Ciao “Rambo”

rambo

Quella della multa alla sua auto era e resterà una leggenda di paese. Di certo ha sanzionato i mezzi del Comune di Anzio che non rispettavano le regole. Oronzo, Enzo per tutti noi, De Masi, se n’è andato per una malattia fulminante.  Lo conoscevamo meglio come “Rambo“, il vigile urbano che non faceva sconti a nessuno. Arrivando, appunto, a multare i veicoli del Comune.

Dall’amministrazione all’impegno nel volontariato, con uno dei primi gruppi di protezione civile creati ad Anzio, ma prima ancora con le attività nella parrocchia di Anzio Colonia, quando chi scrive era poco più che bambino.

Enzo era in prima linea spesso e questo, ultimamente, ci aveva portato su posizioni diverse per la vicenda degli “Ispettori ambientali” che lui stesso controllava. Ne avevo scritto a più riprese, poi una mattina accompagnando le figlie a scuole l’avevo incontrato in via Ambrosini. L’aspetto era quello burbero di sempre, ma il modo di fare assolutamente cordiale e tutti i bambini che attraversavano se pure in fondo in fondo lo temevano, lo ringraziavano e salutavano sempre. Tornando indietro ci eravamo intrattenuti per un po’ sull’argomento degli ispettori, sugli incivili che sporcano, su quelle sanzioni che non potevano essere riscosse.

C’eravamo chiariti con una stretta di mano, perché sapevamo entrambi che in ciò che stavamo facendo non c’erano altri fini che l’impegno per Anzio.

Ciao “Rambo” , chissà se in cielo ci sarà qualche sanzione da fare…. e un abbraccio a Roberta e  ai tuoi.

Non ne va bene una: fermatevi, per carità

consiglioanzio

Perché dici che serve #unaltracittà? Semplice, perché qui ad Anzio non ne va bene una. Perché questa classe politica e dirigente ha fatto il suo tempo e deve assolutamente fermarsi. Deve farlo per lasciare spazio – se i cittadini vorranno, ovvio – a chi non ha legami con questo sistema e al tempo stesso non sente l’esigenza che qualcuno lo “diriga” da Genova e da una Srl o da qualche corrente di partito a Roma.

L’ultima notizia riguarda il consigliere comunale e presidente della commissione ambiente Antonio Geracitano, forse la goccia che fa traboccare il vaso di una maggioranza che difende se stessa e i suoi componenti, complice un’opposizione che certi argomenti preferisce non affrontarli se non marginalmente.

La società del consigliere – che non la amministra ma ne è di fatto il capo assoluto – deve al Comune oltre 30.000 euro. Ha fatto un piano di rientro e non l’ha rispettato. Al netto delle difficoltà che ciascuno di noi può avere – e che sono comprensibilissime – è evidente che Geracitano non può restare al suo posto. E non ci si venga a dire che non è l’amministratore, si strumentalizza e bla, bla bla….

Perché davvero se le metti in fila, quelle dell’amministrazione Bruschini, forse ti rendi conto che essere assessore o consigliere comunale rappresenta per chi sta in maggioranza una specie di “lasciapassare“. Tutto ti è consentito e l’opposizione tace perché la “po-li-ti-ca” impone questo. Chiamiamolo bon ton istituzionale, deferenza, “nulla di personale” o quello che volete, ma davvero a rileggere quello che è successo viene da dire: basta, per carità.

Primo mandato Bruschini, l’assessore Placidi viene condannato dalla Corte dei Conti a risarcire il Comune. Provvedimento che ancora oggi non mi trova d’accordo, ma che esiste e va rispettato. Per restare al suo posto e non incappare nell’incompatibilità deve pagare tutto e subito o può rateizzare? Si chiede un parere al Ministero dell’Interno, quello arriva ma sparisce nei meandri del Comune finché chi scrive – e il settimanale Il Granchio – non lo scova. Placidi è rimasto da incompatibile, perché poi ha pagato, per oltre un anno nel suo ruolo. Risposta di Bruschini: “Sarà uno dei tanti documenti che mi capita di non leggere….“. A più riprese l’ex segretario Savarino e l’ex direttore generale Pusceddu hanno detto di non sapere nulla di quel parere e di non averlo visto.

Primo mandato Bruschini, l’assessore ai servizi sociali Colarieti è direttore della casa di riposo “La Francescana”. Formalmente compatibile – anzi al limite della compatibilità – ma quando arrivano i vigili urbani è lui a fermare il verbale. Si scoprirà durante il processo successivo all’arresto di Colarieti che la cooperativa che aveva ottenuto la proroga ritenuta un “favore” dal Tribunale, lavorava anche presso la casa di riposo. Gratis o quasi. Per quella vicenda viene condannata in primo grado anche la dirigente Angela Santaniello (che nel frattempo ha scontato tutto) immediatamente sospesa e non ancora reintegrata fra ricorsi e controricorsi. Il dirigente della polizia locale Bartolomeo Schioppa resta al suo posto con condanna definitiva per corruzione, il secondo dei successori va in pensione silenziosamente dopo la pronuncia di primo grado.

Intanto la Ragioneria dello Stato contesta decine di punti al Comune, le controdeduzioni sono rispedite al mittente, tra le contestazioni mosse all’ente i soldi percepiti in più dal segretario Savarino, alcuni dai dirigenti, stabilizzazioni ritenute “illegittime” e via discorrendo. Che fine ha fatto, come ha provveduto il Comune? Lo ignoriamo. Quello che sappiamo è che la Corte dei Conti contesta, da anni, irregolarità nei bilanci e l’incapacità di riscuotere.

E i consiglieri? E gli assessori? A novembre sempre chi scrive scopre che ci sono una quindicina di lettere a eletti e nominati di “incompatibilità” perché morosi nei confronti del Comune. In uno dei dibattiti peggiori che il Consiglio comunale ricordi il problema era, nell’ordine: chi ha dato la notizia, Del Giaccio è il candidato del Pd, gli uffici hanno sbagliato, quei tributi sono prescritti,  e via discorrendo. Il presidente del consiglio comunale, Sergio Borrelli, si impegna a dare una soluzione “entro cinque sei giorni”. Tra un mese sarà trascorso un anno e non sappiamo ancora chi ha pagato e chi non, ma intanto viene resa nota la morosità dell’assessore Cafà che va su tutte le furie. Di certo all’attenzione del presidente ci sono altri due casi che lui non porta in Consiglio comunale e che l’opposizione non chiede di discutere. Ah, se i tributi per qualcuno fossero stati davvero prescritti, significa aver dichiarato il falso al momento della sottoscrizione degli atti nei quali si afferma – assumendo l’incarico di consigliere – che non ci sono cause di incompatibilità. Va be’, tanto pure ci fossero chi dice niente? Intanto si è deciso, nell’assise pubblica, quanto dovessero pagare i cittadini senza essere in regola. E ci si stracciano le vesti perché va recuperata l’evasione. Degli altri.

Perché come si dice dalle nostre parti “che te metti a fa?” Così un albergo chiuso con ordinanza del sindaco diventa centro di accoglienza per immigrati, ma senza un consigliere comunale interessato non sarebbe mai accaduto. Anzi, quando un altro hotel chiede di ospitarli ed è regolarmente aperto il sindaco va lì e fa le barricate. E per eliminare la concorrenza di una cooperativa di parcheggiatori al porto c’è da pagare un “pizzo“, viene citato (e ha sporto denuncia a riguardo) il vice sindaco, ma è tutto a posto. Come il fatto che in un’indagine per la quale a novembre inizia il processo finisce a giudizio immediato chi ha apertamente sostenuto – a suon di voti – gli eletti di questa maggioranza. Che tace, fa quadrato, difende i suoi fortini, prova a “collocarsi“. Come Luciano Bruschini – il consigliere comunale delegato al turismo – che dopo un’estate da dimenticare è passato armi e bagagli a “Noi con il cuore” tenendo ovviamente la delega che in altri tempi sarebbe stata tolta o si sarebbe avuto la dignità di restituire. Ma a questo castello di carte, se ne togli una crolla tutto. Così una cooperativa a me e una a te, un’associazione mia e l’altra tua. Il porto? Fai minacciare il presidente nominato che va a fare ciò che l’assemblea gli ha detto di fare, si dimette, ne nomini uno che però nemmeno può firmare un assegno della Capo d’Anzio.

Ma sì…. Dimissioni? Una burla, tranne quelle di Luigi D’Arpino, perché per la seconda volta due assessore (Cafà e Nolfi) le hanno date e ci hanno ripensato. Alessandroni, invece, e Zucchini, le avevano solo “minacciate“.

Fermatevi, davvero, perché si cambiano organizzazioni dell’ente – per non farle funzionare – senza un disegno chiaro ovvero per sistemare chi fa più “comodo” alla politica. Perché abbiamo rischiato per la “smania” politica di controllare gli appalti (al punto di rinviare fino all’ultimo la stazione appaltante) di non far mangiare i bambini a scuola, perché la città sommersa dai rifiuti “è colpa dei dirigenti” secondo l’assessore Placidi che nel settore (e non solo) ha fatto bello e cattivo tempo, dicendo chiaramente che preferiva una ditta piuttosto che un’altra. Perché il sindaco, in consiglio comunale, rispetto a un appalto disse “avete voluto fare le gare, ecco il risultato“.

Perché pure per prendere un dirigente rischiamo di aver sbagliato. Serviva una laurea e lui ne ha un’altra, come dire giocando a briscola che serve l’asso per prendere il tre, ma siccome il giocatore è bravo gli concediamo di prendere con il tre e pazienza se l’altro ha un asso.

Ecco, fermatevi. Per carità.

 

C’è altro prima del sindaco, ecco perché #unaltracittà

altra

Fare il sindaco della propria città. A chi non piacerebbe, anche solo per qualche giorno… Bello, affascinante, difficile. La tentazione è forte e le strade per arrivarci sono diverse prima delle elezioni, quindi dei cittadini che ritengono – da padroni assoluti – chi debba essere il loro rappresentante.

Ebbene con #unaltracittà abbiamo inteso fare altro. Chi scrive, che sul territorio è impegnato da anni in diverse forme (associative, giornalismo, volontariato) poteva tranquillamente rispondere alle certezze di tanti e dire: sì, voglio candidarmi. Anzi, sono il candidato.

Si poteva andare da un partito, fare un’alleanza con chi rappresenta la politica anziate e ci ha portato nella condizione in cui siamo. Si poteva cedere alle lusinghe di chi dice “io ho 1000 voti” e di chi promette di portare con sé “cinque-sei consiglieri“. Ma sì, ti metti a tavolino, fai i conti, speri che vada bene (a loro è andata benissimo, finora) prometti qualcosa che non manterrai, ma saresti solo il nome nuovo e spendibile per una vecchia classe politica e dirigente. Se poi il tuo nome servisse, come “bandiera” nel Pd, per passare dal 20% di Bernardone alle ultime amministrative al 22% perché sei un po’ più conosciuto cosa avresti fatto? Nulla. E se pure il Pd fosse parte di questo discorso – alla pari con altri – sai che dovresti temere i “dinosauri” che nel ’95 non confluirono su Mangili e nel ’98 mandarono a casa Mastracci consegnando definitivamente la città al centro-destra.

Ecco, è sbagliato partire dal sindaco, occorre prima vedere cosa vuoi fare, come e con chi. Nella presentazione di ieri di #unaltracittà (grazie ancora a tutti) qualche “paletto” è stato posto. Siamo un gruppetto di amici, niente di più, disposti ad allargare l’orizzonte e a confrontarci con chi vorrà portare le proprie idee.

Ci mettiamo la faccia, quella di persone che vivono del proprio e hanno deciso di impegnarsi. Sarebbe facile schierarsi dalla parte dell’anti-politica, molto più complesso parlare di buona politica e provare a immaginare  una città moderna, aperta, solidale, proiettata in Europa e nel mondo, dove lo sviluppo guardi alla sostenibilità e non al mattone, alla qualità degli eventi e non ad accontentare gli amici degli amici, ai servizi basati sulle esigenze dei cittadini – tutti – e non di pochi. Eccoli alcuni “paletti“, insieme alla legalità assoluta. Alla trasparenza, al rispetto di chi ha un’idea diversa, al confronto sulle cose da fare e non sulle persone da attaccare, alla verità da dire ai cittadini. A un Comune che non è – non può e non deve essere – collocamento per disperati “assunti” in cooperative che poi portano voti, ma creare le condizioni per uno sviluppo che porti lavoro a tutti. E i voti a chi, democraticamente, i cittadini sceglieranno.

Siamo con chi vuole costruire questo, un movimento di opinione   fuori dagli schemi della politica in senso tradizionale ovvero delle “liturgie” dei partiti come li abbiamo conosciuti in Italia e qua, ma anche lontano dal populismo del guru.

Da qui parte un percorso, se riusciremo a mettere insieme chi vuole realmente cambiare le cose in questa città parleremo anche del candidato sindaco. Ma per farlo dobbiamo essere credibili e questo dipenderà  esclusivamente da noi, di certo partiamo avvantaggiati perché  lo siamo più di chi ha governato finora.

Ah, per chi segue questo spazio: pur non essendo candidato ma come direbbe qualcuno essendo “sceso in campo“, da oggi  scompare nel blog la parola “giornalista“. Chiaro che lo resto, è il mio lavoro che si svolge com’è noto al Messaggero e continuando l’attività con il libro “Sangue sporco” e il documentario che stiamo realizzando.

Attraverso il blog continuerò comunque a esprimere opinioni, suggerimenti, denunce come in passato, oltre che a confrontarmi con quanti vorranno.

Un saluto ad Alba, l’inutile polemica su tutto il resto

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Oggi la città di Anzio ha salutato una delle sue persone più belle e autorevoli, Alba Pazienti Tontini. Le parole di padre Francesco riportate nell’articolo della collega Elisabetta Bonanni sintetizzano bene il pensiero di chi l’ha conosciuta. Non serve aggiungere altro sulla sua figura, se non esprimere il cordoglio anche di chi scrive ai familiari.

Sul resto, a esequie avvenute, qualche parola si può spendere. Su come si è comportato il Comune rispetto al lutto cittadino – che giustamente Luciano Bruschini ha proclamato per oggi – e su spettacoli ed eventi programmati. Si poteva fare diversamente? Sì, certo.

Ma occorreva farlo subito, senza aspettare le polemiche sui social, i comunicati, le risposte. C’erano circa 300 morti, un terremoto è devastazione per un Paese intero, c’era una concittadina tra le macerie. Se pure “the show must go on” – lo spettacolo deve continuare – il sindaco, l’assessore, gli organizzatori, dovevano immediatamente dire: si fa (o non, alla fine ha “pagato” solo il Marchese del Grillo….) e spiegare il perché.

Si fa aprendo con un minuto di raccoglimento e poi devolvendo l’incasso, raccogliendo i fondi, promuovendo iniziative…  Oppure annulliamo tutto perché… Se un errore ha commesso il Comune è stato quello di non “reagire” immediatamente  dal punto di vista comunicativo e di farsi superare dagli eventi, quindi di decidere quando era tardi .

Detto questo, assolutamente fuor di polemica, ho trovato e trovo inutili molte delle cose uscite in questi giorni sui social, il “marchio” sulle raccolte, il sindaco di Amatrice diventato orgoglio di una parte (per me lo è dell’Italia, insieme ai suoi colleghi meno visibili mediaticamente) lo scontro a distanza, il dover “giustificare” iniziative dimostrando di avere spedito bonifici.

Ripeto, un terremoto è devastazione per tutti, nel 2005 la natura ha graziato Anzio e Nettuno – non ce lo dimentichiamo – e sono certo che tutto ciò che è stato fatto in questi giorni sul territorio (da chi l’ha mostrato e da chi l’ha tenuto per sé) è stato in assoluta buona fede e con grande solidarietà. Questo era ed è importante, il resto è noia.

Ciao Alba, ci manchi e mancherai a questa collettività.

Mense, pretese e nuova corsa contro il tempo ad Anzio

pastas

Mangiano? Mangiano, mangiano….” Ce lo ripetiamo, scherzando, al bar dove di solito andiamo a pranzo, quando arrivano persone che non conosciamo. Ad Anzio, invece, è cosa più seria. Perché a meno di un mese dall’inizio dell’anno scolastico e a poco più di uno dall’avvio del servizio mensa –  non sappiamo come il Comune uscirà dall’angolo.

I bambini mangeranno, alla fine, dal 3 ottobre, ma serve una corsa contro il tempo non indifferente che certifica il fallimento di questa amministrazione. Motivo? Lo scorso anno, revocata la gara precedente dopo il parere dell’Anac, venne fatta una assegnazione “ponte” al massimo ribasso, con un servizio rivelatosi scadente vinto non a caso – forse – da chi era arrivato ultimo nella precedente gara. Il tutto nelle more di un nuovo appalto, mai fatto perché la maggioranza non s’è mai messa d’accordo – fino a qualche giorno fa – nel fare la “stazione unica appaltante” che andava fatta per legge. Il motivo? Si voleva in qualche modo avere il “controllo” su gare e garette, non meglio specificate “garanzie“.  Così con una macchina amministrativa allo sbando e la scelta di non decidere per tempo – come sempre – abbiamo assistito al balletto: l’area metropolitana no, Ardea prima no e ora sì, persino l’ipotesi Santa Marinella e dintorni, alla fine in extremis si è trovata la soluzione. Per più consigli comunali Teresa Lo Fazio ha chiesto invano “lumi“. Inascoltata.

Così fare un vero appalto per le mense oggi è impossibile, si dovrà trovare una soluzione alternativa, con meno garanzie sulla qualità rispetto a una gara vera e propria. Per le mense, ma anche per altro.

A proposito di bambini ai quali andrà garantito un servizio essenziale, le famiglie stanno ricevendo solleciti – due lettere uguali in cinque giorni, com’è noto tra Maggioli e affini e poste private non ci facciamo mancare nulla – poiché “risultano a vostro carico pagamenti insoluti“. Se non si regolarizza la posizione, niente iscrizione al nuovo anno.

Il Comune pretende, è giusto, pagare è un dovere,  ma dopo informatizzazioni in serie, “data entry” pure costosi e 3.0 rimasto nelle belle intenzioni, si ha la situazione di ciascun alunno? E perché arrivano i solleciti prima ancora del “conguaglio” che l’ufficio avrebbe dovuto trasmettere da tempo?

Ci sono conteggi? Pare di sì, ma numero di rientri e presenze non quadrerebbero. Sono mai stati rilevati ovvero “caricati” i dati per ciascun alunno? Mistero…

Mangeranno, tranquilli, mangeranno i nostri bambini. All’ultimo minuto, con chi offrirà costi più bassi, senza attenzione a migliorare i punti cottura o puntare sulla qualità. La corsa contro il tempo è partita.

Anzio, l’estate (senza trasparenza) dei dilettanti allo sbaraglio

summertime

Nel cartellone Summer time, messo in piedi ad Anzio in fretta e furia e al termine di una crisi politica farsa, c’è anche l’Armata brancaleone. O ci sarebbe, è il caso di dire, dato quanto accaduto negli ultimi giorni. Per quello che sta succedendo, sembrano più che un’armata brancaleone dei dilettanti allo sbaraglio quelli che stanno gestendo gli eventi di una stagione iniziata in ritardo, con i primi rinvii, un clamoroso annullamento e vicende a dir poco singolari. A Villa Adele ma non solo.

Proviamo a fare un po’ d’ordine. Ieri sera, al concerto degli Stadio, c’è chi aveva prenotato on line il biglietto ma non ha trovato il tagliando con tanto di timbro Siae, bensì un elenco di nomi nei quali era inserito. Poi, una volta dentro, c’è chi ha scoperto di non avere le sedie. Cose denunciate (ah, il 3.0….) sui social network e riprese dai siti locali dopo un altro spiacevole episodio: i giornalisti sgraditi dovevano restare fuori nonostante una disposizione del sindaco sugli accrediti. La mediazione del responsabile dell’ufficio comunicazione sarebbe stata presa come una sorta di lesa maestà dall’assessore Laura Nolfi e dal delegato al turismo Luciano Bruschini.

Motivo? Quei giornalisti avevano “osato” tirar fuori la storia di Antonio Giuliani che ha scoperto per caso di essere inserito nel tabellone degli eventi estivi e di doversi esibire a Villa Adele il 24 agosto. Ha provato a mettere una pezza l’agenzia Soarin Event che con il suo comunicato conferma, però, l’improvvisazione che c’è in questo Comune. Chi organizza, infatti, scagiona l’amministrazione, chiede scusa e via discorrendo, ma ammette di aver mandato un programma nel quale Giuliani c’era e che, quindi, in Comune è stato copiato e incollato pari pari. Chi doveva controllare? Chissà….

Villa Adele ma non solo, perché questi ficcanaso dei giornalisti, avevano scoperto pure che a Lavinio, alla festa organizzata dal consigliere  Antonio Geracitano (e lo scorso anno pure finanziata dal Comune, per il 2016 ancora non sappiamo) lo spettacolo era gratis ma le sedie si pagavano…. Anche qui, la rettifica è stata peggiore della notizia: non si pagavano le sedie, ma chi le voleva doveva prendere un biglietto della lotteria. Il buon Corrado Mantoni, quello che con la sua Corrida e i dilettanti allo sbaraglio ha fatto fortuna, se la starà ridendo da qualche parte. O starà rimpiangendo di non essere fra noi perché ad Anzio avrebbe avuto tanto di quel materiale….

Quello che, dal punto di vista formale e della trasparenza, noi cittadini ignoriamo. L’unico atto pubblicato è quello per allestire la platea di Villa Adele, il resto non si sa. C’è una interrogazione in tal senso di Andrea Mingiacchi (Pd) che ricorda come sia stato fatto un bando per gli spettacoli e chiede di sapere quali e quante proposte sono arrivate, chi è stato scelto e con quali criteri, quanto costa il tutto, se ci sono iniziative extra bando e via discorrendo. Per ora è rimasta lettera morta. Da questo umile spazio facciamo appello alla responsabile della trasparenza e anti corruzione, la segretaria Marina Inches, affinché sia semplicemente rispettata la legge e i cittadini sappiano quanto costa, chi ha scelto, come e perché le offerte per questa Summer Time che sta creando più problemi che altro.

Già che ci siamo, poi, notiamo sui volantini la presenza di sponsor. Bella iniziativa, non c’è dubbio, ma esiste un capitolo in entrata di quei fondi? E  dov’è? E per cosa sono stati utilizzati? Speriamo non sia vero, infine, ma a quanto sembra il cellulare che compare su manifesti e volantini  è quello di un dipendente del Comune che in realtà per l’ente si occuperebbe d’altro….

E’ tutto a posto, tranquilli, mancano solo i campanacci e i fischietti della Corrida: benvenuti alla Summer time di Anzio

 

Feste, concerti e cani. Sul resto il Comune preferisce tacere

consiglioanzio

Nell’ordine: la notte bianca, il giorno dopo la richiesta di commissione d’accesso pubblicata dal Corriere della sera e ripresa – con il testo dell’interrogazione di Sel – dai siti locali e non;  la Corale e i Carmina burana, il giorno dopo le dimissioni delle assessore Laura Nolfi e Roberta Cafà; le serate dedicate alla “Pizzica“, nel giorno in cui durante un convegno sulla legalità un senatore dell’antimafia ribadisce che la situazione è gravissima e chiede al Prefetto di intervenire; ieri la spiaggia per cani, il giorno successivo a un consiglio comunale nel quale non s’è fatto altro che minimizzare: sulle dimissioni e sul condizionamento della criminalità e a una giunta che ha votato (rischiava di perdere finanziamenti) in violazione di legge. Giunta che qualche giorno prima ha votato – senza leggere cosa allegava – una dotazione organica che in un documento dice una cosa e in un altro la smentisce.

Sono le quattro note diffuse, martedì, mercoledì, giovedì e ieri dall’ufficio comunicazione di Anzio o dal suo responsabile. Il quale manda – com’è giusto – ciò che gli dicono. Dobbiamo dedurre che sul resto il sindaco Luciano Bruschini, i suoi assessori rimasti in sella, i capigruppo di maggioranza, qualche consigliere comunale di questa sorta di armata Brancaleone, i rappresentanti dei partiti (?!) che sostengono l’amministrazione, preferiscono tacere. Immaginando, forse, che attraverso comunicati di iniziative pure lodevoli i cittadini   possano essere tenuti a bada. O presi in giro.

E poi che vuoi parlare con i “giornaletti“? Eh no…. Nell’immaginario dei nostri scienziati della politica, di quelli che “ragionano“, di quelli del “che c’è dietro” ripetuto per convincersi in interminabili sedute nei bar e delle certezze assolute non si può….

Quello Agostino Gaeta con il suo controcorrente fa pure l’amico ma difficilmente poi concede sconti, figuriamoci. Il Granchio? Ma scherziamo, ormai è “grillino” e prima s’era tolto di mezzo Del Giaccio e un po’ si era allineato, ora sta scatenato. Ecco, l’autore di questo blog, il “candidato sindaco“, non sia mai. Vogliamo parlare dei siti? Quei “comunisti” di inliberauscita.it sono inaffidabili, dietro al Clandestino ci sta Tizio o Caio, meglio tutto sommato chi copia e incolla sulla free press, ma anzi è meglio non comunicare e basta.

Così l’unica posizione che abbiamo è quella della free press che fa riferimento al presidente della commissione ambiente, Antonio Geracitano. Non c’è crisi e non rompete, sostanzialmente.

Ecco, il Titanic affonda ma ad Anzio si fa festa e inauguriamo la spiaggia per cani. Il resto? Ma sì….

Una firma per far rispettare la legge

villa_sarsina_fronte_anzio

Non amo le “quote” imposte, ma esiste una legge e va rispettata. Due assessore si sono dimesse, la giunta di Anzio viola la norma e non può deliberare. E’ stato detto ieri in consiglio comunale, lo ha messo nero su bianco la segretaria generale nelle delibere votate sempre ieri.

Atti che andavano fatti per non perdere finanziamenti,  la scelta di votarli all’indomani delle dimissioni è condivisibile, ma ora il sindaco deve ristabilire la parità di genere. Altrimenti il Comune resterà paralizzato o, peggio, esposto all’ennesima violazione di elementari norme.

Per questo propongo la petizione on line che si può firmare qui e che verrà inviata al Prefetto di Roma, alla Consigliera regionale per le pari opportunità, al sindaco e alla segretaria generale.

Il testo è il seguente: “Al Comune di Anzio, a seguito delle dimissioni delle assessore Roberta Cafà e Laura Nolfi,  il 14 luglio  sono state approvate in Giunta  due delibere urgenti per le quali si rischiava di perdere un finanziamento.
Possiamo comprendere questa necessità, ma sollecitiamo un Vostro intervento affinché al più presto venga ristabilita la parità di genere in giunta e non si approvino più atti nulli e/o annullabili o comunque adottati in violazione della legge 56/2014, articolo 1 comma 137”

Giovedì riprendiamoci il Consiglio comunale

banchivuoti

Se stavolta saranno vere o meno, lo vedremo. Roberta Cafà e Laura Nolfi, che sabato sfilavano contro la turbogas, si sono nuovamente dimesse. Lo apprendiamo dai siti locali e dai social network che in tempi di 3.0 sono stati, sono e saranno – se mai l’esperienza di Luciano Bruschini andrà avanti – la croce di questa amministrazione. Riunioni nelle quali si mostravano dichiarazioni su facebook, liti furibonde per quello che usciva sui giornali on line, accuse di “visibilità“.

Le dimissioni – mesi fa rientrate – arrivano nel periodo più caldo dell’anno e della stagione politica di Luciano Bruschini che volge ormai mestamente al termine. Da tempo ha perso il controllo della macchina, la sua gestione “anni ’90” è fallita nel tentativo di accontentare tutti e non ha retto. La richiesta della commissione d’accesso e i pesanti legami che emergono dall’interrogazione presentata, dicono che non gli è sfuggita di mano solo la situazione politica ma ben altro.

E se già da ieri si vociferava che giovedì non ci sarebbe stato il consiglio comunale chiesto dall’opposizione di Candido De Angelis, queste ultime dimissioni ne sono la conferma. Anche perché è pronta una richiesta di sfiducia nei loro confronti proprio a seguito della manifestazione, alla quale era presente anche la delegata all’archeologia Valentina Salsedo che avrebbe – anche lei – lasciato l’incarico.

Altri, comunque, pensavano di sfilarsi, addirittura di lasciare la maggioranza, resisi conto forse troppo tardi di una corda tirata all’infinito  e ormai spezzata. Di un’amministrazione priva di guida, di una città sommersa dai rifiuti, di un cartellone estivo che apprendiamo da chi organizza spettacoli e non dal Comune, di una serie di cose che semplicemente non funzionano e per di più sono al centro di indagini come mai prima d’ora.

Ecco, giovedì il Consiglio comunale convocato per argomenti seri e con la vicenda della richiesta di accesso che inevitabilmente andrebbe affrontata al 99% non si farà. Allora facciamo una cosa, riprendiamocelo. Facciamolo, riuniamoci nella sala consiliare per dire che  questi signori – benché democraticamente eletti – non rappresentano più la città.

Venga un commissario, faccia un po’ d’ordine, e poi vinca il migliore. Ma intanto riprendiamoci il Consiglio comunale.

Grotte, minacce, biogas e una città altrove…

copegranchio

Comunque il Granchio merita ritorsioni bombe carta e scritte sotto la sede“. E’ solo uno dei “complimenti” riservati alla copertina del settimanale sulla pagina facebook dello stesso. Se un assessore come Patrizio Placidi arriva a dire del Tg1 che fa servizi “artefatti e calcati” e che “infanga” la città, il minimo che possa accadere è che nei confronti del Granchio qualcuno esprima frasi pesanti come quella riportata in apertura. E’ una cosa gravissima e siamo certi se ne occupi Ossigeno per l’informazione, ma che prima ancora lo facciano le forze dell’ordine.

A chi scrive certe cose, è bene ricordare che il Granchio ha già avuto – in diversi modi – la sua dose di minacce e ritorsioni, dalle scritte fuori alla sede di via Bengasi anni fa alle querele temerarie. Ma che continua a fare il suo lavoro, come tanti altri giornali locali, fra mille difficoltà e qualche errore, comunque raccontando ciò che accade. E “Vergogna nazionale“, la copertina che tanto scalpore ha fatto, dimostra che se vuole è un giornale che prende ancora posizione.

Perché non saranno le quattro baracche di oggi, ma la vergogna è di anni e gli amministratoti che l’hanno tollerata sono sempre gli stessi. Ma la ricordate la ruspa sui ruderi, mezzo di lavoro della Ilcem, la società mandata via (con molta calma) dalla Regione, perché sottoposta a interdittiva antimafia? Si affrettarono a spiegarci che era… sulla sabbia. E basta fare una ricerca su google (non è un Comune 3.0?) con “placidi grotte nerone” e vedere che ogni anno arrivano troupe a raccontare il degrado di una zona archeologica sulla quale la politica, questa classe dirigente, non ha mai investito. Se non  i soldi per una qualche cooperativa “amica” da sistemare – a stagione avanzata – nella pulizia e guardiania.  Allora sono responsabili il Granchio, i giornali, il Comitato che andrebbe preso a modello di impegno, i cittadini o il sindaco e la delegata all’archeologia che hanno brillato per la loro assenza sulla vicenda? Possibile che si sente l’esigenza di comunicare tutto  e qui si è rimasti in sconcertante silenzio? Almeno l’assessore che dovrebbe tenere pulito sempre un po’ di scena l’ha fatta e al solito ci ha messo la faccia.

La delegata, Valentina Salsedo, era ieri però alla manifestazione no biogas. Insieme alle assessore Roberta Cafà e Laura Nolfi che hanno mantenuto il punto sulla vicenda, essendo state promotrici del ricorso al Tar. Quando la prima centrale venne autorizzata la Cafà era consigliera comunale e della Nolfi c’era il papà (ieri pure lui a manifestare) ma se nemmeno il sindaco sapeva – così ha voluto farci credere – diciamo che potevano ignorare anche loro. Certo nel 2012 Placidi è andato a dire sì per conto non di se stesso ma del Comune di Anzio. E certo se le cose funzionano così, è la lampante dimostrazione che Bruschini guida una nave alla deriva. Se pure vincesse il tardivo ricorso al Tar, sa che quella centrale si farà. Grazie a lui e a Placidi.

Non è che si debba rimpiangere la Prima Repubblica, ma fosse successo allora che un assessore va e dà il parere all’insaputa degli altri, due assessore e una delegata manifestano contro una centrale voluta dall’amministrazione, l’assessore alle finanze e vice sindaco “tuona” contro tutti e si eclissa dal Comune da due settimane, nessuno sarebbe rimasto al proprio posto. Qui, evidentemente, gli equilibri di una maggioranza che sta seppellendo Anzio sono più importanti della coerenza e i giovani virgulti che contribuiscono a tenerla in piedi fingono di non accorgersene.

Poi possiamo parlare della manifestazione di ieri, di tanti ambientalisti dell’ultima ora (mai visti ad Aprilia per la Turbogas, ad esempio, o quando c’era da pulire Tor Caldara anni fa) presi anche da qualche altra “onda“. Ma va dato atto al Comitato di averci creduto e aver portato 4-500 persone in piazza. Tante o poche, non conta. La manifestazione di ieri che ha messo insieme anime completamente diverse, l’attività incessante del Comitato per le Grotte, Anziodiva che propone alternative sui rifiuti, associazioni che si mettono insieme per parlare di legalità, comitati che si preoccupano dei loro quartieri, dicono che mentre Bruschini e i suoi fedelissimi restano nel “fortino” di Villa Sarsina la città è altrove. E non saranno le minacce ai giornali o i “ragionamenti” della po-li-ti-ca a caccia di alleanze elettorali, a fermarla.