Grazie Pino e scusa se non ho capito…

pino

Emozioni forti. Fortissime. Il groppo in gola quando appari e parli – soprattutto nei momenti informali – il sorriso sugli aneddoti di Peppe Lanzetta o James Senese, le lacrime trattenute a stento, la grande – immensa – appocundria. Lascia questo il film che Giorgio Verdelli ha magistralmente realizzato per ricordarti, caro Pino.

C’è tutto, ci sono tutti. Gli amici di un tempo e i giovani che hanno attinto alla tua scuola, un commovente Ezio Bosso, un commosso Clementino, poi Tullio, James, Rino…..

Soprattutto ci sono insegnamenti che andrebbero portati nelle scuole di musica. Perché come ripetono i protagonisti tu sei stato un musicista prima di tutto, quel “noi andiamo via, il tempo resterà” suona oggi quasi come un testamento e invita a riflettere se davvero siamo noi a “battere” il tempo o se non è lui a portarci con sé.

Un musicista che – come dici – non è mai stato un giorno senza “dialogare” con il proprio strumento o senza confrontarsi con altri mondi. Scusa Pino, davvero, ma mentre – insieme ad altri – criticavo certe scelte, tu studiavi e andavi alla ricerca di altri mondi. Hanno fatto bene a inserire nel film il madrigale che si trova in Medina, pensa che di quell’album dissi “non è più lui“. Sbagliavo. Sbagliavamo. Perché se uno è “uomo di frontiera”  fa quello che è ben spiegato nel film. Cerca, si confronta, cresce. E io, noi, a pensare che volevi commercializzare…. Che errore. Ecco, questo film ci restituisce anche qualcosa che scioccamente, con il senno di poi, abbiamo perso in quegli anni in cui ti sentivamo “lontano“.

Quasi due ore intense, con l’autobus condotto da Enzo De Caro che ci porta fino a piazza Plebiscito, a quel concerto ineguagliabile del 1981,   ma ci sono le immagini di Scampia,  i tour in mezza Italia con le immagini dell’epoca, i vicoli di Napoli e l’orchestra sinfonica che oggi suona sulla tua voce “Qualcosa arriverà“. C’è la narrazione di Claudio Amendola, il ricordo di Massimo Ranieri, Lina Sastri che non riesce ad andare avanti sulle note di “Lazzari felici“.

Sono un po’ scure le immagini a  casa di Massimo Troisi, ma è forse il momento più emozionante. Lì due grandi geni si incontrano, lì nasce “Quando” che tu accenni appena negli accordi ed è una pietra miliare di quello che ci hai lasciato. Come i duetti – da Eric Clapton a Pavarotti, solo per citarne un paio – che vengono riproposti.

Si esce dal cinema  malinconici, vero,  e con la certezza assoluta che sì, “Napule è” ma soprattutto: Pino è.

 

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