Falasche, piccola storia di un campo di periferia

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La sfida lanciata qualche settimana fa non è stata accettata. Comprensibile. In Comune hanno molte cose da fare, rendere pubblica la “scheda” di ciascun impianto sportivo con atto di concessione, gestore, eventuale canone  – ammesso esista – deve essere fatica troppo grande. In quella sede si faceva cenno a una vicenda, quella di Falasche, diciamo singolare. E vogliamo raccontarla a mo’ di storia, perché è l’esempio di come vanno le cose in questa città.

C’era una volta un politico che faceva anche il presidente della società che fruisce di quel terreno di gioco. Non la presiede più, ma ne è ancora punto di riferimento e la pagina facebook ne è la dimostrazione, ma basta fare una passeggiata da quelle parti per sapere che è di fatto ancora uno dei gestori. Nulla di male, per carità, ha sempre funzionato così, se non fosse che emergono vicende di un certo rilievo.

La prima – già accennata – è che a ottobre del 2010 la giunta concede al Falasche  un finanziamento per rifare gli impianti sintetici. Il campo pagato con i soldi dei cittadini, fra l’altro, viene anche affittato per le partite amatoriali e ha ottime recensioni, ma diciamo che pure questo serve a mandare avanti la baracca.

Interessa poco – allora – se il politico, nel frattempo assessore, è ancora presidente. Comunque in quella riunione di giunta  risulta assente, se non altro per opportunità.

Bene, è un investimento, quei soldi – sia pure a tasso super agevolato – saranno restituiti. Invece no, perché in Comune gli uffici vanno a verificare e si scopre che alla data del 13 settembre 2016 “la società sportiva di cui all’oggetto non ha versato alcuna somma a titolo di compartecipazione spese manutenzione manto erboso, come da determinazione 191/10 e accertamenti 234-244/2010“. Non sappiamo se da settembre a oggi sia cambiato qualcosa ma sul punto l’assessore al patrimonio potrà essere, volendo, più preciso. E magari qualche ufficio del Comune saprà dirci se è compatibile o meno quanto accaduto e rasenta – se non è già – una truffa.

Basterebbe e avanzerebbe, ma nella gestione di quella società – e di quel campo sportivo – qualcosa non è andato. Ci sono stati problemi con l’Iva, accertamenti dell’agenzia delle entrate, esiste una cartella esattoriale da capogiro e una maxi ipoteca che è finita tra capo e collo proprio sul politico protagonista di questa storia. Generata dalla gestione di un impianto pubblico che ha fruito – senza restituirlo almeno fino a settembre 2016 – di un finanziamento del Comune. In tutto questo è quasi marginale la vicenda degli spogliatoi sollevata qui e poi dai colleghi del Granchio.

Ora ci spiegheranno che è tutto a posto e – a scanso di equivoci o interpretazioni di qualche scienziato da bar – dico che la meritoria attività per i bambini e di impegno sociale del Falasche non c’entra con questa vicenda. Anzi è macchiata da storie del genere. Aggiungo che non ho mire e non le avevo prima, quando (eravamo proprio  nel 2010) scrissi sul Granchio: “Altri soldi sono concessi giustamente al Falasche, che ricordiamo è già beneficiario di un finanziamento del Comune per rifare i terreni di gioco che sarà restituito con tutta calma e a tasso d’interesse irrisorio nonché sponsorizzato con cartelloni su tutto il terreno di gioco – forse data la natura “bipartisan” dei vertici societari – dall’azienda che fornisce i pasti alle mense scolastiche”.

C’era una volta un politico, presidente, punto di riferimento di una società. E c’è ancora. Il finale è che molti vivono felici e contenti (quante sono situazioni analoghe?) e quanti “fanno” politica preferiscono non occuparsi di ciò perché questo è l’andazzo di Anzio, ma c’è chi a certe cose non si rassegna.

 

Bruschini, Casto e un “teatrino” inutile. Serve altro

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Casto e Bruschini (foto inliberauscita.it)

E’ perfettamente inutile il “teatrino” di iniziative e dichiarazioni che vede protagonisti, in questi giorni, il sindaco di Anzio Luciano Bruschini e il suo collega di Nettuno, Angelo Casto. Lo è perché città vicine, da chiunque amministrate, collaborano e non si scontrano. E importa poco chi abbia iniziato questa storia, siamo ormai a una farsa che neanche più alle scuole elementari trova riscontri come quelli ai quali assistiamo.

Ebbene non essendo i nostri sindaci della stregua di un Vittorio Emanuele o un Garibaldi e non avendo noi una ideale Teano nella quale far incontrare i contendenti di questa singolare disfida, né avere uno disposto a dire all’altro “Ecco il Re” o – peggio – “Obbedisco”, forse è il caso di fare un incontro sul serio.

Teano segnava il confine dell’avanzata dei Mille, qui se ho capito bene si vuole “arginare” con iniziative discutibili (e magari riempendo le redazioni e i social di comunicati) quella dei Grillini. Ma non è facendosi la guerra tra istituzioni che si va lontano, anzi a modesto parere di chi scrive le iniziative adottate da Anzio vanno a solo vantaggio dei 5stelle.

Se poi tutto nasce da una esibizione fuori luogo e di non eccezionale valore artistico nella “Serata di Primavera”  – che ha portato a reazioni esagerate – peggio ancora.

Non c’è Teano? Meglio. Facciano una cosa, Bruschini e Casto, non si vedano al confine di via Gramsci perché è troppo facile, si incontrino tra via Cervicione e via della Fonderia, altro punto di contatto tra le due città, e si rendano conto – ma lo sanno già bene, c’è da esserne certi, di qual è lo stato delle nostre periferie. Lì ad esempio i rifiuti la fanno da padrone.

Forse in un luogo lontano dai riflettori, ma pieno di problemi (e ce ne sono altri, sempre al confine tra le due città) capiscono meglio che ripicche, mancati inviti, cerimonie per sé, sono l’ultima cosa da fare. Perché questo territorio – nel suo insieme, Anzio-Nettuno – di tutto ha bisogno fuorché di mancata collaborazione tra Comuni. I quali, invece, sempre al di là di chi governa, dovrebbero mettersi insieme per molti aspetti e ragionare come “area vasta“. Si può andare dai rifiuti ai trasporti,  dall’accesso ai fondi europei agli eventi turistici, dalla sanità  ai bandi regionali. Se mai ci fosse #unaltracittà si batterebbe per questo.

Certo il precedente del piano di zona per i servizi sociali non è brillante. Lo guidò Nettuno ai tempi di Marzoli e restituì i soldi ad Anzio con molta calma, dopo averli utilizzati per altro, ci fu la “staffetta” ma le cose non andarono meglio, ora è di nuovo a Nettuno ma purtroppo in ciò che va fatto insieme non brilliamo.  Altrimenti senza troppi giri avremmo già avuto una stazione appaltante tutta nostra, ma quando mai….

D’altro canto la cultura di appartenenza è ancora quella della Usl Rm/35 che toccava ad Anzio e del Consorzio Acquedotto di Carano a Nettuno (salvo l’ultimo periodo che prima o poi pagheremo carissimo) mentre  ai posti di potere si provvedeva bilanciando per città e partito di appartenenza. Comprensibile per Bruschini, non per Casto.

A entrambi, invece, compete lavorare per fare insieme delle scelte Politiche, si con la  maiuscola, che abbiano una visione del territorio e non delle bagattelle di paese. Ecco, un incontro serio per programmare questo sarebbe l’ideale. Non c’è bisogno di evocare Teano.

 

Porto, Bruschini finalmente parla. E’ la volta buona? Forse, però…

Aggiornamento di oggi, 7 aprile 2017: leggerete sotto della mancata trasparenza, è superata perché finalmente il sito  della Capo d’Anzio è in regola. Ci hanno messo tempo, ma è stato fatto. In quello del Comune, invece, sempre alla data odierna abbiamo ancora D’Arpino presidente….

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Conservo tra i ricordi più piacevoli della mia piccola carriera a livello locale, la sua telefonata (non è uno uso a chiamare i giornalisti) dopo la firma della concessione.  Sono trascorsi altri sei anni e non vediamo ancora nulla ma finalmente il sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, che rappresenta nella “Capo d’Anzio” il 61% delle quote dei cittadini, decide di parlare del porto.

Lo fa dando un annuncio – l’ennesimo – che suona però come una buona notizia. Chi scrive al porto, all’idea che potesse essere gestito dalla città nel suo insieme, al fatto che fosse patrimonio comune, ha sempre creduto. Esponendosi non poco e con il senno di poi anche commettendo qualche errore.  Per questo ciò che porta verso la realizzazione di quell’impresa va bene. Purché si faccia.

Sarà la volta buona? Ci sono dubbi, innumerevoli, su tanti altri aspetti sui quali il sindaco glissa. Se ha voglia e tempo ne trova un’ampia rassegna in questo umile spazio.  Sinteticamente vanno dai rapporti (e il contenzioso) con Marconi/Marinedi alla concessione non rispettata, dall’accordo di programma all’atto d’obbligo, dall’escavo del canale di accesso alla mancata trasparenza della Capo d’Anzio sia sul proprio sito sia su quello del Comune, dai bilanci in rosso della società alla disputa con gli ormeggiatori ai quali è bene tendere la mano anche se non basta, dalle affermazioni che faceva in assemblea dei soci a quelle contrarie in consiglio comunale, fino al ruolo di controllore e controllato che la segretaria generale ha in seno al consiglio d’amministrazione. Non è a chi scrive che Bruschini deve rispondere, sia chiaro, ma alla città se questo progetto ha ancora il senso di essere di tutti.

LA NOTA DEL SINDACO

“Nei prossimi giorni sarà pubblicato, in gazzetta ufficiale, sul sito della Capo d’Anzio e del Comune, l’avviso per la manifestazione di interesse per realizzare il nuovo Porto di Anzio con il fine di ricevere, entro venti giorni dalla data di pubblicazione, tutte le informazioni per valutare proposte di realizzazione e cofinanziamento dell’opera. Entro l’estate puntiamo a pubblicare il bando di gara per la realizzazione della Darsena nord del Porto Turistico di Anzio, con i primi 580 posti barca, tramite la trasformazione e l’ampliamento della darsena esistente sulla base del progetto esecutivo posto a base di gara”.

Lo afferma il Sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, in riferimento alla procedura per la realizzazione del nuovo Porto Turistico di Anzio.

Il progetto esecutivo, nelle sue linee essenziali, prevedrà la realizzazione della nuova diga di sottoflutto, la realizzazione del pontile a T, di cui il braccio nord prosegue ed amplia quello esistente a delimitazione della Darsena Pamphili. Inoltre, nelle sue linee essenziali, il progetto prevedrà il “banchinamento”  del lato interno della diga di sottoflutto e del pontile a T. il dragaggio dei fondali, la predisposizione del sistema di ormeggi delle unità da diporto, la costruzione di tre nuovi edifici (lo Yatch Club e due locali per i servizi igienici portuali), la realizzazione della passeggiata lungo la banchina, la viabilità dedicata, i parcheggi, le opere a verde e soprattutto la realizzazione di 580 posti barca di classe diversa.

“Nonostante le difficoltà normative, tecniche, legali che si sono susseguite – afferma il Sindaco di Anzio, Luciano Bruschini – stiamo lavorando con l’obiettivo di iniziare i lavori per la realizzazione del nuovo porto entro la fine dell’anno. Si tratta di un faticoso percorso, lungo vent’anni, sul quale insieme a De Angelis abbiamo puntato per lo sviluppo turistico ed occupazionale del nostro territorio. Siamo vicini all’obiettivo e desidero ringraziare i CDA della Capo d’Anzio di ieri e quello di oggi che, gratuitamente, si sta adoperando per raggiungere l’obiettivo finale. Allo stesso tempo, nonostante le sentenze a noi favorevoli dei Tribunali, continuo a tendere la mano agli operatori portuali per salvaguardare il loro posto di lavoro. Per me una stretta di mano – conclude il Sindaco Bruschini – vale più di una sentenza, sta anche a loro comprendere la situazione ed adoperarsi per una soluzione condivisa”.

Bilancio, non è (solo) questione di termini

Bruschini-DeAngelis

Lo dico subito: mal comune non è mezzo gaudio. Non si può rispondere “stanno così in tutta Italia” quando in molti enti locali il bilancio è stato approvato e quando ciò che accade ad Anzio è certamente più grave di quello che succede in altri Comuni. Sembra come parlare dei pronto soccorso affollati “eh, ma succede ovunque…” No, non basta. Perché se accade, se è fisiologico un ritardo, se ci sono difficoltà, devi fare in modo che non accada più.

Qui succede ogni anno, l’eccezione diventa la regola, anzi fino al 2016 almeno in giunta nei termini il bilancio era stato approvato, quest’anno nemmeno quello. Accadrà domani, dicono da Villa Sarsina, ma come è stato sollevato da chi scrive insieme a Chiara Di Fede di “Città futura”, dal Pd  che ha ancora pendente un ricorso al Tar perso nei meandri della giustizia italiana e dal Meetup “Grilli di Anzio” (di quello del consigliere Tontini non si ha notizia in tal senso) non siamo solo fuori dai termini, ma ciò succede sempre e comunque mancano una serie di elementi di conoscenza. Di più: c’è un inaccettabile disprezzo delle regole.

Attenzione, non è questione di sola forma – che in casi del genere è anche sostanza – perché qui la situazione è drammatica e non da oggi. Né è – come ripete l’assessore Giorgio Zucchini – un “attacco alla struttura“. Ma per carità, lavorassero e facessero il loro, anzi pieno sostegno a chi ha ereditato una situazione difficile. Diciamo che in un’azienda privata non funzionerebbe così, ma pazienza. Capisco che i canoni sono altri.

Per questo nel chiedere al rappresentante del governo sul territorio di intervenire (ci ostiniamo ad avere fiducia nelle Istituzioni) insieme a Chiara abbiamo fatto notare come la Corte dei Conti abbia più volte sollevato dei serissimi dubbi. Affermando, da ultimo lo scorso anno, che i “chiarimenti trasmessi” dal Comune non sono “idonei a superare i dubbi insorti sulla regolarità di alcune poste in bilancio”. Sottolineando le “irregolarità finanziario contabili” emerse per i consuntivi dal 2010 al 2012.  Ricordando le criticità nella riscossione, il ricorso eccessivo ad anticipazioni di cassa che “risultano di gran lunga superiori al limite stabilito del 5% rispetto alle entrate correnti” e soprattutto “una consistente mole di residui” per alcuni dei quali si presuppone che “l’Ente stia conservando, iscritti in bilancio, crediti di dubbia esigibilità”. Non solo: Il mantenimento di residui attivi inesistenti o inesigibili si ripercuote direttamente sulla veridicità del risultato di amministrazione e in generale sulla veridicità e attendibilità del bilancio dell’ente”. Governavano Bruschini e i suoi, non altri.

Tutto risolto? E come? Forse lo sapremo domani, quando delibereranno. Poi in Consiglio comunale, quando a Bruschini si unirà – salvo sorprese – la cosiddetta opposizione (!?) di De Angelis che è stato “nominato” prossimo candidato sindaco senza che alcuno in maggioranza dicesse una parola.  La preoccupazione, del resto, è avere il candidato forte e provare a vincere ancora, sapendo di essere al capolinea.

Avete capito bene, lo stesso De Angelis che sosteneva – a ragione – che il Consiglio andava sciolto perché il consuntivo 2011 non era stato approvato nei termini (con il Prefetto dell’epoca che chiuse gli occhi) e che ha condotto una battaglia senza esclusione di colpi alle elezioni del 2013, quindi ha sostenuto che fossero falsi – o quasi – i bilanci approvati finora. Ora, dopo aver anche contribuito negli uffici  – da quanto si dice – a “chiudere” il preventivo 2017 sembra lo voti. C’è da stupirsi? No, aveva già evitato di far saltare il banco su un piano delle opere pubbliche ovviamente irrealizzato e quando – non più tardi di un anno fa – in cartella c’era un bilancio, l’assessore ne aveva un altro e gli uffici un altro ancora.  Che sarà mai, per chi “fa” politica è normale.

 

 

Cosa accade (dovrebbe…) se non si approva il bilancio

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Riporto il blog di Franco Brugnola sulla mancata approvazione del bilancio entro i termini.

In tutti i Comuni è tempo di bilanci e ogni Consiglio comunale è chiamato ad approvare, entro la mezzanotte di oggi 31 marzo (termine prorogato con la legge 232/2016), il bilancio di previsione.
Ma cosa potrebbe avvenire se il bilancio non fosse approvato entro oggi?
Due sono le ipotesi:
a) che la Giunta non abbia predisposto una proposta;
b) che la Giunta abbia predisposto la proposta ma che il Consiglio non l’abbia ancora approvato.
Il Testo unico non prevede una forma particolare per l’approvazione da parte del Consiglio; sorge il problema se nello Statuto, l’ente nell’ambito della propria autonomia, lo abbia fatto prevedendo ad esempio una approvazione a maggioranza assoluta, il che potrebbe fa pensare anche ad una disattenzione (senz’altro grave, da parte della maggioranza), nel caso che poi il Consiglio l’abbia approvato solamente con la maggioranza dei presenti.
Nel caso di mancata approvazione del bilancio di previsione il TUEL stabilisce che il Segretario comunale debba riferire al Prefetto circa la mancata approvazione e se non è stato approvato dalla giunta il Prefetto provvede alla  nomina un Commissario ad acta affinché lo predisponga d’ufficio per sottoporlo al Consiglio. In tal caso e comunque quando il Consiglio comunale  non abbia approvato nei termini di legge lo schema di bilancio predisposto dalla Giunta, il Prefetto assegna al Consiglio, con lettera notificata ai singoli Consiglieri, un termine non superiore a venti giorni per la sua approvazione, decorso il quale si sostituisce, mediante apposito Commissario ad acta, all’amministrazione inadempiente. Dalla data del provvedimento sostitutivo, cioè dalla nomina del Commissario, inizia la procedura per lo scioglimento del Consiglio, che viene perfezionata con provvedimento del Presidente della Repubblica.
E’ evidente che la mancata approvazione del bilancio di previsione rappresenti un fatto grave in ogni caso e per questo il legislatore ha previsto una procedura di intervento correttivo, ma anche sanzionatorio piuttosto grave.
Pertanto, nel caso in cui la Giunta abbia adottato la proposta e il Consiglio comunale per un qualunque motivo non l’abbia approvata entro il termine (non è necessario che la proposta sia stata bocciata, può anche avvenire che sia mancato il numero legale, o che qualche membro della maggioranza non sia stato accontentato in qualcosa astenendosi o votando contro, ecc.), il Prefetto, informato dal Segretario comunale diffida con lettera tutti i consiglieri a provvedere assegnando un termine; solo dopo la scadenza di detto termine scatterà la procedura del Commissariamento e conseguentemente quella per lo scioglimento del Consiglio comunale.
Ove non sia stato deliberato il bilancio di previsione entro il termine di legge, è consentita esclusivamente una gestione provvisoria, nei limiti dei corrispondenti stanziamenti di spesa dell’ultimo bilancio approvato, ove esistenti. Tale gestione è limitata all’assolvimento delle obbligazioni già assunte, delle obbligazioni derivanti da provvedimenti giurisdizionali esecutivi e di obblighi speciali tassativamente regolati dalla legge, al pagamento delle spese di personale, di residui passivi, di rate di mutuo, di canoni, imposte e tasse ed, in generale, limitata alle sole operazioni necessarie per evitare che siano arrecati danni patrimoniali certi e gravi all’ente“.

 

Ad Anzio ignoriamo se: sia passato in commissione, abbia il parere dei revisori dei conti, sia passato in giunta, siano stati messi per tempo i documenti a disposizione dei consiglieri comunali come previsto dal testo unico degli enti locali.

Sappiamo che: entro il 31 marzo non è stato approvato dal Consiglio comunale. Ora a chi di dovere i provvedimenti conseguenti, al copione già visto in passato mancano il guasto informatico e la febbre…

Attenzione, non è “un attacco alla struttura“, ma la semplice richiesta di un normale cittadino.

Ciao Carlo. Ragazzi, un inno alla vita…

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Ma lo conoscevi?” Me lo hanno chiesto in tanti. No, però conosco il padre e il nonno e lui era – è – un figlio della mia generazione. Basta e avanza per ricordare Carlo Sannino, morto in un incidente stradale su una curva che ne ha viste troppe di fini orrende.

Non ci spiegheremo mai perché si muore così giovani, né alcuna dinamica che ricostruirà l’incidente restituirà Carlo agli affetti della famiglia e degli amici. Tanti, tantissimi, quelli che lo ricordano sui social, quelli che stamattina erano alla camera ardente con la maglia “Non sono una roccia, ma una montagna“.

Non sapremo mai quale destino porta via una giovane vita, sappiamo però che da tragedie del genere e dall’amore che si sta sprigionando intorno a questo ragazzo – che nel suo breve tratto su questa terra ha dispensato a quanto si vede solo cose belle – può e deve nascere un inno alla vita.

Ha iniziato Antonio, uno dei ragazzi coinvolti nell’incidente,  devono farlo altri. I tanti che erano lì, incapaci di trattenere le lacrime, il volto segnato dal dolore. Quelli che lo accompagneranno oggi. Un inno alla vita, a fare attenzione – sempre – quando ci si mette in macchina, in motorino, quando si scherza, quando si sta insieme per divertirsi. Interessa poco la velocità, sapere davvero com’è andata. Da questa tragedia può nascere una lezione di educazione stradale, una campagna rivolta ai giovani, una dimostrazione di come si può ogni giorno ricordare nel modo migliore chi ha pagato con il prezzo più alto.

Magari servirà anche a prevenire solo un altro incidente, a salvare un ragazzo. Poi sicuramente (è statistica, è destino, è quello che volete) avremo altri episodi del genere, ma in questo momento forse per ricordare il giovane campione che è stato – nella vita, come nello sport – è la cosa migliore da fare.

Per quanto mi riguarda,  visto che Carlo aveva la stessa fede laziale del papà, con il quale abbiamo vissuto tante esperienze allo stadio, l’ho già scritto sui social: dalla prossima partita della Lazio, lassù non ci sarà solo il Maestro  o i laziali (mio padre, ad esempio, ma tanti altri) andati via da questa terra. No, dalla prossima c’è pure Carlo “che ci sta a guardà...”

Il porto a più velocità, non è questo che volevamo

porto_palafitteVuoto, desolatamente vuoto. Insabbiato, come sempre. Trascinato nei Tribunali, come mai. Nel silenzio di chi guida la città e rappresenta il 61% delle Capo d’Anzio, i cittadini, che tace come al solito . Con una concessione avuta e mai rispettata, o quasi. Un bando eternamente annunciato. Una società concessionaria che, di questo passo, è prossima a presentare i libri in Tribunale. No, non è il porto che immaginavamo né in queste condizioni è in grado di rilanciare la città. Tutt’altro, oggi ne è lo specchio fedele: praticamente abbandonato, come Anzio, in balia di chi guida la città che sembra avere altre preoccupazioni (la prima, mantenere la poltrona per i prossimi cinque anni). Ma così non si va da nessuna parte e ormai è palese.

Il porto è vuoto perché chi aveva le barche se n’è andato e perché non ci sono certezze sul futuro. Gli ormeggiatori, ai quali scaduto il “service” non è stato rinnovato, non possono essere la causa di tutti i mali. Né quello che dovrebbero dare alla Capo d’Anzio (per cui sono state sequestrate le attrezzature) può essere l’unica entrata.

Il porto è insabbiato perché questo avviene da sempre. La società Capo d’Anzio ha dato mandato di effettuare i rilievi batimetrici e farà bene a preoccuparsi anche dell’escavo. Senza girarci troppo intorno: la concessione prevede il dragaggio dall’inizio lavori, la Capo d’Anzio non può pensare di avere la gestione solo quando le fa comodo, né provare a giocare con le parole.

Rispetto al contenzioso, la società si difende e cerca di far valere i suoi diritti, non c’è dubbio, ma forse è ora di chiudere queste partite e decidere che si sta dalla parte dei cittadini prima che da quella delle carte bollate. I procedimenti avviati sono atti dovuti, in molti casi, ma è ora di mettere un punto.

Il sindaco – che rappresenta il 61% della proprietà pubblica e quindi i cittadini – deve svolgere quel ruolo che finora non ha avuto. Tranne la pazienza, che gli è universalmente riconosciuta, di ascoltare le parti, Bruschini ha continuato a fare una cosa in assemblea dei soci e dirne un’altra agli ormeggiatori, soprattutto a non fare chiarezza con la città intera.

Il bando? Una chimera. E’ arrivata una parte della valutazione d’impatto ambientale, si cercano i soldi per realizzare il bacino interno, la Cassa depositi e prestiti potrà avere un ruolo di “garanzia” ma non finanziare l’opera, al punto che il presidente Alessio Mauro “guarda” anche in Europa. Va bene tutto, ma chi si accolla la cosa, anche a bando fatto? E visto che il comitato chiamato dall’accordo di programma a verificare l’attuazione di quanto previsto si è finalmente riunito, intanto la società ha messo in mora la parte privata (Marinedi, Marconi) affinché presenti l’esecutivo anche del bacino esterno. Che difficilmente si farà, ma è uno dei punti previsti dalla concessione e dal poi invertito crono-programma.

Concessione che è largamente disattesa, tanto da risvegliare dal letargo anche il Pd che ha scritto a Zingaretti richiamando finalmente la Regione al suo ruolo.  Non va dimenticato che, al contrario del passato, questa amministrazione regionale ha approvato senza colpo ferire le proposte arrivate dalla Capo d’Anzio, invertendo (finora inutilmente) il crono programma.

In tutto questo fra dimissioni date e rientrate, il ruolo di una consigliera che garantisce le pari opportunità ma è controllora e controllata, in che condizioni è la società Capo d’Anzio? Un bilancio si è sistemato con le entrate – incerte – delle cooperative. Qual è oggi la situazione? Il consuntivo 2016 cosa dice?

Ecco, questa società che viaggia spedita in Tribunale ma procede a rilento sul restodeve molte spiegazioni. Il porto a più velocità non ci piace e il socio di maggioranza deve chiarire la situazione. La stagione è alle porte, non ci sono più scuse.

Un progetto diverso e senza “dinosauri”, per Anzio

Faccio mio l’intervento che Valerio Pollastrini ha postato su facebook:

valeriopollastrini

A proposito della politica…
Tante volte ho ascoltato quelli “bravi”, i professionisti della politica locale distinguere tra azione politica e azione personale. Come se le due cose potessero scindersi…come a dire che qualunque porcata perpetrata in nome della politica lasciasse intatta l’immagine della persona. Ebbene, io che politico non sono, io che spero che alle prossime elezioni vi siano persone in grado di scalzare una schiera di dinosauri capaci di tenere un paese intero sotto la cappa dei propri interessi, invito costoro a buttarla proprio sul personale. Non cadiamo nel tranello di spersonalizzare l’operato del politico…perché è quel politico che sta mandando a puttane il futuro di generazioni intere di ragazzi.
Basta ossequi, nessun onore delle armi per lo zio anziano, nessuna remora per il cugino o per quello che in fondo è simpatico. Basta: chi fotte il futuro dei nostri ragazzi va trattato da feccia. Ripeto: LA QUESTIONE È PERSONALE!” 

E riporto il mio pensiero, rivolto a lui e a quanti seguono questo spazio di informazione  e proposta: “Caro Valerio  hai perfettamente ragione. Io sono convinto che con te e altri – al di là delle rispettive idee di provenienza – su alcuni punti concreti si possa e si debba ragionare. Abbiamo iniziato a farlo con Chiara Di Fede. Oggi – a proposito di personale – il sindaco Luciano Bruschini ha nuovamente “investito” chi lo aveva preceduto, Candido De Angelis, ed era stato poi suo avversario nel 2013. Loro, chi finge di opporsi, chi si gira dall’altra parte, chi ha contribuito a tutto questo sono l’avversario da battere. E a proposito di personale, al contrario di chi si affanna a indicare sindaci, occorre partire da quello che ci unisce, per il nome c’è tempo. Prima un progetto serio, credibile, condiviso“.

L’idea di #unaltracittà parte da qui, ora avanti a cercare quello su cui siamo d’accordo. Per Anzio. Se riusciremo, bene, altrimenti pazienza. Ma basta “dinosauri“, grazie.

Grazie Pino e scusa se non ho capito…

pino

Emozioni forti. Fortissime. Il groppo in gola quando appari e parli – soprattutto nei momenti informali – il sorriso sugli aneddoti di Peppe Lanzetta o James Senese, le lacrime trattenute a stento, la grande – immensa – appocundria. Lascia questo il film che Giorgio Verdelli ha magistralmente realizzato per ricordarti, caro Pino.

C’è tutto, ci sono tutti. Gli amici di un tempo e i giovani che hanno attinto alla tua scuola, un commovente Ezio Bosso, un commosso Clementino, poi Tullio, James, Rino…..

Soprattutto ci sono insegnamenti che andrebbero portati nelle scuole di musica. Perché come ripetono i protagonisti tu sei stato un musicista prima di tutto, quel “noi andiamo via, il tempo resterà” suona oggi quasi come un testamento e invita a riflettere se davvero siamo noi a “battere” il tempo o se non è lui a portarci con sé.

Un musicista che – come dici – non è mai stato un giorno senza “dialogare” con il proprio strumento o senza confrontarsi con altri mondi. Scusa Pino, davvero, ma mentre – insieme ad altri – criticavo certe scelte, tu studiavi e andavi alla ricerca di altri mondi. Hanno fatto bene a inserire nel film il madrigale che si trova in Medina, pensa che di quell’album dissi “non è più lui“. Sbagliavo. Sbagliavamo. Perché se uno è “uomo di frontiera”  fa quello che è ben spiegato nel film. Cerca, si confronta, cresce. E io, noi, a pensare che volevi commercializzare…. Che errore. Ecco, questo film ci restituisce anche qualcosa che scioccamente, con il senno di poi, abbiamo perso in quegli anni in cui ti sentivamo “lontano“.

Quasi due ore intense, con l’autobus condotto da Enzo De Caro che ci porta fino a piazza Plebiscito, a quel concerto ineguagliabile del 1981,   ma ci sono le immagini di Scampia,  i tour in mezza Italia con le immagini dell’epoca, i vicoli di Napoli e l’orchestra sinfonica che oggi suona sulla tua voce “Qualcosa arriverà“. C’è la narrazione di Claudio Amendola, il ricordo di Massimo Ranieri, Lina Sastri che non riesce ad andare avanti sulle note di “Lazzari felici“.

Sono un po’ scure le immagini a  casa di Massimo Troisi, ma è forse il momento più emozionante. Lì due grandi geni si incontrano, lì nasce “Quando” che tu accenni appena negli accordi ed è una pietra miliare di quello che ci hai lasciato. Come i duetti – da Eric Clapton a Pavarotti, solo per citarne un paio – che vengono riproposti.

Si esce dal cinema  malinconici, vero,  e con la certezza assoluta che sì, “Napule è” ma soprattutto: Pino è.