Biogas beffa e i giochi di maggioranza

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Passano i giorni e si comprende perfettamente che dietro alla vicenda biogas non si sta giocando una difficile partita per l’ambiente, bensì una disputa politica che guarda alle prossime elezioni.

Un sindaco serio avrebbe detto: vogliamo fare questa centrale, quella autorizzata, perché serve a chiudere il ciclo dei rifiuti. Doveva, prima, organizzare eventi pubblici, spiegare che c’era un progetto e che il Comune di Anzio era d’accordo a patto che l’impianto soddisfacesse solo le esigenze di Anzio e Nettuno e non diventasse la pattumiera di Roma. Perché i rifiuti non potremo certo mangiarli una volta esaurite le discariche, perché se differenziamo per bene dalla frazione umida si ricava un bene che può avere ricadute positive come accade in altre parti d’Italia, perché utilizzare 20 e non 55.000 tonnellate ha un impatto diverso.

Invece ha lasciato fare, ha dato carta bianca all’assessore all’ambiente Patrizio Placidi, oggi finge di non sapere senza crederci più nemmeno lui. Un’amministrazione seria, che programma, che si confronta, avrebbe difeso anche davanti ai cittadini urlanti una scelta politica. L’impressione è che la scelta sia stata e sia, ormai, di altra natura, come nella sua analisi afferma Agostino Gaeta.

Qui per accontentare capra e cavoli, invece, prima si è fatto tutto nelle segrete stanze confrontandosi con l’imprenditore, quindi la situazione è sfuggita di mano quando è spuntato un altro impianto simile, sostenuto da un’altra parte della maggioranza, quindi si è cercato di mettere una pezza con la mozione unanime e un ricorso che sembra avere ben poche speranze. Si può anche fare, certo, bloccherà magari questa centrale autorizzata mentre l’iter per l’altra andrà avanti. Faremo un altro ricorso? E alla fine ce le troveremo entrambe senza essere stati protagonisti attivi della vicenda?

Il tentativo fatto dal Pd in conferenza dei capigruppo sembra aver creato più di qualche fastidio. Votata la mozione, infatti, il segretario De Micheli e il capogruppo Mingiacchi hanno messo i puntini sulle “i”. Se servirà o meno sarà tutto da vedere, ma hanno provato almeno a distinguersi.

Sullo sfondo ci sono, poi, le grandi manovre elettorali per una “staffetta” Bruschini-De Angelis che dovrebbe ripercorrere – al contrario – la strada intrapresa nel 2008. In Comune sono molti quelli pronti a scommettere su un’intesa fatta. Intanto Alberto Alessandroni non s’è mai dimesso, ma ha sollevato il caso di una maggioranza che decide una cosa in riunione e ne comunica un’altra – attraverso propri esponenti autorevoli – ai cittadini. Le centrali biogas, alla fine, con buona pace dei cittadini, sono un pretesto.  Ci sono giochi di maggioranza e alleanze che sembrano venire prima di tutto il resto.

La bugia del “non sapevo”, adesso a casa…

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Come volevasi dimostrare. E’ bastato approfondire un poco e la verità è emersa. Lo scrive Agostino Gaeta, documenti alla mano,  dimostrando come il Comune – quindi il sindaco, senza la delega del quale nemmeno si entra nelle conferenze dei servizi – fosse al corrente del progetto per via della Spadellata.

Il sindaco ha provato a chiedere scusa, ha usato la solita litania del “non sapevo“, ha superato il trambusto di una mozione che sembrava avergli fatto ritrovare la maggioranza (andata nuovamente in frantumi un minuto dopo la decisione di ricorrere al Tar) ma ora viene ancora più clamorosamente fuori che era perfettamente a conoscenza di ciò che l’assessore Patrizio Placidi e il dirigente Walter Dell’Accio andavano a votare in Regione, con parere favorevole. Non ci si venga a dire che di fronte all’oggetto della conferenza il pensiero è andato a “sfalci e potature“, come ha detto in Consiglio

La mozione, allora, è una presa in giro ai cittadini, a maggior ragione se sul ricorso al Tar si sta tentennando in Comune. Si chiude la stalla dopo che i buoi sono scappati, ma – cosa ancora più grave – si dice una cosa per un’altra nel maldestro tentativo di coprire ciò che è stato. E questa non è una promessa elettorale, di quelle che si mettono nei programmi e non si realizzano perché tanto è sempre colpa di qualcun altro. No, questa è una scelta precisa: andare e votare a favore prima, raccontare una bugia dopo.

E’ la goccia che fa traboccare il vaso. E’ evidente che Bruschini non è più in grado di stare dietro alle vicende cittadine con la lucidità sufficiente. La litigiosa maggioranza, la “guerra” dopo ogni comunicato che esce, la Corte dei conti che ribadisce il fallimento gestionale dopo la durissima relazione del Ministero dell’economia e finanze, il porto prossimo alla svendita per non aver fatto in Comune ciò che si votata in assemblea dei soci alla Capo d’Anzio – anzi per aver sostenuto il contrario – il costo pari al doppio delle altre città per un servizio scadente come quello dei rifiuti, opere pubbliche al palo, indagini per voto di scambio  e chi più ne ha ne metta.

In una città normale i consiglieri di lotta e di governo che siedono in maggioranza avrebbero aperto una crisi seria, non annunciata, soprattutto i giovani che sono invece i primi ad allinearsi appena il sindaco minaccia di andarsene. In una città normale l’opposizione avrebbe già presentato una mozione di sfiducia per le tante, troppe, situazioni che non tornano.

Una mozione che – molto probabilmente – non manderebbe Bruschini a casa, perché di fronte alla minaccia di un commissario chi ormai è legato al potere per il potere si terrebbe ben stretta la poltrona. Magari parlando di “rilancio” (a metà mandato ormai superato), ipotizzando chissà quale altra trovata, ma il sindaco avrebbe gli almeno 13 voti necessari a restare in sella.

Perché provare a sfiduciarlo, allora? Per vedere chi è veramente con lui e chi finge di opporsi, capire se il centro-destra che alle elezioni si è presentato come alternativa lo è ancora o meno, per essere chiari davanti ai cittadini.

Servono 10 firme per chiedere una mozione di sfiducia, sarebbe un segnale per dire chi sta con Bruschini e chi non almeno in questo momento. Poi, nel 2018 o quando sarà in caso di anticipo, anche “nemici” come prima, però ora un segnale servirebbe.

Biogas, porto, dimissioni. Quello che vogliono farci credere

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Nell’atteso consiglio comunale di ieri sono state affrontate le vicende che hanno tenuto in apprensione, negli ultimi giorni, la maggioranza che sostiene un Luciano Bruschini sempre più stanco e sfiduciato. Ci sono state questioni discusse in aula, alla luce del sole, e altre che sono state al centro di accesi dibattiti post consiglio. In particolare sulla vicenda biogas. Proviamo ad andare con ordine, a partire proprio dagli impianti proposti sul territorio.

Ci sono due progetti, uno frutto di una procedura avviata nel 2012, alla quale il Comune ha partecipato dando parere positivo, un altro arrivato a settembre e che data l’attenzione che si è creata ci ha consentito di scoprire anche il primo. Passato sotto silenzio negli uffici, al punto che il sindaco ha giocato la sua solita carta del “non sapevo” chiedendo persino scusa.

Vogliono davvero farci credere che sia così? L’assessore Placidi è andato per conto suo a dire sì? Per favore… Alle favole abbiamo smesso di credere da tempo: l’amministrazione era favorevole, poi qualcosa si è incrinato, ma l’impressione è che – ricorso al Tar o meno, ci arriviamo – quella della Spadellata è una centrale fatta. Perché Placidi ha detto sì in conferenza a nome del Comune e perché – come per l’assegnazione dell’appalto dei rifiuti – non nasconde le sue preferenze. Poi certo, la butta “in caciara” come diciamo noi, firma una mozione per dire “vedete, tengo all’ambiente…., ascolto i cittadini” e mandare in fibrillazione la maggioranza, ma intanto rassicura chi deve realizzare l’impianto. Se ce ne sarà uno, sarà quello. Poi quelle birichine delle assessore Nolfi e Cafà – che pure avevano firmato  – se proprio devono ingoiare il rospo chiedono almeno che si faccia ricorso. Lo fanno con un comunicato ufficiale, via mail e facebook (non eravamo al 3.0?) e apriti cielo. Lo ripetono anche in Consiglio, quando – caso più unico che raro nella storia della nostra assise – si fa di tutto per evitare che il segretario generale risponda a Maranesi sulla possibilità di fare quel ricorso. Non che ci fosse bisogno di Savarino, basta leggere la determina regionale ed è una delle possibilità, ma il segretario avrebbe dato il crisma dell’ufficialità. Si è cercato di non farlo parlare, poi per evitare di dire che si è d’accordo si è votato anche il ricorso al Tar, salvo nel post consiglio “mangiarsi” le due assessore ree di aver posto il problema e di averlo comunicato.

Facciamo gli ingenui, allora, perché tanto fastidio per un ricorso? Se è tutto a posto, non ci saranno problemi nel realizzare l’impianto. Se, invece, si pensa che si hanno possibilità di vincerlo allora ancora meglio. O si vuole giocare a “traversone“? Il sindaco non sa, i cittadini sì, che un impianto è investimento, quindi  posti di lavoro. Il sindaco finge di non sapere, i cittadini sanno benissimo – e c’è la Procura che ha chiuso indagini per voto di scambio – che Placidi promette posti di lavoro. Fa l’assessore all’ambiente (male, basta guardarsi intorno o confrontare ciò che paghiamo rispetto ad altre città) e anche una sorta di ufficio di collocamento? Lo disse dopo essere stato vittima di una intimidazione: “Tutti mi chiedono lavoro, di ogni estrazione“.

Per questo bisognava dire ai cittadini “Visto, tutti contro, all’unanimità….” Salvare la faccia e andare avanti, invece c’è il ricorso al Tar e – strano ma vero – rappresenta un ostacolo. Scusate, ma allora che lo avete votato a fare voi rappresentanti di maggioranza? Già, una mozione non ha mai fermato niente, un ricorso se non altro rallenta. E comunque resta la pessima figura di un sindaco e un assessore che erano d’accordo, ci hanno ripensato (o fingono di averlo fatto) e restano al loro posto. Troppo comodo, come fanno notare i Grilli di Anzio.

Le dimissioni, allora, quelle dell’assessore Alessandroni, legate proprio a questa vicenda. Anziché occuparsi dei lavori pubblici (male, le auto dei concittadini ne sanno qualcosa a forza di buche) è passato all’ambiente? E perché avrebbe tanto interesse? Saperlo… Da questa mattina non risponde a nessuno al telefono. Dimissioni finte, consegnate al sindaco, mentre i suoi consiglieri di riferimento (Velia Fontana e Gatti) non si sono visti ieri in aula, ma oggi erano in commissione mense. Dimissioni non protocollate, hai visto mai che sono accettate e devi tornare a lavorare dopo una quindicina d’anni nelle giunte di centro-destra…. Alessandroni, azzardiamo ma non troppo, resterà al suo posto.  Le annunciate dimissioni sono l’ennesima “mina” per Bruschini che – basta vedere lo streaming –  ormai riesce a malapena a puntellare i malumori.

Al punto che per evitare di discutere del porto prende e dice sì, prima che finisca di leggerla, alla mozione di Candido De Angelis con il quale se non il feeling politico-elettorale ha ritrovato ormai da tempo rapporti sereni, al punto che gli passerebbe volentieri il testimone. Quella mozione dice che se il porto non si fa c’è un solo responsabile: il sindaco Luciano Bruschini.

Perché la Capo d’Anzio si è comportata secondo le delibere dell’assemblea alle quali era presente, perché si era deciso un percorso oggi fattibile e perché annunciare un bando (nuova data, per i creduloni di maggioranza che hanno scoperto il problema porto da qualche mese, 4 marzo) significa paralizzare tutto. Quella mozione dice che il sindaco deve andare, subito, a prendersi le aree  e avviare la fase “0” prevista dal crono-programma invertito. Anzi,  ogni giorno che passa aumenta il danno erariale. Ma anche qui il sindaco ha le mani legate, c’è chi in maggioranza vuole tenere lì gli ormeggiatori e chi spera in un bando che avrebbe altro respiro – in termini di favori, lavoro da promettere – rispetto a un’opera che può iniziare in economia. Ecco, anche qui vogliono farci credere che tengono al porto pubblico – con la Capo d’Anzio da libri in tribunale – ma si sono ben guardati dal cacciare Marconi il quale, se pure resta, sempre il 39% ha. Il rischio è che è stato fatto di tutto per creare le condizioni affinché arrivasse al 100%, forse è questo il dato reale. O forse si spera sempre che arrivi il famoso “gruppo” con i 300 milioni in Turchia… Per iniziare i lavori ne servono meno di 2, se vogliono anticipare qualche euo….

Non serve un candidato, ma un’idea di città

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Volge mestamente al termine l’esperienza di Luciano Bruschini. Comunque andrà a finire l’infuocato consiglio comunale che si annuncia domani, è evidente che questa maggioranza è implosa e che il sindaco potrà riuscire a tenerla compatta per un voto, magari anche da qui al 2018, ma con una situazione ormai fuori controllo.

Con la maggioranza a pezzi si sfalda il sistema di potere messo in piedi, fatto di interessi – per carità, legittimi – veti incrociati, voglia di apparire e dire l’ultima parola, immaginare chissà quali strategie. Su questa vicenda delle centrali biogas stiamo assistendo veramente a tutto e di più. Ora sembra che l’uscita delle assessore Laura Nolfi e Roberta Cafà, al termine dell’ennesima giornata convulsa, abbia nuovamente gettato nel panico i “placidiani” ritrovati. Ignoriamo ancora la mozione faticosamente messa in piedi dalla maggioranza e già, di fatto, “strappata” dalle due che  propongono un ricorso al Tar – previsto dalla stessa determina regionale – però in consiglio non hanno diritto di voto. Basta questo “cinema” al quale stiamo assistendo da giorni per dire a che punto siamo arrivati, senza che la città ne tragga alcun beneficio. Anzi….

In questo quadro si fa sempre più affannosa la ricerca di un candidato sindaco. Non serve, se prima non si immagina un’idea di città. Diversa da quella proposta finora, che punti a rovesciare un modello fallito. Era pure apprezzabile “Mare, cultura e natura” che il progettista del piano regolatore Pierluigi Cervellati indicava nella sua relazione, ma si poteva e doveva immaginare che con questa classe politica sarebbe diventato “Varianti, cemento e furbizie“. Ora si aggiungono anche rifiuti da mezza provincia di Roma, se mai dovessero partire entrambi gli impianti.

Modello al quale Candido De Angelis si oppone da qualche anno, pur continuando a essere – soprattutto dopo la sua intervista al Granchio – corteggiatissimo da chi tre anni fa lo avrebbe volentieri ucciso. Politicamente, si intende. Se i compagni di viaggio, alleati di un tempo, fossero davvero quelli, sa lui stesso che sarebbe una minestra riscaldata.

Certo, un’alleanza elettorale e un candidato sindaco si trovano, magari si vince pure, ma per fare cosa? Quale città si ha in mente? Da qui dovremmo partire. Ce l’avessero Bruschini e i suoi alleati, per esempio, oggi non saremmo qui a discutere di biogas, mozioni, attacchi isterici, firme, crisi, dimissioni. Soprattutto dopo che l’assessore Placidi è  andato in conferenza dei servizi a dare il via libera alla prima centrale. Era lì a titolo personale? Crediamo proprio di no.

Allora occorre immaginare una città anzitutto delle regole, certe e per tutti. Inderogabili. Una città che studia la possibilità di fare una moratoria del piano regolatore – che nei fatti ha già stabilito il mercato – e dove ci sono delle previsioni non accetta varianti. Non puoi fare l’albergo? Pazienza, lo farai più in là… Una città da riqualificare nelle costruzioni vecchie e, presto, anche nuove, magari studiando appositi incentivi per chi risparmia energia e anzi ne produce di pulita.

Dove le superfici a uso pubblico frutto del piano andrebbero almeno armonizzate, sarebbe già un passo avanti rispetto a strade dove c’è un pezzo di marciapiede, poi uno slargo, quindi due piante secche.

Dove l’unico progetto di sviluppo messo in campo grazie all’intuizione di Renzo Mastracci che lo fece inserire nel piano regionale e a quella di De Angelis che lo sostenne – quello del porto – diventa operativo come previsto, perché altrimenti muore se aspettiamo che la politica, questa classe politica, decida il presidente o cosa fare della Capo d’Anzio.

Una città che pensa ai prossimi 50-100 anni, non al mese prossimo, immagina che quel “mare, cultura e natura” siano davvero un’occasione di sviluppo. Come?

Pensando in grande, puntando sulle risorse che tutti decantiamo ma sulle quali ci perdiamo, preoccupandoci “della politica”, di “che fa Candido” o “che fa Luciano” di “quelli del Pd però…” .

Pensando a un progetto turistico culturale vero, di respiro internazionale, quindi non fatto di sagre e sagrette, mercatini o soldi a pioggia, magari all’associazione “di” questo o quell’assessore o consigliere. A un Comune che non dà lavoro con l’appalto dei rifiuti o le cooperative ma crea le condizioni perché riparta l’economia. Questo è il modello alternativo. Che dovrà essere capace di dire no quando è necessario, anche se qualche amico resterà deluso. Che dovrà fornire a chi vive ad Anzio, e sono sempre di più, intanto servizi anche solo 1.0 ma certi, dignitosi, uguali per tutti, comprensibili. E dove i cittadini – sono tanti, troppi – abituati a non pagare, anche grazie alla complicità di chi non va a riscuotere (lo dice la Corte dei Conti)  dovranno cominciare a farlo.

Sfogliavo qualche giorno fa una guida turistico stradale del 1967, redatta con la collaborazione del compianto commendatore Egidio Garzia. Sono passati 50 anni ma è di un’attualità assoluta, pur in un’epoca indiscutibilmente diversa. Non si torna indietro su Anzio 2, Caracol, Zodiaco e Villettopoli che allora non c’erano, ovvio, ma abbiamo il dovere di ripartire da ciò che di buono c’è stato e c’è in questa città.

Non è questione di candidato e basta, un ragionamento del genere  appartiene alla politica che domani scriverà – speriamo – una delle sue ultime pagine.

 

Le biogas non sono un problema, il sistema sì

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L’area dove dovrebbe sorgere la centrale Green Future

Chi ha la bontà di seguire questo spazio sa che tra le caratteristiche c’è quella di fare qualche provocazione e andare un po’ contro corrente (Agostino Gaeta, non è un plagio eh….)
Ebbene oggi il problema, paradossalmente, non sono le biogas, né le mozioni sulle quali ci si è scontrati nei giorni addietro. Nemmeno quella che la maggioranza, dopo che buona parte ha firmato un’altra cosa, dovrebbe aver partorito questa mattina al termine di una sorta di conclave laico. Della serie, dicono, si possono fare ma….
I cittadini fanno bene a schierarsi, raccogliere firme, chiedere atti. E’ un sacrosanto diritto. Poi dobbiamo anche dirci che abbiamo visto (personalmente  anche partecipato) tante manifestazioni contro la Turbogas di Aprilia, ad esempio. Ci sono stati ricorsi, occupazioni,  ma  non a caso è lì… Ormai da un pezzo. Lo è grazie a passaggi assolutamente trasversali, da ultimo con il benestare del presidente della Regione dell’epoca, Piero Marrazzo, che pure in assemblea ad Aprilia era venuto a promettere altro. La copertina del Granchio, quando c’è stato l’inizio dei lavori, ritraeva lui e chi l’aveva preceduto alla Regione, Prodi e ministri di varia estrazione – da Bersani a Matteoli – con un eloquente quanto ironico “Grazie a tutti“.
Il problema non sono gli impianti in sé – sui quali possiamo e dobbiamo discutere – ma quello che sta succedendo in una maggioranza a brandelli, dove si sta tutti contro tutti, dove si pensa a interessi certamente leciti prima che alla città.
Dove un sindaco che ha passato la vita politica a scansare, rinviare, aggiustare, smussare, ha ormai palesemente perso il controllo di un centro-destra che in venti anni – ora è palese – è stato insieme per smania di potere (prima che una parte se ne andasse, candidandosi contro) più che per un’idea di città e dove chi doveva rappresentare l’alternativa ha provato a scimmiottare quel potere, non a proporre un’idea alternativa. Non a sufficienza, almeno.
Un sindaco  superato dal tempo, dai personal media, dai social network, dalla stampa on-line che arriva mentre sono in corso incontri di maggioranza rimasti alla ritualità della Prima Repubblica e ormai fuori dal tempo. Vittima del suo stesso annunciato 3.0.
Una situazione dove di Politica e futuro della città nessuno parla, ma di politica e attacchi personali siamo pieni. Come di cadute di stile, da ultimo quella del vice sindaco in risposta all’editoriale del Granchio.
Dove se Tizio replica, Caio vuole la stessa visibilità, se un giornale ti fa notare che avevi firmato una cosa e ne fai un’altra parte la caccia alle streghe e al “chi c’è dietro“. Se uno dice che la prima centrale, quella che in Regione ha avuto il via libera, è passata indenne in Comune senza che nessun cittadino venisse informato, è tacciato di essere “strumentale“. Senza contare che mentre si fa il can can sulle mozioni, si perde di vista che mercoledì in Consiglio si parla di porto, dove forse c’è l’ultima possibilità di salvare il salvabile.
E’ anche questione di biogas, allora, sicuramente, ma prima c’è un sistema che vuole mantenersi, ha trovato nei giovani consiglieri anche la possibilità di riprodursi, e sta facendo di tutto per farlo. Auguri, ma non è di questo che la città ha bisogno.

Biogas, abbiamo scherzato. Il sindaco resiste

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La copertina che il Granchio ha anticipato ieri ha un titolo eloquente: “Alla canna della biogas“. Riassume bene le convulse giornate che la maggioranza di Anzio ha vissuto fino a ieri sera, quando la pace è nuovamente scesa perché altrimenti il sindaco si sarebbe dimesso, perché l’intervista di Candido De Angelis ha fatto salire la preoccupazione a molti, perché altrimenti arriva il commissario e i giochi sono finiti. I problemi, alla fine, sono questi e della città sembra veramente importare poco. Ai gerontocrati della politica di casa nostra e ai giovani virgulti che fingono di lottare ma si allineano senza problemi.

Facciamo un passo indietro: mercoledì sembrava finita, si indicava già il 18 febbraio come data entro la quale sciogliere il Consiglio per votare a giugno, c’era il vice sindaco Giorgio Zucchini che annunciava dichiarazioni dirompenti prima di spegnere il telefono e non farsi trovare più dai giornalisti che lui stesso andava cercando.

Il problema? La mozione contro le centrali biogas che è stata firmata anche da alcuni assessori e da consiglieri di maggioranza, insieme a parte dell’opposizione, dopo il sì unanime della commissione ambiente. Non sia mai….

Il primo impianto, quello già autorizzato dalla Regione Lazio, sembra che sia “vicino” a  Patrizio Placidi. Lo dicono sfacciatamente negli ambienti di maggioranza. Una cosa è certa: Placidi e il suo assessorato in conferenza dei servizi hanno dato via libera. Il secondo impianto, quello a biometano presentato ad agosto, è più “vicino” a Zucchini e non ne fa mistero. Qui il Comune non ha presentato osservazioni nei termini.

Il sindaco che in Consiglio comunale diceva di “non sapere” (al solito) è ora un difensore di entrambi gli impianti. Ci consentirebbero di risparmiare sul trasporto in discarica. Con buona pace di “mare, cultura e natura” del progettista del piano regolatore, Pierluigi Cervellati, che diventa “varianti, cemento e monnezza“. Già, perché i volumi di entrambi gli impianti superano di gran lunga non solo quanto si “produce” ad Anzio, ma anche a Nettuno e in almeno altri due centri limitrofi.

Non conosciamo mozioni che hanno bloccato centrali (vedi la Turbogas di Aprilia, per esempio) ma qui siamo a una politica che pensa a preservare una maggioranza, ad accordi elettorali, a tutto fuorché al territorio e al suo sviluppo. Ora si lavora a una mozione che – si dice – sarà più “morbida“. L’auspicio è che quanti avevano firmato la prima abbiano il coraggio di spiegare perché non va più bene. Non sappiamo se i due impianti si faranno, di certo la loro eventuale realizzazione avrà un “peso” su una città che avrebbe bisogno di altro.

Del famoso e fallimentare porto, ad esempio, con il sindaco che rassicura gli ormeggiatori che non si muoveranno – visto mai, parte della maggioranza “minaccia” l’addio – quindi non va a riprendersi le aree, non fa partire un’opera cantierabile, disconosce le decisioni prese in assemblea e gli accordi firmati con Marconi, annunciando un bando impossibile.

Porto sul quale la Corte dei Conti ha paventato il danno erariale per chi ha votato la fidejussione, con un prestito pagato dal Comune ma che la Capo d’Anzio avrebbe tranquillamente restituito se fosse stata messa in grado di operare.

Il sindaco ha assicurato che andrà lui a parlare con la Corte dei  conti e risolverà la vicenda, ma dimentica di aver mandato un “piano di razionalizzazione” dove mancano persino i dipendenti che la società ha assunto. Ma la colpa, dice, “è dei dirigenti“. Gli stessi ai quali va, sistematicamente, il 100% del risultato. Ma sono bravi o non? In realtà quando non si riesce a rispondere, si cerca la responsabilità di altri. Facile.

Gli altri problemi, il 3.0 fallimentare, un programma non rispettato in ciascuno dei suoi punti, è come se non ci fossero. Bruschini resiste, questo importa alla maggioranza. Complimenti.

Biogas, le ragioni del comitato

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Ricevo e pubblico il comunicato diffuso dal comitato che cerca di capire qualcosa in più sull’impianto a biogas che si vorrebbe realizzare in zona Cinque Miglia. L’assemblea si è svolta ieri, i dubbi di chi scrive sui tempi “stretti” fra costituzione della società e presentazione del progetto alla Regione sono di gran lunga superati da quelli posti nell’incontro dagli esperti. L’amministrazione anziate, finora, non ha fatto sentire la sua voce.

“Si è svolto stamattina il convegno organizzato dal Comitato Anzio No Biogas per informare i cittadini del progetto dell’Impianto previsto in via delle Cinquemiglia.

Registriamo una discreta partecipazione dei cittadini nonostante i tempi ristretti in cui l’evento è stato organizzato e prendiamo atto delle numerose richieste di continuare ad informare la cittadinanza, con varie iniziative proposte che attueremo già a partire dalla prossima settimana. Nello specifico ci sono state richieste di incontri più ristretti tra gli abitanti dei quartieri immediatamente coinvolti ovvero Sacida Sandalo e Cinquemiglia e necessità di materiale divulgativo da distribuire in info point da organizzare nelle piazze e nei posti più frequentati della città.

I relatori Giancarlo Ceci e il Prof. Roberto Ronchetti hanno fatto chiarezza sul tipo di impianto, sul suo funzionamento e hanno dato tutta una serie di informazioni su quelle che potranno essere le ripercussioni sulla salute, sull’ambiente, sullo stravolgimento del territorio, della viabilità, della qualità di vita e sull’inevitabile svalutazione immobiliare della zona. In seguito a queste informazioni è nata dunque coscienza collettiva che questo impianto non va costruito, che non si può permettere che un’azienda privata lucri fosse anche a discapito di uno solo dei fattori suddetti e soprattutto che ci sono alternative valide, innocue, sostenibili che vanno prese in seria considerazione dall’amministrazione locale come già accaduto nelle città di Pomezia e Velletri. Ricordiamo ancora una volta che il Sindaco Bruschini a mezzo lettera aperta si dichiarò contrario all’impianto biogas di Velletri per il rischio di inquinamento delle falde acquifere, confidiamo che tale parere venga confermato anche per il nostro territorio, giudicando paradossale il contrario. Ma, ahinoi, ancora non giunge risposta alla richiesta di pareri e posizioni protocollata dal comitato al Sindaco Bruschini e all’Assessore Placidi.

Comitato Anzio No Biogas”.