+++Porto, rigettato il ricorso degli ormeggiatori+++

 

pefcapodanzioE’ stato rigettato il ricorso delle cooperative ormeggiatori che chiedevano di sospendere il provvedimento di sgombero. Il Tribunale amministrativo regionale (Tar) si è pronunciato poco fa.

L’udienza per trattare nel merito è stata fissata l’11 maggio. A questo punto è da verificare se si procederà con lo sgombero forzato o si attenderà la decisione.

Da quanto si apprende in ambienti del Comune, la mancata riunione di venerdì – con gli ormeggiatori che hanno disertato l’incontro – è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Il sindaco, finora aperto al dialogo come nessun altro, non ha affatto gradito.

Porto e ormeggiatori, una storia infinita e un solo responsabile

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Era scontato il ricorso delle cooperative di ormeggiatori contro l’ordinanza del sindaco che intimava lo sgombero da dopodomani. La storia diventa infinita e il responsabile, al di là di come andranno ricorsi e compagnia, è uno solo: il sindaco Luciano Bruschini.

Di questo contenzioso e del fallimento, ormai prossimo, della Capo d’Anzio. Qualora il ricorso fosse accolto, infatti, anche nel bilancio 2016 ci sarebbe un buco enorme che nessuna azione di ingegneria finanziaria con quote a carico delle cooperative, né esperti chiamati al capezzale del nuovo management, potranno sanare.

Quando la Regione Lazio ha invertito il crono programma il sindaco aveva il dovere di andare dagli ormeggiatori e spiegare che non sarebbero stati “ricollocati” nel nuovo porto – perché il raddoppio, in quel momento, passava in secondo piano, serviva fare “cassa” partendo dall’interno – ma si doveva fare un bando e che la loro partecipazione sarebbe stata, automaticamente, assunzione.

Agli ormeggiatori non sarebbe andato bene, immaginiamo, non a tutti, ma si poteva e doveva fare una trattativa allora. Quando è stato cercato il dialogo – dicendo una cosa nelle assemblee e nei consigli d’amministrazione della società (sgombero compreso), un’altra agli ormeggiatori e a chi politicamente, in maggioranza, andava a sostenere le loro ragioni – era tardi.

Oggi leggiamo che la Capo d’Anzio non avrebbe fatto proposte. Non che venerdì, proprio per tentare un accordo in extremis, è saltata la riunione che lo stesso sindaco aveva sollecitato. Come, prima del precedente ricorso al Tar, era già accaduto.

Gli ormeggiatori difendono il loro sacrosanto diritto al lavoro, lo fanno come meglio credono – spesso esagerando nei termini e non solo con chiunque si avvicini alla “loro” banchina, questioni all’attenzione della Procura della Repubblica – ma una soluzione andava trovata. Bruschini ci ha provato, vero, ha impiegato due mesi a fare l’ordinanza che la Regione ha chiesto all’inizio di gennaio, doveva mettere in conto il ricorso che oggi, se l’avesse fatta subito, era già deciso.Ha aspettato, promesso, limato, e il risultato è sotto gli occhi di tutti.

Avevamo fantasticato di un altro porto nel 2000 quando con Gianni Billia si costituiva la Capo d’Anzio. C’era anche Mario de Grenet, oggi come allora presidente del Circolo della Vela, altra realtà che ha preferito fare ricorso in attesa di un non meglio identificato “accordo” che ancora non vediamo.

Immaginavamo un porto della città e non di pochi operatori che si lamentano delle proposte della Capo d’Anzio definite “da usura” ma votano bilanci dai quali necessariamente si doveva partire per trattare: 497.000 di “valore della produzione” nel 2013 e 307.377 euro di “personale” mettendo insieme le due cooperative.

Volevamo un porto dei cittadini attraverso una società pubblica e non dei “giochi” della politica che ci ha imposto prima Italia Navigando (Marconi) e poi ha ceduto – come tanti ricordano solo ora, ma lo denunciammo quattro anni fa –  le quote al privato senza colpo ferire, tenendo nel cassetto il parere dello studio Cancrini per tre anni, ponendo addirittura il “segreto di Stato” quando Marco Maranesi andava a chiederlo. Oggi la Capo d’Anzio, al 61% del Comune anche se ancora per poco, ha una concessione ma non può farne uso. Il primo responsabile è il sindaco, per quello che si è provato a raccontare finora.

Tutto sommato è ciò che meritiamo. Per primo chi scrive, sciocco ad aver creduto che si potesse realizzare quello che, come ripetevano anche tanti finti fautori del progetto “non si farà mai“.

 

Mense: io, non residente, e la tariffa “ballerina”

Facciamo un esempio pratico. Io sono un cittadino e non risiedo ad Anzio, ma per varie ragioni iscrivo mio figlio a un istituto di primo grado della città. Prendo i moduli al Comune per usufruire del servizio mensa, firmo tutto e aspetto i bollettini.

Al momento dell’iscrizione apprendo che la tariffa sarà di 2,54 euro a pasto, salvo agevolazioni alle quali però non ho diritto. Mi spiegano che si paga in base ai pasti realmente consumati, che riceverò bollettini diversi e uno finale di conguaglio.

Tutto a posto, il servizio inizia e tutto sommato funziona pure. Certo, delle mense nessuno parlerà mai gran bene, a partire dai genitori e gli insegnanti, senza contare benpensanti consiglieri comunali. Però – tra alti (pochi) e bassi (molti) si va avanti.

Finalmente arrivano i bollettini, sui quali sorge qualche dubbio rispetto al calcolo dei pasti, anche se nessuno ha deliberato (e allegato al bilancio di previsione 2015, ma per i revisori è tutto a posto….) e successivamente vengono stabilite le tariffe, ma anche modificate le fasce Isee.

Sorpresa, i non residenti pagheranno 3,9 euro “come previsto dal regolamento“. Approvato a ottobre 2015 – come leggo anche sul Granchio

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ovvero quando io, cittadino non residente, avevo già fatto l’iscrizione e sapevo di dover pagare 2,54. Scopro anche dalla delibera sulle tariffe (ma ormai è una battaglia persa) che c’è l’ennesimo “data entry” da oltre 37.000 euro, oltre esperti ai quali il compenso è raddoppiato.

Ah, se fossi residente – e appassionato di formalità burocratiche – anche per farmi pagare i 2,54 serviva una delibera sui servizi a domanda individuale, ma pazienza…. Mio figlio ha mangiato finora e pago. E’ giusto che lo faccia, anzi è sacrosanto che vivendo (e pagando altre tasse) in un Comune diverso io paghi di più. Ma non possono cambiare le regole a partita iniziata.

Ecco, si mandano prima le richieste di  pagamento e poi si decide la tariffa, come se nulla fosse. E siamo proprio sicuri che non debba approvarla anche il Consiglio comunale? E’ il 3.0 “de noantri” o, se volete, la tariffa “ballerina“.

Ma tanto interessa a pochi e poi i non residenti sono una parte infinitesimale dell’universo. Comunque non dimentichiamo mai che siamo ad Anzio eh….

ps: è una ricostruzione volutamente forzata: risiedo e pago, ma per fortuna sono rimasti pochi giorni di mensa, salderò le rate dovute e pagherò il conguaglio quando arriverà.

ps1: apprezzabili le linee guida sulla nuova gara, deliberate insieme alle tariffe.

Magari interessa a pochi, ma a votare ci vado…

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Interesserà a pochi, ma a votare domenica 17 aprile ci vado…

perché è un mio diritto e intendo esercitarlo, come ho sempre fatto;

perché c’è chi si è battuto, è stato torturato, è morto perché avessimo questo diritto;

perché mia nonna non poteva votare e ricordava con gioia l’avvento “della democrazia”, per lei ben presto diventata anche “cristiana” ma questo conta poco;

perché il referendum è uno strumento previsto dalla Costituzione e – se non erro – dopo quelli voluti da centinaia di migliaia di cittadini, per la prima volta a chiederlo sono stati i Consigli regionali;

perché il mancato raggiungimento del quorum al referendum sulla caccia, insieme all’allora caporedattore di Latina Oggi – il compianto Mauro Benedetti – che mi mandò a intervistare le associazioni di cacciatori (proprio a me….), ancora brucia;

perché quando Craxi ci invitò ad andare al mare, da presidente di seggio al centro di Anzio ho fatto votare tutti coloro che non avevano documento, tanto li conoscevo e sento di aver contribuito al raggiungimento del quorum;

perché senza i referendum proposti negli anni dai Radicali, l’Italia sarebbe, oggi, un Paese arretrato;

perché quando i cittadini scelgono, qualsiasi cosa scelgono, hanno sempre ragione e mi fa arrabbiare chi dice “non hanno capito” quando perde, senza chiedersi se ha fatto di tutto per farsi comprendere;

perché rappresentanti delle Istituzioni dovrebbero ricordarsi che sono tali e non invitare all’astensione oggi e, magari, al voto domani (leggi referendum costituzionale);

perché è ora che Napolitano si goda la pensione;

perché se avesse fatto le stesse affermazioni Berlusconi da capo del governo sarebbe venuto giù il mondo.

Sì o No? Confesso, ci ho capito poco. Ma ho ancora tempo per approfondire. E votare secondo coscienza.

Anti corruzione e organico, qualcosa non quadra

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C’è da chiedersi se sindaco e assessori che partecipano alla giunta sono soliti leggere gli atti sui quali votano. Già, perché allegati al piano anti corruzione del 2016-2018 c’è qualcosa che non torna.

Il piano, intanto, sembra copiato e incollato dal precedente e fin qui diciamo che può starci. Lo fanno tutti, a partire dai giornalisti, figuriamoci in una macchina complessa qual è quella del Comune. Diciamo che sull’anti corruzione qualcosa non quadra se in una delle precedenti relazioni si legge che nel 2015 non ci sono stati provvedimenti disciplinari, quando in realtà altrove è scritto che una dirigente è sospesa proprio perché sottoposta a procedimento in quanto condannata in primo grado.

Facciamo che non è questo il punto? Va bene, ma a scorrere gli allegati si scopre per esempio che la pianta organica non è quella approvata di recente ma la versione precedente. Ora, un assessore va in giunta e vota una dotazione organica – l’ennesima – poi ci torna qualche giorno dopo, vota un piano e non vede che in allegato c’è altro? E per cosa vale il piano, la prima o la seconda organizzazione?

Ammettiamo che era tutto pronto, ma come si dice fatto 30 si poteva fare 31… Aspettare qualche giorno e modificare il piano 2016-2018. Ammettiamo pure che poco cambi, quello che dirigenti (non ce ne sono più secondo il nuovo organico, dopo la prevista “cacciata” della Santaniello) funzionari e dipendenti devono rispettare sempre quello è….

Allora andiamo così, a campione, a sbirciare da profani altri allegati e abbiamo l’impressione – ci sbaglieremo – di avere tabelle di fac-simile prese e messe lì pari pari. O fatte per addetti ai lavori, perché francamente incomprensibili.

L’auspicio è che quanti hanno votato la delibera abbiano chiesto informazioni e, quindi, siano in grado di spiegarci quali sono le previsioni. A meno che non abbiano votato a scatola chiusa….

Capo d’Anzio, stop all’istanza di fallimento sul Life

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Non ci sarà l’udienza fallimentare in programma il 25 maggio per la Capo d’Anzio. La società incaricata di realizzare e gestire il nuovo porto, concessionaria del bacino da luglio 2014, per adesso tira un sospiro di sollievo.

I tre progettisti del Life non pagati che si erano rivolti al Tribunale e quelli che non lo avevano fatto ma presumibilmente si sarebbero accodati, hanno accettato la proposta della società e percepiranno gli arretrati da giugno ad aprile del prossimo anno.

Nel frattempo verrà consegnata la relazione sui lavori svolti destinata all’Unione europea che ha chiesto alla società di restituire i fondi che sono arrivati ma sono stati utilizzati “per fare altro” – come venne affermato in Consiglio comunale.

Se e come la società restituirà i fondi all’Unione europea è ancora tutto da stabilire. Si tratta, fra l’altro, di un caso particolare perché una parte del progetto è stata svolta e quindi andrebbe restituita solo quella non utilizzata.

Per adesso evitato il fallimento, resta la figuraccia con la Ue e c’è il rischio dell’inserimento nella “black list“.

Porto, ora è ingegneria finanziaria. Un altro consulente

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L’idea è quella che il sindaco, Luciano Bruschini, ha detto in Consiglio comunale: portare in attivo il bilancio della Capo d’Anzio iscrivendo tra le entrate i soldi degli ormeggi da quando la società ha la concessione, luglio 2014. Tra il dire e il fare, però, c’è come al solito ( e mai come in questo caso l’esempio è calzante) di mezzo il mare. Tanto che la società ancora per il 61% pubblica ha chiesto una ulteriore consulenza, dopo che il Comune ha incaricato un professore per chiedere all’Anac se è possibile fare il “service” con le cooperative ormeggiatori, ora ci sarà un commercialista per dirci se è possibile o meno iscrivere in bilancio delle somme al momento aleatorie.

Già, perché l’unica cosa sulla quale ci si può basare sono i bilanci ufficiali delle cooperative, alle quali nessuno – finora – quei soldi li ha chiesti. Ebbene il nuovo professionista incaricato intanto dovrà dire se delle cifre  prese da bilanci di altre società possono o meno essere iscritte in quello della Capo d’Anzio, quindi valutare che cifra inserire,  e portare il bilancio in assemblea.

Il 30 aprile è dietro l’angolo, ma è ragionevole immaginare che si chiederà di avere la proroga per l’approvazione del bilancio al 30 giugno. A proposito delle cifre, il sindaco dice che sono dovute dal 2014, ma giova ricordare – e non sfuggirà al neo presidente – che quel bilancio è chiuso da tempo.

Sempre a proposito di somme da inserire, ammesso sia possibile, sarà necessario chiederle alle cooperative. Con le buone non sarà facile ottenerle, quindi andrà fatta una causa ulteriore, di conseguenza se poniamo si iscrive nel bilancio della Capo d’Anzio una cifra X, altettanto dovrà essere inserito – non c’è bisogno di essere professori – a fondo rischi.Temiamo che nessuna immaginata ingegneria finanziaria sia una soluzione a stretto giro, ma siamo pronti a essere smentiti.

Di certo finché i cittadini saranno proprietari del 61% di quote che per la legge Madia – ma per tutte le scelte fatte in precedenza, da prenderci Italia Navigando a non impugnare il passaggio di quote a Mare 2 spa, quindi Marinedi –  si prenderà a breve Renato Marconi, il sindaco ha il dovere di informarci su come intende uscire da questa situazione.

ps: sono un giornalista e lo sarò ancora, cittadino di Anzio proprietario di una piccola parte di quel 61%. Voglio – da sempre – il porto pubblico e non di pochi. Ci sono anni di archivi – prima del Granchio, ora qui –  a disposizione sia del sindaco che me lo ha detto a più riprese, sia del presidente della Capo d’Anzio che usa lamentarsi con altri, sia di chi attraverso i social network si esprime su di me. Sono accomunati – sembrerà strano – dal pensiero che la rovina del porto sia io, che non lo voglia e via discorrendo. Liberissimi, per carità, ma abbiano almeno la bontà di leggere e, se ritengono, di rispondere alle domande poste in questo umile spazio. Grazie

Ispettori ambientali, le multe annullate. Da chi?

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Apprendiamo dall’organo ufficiale del presidente della commissione ambiente, Antonio Geracitano, che  la riunione della commissione stessa non s’è tenuta per mancanza del numero legale ma si è parlato comunque della situazione sul territorio, del contratto con la Camassa (ma la commissione che c’entra?) e del fatto che il lavoro degli ispettori ambientali sta dando i suoi effetti. Peccato che i verbali del 2014 “vennero bonariamente annullati, vanificando l’opera degli operatori addetti al controllo e conseguente spreco di danaro pubblico“.

Annullati da chi? E perché? Ma non è che tutta quella vicenda era una messinscena, come segnalato da più parti, perché quelle figure non potevano essere “pubblici ufficiali incaricati di pubblico servizio” e – di conseguenza – non potevano multare nessuno? Senza dimenticare che la polizia locale ha sempre sostenuto di essere estranea al progetto, alcune delle associazioni nemmeno erano iscritte al registro del volontariato della Regione, chi doveva controllare l’attività degli ispettori era al tempo stesso un “controllato“,  la scelta era caduta su tanti (troppi) volontari coinvolti con la Lista Enea dell’assessore Patrizio Placidi.

In tal senso ci sono state interrogazioni in consiglio comunale, rimaste lettera morta. Oggi scopriamo dallo stesso Geracitano – molto critico nell’ultima seduta sulle condizioni della raccolta dei rifiuti ad Anzio – che qualcuno ha “bonariamente” annullato sanzioni che non potevano essere fatte. E delle quali non c’è mai stata traccia nei bilanci comunali o nei piani esecutivi di gestione. Altro che annullamento, non c’è stata previsione né accertamento delle entrate.

Forse lo spreco di denaro è stato dare quei rimborsi, senza criteri ovvero senza preoccuparsi prima se le figure di incaricati di pubblico servizio erano o meno fattibili e se quelle sanzioni erano o meno possibili.

Ma di che ci preoccupiamo, siamo ad Anzio no?

 

Ciao Umberto, farai un giornale anche lassù

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Umberto Celani, foto tratta da Ciociariaoggi.it

Vallo a spiegare a chi studia Scienze della comunicazione, ai giovani che si avvicinano a questo lavoro con l’aria da “professorino“, vaglielo a dire che la candidatura di Piero Marrazzo alla Regione Lazio fu un “buco” che avevi dato a tutti. “Lascia l’apertura, la facciamo uguale su Frosinone e Latina, la notizia ce l’ho io….“. Tu, caro Umberto Celani, e nessun “solone” di quelli che interpretano, analizzano, comprendono…

Sapevo che non stavi bene, non ci sentivamo da tempo, ma oggi che te ne sei andato voglio ricordare quel “buco” e prenderlo ad esempio. Ne avrai dati chissà quanti nella tua lunga carriera, oggi i colleghi di Frosinone perdono senza dubbio un punto di riferimento e un maestro, quello che scrive Alessio Porcu riassume l’essere non solo tuo ma di questo mestiere. La notizia prima di tutto, da scrivere sempre. Il resto è noia.

Ci eravamo incontrati (e scontrati) quando tu dirigevi Ciociaria Oggi e io ero appena arrivato a Latina Oggi, ci eravamo ritrovati una sera che non funzionando il sistema venimmo a “chiudere” a Frosinone. Poi tu avevi lasciato Ciarrapico e avevi fondato un altro giornale, nel quale mi chiamasti per provare a far funzionare l’edizione di Latina. Un anno intenso, difficile, bello. A La Provincia ho avuto sempre carta bianca, perché alla faccia di chi guida le città le notizie vengono prima di ogni altra cosa.

Non andava come speravi, come aveva immaginato un editore che ti aveva dato credito ma se ne sarebbe andato – un po’ come il Ciarra del quale ricordavamo aneddoti di ogni genere – di fronte alle difficoltà. Latina chiusa, Frosinone dove eri stato in grado di ricominciare, comunque.

Perché farai un  giornale anche lassù, ne sono certo. Perché possiamo definirti burbero, scontroso, pazzamente juventino, certamente generoso, rude nei confronti dei giovani che capivi potevano fare questo lavoro, ma a “fare” il giornale non sei stato secondo a nessuno. Facile dirigere la filarmonica di Vienna  anche se di musica capisci poco, difficile far suonare la banda di Caianiello, mandare avanti la baracca e vincere… Ecco, hai formato generazioni di provetti musicisti, restiamo nella metafora, lo dicono i ricordi usciti oggi

Ai tuoi familiari, a Tiziana e a Umbertino che conobbi – piccolissimo – proprio in redazione a La Provincia, un forte abbraccio. A te, caro Umberto, semplicemente grazie.

Il problema intercettazioni, quello della “dichiarazia”

 

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La manifestazione contro la legge bavaglio a Latina nel 2010

Nel suo libro “Dichiarazia” Mario Portanova raccoglie ciò che i politici del nostro Paese hanno detto in diverse occasioni. Destra o sinistra cambia poco, c’è sempre una “giustizia a orologeria”, qualcuno “fazioso” o che “strumentalizza”, un avversario che “demonizza”. Sono dichiarazioni fatte all’Ansa, agenzia dove potrebbero copiare ciò che Tizio o Caio hanno detto anni fa e riproporlo oggi, di fronte a una vicenda spinosa come quella di Potenza, per Renzi e i suoi.

Il problema, al solito, sono le intercettazioni telefoniche. Strumento investigativo eccezionale, usato quando ce n’è bisogno, abusato quando c’è da inserire i dialoghi nelle ordinanze di custodia e negli atti di indagine che – notificati ai diretti interessati o comunque alle parti – diventano pubblici. E finiscono in mano a quei birbanti di giornalisti, i quali dovrebbero girarsi dall’altra parte di fronte alle intercettazioni….

Certo, farebbero meglio a riportare solo i dialoghi inerenti l’indagine, le regole dicono questo, ma se c’è un abuso esistono anche sanzioni che vanno comminate. In realtà di fronte a ciascuna indagine che esce e a dialoghi noti, ricordiamolo, alle parti, il problema sono sempre le intercettazioni. Com’è? “Offensiva mediatica“, in puro stile “dichiarazia”. Nessuno che si preoccupi, mai, dell’accaduto. Sempre a guardare ciò che è pubblicato. Un po’ come l’arrestato per tangenti uscito dal carcere per decorrenza dei termini che mi disse: “Devi stare attento a quello che scrivi” e al quale risposi: “Tu devi stare attento a quello che fai, se tu non fai, io non scrivo“.

La fedele ricostruzione fatta nel film 1992 dell’episodio nel quale viene trovato sangue infetto in celle frigorifere nasce dalle intercettazioni telefoniche della Guardia di Finanza di Trento. Quando gli uomini delle Fiamme gialle sentono parlare di “monnezza” approfondiscono e arrivano a scoprire uno degli scandali italiani impuniti. Le intercettazioni servono, allora, vanno vagliate quelle da utilizzare, ma è ora di smetterla con i tentativi di bavaglio. Arriverà una legge entro l’estate” dopo la vicenda di Potenza ma è bene ricordare che da Clemente Mastella in poi – ma tentativi ci furono anche prima – si è finora provato invano a mettere il bavaglio.

E’ chiaro che i giornalisti erano, sono e saranno vigili. Questa l’ultima dichiarazione del presidente dell’Unione Cronisti, Alessandro Galimberti, ma ci sono anche quella della Fnsi del 2015, ancora l’Unci due anni fa , prima ancora il quaderno sul disegno di legge Alfano, la manifestazione al Pantheon,  lo sciopero del 2010 e la ricostruzione della battaglie che vanno avanti dal 1993.

Tanti dei politici – di ogni schieramento – che hanno provato a imporre limitazioni oltre quelle esistenti (e da rispettare, è bene ribadirlo) sono ancora in piena attività. Altri si sono puntualmente lanciati nella “dichiarazia” sull’argomento: ah, se avessero votato la nostra legge….

I problemi sono altri, ma è meglio non occuparsene. E se come recitava un vecchio spot, una telefonata allunga la vita, nell’ultimo caso noto alle cronache con una telefonata si cerca di fare pressioni. Per questo le intercettazioni danno fastidio.