Porto: fondo maltese e altro, quello che non convince

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Stai a vedere che con questa storia del fondo maltese, scopriamo qualche altra verità sul travagliato progetto del porto di Anzio e sulla sua difficile realizzazione. Nella riunione di mercoledì – della quale ufficialmente nessuno si preoccupa ancora di farci sapere qualcosa – è emerso che la causa intentata dal Comune nei confronti di Marinedi e affidata all’avvocato Cancrini rappresenta un problema per la società di Renato Marconi.
Benché “dormiente“, quel contenzioso è un potenziale rischio e l’ingegnere vuole che sia ritirato o quantomeno “congelato“.
Ci riferiscono più fonti del sindaco disponibile a valutare e del presidente senza poteri della Capo d’Anzio, l’avvocato Ciro Alessio Mauro nominato dallo stesso sindaco, addirittura “sponsor” di una intesa in tal senso. 
Della serie: se dobbiamo andare avanti e questo è un ostacolo, aggiriamolo e vediamo poi…
Ebbene l’avvocato Cancrini – del quale aspettiamo la relazione in consiglio comunale da mesi – ha fatto un parere e avviato una causa sostenendo – lo diciamo a grandi linee – che per le quote andava fatta un’evidenza pubblica prima di darle a Marconi, che pure non fosse così il Comune doveva comunque esprimere il suo gradimento, che avendo Marinedi preso onori e oneri di Italia Navigando a un anno dalla concessione (settembre 2012) o metteva i soldi o il Comune si riprendeva le quote. Causa depositata e mai avviata, mentre se non avesse insistito il consigliere comunale Marco Maranesi quel parere neanche lo conosceremmo.
Bene, ma se la causa di Cancrini  dà tanto fastidio a Marconi, forse forse un fondamento ce l’ha… Forse non è come a Marina di Balestrate dove l’ingegnere ha vinto perché lì hanno contestato il “passaggio” di quote e non altro e allora perché Bruschini ha frenato l’avvocato dicendogli di aspettare? Avesse già garantito – con altri – che tutto si privatizza e arrivederci Anzio?
Emerge poi la questione del fondo maltese, anticipata qui dallo stesso Marconi a marzo. Non ci giriamo intorno, le obbligazioni emesse a Malta sono di una “scatola” finanziaria dello stesso ingegnere che risulta autorizzata dal 2012 ma non sembra – ci riserviamo di verificare meglio – operativa. “Basta con gli interessi di pochi” – diceva in quell’intervista l’ingegnere, ma nemmeno possiamo dire sì – proni – agli interessi solo suoi e magari della politica trasversale che ce l’ha portato e lo sostiene. 
Per esempio, se scegliere o meno un fondo e quindi emettere obbligazioni sul porto di Anzio, oltre a passare per il consiglio comunale finché il 61% è nostro, non deve passare per una procedura di evidenza pubblica?
Pensare che eravamo  partiti – con il compianto Gianni Billia – dalla Banca europea degli investimenti e finiamo in un fondo misterioso ma non troppo, perché è chiaramente del nostro socio di minoranza. Che dovrebbe rimborsare le obbligazioni fra x anni, ma se non potesse farlo porterebbe nel default anche la Capo d’Anzio.
Socio che se mai riusciremo a mandare via, o se saremo costretti dalla legge Madia a cedere le quote, non ci farà regali. Immagino già il conto dei piani finanziari realizzati, del sito, della contabilità, dell’avvocato che una volta definimmo “porta a porta” che fa avanti e indietro con Anzio e la Regione Lazio, la direzione lavori persino della demolizione dello Splash Down ( unica opera finora realizzata dalla “Capo d’Anzio” con procedura pressoché “segreta“) e via discorrendo. Non ha fatto così con Italia Navigando?
Altra osservazione: se il piano finanziario è credibile e davvero il bacino interno si realizza con 20-25 milioni di euro, non c’è una banca disposta a dare credito al progetto? Perché tutta questa ingegneria finanziaria, fondi, posti barca, prestiti…. Tanto indebitato per indebitato, il Comune….

L’impressione che abbiamo – sperando di sbagliare – è altra. La politica di casa nostra, questa maggioranza che si allarga a seconda delle necessità, vuole partire e basta. Sono passati 23 anni da quando il Consorzio nautico presentò l’idea del doppio porto, 19 da quando Mastracci lo fece inserire nel piano regionale dei porti, 17 dalla delibera di Consiglio che diceva di andare avanti, 11 anni dalla richiesta di concessione, 5 da quando ce l’hanno data, si fa e basta poi chi vuole Dio se lo prega. Dispiace, ma non funziona così.

E già che ci siamo, dato che sempre un porto di mare resta, le voci che corrono sono di mancato rinnovo dei contratti di chi è stato assunto dopo un regolare concorso. Il porto che doveva dare lavoro, comincia a toglierlo. Speriamo di sbagliare, mentre aspettiamo ancora il parere Anac sul “service” alle cooperative e una soluzione per i soldi che ci hanno salvato il bilancio 2015 ma non abbiamo ancora chiesto alle stesse cooperative. Non vorremmo che il parere facesse la fine del bando per i lavori, uno degli annunci del presidente che finora non si è concretizzato.

Porto, fondo maltese e non solo. Fateci capire

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Arrivano echi dalla riunione odierna tra sindaco, capigruppo di maggioranza e opposizione (ma con molti più partecipanti) e vertici della Marinedi, il socio privato della Capo d’Anzio che fa capo all’ingegnere Renato Marconi, presente al gran completo.

All’ordine del giorno la realizzazione della fase due del porto – così rinominata rispetto all’originario piano finanziario – ovvero la sistemazione del bacino interno. Una realizzazione che dovrebbe passare per un bando che tra quindici giorni – questo è stato annunciato mesi fa – dovremmo conoscere ma che difficilmente, dato l’esito di stasera, sapremo.

Proviamo a mettere insieme le informazioni trapelate, perché se aspettiamo che ci informi il nostro sindaco, il quale rappresenta il 61% del capitale che appartiene ai cittadini, ne sapremo ancora meno.

Il bando di 20-25 milioni di euro andrebbe “garantito” a chi decide di svolgere i lavori dalla disponibilità finanziaria a pagarli, lasciando poi la gestione alla Capo d’Anzio. Come? Una parte – circa 9 milioni – andrebbe in posti barca, altrettanta sarebbe pagata con le obbligazioni messe sul mercato da un fondo  costituito a Malta da Marinedi, nel quale però non c’è ancora un euro.  Il resto 3-4 milioni, dovrebbe essere una normale operazione bancaria con un finanziamento alla Capo d’Anzio.

Operazione più di ingegneria finanziaria che portuale, sulla quale è indispensabile proprio per questo la  comprensione assoluta finché un pezzetto di quel 61% sarà ancora di ciascun cittadino. Bene ha fatto Luciano Bruschini a coinvolgere i capigruppo e bene sarà andare in consiglio comunale, con massima trasparenza. Di perdite pubbliche e profitti privati, in Italia, ne abbiamo visti fin troppi.

Ma c’è un altro elemento che sarebbe emerso oggi. La causa che il Comune ha intentato a Marinedi – lasciandola poi dormiente – con il famoso incarico all’avvocato Cancrini del quale si è finora volutamente ignorato il parere e del quale aspettiamo ancora la relazione in consiglio comunale, crea problemi a Marconi e alla sua società. E’ un contenzioso, non piace alle banche. Allora ci sarebbe una proposta di “chiudere” o “sospendere” l’azione del Comune per far partire i lavori. Idea che – ma guarda… – troverebbe il sindaco favorevole.

Attenzione, perché incombe la cosiddetta legge Madia e il pericolo di dismissione delle quote pubbliche è dietro l’angolo. Diciamo pure che abbiamo fatto di tutto per dismetterle (tipo sbagliare il piano di razionalizzazione) ma visto che una causa è in piedi rinunciamo pure al contenzioso a una condizione chiara: facciamoci garantire – si trovasse il modo, vista la scissione di Italia Navigando tutto si può fare – che Anzio manterrà il controllo sul “suo” porto. Marconi si impegni  in tal senso, tanto le quote andrebbero a lui,  rispetti quello che dice e soprattutto dica sin da adesso che non presenterà conti salati – quando dovrà prendere quelle quote – come ha fatto per prendersi il pezzo di Italia Navigando che ce lo ha fatto ritrovare socio.

Sulla base di ciò che è emerso, questa è la situazione. Aspettiamo di avere qualche notizia in più, anche se conoscendo Bruschini difficilmente le avremo….

ps: ovviamente il fondo turco-napoletano e il bando totale erano e restano chiacchiere di questa maggioranza, mentre delle minacce sul caso parcheggi che vedrebbe coinvolti stessi soggetti di “Mala Suerte” e della trasparenza che sul sito del Comune è inesistente per ciò che riguarda la Capo d’Anzio, non s’è parlato….

Porto, il fondo maltese e le minacce sui parcheggi

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Mercoledì il sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, incontrerà i capigruppo insieme all’ingegnere Renato Marconi, rappresentante di Marinedi titolare del 39% delle azioni della “Capo d’Anzio“, per spiegare l’operazione che porterà al nuovo bando per la realizzazione del porto.

Aveva accennato qualcosa in consiglio comunale – dove la vicenda tornerà proprio per questa operazione – ora spiega insieme a Marconi l’idea del fondo maltese che dovrà mettere parte dei soldi come garanzia, perché altrimenti con i tempi che corrono nessuna impresa si imbarca in lavori per 20 milioni di euro e oltre. L’ingegnere lo aveva annunciato nell’intervista concessa a marzo a chi scrive, ora si entra finalmente nel vivo.

Potremo forse capire se agli annunci – ridotti nel periodo estivo – del presidente senza poteri (perché altrimenti incompatibile con la sua professione di avvocato come lo stesso sindaco ha spiegato rispondendo a un’interrogazione di Andrea Mingiacchi) seguiranno finalmente i fatti. E se il famigerato mezzo bando – riguardando solo il bacino interno – per il quale siamo arrivati all’ennesima scadenza indicata da Ciro Alessio Mauro, sarà pronto o meno.

Magari sindaco e rappresentante di quel 39% oltre a spiegare l’operazione finanziaria – che sembra sicuramente più solida di quella che un non meglio identificato gruppo “turco napoletano” era pronto a mettere in campo con 300 milioni di euro – parleranno anche delle sorti della “Capo d’Anzio” sulla base delle disposizioni del cosiddetto decreto Madia.

La partecipazione pubblica è in bilico, dal Comune non sembrano preoccuparsi più di tanto perché Bruschini vuole lasciare il suo incarico avendo almeno dato avvio al porto per il quale ricorda sempre di essersi battuto. Sembra avere dalla sua anche Candido De Angelis, “padre” di questa iniziativa, e sembra anteporre tutto ciò rispetto al mantenimento del controllo pubblico non del porto in sé ma di un pezzo di città.  Mentre Sel e altre forze di sinistra, insieme al Movimento 5 stelle, chiedono alla Regione di riprendersi la concessione, nessuno immagina una possibile via d’uscita con l’Autorità portuale che avrebbe anche i soldi per realizzare l’opera. Idea che forse andava seguita prima, quando c’erano le condizioni, quando Italia Navigando andava cacciata senza aspettare la scissione societaria e le quote andate a Marconi, quando qualcuno dagli uffici lo suggeriva inascoltato.

Mentre aspettiamo il vertice e la partecipazione al Consiglio annunciata dall’avvocato Antonio Bufalari, consigliere di amministrazione e braccio destro di Marconi, in una intervista al Granchio, apprendiamo di minacce delle quali la società sarebbe stata oggetto secondo quanto riportato nell’edizione cartacea di Controcorrente. Al centro della vicenda la gestione dei parcheggi, già all’attenzione della Procura per la questione “Malasuerte”. Sarà bene chiarire, anche perché i personaggi che compaiono in quell’inchiesta continuano a essere abituali frequentatori del Palazzo o contigui a esponenti della nostra classe politica e dirigente.

Infine ricordiamo che il sito Marinadicapodanzio.com  resta in costruzione, mentre su quello del Comune continuano a esserci informazioni datate e non in linea con la legge sulla trasparenza. Già che si trovano, i capigruppo, possono chiedere al sindaco e a Marconi “lumi” anche su questo?

 

Porto: “Perché è cambiato il codice in Camera di commercio”

Dall’avvocato Antonio Bufalari, consigliere d’amministrazione della Capo d’Anzio, ricevo e pubblico.
antonio bufalari
“Le scrivo queste mie due righe di precisazione leggendo il suo articolo in oggetto apparso sul suo blog e poi ripreso dal quotidiano online “Inliberauscita”.
in merito all’aggiornamento del Codice Ateco effettuato recentemente dalla Capo d’Anzio SpA in Camera di Commercio vorrei tranquillizzare che nulla è cambiato nell’oggetto sociale della medesima Capo d’Anzio, che farà il porto, con le modalità spesso comunicate dagli organi societari, a cui appartengo, e previste nell’atto di concessione (rilasciato ai sensi del DPR 509/97 – proprio per l’appunto per concessioni aventi finalità legate alla nautica da diporto), nel progetto definitivo già a suo tempo approvato e nel conseguente progetto esecutivo in fase di ottemperanza al VIA.
Per costruire il porto la Capo d’Anzio, non essendo una impresa di costruzione, si avvarrà di operatore specializzato scelto attraverso una procedura ad evidenza pubblica (attualmente in fase di ultimazione) che verrà condivisa con l’ANAC.
Pertanto, il codice ATECO più appropriato che la Capo d’Anzio potesse avere è quello riferito alla gestione (attività primaria dell’oggetto sociale e codice di appartenenza dei maggiori gestori portuali italiani) e direttamente svolta dalla Capo d’Anzio.
Inoltre, l’adozione di tale codice lega l’attività della Capo d’Anzio al settore turistico – settore di massima importanza per l’attività sociale e per la città di Anzio.
Lo scopo delle attività che la Capo d’Anzio sta svolgendo, infatti, non devono considerarsi solo tese alla realizzazione della nuova infrastruttura portuale, bensì al un nuovo sviluppo del Porto, del turismo nautico, della marineria e della Città tutta al fine di poter implementare la cultura, l’economia circolante, l’occupazione ed i consumi.
Anzio è stata protagonista della maggiore portualità italiana ed internazionale, della cultura marinara e non ultimo dello sport velico. Lo sviluppo del porto a ciò tende.
Pertanto, il progetto va avanti e il porto si fa.
Ciò detto, non capisco, poi, quali siano le fonti, gli atti e i documenti che dimostrino che il Socio Marinedi voglia “usurpare” le azioni detenuto dall’Amministrazione Comunale. La Capo d’Anzio SpA è e può essere la dimostrazione che in Italia pubblico e privato possano collaborare insieme per la realizzazione di qualcosa di buono, utile ed efficiente per la cittadinanza. Abbiamo avuto l’assemblea dei Soci pochissimi giorni fa per l’approvazione del bilancio ed il rapporto tra i Soci è ottimale, gli stessi, infatti, condividono un percorso che porti speditamente all’avvio dei lavori per la realizzazione del bacino nord (fase II) e di conseguenza del bacino sud (fase III).
Ciò non basta tante attività per lo sviluppo della cultura marinara, velica e di difesa dell’ambiente marino vogliono essere svolte d’accordo con il Comune stesso e la Marinedi, che ricordiamo è uno dei maggiori operatori della portualità turistica.
Esempi si stanno cominciando a dare e siamo ben lieti di raccogliere suggerimenti, consigli, critiche ed idee di chi ci vorrà esser vicino nell’attività sociale svolta.
Chiedo solo una cortesia, visto il momento delicato di avvio delle attività, che – fermo il pieno diritto di cronaca di critica e libertà di stampa – prima di trattare temi che interessano la Società ci sia un momento informativo con lo scrivente o con gli organi societari che sono a piena e completa disposizione. Ciò al fine di non dare inesatte o incomplete informazioni che possano influenzare negativamente eventuali soggetti interessati ad investire sull’iniziativa, con ciò recando un danno alla società ed alla città. Penso che tale mia ultima affermazione possa esser con buon senso condivisa senza strumentalizzazioni alcuna.
La nostra attività non entra infatti nella diatriba della politica ma vuole essere solo buona amministrazione.
Con stima costante, invio cordiali saluti”

Capo d’Anzio come il Falasche? Speriamo di no…

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Va dato atto alla Capo d’Anzio di aver mostrato una grande efficienza nella vicenda dello Splash down. Se procederà allo stesso modo per il porto, possiamo dormire sonni tranquilli. Eppure qualcosa non torna ovvero non ci è chiaro.

La Capo d’Anzio è una società per azioni, agisce secondo codice civile, ma ha (ancora per poco, lo ripetiamo da tempo) il 61% di quote pubbliche. Rischiamo di sbagliare, ma se chiede preventivi – in passato è successo, quando il sito funzionava c’erano ancora le richieste on line – deve farlo pubblicamente. Non ce n’è traccia sul sito che adesso è in costruzione, non la troviamo su quello del Comune dove il cambio di segretario finora non è che abbia portato a grosse novità in tema di trasparenza. Ci capivamo poco prima, continuiamo a non comprendere adesso.

Ebbene il 22 giugno, con un annuncio che Candido De Angelis ha definito “da Istituto Luce” il presidente senza poteri fa sapere urbi et orbi che i lavori si faranno, il sindaco firma l’ordinanza il giorno dopo, ieri i lavori sono iniziati. Dice: ma non ti va bene nulla? Per carità, se l’efficienza è questa ben venga, ma esiste un precedente illustre che speriamo non sia stato seguito.

E’ quello del campo di Falasche, dove prima arrivarono i preventivi e poi la richiesta di lavori. Questa è una Spa, vero, ma finché ci sono quote pubbliche forse qualche regoletta va seguita. Diciamo che è opportuno, anche se formalmente dovesse andare tutto bene.

Intanto lo Splash viene demolito ma non sappiamo ufficialmente nulla del bilancio, dell’ultima assemblea dei soci, della prosecuzione del rapporto con le cooperative delle quali usiamo le attrezzature. Apprendiamo da un’intervista al Granchio che per il bando spenderemo 15.000 euro, a carico di chi si aggiudica la gara, quando un anno fa ci dicevano che il bando era pronto e gratis…. Qual è la verità? Ma davvero si pensa che i cittadini – ancora proprietari del 61% – abbiano l’anello al naso o i giornalisti siano solo quelli “copia e incolla” o “dichiara che scrivo“?

Ancora proprietari…. Che fine faremo con la legge Madia – ma prima ancora con i vari decreti Salva Italia & C. – è noto. Così come il timore è che Marinedi ovvero Renato Marconi presenterà un conto salato al Comune, come ha fatto con Italia Navigando. Ne uscirà un’altra operazione di ingegneria finanziaria, come quella dell’ultimo bilancio, con il rischio che a pagarne le conseguenze sia la città.

Speriamo che l’ingegnere non voglia mettere in conto anche la direzione lavori per l’abbattimento dello Splash down. Fatte le proporzioni debite è come se l’Avvocato Agnelli fosse andato in tribunale a patrocinare la causa di qualche controllata della Fiat. Non avrebbe preteso una lira, ne siamo certi, qui chissà….

***

Aggiornamento. Il consigliere comunale Marco Maranesi già ieri aveva protocollato una richiesta (maranesi_protocollocapodanzio ) tesa a conoscere le modalità di assegnazione dei lavori e a chiedere l’adeguamento del sito della Capo d’Anzio.

Parcheggi per Ponza, brutto spettacolo e qualcosa di più serio

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Immaginiamo per un attimo di arrivare in una normale località turistica, pensiamo di essere ormai nei  pressi di un paio di alberghi e di essere “assaliti” dai fattorini dell’uno e dell’altro che con voce squillante ci chiedono se abbiamo bisogno di un hotel. Ma no, lo abbiamo prenotato on-line ormai….

Allora diciamo che cerchiamo un mezzo di trasporto e che in men che non si dica ci vengano “sotto” addetti di un paio di società, dai modi spicci, a offrire i loro servizi.

Ecco, prendiamola un po’ alla lontana, ma quello che sta nuovamente accadendo al porto di Anzio con le società che gestiscono i parcheggi per chi è diretto a Ponza è un brutto biglietto da visita. Ce ne sono di peggio, sia chiaro, basta vedere i cumuli di rifiuti o la situazione di abbandono per chi andando al porto può notarsi ovunque l’assessore Patrizio Placidi non abbia mandato una “squadra” per le grandi pulizie, da postare su facebook mentre altrove regna il degrado.

Diciamo pure che quei ragazzi stanno lavorando e che se non lo fanno adesso, non lo fanno più. Ma è necessario essere quasi “aggrediti” arrivando al porto? Si può provare ad avere un approccio diverso nei confronti di chi magari cerca un posto per la sua auto mentre è sull’isola  (che, come gli alberghi, ormai si prenota anche on line) ma pure chi vaga per un parcheggio in centro o – semplicemente – è solo di passaggio?

Nuovamente accadendo, dicevo, perché si è tornati ad avere una concorrenza che era sparita. Era stato “imposto” un monopolio, peggio era stato “consigliato” a chi non voleva avere concorrenza – ed evitare quello spettacolo al porto, oltre a poter perdere clienti – di assumere chi dicevano loro e poi di pagare il pizzo per stare tranquilli.

E’ agli atti dell’indagine “Mala suerte” e in Comune fingono, come sempre, di non sapere. Invece almeno un paio di esponenti politici sanno eccome. In quelle pagine c’è un “metodo” che viene indicato e che preoccupa. Sul quale si indaga ed esistono, fra l’altro, nuove denunce.  Insomma: molto più del poco piacevole biglietto da visita che viene offerto da Anzio, ogni giorno, a quanti arrivano al porto.  Quei ragazzi, dopotutto, stanno lavorando.

 

“La Capo d’Anzio resta pubblica”, lo speriamo ma…

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Antonio Bufalari, a sinistra, e Ciro Alessio Mauro  (Foto Il Clandestino)

Non avevamo dubbi sul fatto che bastasse “partire“. Se la Capo d’Anzio lo avesse fatto prima, con un accordo che era possibile senza ricorsi, oggi non avrebbe i problemi che vanno dalla fidejussione al Life, né i debiti che ha accumulato. Tanto meno le perdite di bilancio che neanche l’ipotizzata operazione di ingegneria finanziaria – mettere tra gli attivi i soldi degli ormeggiatori che hanno gestito da luglio 2014 banchine concesse alla Capo d’Anzio – potranno salvare.

Con il senno di poi non si fa la storia, è certo, e l’accelerazione che arriva all’indomani dell’intesa con le cooperative è senza dubbio positiva. Da qui a dire che la società resta pubblica – come hanno fatto all’unisono il presidente Ciro Alessio Mauro e il consigliere di parte privata Antonio Bufalari al Clandestino – ce ne corre.

Sia chiaro, per la Capo d’Anzio pubblica chi scrive è schierato dall’inizio. Peccato che in Comune abbiano fatto di tutto per metterla in mano al socio privato Renato Marconi. Prima non richiedendo le quote a Italia Navigando, quando emerse che una parte era in mano allo stesso Renato Marconi e pertanto non era più pubblica, poi quando gli inviati del “Granchio” andavano a Genova e si sentivano dire “tanto Anzio non partirà mai“, quindi non contestando il mancato rispetto dei patti para sociali che prevedevano, a un anno dalla concessione, i finanziamenti o la restituzione delle quote. A settembre 2012 Italia Navigando ovvero Mare 2 spa che ne aveva preso il posto, doveva andarsene.

No,  ci siamo tenuti per tre anni il parere dell’avvocato Cancrini nei cassetti, poi è partita una causa dall’esito incerto (la singolare operazione di “scissione” che molti riscoprono oggi ha avuto il via libera oltre che da diversi governi, anche dalla magistratura in Sicilia, per la vicenda di Marina di Balestrate) aspettiamo ancora che il legale venga a relazionare in Consiglio comunale, così come aspettiamo ancora la “cacciata” per la quale il sindaco aveva dato la sua parola d’onore, salvo firmare qualche giorno dopo una “road map” con lo stesso Marconi. Abbiamo fatto un piano di razionalizzazione della società praticamente inutile e nemmeno veritiero, dopo aver fatto ritirare a Candido De Angelis – allora ancora “nemico” – un ordine del giorno a marzo 2015 che dettava le linee del piano stesso. Risultato? Il privato ha di fatto in mano la Capo d’Anzio. Dal punto di vista gestionale, per ora (e quando presenterà il conto, sarà salatissimo) presto da quello formale. Per i decreti che si sono susseguiti dal governo Monti in poi e per quello che dice, da ultimo, la Corte dei Conti.

La ricostruzione del Meetup “I grilli di Anzio” è condivisibile. La Corte dei conti intanto dice che sulla fidejussione la pratica è alla Procura regionale, ma di fatto che basterà restituire i fondi al Comune e la cosa è a posto – pertanto anche i consiglieri comunali corrono meno rischi – ma come e quando verranno restituiti se i bilanci sono ancora in perdita? Si incasserà finalmente dal 2016, vero, ma il punto è un altro: “Con riferimento all’attualizzazione della valutazione circa il persistere della compatibilità della partecipazione societaria con le finalità istituzionali dell’Ente e la compatibilità tra quanto disposto dalla legge 190 del 2014 e quanto dichiarato nel piano di razionalizzazione (…) il collegio valuta non idonee le argomentazioni (…) conseguentemente ritiene che l’Ente e il collegio dei revisori dovranno espressamente pronunciarsi nell’ambito degli adempimenti di cui all’articolo 1, comma 612, della legge 190 del 2014, precisando che gli aspetti esaminati costituiranno oggetto di monitoraggio nell’esame dei successivi cicli di bilancio“.

Quali argomentazioni si andranno a portare? Speriamo che basti rimettere in sesto i conti della società per dire che possiamo mantenerla con il controllo pubblico. Auspichiamo che Mauro e Bufalari abbiano ragione. Ma su questo punto era, è e sarà il sindaco a dover spiegare ai cittadini, ancora proprietari del 61% della Capo d’Anzio, per quale motivo ha fatto di tutto per arrivare fin qui.

ps, insistiamo: ma con il Circolo della vela l’accordo c’è? E a quali condizioni? Grazie!

Porto, il presidente senza poteri e i licenziamenti. Fateci capire…

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C’è il nome del presidente ma, a seguire, nessun “potere“. La visura aggiornata della Capo d’Anzio conferma quello che si diceva da qualche tempo: il presidente della società che deve realizzare il nuovo porto, nominato dal sindaco che rappresenta il 61% delle quote pubbliche, non ha alcun potere gestionale. Quello che da questo umile spazio era stato segnalato – senza ricevere risposte – e cioè se un avvocato potesse, per le regole imposte dalla professione, avere ruoli gestionali in una società, viene confermato dagli atti:  Ciro Alessio Mauro, presidente dal 9 marzo 2016, non gestisce nulla. Se lo facesse, non potrebbe esercitare come avvocato o verrebbe meno al “dovere di evitare incompatibilità” previsto dal codice deontologico. Può stare lì perché non ha poteri.

Nessuno vieta che la presidenza possa essere svolta in questo modo, sia chiaro, ma per una questione di trasparenza e finché i cittadini saranno proprietari del 61% andava detto. E’ una questione di correttezza. Il porto è, temiamo ancora per poco, di Anzio attraverso la società controllata dal Comune, questo è bene non dimenticarlo mai.

Apprendiamo anche che Mauro sarà presidente fino alla prossima assemblea, ma questo è un atto dovuto poiché è lì che si ratifica la carica, il consiglio d’amministrazione ne ha semplicemente preso atto.

Allo stesso consiglio, ora, è demandato tutto. A Mauro resta sì e no l’ordinaria amministrazione. L’esatto contrario di ciò che era per Luigi D’Arpino che poteva/doveva: “ Dare esecuzione alle delibere assunte dal consiglio di amministrazione adottando ogni provvedimento all’uopo necessario; firmare la corrispondenza della società; procedere all’apertura e chiusura di conti correnti di corrispondenza, di altri conti separati o speciali; effettuare la girata su effetti, assegni, vaglia cambiari e documenti allo sconto e all’incasso; richiedere fidi bancari ed anticipazioni di credito in genere; dare disposizioni ed effettuare prelevamenti da detti conti, anche mediante assegni bancari all’ordine di terzi a valere sulle disponibilità liquide e sulle disponibilità  derivanti dalle concessioni di affidamenti a favore della società; procedere alla costituzione di depositi cauzionali; stipulare contratti di locazione (…) rappresentare la società di fronte ai terzi ed in giudizio in cause attive e passive nonché in procedure di qualsiasi natura in qualunque grado e davanti a qualsiasi giurisdizione (…)  nominare e revocare avvocati e procuratori per gli atti e procedimenti tutti di cui sopra, conferendo loro ogni più ampio potere inerente al mandato; rappresentare la società in assemblee di altre società, associazioni (…) fare tutto quanto necessario o utile per il buon fine del mandato, nei limiti dell’ordinaria amministrazione e nell’interesse della società, salvo quanto espressamente di spettanza del consiglio di amministrazione e dell’assemblea“.

Chi fa adesso queste cose? Sindaco e presidente vogliono dircelo? E che significa che all’amministratore delegato, di nomina privata, ricordiamolo: “sono attribuiti tutti i poteri di ordinaria amministrazione, nonché le funzioni vicarie del presidente del consiglio di amministrazione“? I consiglieri comunali vogliono farsi sentire o sono presi da altro?

Ripetiamo: è questione di trasparenza. La stessa che la società sul proprio sito continua a ignorare pur essendo, ancora, al 61% del Comune. A oggi sul sito dell’ente i dati sono aggiornati al 27 gennaio  (è ancora presidente D’Arpino) si rimanda a al sito della Capo d’Anzio che pubblica in home page dati del 2013 perché nel frattempo è stato sostituito (in Comune lo sanno?) da quello di Marina di Capo d’Anzio dove però di trasparenza non c’è traccia.

E a proposito di trasparenza, perché non possiamo conoscere l’accordo con le cooperative, a maggior ragione oggi che ci sono stati due licenziamenti? Hanno ragione Luigi D’Arpino (che scopre troppo tardi le responsabilità del sindaco Bruschini) e Marco Maranesi, a sollevare perplessità e chiedere chiarezza. Non si può dire che la Capo d’Anzio non c’entra. Quel faticoso accordo, arrivato alla vigilia dello sgombero, prevede ciò che era stato proposto un anno fa ma non era andato bene, gli ormeggiatori avevano parlato di “proposta da usura” e la Capo d’Anzio non aveva mai quantificato l’ipotesi di intesa. Finché saremo proprietari, tutti i cittadini, abbiamo o non il diritto di sapere? A maggior ragione di fronte a due persone mandate a casa.

Ah, già che ci siamo: con il Circolo della Vela di Roma com’è finita?

 

 

Porto, finalmente. Ma ci sono ancora risposte da dare

vela

Vanno fatti sinceri complimenti al sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, al presidente della società Ciro Alessio Mauro, all’amministratore delegato Enrico Aliotti e al consigliere d’amministrazione Antonio Bufalari per l’intesa raggiunta ieri con le cooperative di ormeggiatori.  Va dato atto anche a loro di aver combattuto strenuamente una battaglia che non era facile e di essersi arresi solo di fronte all’ennesimo ricorso andato male. Uno sgombero, già predisposto per quanto ne sappiamo, sarebbe stato uno schiaffo che non meritavano loro né la città. Lo ha ricordato Candido De Angelis in consiglio comunale: se gli ormeggiatori non avessero firmato nel 2011 l’intesa che li “ricollocava” nel nuovo porto oggi non saremmo qui. E questo va riconosciuto.

Resta l’amarezza per essere dovuti arrivare all’ultimo minuto dell’ultimo giorno, quando un’intesa poteva e doveva essere trovata prima. Lo abbiamo sostenuto tante volte, ma dobbiamo riconoscere che la pazienza del primo cittadino – con il quale non siamo stati e non siamo mai teneri – alla fine è stata premiata. Restano dei dubbi, però, e siccome il 61% della Capo d’Anzio è ancora dei cittadini – e continuiamo ad auspicare che ci resti, anche se è stato fatto di tutto per metterlo in mano al socio privato Renato Marconi – li poniamo.

Il primo: cosa è cambiato rispetto alle intese proposte prima? Erano semplicemente “antipatici” Luigi D’Arpino e Franco Pusceddu i quali, come l’avvocato Ciro Alessio Mauro e il commercialista Zanetti, non hanno fatto altro che seguire le linee dettate dall’assemblea dei soci e quindi anche dal sindaco? Gli ormeggiatori hanno parlato, allora, di proposte “da usura“, la Capo d’Anzio non ha mai ufficialmente presentato le proprie. Oggi che l’accordo c’è, sarebbe bene farlo conoscere nei dettagli ai cittadini. E già che ci siamo, è bene sapere anche com’è finita con il circolo della Vela e gli altri “sine titulo

Altro quesito: chi al bando per gli ormeggiatori è risultato idoneo, ha partecipato a vuoto? I soldi che il sindaco ha detto serviranno a far quadrare i conti della Capo d’Anzio per il 2015 e cioè quelli che gli ormeggiatori dovrebbero dare, come si inseriscono in bilancio? C’è la disponibilità delle cooperative a “girarli“? Perché sull’ultimo numero del Granchio Renzo Tulli è stato chiaro: noi abbiamo lavorato, con strutture nostre, e poi dovremmo pagare loro….  Ecco, come si esce da questa vicenda? Una cosa è certa, con l’accordo firmato prima e la Capo d’Anzio operativa oggi non ci sarebbero problemi con la fidejussione, il Life e tutto il resto.

Speriamo di averle queste risposte, dal sindaco che rappresenta il nostro 61% o dal presidente che ha nominato, ma oggi godiamoci questo giorno. Il porto, finalmente, è a gestione di una società “nostra“. Che non è quella immaginata nel 2000 da Gianni Billia e Candido De Angelis, intorno alla quale si è giocata – dall’ingresso di Italia Navigando in poi – una partita più grande di noi, il bacino non è (e non può più essere) quello mega pensato allora. Sono trascorsi 16 anni e mezzo da quando è stato dato mandato di costituirla, quasi 16 dalla firma davanti al notaio, 11 da quando è stata chiesta la concessione – altro che inizio lavori nel 2005, slogan elettorale di De Angelis al secondo mandato – siamo passati per ostacoli di ogni genere, più o meno corretti, pareri “a soggetto“, procedure che andavano bene oggi e male domani, scissioni societarie, gare deserte, vendita di improbabili “dolt”  e via discorrendo. Possiamo scrivere un libro sul sostanziale fallimento della legge Burlando che non accelera un bel niente, abbiamo avuto la Regione di Marrazzo e Montino assolutamente contro, quella di Zingaretti che ha sollecitato perché si partisse, ma almeno ora c’è chiarezza su chi è il concessionario.

Il quale non farà il mega porto ma gestirà l’attuale ed è ancora per il 61% dei cittadini di Anzio. Oggi per questo dovremmo batterci. C’è la legge Madia, è vero, ci sono i bilanci in perdita, c’è stata una scissione che abbiamo impugnato tardi e male, però come ricorda l’ultima mozione approvata all’unanimità dal Consiglio comunale il porto “è” Anzio. E francamente dopo anni di “mazzate“, doverla cedere quando comincia a essere operativa e fare reddito, a dare ricadute – messe nero su bianco – alla città, sarebbe una beffa.

Sindaco, maggioranza, opposizione (o governo?) di centro-destra, Pd, operatori, cittadini, dovrebbero andare in delegazione da Renzi e la Madia a spiegare che Anzio è un caso di studio per com’è s’è sviluppata la vicenda porto-società pubblica e che – tutti –  vogliamo che il porto non sia nelle mani totalmente di un privato. Chissà….

 

+++Porto, rigettato il ricorso degli ormeggiatori+++

 

pefcapodanzioE’ stato rigettato il ricorso delle cooperative ormeggiatori che chiedevano di sospendere il provvedimento di sgombero. Il Tribunale amministrativo regionale (Tar) si è pronunciato poco fa.

L’udienza per trattare nel merito è stata fissata l’11 maggio. A questo punto è da verificare se si procederà con lo sgombero forzato o si attenderà la decisione.

Da quanto si apprende in ambienti del Comune, la mancata riunione di venerdì – con gli ormeggiatori che hanno disertato l’incontro – è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Il sindaco, finora aperto al dialogo come nessun altro, non ha affatto gradito.