Acqualatina querela, i cittadini pagano. La legge che nessuno vuole…

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E’ interessante quanto emerso nel corso del dibattito durante il corso su querele e diffamazione che si è tenuto venerdì scorso a Priverno.  I colleghi assolti dopo sette anni per una querela di Acqualatina, che al 51% è di proprietà pubblica, hanno scritto il vero. Nessuno li risarcirà perché non è previsto in Italia un sistema simile – né in Parlamento chi si occupa della materia sembra interessato a questo deterrente per le querele temerarie, la politica preferisce  “intimorire” i giornalisti… – ma intanto i cittadini dei Comuni serviti da Acqualatina nell’Ato 4, l’ambito territoriale ottimale che comprende la provincia di Latina, Anzio e Nettuno e due centri del frusinate, pagheranno in bolletta quelle spese.

Inserite tra le tante spese legali sostenute da Acqualatina con i soldi di tutti. Così come ha fatto e sta facendo la Provincia di Latina, segnalata per questo alla Corte dei Conti dall’Associazione stampa romana.

Noi giornalisti sbagliamo pure, ci mancherebbe, e se è così paghiamo. Se gli altri querelano per “sport” o, peggio, per intimidire nessuno paga. Basterebbe applicare questo principio, con uno più stringente sulle rettifiche, per sfoltire i Tribunali dalle innumerevoli cause per diffamazione a mezzo stampa o, peggio, dalle milionarie richieste di risarcimento del danno fatte pretestuosamente per evitare di farti continuare a scrivere di determinati argomenti.

Porto operativo (?!) in vendita a Genova, ma non sappiamo quale…

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Lo indicano tra i “marina” operativi. E con l’intera rete si sono presentati a  Genova dove – si legge testualmente su facebook la Capo d’Anzio S.p.A. e la Marina di Capo d’Anzio stanno ottenendo uno straordinario interesse tra il pubblico del salone nautico . Siamo passati dal “tanto non si farà mai” dello stand di Italia Navigando, qualche anno fa, alla falsa indicazione di un porto operativo che tale non è. Soprattutto, cosa sta proponendo il socio privato della Capo d’Anzio a Genova? L’interesse è basato su quale proposta?

Perché ormai siamo alla farsa su quanto avviene intorno al progetto della Capo d’Anzio. L’ingegnere Renato Marconi doveva essere già in Liguria mentre il sindaco, Luciano Bruschini, annunciava in consiglio comunale che l’idea del Comune è una e quella del privato è un’altra. E che si farà come dice il Comune, il quale voleva la concessione totale e adesso che l’ha ottenuta si riprenderà le quote un tempo di Italia navigando e poi di Mare 2 spa quindi Marinedi ovvero dello stesso Marconi.

Peccato non essere a Genova per sentire dal vivo cosa si dice di Anzio e se il porto – che è nelle condizioni a tutte note – viene “venduto” o meno, se è inserito o non nelle promozioni che fa il gruppo rispetto ai transiti e alla formula “Qui e là”…

Serve chiarezza, lo ripetiamo, e non c’è. Anzi, dopo l’uscita del sindaco, il rapporto da chiarire con il privato, la fideiussione in bilico se Marconi non la firma, le tensioni delle quali si parla tra il presidente D’Arpino e gli ormeggiatori nel corso dell’ultimo incontro in Comune, la situazione ha finito di ingarbugliarsi.

Porto, tutto cambia. Anzi no. Improvvisando

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Tutto cambia affinché nulla cambi. Quello che ci insegna il Gattopardo è più che mai attuale ad Anzio, dove sulla vicenda porto è ormai vero tutto e il suo contrario. Proviamo a fare ordine: Marina di Capo d’Anzio – ci spiegano che il “brand” è questo… – scrive ai concessionari e li invita ad assumersi la responsabilità della propria attività in questo periodo. Agli ormeggiatori, però, scrive di più: aree da liberare entro il 30 settembre. L’idea di fondo è chiara: gestire gli spazi attuali degli ormeggiatori per incassare soldi e risanare la società, unendo a questo anche i canoni degli altri concessionari. Lo “sfratto” – anche se tecnicamente non è tale – è firmato da Luigi D’Arpino, presidente della Capo d’Anzio, e da Enrico Aliotti, amministratore delegato della stessa società per il 61% del Comune e per il 39% di Marinedi ovvero Renato Marconi. Non importa l’accordo sottoscritto in passato dagli ormeggiatori.

La strategia della società – meglio, di chi formalmente la rappresenta – fino a qualche giorno fa era chiarissima: gestire ciò che si poteva, andare avanti “a pezzi” come il 30 settembre ha affermato il sindaco in consiglio comunale. Lo stesso Luciano Bruschini ha detto che Marconi può pure accomodarsi, che la maggioranza ce l’ha il Comune e si fa come dice lui, che l’obiettivo era quello di avere la totale concessione e che adesso che c’è si procederà con una nuova gara. Per questo non aveva mai dato corso alla richiesta di restituzione delle quote dopo che Italia Navigando prima e Marconi poi non avevano trovato i fondi previsti dai patti parasociali entro un anno. Adesso lo farà e si è impegnato – dando la sua parola d’onore – a dar corso alla richiesta entro ottobre.

Di più, il sindaco ha detto che non era a conoscenza – d’altro canto, non sa mai niente… – della lettera agli ormeggiatori e che li aveva ricevuti e tranquillizzati. Il giorno dopo in tal senso ha diffuso anche un comunicato.

Tutto bene, evidentemente, al punto che gli ormeggiatori sono rimasti lì, Aliotti e D’Arpino non hanno battuto ciglio e sono rimasti al loro incarico come nulla fosse, dopo aver lavorato mesi a questo passaggio che era semplicemente gestionale, in attesa di tempi migliori. Delle due l’una: o sono d’accordo con l’inversione di tendenza del sindaco e gli sta bene che per gli ormeggiatori – ad esempio – non cambi nulla o non lo sono ma preferiscono restare al loro posto anziché dire: “Abbiamo lavorato per altro, lo sapevate tutti, grazie e arrivederci”. Chi vivrà vedrà, come per il porto del resto. Abbiamo capito che è così che si procede. Improvvisando.

Bilancio e nota al Prefetto, la figuraccia dell’opposizione

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Se vieni a reclama’, ne tenghi da sape’ più de me…” Sia consentito l’uso dell’idioma nettunese per ricordare l’episodio – ormai tanti anni fa – di un arbitro di baseball che durante il corso per allenatori ci spiegava che prima di entrare in campo e contestare una decisione, era necessario sapere di cosa si stesse parlando. Come e meglio di lui.

Un episodio singolare per sottolineare, invece, una vicenda molto grave alla luce di quanto emerge nella documentazione che il Comune di Anzio ha spedito al Prefetto di Roma a seguito dell’esposto presentato dall’opposizione e della lunga lettera con la quale si chiede l’intervento del rappresentante del governo. Non una contestazione in una partita di baseball, insomma, ma nero su bianco una richiesta formale perché ci sono state delle violazioni. Tra le prime segnalate dai nove consiglieri d’opposizione nella relazione inviata al Prefetto quella che “non è stata effettuata nessuna notifica, ai sensi dell’articolo 15 comma 5 del regolamento comunale di contabilità, secondo la modalità prevista dal regolamento del consiglio comunale articolo 5, dell’avvenuto deposito dei documenti stessi”. Mancata comunicazione che “ci ha impedito di conoscere i tempi entro i quali era possibile consegnare gli emendamenti, ai sensi dell’articolo 16 commi 1, 2 e 3 del regolamento comunale di contabilità, quindi è stato impedito ai consiglieri di presentare emendamenti al bilancio”. La notifica, invece, c’è. E’ del 9 luglio e il messo comunale che si è recato personalmente a consegnare la lettera con la quale si dava notizia ai consiglieri dell’avvenuto deposito dei documenti e del termine del 17 luglio per presentare gli emendamenti in molti casi ha scritto di averla data al “medesimo”. Cioè proprio al consigliere comunale. Con tanto di firma dei destinatari per ricevuta. Questo il sindaco lo ha scritto rispondendo al Prefetto affermando che tutto era avvenuto per tempo “come risultante dalle relate di notifica effettuate per ogni consigliere”.

Siccome era chiaro che o i consiglieri di opposizione o il sindaco stavano dicendo una cosa non vera, oggi si è in grado di dimostrare che agli atti del Comune risultano le notifiche. Di conseguenza chi ha spedito al Prefetto la lettera sostenendo di non aver ricevuto la notifica ha fatto una figuraccia. E deve almeno chiedere scusa, se non addirittura lasciare. Perché su queste cose non si scherza. Perché pazienza un’opposizione che fatica a proporre, ma una che nemmeno controlla gli atti che riceve è francamente troppo. A meno di un clamoroso falso che va immediatamente denunciato dai consiglieri di opposizione e cioè di notifiche “inventate”. Lo ripetiamo da giorni, su questa vicenda qualcuno stava raccontando una bugia. La lettera spedita e recapitata il 9 luglio dice che l’opposizione ha coinvolto il rappresentante del governo in provincia e ha fatto presentare un’interrogazione parlamentare, partendo da un presupposto non vero. Poi c’è tutto il resto rispetto al bilancio fallimentare, al ritardo del Consiglio, alle mancate commissioni, all’emendamento in extremis e senza parere dei revisori. Se ne può discutere, ma prima di affermare una cosa simile rispetto alle notifiche – che avrebbe inficiato il bilancio stesso automaticamente – occorre essere certi di quanto si scrive.

Cosa è successo con quella lettera? E’ stata presa e messa in qualche cassetto? E’ stata dimenticata o sottovalutata? O, davvero, non è mai arrivata, c’è stato un falso inaudito e resta la certezza di non essere stati messi in grado di svolgere il proprio ruolo? Se è così si deve andare in Procura e dire che le notifiche sono inventate. Non ci sono mezze misure.

Detto questo è chiaro che il problema di Anzio non è certo l’opposizione ma chi governa per tentativi ed errori, ha dimenticato il programma elettorale e tutto ciò che sappiamo e denunciamo. Ma un’opposizione che afferma una cosa per un’altra – fidando forse solo nel copia e incolla dei comunicati – diventa parte del problema…

Il porto che poteva già esserci, la chiarezza indispensabile

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La ricostruzione di Candido De Angelis rispetto alla vicenda porto, fatta ieri in Consiglio comunale, è fedele a quanto accaduto in questi anni. Non c’è alcun dubbio che se Anzio fosse stata trattata dalla Regione come Fiumicino e Formia oggi avremmo un porto realizzato. Alle prese con la crisi della nautica, certamente, ma operativo. I se e i ma non fanno la storia, però ricordare – come ha fatto l’ex sindaco – gli incontri con autorevoli personaggi dell’imprenditoria italiana nel settore e le aspettative che c’erano nell’ambiente, le trattative ai massimi livelli con l’allora amministratore di Invitalia Arcuri che controllava Italia Navigando e “messo lì da D’Alema”, serve a capire una storia travagliata. Giocata, spesso, lontano da Anzio.

La chiamano “politica” ed è grazie a quella che hanno bloccato – con pareri a soggetto – un porto che era fatto. Lo affermò in una lettera al Pd alla quale mai nessuno degli interessati ha replicato l’allora assessore regionale e oggi senatore Bruno Astorre in merito al famoso convegno al Lido Garda: “Chi veniva a Roma a chiedermi di bloccare l’opera si è distinto per una sola cosa: tacere“. Indicava nome e cognome di un autorevole esponente delle varie trasformazioni del Pd, personaggio ancora molto “sentito” da una componente del partito. Evito di nominarlo, con lui ho chiuso da tempo, come con  i politici che mettono l’arroganza davanti a tutto quando gli mostri l’evidenza.

Il porto era fatto, con un piano finanziario allora credibile e oggi inesistente. Sì, adesso che c’è la concessione di entrambe le aree si rischia di essere arrivati tardi o di dover cedere la società per la “spending review”. Intanto continuiamo a non sapere – nero su bianco – dove si trovano i soldi di quella che viene definita una “start up” dopo quattordici anni…

Peggio, si rischia che il socio privato che ci siamo ritrovati – sempre grazie alla “politica” pure trasversale – non firmi la fideiussione che invece ha deliberato il consiglio comunale perché il sindaco ha svelato la sua “strategia” e detto che il porto era e resta quello e per lui Renato Marconi può anche accomodarsi. E che si darà corso a quanto previsto dai patti parasociali: Italia Navigando e chi ne ha preso il posto non hanno portato i soldi entro un anno dalla concessione, le quote tornano al valore nominale al Comune.

Lo sosteniamo dal primo momento, ribadendo la necessità che le quote siano del Comune e che questi decida se e come procedere anche in caso di eventuale cessione della società. Il sindaco – dice per precisa scelta – finora la pensava diversamente e dava a Mare2/Marinedi/Marconi ampia carta bianca.

Ora, l’ingegnere deve andarsene e non ci piove, può avere tutti i difetti di questo mondo, non ci sarà simpatico, ma è chiaro che adesso reagirà. Al suo posto, dopo l’inversione a U di Bruschini, chiunque farebbe la stessa cosa. E senza la fideiussione – che va firmata da entrambi i soci – la banca passerà agli atti esecutivi. Ci saremo levati di torno (forse) Marconi ma avremo un problema di non poco conto se come ha detto il sindaco replicando a De Angelis quella fideiussione “l’avresti portata così in consiglio se oggi fossi stato qui al mio posto”. Cosa succede senza? I se e i ma non fanno la storia, per questo continuiamo a chiedere una sola cosa: chiarezza.

Rifiuti: il porta a porta improvvisato che pagano gli onesti e la gentilezza in Consiglio

L'assessore Patrizio Placidi

L’assessore Patrizio Placidi

La raccolta differenziata “porta a porta” è stata estesa in fretta e furia lo scorso anno in assenza di un piano finanziario e oggi si pagano “fuori bilancio” le spese sostenute allora, quando invece ci veniva detto che era tutto a posto e che la copertura arrivava dai soldi della Provincia di Roma.

Sollevavamo dubbi allora, abbiamo la certezza oggi che quanto affermava in conferenze stampa l’assessore Patrizio Placidi con il supporto del dirigente del settore, era una presa in giro. Lo ha confermato lo stesso assessore ieri e finalmente anche il sindaco – che normalmente “non sa” – sembra essersi accorto che spendiamo troppo. Quando lo dicevano, fra gli altri, Romeo De Angelis e Mario Pennata dai banchi di maggioranza erano dei visionari…

L’avvio del “porta a porta” in piena campagna elettorale e le promesse legate a quel servizio, oggi al centro di un’indagine della magistratura (ma quanta gentilezza in Consiglio, nessuno ne ha chiesto conto…), hanno probabilmente consentito di vincere le elezioni ma i nodi arrivano al pettine e soprattutto alle tasche dei cittadini che dovranno pagare quei debiti e non solo. Grazie alla scelta di non destinare i risparmi della discarica come chiesto dai dirigenti, per esempio, i cittadini onesti pagano e pagheranno gli inesigibili che nessuno è andato a riscuotere. Quelli del 2005 – caricati pure a chi non era residente – e probabilmente quelli a venire perché nessuno ci dice quanti sono e cosa si sta facendo per recuperarli.

Per chissà quale miracolo informatico 3.0, poi, i cittadini onesti pagano e pagheranno per la seconda volta il costo del “cassetto tributario” (altri 70.000 euro) che nel frattempo è stato aggiornato e ci informa che “da oggi” si paga con carta di credito. Non era (doveva essere) così già lo scorso anno? Ah, c’è il servizio ma anche un 1,5% di commissione tanto per non farsi mancare nulla, anche se questo avviene ormai un po’ ovunque. I cittadini onesti hanno pagato e pagheranno 30 centesimi a metro quadrato che lo scorso anno sono andati al governo e per questo saranno invece incassati dal Comune. L’opposizione giustamente ha chiesto lumi, ma nessuno – capiamo per l’inchiesta che in uno Stato di diritto prevede l’innocenza di Placidi – ha sentito l’esigenza di chiedere le dimissioni dell’assessore che un anno e mezzo fa diceva che era tutto coperto e oggi tranquillamente ammette che i soldi non c’erano e che si è proceduto, di fatto, improvvisando. E di nuovo promette che diminuiranno i rifiuti in discarica e le spese per i cittadini, dimenticando che il totale del piano finanziario di Anzio è il doppio di quello di Nettuno o Velletri. Perché?

Un accenno, infine, sugli ispettori ambientali ieri presenti in massa al consesso civico. Ha preso le loro difese il consigliere Geracitano ricordando che “per pochi spiccioli” hanno svolto un importante servizio che deve essere prorogato. Secondo i dati riferiti da lui si parla di 100.000 euro destinati alle casse comunali, mentre Placidi aveva parlato prima di 500 sanzioni e poi ha detto che si dovrà fare un consuntivo dell’attività. Dobbiamo dedurre che qualche dato esiste ma ancora va verificato oltre a immaginare che ciascuna sanzione è stata mediamente di 200 euro. Sulla legittimità delle multe è tutto ancora da capire, su quanti fondi andranno alla Provincia anche. Alla fine c’è stato un gruppo di volontari non si sa scelti come e che saranno risarciti chissà quando (ci sono le determine di liquidazione e non ancora i mandati di pagamento) e della reale utilità dei quali tra costi e benefici speriamo di sapere a breve