Quattordici arresti, i rapporti con il Comune

malasuerte

(Foto dal messaggero.it)

Ci sono i quattordici arresti dell’operazione “Mala suerte” ma ci sono anche i potenziali risvolti. Perché all’interno delle 150 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare figurano nomi di abituali frequentatori del Comune, di cooperative – sempre loro – “vicine” a esponenti della politica di casa nostra.

Nulla di penalmente rilevante per rappresentanti pubblici, almeno non da quello che si apprende, ma un sistema di “controllo” che ancora una volta emerge prepotentemente. O almeno è quello che raccontano gli indagati e le persone prese a verbale.

Domani mattina i primi interrogatori. Al di là di un’indagine alla quale gli uomini e le donne del commissariato di polizia – diretti da Anton Giulio Cassandra – hanno lavorato senza sosta, e che porta alla luce vicende di droga, estorsioni e sesso con minori, è altro il livello che crea imbarazzo. E’ la vicinanza che alcuni degli indagati – o loro affini – hanno con ambienti della classe dirigente locale. Sono le dichiarazioni di chi afferma di temere per sé e di pagare perché quelli “sono Casalesi” .

E’ un quadro preoccupante e da approfondire.

Il premio, il museo, la chiarezza sulle sedi

salvini

(Foto Raniero Avvisati)

La giornata di ieri è stata caratterizzata da un paio di buone notizie per la nostra città. Diciamo due eventi che meritano di essere sottolineati e sui quali dobbiamo e possiamo unirci, anziché continuare a dividerci.

Il primo è il riconoscimento come “Sportivo dell’anno” a Ernesto Salvini, direttore sportivo del Frosinone calcio. Quando entrambi avevamo ancora (o quasi) i pantaloncini corti, le nostre strade si incontrarono inevitabilmente sui campi di gioco. Giovane cronista io, diviso tra radio e carta stampata – di solito chi vuole fare questo mestiere viene sempre “transitato” prima per lo sport – e ancor più giovane dirigente lui. Ha fatto molta strada, è stimato e apprezzato,  dare a lui il premio è un gesto simbolico di grande significato. Bene ha fatto Massimiliano Millaci, allora ancor più giovane calciatore, a volere istituzionalizzare questo riconoscimento. Ci sono tanti anziati, nel mondo dello sport, che fanno grandi gesta ed è sacrosanto che il Comune se ne ricordi.

Di Ernesto, ieri, mi ha colpito l’umiltà e la sottolineatura che servono impegno e dedizione nel fare il proprio lavoro. Poi che sia serie A, B o Lega Pro conta poco.

Poco dopo il Comune, attraverso un comunicato, ha ufficializzato che la sede di Piazza Pia un tempo azienda del turismo, comando dei vigili e non solo, destinata prima alla Capo d’Anzio e poi a una mai aperta collezione di conchiglie, sarà concessa al Museo dello sbarco. Un.”patrimonio della città“, per usare le parole del vice sindaco Giorgio Zucchini. Giusto dare lo spazio – quello attuale è insufficiente – altrettanto sottolineare che il museo è “di” Anzio e non una cosa privata come il suo presidente ha detto durante un convegno.

Nessuno vuole toccare il lavoro che ha fatto Patrizio Colantuono, anzi questa iniziativa del Comune ne riconosce ulteriormente il valore, ma va chiarito l’aspetto della proprietà di materiali, donazioni e via discorrendo. Pezzi, ricordiamolo, ospitati da oltre 20 anni in spazi del Comune e a spese della collettività. Lo sbarco, però, come lo sportivo dell’anno, deve cominciare a unire e non a dividere.

L’assegnazione della sede ha suscitato qualche perplessità espressa sui social. E’ legittimo che associazioni aspirino a uno spazio,  ricordiamo che il centro anziani è “provvisoriamente” ospite in quella che doveva essere la “casa delle associazioni e del mare” e che non s’è mai capito come partiti neonati avessero ottenuto sedi, per esempio. L’elenco finalmente pubblicato sul sito del Comune dopo sollecitazione del meetup  5 stelle “Grilli di Anzio” aumenta i dubbi anziché chiarire la situazione. Basta un riscontro fra indirizzo indicato e occupanti per comprendere che qualcosa non quadra. Certo è che se proprio si devono assegnare nuovi spazi sarà bene fare un bando. Pubblico e trasparente.

Tontini, revocata l’espulsione dai 5 stelle

Dal consigliere comunale di Anzio, Cristoforo Tontini, del quale in questa sede si è spesso parlato, ricevo e pubblico.

cristoforotontini

Cristoforo Tontini (www.ilgranchio.it)

Cari amici,

con immensa felicità vi informo che il mio ricorso al comitato di appello del M5S è stato accolto!

A seguito delle mie controdeduzioni ho dimostrato che il fatto non sussiste ed il 17 maggio u.s. mi è stato comunicato quanto riportato:

“Il comitato d’appello, propone al Capo politico nazionale del movimento 5 Stelle la revoca del provvedimento di espulsione irrogato a Cristoforo Tontini e il ripristino in capo allo stesso del suo status quo ante”

Poco dopo ho ricevuto l’email con la reintegra definitiva.

Non ho mai dubitato di poter provare integralmente la mia innocenza.

Anche da espulso non ho mai smesso di lavorare per il bene dei cittadini e della città di Anzio. Oggi continuerò a farlo con maggior tranquillità.

Mercoledì 25 p.v. è stata indetta la commissione in cui si discuterà il Regolamento Comunale per la Disciplina delle sale da gioco e dei giochi leciti, che avevo depositato il 19 aprile u.s.

Anche noi, finalmente, potremo contrastare questa orrenda malattia che è il gioco d’azzardo patologico.

In questi giorni ho presentato, inoltre, due accessi agli atti, relativamente alla situazione del bilancio arboreo ex art. 3 bis legge 29 gennaio 1992, n. 113 e alla richiesta di controllo sulla cartellonistica pubblicitaria.

In ultimo, voglio ringraziare gli attivisti, i sostenitori, gli amici e tutti quelli che hanno sempre creduto in me e sul mio onesto operato da consigliere comunale.

Guai a scrivere. Il clima pesante in questo territorio

libertastampa

Chiedo scusa in anticipo all’avvocato Mario Marcellini, a scanso di equivoci. A lui e a tutti coloro dei quali scrivo e scriverò. Meglio evitare altre querele, ne ho già abbastanza. L’episodio che ci racconta Ossigeno per l’informazione – già ampiamente trattato sui social network con diverse e anche dure prese di posizione – è semplicemente l’ultimo atto di una situazione sul territorio che è sempre più pesante. E che è generalizzata in Italia, anzi già lo era come ci ricorda questo vecchio articolo di Massimo Fini. Diffidiamo e chiediamo risarcimenti, ma sì! Destra, sinistra, vecchi e nuovi politici, fa poca differenza. Anche per questo l’Italia crolla nelle classifiche sulla libertà di stampa.

Si può discutere di una definizione, è vero. Chi scrive sta alla giurisprudenza come un eschimese ai mondiali di surf, ma se c’è l’interesse pubblico, la verità, la pertinenza e via discorrendo basta – com’è stato in passato, in tante situazioni – chiarire con una telefonata o una mail se ci si sente danneggiati. Se poi la situazione non si chiarisce si passa anche oltre. E’ il succo della legge sulla diffamazione in discussione da anni e per la quale i giornalisti stanno – finora invano – cercando di evitare il “bavaglio“. Perché hanno il dovere di informare, prima del diritto di cronaca e di critica.

Lo stesso osservatorio che si occupa di giornalisti minacciati fisicamente, ma anche attraverso querele e maxi richieste di risarcimento del danno, si è spesso occupato di Anzio e Nettuno in passato. Solo andando a memoria questa vicenda della diffida si unisce all’aggressione al direttore del Granchio, Ivo Iannozzi, all’auto bruciata ad Agostino Gaeta di Controcorrente, a quella danneggiata a Cosimo Bove di Reporter news, costretto nel frattempo a cambiare lavoro, al compianto Giancarlo Testi identificato e cacciato dal Consiglio comunale di Anzio, a Elisabetta Bonanni del Clandestino pesantemente minacciata durante questa campagna elettorale di Nettuno, alle accuse di “pseudo giornalismo” e di “infame” nei confronti di chi scrive, poi chiarite tra  persone civili, alle grida di Patrizio Placidi all’Astoria contro chi aveva scritto del “caro estinto“. Ancora: dalle magliette contro Il Granchio alla richiesta di 300 milioni di lire che l’avrebbe fatto chiudere,  fino  al più generale e dispregiativo atteggiamento nei confronti della stampa locale ovvero dei “giornaletti“. E’ un clima pesantissimo.

Il tutto al netto di burrascose telefonate che sindaci, assessori, politici di varia estrazione fanno a direttori (ed editori) nel tentativo di tacitare i giornalisti locali che  nel 99,999% dei casi sono in buona fede assoluta. Senza secondi fini. Senza “padroni“, né strumentalizzazioni. Discorsi, questi, che piacciono alla politica di casa nostra che guarda sempre a “che c’è dietro” e mai a ciò che accade realmente.

Allora proviamo a rovesciare il discorso. Prendiamo un consiglio comunale, uno di quelli nei quali si grida a “strumentalizzazioni” o “complotti” e ci si erge a maestri della comunicazione. Prendiamo un comunicato stampa, uno di quelli dopo i quali c’è chi ti chiama per darti la “interpretazione autentica” di quello che ha scritto. Prendiamo una conferenza, un evento – durante il quale, magari, ti chiedono di mettere “una bella foto eh….” – uno spettacolo o una mostra e togliamo i “giornaletti“. Ma sì, fuori chi non copia e incolla. Fuori chi si azzarda a utilizzare – come vuole questo mestiere – la curiosità, una visura camerale, una conoscenza in banca, una in Tribunale come ci ricordava Giampaolo Pansa. Fuori chi chiede, approfondisce, cerca dati, critica.

Fuori chi prova a fare tutto questo in una realtà di provincia – come di provincia sono sindaci, assessori, consiglieri e aspiranti tali –  commettendo anche errori, a volte, sempre in buona fede. Candido De Angelis da sindaco amava ripetere che lui leggeva Sole 24 ore e Corriere della Sera, gli rispondevo che infatti era primo cittadino a Milano….

Abbiamo tanti difetti noi cronisti di provincia, è vero, ma si provasse per un attimo a farne a meno. Che visibilità avrebbero quanti, invece, la cercano in continuazione? Anzi, lo dico provocatoriamente ai colleghi: disertiamo, come facemmo per la conferenza stampa di Sergio Borrelli dopo la “cacciata” del povero Giancarlo Testi, uno degli appuntamenti elettorali o un consiglio o una conferenza…

Provocazione, appunto, perché si scrive affinché i cittadini sappiano e non per altro. E perché come ci ricordava Joseph Pulitzer: ” I medici lavorano per i loro pazienti, gli architetti per i loro committenti. La stampa è l’unica a lavorare per il pubblico interesse”. Anche ad Anzio e Nettuno.

Grazie Marco, indimenticabili quei momenti

IMG-20160519-WA0011

Conservo due abbracci e  la foto che vedete qui. Un incontro fugace con brevissimo saluto all’aeroporto di Amsterdam e quello in centro a Roma dove spiegai a Sara, la ragazza alla pari ospite della nostra famiglia, chi fosse quel personaggio che avevo incontrato. Gli dissi che ero cresciuto con i suoi comizi a canale 66 e con una battuta rispose: “E sei ancora vivo?”
A questi personali ricordi di Marco Pannella va necessariamente aggiunto ciò che ha rappresentato per questo Paese. Per i diritti e le libertà di ognuno. Quanto fosse avanti, ad esempio, nel mondo della comunicazione. Dal suo genio le campagne con le carte di credito per salvare i radicali o la trasmissione in diretta grazie a un telefonino della riunione alla Reggia di Caserta del traballante governo Prodi.
Di Marco Pannella altri hanno scritto e scriveranno da esperti politologi. A me basta ricordare che dalle condizioni dei detenuti alla responsabilità civile dei giudici, dal fisco ai referendum, dalle droghe  (facendo parlare un giovane Gasparri in tv per dare spazio ai proibizionisti) al sistema elettorale  è stato e resterà un punto di riferimento. Non ho condiviso alcune battaglie ma so che il suo modo di fare ed essere resterà nel mio e in tanti altri cuori.  Mi spiace che la partitocrazia non gli abbia riconosciuto il seggio di senatore a vita. E tanti,  oggi, farebbero bene a tacere. Per me e tanti altri idealmente è stato più che senatore. E conservo gelosamente quei brevi momenti. Grazie Marco, combattente per i diritti e la libertà. Grazie

Morosi, casi irrisolti. Chieste nuove incompatibilità

savarinoborrelli1

Il presidente Sergio Borrelli (a sinistra) e il segretario Pompeo Savarino

Sono passati da mesi  i “cinque-sei giorni” entro i quali gli uffici dovevano dare al presidente del consiglio comunale di Anzio, Sergio Borrelli, il quadro della vicenda dei presunti morosi. Una storia che si è trascinata ben oltre ciò che doveva essere ma che, purtroppo, non è chiusa.

Le ormai “famose” lettere fatte pervenire a 16 tra consiglieri e assessori hanno portato a chiarire la situazione per molti, sia pure ufficialmente nessuno ha mai detto quali sviluppi la vicenda abbia avuto. Il consigliere del Pd Ivano Bernardone anche nella penultima seduta ha chiesto, invano, chiarimenti.

Chi scrive ha scoperto, attraverso un accesso agli atti, che pure i personaggi pubblici nell’esercizio del loro mandato e per una contestazione relativa alla carica esercitata hanno diritto alla privacy e ne ha preso atto.

Ora si apprende – e per favore, non parta la caccia alle streghe – che per un paio di casi il responsabile del servizio politiche delle entrate ha scritto al presidente del Consiglio comunale e al segretario generale, per avviare le pratiche legata all’incompatibilità.

Si ricorderà che tra le contestazioni mosse all’ufficio c’era quella di aver “minacciato” i consiglieri di essere incompatibili, cosa che spetta solo all’assemblea degli eletti. Lesa maestà, insomma. Ebbene adesso il responsabile si è rivolto a presidente e segretario perché due casi – da ottobre – non sono ancora risolti. Dobbiamo dedurre che per gli altri, fortunatamente, quella lettera ha avuto un effetto o ha chiarito situazioni che si trascinavano da tempo. Ripetiamo ciò che sostenemmo allora: tutta la comprensione del mondo per chi ha problemi o ha avuto una “dimenticanza“, ma se tutti i cittadini devono pagare, chi ha un ruolo pubblico deve farlo prima. Rateizzare se necessario, ma pagare.

E in Comune ci sarebbe, ma volendo possono confermarlo o smentire gli interessati, un singolare “siparietto” del tipo che Borrelli chiede al segretario cosa fare e di intervenire e Savarino – ormai in partenza – chiede a Borrelli di procedere…. Speriamo non sia così, perché in questa storia hanno entrambi un ruolo da esercitare e non possono sottrarsi.

Qui diciamo altro: per sette mesi su questa vicenda non si è fatta chiarezza, c’è – probabilmente – chi ha continuato a esercitare il suo mandato da incompatibile, magari ha votato pure le tariffe per i rifiuti, ma sì…. Ci vogliamo scandalizzare? Un parere del Ministero dell’interno sulla precedente incompatibilità dell’assessore Placidi restò per un anno nei cassetti del Comune, figuriamoci. Che fine abbiano fatto le contestazioni della Ragioneria dello Stato nessuno ce lo ha detto…  Siamo ad Anzio, qui evidentemente vigono leggi particolari. Che non condividiamo. Assolutamente.

 

L’attenzione al territorio. Sì, quella dei cittadini…

discaricalavinio

Ci sono episodi degli ultimi giorni che sembrano lontani tra loro, vanno dalla cronaca di un’aggressione a quella di un sequestro, e passano per una nuova proposta legata alle Grotte di Nerone. Sono, in realtà, l’esempio di come l’impegno dei cittadini possa essere importante nella vita di una comunità e come un’amministrazione allo stremo faccia fatica a capire e quindi si limiti – quando va bene – a sopportare.

Invece quell’apporto, da qualunque parte provenga, è importantissimo. Dimostra un’attenzione dei cittadini  che questi amministratori non hanno. Basta vedere i rifiuti, ma anche le buche, l’assenza istituzionale all’incontro con Mandelli o le regole calpestate a ogni bilancio da approvare, i “non so” che vanno dalla biogas al porto.

Noi volevamo solo una pineta agibile per i nostri figli e nipoti” scrivono al comitato “Salviamo la pineta di Lido dei Pini”. Sono stati aggrediti, con una violenza inaudita e inspiegabile, si è tenuto un consiglio comunale surreale, così nella loro lettera  coloro che con senso civico hanno portato all’attenzione il caso  di quel polmone verde parlano di “schiaffo” dell’amministrazione.

E che c’entra un testardo comitato, come quello delle Grotte di Nerone, capitanato da tre cittadini di estrazione politico-culturale diversa, che dopo il brillante risultato con il Fai ora prova con il bando del governo? Semplice, mostra un’attenzione che il Comune, finora, ha dato (a fatica) fra l’altro stanziando una somma mai messa a disposizione. Vero, i soldi del Fai non sono arrivati, ma anche senza quelli era il caso di avviare un procedimento. Finora nulla, adesso speriamo che il sindaco voglia “sposare” questa nuova iniziativa, coinvolga il Comune, vada dal ministro Dario Franceschini a perorare la causa di quel lembo di territorio che ha bisogno urgente di interventi. A prescindere da chi li propone.

Infine la storia del sequestro di una discarica abusiva nella zona di Lavinio. Senza un comitato, anche lì, e senza la denuncia presentata personalmente da Chiara Di Fede, non sarebbe successo nulla. Diciamo che era difficile accorgersene, è vero, ma non è stato facile neanche consegnare immagini e segnalazione. Il che, forse, è ancora peggio.

Ma alla fine abbiamo un risultato, frutto di quell’attenzione che ciascun cittadino dovrebbe avere. Insediandosi a Latina il prefetto Pierluigi Faloni ha detto che “le telecamere sul territorio sono gli occhi dei cittadini“. Assolutamente condivisibile.

Vige, invece, ad Anzio ma non solo, il “chi te lo fa fare”  o – se lo fai – il “chi c’è dietro, che vuole fare….“.  D’altro canto i dinosauri della politica di casa nostra il senso civico sembrano averlo dimenticato da tempo.

Mandelli e la Bandiera blu, non solo cattive notizie. Anche se…

mandelli

Da sinistra Katya Farina, il professor Mandelli e Laura Nolfi

Ha ragione l’assessore Laura Nolfi quando parla di “data storica” riferendosi alla visita del professor Franco Mandelli nella nostra città. La sua relazione, la grande partecipazione di pubblico, la “lezione” che alla sua età Mandelli è ancora in grado di dare anche a tanti giovani e rampanti medici, ma anche ai cittadini, sono una bella pagina. Chi non c’era – come il sottoscritto – ha perso un’occasione ma per fortuna la tecnologia ci aiuta e bene ha fatto il Comune a inserire il video integrale sul sito istituzionale.

Toccante Mandelli, ma anche le testimonianze che sono arrivate. Buona l’idea di coinvolgerlo, eccezionale la sottolineatura da parte sua di ciò che rappresentano i volontari nel sostegno alle attività ospedaliere e non solo.

Un solo peccato: la ridotta rappresentanza istituzionale. L’assessore Nolfi, il suo collega Bianchi e cinque consiglieri comunali (Amabile, Geracitano, Lo Fazio, Maranesi e Mingiacchi) degli altri nessuna traccia. Né il sindaco facente funzioni – che pure con tanto di fascia al museo dello sbarco aveva ricevuto il vice ammiraglio della flotta Usa – né il presidente del consiglio comunale, altri assessori o eletti. E pure c’era un personaggio unico in Italia. Avevano altro da fare, non c’è dubbio, e saranno sicuramente giustificati,  ma il ruolo istituzionale imporrebbe altro. O almeno lo stesso interesse di convegni che sanno di ricerca di voti, presentazione di liste nella vicina Nettuno, ricerca di biglietti per eventi a Villa Adele e via discorrendo… E speriamo non c’entrino le “strategie” che accompagnano la maggioranza anziate.

All’evento di ieri la notizia, attesa, di oggi. La conquista della Bandiera blu. Ogni anno la stessa storia: ma la meritiamo? Guardiamo il lato positivo: è l’unico Comune in provincia di Roma, ci sono parametri che evidentemente rispettiamo, è un biglietto da visita che andrebbe sfruttato di più e meglio. Quello negativo: se il biglietto da visita sono certi cumuli di rifiuti meglio lasciar stare, la situazione è penosa in larga parte del territorio  e continuiamo a non conoscere i dati con i quali il Comune partecipa.

Speriamo che quelle di Placidi non siano le ennesime promesse e che si vada tutti – a cominciare dai cittadini poco civili – nella stessa direzione sulla raccolta e smaltimento dei rifiuti. I “giochetti” non sono ammessi. Sulla Bandiera blu auspichiamo trasparenza assoluta: si pubblichi il dossier con il quale è stata ottenuta, poi basta polemiche e facciamone un’occasione di crescita  e non di scontro perpetuo.

A proposito di trasparenza, salutiamo il segretario generale Pompeo Savarino che dall’1 giugno andrà in Regione per un nuovo incarico, che è il responsabile dell’ente per questo e l’anti-corruzione. Speriamo che il suo successore parta dalle pubblicazioni sul sito istituzionale, ancora troppo carenti. A Savarino, in ogni modo, sinceri auguri di buon lavoro.

Emergenza rifiuti, non c’è solo Camassa. Anzi….

Placidi

L’assessore Patrizio Placidi

L’emergenza rifiuti ad Anzio è palese. Basta andare in giro o verificare i social network (ah, 3.0….) Per mesi siamo stati dietro alla sentenza intorno alla quale numerosi giuristi da bar e dell’ultima ora – tanti operatori del settore rifiuti, molti vicini all’assessore in carica – erano pronti a scommettere. E’ noto che Patrizio Placidi, forte del maggior numero di assunzioni e servizi proposti da Ecocar-Gesam, “tifasse” per la ditta poi esclusa, di conseguenza lo hanno fatto i suoi “aficionados“. Salvo arrendersi al Consiglio di Stato.

Una volta definita la vicenda giudiziaria abbiamo aspettato il contratto, quindi il servizio è a pieno regime alla Camassa ambiente ma la musica non è cambiata. Anzi, se possibile è peggiorata.

Se l’azienda non ha messo ancora a disposizione tutti i mezzi e viene meno a capitolato e contratto è inevitabile che vadano fatte contestazioni. Ma se l’altra faccia della medaglia è che ai dipendenti qualcuno ha “consigliato” di fare le cose con calma saremmo all’emergenza “indotta“. E questo non va bene.

A finire sulla graticola è, giustamente, Patrizio Placidi. L’assessore è lui, anziché preoccuparsi di Anzio e della evidente situazione fuori controllo fa una lista a Nettuno, ma il fallimento è del sindaco Luciano Bruschini e della sua maggioranza. Vuoi perché non “caccia” Placidi – non può farlo? e per quale motivo? se ha già l’intesa con Candido De Angelis la maggioranza l’avrebbe comunque – ma soprattutto perché in tre anni non è stato in grado di prendere in mano la situazione e avviare il “porta a porta” anche in centro ad Anzio, per esempio.

Intanto ci dicono che pagheremo meno, bastano i normali controlli di un cittadino a dimostrare che il dato è a dir poco singolare, mentre nel piano finanziario “dimenticano” a quanto pare il 50% di quello che la Camassa si è vista riconoscere dal giudice. Non solo,  dall’ufficio tributi mandano acconti da pagare sulla base del 2014. Solo agli utenti non registrati al cassetto tributario, però….

E’ possibile, poi, che il sindaco ignori o “non sappia” com’è solito ripetere, qual è il sistema che vige con le assunzioni in quel settore, le squadre volanti, le promesse fatte, le cooperative che sono al centro di un’inchiesta della Procura di Velletri. Ecco perché il problema è “anche” la Camassa, “anche” Placidi, ma quello che non va è l’intero sistema. Chi dalla maggioranza si straccia le vesti in Consiglio comunale lo fa certamente per il bene della città, ma finora solo uno fece revocare un appalto del genere ed è stato – piaccia o meno – Paride Tulli.

Se ci sono gli elementi si facciano contestazioni e si arrivi alla revoca, va bene, ma se le urla riguardano altro è bene mettere la Camassa in condizioni di lavorare anziché invitare ad andare piano. E’ un’impressione, è qualcosa che sentiamo, e francamente ci piace poco.

A proposito di Procura si sono rivolti ai  magistrati i cittadini del comitato di Lido delle Sirene  per una delle tante situazioni di degrado sul territorio, sono pronti a farlo gli ispettori ambientali che dichiarano guerra” al Comune. Era ora che lo facessero, magari finalmente ci sarà chiarezza su come sono stati scelti, nominati, se le associazioni erano o meno in regola con l’albo regionale, se potevano davvero fare sanzioni che poi in Comune non potevano essere “registrate” ed emesse come ebbe a mettere nero su bianco l’ex comandante della polizia locale, se i decreti del sindaco fossero regolari o meno, perché i soldi dei quali si parla non sono mai stati iscritti in capitoli di bilancio.

Anche qui, la partita è su diversi tavoli. In primo luogo gli “zozzoni“, quelli che continuano a gettare di tutto impuniti. Non c’è stato sistema in grado di fermarli, né risultano sanzioni dopo gli annunci di “tolleranza zero“. Di certo occorrono bonifiche e  squadre “volanti“, da reperire magari la mattina in qualche bar. Basta essere al posto giusto, al momento giusto.

Gli ispettori, invece, da quello che apprendiamo, continuano a operare. Ce lo dicono sulla loro pagina facebook, ma i “rumors” parlano con insistenza di un servizio di vigilanza da estendere con le guardie giurate che già la fanno per il Comune. Se è vero o meno, al momento, lo ignoriamo.

Diciamo che questo quadro, però, serve a farsi un’idea del fatto che nell’emergenza rifiuti non c’è solo la Camassa, anzi….

 

“La Capo d’Anzio resta pubblica”, lo speriamo ma…

maurobufalari1

Antonio Bufalari, a sinistra, e Ciro Alessio Mauro  (Foto Il Clandestino)

Non avevamo dubbi sul fatto che bastasse “partire“. Se la Capo d’Anzio lo avesse fatto prima, con un accordo che era possibile senza ricorsi, oggi non avrebbe i problemi che vanno dalla fidejussione al Life, né i debiti che ha accumulato. Tanto meno le perdite di bilancio che neanche l’ipotizzata operazione di ingegneria finanziaria – mettere tra gli attivi i soldi degli ormeggiatori che hanno gestito da luglio 2014 banchine concesse alla Capo d’Anzio – potranno salvare.

Con il senno di poi non si fa la storia, è certo, e l’accelerazione che arriva all’indomani dell’intesa con le cooperative è senza dubbio positiva. Da qui a dire che la società resta pubblica – come hanno fatto all’unisono il presidente Ciro Alessio Mauro e il consigliere di parte privata Antonio Bufalari al Clandestino – ce ne corre.

Sia chiaro, per la Capo d’Anzio pubblica chi scrive è schierato dall’inizio. Peccato che in Comune abbiano fatto di tutto per metterla in mano al socio privato Renato Marconi. Prima non richiedendo le quote a Italia Navigando, quando emerse che una parte era in mano allo stesso Renato Marconi e pertanto non era più pubblica, poi quando gli inviati del “Granchio” andavano a Genova e si sentivano dire “tanto Anzio non partirà mai“, quindi non contestando il mancato rispetto dei patti para sociali che prevedevano, a un anno dalla concessione, i finanziamenti o la restituzione delle quote. A settembre 2012 Italia Navigando ovvero Mare 2 spa che ne aveva preso il posto, doveva andarsene.

No,  ci siamo tenuti per tre anni il parere dell’avvocato Cancrini nei cassetti, poi è partita una causa dall’esito incerto (la singolare operazione di “scissione” che molti riscoprono oggi ha avuto il via libera oltre che da diversi governi, anche dalla magistratura in Sicilia, per la vicenda di Marina di Balestrate) aspettiamo ancora che il legale venga a relazionare in Consiglio comunale, così come aspettiamo ancora la “cacciata” per la quale il sindaco aveva dato la sua parola d’onore, salvo firmare qualche giorno dopo una “road map” con lo stesso Marconi. Abbiamo fatto un piano di razionalizzazione della società praticamente inutile e nemmeno veritiero, dopo aver fatto ritirare a Candido De Angelis – allora ancora “nemico” – un ordine del giorno a marzo 2015 che dettava le linee del piano stesso. Risultato? Il privato ha di fatto in mano la Capo d’Anzio. Dal punto di vista gestionale, per ora (e quando presenterà il conto, sarà salatissimo) presto da quello formale. Per i decreti che si sono susseguiti dal governo Monti in poi e per quello che dice, da ultimo, la Corte dei Conti.

La ricostruzione del Meetup “I grilli di Anzio” è condivisibile. La Corte dei conti intanto dice che sulla fidejussione la pratica è alla Procura regionale, ma di fatto che basterà restituire i fondi al Comune e la cosa è a posto – pertanto anche i consiglieri comunali corrono meno rischi – ma come e quando verranno restituiti se i bilanci sono ancora in perdita? Si incasserà finalmente dal 2016, vero, ma il punto è un altro: “Con riferimento all’attualizzazione della valutazione circa il persistere della compatibilità della partecipazione societaria con le finalità istituzionali dell’Ente e la compatibilità tra quanto disposto dalla legge 190 del 2014 e quanto dichiarato nel piano di razionalizzazione (…) il collegio valuta non idonee le argomentazioni (…) conseguentemente ritiene che l’Ente e il collegio dei revisori dovranno espressamente pronunciarsi nell’ambito degli adempimenti di cui all’articolo 1, comma 612, della legge 190 del 2014, precisando che gli aspetti esaminati costituiranno oggetto di monitoraggio nell’esame dei successivi cicli di bilancio“.

Quali argomentazioni si andranno a portare? Speriamo che basti rimettere in sesto i conti della società per dire che possiamo mantenerla con il controllo pubblico. Auspichiamo che Mauro e Bufalari abbiano ragione. Ma su questo punto era, è e sarà il sindaco a dover spiegare ai cittadini, ancora proprietari del 61% della Capo d’Anzio, per quale motivo ha fatto di tutto per arrivare fin qui.

ps, insistiamo: ma con il Circolo della vela l’accordo c’è? E a quali condizioni? Grazie!