L’Anzio torna in D, un monumento a Rizzaro. E adesso…

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(da http://www.ilgranchio.it, foto Valerio Caprino)

Il ritorno in serie D dell’Anzio, fra l’altro con il suo storico nome, è un risultato inatteso all’inizio della stagione. La mesta fine del campionato precedente, la retrocessione, una cessione che ha rischiato di vedere la società finire in mano a una strana cordata campana, il paventato addio….

L’Anzio, invece, è ripartita dall’Eccellenza. Ha puntato su un allenatore giovane e capace come Flavio Catanzani, su un direttore sportivo che conosce a memoria queste categorie come Luigi Visalli, ha riportato a casa per la juniores un tecnico bravo e vincente come pochi che è Pino Pollastrini – creando uno stretto connubio con la prima squadra – ha puntato sui giovani. Doveva salvarsi, alla vigilia, ha conquistato via via non solo punti ma credibilità. E alla fine è arrivata la promozione. Inattesa e, per questo, ancora più bella.

Per questo va fatto un monumento a Franco Rizzaro, “il” presidente, colui che ancora una volta – da solo – si è sobbarcato l’onere del campionato. Perché avrebbe tutte le ragioni per mollare, ma se dopo più di 90 anni l’Anzio è ancora lì è grazie anzitutto a lui, alla sua famiglia, a pochissimi altri.

Il bello (o il brutto, forse) viene adesso. Perché la D è molto più impegnativa e perché non c’è da aspettarsi – spero di sbagliare – grande aiuto dalla città. Dai suoi imprenditori. Dalla politica. Sono dell’avviso che un Comune possa ben poco, anzi non debba occuparsi della gestione di una squadra. Un tempo si amava dire “porto il titolo al sindaco….” il quale potrebbe ben poco, se non coinvolgere altri nell’impresa di sobbarcarsi il campionato.

Se accadrà o meno, vedremo. Il 23 giugno ci sarà la premiazione ufficiale in Comune, nello stesso ente che dopo  vari rinvii e promesse non ha mai organizzato la festa per i 90 anni della società, per esempio.

Acqua passata, si dirà, e dopotutto è pure giusto fare il passo a seconda della gamba. Se potremo permetterci la D, bene, altrimenti retrocederemo valorizzando i ragazzi anziati com’è stato quest’anno.

Ancora grazie a Rizzaro e complimenti a tecnico, squadra, staff oltre che agli instancabili tifosi della gradinata “Fabio Pistilli“. Come dicono loro: “Oltre la categoria“, allora godiamoci questa gioia e forza Anzio!

Segretaria che viene, segretario che va: i nodi irrisolti

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Marina Inches e Pompeo Savarino

Segretaria che viene, segretario che va. Pompeo Savarino lascia Anzio, saluta, invita a “dire sì” ai cittadini – che purtroppo hanno ricevuto e ricevono troppi no, anche in caso di formale accesso agli atti – e lascia una situazione nella quale alcune cose vanno puntualizzate. Affinché la sostituta, Marina Inches (benvenuta e buon lavoro) sappia. Il diverso ruolo assunto da alcuni segretari comunali – da “grigi” e pressoché “invisibili” burocrati a protagonisti – all’indomani delle responsabilità sulla trasparenza e l’anti corruzione.

Savarino è stato protagonista anche di una chiara “spaccatura” – soprattutto nella fase finale del suo mandato – con la dirigenza. Dire che i rapporti con i vertici delle aree sono stati tesi è poco. Ma ormai è acqua passata, quello che conta è l’eredità che la Inches dovrà affrontare. Proviamo a riassumerla. Non è tanto acqua passata la sospensione – per la quale il Tribunale ha dato torto al Comune – della dirigente Angela Santaniello dopo la condanna in primo grado. Sempre rispetto alla dirigente sospesa è pressoché “sparita” dalla dotazione organica approvata in giunta e comunque è ritenuta assente per l’intero 2016. Dotazione dalla quale i dirigenti sono di fatto scomparsi, la macchina può funzionare ugualmente?

C’è una relazione del Ministero dell’economia e finanze, Ragioneria generale dello Stato, che ha contestato 27 punti alla gestione amministrativa del Comune. Tra questi anche soldi che il segretario avrebbe incassato in più e che era chiamato a restituire. Se l’ha fatto o meno lo ignoriamo, così come non abbiamo mai saputo se e quali “provvedimenti conseguenti” alle contestazioni sono stati adottati dagli uffici.

Altra vicenda in ballo è quella delle incompatibilità. Siamo partiti dalla posizione di 16 tra consiglieri comunali e assessori ritenuti “morosi” da parte dell’ufficio politiche delle entrate (a ottobre) siamo arrivati a oggi con la richiesta di inserire all’ordine del giorno del consiglio comunale la decadenza di 2 che non hanno sistemato la loro posizione. Savarino ha scritto al presidente Borrelli che ha rimandato la palla al segretario. Si può sapere se nel frattempo hanno pagato o se e quando la vicenda andrà in Consiglio?

Da non dimenticare che dopo aver chiesto – sulla condanna della Corte dei conti – un parere al Ministero dell’Interno sulla posizione dell’assessore Patrizio Placidi, la nota arrivata dal Viminale restò misteriosamente in qualche cassetto per oltre un anno. E sempre a proposito di incompatibili, se è vero che alcuni consiglieri hanno dichiarato “prescritti” i tributi dovuti all’ente, non hanno dichiarato il falso al momento dell’insediamento?

La questione trasparenza. Cara neo segretaria, per favore: è possibile che esista un link all’ufficio relazioni con il pubblico senza che a ciò corrisponda un ufficio vero e proprio? E’ solo un esempio, perché si continuano a pubblicare delibere senza allegati, non tutte le sezioni sono aggiornate, si fatica a trovare la documentazione tipo le ordinanze del sindaco che sull’albo on line non compaiono ma vanno cercate in “atti amministrativi”.

Aggiungiamo la società partecipata Capo d’Anzio, gli atti della quale sono un miraggio pur essendo il 61% pubblico.

Ah, già che si trova e a proposito di anti corruzione, sarà bene procedere con il principio della rotazione tra responsabili degli uffici e fare in modo che i contratti per gli appalti si firmino in tempi ragionevoli.

Appalti, è vero: la “stazione unica” non è stata ancora fatta, quindi gare bloccate. Spieghi lei che è un obbligo di legge.

Ancora buon lavoro.

Criminalità, è ora di chiarire. Serve la commissione d’accesso

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Il quadro dell’indagine “Mala suerte”

L’ultima cosa che vorrei per il Comune di Anzio è lo scioglimento del Consiglio per condizionamento della criminalità. E’ un’onta che non meritiamo, anche se quello che si respira negli ambienti della politica in questi giorni è un clima da ultima spiaggia proprio sul fronte scioglimento.

L’indagine “Mala suerte” conferma che molti dei personaggi che sono soliti aggirarsi per il Comune e che hanno sostenuto apertamente esponenti dell’attuale maggioranza, sono coinvolti. E a mettere insieme tutte le indagini che riguardano vicende amministrative legate ad ambienti cooperativi, tornano sempre gli stessi nomi, con riferimenti precisi – fatti dagli stessi indagati – a “napoletani” e “casalesi“. C’è persino chi, con fare sprezzante, risponde dal telefono dicendo di aspettare, perché sta facendo i suoi bisogni a Villa Sarsina. Proprio le vicende degli ultimi giorni hanno fatto tornare di attualità l’ipotesi dello scioglimento, della quale si era già parlato in passato.

Leggiamo quello che dice la Corte Costituzionale sull’utilizzo di questo strumento di prevenzione. Devono esserci: “collegamenti diretti o indiretti degli amministratori locali con la criminalità organizzata o in alternativa il condizionamento che la mafia impone agli amministratori oltre a ciò è necessario connettere al condizionamento o ai collegamenti dei pregiudizi che sono la mancanza di libera determinazione per gli organi elettivi e/o amministrativi (dirigenti, personale), l’andamento negativo dell’ente locale, il malfunzionamento dei servizi affidati all’ente oppure pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblica” ancora “affinità, parentela, frequentazioni degli amministratori e/o dipendenti pubblici con soggetti appartenenti direttamente o indirettamente alla criminalità organizzata, precedenti penali o procedimenti penali pendenti a carico di amministratori e/o dipendenti pubblici, la presenza di una o più famiglie mafiose sul territorio comunale, abusivismo edilizio imperante, mancata riscossione dei tributi, adesione culturale o omissioni degli amministratori dinanzi alle gesta della mafia”.

Elementi che, se mettiamo insieme nomi e situazioni, purtroppo ci sono. Senza dimenticare che il presidente della società pubblica Capo d’Anzio – Luigi D’Arpino – si è dimesso perché minacciato e che il consigliere comunale Marco Maranesi in tempi non sospetti ha parlato di “sistema mafioso“.  Qualche sera fa il senatore Centinaio (Noi con Salvini) ha lanciato l’allarme, chiesto di verificare il possibile “inquinamento” da Anzio e Marino delle liste a Nettuno, dove la grande capacità amministrativa dimostrata nella nostra città si sta cercando di “esportare“. Il senatore dimentica che ad Anzio è in maggioranza – o quasi – e che qualche “sassolino” ce l’ha anche in casa nelle liste di Nettuno, ma è bastata la sua uscita per dire che “ci sciolgono“.

Nei link di questa pagina trovate anche la sfilza di precedenti situazioni anomale e soprattutto la richiesta – che allora parve anomala – di commissione d’accesso da parte di personaggi di spicco del Pd. La firmarono, tra gli altri, Walter Veltroni e Felice Casson. Allora era assolutamente fuori luogo, con vicende datate di anni e qualche strafalcione, nel frattempo è successo ben altro e non intervenire è inspiegabile. La criminalità di casa nostra si è “addentellata” con personaggi che arrivano da quella organizzata, si è messa il vestito nuovo, frequenta ambienti della politica, lavora per il Comune con cooperative al centro di indagini e punta – emerge dagli atti – a costituirne altre.

Cos’altro deve succedere perché si chieda l’intervento del Prefetto?

 

Se le cooperative finiscono a “controllare” il Comune

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Che brutti tempi viviamo. Dice: “Le cooperative ci sono sempre state“. Certo, vero. Ma chi le gestiva – e in molti casi le gestisce ancora – non è mai sceso a tanto. Pur essendo impegnato in politica e in prima linea. Ti spiegano che tutti hanno diritto ad avere un’altra possibilità – ed è vero, lo dice la Costituzione – e che per legge le cooperative “di tipo B” hanno una corsia preferenziale. Dovrebbero integrare nella società chi ha avuto problemi con la giustizia. Benissimo.

Ad Anzio, emerge anche dagli atti dell’operazione “Mala suerte“, sono nel corso degli anni diventate altro. Ormai non ce n’è una che non abbia uno “sponsor” politico e che alzi la voce, anzi finisca al centro di indagini. Dice “Ma pure prima avevano sponsor politici“. Vero, ma o non indagava la magistratura o – più semplicemente – evitavano di mettere in atto comportamenti tali da interessare forze dell’ordine e Procura.

Qui dalle proroghe per il verde – con l’ipotesi di favori a “soci elettori” dell’assessore all’ambiente – alla vicenda del cimitero, dalla proroga per l’assistenza sui bus a una presunta estorsione per la gestione dei parcheggi al porto di quanti partono alla volta di Ponza,  dal presunto voto di scambio per lavorare con le aziende che si occupano dei rifiuti fino al passaggio del servizio da Giva a Parco di Veio (quando il sindaco disse in consiglio comunale “avete voluto le gare, ecco che succede…“) tornano negli atti sempre le stesse realtà.   E sempre con comportamenti che secondo la magistratura non sono consoni, al punto da configurare vicende penalmente rilevanti. Con gli eletti o gli assessori di riferimento ora formalmente indagati, ora “sfiorati” dalle carte, ma comunque con una responsabilità che è – quella sì – completamente politica.

Tutti sono innocenti fino a prova del contrario, questo valeva, vale e varrà sempre. Ma la deriva che è stata prese non piace affatto. L’indagine “Mala suerte” parla di droga, estorsioni, armi, persino un episodio di pedofilia.E diversi personaggi coinvolti “ruotano” sistematicamente intorno al Comune. Anzi, nelle carte sembrano addirittura vantarsene.

Non dice questo – ne siamo certi – la norma sulle cooperative che devono offrire la possibilità di riscatto a chi ha avuto problemi. Sarà bene che la politica di casa nostra ne cominci a prendere atto, anche se abbiamo l’impressione che sia ormai troppo tardi.

 

 

Il premio, il museo, la chiarezza sulle sedi

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(Foto Raniero Avvisati)

La giornata di ieri è stata caratterizzata da un paio di buone notizie per la nostra città. Diciamo due eventi che meritano di essere sottolineati e sui quali dobbiamo e possiamo unirci, anziché continuare a dividerci.

Il primo è il riconoscimento come “Sportivo dell’anno” a Ernesto Salvini, direttore sportivo del Frosinone calcio. Quando entrambi avevamo ancora (o quasi) i pantaloncini corti, le nostre strade si incontrarono inevitabilmente sui campi di gioco. Giovane cronista io, diviso tra radio e carta stampata – di solito chi vuole fare questo mestiere viene sempre “transitato” prima per lo sport – e ancor più giovane dirigente lui. Ha fatto molta strada, è stimato e apprezzato,  dare a lui il premio è un gesto simbolico di grande significato. Bene ha fatto Massimiliano Millaci, allora ancor più giovane calciatore, a volere istituzionalizzare questo riconoscimento. Ci sono tanti anziati, nel mondo dello sport, che fanno grandi gesta ed è sacrosanto che il Comune se ne ricordi.

Di Ernesto, ieri, mi ha colpito l’umiltà e la sottolineatura che servono impegno e dedizione nel fare il proprio lavoro. Poi che sia serie A, B o Lega Pro conta poco.

Poco dopo il Comune, attraverso un comunicato, ha ufficializzato che la sede di Piazza Pia un tempo azienda del turismo, comando dei vigili e non solo, destinata prima alla Capo d’Anzio e poi a una mai aperta collezione di conchiglie, sarà concessa al Museo dello sbarco. Un.”patrimonio della città“, per usare le parole del vice sindaco Giorgio Zucchini. Giusto dare lo spazio – quello attuale è insufficiente – altrettanto sottolineare che il museo è “di” Anzio e non una cosa privata come il suo presidente ha detto durante un convegno.

Nessuno vuole toccare il lavoro che ha fatto Patrizio Colantuono, anzi questa iniziativa del Comune ne riconosce ulteriormente il valore, ma va chiarito l’aspetto della proprietà di materiali, donazioni e via discorrendo. Pezzi, ricordiamolo, ospitati da oltre 20 anni in spazi del Comune e a spese della collettività. Lo sbarco, però, come lo sportivo dell’anno, deve cominciare a unire e non a dividere.

L’assegnazione della sede ha suscitato qualche perplessità espressa sui social. E’ legittimo che associazioni aspirino a uno spazio,  ricordiamo che il centro anziani è “provvisoriamente” ospite in quella che doveva essere la “casa delle associazioni e del mare” e che non s’è mai capito come partiti neonati avessero ottenuto sedi, per esempio. L’elenco finalmente pubblicato sul sito del Comune dopo sollecitazione del meetup  5 stelle “Grilli di Anzio” aumenta i dubbi anziché chiarire la situazione. Basta un riscontro fra indirizzo indicato e occupanti per comprendere che qualcosa non quadra. Certo è che se proprio si devono assegnare nuovi spazi sarà bene fare un bando. Pubblico e trasparente.

Tontini, revocata l’espulsione dai 5 stelle

Dal consigliere comunale di Anzio, Cristoforo Tontini, del quale in questa sede si è spesso parlato, ricevo e pubblico.

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Cristoforo Tontini (www.ilgranchio.it)

Cari amici,

con immensa felicità vi informo che il mio ricorso al comitato di appello del M5S è stato accolto!

A seguito delle mie controdeduzioni ho dimostrato che il fatto non sussiste ed il 17 maggio u.s. mi è stato comunicato quanto riportato:

“Il comitato d’appello, propone al Capo politico nazionale del movimento 5 Stelle la revoca del provvedimento di espulsione irrogato a Cristoforo Tontini e il ripristino in capo allo stesso del suo status quo ante”

Poco dopo ho ricevuto l’email con la reintegra definitiva.

Non ho mai dubitato di poter provare integralmente la mia innocenza.

Anche da espulso non ho mai smesso di lavorare per il bene dei cittadini e della città di Anzio. Oggi continuerò a farlo con maggior tranquillità.

Mercoledì 25 p.v. è stata indetta la commissione in cui si discuterà il Regolamento Comunale per la Disciplina delle sale da gioco e dei giochi leciti, che avevo depositato il 19 aprile u.s.

Anche noi, finalmente, potremo contrastare questa orrenda malattia che è il gioco d’azzardo patologico.

In questi giorni ho presentato, inoltre, due accessi agli atti, relativamente alla situazione del bilancio arboreo ex art. 3 bis legge 29 gennaio 1992, n. 113 e alla richiesta di controllo sulla cartellonistica pubblicitaria.

In ultimo, voglio ringraziare gli attivisti, i sostenitori, gli amici e tutti quelli che hanno sempre creduto in me e sul mio onesto operato da consigliere comunale.

Guai a scrivere. Il clima pesante in questo territorio

libertastampa

Chiedo scusa in anticipo all’avvocato Mario Marcellini, a scanso di equivoci. A lui e a tutti coloro dei quali scrivo e scriverò. Meglio evitare altre querele, ne ho già abbastanza. L’episodio che ci racconta Ossigeno per l’informazione – già ampiamente trattato sui social network con diverse e anche dure prese di posizione – è semplicemente l’ultimo atto di una situazione sul territorio che è sempre più pesante. E che è generalizzata in Italia, anzi già lo era come ci ricorda questo vecchio articolo di Massimo Fini. Diffidiamo e chiediamo risarcimenti, ma sì! Destra, sinistra, vecchi e nuovi politici, fa poca differenza. Anche per questo l’Italia crolla nelle classifiche sulla libertà di stampa.

Si può discutere di una definizione, è vero. Chi scrive sta alla giurisprudenza come un eschimese ai mondiali di surf, ma se c’è l’interesse pubblico, la verità, la pertinenza e via discorrendo basta – com’è stato in passato, in tante situazioni – chiarire con una telefonata o una mail se ci si sente danneggiati. Se poi la situazione non si chiarisce si passa anche oltre. E’ il succo della legge sulla diffamazione in discussione da anni e per la quale i giornalisti stanno – finora invano – cercando di evitare il “bavaglio“. Perché hanno il dovere di informare, prima del diritto di cronaca e di critica.

Lo stesso osservatorio che si occupa di giornalisti minacciati fisicamente, ma anche attraverso querele e maxi richieste di risarcimento del danno, si è spesso occupato di Anzio e Nettuno in passato. Solo andando a memoria questa vicenda della diffida si unisce all’aggressione al direttore del Granchio, Ivo Iannozzi, all’auto bruciata ad Agostino Gaeta di Controcorrente, a quella danneggiata a Cosimo Bove di Reporter news, costretto nel frattempo a cambiare lavoro, al compianto Giancarlo Testi identificato e cacciato dal Consiglio comunale di Anzio, a Elisabetta Bonanni del Clandestino pesantemente minacciata durante questa campagna elettorale di Nettuno, alle accuse di “pseudo giornalismo” e di “infame” nei confronti di chi scrive, poi chiarite tra  persone civili, alle grida di Patrizio Placidi all’Astoria contro chi aveva scritto del “caro estinto“. Ancora: dalle magliette contro Il Granchio alla richiesta di 300 milioni di lire che l’avrebbe fatto chiudere,  fino  al più generale e dispregiativo atteggiamento nei confronti della stampa locale ovvero dei “giornaletti“. E’ un clima pesantissimo.

Il tutto al netto di burrascose telefonate che sindaci, assessori, politici di varia estrazione fanno a direttori (ed editori) nel tentativo di tacitare i giornalisti locali che  nel 99,999% dei casi sono in buona fede assoluta. Senza secondi fini. Senza “padroni“, né strumentalizzazioni. Discorsi, questi, che piacciono alla politica di casa nostra che guarda sempre a “che c’è dietro” e mai a ciò che accade realmente.

Allora proviamo a rovesciare il discorso. Prendiamo un consiglio comunale, uno di quelli nei quali si grida a “strumentalizzazioni” o “complotti” e ci si erge a maestri della comunicazione. Prendiamo un comunicato stampa, uno di quelli dopo i quali c’è chi ti chiama per darti la “interpretazione autentica” di quello che ha scritto. Prendiamo una conferenza, un evento – durante il quale, magari, ti chiedono di mettere “una bella foto eh….” – uno spettacolo o una mostra e togliamo i “giornaletti“. Ma sì, fuori chi non copia e incolla. Fuori chi si azzarda a utilizzare – come vuole questo mestiere – la curiosità, una visura camerale, una conoscenza in banca, una in Tribunale come ci ricordava Giampaolo Pansa. Fuori chi chiede, approfondisce, cerca dati, critica.

Fuori chi prova a fare tutto questo in una realtà di provincia – come di provincia sono sindaci, assessori, consiglieri e aspiranti tali –  commettendo anche errori, a volte, sempre in buona fede. Candido De Angelis da sindaco amava ripetere che lui leggeva Sole 24 ore e Corriere della Sera, gli rispondevo che infatti era primo cittadino a Milano….

Abbiamo tanti difetti noi cronisti di provincia, è vero, ma si provasse per un attimo a farne a meno. Che visibilità avrebbero quanti, invece, la cercano in continuazione? Anzi, lo dico provocatoriamente ai colleghi: disertiamo, come facemmo per la conferenza stampa di Sergio Borrelli dopo la “cacciata” del povero Giancarlo Testi, uno degli appuntamenti elettorali o un consiglio o una conferenza…

Provocazione, appunto, perché si scrive affinché i cittadini sappiano e non per altro. E perché come ci ricordava Joseph Pulitzer: ” I medici lavorano per i loro pazienti, gli architetti per i loro committenti. La stampa è l’unica a lavorare per il pubblico interesse”. Anche ad Anzio e Nettuno.

Mandelli e la Bandiera blu, non solo cattive notizie. Anche se…

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Da sinistra Katya Farina, il professor Mandelli e Laura Nolfi

Ha ragione l’assessore Laura Nolfi quando parla di “data storica” riferendosi alla visita del professor Franco Mandelli nella nostra città. La sua relazione, la grande partecipazione di pubblico, la “lezione” che alla sua età Mandelli è ancora in grado di dare anche a tanti giovani e rampanti medici, ma anche ai cittadini, sono una bella pagina. Chi non c’era – come il sottoscritto – ha perso un’occasione ma per fortuna la tecnologia ci aiuta e bene ha fatto il Comune a inserire il video integrale sul sito istituzionale.

Toccante Mandelli, ma anche le testimonianze che sono arrivate. Buona l’idea di coinvolgerlo, eccezionale la sottolineatura da parte sua di ciò che rappresentano i volontari nel sostegno alle attività ospedaliere e non solo.

Un solo peccato: la ridotta rappresentanza istituzionale. L’assessore Nolfi, il suo collega Bianchi e cinque consiglieri comunali (Amabile, Geracitano, Lo Fazio, Maranesi e Mingiacchi) degli altri nessuna traccia. Né il sindaco facente funzioni – che pure con tanto di fascia al museo dello sbarco aveva ricevuto il vice ammiraglio della flotta Usa – né il presidente del consiglio comunale, altri assessori o eletti. E pure c’era un personaggio unico in Italia. Avevano altro da fare, non c’è dubbio, e saranno sicuramente giustificati,  ma il ruolo istituzionale imporrebbe altro. O almeno lo stesso interesse di convegni che sanno di ricerca di voti, presentazione di liste nella vicina Nettuno, ricerca di biglietti per eventi a Villa Adele e via discorrendo… E speriamo non c’entrino le “strategie” che accompagnano la maggioranza anziate.

All’evento di ieri la notizia, attesa, di oggi. La conquista della Bandiera blu. Ogni anno la stessa storia: ma la meritiamo? Guardiamo il lato positivo: è l’unico Comune in provincia di Roma, ci sono parametri che evidentemente rispettiamo, è un biglietto da visita che andrebbe sfruttato di più e meglio. Quello negativo: se il biglietto da visita sono certi cumuli di rifiuti meglio lasciar stare, la situazione è penosa in larga parte del territorio  e continuiamo a non conoscere i dati con i quali il Comune partecipa.

Speriamo che quelle di Placidi non siano le ennesime promesse e che si vada tutti – a cominciare dai cittadini poco civili – nella stessa direzione sulla raccolta e smaltimento dei rifiuti. I “giochetti” non sono ammessi. Sulla Bandiera blu auspichiamo trasparenza assoluta: si pubblichi il dossier con il quale è stata ottenuta, poi basta polemiche e facciamone un’occasione di crescita  e non di scontro perpetuo.

A proposito di trasparenza, salutiamo il segretario generale Pompeo Savarino che dall’1 giugno andrà in Regione per un nuovo incarico, che è il responsabile dell’ente per questo e l’anti-corruzione. Speriamo che il suo successore parta dalle pubblicazioni sul sito istituzionale, ancora troppo carenti. A Savarino, in ogni modo, sinceri auguri di buon lavoro.

La città è sporca, ma il problema non è quello

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La situazione della raccolta dei rifiuti e quella, più in generale, della pulizia della città, è stata al centro dell’ultimo consiglio comunale di Anzio. La città è sporca, è vero, e le critiche piovute sull’assessore Placidi sono corrette, ma l’impressione che ricaviamo è che il problema non sia questo.

E’ noto lo “sbarco” a Nettuno con propri candidati dello stesso Placidi, di Roberta Cafà, Laura Nolfi, Danilo Fontana (che dopo un roboante comunicato non ha fatto nemmeno una riga per dire che non poteva candidarsi) ovvero Candido De Angelis, il quale però non avrebbe tanto apprezzato questa iniziativa.  Ma è altrettanto noto il clima da campagna elettorale che regna ad Anzio da quando Luciano Bruschini (sinceri auguri di pronta guarigione, a proposito) è stato riconfermato.

Abbiamo visto abbastanza consigli comunali per dire che la pesante  presa di posizione di Gianfranco Tontini (il quale poi è uscito dall’aula insieme a Placidi come se nulla fosse) o il presidente della commissione ambiente (deserta il giorno prima) Antonio Geracitano che alza la mano ma poi non interviene, dopo essersi visto con il capogruppo Massimo Millaci, raccontano altro. Il problema è dove e come si stanno “posizionando” i vari esponenti all’interno di un centro-destra che rinsaldato l’asse tra Bruschini e Candido De Angelis, con un ruolo nella “pace” che spetta di diritto a Giorgio Zucchini, vede venir meno le possibilità degli altri.

Sembra quasi che debba pagare Placidi per tutti, come se non fosse stato assessore per un decennio con De Angelis e adesso con Bruschini, come se eliminato lui il centro-destra potesse rifarsi una verginità. E’ un sistema di governo in sé che ormai è imploso, non solo Placidi.

Ecco, la città sporca è un pretesto. Chi “ragiona” sulla politica cittadina continua a chiedersi chi sta con chi, cosa fa Tizio e cosa Caio, a dire che non va il servizio ma ad astenersi, come hanno fatto De Angelis e i suoi, nonostante le critiche perché la strategia lo impone.

La sporcizia c’è ma quella si affronta in altro modo. E tutto ruota, purtroppo, ancora intorno all’annosa vicenda dell’appalto. Camassa ha vinto, ha finalmente anche il contratto,  quindi non ha più scuse. E’ giusto starle “addosso” ma resta il nodo dei posti che in qualche modo erano stati “promessi” se avesse vinto Gesam che avrebbe assunto più persone. Così chi è uscito dalla porta – così sentiamo dire – dovrebbe rientrare dalla finestra con l’ampliamento dell’affidamento al servizio di vigilanza che già si occupa delle sedi comunali. Sì, avete capito bene, arrivano le guardie giurate per controllare gli “zozzoni“. Possibile? Se ne parla. La maggioranza ufficiale, ma anche quella di lotta e di governo, lo sanno? E che ne pensano? Intanto c’è una condivisibile proposta operativa di Anziodiva, ma non servirebbero “sceriffi“, basterebbe il buon senso che però fa poco “politica“.

Un accenno, infine, al piano finanziario. Continuiamo a pagare tariffe spropositate rispetto al resto d’Italia, ma quest’anno ci dovrebbe essere un calo. Sempre che non si debba aggiungere il resto dell’adeguamento contrattuale che la Camassa ha chiesto (e ottenuto) per i servizi svolti lo scorso anno. E’ previsto nel piano finanziario per intero o, come sembra, soltanto al 50%? E il resto, quando si pensa di inserirlo? Tanto pagano i cittadini, ma la tariffa salirebbe ancora. A meno che non si voglia rischiare un falso in bilancio….

 

Sorpresa sbarco di Anzio: “Il museo è privato”

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Una premessa indispensabile: a Patrizio Colantuono, presidente del museo dello sbarco di Anzio, va fatto un monumento. Per aver immaginato, con altri, quella realtà, per l’impegno che profonde e la passione che ci mette. Detto ciò abbiamo appreso ieri sera, nel corso dell’evento organizzato dall’associazione “00042” su 365 giorni di turismo, che  “il museo dello sbarco è privato“. Cioè?

Non solo, che c’è un non meglio specificato progetto – che da quello che ho sentito sarebbe pure condivisibile – di mettere insieme  i cimiteri di guerra di mezza Europa e farne un percorso della memoria. Proposto da chi? E con il Comune coinvolto o non?

L’intervento di Patrizio Colantuono ha seguito quello di chi scrive – che riporto subito dopo – e di Angelo Pugliese, nei quali si è parlato delle enormi possibilità dello sbarco se non limitato al museo odierno e alle manifestazioni del 21-22 gennaio. Non era, non è e non sarà mai un “attacco” alla persona, ma a una città dove si fa fatica a mettere a sistema il buono che c’è. Altrove potrete seguire dibattito e interventi – personalmente ho molto apprezzato quello dal pubblico di Riccobelli (esperto di pianificazione) e di una signora che ci ha ricordato come prima di tutto dobbiamo amare la città cominciando a raccogliere le carte per terra, ma anche le buone pratiche che già esistono illustrate da Maurizio Criscuolo e Gigi Crescenzi  – qui sorgono alcuni dubbi sul museo “privato” e che ha “dal Comune 5000 euro l’anno, quando li dà“. Ma che significa privato? E’ a Villa Adele – spazio piccolo, angusto, puzzolente ormai – da quando è stato realizzato. Merita una collocazione assolutamente diversa, vero, ma da oltre 20 anni usa uno stabile del Comune, energia e tutto il resto a carico della collettività, ha anche contributi e poi è privato? Vuol dire che domani può anche chiudere e portare via tutto?

E’ comprensibile lo sfogo di chi si è sentito attaccato – ma, ripeto, non era e non è una questione legata alla persona che può solo avere gratitudine – ma questa cosa va assolutamente chiarita. Di seguito, l’intervento di chi scrive. Volto – com’era l’appuntamento di ieri – a costruire insieme un percorso, non a difendere ciascuno il suo “fortino“.

***

Dalle occasioni mancate alle nuove possibilità

Due frasi: “Niente di più bello, niente di più quieto, niente di più ameno” (Cicerone) e “Mare, cultura e natura” (Pierluigi Cervellati)

Un paragone azzardato, fuori luogo forse, ma che la dice lunga su cosa è stata questa città e cosa doveva essere anche quando, 2000 anni dopo le parole di Cicerone, si è cercato di mettere mano alla programmazione del territorio e l’urbanista ha provato a dare una linea che ripercorresse quella del passato.

Un atteggiamento: “Siamo Anzio, il posto più bello del mondo, dove c’è il clima migliore, l’enogastronomia senza eguali, dov’è nato Nerone e dove hanno sbarcato gli americani. Devi venire, pagare (tanto) e sbrigare ad andartene perché cominci a darci fastidio”. E’ quello che ci tramandiamo, dal punto di vista culturale, da decenni, quando “la stagione” andava da giugno a ottobre e che le nuove generazioni non sembrano voler scardinare anche se adesso il periodo di presenza dei “forestieri” si è notevolmente ridotto.  Nonostante questo, continuiamo a non avere un’adeguata politica di accoglienza.

La realtà del territorio: “Varianti, cemento e furbizie”. Dalla teoria alla pratica il fallimento del piano regolatore, strumento che si era reso indispensabile dopo anni di stop, è misurabile con uno slogan del genere che traduce – a parere di chi scrive – in modo chiaro il motivo per il quale siamo di fronte a una “villettopoli” fra l’altro di scarsa qualità. Da “palazzopoli” delle vecchie previsioni, dalle convenzioni che hanno deturpato intere aree del territorio (Zodiaco, Anzio 2, Caracol), alla “villettopoli” odierna, l’unico filo conduttore è stato: consumare suolo, costruire, immaginare che fatte le case “qualcuno ci verrà”.

Ecco le occasioni mancate:  nel fiore dei suoi anni, in pieno boom economico, mentre nascevano la Costa Smeralda e la Riviera romagnola, Anzio ha scelto di essere altro. L’edilizia tirava, “qui devono venire”, ma il territorio via via spariva e oggi – come ebbe a prevedere Giuseppe De Rita anni fa – si fa fatica a distinguersi dalla periferia di Roma. Perché lo sviluppo è stato sempre collegato alle case da costruire, mai ai servizi da dare…

E’ possibile invertire la rotta? Lasciamo in pace Cicerone, ma usiamo proprio la frase di Cervellati: mare, cultura e natura.

Sono una linea di sviluppo chiara, marcata, solo da percorrere. Certo, tornare a essere attrattivi è difficile, non basta dire “qui è nato Nerone” per far sì che qualcuno arrivi, soprattutto se trova una villa abbandonata a se stessa, un museo dove si fa tutto – anche provare a promuovere l’archeologia – nessun percorso reale e tanto meno virtuale, manca una promozione, l’approfondimento, l’attività di ricerca su figure come lo stesso Nerone o Caligola. Possibile che Cerveteri fa una mostra al palazzo delle esposizioni a Roma e noi – con quella su Nerone ai Fori – non riusciamo a collegarci?

Non basta dire “qui hanno sbarcato” e ridurci a carnevalesche ricostruzioni o affidarci ai parenti dei reduci, mettere corone o affibbiarci medaglie. Giusta la memoria, ma se Anzio è “la città della pace”, se ha la fortuna e l’onore di avere come concittadino Roger Waters, deve rendere questo un percorso. Da vivere il 22 gennaio, certo, ma anche nel resto dell’anno. Da inserire in un progetto europeo che va dalla Sicilia a Salerno, da Anzio a Roma liberata, alla Normandia.

Il mare, una bandiera blu che deve lasciare le polemiche e trasformarsi – d’intesa con gli operatori – in un’occasione. Il mare tutto l’anno, approfittando del clima mite, pensando ad Anzio come a una sorta di California d’Italia oltre che come luogo vicino a Roma dove continuare a trascorrere vacanze non solo d’estate.

Le aree verdi da valorizzare, insieme agli insediamenti archeologici, affinché siano fruibili a chi svolge attività a contatto con la natura, dall’1 gennaio al 31 dicembre.

La grande tradizione enogastronomica, la ristorazione rinomata in tutto il mondo (ma non stellata, chiediamoci il perché) i prodotti di qualità, sono un altro filone da mettere “a sistema”, quello che farebbe una città vera,  non un paesone che insegue sagre improbabili o bancarelle di quarta serie.

Abbiamo mancato occasioni, abbiamo ancora la possibilità di recuperare. Puntando su mare, cultura e natura con servizi moderni, valorizzazione di quello che abbiamo, qualità assoluta.