Francescana, Maggioli, Placidi: facce di una stessa medaglia

Già, una medaglia di solito ha due facce. Qui ne disegniamo una da tre, tanto ad Anzio si può tutto. Restiamo alla medaglia per spiegare cosa c’entrano le cause vinte dalle ex dipendenti della Francescana (http://www.inliberuscita.it/primapagina/30043/francescana-dopo-i-licenziamenti-tre-ex-dipendenti-vincono-la-causa/) una determina che liquida l’aggiornamento di un software usato per la gestione delle mense, la delega che come abbondantemente annunciato e previsto è tornata nelle mani di Placidi che gestirà – nei fatti era sempre lui il punto di riferimento – ancora il settore dell’ambiente.

Andiamo con ordine. Quando la Provincia romana dei frati minori conventuali avviò una procedura di usucapione per ottenere la proprietà dell’area dov’è sorta la casa di riposo La Francescana nessuno, di fatto, si oppose. Concedendo l’usucapione lo stesso giudice rileva come il Comune non si è difeso. Dimenticando che per realizzare quella struttura – all’epoca avveniristica – c’erano anche i soldi del Comune (30 milioni di lire l’anno, per sei anni) e che la casa di riposo sorgeva su un terreno gravato da uso civico. Non solo, i cittadini di Anzio avevano liberamente contribuito con propri fondi a che si realizzasse la casa. 

I frati non riuscivano più a gestirla e misero sul “mercato” la struttura dopo che avevano ottenuto la piena proprietà. Era pronto un accordo con la famiglia Bruschini, già nel settore con “La Teresiana”, ma saltò all’ultimo minuto. Arrivò la fondazione “Omnia” che però non resistette a lungo. Le promesse di mantenere il personale non furono mantenute. E dal Comune nessuno mosse un dito. Arrivò allora la Upf medical center con Italo Colarieti nel contemporaneo ruolo di assessore ai servizi sociali e direttore generale della Francescana. Formalmente al limite della compatibilità, nei fatti incompatibile, ma anche qui silenzio assoluto. Di maggioranza e opposizione. Questa vicenda entra in parte nel processo a carico di Colarieti, ma sarà la magistratura a decidere. Diciamo che in Comune non hanno brillato. Ma sì, i sacerdoti, il sociale, l’assessore che deve pur lavorare…

La Maggioli, allora. Che c’entra? Nulla, vero, ma è stata recentemente liquidata una fattura di poco più di 1000 euro. Sciocchezze, vero.  Qui sarebbe ora di capire se e quanti sistemi informatici si usano per le mense, quanto sono costati negli anni, che risultati hanno prodotto, quante volte dobbiamo pagare il “data entry” e se l’opposizione si svegliasse anche perché paghiamo Maggioli quando da questo anno scolastico se ne occupa Mercurio service. Parentesi: i genitori che con Tecnorg vedevano la loro “posizione” oggi grazie al cassetto tributario hanno la stessa fattura che gli arriva a casa e basta. Anzi no, sanno quello che già sapevano: se hanno pagato o meno… E in Comune si va avanti, pazienza, il sistema funziona, che saranno mille euro… 

Così ci ritroviamo Placidi assessore, com’era previsto. Chissà se qualcuno gli chiederà quanto ci è costato il “porta a porta”, quanto abbiamo incassato vendendo i rifiuti differenziati, quando i cittadini vedranno diminuire e non aumentare la loro bolletta, quando finirà lo scempio dei secchioni stracolmi in centro a tutte le ore. Lui un bel gesto potrebbe farlo: ritirare la denuncia ai quattro cittadini che scoprirono analisi dell’Arpa che in Comune – misteriosamente – ci misero giorni a essere valutate. No, lasci stare i giornali ai quali ha dichiarato guerra: quelli si difenderanno nelle sedi opportune. Ma i cittadini meritano attenzione, tutti e non solo quelli che sono vicini all’assessore perché sperano – magari – in qualche cooperativa che possa dare uno straccio di lavoro e compenso. Basta recarsi in un paio di bar al mattino, dove si procede stile “caporali” di un tempo non tanto lontano…

Diventando assessore e facendo entrare in consiglio comunale Umberto Succi, Placidi evita la mozione di sfiducia giustamente proposta dal movimento cinque stelle per le frasi che da presidente dell’assise civica lo stesso Placidi ha profferito. Speriamo che almeno in Prefettura qualcuno voglia battere un colpo, così per dire che le Istituzioni ci sono. Tanto in Comune si va avanti, figuriamoci se c’è da preoccuparsi di chi dissente o dei Cinque stelle….

Infine gli auguri di buon lavoro  a Sergio Borrelli, in predicato di tornare a presiedere il Consiglio comunale. Se non è un record, poco ci manca. 

La ruspa sul porto di Nerone, i sospetti sull’azienda appaltatrice

ImmagineL’immagine della ruspa parcheggiata sulle vasche dell’antico porto neroniano resta l’immagine simbolo – in negativo – del 2013 ad Anzio. Ora che scopriamo che la società che sta realizzando i contestati lavori è destinataria di un’interdittiva antimafia arriviamo persino a comprendere la sfrontatezza di quel “parcheggio”. Ci informa il collega Andrea Palladino (http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/04/10/anzio-i-lavori-allantico-porto-di-nerone-allazienda-sospettata-di-rapporti-con-la-ndrangheta/946773/) al sempre molto addentrato e documentato su vicende del genere. 

Un’interdittiva non è una condanna e per la Ilcem vale la stessa presunzione di innocenza che abbiamo per tutti. Quello che sarebbe interessante conoscere – ora anche alla luce di questa rivelazione – è cosa hanno fatto l’Ardis, l’agenzia regionale per la difesa del suolo, la Regione Lazio, la Soprintendenza  e il Comune di Anzio dopo che il cantiere si  è “appropriato” di un pezzo di area archeologica in quel modo.

E sarebbero interessanti le risposte – che non risultano ancora arrivate – ai cittadini che trasversalmente si sono riuniti in un comitato di tutela dell’area con la volontà di comprendere il progetto, quel lungo braccio di cemento che copre i resti archeologici, chi l’ha deciso e quando, con quali pareri. Perché se va tutelato l’antico porto, a maggior ragione ha da esserci chiarezza su come si procede. A questo punto anche su chi procede, come, sulle informazioni che Ardis, Regione, Soprindentenza e Comune hanno avuto o meno rispetto ai sospetti sull’azienda.

Che per ora tali restano, attenzione, ma che a maggior ragione dicono che serve trasparenza sull’intera opera. Perché quell’immagine resta un pugno in un occhio e speriamo tanto che qualcuno alla Ilcem l’abbia almeno fatto notare…

Nuovo intervento edilizio in centro, torna il caso delle altezze

Mancava una firma, è arrivata di recente. Non solo via Cupa, Bambinopoli e Villa Adriana, interventi edilizi in centro finiti a carte bollate, adesso anche un palazzo di sei piani tra via Risorgimento, via Fanciulla d’Anzio e via Luigi Mazza.

L’approvazione – dopo un’attesa durata a lungo – è arrivata con la firma del responsabile dell’urbanistica. Significa che è tutto a posto e si può procedere. Quello dell’intervento è uno spazio praticamente vuoto, dove si trova un palazzo ormai rudere, ma per il quale si ripropone l’annosa vicenda delle altezze.

Il piano regolatore è chiaro, per gli immobili al di sotto della ferrovia in caso di “demolizione e nuova costruzione” si può superare il limite dei 7,5 metri imposto al di sopra della linea ferroviaria. Una norma che è stata sviscerata anche nelle aule della giustizia amministrativa e che ha trovato ormai una sua definizione.

E’ chiaro che per gli spazi al di sotto della ferrovia si può derogare alle altezze e che la dicitura “e nuove costruzioni” riguarda anche lotti dove non c’era nulla da demolire. Quello che il Consiglio di Stato, semplificando, ha definito – decidendo per Villa Adriana – è che le altezze sono quelle di tutti i palazzi circostanti e non solo quelle ai lati.

Se per via Cupa c’era stato un “giro” di lotti e pareri, finito con la rinuncia a un piano del nuovo palazzo, Villa Adriana è rimasta al palo perché le altezze previste andranno riviste secondo le indicazioni del Consiglio di Stato e difficilmente l’investimento sarà remunerativo come si poteva immaginare inizialmente. Non dimentichiamoci, poi, che siamo in tempo di piena crisi. Per Bambinopoli, invece, dopo una lunga disputa che ha visto protagonista anche un comitato di cittadini, il Comune ha revocato la concessione. E’ in atto un contenzioso e si vedrà come andrà a finire.

Ora arriva il nuovo intervento edilizio (a due passi dallo stesso Bambinopoli) già contestato da alcuni residenti della zona che rivendicano, fra l’altro, il “diritto di veduta”. Anche la storia di Villa Adriana era iniziata così

Il conto con l’hotel, la delibera bloccata e quel parere negativo

La delibera è arrivata fino in giunta ed è stata rispedita al mittente. Adesso il parere tecnico positivo nemmeno c’è più, perché il responsabile del servizio patrimonio si è premurato di far sapere che non era possibile darlo.

Chi pagherà, a questo punto, il conto dell’hotel dell’ex assessore Umberto Succi? Si parla di circa 16.000 euro, tanto è costato il soggiorno di una famiglia che era in stato di emergenza abitativa e che l’assessore Roberta Cafà ha indirizzato – con una lettera di suo pugno, a quanto pare – presso l’albergo.

Quattro mesi circa, prima che la famiglia si vedesse assegnare una delle “villette popolari” finite al centro di un’inchiesta della Procura di Velletri per il prezzo di acquisto ritenuto eccessivo. L’emergenza abitativa c’era, da qui l’interessamento dell’ufficio patrimonio, ma a quel punto erano anche da saldare vitto e alloggio (evitiamo la “lavatura e stiratura” del famoso film con Totò e Aldo Giuffrè) all’hotel.

Come fare? La pratica è passata per mezzo Comune, fino ad arrivare in una seduta di giunta definita turbolenta. Lì il segretario ha bloccato tutto, spiegando che non è possibile pagare una cosa del genere in assenza di una procedura definita. C’era anche un parere favorevole, dell’ufficio patrimonio appunto, ma nei giorni scorsi il responsabile ci ha ripensato. Darlo, evidentemente, era stato un errore. Commesso spontaneamente o indotto? Chissà… di certo la lettera arrivata ai vertici del Comune ha mandato in subbuglio chi pensava che fosse una cosa fatta e che, aggiusta di qua e lima di là, la delibera sia pure ad alto rischio sarebbe passata.

E adesso?  

Rendiconto 2013: copia e incolla, residui record e 484 euro di debito ciascuno

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Un passo avanti. Il preventivo dello scorso anno è stato approvato a novembre, quello del 2014 è in fase di preparazione, ma intanto l’amministrazione anziate ha deliberato in giunta il rendiconto del 2013. Una lunga relazione, i diversi capitoli che iniziano sempre allo stesso modo (A inizio anno, il bilancio suddiviso per programmi aveva associato l’obiettivo strategico di carattere politico alla rispettiva dotazione finanziaria…”) e il quadro dei residui che resta assolutamente preoccupante.

Nella gestione di “competenza” quella cioè relativa all’ultimo anno, si registrano 19 milioni 321.461,12 euro di attivi ovvero soldi che il Comune deve riscuotere. Sommati a quelli già in “gestione” arriviamo a 62 milioni.447.517,82 euro. Non va meglio per i passivi che solo nell’ultimo bilancio sono pari a 30 milioni 114.220,87 e sommati ai precedenti arrivano a 53 milioni 903.194,33. Tutto ciò comporta un avanzo di amministrazione che supera gli 8 milioni e 600.00 euro.

Dati nudi e crudi, sui quali chiunque può fare una sua valutazione o analisi. Anzi, è bene che siano gli esperti del settore a valutare.

Leggendo la relazione – copia e incolla a parte – si apprende però che quello dei residui rischia di essere (è già, probabilmente) un buco nero. E’ lo stesso ente a certificare che nel corso del 2013 ha saputo riscuotere meno del 19% dei residui attivi e a pagare poco più del 45% di quelli passivi.

Infine uno dei dati che emerge dagli indicatori finanziari generali: pressione tributaria pari a 737,94 euro pro capite, indebitamento 484,59 per ciascun residente.

 

Malumori in maggioranza, otto chiedono di azzerare la giunta

Ufficialmente non l’hanno ancora fatto. Sembra un po’ di essere tornati ai tempi di Candido De Angelis quando i “dissidenti” annunciavano documenti che poi non arrivavano mai. Stavolta non siamo ancora lì, ma quasi.

Otto consiglieri comunali di Forza Italia ad Anzio, infatti, sono pronti a sottoscrivere un documento da consegnare al sindaco Luciano Bruschini per chiedere l’azzeramento della giunta. Neanche un anno dopo le elezioni. Motivo? Difficile saperlo. Le vicende delle ultime settimane con più di qualche tensione all’interno del gruppo più consistente a sostegno del sindaco sono, evidentemente, tutt’altro che appianate.

Si ricorderà la tumultuosa riunione con la Cafà sotto “processo”, le dimissioni del consigliere Bruschini, poi rientrate, mentre si avvertono i malumori di delegati che sono tali solo sulla carta e si lamentano perché privi di mezzi. Cioè di qualche “spicciolo” per iniziative in ordine sparso. 

Resta sempre appesa, poi, la delega all’ambiente. E’ nelle mani del sindaco, aspira a riprendersela Patrizio Placidi, ma da tempo Bruschini vuole attendere la nuova gara.

Detto questo e messa insieme qualche parvenza di motivazione politica, si chiede di azzerare tutto. Difficile che Bruschini lo farà. L’impressione di chi osserva è che trascorso un anno senza di fatto realizzare nulla – ma ricordiamo a onor del vero che il sindaco ha avuto problemi di salute – ora si cerchi di “rilanciarsi” nel modo peggiore possibile. Così, per la cronaca: c’era un programma legato al mandato di Bruschini, se nel documento troveremo scritto che non è stato attuato e quindi va azzerata la giunta ci toglieremo il cappello, altrimenti saremo ai giochini (inutili) di sempre.   

Bene “pacificare”, ma è ora di affrontare seriamente le questioni

ImmagineHa ragione il sindaco, occorre “pacificare”. E parlare d’altro. Ormai è chiaro che la vicenda del “caro estinto” – che per due ore ha tenuto impegnato il consiglio comunale di Anzio – sarà decisa dai magistrati. Ripeto: se Repubblica ha sbagliato, un tribunale lo valuterà, ma sfugge cosa abbiano fatto altri nel dire “Repubblica dice che… – e parliamo del primo quotidiano italiano – sindaco e presidente del consiglio comunale replicano così…

Luciano Bruschini merita tutta la comprensione umana, è nero su bianco da tempo, ma dovrebbe una volta per tutte capire cosa “fa” notizia. Se è sulla sua pelle e se – come sosteniamo dal primo momento – veramente non c’entra, è un fatto gravissimo. Ma da lì a dire che si chiederanno maxi risarcimenti a chiunque parla della vicenda è parso ed è eccessivo. Così come immaginare un complotto “partito da qui” ovvero da Anzio e arrivato fino alla collega di Repubblica.

Al solito, poi, il primo cittadino “non ricorda” – normalmente “non sa” – del minaccioso intervento in un dibattito di Forza Italia del presidente del consiglio comunale. Peccato, perché l’espressione del suo volto finita su youtube è eloquente. E perché le parole di Patrizio Placidi sono gravi. Gravissime. E bene ha fatto il Movimento 5 stelle a chiedere le dimissioni di chi, per il ruolo che occupa, non può fare quelle affermazioni. Il presidente li ha sfidati a fare una mozione di sfiducia (http://www.inliberuscita.it/politica/29212/anzio-consiglio-dibattito-infinito-tra-caro-estinto-e-caso-mef/) Vedremo.

Pacificare, vero, e affrontare altri argomenti. A cominciare dall’inguardabile streaming del consiglio comunale, pieno di pubblicità e “muto” in alcuni passaggi. Cosa aspettarsi dal sito uno e trino con tre diversi fornitori e ancora “monco”, del resto?

Occorre parlare anche del rispetto del regolamento per quanto riguarda le interrogazioni “infinite”. E’ una battaglia persa, vero, ma forse riunire il Consiglio più spesso, nei tempi previsti dalla legge come sottolineato da Fontana, o copiare chi ha messo nei regolamenti il cosiddetto “question time”, vecchia proposta di Ivano Bernardone, servirebbe. Da evitare – suggerimento per Placidi – gli “scambi” tra Bruschini e De Angelis. Quel poco che si sente in streaming è vanificato…

Parliamo d’altro, giusto, della vicenda porto ad esempio. La città continua a essere tenuta all’oscuro di quello che sta avvenendo e i conti della Capo d’Anzio sono tutt’altro che trasparenti, perché sul sito fuori legge del Comune non compaiono. Certo, c’è la relazione al bilancio per la quale è stato necessario tirare fuori una visura in Camera di commercio: i 900.000 euro di fondo di riserva, per esempio, ci sono o non? Diciamola meglio: il capitale sociale della Capo d’Anzio esiste ancora? E i rapporti con il socio privato? E il 39% delle quote che il Comune doveva riprendersi?

E’ arrivata in consiglio comunale anche la vicenda delle osservazioni della Ragioneria dello Stato. Il vice sindaco Zucchini ha minimizzato i rilievi, resta il fatto che sono stati commessi errori al punto che alcune delibere sono state già adottate (retroattive!), altre lo saranno, alcuni provvedimenti sono stati sospesi e in altri casi si andranno a recuperare delle somme – non straordinarie – che non andavano erogate. Tutti sbagliano, ci mancherebbe, e va benissimo correggere. Non tutti, però, percepiscono il massimo del risultato dopo aver commesso errori.

E i residui attivi? I 17 milioni di euro di “buco” ovvero di mancati incassi per i quali, sembra, si sta correndo ai ripari? Parliamo d’altro, giusto sindaco, affrontiamo seriamente le questioni nelle sedi opportuno.

Approvato, infine, un inutile regolamento edilizio. Insieme all’ufficio di piano doveva essere il caposaldo dell’attuazione del piano regolatore. Lo strumento urbanistico, invece, è andato avanti con un ufficio oberato di lavoro e sotto continua pressione politica e senza regolamento (ma Attoni non doveva dimettersi, la scorsa legislatura?) – salvo una delibera voluta da Bruschini appena eletto – in una sorta di “anarchia” che ha portato ai risultati che vediamo.

Quel piano, come sostenuto in tempi non sospetti, faceva e teoricamente fa ancora costruire troppo. Approvare il regolamento, oggi, è aver messo una “pezza”. 

“Sei de…” Quando la rete fa miracoli

A Nettuno pochi giorni dopo la fondazione del gruppo su facebook, ad Anzio con una maggiore programmazione, gli appartenenti a “Sei de… se…” si sono ritrovati fisicamente. Per una foto al santuario i primi, per uno scatto sulla spiaggia delle “grotte” i secondi. Ignoro l’esistenza di una sociologia dei nuovi mezzi messi a disposizione dalla rete internet, le basi di quella tradizionale suggeriscono però qualche riflessione.

I “simboli”, anzitutto: chi dal virtuale è passato al reale ha scelto di ritrovarsi in luoghi significativi delle città. Il “riconoscersi”, poi, quello che fa di un gruppo l’essere tale. E’ un ritrovarsi intorno a detti, personaggi, luoghi comuni e fisici delle città, intorno a tradizioni che rischiano di perdersi, a iniziative – com’è stato ad Anzio – di solidarietà.

C’è poi una  voglia di protagonismo diretto, senza mediazioni, favorito dal mezzo di internet e in grado di scavalcare i giornali e la classe politica: si fa da soli, si comunica sulla pagina “sei de…”, non si cercano altri mezzi. E’ un fenomeno con il quale vanno, inevitabilmente, fatti i conti.

Restiamo dei “paesoni”, questa è la verità, cerchiamo appigli a storia e tradizioni perché  crescere e diventare città un po’ ci spaventa e non solo perché rischiamo di perdere le nostre radici. Eppure lo siamo, città: numericamente, nelle etnie presenti, nell’integrazione della vita di tutti i giorni, meno nei servizi pubblici che riceviamo e nelle proposte culturali che ci arrivano o proponiamo, ma abbiamo evidentemente bisogno di una sorta di “ombrello”, trovato con questi gruppi “Sei de…”

C’è poi un aspetto meno “nobile”, diciamo così, ma simpatico: quello di averci fatto riscoprire un po’ di sano campanile. Va benissimo, ma ricordiamoci che ormai i nostri figli vanno a scuola indifferentemente ad Anzio o Nettuno, frequentarsi tra “cugini” è normale nella vita di tutti i giorni, nello sport, meno fra istituzioni – a maggior ragione dopo la figuraccia mondiale rispetto allo sbarco alleato – dove pure abbiamo anziati consiglieri a Nettuno e viceversa. 

Allora proviamo a immaginare, come si fa nelle bacheche dei due gruppi (ammetto, sono “infiltrato” a Nettuno…) che da questo miracolo di facebook possa nascere altro: l’orgoglio di cittadini normali, capaci di proporre e farsi sentire, senza colori né bandiere se non quella di essere se stessi tutti i giorni, preoccuparsi dei propri diritti e pretenderli, compiere sempre il proprio dovere. 

Poi tutti nei gruppi, buttando un occhio a quello degli altri, contandosi e sfottendosi, perché fondamentalmente restiamo “scapocciasarde” e “scapocciaranocchie” ma tutto sommato abbiamo imparato ad apprezzarci. 

Vero cuggì? Eh no compà….

 

Giustizia: il caso Colarieti, le congetture, la responsabilità dei giudici…

Il 3 aprile è in programma al Tribunale di Velletri una nuova udienza del processo per l’ex assessore Italo Colarieti, la dirigente Angela Santaniello e l’ex presidente della cooperativa Raimbow Augusto De Berardinis. Il 23 aprile si dovrebbe arrivare alla conclusione, ma per come stanno andando le cose la montagna sembra aver partorito il classico topolino. 

Ho avuto modo di sostenere già altrove che anche se venissero riconosciuti colpevoli avrebbero, di fatto, già scontato la pena dopo una lunga quanto ingiustificata custodia cautelare ai domiciliari. Una misura – nei confronti degli imputati, come di molti altri in casi del genere – indegna di un Paese che dovrebbe essere la culla del diritto.

Ebbene a leggere le motivazioni usate dal Riesame, di recente, per togliere all’ex assessore e al giovane ex presidente l’obbligo di firma c’è da restare sconcertati. La Cassazione, citata nell’atto, ha infatti affermato che “la sussistenza del fumus (…) è stata apoditticamente desunta dal rilievo assegnato a elementi di natura congetturale e privi, al fine suindicato, dei necessari requisiti di univocità e valenza dimostrativa in ordine alla configurabilità di un’intesa corruttiva, ossia da una serie di anomalie e irregolarità riscontrate nelle fasi del percorso procedimentale che ha portato all’aggiudicazione dell’appalto”. 

Congetturale, teniamolo in mente. Perché domani ciascuno di noi potrebbe essere l’indagato di turno e fare sette mesi di domiciliari. Certo, una decisione del genere non entra nel merito del processo, sarà il dibattimento a stabilire se ci sono o meno le prove, ma qui – come in casi analoghi – se arriva una sentenza di assoluzione chi pagherà mai?

Una vecchia e dimenticata battaglia dei radicali, un referendum come tanti finito nel dimenticatoio, una questione di assoluta attualità.