storia, non ci sarà lo spettacolo di chiusura in piazza Garibaldi, una “cover” che avrebbe messo insieme Ligabue con Albano e Romina. Spettacolo del quale si è appreso  a cinque giorni dall’evento e del quale – oggi – si conoscono anche le modalità di scelta. Altro che trasparenza, ci pensa il delegato che ha chiesto e valutato i preventivi e deciso chi si sarebbe esibito. Questo è quanto accaduto, non è solo un problema di palco, ma di procedure ordinarie e banali che si volevano violare. Ora il sindaco farà “spallucce“, dirà che non sapeva, il suo successore incaricato rivendicherà il “modello di amministrazione“, ma il responsabile dello sfacelo al quale siamo arrivati, della lotta interna al Comune, della colossale figuraccia della serata saltata è solo il primo cittadino. L’unico in grado, del resto, di tenere in piedi quella che un consigliere di maggioranza è solito chiamare “Armata Brancaleone” .

Dal delegato al turismo alla ex  delegata all’archeologia, Valentina Salsedo, uniti nel destino politico di “Noi con il cuore” e in questa vicenda della processione. Motivo? La consigliera ha portato con sé sulla seconda barca – a seguito del Santo – sei ospiti.

Per carità, su quello scafo in passato sono salito anch’io insieme a un capo redattore dell’Ansa come ospite, diciamo che ho “abusato” della mia professione chiedendo – allora – la cortesia alla segreteria del sindaco. In questa occasione, però, ai giornalisti era stato chiesto di indicare chi volesse partecipare (e nell’elenco ce ne sono un paio) e ai consiglieri e assessori di indicare massimo un’altra persona da portare. E’ giusto, chi ha un incarico pubblico può avere un riconoscimento del genere in occasione della festa. Fra l’altro sembra finalmente finito il pessimo andazzo di portare sullo scafo che imbarca il Santo anche presunte autorità e si è scelto – da tempo – di avere una paranza di “appoggio“.

Erano state messe delle regole, anche lì, ma c’è chi le ha aggirate. Se l’anno prossimo Salsedo sarà ancora consigliere comunale di maggioranza, i cittadini sapranno a chi chiedere.

 

Bindi, la mafia, quello che non vediamo

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Ero, sono e resto convinto che Luciano Bruschini, sindaco di Anzio, non è un mafioso e nulla ha a che fare con organizzazioni criminali. Lo stesso vale per assessori e consiglieri comunali. Partiamo da questo assunto per sgomberare il campo da una facile equazione che in maggioranza viene fatta da quando – è ormai trascorso un anno -c’è chi sollecita l’invio di una commissione d’accesso per valutare l’eventuale condizionamento della politica e della struttura comunale da parte della criminalità. Organizzata e non.

L’equazione è: non siamo indagati per vicende “mafiose“, non ci hanno arrestato, siamo vittime di intimidazioni, come fate a dire che ci condizionano e a paragonare Anzio alla mafia? Sono argomentazioni già sentite, a Nettuno (Comune poi sciolto) come a Fondi (scandalosamente salvato). Nessuno sembra inquadrare una norma, tra l’altro più volte modificata, che era e resta di prevenzione. Ho detto e ripeto che per Anzio anche la semplice nomina della commissione sarebbe un’onta, ma ci sono sviluppi recenti che vanno valutati. Il 30 maggio, in Prefettura, la presidente della commissione antimafia Rosy Bindi è stata chiara su Anzio e ha  ribadito che l’accesso è stato chiesto al Prefetto.

L’uso della violenza anche nella lotta politica sta portando al blocco delle elezioni”, ha detto la Bindi. “Abbiamo chiesto al prefetto di Roma Paola Basilone di valutare se ci siano gli estremi per una commissione d’accesso ad Anzio – ha aggiunto – perché i fatti che si sono verificati ci preoccupano molto. So che la prefettura sta monitorando la situazione“. Già, la violenza… Basterebbe quella verbale quotidiana nei confronti di chiunque la pensa diversamente, ma se la Bindi arriva a dire cose del genere siamo ben oltre.

Il Prefetto nicchia, diciamo che in assenza di arresti – che a Nettuno arrivarono, a Fondi furono inutili e per l’operazione Damasco, giova ricordarlo, ci sono condanne per associazione mafiosa – non se la sente di muoversi. Roma è una vetrina importante, sbagliare significa compromettere una carriera, giustamente la Basilone si muove con i piedi di piombo.

Ma attenzione, in quella commissione il procuratore di Roma Pignatone e l’aggiunto Prestipino hanno riferito cose che sono state secretate. Di 37 dei 40 minuti di intervento non conosciamo il contenuto, né può essere riferito nel dettaglio da chi era presente. Sappiamo solo che parlando del basso Lazio si è fatto chiaro riferimento ad Anzio, Nettuno e Ardea oltre che al litorale della provincia di Latina. No, non sono “le solite cose“, come qualcuno dalle equazioni facili starà immaginando. Non lo sono semplicemente perché non sarebbero state secretate.

Aggiungiamo che il sindaco, Luciano Bruschini, questa volta nel replicare ha scelto toni istituzionali e corretti. Nessuna richiesta di risarcimento, né epiteti di “disturbati mentali” o peggio, riservate a chi si era espresso finora . Il primo cittadino ci ricorda che un paio di mesi fa il Ministero ha riferito che non serve una commissione d’accesso. Vero, ma nella risposta di sei pagine che il sottosegretario Giampiero Bocci invia al senatore Massimo Cervellini si legge, tra l’altro, che  in un “contesto di radicamento sul territorio di interessi criminali” vanno inseriti “atti intimidatori in danno di esponenti della politica locale“. Gli spari a Placidi e Alessandroni non erano “bravate“. E probabilmente non lo sono nemmeno le vicende successive. Le indagini dei Carabinieri, però, finora non hanno sortito effetti. Comunque “pur riconoscendo la gravità di alcuni fatti verificatisi nel tempo, la Prefettura ritiene di non disporre, allo stato attuale, di elementi concreti e univocamente orientati al condizionamento dell’amministrazione comunale“.

Rispetto a quella nota è cambiato qualcosa? Forse sì. C’è stata l’affermazione, per esempio, del pubblico ministero del processoMala suerte” sulla presenza di camorra in questa città.  Operazione citata anche nella risposta a Cervellini, anche se secondo il Ministero “l’indagine non ha coinvolto direttamente esponenti politici o amministratori locali“.

Non sono indagati, vero, ma alcuni sono coinvolti eccome, altri hanno avuto sostegno elettorale da chi è finito in quell’inchiesta. Che è la punta di un iceberg se Pignatone e Prestipino fanno secretare gli atti.

Vado ripetendo da tempo che se un errore ha commesso chi ci sta amministrando è quello di aver dato a qualche  delinquente locale o a figure  “border line” la possibilità di indossare il vestito bello, di  avvicinarsi alla politica, ignorando che – nel frattempo – questi personaggi erano stati avvicinati dalla camorra.

E questo è quello che vediamo, magari girandoci dall’altra parte. Questo non servirà a sciogliere il consiglio comunale, anche se è bene ricordare perché fu sciolta Nettuno.

Però, come ricordava un ufficiale dei Carabinieri in ogni occasione, è bene sempre preoccuparsi di quello che non è tangibile.  Per questo il timore, di fronte alla situazione evidente nella nostra città, è proprio per quello che non vediamo.

Porto, Mauro si dimette. Capo d’Anzio senza presidente

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Era nell’aria da qualche tempo, adesso è ufficiale: Alessio Mauro si è dimesso da presidente della Capo d’Anzio, società nata per realizzare e gestire il porto della città. L’avvocato che ha “traghettato” fin qui un’azienda alle prese con molteplici problemi, consentendo di fatto di non portare i libri in tribunale, ha ritenuto concluso il suo mandato.

Quello di fare in modo che l’operazione andasse avanti sistemando le carte e le tensioni con gli ormeggiatori (poi riemerse, anzi al centro di una ennesima e dettagliata diffida) chiedendo al socio privato Marconi di fare ciò per cui si era impegnato, vedi la progettazione esecutiva, e arrivando alla definizione di un nuovo bando. Di fronte alla manifestazione d’interesse di una decina di aziende – il che non vuol dire che poi partecipino a un bando che ancora non conosciamo nei dettagli – Mauro ha detto “grazie e arrivederci“. Nel senso che ora spetta a un professionista diverso gestire la fase che dovrebbe essere dei lavori.

Tutto qui? Forse, perché i conti della Capo d’Anzio sono ancora lungi dall’essere sanati e le vicende indicate nella diffida delle cooperative – spedita al mondo intero, dalla Regione alla Corte dei Conti, dalla Procura all’Anti corruzione – sono pesanti. Da ultimo si ribadisce la richiesta di “decadenza della concessione rilasciata alla Capo d’Anzio“. Che non avrebbe rispettato, a detta del legale delle società, una serie di prescrizioni. Compreso il mancato pagamento degli oneri.

Mauro queste vicende le ha affrontate, ha messo “pezze“, ha sopperito a carenze che il socio pubblico di maggioranza, il Comune, ha da una vita sulle vicende della Capo d’Anzio. Ha provato a invertire la rotta, in parte c’è anche riuscito e questo va riconosciuto, ma consenta di dire – come fu per Luigi D’Arpino – che non basta attuare le indicazioni del socio se questi dice una cosa in assemblea e ne fa un’altra in Comune.

Adesso? O il sindaco prova a farlo tornare sui propri passi – ma non è un politico e non sembra tipo da dare dimissioni “irrevocabili” per partecipare a un teatrino come quello delle due assessore l’estate scorsa – o trova un altro presidente confrontandosi stavolta con una maggioranza “allargata” come quella che si è creata con il supporto dell’ex avversario De Angelis. A questo si aggiunga che l’Anac ha aperto un fascicolo sulla presenza in qualità di controllore e controllato del segretario generale, Marina Inches, in seno al consiglio d’amministrazione. Garantisce le quote rosa dopo che il meetup “Grilli di Anzio” ha sollevato il caso, vero, ma esiste una evidente incompatibilità… Segnalata in questo spazio e dallo stesso meetup all’Anac.

In tutto questo, a stagione avviata: dove saranno ormeggiate le barche che si affideranno alla Capo d’Anzio? Useranno ancora i pontili – sottoposti a sequestro preventivo – delle cooperative? Quando sapremo le aziende che hanno manifestato il loro interesse e quando sarà reso noto il bando? Che fine abbiamo fatto nei rapporti con il socio Marinedi ovvero Marconi? Quando ascolteremo in Consiglio comunale la relazione dell’avvocato Cancrini?

Ad Alessio Mauro, spesso criticato in questo spazio, va comunque un ringraziamento sincero. Aspettiamo il successore e ricordiamo che sul porto tutto volevamo, meno lo stallo al quale ci hanno portato Bruschini e i suoi alleati, vecchi e nuovi.

Ieri Billia, Noli e Cervellati, oggi Malasuerte: quale visione?

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Pierluigi Cervellati

Terrazza del Municipio, inizio anni 2000: dialogo tra Gianni Billia – allora presidente della Capo d’Anzio – Alberto Noli, progettista del porto, e Pierluigi Cervellati, incaricato di redigere il piano regolatore. Il futuro, lo sviluppo, la città di “mare, cultura e natura“. Ricordo che Billia diceva, ad esempio: “Tu fallo il porto, vedi come le Ferrovie vengono a cercarti e portano la gente qui in 20 minuti” . Si fantasticava di crociere, rotte per la Sardegna, di scendere dal treno – come ripeteva l’urbanista – e “attraversare Villa Albani, l’ospedale militare, arrivare all’area archeologica“. Purtroppo sappiamo com’è andata, con il passaggio dalla teoria alla pratica che è stato disastroso.

Il porto non c’è, “mare, cultura e natura” scritte nel piano sono diventate “varianti, cemento e furberie“,  la “villettopoli“che l’urbanista aberrava è realtà. L’ho presa da lontano, è vero, ma provate a seguire il ragionamento.

In quel piano regolatore tra le cose positive c’era proprio il “Parco delle ville“. Ecco, la notizia dell’acquisizione dell’area dell’ospedale militare – votata all’unanimità dal Consiglio comunale – è assolutamente positiva e a Luciano Bruschini va dato atto di essere riuscito in un’impresa. Da sindaco, negli anni ’90, voleva demolire il muro del “Sanatorio” e ottenne pure un sì, salvo che qualche settimana dopo i militari decisero di rimetterlo a nuovo. Avere l’intera area – per il Central park che era e resta una bugia elettorale – era praticamente impossibile, ma meglio avere quel pezzo che non.

Bene, nel dare il merito al suo alleato ex avversario, il sindaco “incaricato” Candido De Angelis ha parlato di “visione di città“. Non c’è dubbio, l’incontro tra quei tre professionisti ne è la dimostrazione. Si parlava del futuro, di quale modello realizzare,  ma la visione di allora si è inesorabilmente arenata.

Sull’ospedale militare e il “Parco delle Ville“, per esempio, scrive Cervellati: “L’ipotesi progettuale riguarda la trasformazione di una parte di questo parco (di pertinenza dell’area militare) in parco pubblico. Si realizzerebbe così un percorso pedonale, presente ancora nel catasto del ’30. Un percorso che è diventato appunto via Flavia, da viale Severiano a largo Somalia, e che inquadra la villa dal barocco portale rudere ancora esistente. Un percorso pedonale (da viale Severiano a villa Sarsina) parallelo a quello che da viale Mencacci raggiunge villa Albani e a quello che introduceva a villa Adele e che oggi è diventata via degli Elci. La posizione orografica delle tre ville storiche, i loro parchi sontuosi in parte già di proprietà comunale, tutti di proprietà pubblica -statale o regionale- determinano una zona di verde di ettari. Una zona verde centrale particolarmente suggestiva (…)

Oggi nel documento unico di programmazione, come fa notare il Meetup “Grilli di Anzio” nell’area dell’ospedale militare si vorrebbe fare un parcheggio, ma quella indicata nel documento di programmazione non fa parte di quella oggetto della convenzione siglata. E allora?

Ecco, anziché rimestare nel passato, senza una “mea culpa” per quanto abbiamo sotto gli occhi, dovrebbero dirci lui e il centro-desta qual è la visione di oggi.

Vincere le elezioni, certo, poi? Perché prima c’erano Billia, Noli e Cervellati a parlare di futuro – e la città con questo centro-destra il treno l’ha perso – oggi invece c’è da confrontarsi con i personaggi di Malasuerte.  Non è proprio la stessa cosa.

Puccini, “Albergo e centro congressi” ma poi…

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Albergo e centro congressi“. Sì ma…. “Albergo e centro congressi” Eh, però… “Albergo e centro congressi“. Forse a Teleobiettivo ci sarà ancora la registrazione della puntata nella quale l’allora sindaco, Candido De Angelis, illustrava l’imminente consiglio comunale sulle osservazioni al piano regolatore e ripeteva – al punto che dissi “qua andiamo su blob” – che lì non era previsto altro. Nessuna colata di cemento, né case che altri, in passato, avevano accordato.

Tra le osservazioni che il Comune respingeva quella dei proprietari dell’area “Puccini“, di fronte a Tor Caldara, per approvarne una che consentiva al Comune di avere l’area di fronte la riserva in cambio, appunto, di un hotel con centro congressi. Prima ancora, con la delibera di indirizzo per il piano regolatore, l’allora capogruppo di Forza Italia, Luciano Bruschini, aveva fatto inserire la clausola che in quell’area si potessero fare solo strutture turistiche. Stop alla colata di cemento, alle centinaia di migliaia di metri cubi di “Puccini“.

La volontà era chiara nella delibera di indirizzo ed era stata ribadita prima nel piano regolatore (nessun insediamento) poi in sede di osservazioni con quella soluzione. Un passaggio che, ancora oggi, condivido: hai l’area per fare un parco che da Piazza Roma arriva a Tor Caldara e in cambio “sacrifichi” per un hotel e centro congressi lo “spicchio” vicino al convento, eliminando le vecchie previsioni di 500.000 metri cubi di villette. Ai proprietari, che hanno fatto ricorsi per avere la precedente soluzione edilizia, Tar e Consiglio di Stato hanno dato torto.

Poi è arrivata, scoperta da questo umile spazio, la soluzione dei “quattro cantoni“. E’ nato un ammirevole comitato per “La Vignarola” che qualche settimana fa si è rivolto anche in Procura sollevando le ire dell’assessore all’urbanistica Sebastiano Attoni, all’epoca presidente della commissione che approvò il piano regolatore. Attoni che a più riprese aveva spiegato il suo punto di vista e che in una intervista a “Controcorrente” in edicola, oltre a dirsi disposto ad andare lui, in Procura, ha parlato di chi starebbe bloccando lo sviluppo di un’impresa paragonabile “alla Fiat“. Testuale.

Ma non doveva essere “Albergo e centro congressi“? Il sindaco “incaricato” De Angelis ha dimenticato anche questo?

Il “triangolo” dei rifiuti che ci regala il centro-destra

biogas

Aveva ragione Candido De Angelis, qui chi vuole realizzare impianti per i rifiuti viene chiamato o sa di trovare terreno fertile. Inutile girarci intorno, fingere di indignarsi quando è tardi, fare ricorsi o emettere ordinanze. 

La bocciatura arrivata dal Tribunale amministrativo regionale del Lazio (Tar) che annulla il provvedimento di precauzione emesso dal sindaco a furor di popolo, ne è la dimostrazione. L’atto “neppure richiama alcuna base normativa, fatta eccezione per la Costituzione e per il Trattato dell’Unione europea” e “si inserisce illegittimamente in una procedura di autorizzazione tuttora in corso di espletamento“. Lo dice il Tar e potete leggerlo di seguito tar_annullaordinanzaecotransport Stessa sorte avrà il ricorso presentato dalla società che deve realizzare la prima biogas.

Allora come Bruschini ci ha messo la faccia ricorrendo sulla biogas (tardi e dopo aver mandato Placidi a dire sì, prima di fingere che non sapesse) e facendo ordinanze, forse avrebbe fatto più bella figura a difendere la scelta di avere a Sacida il “triangolo” dei rifiuti come lo ha definito l’ex avversario e oggi alleato De Angelis. Il quale, da sindaco “incaricato“, dovrebbe dirci se ha cambiato idea. La Raggi e il movimento che le sta intorno non mi piacciono, è noto, ma prendersela con lei che vorrebbe portare altrove i rifiuti di Roma quando gli impianti previsti ad Anzio basterebbero quasi per mezza provincia è paradossale. E lo scaricabarile, di tutti – Regione a guida Pd compresa – non mi piace affatto.

Attenzione, la “chiusura” del ciclo dei rifiuti viene proposta da più parti ed è ormai universalmente accettata, né possiamo utopisticamente ritenere che arriveremo mai al 100% di differenziata. Non prendiamoci in giro. Ma un conto è dire: mi faccio la differenziata e la porto al 70/80% (a quanto siamo ad Anzio, per davvero?) ho bisogno di una discarica di servizio, uso la “mia” frazione umida per produrre energia, un altro è prevedere  ciò che è atteso in quella zona. E che difficilmente si riuscirà a fermare. Ecco, allora diciamo chiaramente che il centro-destra che guida la città quegli impianti li ha voluti e/o si è girato dall’altra parte quando le proposte sono arrivate in Comune e/o ha pensato che si potessero promettere altri posti di lavoro e/o sistemare il terreno di qualcuno “vicino” politicamente. Per questo ci si deve assumere la responsabilità delle scelte fatte – che sono tali anche se si è solo evitato di guardare le carte arrivate in Comune – e  non fingere indignazione. Troppo tardi.