La lezione che arriva dal voto

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Sarà pure come dice Matteo Renzi, cioè che non è stato un voto di protesta, ma l’impressione è che la politica fatta di liturgie fini a se stesse, “correnti“, schieramenti, lotte per guidare un partito e per il potere fine a se stesso, per arrivare a contare se c’è da dividere qualcosa del “sottobosco“, abbia preso dei sonori schiaffoni. C’è – ed è forte – la voglia di cambiamento che ha vinto – per restare dalle nostre parti – a Nettuno come a Latina. Ma si è fatta sentire in maniera ancora più clamorosa a Roma e Torino.

Del Movimento 5 stelle e del suo “guru” Beppe Grillo, è noto, condivido poco o nulla. Certo è che molti li hanno sottovalutati e oggi ne pagano le conseguenze. Meglio, hanno sottovalutato la stanchezza di chi vota e si era – si è – francamente rotto di una “buca” al centro di Nettuno e dei numeri civici, ad esempio, così come di chi per tentare di vincere ha imbarcato politici (e metodi in alcuni casi poco ortodossi) dalla vicina Anzio. Chi vota, dopo Mafia capitale, dopo Marino e la sua figura, come poteva ancora dare retta al Pd? Giachetti era e resta una brava persona, ma sapeva che l’impresa era impossibile. Per non parlare di quel che resta del centro-destra che preso tra Bertolaso e Marchini, ha dimenticato/abbandonato la Meloni che al ballottaggio avrebbe dato alla Raggi più filo da torcere.

Ora i “grillini” sono chiamati alla prova più difficile, quella del governo. Sinceri auguri di buon lavoro all’amico Angelo Casto a Nettuno. Sa che il compito che lo aspetta è gravoso, ma già dalla nomina della giunta sembra andare nella direzione giusta. Andrà giudicato alla prova dei fatti, mentre piacciono meno le affermazioni dei supporter che danno – nella migliore delle ipotesi – per “accerchiati” i Comuni vicini. Calma, ragazzi. Parliamo di voti, di democrazia, è comprensibile lo sfogo ma non andiamo oltre. Si rischia di cadere nelle “guerre” del centro-destra che hanno caratterizzato recenti campagne sul territorio.

La prossima fermata, per Casto, è quella di Anzio. E’ un obiettivo legittimo e giusto da porsi, a maggior ragione dopo lo “sbarco” di anziati a Nettuno e dopo i toni tutt’altro che tranquilli usati verso di lui.  Sarà bene, però, che i Cinque Stelle ci facciano capire bene chi li rappresenta sul territorio e quale metodo useranno ad Anzio dato che un consigliere comunale ce l’hanno. Non abbiamo visto Cristoforo Tontini gioire per l’elezione di Casto (si veda nota sotto, però) ma intanto ha dichiarato che chiederà al prefetto di sciogliere il Consiglio anziate per i ritardi sul bilancio. Non avrà brillato in questi anni, ma lui è il rappresentante fino a prova contraria. E qual è il “meetup” giusto? E non sarà che questa “rete” nasconda moderne “correnti” di democristiana memoria? E’ una provocazione, sia chiaro, la lezione che arriva dal voto è chiara. Ma a Latina con due senatori e un deputato – che avevano poi lasciato il Movimento – e tre diversi “meetup” la certificazione delle liste non è arrivata.

Una cosa che ha quasi certamente favorito l’esperimento civico di Damiano Coletta, cardiologo che riesce con le sue liste dove il Pd e il centro-sinistra hanno fallito: mandare a casa dopo 23 anni un centro-destra litigioso e rancoroso, alle prese con lotte di potere che abbiamo visto anche a Nettuno (stesso protagonista, il coordinatore regionale di Forza Italia, Claudio Fazzone, Acqualatina sullo sfondo…). Un centro-destra che a Latina era “nato” come esperienza di governo con Ajmone Finestra nel ’93.

Mentre il Pd si “uccideva” sulle primarie, candidava cavalli di ritorno della Prima Repubblica, puntava a un uomo di partito che fa politica da quando era ragazzino come Enrico Forte, non si accorgeva di perdere proseliti e consensi. I cittadini gli hanno dato una lezione , Latina bene Comune e le sue liste hanno saputo interpretare meglio di chiunque altro ciò che il Pd doveva essere e non è stato dalla sua fondazione a oggi. Qualcosa che andava oltre il partito inteso in senso tradizionale e guardava, davvero, alla società civile. Una sonora lezione.

Buon lavoro a Casto, Coletta, a tutti i nuovi sindaci, di ogni schieramento. Ne hanno bisogno, ora questa voglia sacrosanta di nuovo e cambiamento è chiamata alla prova dei fatti.

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Vengo giustamente “richiamato” da Cristoforo Tontini. Non mi ero accorto, nel marasma elettorale, del suo post di complimenti a Casto. Correggo e chiedo scusa pubblicandolo. Questa era e resta una provocatoria riflessione sul voto….

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Se la politica scende ai mezzucci. A Nettuno (e altrove) non serve

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Non nutro grande simpatia per Beppe Grillo, è noto, ma ho rispetto immenso per le scelte degli elettori. Qualunque siano. A Nettuno i cittadini hanno mandato al ballottaggio Angelo Casto, candidato del Movimento 5 stelle, stimato funzionario di polizia, a sorpresa. Dovrà vedersela con Rodolfo Turano, stimato medico, che è arrivato al primo posto ed è a capo di una coalizione di parte del centro-destra con il “soccorso” degli assessori anziati Patrizio Placidi e Roberta Cafà che dalle urne, a dire il vero, non hanno avuto gran riscontro.

Alla vigilia del primo turno è uscita su facebook una notizia infondata relativa al figlio di Casto, prontamente rimossa e al centro di una denuncia. Adesso qualche buontempone – definiamolo così – fa le “pulci” alla sua possibile casta.

Speravo, dico la verità, che certe cose fossero finalmente superate dopo la guerreggiante campagna elettorale di tre anni fa, ad Anzio come a Nettuno. Invece ci risiamo. Qualcuno mi spiegherà che “è la politica….” Ma qui si va su vicende personali – che se uno diventa personaggio pubblico avrà anche il dovere di far conoscere, certo, eliminando eventuali incompatibilità che più della legge sono dettate dall’opportunità  – e non sui programmi.

Poi pazienza i candidati, ma cosa c’entrano quelli che non lo sono? E perché coinvolgerli? L’impressione è che quanti hanno fatto il post sul figlio di Casto e quanti  si sono impegnati nell’ultimo attacco – è stato lo stesso candidato a diffondere questo volantino e quello, improponibile, con la stella a 5 punte che ricorda le Brigate rosse – siano alla frutta.  Ed è bravo Casto  a non cadere nel facile paragone del “senti chi parla….” andando a scorrere candidati, potenziali eletti e loro associazioni, malgoverno del passato.

Il “grillino” non ha esperienza in un Comune, è vero. I suoi non ce l’hanno. Fanno proposte che potranno essere condivisibili o meno, ma se vincessero sarebbero i cittadini di Nettuno ad averlo decretato e loro stessi a dover giudicare, alle prossime elezioni.  Fa così tanta paura la scelta degli elettori? Ma dai…. Come ha detto un’arzilla ottantatreenne incontrata per Nettuno: “I so votati tutti, ecco come semo finiti, chesso (intendendo per Casto) de peggio che po’ fa?” Ecco, cosa può fare di peggio?

Un consiglio comunale sciolto in passato per condizionamento della criminalità, un giovane sindaco che al secondo mandato – dopo essersi “incartato” e aver perso pezzi per strada grazie a perdenti di successo perché “è la politica.…” – ha portato a un altro scioglimento anticipato, una situazione disastrosa alla quale il commissario ha  cercato di porre qualche rimedio. Poi i cittadini sono tornati a scegliere e domenica prossima decideranno a chi spetterà governare Nettuno.

Sul programma, sulla credibilità, sulle cose che faranno per i numeri civici, il parcheggione, le vicende urbanistico/edilizie delle quali da settimane parla Agostino Gaeta sulle sue pagine, le casse del Comune e via discorrendo.

Il resto, francamente, è fuori luogo. Lo dicesse a chiare lettere anche Turano, dissociandosi da certe iniziative.

*** Aggiornamento delle 18,54: apprendo dal Granchio che Turano ha preso le distanze. Bene.

Guai a scrivere. Il clima pesante in questo territorio

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Chiedo scusa in anticipo all’avvocato Mario Marcellini, a scanso di equivoci. A lui e a tutti coloro dei quali scrivo e scriverò. Meglio evitare altre querele, ne ho già abbastanza. L’episodio che ci racconta Ossigeno per l’informazione – già ampiamente trattato sui social network con diverse e anche dure prese di posizione – è semplicemente l’ultimo atto di una situazione sul territorio che è sempre più pesante. E che è generalizzata in Italia, anzi già lo era come ci ricorda questo vecchio articolo di Massimo Fini. Diffidiamo e chiediamo risarcimenti, ma sì! Destra, sinistra, vecchi e nuovi politici, fa poca differenza. Anche per questo l’Italia crolla nelle classifiche sulla libertà di stampa.

Si può discutere di una definizione, è vero. Chi scrive sta alla giurisprudenza come un eschimese ai mondiali di surf, ma se c’è l’interesse pubblico, la verità, la pertinenza e via discorrendo basta – com’è stato in passato, in tante situazioni – chiarire con una telefonata o una mail se ci si sente danneggiati. Se poi la situazione non si chiarisce si passa anche oltre. E’ il succo della legge sulla diffamazione in discussione da anni e per la quale i giornalisti stanno – finora invano – cercando di evitare il “bavaglio“. Perché hanno il dovere di informare, prima del diritto di cronaca e di critica.

Lo stesso osservatorio che si occupa di giornalisti minacciati fisicamente, ma anche attraverso querele e maxi richieste di risarcimento del danno, si è spesso occupato di Anzio e Nettuno in passato. Solo andando a memoria questa vicenda della diffida si unisce all’aggressione al direttore del Granchio, Ivo Iannozzi, all’auto bruciata ad Agostino Gaeta di Controcorrente, a quella danneggiata a Cosimo Bove di Reporter news, costretto nel frattempo a cambiare lavoro, al compianto Giancarlo Testi identificato e cacciato dal Consiglio comunale di Anzio, a Elisabetta Bonanni del Clandestino pesantemente minacciata durante questa campagna elettorale di Nettuno, alle accuse di “pseudo giornalismo” e di “infame” nei confronti di chi scrive, poi chiarite tra  persone civili, alle grida di Patrizio Placidi all’Astoria contro chi aveva scritto del “caro estinto“. Ancora: dalle magliette contro Il Granchio alla richiesta di 300 milioni di lire che l’avrebbe fatto chiudere,  fino  al più generale e dispregiativo atteggiamento nei confronti della stampa locale ovvero dei “giornaletti“. E’ un clima pesantissimo.

Il tutto al netto di burrascose telefonate che sindaci, assessori, politici di varia estrazione fanno a direttori (ed editori) nel tentativo di tacitare i giornalisti locali che  nel 99,999% dei casi sono in buona fede assoluta. Senza secondi fini. Senza “padroni“, né strumentalizzazioni. Discorsi, questi, che piacciono alla politica di casa nostra che guarda sempre a “che c’è dietro” e mai a ciò che accade realmente.

Allora proviamo a rovesciare il discorso. Prendiamo un consiglio comunale, uno di quelli nei quali si grida a “strumentalizzazioni” o “complotti” e ci si erge a maestri della comunicazione. Prendiamo un comunicato stampa, uno di quelli dopo i quali c’è chi ti chiama per darti la “interpretazione autentica” di quello che ha scritto. Prendiamo una conferenza, un evento – durante il quale, magari, ti chiedono di mettere “una bella foto eh….” – uno spettacolo o una mostra e togliamo i “giornaletti“. Ma sì, fuori chi non copia e incolla. Fuori chi si azzarda a utilizzare – come vuole questo mestiere – la curiosità, una visura camerale, una conoscenza in banca, una in Tribunale come ci ricordava Giampaolo Pansa. Fuori chi chiede, approfondisce, cerca dati, critica.

Fuori chi prova a fare tutto questo in una realtà di provincia – come di provincia sono sindaci, assessori, consiglieri e aspiranti tali –  commettendo anche errori, a volte, sempre in buona fede. Candido De Angelis da sindaco amava ripetere che lui leggeva Sole 24 ore e Corriere della Sera, gli rispondevo che infatti era primo cittadino a Milano….

Abbiamo tanti difetti noi cronisti di provincia, è vero, ma si provasse per un attimo a farne a meno. Che visibilità avrebbero quanti, invece, la cercano in continuazione? Anzi, lo dico provocatoriamente ai colleghi: disertiamo, come facemmo per la conferenza stampa di Sergio Borrelli dopo la “cacciata” del povero Giancarlo Testi, uno degli appuntamenti elettorali o un consiglio o una conferenza…

Provocazione, appunto, perché si scrive affinché i cittadini sappiano e non per altro. E perché come ci ricordava Joseph Pulitzer: ” I medici lavorano per i loro pazienti, gli architetti per i loro committenti. La stampa è l’unica a lavorare per il pubblico interesse”. Anche ad Anzio e Nettuno.

Chi ha sparato a chi? Questa (e altre) mezze notizie

Nei giorni scorsi le cronache locali si sono occupate di un episodio molto grave. Gli spari a Santa Teresa, ad altezza d’uomo, verso una palazzina. I Carabinieri hanno fatto sapere di aver arrestato un ragazzo di 20 anni, hanno diffuso il video delle telecamere di sorveglianza che riprendono una scena che di solito vediamo in zone di ben altra criminalità, e lì si sono fermati.

Le forze dell’ordine, ormai, sono specializzate anche nel fornire supporti fotografici e video che accontentano le esigenze dei siti e dei giornalisti. Ma chi è il ventenne che ha sparato? Con chi ce l’aveva? Mistero. Se va bene, ormai, ottieni le iniziali di arrestati anche con decine di chilogrammi di droga, in nome di una privacy che viene interpretata a soggetto da chi – quale fonte – fornisce l’informazione e decide. Si tratti di un esponente delle forze dell’ordine o di un magistrato.

Si dimentica – e i primi a non ricordarlo sono i giornalisti, a maggior ragione a livello locale – che quanti svolgono questo straordinario lavoro non sono e non hanno da essere dei passacarte. Certo, ci sono i rapporti da mantenere. Certo, l’arrestato non è un condannato. Ma diamo una ripassata al codice di autoregolamentazione della privacy che i giornalisti si sono dati e andiamo a vedere: rilevanza sociale del fatto, particolare evento e via discorrendo.

E allora? Si deve sapere o meno chi ha sparato e verso chi erano diretti quei colpi? Certamente sì, ma gli investigatori non danno nomi e anzi invitano a non chiedere oltre. Ebbene, sarebbe ora che se vogliono che diamo mezze notizie, cominciamo a scrivere che l’ufficiale P.C. e il magistrato Z.M. hanno riferito che…. Privacy per chi compie atti rilevanti socialmente e sul nome dei quali il giornalista ha una deontologia che stabilisce quali pubblicare e quali non? Privacy per tutti . E’ una provocazione, evidente, ma di fronte alle mezze notizie qualcosa va pur sostenuto.

Dagli spari al voto imminente a Nettuno e alla campagna su Anzio che è già nel vivo. Ebbene titoloni, annunci e analisi su Danilo Fontana – consigliere comunale di Anzio e consigliere dell’area metropolitana di Roma – che si candida a Nettuno. Fa un comunicato senza sconti, parla di “vecchi volponi” della politica, è una cosa che fa certamente notizia. Soprattutto se va a sostenere Nicola Burrini che ha il suo riferimento – nel Pd – tra quanti secondo Candido De Angelis (che Fontana sostenne e del quale è alleato) votarono Bruschini al ballottaggio di Anzio. Bene, ma poi? Fontana non può candidarsi per legge, a meno di dimettersi da consigliere comunale e perdere anche l’area metropolitana o diventare assessore. Lui si guarda bene dal farlo sapere, ma i giornalisti di casa nostra lo sanno. Da una parte la notizia non esce, dall’altra si dice che “ha rinunciato“.

E’ solo un esempio delle mezze notizie di casa nostra. Liberissimi, tutti, di fare come vogliono. Ma un po’ di attenzione in più non guasterebbe. Per i lettori, anzitutto.

Torna l’acqua al “Borghese”, grazie al burocratico buon senso

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Immaginiamo che la dirigente del Comune di Nettuno, Rita Dello Cicchi, capisca di baseball quanto chi scrive di curling, ma è bastato un po’ di burocratico buon senso per risolvere uno dei problemi dello stadio “Steno Borghese”.

Fino a poche settimane fa, in Comune, sedevano grandi esperti di questo sport che per guardare alle diatribe fra le due società non si accorgevano, evidentemente, che l’acqua di pozzo poteva essere usata per irrigare.

La pessima figura che sta facendo la “Città del baseball” ancora oggi – con una delle squadre che rischia di giocare i play off in trasferta – forse si può rimediare. Viene da dire che se anziché mettersi a discutere, parteggiare per l’una o l’altra società, la politica cittadina a cominciare dall’ex sindaco Alessio Chiavetta si fosse messa seduta per decidere cosa era necessario fare per risolvere il problema, oggi non saremmo a questo punto.

Ah, forse Chiavetta sarebbe ancora al suo posto. Ma questo è un altro discorso.

Comuni da sciogliere, Nettuno chieda i danni

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Fa sorridere che esponenti autorevoli di quel che resta di Forza Italia chiedano al sindaco di Roma, Ignazio Marino, di dimettersi ovvero l’intervento del Ministero dell’Interno per arrivare allo scioglimento del Comune dopo le vicende di Mafia Capitale. Il sindaco va avanti quasi in trincea e oggi il direttore del Messaggero gli ricorda qual è la situazione e cosa deve fare da qui a sei mesi, se non vuole definitivamente sprofondare agli occhi del mondo.

Per quanto emerge e per il condizionamento che sembra dimostrato – ricordiamo che ci sono commissari già al lavoro a seguito della prima ondata di arresti – lo scioglimento per condizionamento della malavita – semplicisticamente scambiato per “mafioso” – dovrebbe essere automatico. Ma Forza Italia, i Brunetta e i Fazzone, dovrebbero avere la decenza di tacere.

Già, perché se oggi Roma va sciolta, ricordiamo la battaglia dell’allora ministro della pubblica amministrazione e del senatore pontino, l’uomo dei record delle preferenze in provincia di Latina, per evitare lo scioglimento del Comune di Fondi. Ma anche l’interessamento degli ex ministri Meloni e Matteoli.

A Fondi  non solo venne dimostrato il condizionamento, non solo un assessore disse che era stato eletto con i voti di persone poi condannate con 416 bis, ma due proposte del prefetto Bruno Frattasi fatte proprie dal ministro Roberto Maroni, per la prima volta nella storia del nostro Paese vennero rispedite al mittente. Si “allungò” il brodo come era possibile, facendo fare una seconda relazione, aspettando l’entrata in vigore delle nuove norme, facendo dire al ministro Frattini che si era parlato di dimissioni del sindaco che poi arrivarono e – altro caso unico – evitarono lo scioglimento. Andò proprio Maroni, quello della Lega di lotta e di governo, quello che oggi con Salvini si batte contro i richiedenti asilo, a spiegare che era meglio ridare la parola ai cittadini. Pazienza il condizionamento della malavita, dimostrato nelle sentenze delle operazioni “Damasco” che confermano il radicamento della criminalità organizzata di stampo mafioso.

Ecco, Roma se stiamo a ciò che afferma la legge va sciolta, ma al solito questo Paese ha la memoria corta, molti colleghi non sanno o non ricordano quando copiano e incollano comunicati di Forza Italia che oggi ce l’ha con Marino ma ieri difendeva il Parisella di turno, sindaco di Fondi.

Nulla venne fatto per Nettuno, invece, qualche anno prima. E viene da pensare che figure dello spessore di Pisanu (ministro dell’Interno), Casini (presidente della Camera eletto nel collegio Anzio-Nettuno-Ardea-Pomezia) e Fini (leader di An che da queste parti era di casa) abbiano anteposto il dovere istituzionale a quello di partito/coalizione. A ripensarci, Nettuno venne sciolta – e andava sciolta, sia chiaro – per molto molto meno rispetto a quanto emerso a Fondi e a ciò che sta venendo fuori a Roma.

Per questo la città, oggi, dovrebbe chiedere almeno parità di trattamento. O il risarcimento dei danni per una ferita che nessuno potrà mai ricucire, mentre altrove sono state e vengono usate misure ben diverse.

Le denunce di Agostino, è bene non ignorare

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Attraverso il suo profilo facebook Agostino Gaeta denuncia, per l’ennesima volta, pressioni e minacce. E lamenta lo scarso interesse per quanto segnalato. E’ un “capoccione” Agostino, spesso non siamo d’accordo, ma ignorare quello che scrive rispetto all’aggressione non è bene.

La solidarietà di chi scrive c’era, c’è e ci sarà. Sarebbe bene che almeno Ossigeno per l’informazione seguisse più da vicino la sua vicenda e quello che succede, in generale, ad Anzio e Nettuno. La denuncia per stalking, poi “chiarita” da Marcello Armocida, era e resta una notizia e sarebbe un preoccupante precedente.

Le querele temerarie sono un problema, chi in modo sprezzante definisce “giornaletti“, chi fa identificare i cronisti, chi gli urla contro dal vivo e su facebook, tutto questo dice del clima sempre più difficile che viviamo.

Con la voglia di mollare che ci assale spesso, ma difficilmente daremo una soddisfazione del genere. Vero Agostino?

Ciao Andrea, è stato bello “scontrarsi”

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Scrivo mentre ti stanno per dare l’ultimo saluto. Non ci sarò, purtroppo, conosci le infernali macchine di un giornale. Hai combattuto finché hai potuto con una grande dignità, caro professore. Perché questo eri, Andrea Bottone, prima di impegnarti politicamente e di fare il giornalista.

E’ stato bello “scontrarsi”, amichevolmente, su idee diverse di “fare” un giornale. Noi – con me Ivo e gli altri del Granchio –  legati al territorio, tu che andavi a cercare i leader nazionali e li portavi in trasmissione a Radio Omega sound. Noi che facevamo il giornale, te che guardavi anche alla politica.

Al punto di candidarti in solitario, alle ultime amministrative di Nettuno, perché il centro-destra, “quel” centro-destra che aveva portato allo scioglimento del Comune, non ti apparteneva più. Se ne va una persona perbene e soprattutto impegnata in ciò che faceva e questo è sempre un  male. Perché di impegno, tra Nettuno e Anzio, abbiamo grande bisogno.

Ti sia lieve la terra, Andrea, e un abbraccio alla tua famiglia.

Povera Nettuno, che brutta fine… Lo stadio chiuso è un’emblema

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Per quelli della mia generazione era  il “campo“. Andavamo da ragazzini per vedere ancora Laurenzi e Faraone, un lanciatore come Portogallo che solo chi ha qualche anno ricorderà. Crescendo avremmo atteso fuori ai cancelli per un Nettuno-Rimini o Parma. Alessio Chiavetta, il sindaco sfiduciato, ancora non era nato. Né può ricordare – se non per averne sentito parlare – il derby vinto dall’Anzio il 21 luglio del ’79 o il suicidio del Nettuno che da 10 a 0 perse contro il Parma 12 a 10 e si giocò lo spareggio scudetto, lo stesso anno. Tanto meno “Il cittadino” all’angolo della tribuna più vecchia, sempre a incitare la squadra, o “Puci puci” che si piazzava vicino alla panchina avversaria, a due passi dai campi da tennis, con il suo inconfondibile tamburo…

Quel “campo” è diventato, con il passare del tempo, un posto dove raccogliere notizie per le prime collaborazioni con radio e giornali. Faraone era il manager, nasceva la squadra che avrebbe dominato il baseball italiano con Bagialemani, D’Auria,  De Franceschi, Ubani…. C’erano ancora personaggi di assoluto rilievo, da Catanzani a Camusi, fino a Morville. L’abbiamo visto demolire, quell’impianto, dopo l’affidamento chiavi in mano alla Scac che era anche sponsor del Nettuno baseball. Oggi si parlerebbe di chissà quale “scambio“, in realtà per lo sport nettunese per eccellenza si passava su tutto. Votò compatto il consiglio comunale, comunisti compresi, perché si parlava “della” squadra e “dello” sport della città. Mica come oggi che due formazioni senza grandi speranze, in un campionato ridotto ai minimi termini, sono ciascuna “di” una cordata politica piuttosto di un’altra. Abbiamo visto il  Nettuno giocare la finale dell’88 ad Anzio, tornare vittorioso da Rimini due anni dopo con uno scudetto atteso dal ’73, abbiamo visto inaugurare lo stadio per gli Europei del ’91, quando si cominciava a fare sul serio questo lavoro… Che partita la finale vinta con l’Olanda e che spettacolo i mondiali di qualche anno dopo, quindi la finale Usa-Cuba del 2009…

In mezzo l’intitolazione al principe Steno Borghese, del quale noi avevamo solo sentito parlare da padri e nonni, vittorie e sconfitte, sulle tribune con le figlie a vedere il Nettuno guidato da Bagialemani, ancora la sala stampa… In quel “campo”, allo stadio – adesso lo chiamiamo così – c’è parte della vita di chi scrive dietro al baseball. Lì c’è la storia del Nettuno e di Nettuno.

Fino all’epilogo degli ultimi mesi.  Ora i cittadini fanno petizioni e hanno ragione, c’è un gruppo facebook. Adesso le due squadre provano a mettersi d’accordo, cosa che avrebbero dovuto far prima. Ma il sindaco che si vantava dei rapporti con la Fibs, che da ultimo ha organizzato l’All star game, quello che restava male dopo una finale persa, era in altre faccende affaccendato. E con lui componenti di una maggioranza litigiosa su tutto, figuriamoci sul baseball.

Oggi il “campo” chiuso, inutilizzato, con due squadre che vanno a Roma è una ferita per chi scrive, uno schiaffo alla città e la parabola di quella che doveva essere la nuova classe dirigente e ha fallito. Lo dico da “cugino“: povera Nettuno, che brutta fine…

Il mancato confronto in Consiglio, nemmeno il peggior Simeoni…

L'occupazione del consiglio comunale a Nettuno (Foto il Clandestino)

L’occupazione del consiglio comunale a Nettuno (Foto il Clandestino)

Era pieno di gente. Si doveva essere lì perché chiudeva un’era, perché il sindaco Antonio Simeoni si dimetteva. Era candidato o era stato eletto in Provincia, il particolare conta poco e la memoria del cronista – anche perché parliamo di Nettuno – comincia a difettare. Ma delle dimissioni del sindaco si parlava in Consiglio comunale e l’aula era stracolma. Le incompatibilità, poi, erano una cosa seria. Altri tempi, altra politica, ma nemmeno il peggior Simeoni avrebbe disertato un’assemblea civica su un argomento del genere.

Alessio Chiavetta e la sua maggioranza l’hanno fatto. Dimostrando anzitutto di non avere rispetto istituzionale e poi per i cittadini. Il sindaco si è dimesso, deve far sapere perché e se esce o meno dalla crisi, se ha o meno una maggioranza, se Nettuno torna o non alle urne. Ha il dovere di dirlo al Consiglio comunale e quindi ai cittadini.

Invece Chiavetta – e prima di lui, qualche settimana fa ad Anzio, Luciano Bruschini, che pure già faceva politica ed era sindaco nello stesso periodo di Simeoni – ritiene evidentemente inutile il confronto nella sede democratica per eccellenza. A Nettuno si parlava delle sue dimissioni, non può e non deve bastare una “presa d’atto”. Ad Anzio del porto, finito poi a tarallucci e vino.

I sindaci e le maggioranze che li sostengono hanno il dovere di confrontarsi, sempre e comunque. Il resto è “politichetta”, vecchie logiche che a Bruschini al limite si possono concedere, a un nuovo virgulto della politica come Chiavetta no. Fa bene l’opposizione a non mollare, perché si può amministrare più o meno bene, si possono avere tutti i problemi del mondo con dirigenti, partiti e quello che si vuole, ma al confronto con l’istituzione e la città non ci si sottrae. Mai.