Porto, tutto cambia. Anzi no. Improvvisando

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Tutto cambia affinché nulla cambi. Quello che ci insegna il Gattopardo è più che mai attuale ad Anzio, dove sulla vicenda porto è ormai vero tutto e il suo contrario. Proviamo a fare ordine: Marina di Capo d’Anzio – ci spiegano che il “brand” è questo… – scrive ai concessionari e li invita ad assumersi la responsabilità della propria attività in questo periodo. Agli ormeggiatori, però, scrive di più: aree da liberare entro il 30 settembre. L’idea di fondo è chiara: gestire gli spazi attuali degli ormeggiatori per incassare soldi e risanare la società, unendo a questo anche i canoni degli altri concessionari. Lo “sfratto” – anche se tecnicamente non è tale – è firmato da Luigi D’Arpino, presidente della Capo d’Anzio, e da Enrico Aliotti, amministratore delegato della stessa società per il 61% del Comune e per il 39% di Marinedi ovvero Renato Marconi. Non importa l’accordo sottoscritto in passato dagli ormeggiatori.

La strategia della società – meglio, di chi formalmente la rappresenta – fino a qualche giorno fa era chiarissima: gestire ciò che si poteva, andare avanti “a pezzi” come il 30 settembre ha affermato il sindaco in consiglio comunale. Lo stesso Luciano Bruschini ha detto che Marconi può pure accomodarsi, che la maggioranza ce l’ha il Comune e si fa come dice lui, che l’obiettivo era quello di avere la totale concessione e che adesso che c’è si procederà con una nuova gara. Per questo non aveva mai dato corso alla richiesta di restituzione delle quote dopo che Italia Navigando prima e Marconi poi non avevano trovato i fondi previsti dai patti parasociali entro un anno. Adesso lo farà e si è impegnato – dando la sua parola d’onore – a dar corso alla richiesta entro ottobre.

Di più, il sindaco ha detto che non era a conoscenza – d’altro canto, non sa mai niente… – della lettera agli ormeggiatori e che li aveva ricevuti e tranquillizzati. Il giorno dopo in tal senso ha diffuso anche un comunicato.

Tutto bene, evidentemente, al punto che gli ormeggiatori sono rimasti lì, Aliotti e D’Arpino non hanno battuto ciglio e sono rimasti al loro incarico come nulla fosse, dopo aver lavorato mesi a questo passaggio che era semplicemente gestionale, in attesa di tempi migliori. Delle due l’una: o sono d’accordo con l’inversione di tendenza del sindaco e gli sta bene che per gli ormeggiatori – ad esempio – non cambi nulla o non lo sono ma preferiscono restare al loro posto anziché dire: “Abbiamo lavorato per altro, lo sapevate tutti, grazie e arrivederci”. Chi vivrà vedrà, come per il porto del resto. Abbiamo capito che è così che si procede. Improvvisando.

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