Lo Fazio sindaco, qualche riflessione e poi mi taccio (non proprio eh…)

Scusate il ritardo“, avrebbe detto lo straordinario Massimo Troisi ma nell’ultimo mese e mezzo come immaginerete è successo di tutto. La campagna elettorale, l’elezione a sindaco di Aurelio Lo Fazio che ha dello storico, la sentenza al processo “Tritone”. Per le elezioni avevo promesso silenzio e così è stato, come sapete ho seguito da vicino la campagna di Aurelio, contribuendo a scrivere il programma, mettendo a disposizione il simbolo della civica che aveva (e ha) l’idea di realizzare #unaltracittà, immaginando le cose da dire e il modo in cui farlo, curando con il prezioso aiuto di un giovane professionista il palinsesto dei social.

Che potesse accadere il miracolo no, sinceramente non ci credevo. Già raggiungere il ballottaggio è stata un’impresa, vincere al secondo turno una gioia indescrivibile. Una “liberazione” dopo 26 anni nei quali, l’ho sempre ammesso, a qualcosa di chi ha governato la città avevo pure creduto. Sbagliando. Dopo 26 anni di un “modello di amministrazione” che non c’è mai stato, come ampiamente dimostrato dalla Commissione d’accesso e – se andiamo a ben guardare – già anni fa dalla relazione del Ministero dell’economia e finanze con i “famosi” 27 punti. O con le contestazioni e le relative condanne della Corte dei conti, fino al “sistema Anzio” che insieme a pochissimi altri denunciavamo. Fino alla vergogna dello scioglimento per mafia con un percorso di decadenza avviato nel 2013, con lo scontro fratricida della destra locale.

Nessuno ci credeva, invece è successo e come ho scritto su facebook sono felice….

L’ULTIMO DEI MOHICANI

A volerla raccontare da giornalista che da ormai 40 anni segue le vicende del territorio, Aurelio è L’ultimo dei Mohicani della prima repubblica. Nato e cresciuto democristiano, rimasto sempre dalla stessa parte nell’evoluzione avuta dalla Dc, ha attraversato da consigliere comunale e assessore ad Anzio, da consigliere provinciale e assessore in Provincia, da dirigente prima e direttore poi in Regione, un’era. Alla sua carriera politica mancava solo la ciliegina sulla torta che adesso è arrivata. L’intesa dopo il primo turno non era scontata, serviva un politico navigato per trovarla e c’è riuscito e gli elettori hanno premiato la scelta. Una squadra tutta nuova, per la quale il sindaco farà da “chioccia”. Non sarà una passeggiata, lo sa, ma la città ha scelto e non può deluderla. Lui, ma tutta la “squadra”. Chi c’è stato dall’inizio e chi è arrivato per il ballottaggio.

LA CAMPAGNA

La strategia è stata chiara: nessun attacco personale agli avversari, riportiamo al centro la politica, parliamo della città e alla città (“Anzio!” si è rivelato una scelta indovinata), rimarchiamo che c’erano altri e non noi dal 1998, puntiamo su una figura autorevole e spendibile come Aurelio, mandiamo messaggi positivi, rimarchiamo la responsabilità politica (il penale è affar loro) dello scioglimento. Mai una nota oltre le righe, l’idea della destra-centro che qualcuno ha fatto notare come un errore è stata un modo (riuscito) per attirare l’attenzione, così come il pensare politico e amministrare civico, qualche video sulle differenze nei programmi. Nell’epoca dei social, delle condivisioni, della disintermediazione, non abbiamo dimenticato che le parole restano importanti e farsi capire ancora di più. Per questo abbiamo ripetuto che il dialogo era centrale.

Adesso c’è una grande responsabilità, quella di continuare a farlo perché dire le cose in campagna elettorale è relativamente semplice, mantenerle molto più complesso.

LA GRANDE OCCASIONE

Sindaco e coalizione hanno davanti una possibilità senza precedenti, paragonabile a quello che accadde nel ’98 con l’elezione di De Angelis. In quella campagna elettorale si “sfilarono” dagli schieramenti tradizionali da una parte Piero Marigliani e dall’altra Maria Vittoria Frittelloni. De Angelis arrivò al ballottaggio che aveva 8 voti più dello sfidante, Giovanni Garzia, rappresentante dell’Ulivo, e vinse. Venivamo da due commissariamenti a stretto giro, il primo con Stefano Bertollini sindaco, il secondo con Renzo Mastracci. La città chiedeva un governo stabile e lo trovò, diversi dal centro-sinistra cominciarono a spostarsi (e l’elenco sarebbe lungo…) forti di consensi e preferenze. Ora può accadere il contrario, a patto che ci sia una differenza: non cadere nell’errore del potere fine a se stesso, nelle beghe interne, nell’arroganza del “ho vinto e faccio come mi pare”, nella mancanza di rispetto per l’avversario.

Se a destra devono fare una riflessione, è proprio questa: come hanno gestito, negli anni, consensi che ancora oggi le liste hanno dimostrato di avere. Forse le “guerre” alle quali abbiamo assistito (2013 su tutte), in danno alla città, alla fine sono state pagate. Ecco l’errore che non dovrà fare il “campo largo” e civico che sostiene Lo Fazio. Dall’altra parte, può essere quasi un bene aver perso: gruppo consiliare ristretto e praticamente tutto nuovo, giovani con i quali puntare al rinnovamento reale. Gli altri “Mohicani” della prima repubblica sono arrivati al capolinea politico e non hanno eletto propri rappresentanti in Consiglio. E’ il caso che capiscano che è arrivata l’ora di passare la mano.

TRITONE E LA “MALEDIZIONE” DEL PUPAZZO

In tutto questo sono arrivate, con molta calma e tempi poco degni di un paese civile, la sentenza sulle incandidabilità e quella del processo “Tritone”. Quest’ultima, in particolare, ha riconosciuto l’aggravante del metodo mafioso. Io continuo a pensare quello che ho sempre sostenuto e cioè che i risvolti giudiziari esulano da chi ci ha portato a questa condizione e ha precise responsabilità politiche. Per aver fatto mettere il vestito bello a qualche poco di buono, averlo pericolosamente avvicinato alla cosa pubblica, essersi girato altrove. Con la sentenza – al momento di primo grado – si conferma la “maledizione” del pupazzo. Da quando, in piazza Pia, venne messo un manichino che doveva rappresentare Sant’Antonio ma lo faceva a dir poco in modo irriverente, per non dire blasfemo, è successo di tutto a quella maggioranza. Aneddoto a parte, ciò che abbiamo letto nelle carte e quanto emerso al processo sono da brividi e la sensazione è che noi sia finita. Dispiace, sinceramente, che servano anni per arrivare a tanto ma la Dda ha dovuto colmare, non dimentichiamolo, anche numerose lacune della magistratura ordinaria di Velletri che da queste parti si è vista ben poco.

Detto ciò, mi “taccio”. Questo è stato uno spazio di denuncia, di opposizione, di racconto delle cose che non andavano, scoperte di “copia e incolla”. Ho fatto il “cane da guardia” come si conviene a chi svolge il ruolo di giornalista. Aver seguito da vicino la campagna e aver vinto, comporta una riflessione diversa ma tranquilli, il blog non chiude. Intanto si occuperà d’altro (comunicazione, salute….) senza far mancare un occhio sulle vicende cittadine.

ps, ho finalmente avuto modo di conoscere la presidente della commissione straordinaria, Antonella Scolamiero, alla quale mi sono presentato come “il giornalaio“. Abbiamo chiarito le nostre incomprensioni ed è la cosa che fanno le persone perbene. Ho ringraziato lei e gli altri componenti, confermando qualche perplessità sull’operato, riconoscendo che Anzio è una città difficilissima. Con la prefetta Scolamiero abbiamo appuntamento per un pranzo, insieme a una comune conoscente. Non mancherò.

Don Ciotti e la criminalità “normalizzata”. Come ad Anzio

Nei giorni scorsi, incontrando gli studenti dell’istituto “Volta” di Frosinone, don Luigi Ciotti ha espresso un concetto da condividere: “Siamo passati dalla criminalità organizzata a quella normalizzata”. Diamo ormai per scontato che esista e alla fine nemmeno dispiace troppo conviverci, quella fa affari senza più mettere bombe e magari consente guadagni facili a chi preferisce non combatterla. Invece era e resta un cancro da estirpare.

Una definizione che ben si addice alla vicenda di Anzio, Comune sciolto per condizionamento mafioso. Un’affermazione che trova puntuale riscontro, purtroppo, nelle udienze in corso a Velletri per il processo “Tritone”. Autorevoli rappresentanti delle forze dell’ordine che non ricordano, non sapevano, non conoscevano. Il problema non è, allora, Giacomo Madaffari e i suoi presunti affari illeciti. Intervenendo in collegamento ha detto di aver sempre rispettato la legge e guardate, io voglio crederci. Per me tutti gli imputati in Tritone sono innocenti fino a prova del contrario. Il problema non è lui, è aver “normalizzato” – in questa città e nella vicina Nettuno – la presenza criminale.

La politica che oggi è pronta a ripresentarsi e spinge per votare a giugno ha le sue responsabilità, ma al processo di Velletri stanno emergendo in modo palese quelle di chi doveva controllare il territorio e non lo ha fatto. In certi frangenti fa quasi tenerezza il pubblico ministero Giovanni Musarò: “Davanti alle perplessità del teste, mi arrendo”. Come finirà il processo lo ignoriamo, ma quello che sta emergendo dice che non è mancata solo la politica ovvero non ha responsabilità soltanto chi ha fatto mettere il vestito bello ai delinquenti, avvicinandoli alla cosa pubblica. No, sta venendo fuori che sono mancati i vertici di Polizia e Carabinieri, i prefetti, i ministri dell’interno, i magistrati con particolare riferimento a quelli di Velletri. Quando è “normale” che si possa interrompere un consiglio comunale senza conseguenza alcuna, ed è solo un esempio, poi è “normale” tutto. Ma non prendiamocela sempre con altri, in questa città di “tante brave persone”, come ama ripetere la prefetta Antonella Scolamiero che presiede la commissione straordinaria, spesso ci si è girati altrove. Per quieto vivere o per qualsiasi altro motivo. Fuori e dentro al Comune, solo che in quest’ultimo è ancora al suo posto (sarà normale?) chi nascondeva le carte alla commissione d’accesso su vicende gravissime.

C’è un altro importante concetto, fra i molti, che Don Ciotti ha ribadito con forza: “Le Istituzioni sono sacre, poi possono esserci uomini non degni di rappresentarle”. Da quanto sta emergendo al processo, più di qualcuno non è stato degno. Idem se pensiamo che “va bene scrivere di 30 anni di latitanza di Messina Denaro – ha detto sempre il sacerdote – ma occorre interrogarsi sulle latitanze di chi gli ha consentito tutto questo”. Quante latitanze, su questo territorio….

Infine, smettiamola di parlare di infiltrazioni e cominciamo a dire che c’è una presenza criminale – di ‘ndrangheta e camorra – forte e radicata. Motivo? Gli agganci in Comune, quelli nelle forze dell’ordine, i riferimenti nella sanità e via discorrendo. Così si stabilizza un sistema mafioso, in questo modo prende il controllo e questo è avvenuto ad Anzio e Nettuno. Poi, forse, arrivano anche le bombe, ma intanto scorrono fiumi di cocaina e se c’è un problema qualsiasi da risolvere i riferimenti sono solidi all’interno dei Palazzi. Lo abbiamo “normalizzato” e questa è la sconfitta più grande. Come dissi all’ex sindaco la sera dello scioglimento del Comune, abbiamo perso tutti. Ma possiamo (e dobbiamo) ancora dire la nostra.

Ps: il 21 marzo a Roma c’è la giornata della “Memoria e dell’impegno” per ricordare le vittime di mafia. Andare con il gonfalone della città, come istituzione “sacra”, sarebbe un bel segno.

Porto, la Capo d’Anzio perde altri 608.000 euro. Però ce la teniamo. Perché?

“Mena mena, pure lo fero se piega”. Ormai citare Lidano Grassucci è un piacevole spasso per introdurre argomenti spinosi, come quello del porto di Anzio e della società Capo d’Anzio che doveva realizzarlo (cosa mai fatta) e gestirlo (fatta, ma male) ed è in agonia. Del bilancio 2022 come spesso scritto qui non c’era traccia, fino a ieri (9 gennaio 2024) quando sul sito del Comune all’albo pretorio è comparsa la delibera sulla “Ricognizione delle partecipazioni societarie”. E lì si scopre che il bilancio della Capo d’Anzio è stato approvato – cosa avvenuta, da quanto si apprende in ambienti comunali il 28 dicembre scorso – e che il 2022 si è chiuso con una perdita di 608.202 euro e il passivo totale che supera i 4 milioni. Altri debiti a carico dei cittadini, ma nonostante la perdita consistente il Comune intende procedere con “mantenimento senza interventi” la partecipazione. Non conosciamo i dettagli del bilancio perché sui rispettivi siti ancora non compare e la trasparenza continua (come quando c’era la politica) a essere un optional, ma siamo di fronte a una perdita importante. Dovuta a cosa? E mentre sulla delibera di bilancio si procede con il copia e incolla, come si spiega quanto si affermava nella relazione di un anno fa?

Leggete anche voi che “alla data del 31/12/2022 si è registrato un concreto aumento di fatturato” e che il 31 dicembre appena trascorso doveva essere quello dell'”affidamento dei lavori”. Nulla di tutto questo, anzi altri debiti. Ma chi deve tutelare l’amministratrice unica nominata in fretta e furia un anno fa dal dirigente signorsì? Chi deve tutelare la Commissione straordinaria, ben sapendo che nell’operazione “Tritone” il porto faceva gola alla ‘ndrangheta e che nella relazione sullo scioglimento la gestione della partecipata è stata ampiamente segnalata? Speriamo i cittadini, ma comincia a sorgere più di qualche dubbio. Ah, per la cronaca, il “concreto aumento” è stato di 182.000 euro. Si continua a indicare una fidejussione inutile e inutilizzabile, inseguendo chissà quale chimera o qualche altro immaginario finanziatore turco napoletano, perché dopo il bilancio 2022 e l’erosione del capitale sociale solo qualche altra operazione di ingegneria finanziaria può provare a salvare la situazione. O vogliono farci credere che nel 2023 (quando sapremo qualcosa?) è andato tutto magnificamente bene e la società è tornata a godere di buona salute? E il dirigente signorsì che voleva liquidarla, la Capo d’Anzio, salvo ripensarci dopo il “miracolo” di Monti sui conti del 2018, adesso cosa dice?

A proposito di trasparenza, sul sito della Capo d’Anzio il bilancio ancora non compare a oggi, su quello del Comune siamo rimasti ai conti del 2018 e risulta ancora amministratore unico il professore Ernesto Monti. Se non la Commissione straordinaria, chi deve occuparsi di questo? Sarà il caso di aggiornare i siti?

Ad ogni modo, andranno ulteriormente approfonditi i dati di bilancio appena questi saranno resi pubblici in toto, male che vada si spenderà qualche euro per una visura camerale, quando in realtà essendo la società per il 61% dei cittadini andrebbe fatto sapere loro tutto e subito. Nel frattempo una cosa singolare va segnalata, una piccola bugia – che fa…. – nel capitolo “affidamenti” della scheda inviata al Ministero dell’economia e finanze c’è una domanda: “La società svolge servizi per l’amministrazione?”. La risposta del Comune è no, ma sarebbe stato corretto scrivere che almeno uno l’ha fatto. A chi è stato affidato – dal Comune – il lavoro per riparare la “meda”? Alla “Capo d’Anzio” che a sua volta lo ha dato a una ditta di fiducia. Dai, almeno l’Abc…

Capo d’Anzio: vertici assolti, dubbi che restano. La passerella di domani

La sentenza che manda assolti i vertici della Capo d’Anzio rispetto al contestato falso in bilancio ci dice una cosa e lascia almeno cinque dubbi
Ci dice che un’inchiesta non è una condanna e chiunque è coinvolto è innocente fino a prova del contrario. Chi segue questo spazio sa che la pensiamo così, da sempre e per tutti.
La sentenza stessa, però, aggiunge – se possibile – ancora più confusione intorno a una società che doveva realizzare e gestire il nuovo porto e si limita a fare (male) solo la seconda cosa.
I dubbi, dicevamo.
1) L’ufficio del pubblico ministero che aveva chiesto il rinvio a giudizio sulla base di una consulenza tecnica d’ufficio, una volta in aula ci ha ripensato. Può succedere, sia chiaro, ma com’è noto sulla Procura di Velletri in molti abbiamo perplessità e non da oggi.
2) Sul bilancio 2018 chi ha ragione, a questo punto? Uno era in perdita – approvato anche dai rappresentanti del Comune in consiglio d’amministrazione – l’altro, oggetto del processo, in attivo. Delle due l’una…
3) Sulla base del bilancio 2018 – approvato anche dai rappresentanti del Comune in consiglio d’amministrazione – il dirigente “signorsì” proponeva (è nella nota integrativa al bilancio del Comune) di liquidare la Capo d’Anzio. Anche lui ci ha ripensato. Come ha ripensato al bando per nominare il nuovo amministratore, poi preso dall’Aet nella quale eravamo entrati in fretta e furia.
4) Davvero nessuno conosceva Montani e il ruolo che svolgeva da direttore del porto? Suvvia, partecipava a riunioni, firmava documenti. Un po’ è come la storia del sindaco Bruschini che diceva al suo successore Candido De Angelis (allora all’opposizione di lotta e di governo) “caccio Marconi, parola d’onore” ma dieci giorni dopo firmava con lui la “road map“.
5) Se davvero i conti della Capo d’Anzio sono a posto, come mai il bilancio 2022 ancora non viene approvato e pubblicato? L’amministratrice che fino a tre giorni prima di diventare tale era in Aet, cosa sta facendo?

Sono domande, insieme a tante altre, che avremmo voluto fare domani (14 novembre) alla commissione che ormai da un anno guida Anzio. C’è un vertice a Villa Sarsina con prefetto, questore, parlamentari dell’antimafia, consiglieri regionali, ma è precluso al pubblico. I giornalisti potranno fare domande a fine riunione. Si dice che l’incontro nasca per dimostrare la vicinanza delle istituzioni ai cittadini. Bene! Si sappia che nell’ultimo anno dalla commissione straordinaria l’abbiamo vista poco o niente. Quella di domani, allora, rischia di diventare una passerella nella quale verranno a raccontarci cose che sappiamo da tempo, a dire che la guardia è alta, magari come ripete spesso la prefetta Scolamiero che qui ci sono tante brave persone. Intanto sentiamo dalle udienze del processo Tritone quale fosse la permeabilità dell’amministrazione che guidava Anzio e come la ‘ndrangheta (e la camorra) le radici le avesse ben piantate.

Per dovere di cronaca riporto quanto ha scritto – rispetto alla sentenza sulla Capo d’Anzio – l’ex consigliere comunale Marco Maranesi al quale dobbiamo riconoscere che senza la sua insistenza oggi non conosceremmo il parere dell’avvocato Cancrini e forse non sarebbe mai stata fatta causa a Marconi e alla Marinedi. Con Marco siamo schietti da sempre: sa bene chi ha portato Marconi e chi se lo è tenuto, così come immagina il motivo per il quale gli venne opposto il “segreto di stato” su quel parere. Il porto che doveva essere della città risponde evidentemente ad altre logiche e ne stiamo ancora pagando le conseguenze.

IL COMUNICATO DI MARANESI

“La sentenza emessa oggi dal Tribunale Penale di Velletri mette finalmente la parola fine ad un procedimento che ha dell’incredibile. Un’accusa di falso in bilancio dopo aver sistemato e messo ordine  un vero e proprio  falso in bilancio procurato da costi inseriti con procedure illegittime, spese personali pagate con carte di credito di una società pubblica e tanti altri reati che spero  prima o poi la magistratura farà il suo corso.

Questo procedimento penale è l’ennesima assoluzione dopo le tante denunce presentate dall’ex socio privato della Capo d’ Anzio che usa questi mezzi estremi intimidatori nei confronti di pubblici amministratori. Dopo il proscioglimento chiesto addirittura dal PM nei miei confronti e in quelli dell’ex sindaco De Angelis, dopo essere stati querelati per diffamazione dall’ex socio privato della Capo d’Anzio per aver portato alla luce, in pieno consiglio comunale il più grande sperpero di fondi pubblici della storia di questa città e il più grande imbroglio di stato che i cittadini di Anzio hanno subito, arriva oggi l’ennesima conferma che la strada intrapresa nel passato era l’unica corretta da intraprendere.

La sentenza di oggi mette il giusto bavaglio ai tanti, troppi sciacalli che speravano di vedere la società pubblica Capo d’Anzio nel fallimento e ai titoli di coda, magari su suggerimento di chi in realtà,  qualche reato nell’amministrare una società pubblica, lo ha fatto. E qualche domanda dovremmo prima o poi farcela del perché accade tutto questo.

Termino questo comunicato ringraziando la magistratura per la serietà dimostrata in una vicenda estremamente delicata come questa e faccio i miei migliori auguri per questo importante risultato all’ex CDA della Capo d’Anzio, che ringrazio per il  coraggio che hanno avuto nel saper difendere un importante patrimonio pubblico dal fallimento e da losche mani”.

Marco Maranesi, Movimento Civico “Energie per Anzio” Unione Civica di Anzio

Eugenio, quel largo, il mio grazie. Ma chiudiamo via Ambrosini

Mentre Velia scopre la targa che porta il nome di Eugenio Mingiacchi “cittadino e imprenditore” la commozione è inevitabile. A lui sono legati ricordi indelebili: le prime richieste di sponsorizzazione per una caccia al tesoro, quelli della nascita e del consolidamento del “Granchio” (“se ci credete mettete 100.000 lire al mese, se poi aspettate un figlio ce li metto io”), le tombolate, i consigli se avevi un problema, il suo guardare avanti – pochi forse sanno che il primo provider internet ad Anzio e Nettuno lo installò lui – l’amore per la città. Eugenio è stato cittadino nella migliore accezione di questo termine e imprenditore capace di spaziare su diversi fronti. A 18 anni dalla sua scomparsa l’intitolazione di quello spazio di fronte alle scuole di via Ambrosini chiude una vicenda con il Comune che sarebbe lungo e inutile raccontare. I familiari, forti dei suoi insegnamenti, hanno fatto un gesto di generosità che rende onore a loro e alla memoria di Eugenio. A loro va – per quello che conta – il ringraziamento di chi scrive. Simone, il figlio maggiore, ha ricordato che occorre guardare al presente e allora voglio lanciare una sfida che – sono certo – sarebbe piaciuta anche a Eugenio.

È un’idea non di oggi, venne persino immaginata per un periodo prima che l’allora sindaco Luciano Bruschini disse no a cose fatte: chiudere via Ambrosini almeno al momento di ingresso e uscita delle scuole. Niente auto, “riprendiamoci la strada” – così recitava l’iniziativa del Consiglio di istituto di allora che forse la dirigente scolastica intervenuta ieri potrebbe rispolverare. Restituiamo la strada ai bambini, insegniamo loro che pochi passi non sono un problema e non c’è bisogno di “infognarsi” fino davanti al cancello delle scuole. All’epoca venne immaginato un percorso pedonale da Villa Albani da un lato e da via Fanciulla d’Anzio dall’altro, ma anche fare scendere i bambini dall’auto (se proprio non si può fare altrimenti) all’inizio di via Ambrosini e farli proseguire a piedi.

Immagino già le obiezioni, di fronte alle quali Eugenio con il suo indimenticabile sorriso avrebbe convinto tutti. Il problema? La burocrazia, certo, ma anche genitori poco inclini a far camminare i figli per poche decine di metri. Sarebbe l’ostacolo più grande da superare, ma mai dire mai.

Ah, già che ci siamo, almeno finché via Ambrosini sarà aperta e siccome il passaggio tra le due scuole conduce a Villa Sarsina, sarebbe bene dare un piccolo segno di discontinuità, evitando di passare in auto mentre entrano o escono i bambini.

Una piccola riflessione, infine. Nel suo intervento la coordinatrice della commissione straordinaria, prefetto Antonella Scolamiero, ha sottolineato come ad Anzio ci sia tanta brava gente. Non avevamo dubbi. Certo dire “lasciamo stare perché siamo qui” – riferito alla presenza della Commissione – è parso fuori luogo. Non dobbiamo lasciare stare, signora prefetto, perché lo scempio compiuto dal “sistema Anzio” e i legami con ‘ndrangheta e camorra sono scritti nelle pagine dello scioglimento del Comune e dell’operazione “Tritone”. Ah, per quella che mi piace chiamare legalità delle cose quotidiane, ho visto rimuovere due veicoli dal piazzale che si stava per intitolare. A memoria (ma posso sbagliare), non ricordo altre rimozioni in questa città. Anche per questo non dobbiamo lasciare stare…

Porto pubblico, proviamo a ricapitolare. A beneficio di tutti

Ricapitoliamo, a beneficio comune ma soprattutto a vantaggio della commissione straordinaria, cosa è accaduto intorno e sul porto dalla costituzione della Capo d’Anzio in poi. Pur volendo sintetizzare, dovrete avere un po’ di pazienza. C’è tanto della nostra storia paesana e del “sistema Anzio”.
1) Il porto di Anzio è pubblico
2) Per realizzarne uno nuovo e gestirlo, nel 2000 fu costituita la società Capo d’Anzio, 100% di capitale del Comune, 39% destinato ai cittadini in una seconda fase come azionariato diffuso. Unico a sollevare dubbi sulla società, Aurelio Lo Fazio del Pd. Tutti gli altri si concentravano su un progetto di raddoppio inviato in Regione dalla giunta Mastracci e inserito dall’amministrazione Badaloni nel piano regionale dei porti
3) Il sindaco era Candido De Angelis e la maggioranza quella che ha governato dal 98 allo scioglimento per condizionamento della criminalità
4) Un anno dopo si fece entrare nel capitale “Italia navigando” – controllata da Sviluppo Italia ovvero il Ministero del tesoro e quindi pubblica -che doveva realizzare la rete dei porti turistici con il suo know how. Avrebbe preso il 39%. Sembrava fatta e c’era caduto anche chi scrive. Sbagliando.
5) Italia navigando è “suggerita” da Gianfranco Fini – leader di An e vicinissimo a De Angelis – e amministrata da Renato Marconi, ingegnere che in gioventù era stato direttore dei lavori al vicino Marina di Nettuno. Nei patti parasociali è scritto che la società dovrà reperire i fondi entro un anno dalla concessione.

6) Renato Marconi – ma si scoprirà solo dopo – era già socio di Italia Navigando che quindi non era più pubblica. Per pagargli dei compensi gli avevano dato delle quote.
7) Nel 2005 inizia la trafila per ottenere la concessione (De Angelis nella campagna 2003 parlava di “Inizio lavori”, che sarà…), ma in Regione ora c’è il PD che pone dei paletti sulle procedure
8) Nel 2006 sembra fatta, a luglio la conferenza dei servizi afferma “due progetti, una sola procedura”. A settembre salta tutto e non abbiamo mai saputo perché: la Regione se la prende con il Comune e viceversa
9) Nel 2008 De Angelis diventa senatore e nell’accordo politico Luciano Bruschini va a fare il sindaco e Luigi D’Arpino il presidente della Capo d’Anzio. Gli slogan? “Continuiamo insieme” e “Porto, 1200 posti barca, 1000 posti di lavoro”

10) Nel 2010 la Regione vota contro, ma la conferenza dei servizi approva il progetto, secondo il ministero delle infrastrutture “le procedure sono correttamente individuate”, parte la trafila per un accordo di programma

11) A ottobre 2010, presidente della Regione Renata Polverini (centro-destra) si firma l’accordo di programma che sarebbe lungo riassumere qui ma prevede una serie di punti mai rispettati

12) Un anno dopo arriva l’agognata concessione per la “realizzazione e gestione” del nuovo porto. Ma si comincia anche a parlare dello “spacchettamento” di Italia Navigando. Il senatore De Angelis presenta una interrogazione parlamentare alla quale viene risposto che è tutto regolare. Intanto fallisce la vendita dei “Dolt”: diritti di ormeggio a lungo termine.

13) Nello “spacchettamento” Renato Marconi e la sua Mare 2 spa, poi Marinedi, per essere liquidato ottiene 10 porti tra i quali quello di Anzio. Si rimangerà subito i patti parasociali, venuti meno a suo dire proprio per una firma di De Angelis successiva a quella messa allora.

14) Il consiglio comunale nel 2012 ribadisce che il porto è pubblico e invita il sindaco a mettere in atto ogni azione per far rispettare i patti parasociali. Viene chiesto e tenuto nei cassetti un parere al professor Arturo Cancrini.

15) Nel 2013 si divide il centro-destra, De Angelis (che era entrato in Fli seguendo Fini) aveva già aspramente criticato Bruschini. La spaccatura arriva al limite degli scontri fisici in campagna elettorale. Il socio privato, Marinedi, prende possesso delle sue quote e ottiene dalla Regione l’inversione del cronoprogramma. La richiesta di inversione è voluta e sottoscritta anche da Bruschini, rimasto sindaco.

16) Il consigliere comunale di maggioranza Marco Maranesi chiede e ottiene (a fatica) il parere di Cancrini. L’ex direttore generale del Comune, Franco Pusceddu, pone addirittura il “segreto di stato” per non rilasciarlo. Lo otterrà grazie all’ex segretario Pompeo Savarino

17) Parte la causa, il 30 settembre 2014 Bruschini dice a De Angelis, oppositore di lotta e di governo, in consiglio comunale: “Parola d’onore, caccio Marconi”. Dieci giorni dopo firma con l’ingegnere la road map per realizzare il porto

18) La Capo d’Anzio nel frattempo caccia gli ormeggiatori, comincia a gestire il porto, si fa imporre dall’allora comandante della polizia locale, Sergio Ierace (lo stesso che servirà a togliere i sigilli agli amici di De Angelis in “Tritone”) di dare gratis il parcheggio di piazzale Marinai d’Italia agli eredi di “Malasuerte” che come si evince dalle carte avevano a che fare con la camorra.

19) I bilanci della Capo d’Anzio fanno acqua, la gestione non va, la gara per i lavori va deserta, le banche non danno un euro e anzi la Popolare del Lazio chiede di restituire i soldi della fideiussione che era stata necessaria per ottenere la concessione. Il Comune paga l’intera quota, 517.000 euro, la Capo d’Anzio non ha mai restituito un centesimo. La cosa è all’attenzione della corte dei conti. La Capo d’Anzio non ha mai pagato i canoni concessori alla Regione, non ha mai restituito i soldi dell’escavo, ha debiti verso l’erario e anche verso il socio privato Marconi.

20) Il porto? “Montecarlo” nelle intenzioni del presidente, generale della Finanza, Ugo Marchetti, il quale si fa dare un ufficio a Villa Sarsina, se ne va, poi ritorna, poi si ridimette. Non ha mai detto perché)

21) Il bilancio 2018 votato dal cd’a della Capo d’Anzio, compresi i rappresentanti pubblici, chiude con una perdita di 72.000 euro. Nella nota integrativa al bilancio del Comune il dirigente dell’area finanziaria Luigi D’Aprano scrive che deve essere liquidata

22) Alt, il sindaco – nel frattempo di nuovo Candido De Angelis (2018) – chiama al capezzale della moribonda Capo d’Anzio il professor Ernesto Monti. Luminare, certo, ma anche con qualche esperienza di crack alle spalle. Miracolosamente il bilancio 2018 e 2019 chiudono in attivo, stavolta D’Aprano ci ripensa e scrive alla Capo d’Anzio che va bene così. Il problema? Il compenso del direttore del porto, incarico mai formalizzato ma che firmava carte e dava disposizioni. Anzi, era stato nominato pure responsabile dell’anti corruzione. Nessuno se ne era accorto? Alla faccia dei controlli….

23) Il consiglio regionale del Lazio, su proposta del Pd (e di chi allora lo rappresentava ad Anzio, nel frattempo passato a Italia Viva, forse perdendo un po’ di memoria) chiede la revoca della concessione per i mancati pagamenti, la mancata attuazione della stessa, il mancato rispetto dell’accordo di programma

24) Era vero quello che diceva il Cd’a sulla perdita o quello che ha scritto Monti? Ne sapremo di più dal Tribunale di Velletri, dove tra qualche giorno ci sarà l’udienza preliminare per falso in bilancio

25) Il Comune torna in pieno possesso delle quote, la causa fatta da Cancrini è vinta in primo e secondo grado. Se davvero si voleva cacciare Marconi, forse andava fatta prima e non tenuto il parere nei cassetti. Bruschini e De Angelis facevano finta di litigare o su questo erano d’accordo?

26) In consiglio comunale Monti e Ievolella – che è uscito dalla porta rinunciando a un suo credito ed è rientrato dalla finestra come amministratore della Capo d’Anzio – dicono che con una fideiussione (un’altra?) e un campo boe, il gioco è fatto. Nessuna banca concederà il credito richiesto. Lo dareste voi a chi ha bilanci come quelli della società e soci in contenzioso?

27) Se n’è andato anche Monti, ha sbattuto la porta l’ultimo amministratore delegato Lombardo, il Comune (sempre D’Aprano) ha fatto un bando per trovarne un altro ma era sbagliato, così l’ha ripubblicato il 28 dicembre con scadenza il 4 gennaio. Roba che se l’avesse fatto un politico sentivi tu….

28) La commissione straordinaria in delibera sul mantenimento delle partecipate non si accorge del copia e incolla della delibera dello scorso anno e parla di incassi aumentati (quali? Forse perché sono aumentati i prezzi?), piano industriale (quale?) e 2023 per l’inizio delle opere (come?)

29) In tutto questo Comune e Marconi si sono sono vicendevolmente denunciati su più vicende. De Angelis ha dato del ladro all’ex amministratore delegato Antonio Bufalari in consiglio comunale ed è stato denunciato dall’ex amministratoredelegato. La magistratura chiarirà

30) Il porto è pubblico e tale resta, va chiarito il ruolo della Capo d’Anzio che Marconi cercherà di prendersi come ha fatto con Italia Navigando, è bravissimo in questo e qui abbiamo provato a spiegarlo più volte. La legge regionale è cambiata, però, e sul demanio marittimo è il Comune adesso a decidere. Si potrebbe sempre tentare, chiunque governerà in Regione tra due mesi, di entrare nell’Autorità portuale. Peccato che proprio il Demanio sia uno dei nodi cruciali dello scioglimento del consiglio per condizionamento della criminalità, così come nella relazione sia ampiamente citata la Capo d’Anzio e i voli pindarici sulla gestione della partecipata. Al vertice del Demanio, sempre il dirigente di cui sopra. Ah, pur volendo: è ancora tutto sotto sequestro, difficile mettere mano a qualcosa.

Scioglimento, non c’entra solo la politica. Si intervenga

Se fosse accaduto in un’azienda privata c’erano già stati dei licenziamenti. Qui siamo nel pubblico e francamente nessuno vuole cacciare nessuno, però è bene che dopo le responsabilità politiche emergano anche le altre. Perché diversamente abbiamo scherzato e con un Comune condizionato dalla criminalità organizzata non si può scherzare.

Se c’è stata “confusione” di ruoli come leggiamo nella proposta di scioglimento del ministro Piantedosi è evidente che le responsabilità sono non soltanto della politica. Anzi…
A leggere quelle quattro pagine  emergono inequivocabili responsabilità da parte di chi doveva controllare ed era al tempo stesso controllato e da parte di dirigenti buoni per ogni stagione.

Il frettoloso passaggio ad Aet, per esempio, ha avuto il benestare della segretaria generale e del dirigente dell’area finanziaria che in quel momento era anche il responsabile dell’ambiente avendo a interim l’area tecnica. Come ex 110, forse, neanche poteva arrivare a ricoprire quel ruolo, ma  d’altra parte che fa?  Abbiamo avuto un dirigente – voluto dalla politica – con un titolo per un altro e la successiva condanna della Corte dei Conti, vuoi che il cosiddetto modello di amministrazione si preoccupasse? Parliamo di un dirigente che l’ultimo sindaco ha tenuto con sé,  come ha fatto con quello alla polizia locale che poi serviva per togliere i sigilli agli amici…


Ma torniamo ad Aet: possibile che né la segretaria, né il dirigente che ha dato parere favorevole (ancora al loro posto) si siano accorti del copia incolla reciproco? Lo ha  fatto il Comune per entrare nella società e la società per presentare la sua offerta, sulla base del capitolato che il consulente del Comune aveva bocciato. Solo  che è uscito dalla porta ed è rientrato dalla finestra.

E chi è il dirigente che ha firmato il contratto per consentire alla Aet di utilizzare il parcheggio mezzi di una ditta in odor di camorra?
E quello che ha affidato alla biogas della Anzio biowaste (senza termini temporali di scadenza e senza importi  totali) il conferimento dell’umido? Già,  l’ex sindaco doveva andare all’Onu ma poi si è fermato a Sacida e il fido dirigente si è allineato.


Ah, il demanio è ancora sotto sequestro e nelle quattro pagine ci sono riferimenti pesanti. Chi è il dirigente che per anni si è voltato dall’altra parte favorendo –  forse spinto dalla politica a cui ha sempre dato retta – appartenenti ad ambienti cosiddetti “controindicati” dalla commissione di accesso?
Chi ha omesso di chiedere le certificazioni antimafia come è scritto nelle quattro pagine?
Se poi andiamo a rileggere quanto accaduto con il caso Falasche,  il parere legale viene chiesto solo dopo l’insediamento della commissione di accesso perché prima nessuno si era preoccupato di andare a riscuotere ciò che da anni chiediamo in pochi. È solo la punta dell’iceberg della gestione del patrimonio.


Per non parlare delle morosità dei consiglieri, i quali sono accusati di avere dichiarato il falso al momento di accettare l’incarico, sui quali troppo tardi si è svegliata anche la procura di Velletri. Chi doveva controllare – ed era a suo tempo controllata,  perché interi settori del Comune le erano stati affidati – ha detto di non sapere… Che tra quei consiglieri un paio avessero fitti rapporti con affiliati alla ‘ndrangheta è un dettaglio.
è per questo che ci aspettiamo che la commissione straordinaria prima di lodare le condizioni finanziarie del comune (tutte da verificare) intervenga sulle responsabilità che emergono.  Altrimenti avremo scherzato. E non possiamo permettercelo.

Ps: a Nettuno si è provveduto con una sospensione, ad Anzio finora tutto tace

Caso Falasche, si batte cassa (pagheranno?) Commissione, le priorità…

Avrà un bel da fare la commissione straordinaria che si è insediata ad Anzio qualche giorno fa per ristabilire quella che mi è sempre piaciuto chiamare legalità delle cose quotidiane. I componenti della commissione avranno avuto modo di rendersi conto di tante singolarità già nella macchina amministrativa a partire da una segretaria controllore e controllato e da una struttura organizzativa fatta su misura per la politica e qualche funzionario allineato.

Intanto qualche piccolo passo grazie all’arrivo della commissione d’accesso, prima, e allo scioglimento del Comune per “ingerenza della criminalità organizzata” – come si legge nel verbale di insediamento della commissione straordinaria, lo abbiamo visto e lo vediamo. Emblematico in tal senso quello che accade intorno al campo di Falasche, punta dell’iceberg di una allegra gestione del patrimonio intorno al quale gli interessi della politica hanno superato quelli della buona amministrazione. Il dirigente Signorsì e il funzionario preposto, finalmente chiedono – attraverso l’ufficio legale – conto degli arretrati alle due società che hanno gestito finora l’impianto. Non sarà facile ottenerli, per il semplice fatto che esistono pareri legali contrastanti e soprattutto che quello del Comune è stato chiesto successivamente alla nuova assegnazione: della serie prima scappano i buoi e poi si chiude la stalla. Vedremo se si riuscirà a recuperare qualcosa o sarà la Corte dei Conti – come è stato per il Deportivo – a intervenire.

Spetta adesso alla commissione straordinaria la massima attenzione sulla gestione del patrimonio, sul demanio ancora sotto sequestro, sulla cospicua elusione del pagamento della tassa sui rifiuti per la quale abbiamo residui da record. Soldi che – in questo caso – non devono essere dati semplicemente da cittadini caduti in disgrazia o in difficoltà momentanea, bensì da più di qualche “solito noto” che grazie alla politica finora ha evitato il pagamento. Non andranno fatti sconti, a nessuno, se vogliamo ristabilire una certa distanza tra l’istituzione pubblica e chi se ne è approfittato. Tra chi ha rispettato le regole e chi invece le ha calpestate. Tra chi ha scambiato il Comune per il suo ufficio di collocamento o qualche appalto facile, magari forte del suo potere intimidatorio, e chi invece ha continuato e continua a chiedere servizi minimi uguali per tutti.

Infine basterà – ammesso che la commissione abbia voglia e tempo – anche dare una guardata a quanto è uscito su questo blog in questi anni, rispetto alle singolarità della struttura. Cosa è stato fatto ai danni, per esempio, della dirigente Santaniello defenestrata perché chiedeva “lumi” sull’ambiente (ma poi la biogas, il via libera dell’Arpa ce l’ha mai avuto?) o non pagava il consorzio di Lavinio che altri si sono affrettati a liquidare. Mettere le mani sulla struttura – evitando singolari incarichi o, peggio, controllori e controllati, spezzare i legami di chi era “allineato” alla politica e ripartire appunto dalla legalità delle cose quotidiane è – in assoluto – il primo passo da compiere.

Non solo, adesso che i politici non ci sono più, sarebbe bene evitassero di frequentare gli uffici come facevano quando avevano incarichi. Sono cittadini come noi tutti, vadano in Comune per le pratiche che li riguardano e stop. Non ci sono più cause da perorare, amici degli amici da difendere, contributi a chi è stato candidato con le liste di maggioranza o le ha sostenute da distribuire.

Da ultimo, chi pensa che la Commissione straordinaria sia la prosecuzione di sindaco, giunta e consiglio sappia che in realtà ha anche poteri ispettivi. Soprattutto questi, direi, visto il motivo per il quale è stata insediata. Approfondire sempre, prima di parlare. Ah, se poi si vuole capire che la commissione d’accesso arriva per prevenire (ma qui era tardi, ormai….) basta leggere sotto

‘Ndrangheta, omissis e perché arriva una commissione

La Prefettura di Roma

Sono assolutamente fuori luogo le parole del sindaco di Anzio, Candido De Angelis, di fronte a quanto sta accadendo negli ultimi giorni. Dire che qualcuno “vuole sovvertire l’ordine democratico” – ricordiamo che è un’indagine dell’antimafia – o che si esulta per la “mortificazione mediatica”, equivale a non aver compreso cosa è accaduto e sta accadendo con l’indagine “Tritone”. L’invio di una commissione d’accesso da parte del Prefetto dovrà verificare la correttezza degli atti dei quali parla il primo cittadino, un tempo uso a leggerli uno per uno, e deciderà se è il caso di proporre o meno lo scioglimento del Consiglio comunale. Sono le regole, quando si verificano vicende della portata di quella che stiamo vivendo. Senza esultare, anzi vergognandoci e al tempo stesso indignandoci per dove ci ha portato chi guida la città. Dire che qualcuno vuole sovvertire l’ordine democratico equivale all’infelice frase del suo collega di Sperlonga, all’epoca presidente della Provincia di Latina, che sulla commissione d’accesso a Fondi parlò di “pezzi deviati dello Stato”. Sappiamo bene che il mancato scioglimento di quel Comune – grazie alle “vie infinite della politica” che proprio il nostro sindaco ricordava in tv tempo fa – resta uno scandalo italiano. Targato centro-destra, perché il governo era guidato da Berlusconi e il ministro dell’interno era il leghista Roberto Maroni. Adesso facciamola lavorare, la commissione, e speriamo che fra tre mesi ci dica che è tutto a posto. Avrà ragione il sindaco e ne saremo felici, ma resta il fatto che al di là delle inchieste e dei reati, il sistema messo in piedi è smascherato.

La commissione, ad Anzio, doveva arrivare molto prima e lo sa anche De Angelis. Oggi il prefetto – di fronte a quello che si legge nelle carte – non poteva fare altro. Se poi arrivasse lo scioglimento – ma ripeto, aspettiamo – è noto come il Consiglio di Stato nel 2018 abbia affermato: “La natura del provvedimento di scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose non è di tipo sanzionatorio, ma preventivo, ciò comporta che quale presupposto si richiede solo la presenza di “elementi” su “collegamenti” o “forme di condizionamento” che consentano di individuare la sussistenza di un rapporto fra gli amministratori e la criminalità organizzata, ma che non devono necessariamente concretarsi in situazioni di accertata volontà degli amministratori di assecondare gli interessi della criminalità organizzata, né in forme di responsabilità personali, anche penali, degli amministratori”. Anche per questo andava fatta prima, quella commissione, non c’era bisogno di aspettare queste carte.

Che tutti conoscono, ormai, delle quali c’è chi ha usato cose che benché pubbliche non sarebbero pubblicabili, ma che ci dicono ancora tanto. Ci sono numerosi “omissis” quando i pentiti parlano. Facciamo un esempio che non è nei documenti: se io dico – sentito dal magistrato – che ad Anzio “ho pagato la tangente a omissis” vuol dire che si sta indagando per verificare se il pentito dice il vero.

Per questo non è finita, anche se è difficile ipotizzare i tempi delle verifiche e di eventuali altri interventi. Sulla presenza di clan, ad Anzio come a Nettuno, non c’erano né ci sono dubbi. Solo gli sciocchi possono parlare di “infiltrazioni” quando la ‘ndrangheta ha messo radici e la camorra fa affari. Se e quanti elementi o collegamenti con l’amministrazione ci sono, dovrà dircelo la commissione. Lasciamola lavorare.

La colpa? “E’ di Bruschini…” Prefetto, ora valuti

Anzio che finisce di nuovo in Parlamento con una richiesta di commissione d’accesso? Il clima pesante dentro e fuori il Comune? Le indagini in corso? C’è un responsabile, signori: Luciano Bruschini. E’ quanto avrebbe riferito il sindaco nell’incontro avuto con il Prefetto di Roma, dopo che c’era stata una nuova levata di scudi nei confronti della città con lo “show” dell’ex assessore Ranucci e a seguito delle dichiarazioni dello stesso primo cittadino, secondo il quale quella commissione non era arrivata – nel 2018 – grazie alle “vie infinite della politica”. Sapete che c’è? Il sindaco ha ragione: il responsabile è il suo predecessore che lo ha proposto per quel ruolo, appianando le divisioni del 2013, dimenticando cose poco gradevoli, riconoscendo che solo uno poteva mettere d’accordo il centro-destra e vincere. Così è stato, ma siccome la gratitudine non è di questo mondo, ora Bruschini torna il nemico pubblico numero uno. Come nel 2013, anzi forse peggio.

Di tutti i candidati sindaco alle elezioni del 2018, però, solo uno non aveva l’alibi di dire “non c’ero” o “ho ereditato una situazione difficile”. Alibi, attenzione, che per un sindaco nuovo dura lo spazio di qualche mese, sì e no. Perché poi le buche le devi tappare, l’immondizia raccogliere, l’erba la devi tagliare, devi far mangiare i bambini a mensa e via discorrendo. Chi non ha quell’alibi, però, nemmeno per i primi mesi (e ora sono passati due anni e mezzo) è proprio il sindaco attuale. E sapete perché? Alla faccia della sbandierata “discontinuità” indicata nel programma 2018 (copiato e incollato dal 2013) ha detto più volte di essere la “continuità” del centro-destra che lo vede al governo dal 1998, prima sindaco (per due mandati) poi senatore che appena eletto ha lanciato un gruppo che metteva zizzania in maggioranza, di nuovo sindaco. Tranne la breve parentesi iniziale del 2013, dopo una campagna elettorale nella quale si sono rischiate le fucilate, il sindaco attuale è stato in maggioranza con Bruschini, ne ha votato i bilanci e con lui Danilo Fontana, Pino Ranucci, Eugenio Ruggiero. C’è di più, il sindaco festeggia proprio quest’anno le 30 primavere in politica, eletto giovane e battagliero consigliere con la Dc, poi passato ad An, quindi a Fli e via via a tutto il resto. E allora davvero la colpa è di Bruschini se certa gente in Comune ha avuto il tappeto rosso? Da consigliere comunale e a un certo punto componente di maggioranza, dopo aver espresso le preoccupazioni per l’onta che la città rischiava di subire, non s’è accorto di nulla?

Sembra di no, anzi sa bene cosa succedeva e succede, ma scarica le responsabilità su altri dopo esserci alleato. Un classico.

Il Prefetto non può sapere tutto, ma è stata ricevuta anche Lina Giannino che – da quanto emerge – ha spiegato chi sia Luciano Bruschini e come il suo successore sia stato frutto di quella alleanza dove c’erano i Placidi, gli Alessandroni, i Zucchini, gli Attoni che cinque anni prima osteggiava e poi gli sono serviti per vincere. Non c’è bisogno di scomodare i Vangeli per ricordare chi rinnegò chi, serve invece ristabilire un fondo di verità: questa amministrazione è la continuità delle precedenti, sono cambiati alcuni orchestrali ma non la musica. Poi hanno i voti e vincono, vanno rispettati e fatti governare. A chi scrive – e pochi altri purtroppo – resta il diritto di dissentire e dare una versione diversa da quella che vogliono farci credere.

Un’ultima cosa: Bruschini dopo gli incontri con il Prefetto ci faceva sapere che era “tutto a posto”, anche se spesso non era così. Qui vige il silenzio, è stato lo stesso titolare dell’ufficio territoriale del governo a riferire che c’era stato anche il sindaco, prima della Giannino. Allora speriamo solo che dopo i due incontri – e con carte che può facilmente reperire da quelle lasciate dai predecessori e presenti in commissione antimafia – il Prefetto valuti e decida una volta per tutte. Tanto comunque vada, sarà “colpa di Bruschini….” Ma sì, prendiamola a ridere va.