Porto, Capo d’Anzio e pagamenti in ritardo. Servono risposte

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Un post su facebook rimasto senza risposta da parte della Capo d’Anzio e del Comune, socio al 61%. Va riproposto totalmente, chiedendo certezze immediate a chi sta gestendo il porto, qui si prova a farlo da tempo. Ricordiamo che i posti di lavoro la Capo d’Anzio dovrebbe darli, non toglierli o creare problemi a chi li ha. Ci saranno certamente delle difficoltà, ma occorrono risposte. Subito.

Scrivono gli ormeggiatori: “E’ passato Natale e niente, è finito l’anno e niente, è cominciato l’anno e niente ……… nella calza della befana troveremo qualcosa? Ahhh scusate visto che forse non capite quello che sto dicendo ve lo spiego, per anni gli Ormeggiatori sono stati tacciati di essere la parte marcia di questa città, di coloro che pensavano al loro orticello e non volevano la costruzione del porto. Ebbene ora che la Capo d’Anzio ha le redini in mano , non paga da due mensilità gli stipendi, facendo contratti di mese in mese. Abbiamo famiglia e bambini , oltre ai mutui, le chiacchiere stanno a zero quelle non si mangiano. Invece di chiedere consigli comunali per i finanziamenti del progetto, chiedetelo per quei cittadini che non ricevono quello dovuto.Grazie e buone feste visto che nessuno di noi le ha fatte.

Porto, la notizia (a metà) di Natale. I nodi che restano

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Il 2017 sarà, forse, veramente l’anno dell’avvio dei lavori del porto. Il beneficio del dubbio va concesso dopo un ventennio di attese vane. La notizia che arriva alla vigilia di Natale è positiva, si tratta di un passo avanti – l’ennesimo – verso l’agognata prima pietra. Ma è una notizia a metà, perché mentre la Capo d’Anzio guarda giustamente avanti, torna alla sua “mission” iniziale che era quella di farlo, il porto, prima di gestirlo, dimentica gli impegni di adesso.

Lavoratori e cooperative che svolgono un service per la società hanno trascorso feste amare. Stando a quanto leggiamo sui social i pagamenti annunciati una quindicina di giorni fa dai vertici della Capo d’Anzio non sono avvenuti. Difficoltà finanziarie possono averle tutti, in questo periodo, ci mancherebbe, ma la buona notizia di Natale stride con questa situazione e non è l’unico nodo che resta da sciogliere. L’abnegazione del presidente Alessio Mauro e dell’amministratore delegato Antonio Bufalari non si discute, ma ancora una volta il grande assente è il socio di maggioranza, vale a dire il sindaco di Anzio, Luciano Bruschini.

Assente per i lavoratori assunti dalla Capo d’Anzio – ai quali non è stata erogata la tredicesima – e per quelli in “service” (voluto dalla politica di casa nostra) delle cooperative che sono indietro nella liquidazione delle fatture. Intanto, per il “service” stesso aspettiamo ancora che si esprima l’Anac. Si poteva fare o non? Chissà, ma intanto paghiamo almeno chi lavora.

Assente per i cittadini, ancora proprietari del 61% delle quote, che hanno il diritto di sapere. Leggiamo – e condividiamo – che si ricorrerà alla finanza pubblica ovvero alla Cassa depositi e prestiti con un piano finanziario  che speriamo venga illustrato a breve, altrimenti si farà una gara tra banche. Sindaco, l’ultima uscita “pubblica” – con i capigruppo consiliari – era stata fatta per un fondo maltese che portava con sé mille dubbi, è stato archiviato?

Non è il solo nodo che resta da sciogliere, inoltre, perché il bando che rischia di diventare una telenovela non lo conosciamo ancora, perché la Cassa depositi e prestiti non risponderà in due giorni (e speriamo di sbagliare) perché non sappiamo ancora cosa dice la perizia sul valore della società, quella sui conti da regolare con le cooperative dal giorno della concessione all’intesa, con soldi messi in bilancio che rischiamo di erodere perché nel frattempo usiamo di quelle coop le attrezzature. Vicende che un socio di maggioranza deve tenere sotto controllo, altrimenti addio, e che se la maggioranza è pubblica deve rendere conto ai cittadini.

E vogliamo parlare di trasparenza? A oggi sul sito del Comune al link “nuovo porto” esce il vecchio sito  della Capo d’Anzio che andrebbe cancellato per carità di patria. Nella sezione “amministrazione trasparente“, al link “società partecipaterisulta ancora Luigi D’Arpino presidente, Franco Pusceddu consigliere (ha fatto in tempo ad andare in pensione e tornare….) Enrico Aliotti amministratore delegato e l’ultimo bilancio pubblicato è del 2014. Tutto questo nonostante la responsabile della trasparenza e anti corruzione del Comune socio di maggioranza al 61%, la segretaria generale Marina Inches, sia – bontà sua – anche componente del consiglio d’amministrazione della società. Risolta la vicenda “quote rosa“, è in palese contrasto con quanto previsto dall’Anac, ma anche qui è stato chiesto un parere e aspettiamo. Eppure l’Anac è stata chiarissima già nel 2014….

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Ecco, forse nel 2017 arriveremo davvero alla fatidica prima pietra, ma intanto la Capo d’Anzio un impegno deve prenderlo: dragare il canale di accesso. Nessuna “furbizia“, per favore, è vero che l’obbligo scatta dall’apertura del cantiere, ma è altrettanto vero che non si può – come soleva dire il mio ex editore Peppino Ciarrapico – “andare insieme a zappare la vigna e poi l’uva la raccogli da solo“. Tradotto: non possiamo immaginare che il pubblico paga e la Capo d’Anzio prende solo gli onori della gestione.

Infine una constatazione temporale. Se davvero nel 2017 saranno avviati i lavori, saranno trascorsi 24 anni dall’idea del “raddoppio” proposta dal Consorzio nautico, 20 da quando il sindaco Renzo Mastracci fece inserire il progetto – questo progetto – nel piano regionale di coordinamento dei porti, 18 dalla votazione in consiglio comunale di costituzione della Capo d’Anzio, 17 dalla formalizzazione dal notaio, 12 dalla richiesta di concessione, 7 dalla firma dell’accordo di programma, 6 da quella della firma della concessione stessa, 3 da quando sono state consegnate le aree. Nessuna impresa al mondo può permettersi tempi del genere.

Ebbene se partiranno, quelli previsti nel 2017 sono pressapoco gli stessi lavori nel bacino interno sui quali la politica si divise nel 1990, quando Piero Marigliani “impose” che a fare il porto fosse Marine investimenti, al posto di Condotte d’acqua.

Arrivò tangentopoli, finì un’era e quel plastico – presentato in una cena per le elezioni regionali – è finito chissà dove. Abbiamo impiegato 27 anni per tornare al punto di partenza e i protagonisti della politica di casa nostra sono – ma no? – in larghissima parte gli stessi di allora. Con i loro “riti“, i loro “ragionamenti“, i contatti “romani” e via discorrendo. Non serve aggiungere altro.

 

Porto, la via d’uscita e le risposte che ci deve il sindaco

avvocatomauro

Forse c’è una via d’uscita per il porto pubblico, una soluzione alle criticità poste dalla legge Madia e dal fatto che il Comune ha presentato un piano di razionalizzazione che portava dritto dritto alla dismissione. Il presidente della Capo d’Anzio, l’avvocato Ciro Alessio Mauro, la spiega in una nota che si riporta di seguito. Nel frattempo la società ha iniziato finalmente a comunicare in maniera più puntuale, ha reso noto che nel consiglio d’amministrazione entra la segretaria generale e tuttofare del Comune, Marina Inches (ma si aspetta parere Anac, speriamo non faccia la fine di quello degli ormeggiatori) e che è pronta a “convocare un incontro con il Consiglio Comunale”. Alt, magari è il contrario. Anzi, il consiglio comunale aspetta ancora di sentire – ad esempio – la relazione dell’avvocato Cancrini sulla vicenda delle quote a Marconi. Inoltre si apprende che è arrivato il Via, sia pure parziale, e che si farà ricorso alla finanza pubblica (Cassa depositi e prestiti) ovvero alle banche, in alternativa al fondo maltese del quale si era parlato. Va tutto bene, ci mancherebbe, ma sarebbe ora che il nostro socio di riferimento, il sindaco che rappresenta il 61% che è di ciascun cittadino, decidesse di informarci compiutamente una volta per tutte. È assolutamente apprezzabile lo sforzo del presidente e del consiglio d’amministrazione, ma sull’operazione porto continuano a esserci dubbi che il primo cittadino ci deve assolutamente chiarire.

P.s Cosa è cambiato al Circolo della vela rispetto all’originaria proposta? E chi paga il tempo e i soldi spesi a correre dietro un ricorso impossibile?

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Sulla Madia, l’intervento dell’avvocato Mauro.

Legge Madia, d.lvo 175/2016, e Capo d’Anzio S.p.A.

La realizzazione di uno “Stato Impresa” attraverso:

acquisto (de iure condendo, promozione della attività di impresa con le soc. part.)

mantenimento le partecipate (de iure condito)

gestione (de iure condendo e de iure condito)

c’è uno sdoppiamento del soggetto pubblico dell’attività, per la presenza di uno sua partecipazione: il richiamo alla concorrenza, in effetti, non postula regimi monopolistici e, dunque, si prefigura un nuovo modo di guardare allo “Stato Impresa” che sia il solo operatore sul mercato, che deve essere sviluppato con le soc. part.

Il punto di partenza è l’art. 1 della legge Madia laddove fa salve le disposizioni di legge o regolamenti afferenti a società sorte in funzione di scopi specifici da individuare alla luce del percorso normativo cui esse fanno riferimento ed all’interesse pubblico, generale, ovvero alla missione che sottendono.

In specie, si ricorda che il Porto di Anzio venne addirittura contemplato nella legge regionale 29.11.1984, n. 72 che disciplinò le modalità di attuazione degli “Interventi Regionali per l’adeguamento del sistema portuale laziale”. Già questo ne comprova l’interesse regionale nonché la missione sottesa agli interventi per riqualificazione di tutto l’asset regionale laziale.

Ma non è tutto.

Ai sensi dell’art. 14 della legge in commento si prefigurava, già allora, la possibilità di affidare in concessione ad operatori economici l’attività di scopo suddetta, con procedura di evidenza pubblica.

In tale quadro si innesta la approvazione del Piano Regolatore Portuale di Anzio da parte della Giunta Regionale Lazio avvenuto in data 6 agosto 2004, che a sua volta conferma e richiama il contenuto del Piano di Coordinamento dei Porti della Regione Lazio approvato con Delibera del Consiglio Regionale n. 491/1998.

Ricorrono, dunque, i requisiti che la Madia contempla ai fini della “salvezza” (!) delle disposizioni già vigenti alla data della sua entrata in vigore, 23.09.2016:

  • ricorre la previsione normativa – (art. 1, comma 4, “restano ferme le specifiche disposizioni, contenute in leggi o regolamenti governativi o ministeriali che disciplinano società a partecipazione pubblica (…)” – che in specie è data dalla legge regionale 29-11-1984, n. 72, a mente della quale, come detto, il Porto di Anzio ricade nella programmazione strategica regionale, da attuare a mezzo di interventi specifici, che nel nostro caso sono proprio quelli contenuti nell’Accordo di Programma approvato con decreto del presidente della giunta regionale n. 79 dell’11-03-2011, atto prodromico al rilascio della conseguente concessione demaniale marittima n. 6586/2011 a favore della Capo d’Anzio S.p.A.;

  • ricorre anche l’ulteriore requisito previsto all’art. 1, comma 4, lett. (a, afferente al “società (…) per il perseguimento di una specifica missione di pubblico interesse (…)” laddove per pubblico interesse deve intendersi anche la realizzazione e la gestione portuale oggetto della concessione e della Società Capo d’Anzio S.p.A., come meglio spiegato dal Consiglio di Stato, con sentenza n. 6488/2012: “la natura giuridica del servizio di gestione dei porti turistici debba essere definita come servizio pubblico di rilevanza economica”.

Resta inteso che la Società Capo d’Anzio S.p.A. pur nella sussistenza dei requisiti di cui sopra, che sembrano confermare la sua permanenza nel panorama normativo pubblicistico del settore portuale (ove condivisa con le Autorità preposte per legge alla interpretazione delle norme di nuovo conio), dovrà via via adeguare il proprio trend di ricavi alle prescrizioni ivi contenute, anche attraverso un piano di razionalizzazione che di fatto si identifica con business plan in corso di aggiornamento, il tutto secondo l’art. 26 della stessa legge Madia, la quale prevede la operatività del piano di razionalizzazione a far data dal 2018 per l’anno 2017.

Gli incompatibili, la laurea, le quote rosa. Tutto è legalità

marinacapodanziosito

Va condiviso quanto pubblicato sul settimanale “il Granchio” di oggi rispetto alla situazione di Anzio e alle morosità di assessori e consiglieri comunali. Se siamo arrivati a questo punto è perché da circa un anno – cioè da quando su questo umile spazio venne data notizia delle lettere spedite a eletti e nominati rispetto alle pendenze nei confronti del Comune – non viene fatta chiarezza.

Chi deve farla è il sindaco, per gli assessori (sappiamo della Cafà ma era un “fraintendimento“, arrivò la lettera anche ad altri) e il presidente dell’assemblea Sergio Borrelli per i consiglieri, da ultimo Antonio Geracitano che annuncia querele e intanto non rende note le commissioni che convoca.

Ci avevano promesso una soluzione “in cinque sei giorni” ma non l’abbiamo vista. Né l’opposizione, come fa notare il Granchio, sembra molto interessata alla vicenda che vede personaggi potenzialmente incompatibili  decidere su cosa debbono pagare i cittadini. Ad esempio a cominciare dai parcheggi che sono diventati a pagamento tutto l’anno. Chiedono ai residenti i i soldi per fare cassa, ma tra loro c’è chi non paga i tributi….

Già allora, anziché discutere sul nulla per un’ora, al posto di un consigliere comunale avrei detto a Borrelli: caro presidente, qui non si va avanti finché non sappiamo chi può sedere e chi non in quest’aula. Senza troppi fronzoli, senza preoccuparsi della privacy (di personaggi pubblici, ricordiamolo) svolgendo il proprio ruolo di controllo.

Ma ad Anzio va così, che ti metti a fare…. Quello che non condivido è l’accenno alla vicenda della laurea sbagliata del nuovo dirigente dell’area finanziaria. Era chiesta quella in economia e commercio e lui ce l’ha in giurisprudenza. L’unico a farlo notare è stato Andrea Mingiacchi che ha verificato – con un accesso agli atti – la mancata rispondenza tra quanto chiesto dal bando e il titolo valutato dalla commissione. Certo, non è “il” problema di Anzio, ma in un paese normale il Comune avrebbe già provveduto e forse – essendoci potenziali profili penali per la commissione che ha valutato i titoli – qualche forza di polizia avrebbe agito in base alla “notizia criminis” riportata dalla stampa. Perché la legalità parte dalle piccole cose.

Da chi paga i tributi, da chi valuta i titoli per quelli che ha chiesto,  da chi rispetta la legge sulle quote rosa. Quando Roberta Cafà e Laura Nolfi diedero le dimissioni “irrevocabili” lanciai una petizione, scrivendo alla consigliera regionale alle pari opportunità e al Prefetto. Presero in carico la vicenda, poi le dimissioni sono rientrate e la giunta è tornata a rispettare la legge.

Devo dare atto, adesso, al meetup  Grilli di Anzio e in particolare a Rita Pollastrini e Tiziana Mancino, di aver sollevato il caso per la società partecipata “Capo d’Anzio“. Il dipartimento pari opportunità della Presidenza del Consiglio ha diffidato la società a ristabilire la parità di genere nel consiglio d’amministrazione e nel collegio sindacale. Ho scritto sui social – e confermo – che la Capo d’Anzio ha ben altri problemi da affrontare ma  porre una questione del genere è corretto e ora speriamo che la legge venga rispettata anche qui.

Perché tutto è legalità, a prescindere da chi pone le questioni, dalla tessera che ha in tasca, da come la pensa o è schierato. E solo ripartendo da quella si può immaginare un percorso diverso per Anzio.

Un percorso necessariamente lontano anni luce da ciò che leggiamo nelle carte delle indagini in corso e nelle interrogazioni parlamentari che chiedono al Prefetto di Roma di utilizzare uno strumento di prevenzione qual  è la commissione d’accesso. Siamo arrivati a certe gravissime situazioni perché troppe volte si è detto “va be’, ma che fa….” quando, invece, non c’è una violazione più o meno grave a seconda di chi la denuncia.

Tutto è legalità: incompatibili, lauree sbagliate, quote rosa, cooperative con presunti esponenti della camorra, mancato recupero dei soldi chiesti dal Mef, gli atti da pubblicare (tutti)  e via discorrendo.

 

Porto, la nota dei “Grilli di Anzio”

Sul porto sono sempre stati molto attivi, gli va riconosciuto. Di seguito la nota inviata dal meetup “Grilli di Anzio” sull’incontro dei giorni scorsi a Latina. Una sola precisazione: chi scrive trova singolare che a concessione data ci sia ancora chi provi a mettere ostacoli, non avendo partecipato a iniziative pubbliche né ai processi decisionali – osservazioni per le conferenze dei servizi, per esempio – forse perché non interessati o semplicemente perché Grillo, allora, faceva il comico…

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Detto ciò, la nota centra il problema che oggi non è il progetto, ma una società a maggioranza pubblica intorno alla quale troppe cose non sono trasparenti. Eccola:

Il Meetup Grilli di Anzio e’ venuto a conoscenza solo il 25 agosto dell’intenzione, da parte di uno dei Meetup tina, di creare un coordinamento che ha come unico scopo quello di bloccare i lavori di ampliamento del porto di Anzio. Il nostro Mu ha partecipato solo per due ragioni: la prima, capire con documenti alla mano se è imputabile al porto di Anzio un aggravamento dell’erosione costiera che colpisce Latina, Sabaudia e Terracina; la seconda, sapere come mai non è stato coinvolto il nostro gruppo fin dal primo momento, visto che noi siamo gli unici sul territorio ad aver affrontato la questione “Capo d’Anzio” con documenti ufficiali e interrogazioni in regione. Nel corso della riunione non è stato fornito alcun documento scientifico o simulatore di correnti marine anzi, si è parlato di una serie di concause come l’abusivismo edilizio sulle dune mobili della costa, ma anche della presenza dei fiumi e della punta di torre Astura. Nel nostro intervento abbiamo potato una serie di informazioni concrete sullo stato dei lavori e dell’iter burocratico e finanziario della Capo d’Anzio,condivisi con la consigliera regionale del M5S Gaia Pernarella. I Grilli di Anzio vedono la questione in altri termini, ossia controllo delle fasi, gestione pubblica intoccabile e trasparenza. Vogliamo uno sviluppo portuale sostenibile e pubblico. La riunione si è conclusa con la promessa di un nuovo incontro l’8 settembre quando porteremo a conoscenza dell’Assemblea la nostra decisione di non partecipare a raccolte firme ,petizioni o interrogazioni aventi come oggetto l’erosione

Porto: fondo maltese e altro, quello che non convince

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Stai a vedere che con questa storia del fondo maltese, scopriamo qualche altra verità sul travagliato progetto del porto di Anzio e sulla sua difficile realizzazione. Nella riunione di mercoledì – della quale ufficialmente nessuno si preoccupa ancora di farci sapere qualcosa – è emerso che la causa intentata dal Comune nei confronti di Marinedi e affidata all’avvocato Cancrini rappresenta un problema per la società di Renato Marconi.
Benché “dormiente“, quel contenzioso è un potenziale rischio e l’ingegnere vuole che sia ritirato o quantomeno “congelato“.
Ci riferiscono più fonti del sindaco disponibile a valutare e del presidente senza poteri della Capo d’Anzio, l’avvocato Ciro Alessio Mauro nominato dallo stesso sindaco, addirittura “sponsor” di una intesa in tal senso. 
Della serie: se dobbiamo andare avanti e questo è un ostacolo, aggiriamolo e vediamo poi…
Ebbene l’avvocato Cancrini – del quale aspettiamo la relazione in consiglio comunale da mesi – ha fatto un parere e avviato una causa sostenendo – lo diciamo a grandi linee – che per le quote andava fatta un’evidenza pubblica prima di darle a Marconi, che pure non fosse così il Comune doveva comunque esprimere il suo gradimento, che avendo Marinedi preso onori e oneri di Italia Navigando a un anno dalla concessione (settembre 2012) o metteva i soldi o il Comune si riprendeva le quote. Causa depositata e mai avviata, mentre se non avesse insistito il consigliere comunale Marco Maranesi quel parere neanche lo conosceremmo.
Bene, ma se la causa di Cancrini  dà tanto fastidio a Marconi, forse forse un fondamento ce l’ha… Forse non è come a Marina di Balestrate dove l’ingegnere ha vinto perché lì hanno contestato il “passaggio” di quote e non altro e allora perché Bruschini ha frenato l’avvocato dicendogli di aspettare? Avesse già garantito – con altri – che tutto si privatizza e arrivederci Anzio?
Emerge poi la questione del fondo maltese, anticipata qui dallo stesso Marconi a marzo. Non ci giriamo intorno, le obbligazioni emesse a Malta sono di una “scatola” finanziaria dello stesso ingegnere che risulta autorizzata dal 2012 ma non sembra – ci riserviamo di verificare meglio – operativa. “Basta con gli interessi di pochi” – diceva in quell’intervista l’ingegnere, ma nemmeno possiamo dire sì – proni – agli interessi solo suoi e magari della politica trasversale che ce l’ha portato e lo sostiene. 
Per esempio, se scegliere o meno un fondo e quindi emettere obbligazioni sul porto di Anzio, oltre a passare per il consiglio comunale finché il 61% è nostro, non deve passare per una procedura di evidenza pubblica?
Pensare che eravamo  partiti – con il compianto Gianni Billia – dalla Banca europea degli investimenti e finiamo in un fondo misterioso ma non troppo, perché è chiaramente del nostro socio di minoranza. Che dovrebbe rimborsare le obbligazioni fra x anni, ma se non potesse farlo porterebbe nel default anche la Capo d’Anzio.
Socio che se mai riusciremo a mandare via, o se saremo costretti dalla legge Madia a cedere le quote, non ci farà regali. Immagino già il conto dei piani finanziari realizzati, del sito, della contabilità, dell’avvocato che una volta definimmo “porta a porta” che fa avanti e indietro con Anzio e la Regione Lazio, la direzione lavori persino della demolizione dello Splash Down ( unica opera finora realizzata dalla “Capo d’Anzio” con procedura pressoché “segreta“) e via discorrendo. Non ha fatto così con Italia Navigando?
Altra osservazione: se il piano finanziario è credibile e davvero il bacino interno si realizza con 20-25 milioni di euro, non c’è una banca disposta a dare credito al progetto? Perché tutta questa ingegneria finanziaria, fondi, posti barca, prestiti…. Tanto indebitato per indebitato, il Comune….

L’impressione che abbiamo – sperando di sbagliare – è altra. La politica di casa nostra, questa maggioranza che si allarga a seconda delle necessità, vuole partire e basta. Sono passati 23 anni da quando il Consorzio nautico presentò l’idea del doppio porto, 19 da quando Mastracci lo fece inserire nel piano regionale dei porti, 17 dalla delibera di Consiglio che diceva di andare avanti, 11 anni dalla richiesta di concessione, 5 da quando ce l’hanno data, si fa e basta poi chi vuole Dio se lo prega. Dispiace, ma non funziona così.

E già che ci siamo, dato che sempre un porto di mare resta, le voci che corrono sono di mancato rinnovo dei contratti di chi è stato assunto dopo un regolare concorso. Il porto che doveva dare lavoro, comincia a toglierlo. Speriamo di sbagliare, mentre aspettiamo ancora il parere Anac sul “service” alle cooperative e una soluzione per i soldi che ci hanno salvato il bilancio 2015 ma non abbiamo ancora chiesto alle stesse cooperative. Non vorremmo che il parere facesse la fine del bando per i lavori, uno degli annunci del presidente che finora non si è concretizzato.

Porto, fondo maltese e non solo. Fateci capire

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Arrivano echi dalla riunione odierna tra sindaco, capigruppo di maggioranza e opposizione (ma con molti più partecipanti) e vertici della Marinedi, il socio privato della Capo d’Anzio che fa capo all’ingegnere Renato Marconi, presente al gran completo.

All’ordine del giorno la realizzazione della fase due del porto – così rinominata rispetto all’originario piano finanziario – ovvero la sistemazione del bacino interno. Una realizzazione che dovrebbe passare per un bando che tra quindici giorni – questo è stato annunciato mesi fa – dovremmo conoscere ma che difficilmente, dato l’esito di stasera, sapremo.

Proviamo a mettere insieme le informazioni trapelate, perché se aspettiamo che ci informi il nostro sindaco, il quale rappresenta il 61% del capitale che appartiene ai cittadini, ne sapremo ancora meno.

Il bando di 20-25 milioni di euro andrebbe “garantito” a chi decide di svolgere i lavori dalla disponibilità finanziaria a pagarli, lasciando poi la gestione alla Capo d’Anzio. Come? Una parte – circa 9 milioni – andrebbe in posti barca, altrettanta sarebbe pagata con le obbligazioni messe sul mercato da un fondo  costituito a Malta da Marinedi, nel quale però non c’è ancora un euro.  Il resto 3-4 milioni, dovrebbe essere una normale operazione bancaria con un finanziamento alla Capo d’Anzio.

Operazione più di ingegneria finanziaria che portuale, sulla quale è indispensabile proprio per questo la  comprensione assoluta finché un pezzetto di quel 61% sarà ancora di ciascun cittadino. Bene ha fatto Luciano Bruschini a coinvolgere i capigruppo e bene sarà andare in consiglio comunale, con massima trasparenza. Di perdite pubbliche e profitti privati, in Italia, ne abbiamo visti fin troppi.

Ma c’è un altro elemento che sarebbe emerso oggi. La causa che il Comune ha intentato a Marinedi – lasciandola poi dormiente – con il famoso incarico all’avvocato Cancrini del quale si è finora volutamente ignorato il parere e del quale aspettiamo ancora la relazione in consiglio comunale, crea problemi a Marconi e alla sua società. E’ un contenzioso, non piace alle banche. Allora ci sarebbe una proposta di “chiudere” o “sospendere” l’azione del Comune per far partire i lavori. Idea che – ma guarda… – troverebbe il sindaco favorevole.

Attenzione, perché incombe la cosiddetta legge Madia e il pericolo di dismissione delle quote pubbliche è dietro l’angolo. Diciamo pure che abbiamo fatto di tutto per dismetterle (tipo sbagliare il piano di razionalizzazione) ma visto che una causa è in piedi rinunciamo pure al contenzioso a una condizione chiara: facciamoci garantire – si trovasse il modo, vista la scissione di Italia Navigando tutto si può fare – che Anzio manterrà il controllo sul “suo” porto. Marconi si impegni  in tal senso, tanto le quote andrebbero a lui,  rispetti quello che dice e soprattutto dica sin da adesso che non presenterà conti salati – quando dovrà prendere quelle quote – come ha fatto per prendersi il pezzo di Italia Navigando che ce lo ha fatto ritrovare socio.

Sulla base di ciò che è emerso, questa è la situazione. Aspettiamo di avere qualche notizia in più, anche se conoscendo Bruschini difficilmente le avremo….

ps: ovviamente il fondo turco-napoletano e il bando totale erano e restano chiacchiere di questa maggioranza, mentre delle minacce sul caso parcheggi che vedrebbe coinvolti stessi soggetti di “Mala Suerte” e della trasparenza che sul sito del Comune è inesistente per ciò che riguarda la Capo d’Anzio, non s’è parlato….

Porto, il fondo maltese e le minacce sui parcheggi

marinacapodanziosito

Mercoledì il sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, incontrerà i capigruppo insieme all’ingegnere Renato Marconi, rappresentante di Marinedi titolare del 39% delle azioni della “Capo d’Anzio“, per spiegare l’operazione che porterà al nuovo bando per la realizzazione del porto.

Aveva accennato qualcosa in consiglio comunale – dove la vicenda tornerà proprio per questa operazione – ora spiega insieme a Marconi l’idea del fondo maltese che dovrà mettere parte dei soldi come garanzia, perché altrimenti con i tempi che corrono nessuna impresa si imbarca in lavori per 20 milioni di euro e oltre. L’ingegnere lo aveva annunciato nell’intervista concessa a marzo a chi scrive, ora si entra finalmente nel vivo.

Potremo forse capire se agli annunci – ridotti nel periodo estivo – del presidente senza poteri (perché altrimenti incompatibile con la sua professione di avvocato come lo stesso sindaco ha spiegato rispondendo a un’interrogazione di Andrea Mingiacchi) seguiranno finalmente i fatti. E se il famigerato mezzo bando – riguardando solo il bacino interno – per il quale siamo arrivati all’ennesima scadenza indicata da Ciro Alessio Mauro, sarà pronto o meno.

Magari sindaco e rappresentante di quel 39% oltre a spiegare l’operazione finanziaria – che sembra sicuramente più solida di quella che un non meglio identificato gruppo “turco napoletano” era pronto a mettere in campo con 300 milioni di euro – parleranno anche delle sorti della “Capo d’Anzio” sulla base delle disposizioni del cosiddetto decreto Madia.

La partecipazione pubblica è in bilico, dal Comune non sembrano preoccuparsi più di tanto perché Bruschini vuole lasciare il suo incarico avendo almeno dato avvio al porto per il quale ricorda sempre di essersi battuto. Sembra avere dalla sua anche Candido De Angelis, “padre” di questa iniziativa, e sembra anteporre tutto ciò rispetto al mantenimento del controllo pubblico non del porto in sé ma di un pezzo di città.  Mentre Sel e altre forze di sinistra, insieme al Movimento 5 stelle, chiedono alla Regione di riprendersi la concessione, nessuno immagina una possibile via d’uscita con l’Autorità portuale che avrebbe anche i soldi per realizzare l’opera. Idea che forse andava seguita prima, quando c’erano le condizioni, quando Italia Navigando andava cacciata senza aspettare la scissione societaria e le quote andate a Marconi, quando qualcuno dagli uffici lo suggeriva inascoltato.

Mentre aspettiamo il vertice e la partecipazione al Consiglio annunciata dall’avvocato Antonio Bufalari, consigliere di amministrazione e braccio destro di Marconi, in una intervista al Granchio, apprendiamo di minacce delle quali la società sarebbe stata oggetto secondo quanto riportato nell’edizione cartacea di Controcorrente. Al centro della vicenda la gestione dei parcheggi, già all’attenzione della Procura per la questione “Malasuerte”. Sarà bene chiarire, anche perché i personaggi che compaiono in quell’inchiesta continuano a essere abituali frequentatori del Palazzo o contigui a esponenti della nostra classe politica e dirigente.

Infine ricordiamo che il sito Marinadicapodanzio.com  resta in costruzione, mentre su quello del Comune continuano a esserci informazioni datate e non in linea con la legge sulla trasparenza. Già che si trovano, i capigruppo, possono chiedere al sindaco e a Marconi “lumi” anche su questo?

 

Trasparenza, la condivisibile battaglia dei Grilli di Anzio e…

grilli

Il meetup “I Grilli di Anzio” ha incontrato ieri la segretaria generale del Comune. Di seguito la nota diffusa dopo l’incontro. Quella sulla trasparenza è una battaglia assolutamente condivisibile e anzi da ampliare. Il documento che riassume la situazione ( monitoraggio sito (1) ) è importante ma non sufficiente, dati i tempi che corrono. Va pure ricordato che sulla trasparenza – in tempi non sospetti – il Pd e in particolare Andrea Mingiacchi aveva svolto un lavoro di monitoraggio, mentre che sui rilievi del Mef è stato di recente Candido De Angelis a chiedere conto in Consiglio di che fine avessero fatto. Detto questo sappiamo che i “grillini” non mollano e ci permettiamo di suggerire altre questioni, mestamente segnalate anche da questo spazio. Grida vendetta il falso dell’Urp che c’è sulla carta ma è inesistente nei fatti. Se ne sono aggiunte altre, come la circostanza che la segretaria – cosa che a Savarino venne aspramente contestata – è al tempo stesso responsabile dell’anti corruzione ma gestisce fondi di bilancio (Cfp e l’intera area amministrativa, l’ex segretario solo le assicurazioni), l’introvabile bilancio della Capo d’Anzio, nonché la beffa 3.0 – ma è senza dubbio questione secondaria – dei due segretari che firmano le delibere del nostro Comune. Come il meetup auguriamo un cambio di rotta e continueremo a monitorare.

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La nota dei Grilli di Anzio: “Oggi si è svolto presso Villa Sarsina l’incontro tra una rappresentanza del nostro gruppo e il Segretario Generale Dott.ssa Inches, che gentilmente ci ha accolto su nostra richiesta nel suo ufficio e ascoltato con grande interesse riguardo le criticità in merito alla trasparenza amministrativa dopo il monitoraggio da parte nostra del sito istituzionale del Comune di Anzio, nonché riguardo ad alcune mancanze già messe in evidenza dal nostro Meetup, una su tutte la mancanza di un ufficio URP. Molti gli argomenti toccati e le mancanze sottolineate. Abbiamo messo in luce la totale difficoltà da parte dei cittadini di reperire notizie e documenti in merito a parte dell’attività amministrativa, nonché l’assenza di regolamenti, delle commissioni consiliari (mancano i membri esterni ed interni, nonché quando esse vengono convocate) o l’incompletezza delle determine,quasi sempre prive di allegati

La Dott.ssa Inches si è mostrata disponibile e attenta nella materia e interessata a trovare soluzioni condivise che possano avvicinare l’Ente al cittadino anche attraverso l’uso del sito istituzionale

Ci auguriamo che con lei la Città trovi un aiuto concreto nel recuperare quella trasparenza che ad oggi manca ancora sotto molti aspetti. Auspichiamo, quindi, un cambio di rotta con la linea portata avanti fino ad oggi dal precedente Segretario Generale.

Da parte nostra continueremo a monitorare sito ed attività di questa amministrazione, sempre dalla parte del cittadino, e a segnalarne le mancanze

in allegato il documento consegnato al segretario generale con le principali criticità rilevate

Cordiali saluti”

Per Meetup Grilli di Anzio

Rita Pollastrini

Porto: “Perché è cambiato il codice in Camera di commercio”

Dall’avvocato Antonio Bufalari, consigliere d’amministrazione della Capo d’Anzio, ricevo e pubblico.
antonio bufalari
“Le scrivo queste mie due righe di precisazione leggendo il suo articolo in oggetto apparso sul suo blog e poi ripreso dal quotidiano online “Inliberauscita”.
in merito all’aggiornamento del Codice Ateco effettuato recentemente dalla Capo d’Anzio SpA in Camera di Commercio vorrei tranquillizzare che nulla è cambiato nell’oggetto sociale della medesima Capo d’Anzio, che farà il porto, con le modalità spesso comunicate dagli organi societari, a cui appartengo, e previste nell’atto di concessione (rilasciato ai sensi del DPR 509/97 – proprio per l’appunto per concessioni aventi finalità legate alla nautica da diporto), nel progetto definitivo già a suo tempo approvato e nel conseguente progetto esecutivo in fase di ottemperanza al VIA.
Per costruire il porto la Capo d’Anzio, non essendo una impresa di costruzione, si avvarrà di operatore specializzato scelto attraverso una procedura ad evidenza pubblica (attualmente in fase di ultimazione) che verrà condivisa con l’ANAC.
Pertanto, il codice ATECO più appropriato che la Capo d’Anzio potesse avere è quello riferito alla gestione (attività primaria dell’oggetto sociale e codice di appartenenza dei maggiori gestori portuali italiani) e direttamente svolta dalla Capo d’Anzio.
Inoltre, l’adozione di tale codice lega l’attività della Capo d’Anzio al settore turistico – settore di massima importanza per l’attività sociale e per la città di Anzio.
Lo scopo delle attività che la Capo d’Anzio sta svolgendo, infatti, non devono considerarsi solo tese alla realizzazione della nuova infrastruttura portuale, bensì al un nuovo sviluppo del Porto, del turismo nautico, della marineria e della Città tutta al fine di poter implementare la cultura, l’economia circolante, l’occupazione ed i consumi.
Anzio è stata protagonista della maggiore portualità italiana ed internazionale, della cultura marinara e non ultimo dello sport velico. Lo sviluppo del porto a ciò tende.
Pertanto, il progetto va avanti e il porto si fa.
Ciò detto, non capisco, poi, quali siano le fonti, gli atti e i documenti che dimostrino che il Socio Marinedi voglia “usurpare” le azioni detenuto dall’Amministrazione Comunale. La Capo d’Anzio SpA è e può essere la dimostrazione che in Italia pubblico e privato possano collaborare insieme per la realizzazione di qualcosa di buono, utile ed efficiente per la cittadinanza. Abbiamo avuto l’assemblea dei Soci pochissimi giorni fa per l’approvazione del bilancio ed il rapporto tra i Soci è ottimale, gli stessi, infatti, condividono un percorso che porti speditamente all’avvio dei lavori per la realizzazione del bacino nord (fase II) e di conseguenza del bacino sud (fase III).
Ciò non basta tante attività per lo sviluppo della cultura marinara, velica e di difesa dell’ambiente marino vogliono essere svolte d’accordo con il Comune stesso e la Marinedi, che ricordiamo è uno dei maggiori operatori della portualità turistica.
Esempi si stanno cominciando a dare e siamo ben lieti di raccogliere suggerimenti, consigli, critiche ed idee di chi ci vorrà esser vicino nell’attività sociale svolta.
Chiedo solo una cortesia, visto il momento delicato di avvio delle attività, che – fermo il pieno diritto di cronaca di critica e libertà di stampa – prima di trattare temi che interessano la Società ci sia un momento informativo con lo scrivente o con gli organi societari che sono a piena e completa disposizione. Ciò al fine di non dare inesatte o incomplete informazioni che possano influenzare negativamente eventuali soggetti interessati ad investire sull’iniziativa, con ciò recando un danno alla società ed alla città. Penso che tale mia ultima affermazione possa esser con buon senso condivisa senza strumentalizzazioni alcuna.
La nostra attività non entra infatti nella diatriba della politica ma vuole essere solo buona amministrazione.
Con stima costante, invio cordiali saluti”