Malasuerte e le pressioni delle istituzioni comunali

commissariatoanzio

Pressione esercitata dal coinvolgimento nella vicenda di esponenti delle istituzioni comunali“. E’ un piccolo passaggio della sentenza del Tribunale di Velletri sulla vicenda Malasurte. E’ nel capitolo che riguarda la storia del “pizzo” per la gestione dei parcheggi delle auto di chi si imbarca per Ponza  che qualcuno voleva far passare per un patto commerciale e che, invece, era una richiesta di denaro per evitare fastidi.

Quello che l’indagine aveva messo a nudo, oggi è nero su bianco nella sentenza e ha trovato ampio riscontro anche in sede dibattimentale, quando i testi hanno ricostruito quella storia. Quel passaggio (e non solo) forse andrebbe fatto leggere a un Prefetto e un Ministro che con troppa fretta sembrano aver archiviato il caso Anzio.

C’è stata pressione da esponenti delle istituzioni: lo sapevamo, l’abbiamo detto, ora lo scrivono dei giudici. Non è penalmente rilevante, a quanto è emerso, ma resta politicamente disdicevole. La vicenda Malasuerte, infatti, è la cartina al tornasole di come questa maggioranza abbia intessuto rapporti, ottenuto consensi, supportato cooperative, mediato se c’era da “sistemare” una storia come quella dei parcheggi e – a questo punto – chissà quante altre.  I nomi che compaiono in quella sentenza tra gli imputati li ritroviamo in altre inchieste, sempre relative al Comune, sempre con le stesse cooperative.  Dalle proroghe alle aggressioni nel passaggio di consegne dell’appalto del verde. Ho già avuto modo di parlarne qui. I nomi dei politici, invece – chi teste, chi imputato – cambiano e in alcuni casi coincidono.

Ma il punto non era e non è giudiziario, chi pure è stato condannato in primo grado resta innocente fino a sentenza definitiva. No, il discorso è di responsabilità politica.

Ci lasciano una città dove la delinquenza comune ha messo il vestito bello, ha avvicinato/è stata avvicinata dalla politica, ma cosa più preoccupante ha stretto, in questo caso, contatti con esponenti del clan dei Casalesi. Di questo si accorgono o non? Hanno nulla da dire?

E non ritroviamo, forse, nelle espressioni “muscolari” verso i cittadini,  ora “imbecilli locali” ora “disturbati mentali”, nel disprezzo verso i comitati, i giornalisti, chiunque non appartenga al loro sistema di potere,  il clima che traspare dalle pagine di quella indagine e della sentenza emessa, fatto di minacce, gente schiaffeggiata, pistole sui tavoli?

Ci lasciano i veleni che li hanno contraddistinti nel 2013 e che oggi sembrano magicamente superati, dimenticando che in quel clima a farne le spese fu, a margine del primo consiglio comunale, il direttore del settimanale “il Granchio” aggredito. Qualcuno pensò all’epoca che tutto sommato avevano fatto bene, vero?, come pensa oggi che sia il minimo prendersela con chi riporta degli atti e chiede spiegazioni, arrivando quasi a prendere a schiaffi l’editore di Controcorrente.

No, è intollerabile. Le istituzioni comunali non dovrebbero fare pressioni, meno che mai gli accoliti politici o chi ha dato loro consensi. No, le istituzioni dovrebbero avere rispetto, di tutti, chi fa politica e vince avrebbe il dovere di attuare il programma che si è dato,   immaginare una città diversa, impegnarsi perché si realizzi. Invece è passato e passa il principio “abbiamo vinto, facciamo come vogliamo“. A partire da quella che mi piace definire come la legalità delle cose quotidiane, sistematicamente calpestata.

Una cosa è certa, questa sentenza mette un punto fermo. Nel 2018, quando voteremo, c’è chi avrà la responsabilità politica di averci regalato Malasuerte (e chissà quante altre situazioni del genere) e chi non.

Sarà una netta linea di demarcazione.

 

Abbiamo un vice sindaco, ma ripeto: non si scherza

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Non poteva essere diversamente. Fanno politica da una vita, sono nelle amministrazioni pubbliche da oltre 30 anni, figurati se rischiano di mettere a repentaglio tutto per una nomina.

Questa mattina l’ufficio comunicazione del Comune di Anzio ci informa che Giorgio Zucchini è vice sindaco e assessore alle finanze e patrimonio, nonché che sostituirà il primo cittadino fino al 9 novembre. Il provvedimento che sull’albo on line porta la data odierna, è di venerdì 27 e contestualmente – c’è da ritenere – è stato inviato al Prefetto.

Diciamo che in piena crisi politica si è preferito dire ai cittadini che siamo andati su “Linea Blu” (cosa lodevole che si ripete, comunque, ciclicamente) ma non informarli dell’avvenuta nomina. Così come nel 3.0 de noantri si è inserito con calma il decreto di nomina (nessuno poteva farlo il 27, in Comune?), dopo che il Meetup “Grilli di Anzio” e chi scrive hanno inviato una pec alla Prefettura e reso nota la cosa. Coincidenze, ci mancherebbe. Attenzione, però, il protocollo apposto sulla nomina recita “U  N.0053150/2017 del 30/10/2017“, cioè di oggi. Qualcosa non deve proprio funzionare in questo 3.0, mentre il codice dell’amministrazione digitale afferma che il protocollo deve essere contestuale. Ahi ahi…. questi pensano davvero che i cittadini hanno l’anello al naso.

Come affermavo ieri, il punto è un altro e verte sull’articolo 46 del testo unico degli enti locali, richiamato anche nell’atto di nomina di Zucchini. Recita, al comma 2: “Il sindaco e il presidente della provincia nominano i componenti della giunta, tra cui un vicesindaco e un vicepresidente, e ne danno comunicazione al consiglio nella prima seduta successiva alla elezione“. I componenti, tra cui…  Basta la nomina di uno soltanto? Secondo la politica di casa nostra, sembra di sentirli, ma sì… che vai a guardare…

Invece non si scherza, non si espone la città a figure del genere.  Di fatto con la sola nomina del vice Bruschini ha “commissariato” il Comune fino al 9 novembre (non è che Zucchini possa riunire la giunta da solo, o sì?), costretto i cocci del centro-destra a continuare a trattare sulla crisi e il “programma di fine mandato” (!?!?), violato le norme sulla composizione dell’organo esecutivo con rispetto della parità di genere: la giunta  oggi risulta composta da lui e un assessore, entrambi di sesso maschile.

Continuo a ostinarmi a pensare che #unaltracittà debba partire dalla legalità delle cose quotidiane. Basta con chi le calpesta impunemente.

 

 

Vice sindaco, non si scherza. Giusto chiedere al Prefetto

prefettura

La Prefettura di Roma

Ce lo abbiamo o non il vice sindaco, dato che il primo cittadino – Luciano Bruschini – è in ferie fino al 7 novembre? Secondo quanto scrive Il Clandestino sì e c’è da crederci, ma atti ufficiali non ne vediamo. La trasparenza, è noto, non appartiene al 3.0 promesso in campagna elettorale, quindi all’albo pretorio non c’è traccia di nomine. Eppure fino a ieri, 28 ottobre, dal sito del Comune ci informavano della puntata di “Linea Blu“, ma nessuno evidentemente ha avuto il tempo di inserire l’atto. Perché deve esserci.

Non è uno scherzo, il Comune – al di là della fascia da indossare per la visita di Papa Francesco a Nettuno il 2 novembre – deve avere una guida. Al momento di lasciare, sia pure per qualche giorno, il sindaco è tenuto a comunicare in Prefettura chi lo sostituisce, “passandogli” i pieni poteri. Scelta che ricade sul vice, ovvio, solo che qui la giunta è azzerata e l’articolo 46 del testo unico degli enti locali recita  che il sindaco nomina “(…) i componenti della giunta, tra cui un vicesindaco“. Si può avere quest’ultimo senza una giunta, dato che è azzerata dal 20 ottobre?

Ad Anzio siamo abituati a tutto e di più, quindi non c’è da stupirsi. Diciamo pure che di sicuro sarà possibile, non crediamo che in Comune si spingano a fare cose del genere o a mettere “pezze“.  Sarebbe una figuraccia istituzionale senza precedenti.

Bene hanno fatto a farlo notare dal Meetup Grilli di Anzio“. Chi scrive, invece, si è preoccupato di spedire via pec – da semplice cittadino – una richiesta al Prefetto e per conoscenza alla segretaria generale del Comune nella quale si segnala la situazione e si chiedono chiarimenti. Speriamo di averli già oggi, dall’albo on line. Anche se quell’articolo 46 sembra chiaro.

Intanto, nella maggioranza ormai allargata, la trattativa continua…

 

Sangue infetto, una petizione internazionale

Una petizione internazionale sullo scandalo del sangue infetto in Italia. La propone Brigitte Knor, cittadina olandese, una delle tante belle persone conosciute grazie al libro inchieste e al documentario che stiamo preparando.

Chi volesse firmarla, può collegarsi a questo link

librisangue

Il testo: “Infected blood is a crime against humanity because everyone has blood, and the blood should be clean all over the world. The Italian government must pay out immeditately the people involved by international pressure. There are processes won but the Italian government does nothing!

La traduzione: “Il sangue infetto è un crimine contro l’umanità perché tutti hanno il sangue e il sangue dovrebbe essere pulito in tutto il mondo. Il governo italiano deve pagare in modo impeccabile le persone coinvolte dalla pressione internazionale. Ci sono processi vinti ma il governo italiano non fa nulla!

Il Pd, Gabriele, la necessità di cambiare e il dovere di provarci

gabriele

Quando parli con chi frequenta l’ambiente politico di Anzio e chi, anche se di riflesso, si interessa alle vicende cittadine una delle litanie è, sistematicamente: “Va be’ ma il Pd?” Giusto. Non si è fatto volere bene. Prima come centro-sinistra, fallendo clamorosamente dopo l’elezione di Mastracci – vittima sacrificale di logiche che poi hanno continuato a trascinarsi – quindi con le diverse anime spesso di lotta e di governo (leggi piano regolatore), poi con il “no” a prescindere al porto, fossilizzandosi su procedure che erano corrette, quando il solo Aurelio Lo Fazio ripeteva – e oggi va ribadito che aveva ragione – che il problema era la società, infine con la candidatura Bernardone e il mancato allargamento alle esperienze di Pollastrini e Garzia.

Negli ultimi quattro anni ha provato a invertire la rotta, ma la litania è rimasta la stessa:  “Va be’ ma il Pd?” Eppure qualche battaglia l’ha fatta. Dal bilancio ai rifiuti, dalla vicenda porto al titolo sbagliato per il dirigente dell’area finanziaria. L’ha fatta senza troppa enfasi? Può darsi. Dando l’impressione (qualcosa in più) che il partito andava da una parte e il gruppo dall’altra? Certo. Ma come ha detto il segretario uscente, Gianni De Micheli, che avrebbe avuto la conferma unanime ma ha preferito dare un segnale di reale cambiamento: “Io ho voltato pagina, oggi si chiude un libro e se ne apre un altro“. Federici ha le idee chiare , ma non dimentichiamo che c’è stato un dibattito e che Maria Cupelli ha detto la sua (si veda cupelli_facebook). Se doveva essere il partito nel quale le diversità sono una risorsa, non la guerra tra correnti o gli “ex qualcosa” com’è stato finora, sarà bene far tesoro di tutto. Non sono mai stato, non sono e certamente non sarò tenero con il Pd, ma oggi va dato atto che qualcosa è successo. Vedremo se servirà al momento del voto del 2018.

Il centro-destra? Minestra riscaldata dopo le accese divisioni del 2013, fallimento di 20 anni di governo e promesse. La situazione di questi giorni e l’annuciatoprogramma di fine consiliatura” ricorda   l’ultimo periodo di Tarisciotti sindaco, tra il ’94 e ’95. I personaggi erano gli stessi di oggi (Bruschini, De Angelis allora molto più battagliero, Amabile, Perronace, Succi, Borrelli, Nolfi padre) e quelli arrivati dopo si sono adeguati, né si può immaginare che escluso Placidi i cittadini dimentichino che lui è stato un asse portante di questo centro-destra. Da ultimo sulla biogas, voluta da tutti e che lui si è “accollato” andando a dire sì.

I Cinque stelle? Sono una grande novità, cavalcano l’onda,  ma se vogliono governare come hanno fatto opposizione – perché un consigliere l’hanno avuto…. – e con le divisioni annunciate tra i diversi meet up, non è che possano andare lontano.

Va be’ ma il Pd?”  Oggi, almeno, ha un segretario di 32 anni (è nato quando Bruschini era già assessore ai lavori pubblici, in giunta con Paride Tulli e Giorgio Zucchini, mentre Perronace era già consigliere comunale, ad esempio), un ragazzo che ha passione e cercherà di cambiare le cose, dentro e fuori il partito. Ha il dovere di provarci. Per le amministrative ripartendo da chi era con Bernardone, con Garzia e Pollastrini nel 2013 e provando ad allargare il campo. Buon lavoro Gabriele.

Ciao e grazie Angelo, vittima del sangue infetto

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L’appuntamento era alla stazione di Torino Porta Susa. “Porti con sé una pennetta, le darò tanto di quel materiale…” Angelo Magrini, vittima dello scandalo del sangue infetto e per anni presidente dell’Associazione politrasfusi italiani ,  se n’è andato oggi. La notizia me l’ha data Pasquale, un altro malato, una delle tante persone che ho conosciuto grazie al libro inchiesta “Sangue sporco.Trasfusioni, errori e malasanità” e poi con il documentario “The bloodgate” che del libro è la naturale evoluzione giornalistica.

Chissà se Angelo ha fatto in tempo a prendere quella che definì “una mancia per morire“, i 100.000 euro che il Ministero della Salute offriva (e offre) come transazione per chiudere la mole di risarcimenti dovuti per gli omessi controlli nel corso degli anni. Di certo finché è stato in vita ha sempre lottato, è sempre stato in prima fila.

Mi dissero che era un personaggio da prendere con le molle, intorno alle associazioni ci sono spesso delle leggende, certo è che come ricordava il giornalista e scrittore Ryszard Kapuściński tu devi sempre provare a metterti dall’altra parte se vuoi capire davvero.

Angelo è tra quelli che mi ha aiutato di più  a stare dalla parte dei malati, a capirne la sofferenza, a ricostruire quegli anni. Con una mole di documenti – tra i quali le lettere con le quali Duilio Poggiolini diceva agli industriali del farmaco che i controlli non servivano… – che aveva raccolto in modo quasi maniacale.

Guai a dirgli che era un “miracolato“, per questo mi piace  pubblicare qui il link  al capitolo del libro che racconta la sua storia. Voglio anche ricordare qualche “scambio”  acceso perché non riuscimmo a organizzare la presentazione del libro a Torino quando voleva lui,  ma soprattutto la sua presenza a Cesena, alla prima uscita del testo nel quale non solo si racconta la sua storia ma c’è tanto del suo archivio. Aveva lasciato l’ospedale dove era stato sottoposto a un’angioplastica, si era messo in treno ed era venuto alla presentazione, quindi era ripartito.

Grazie Angelo, vittima come tanti (troppi) prima del sangue infetto e poi dell’accanimento di un Ministero che continua a negare l’evidenza, nonostante la mole di sentenze che ogni settimana vengono pronunciate dai Tribunali di tutta Italia. Grazie della collaborazione, della pazienza, di quel caffè che volesti pagare tu a Torino, della visita a sorpresa a Cesena, degli scambi accesi via mail. La battaglia non si ferma, lo sai.

I cartelli, le multe, il decreto non opposto. Altro che politica

 

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E’ una storia che arriva dalla campagna elettorale del 2013, dalla “sanatoria” dei cartelli 6×3 che portò – guarda caso – solo esponenti del centro-destra di governo a occupare quegli spazi. Allora, da sfidante e candidato sindaco, Candido De Angelis fece fuoco e fiamme. Ad aprile 2013, con delibera 32 si è proceduto alla “Regolarizzazione impianti pubblicitari già esistenti“.

De Angelis chiese lo spazio e gli fu negato, era già occupato da Bruschini, Placidi e compagnia. Il candidato sindaco del Pd, Ivano Bernardone, presentò un esposto – forse archiviato e del quale comunque non si conosce il seguito, siamo a Velletri – e in uno dei primi consigli comunali un’interrogazione che è stata riportata qui per chi vuole approfondire.

Non sappiamo che fine abbiano fatto le sanzioni a chi ha svolto campagna elettorale in modo illegittimo, sappiamo però che la vicenda del decreto ingiuntivo accennata in quella ricostruzione ha avuto uno sviluppo.

Proviamo a raccontarlo. Quattro dei cartelli vengono usati dal Comune per pubblicizzare la conquista della “Bandiera blu“. Ci sta, anche se eravamo in piena campagna elettorale e non era opportuno né, forse, regolare. A un certo punto l’azienda presenta fattura e chiede di essere pagata, ma in Comune non si capisce chi avesse ordinato quei “6×3“. Non ci sono pezze d’appoggio, forse qualche assessore a voce ha detto di procedere, tanto “poi si sistema“, a proposito di modello di governo che il centro-destra rivendica.

Non si “sistema” e l’azienda presenta un decreto ingiuntivo, al quale l’ufficio legale del Comune di Anzio si oppone il 2 aprile, affidandosi con una determina, come previsto, a un avvocato.  Il quale non si opporrà mai, perché nelle alte sfere della politica di casa nostra, quelle dove in questi giorni si “gioca” alla crisi, qualcuno ha deciso così.

Ci sarebbe – ma volendo, qualche consigliere comunale potrebbe avere accesso senza troppi giri – una lettera del sindaco che invita a non costituirsi. Di sicuro la determina non risulta revocata, non all’albo pretorio almeno, mentre l’ufficio Ragioneria del Comune avrebbe “disimpegnato” la spesa per l’avvocato. Risultato? Non ci siamo opposti, pagheremo quei cartelli  chiesti non si sa da chi e con quale pezza d’appoggio, oltre interessi e tutto ciò che un decreto ingiuntivo comporta.  Funziona così, la chiamano politica.

Mi piacerebbe tanto essere smentito e, al tempo stesso, anche sapere che fine hanno fatto le multe a chi affiggeva irregolarmente. Hai visto mai, in un impeto di trasparenza, questa maggioranza allargata…

C’era una volta il centro-destra modello. Che brutta fine

Noi abbiamo Fini, Casini, Berlusconi, andiamo avanti….” Sala degli Specchi del Paradiso sul mare, parole di Sebastiano Attoni allora capogruppo di An, primo mandato di De Angelis sindaco. Avevano tutto, quelli del centro-destra, si erigevano a modello, stravincevano le elezioni – qui il collegio era blindato – e a un certo punto ebbero una invidiabile “filiera“: Comune (De Angelis), Provincia (Moffa), Regione (Storace) e Governo (Berlusconi). Risultati? Pochi o niente.

Il piano regolatore approvato in Regione a tempo di record dopo l’adozione in Consiglio e un comitato tecnico richiamato all’ordine dopo un parere ampiamente negativo, i primi atti del porto, poco altro e qualche “gioco” tra ex An sulle somme – vedi Nettunense – stanziate e non impegnate.

Quando nel ’98 De Angelis andò al ballottaggio dalle colonne del “Granchio” scrivemmo che era ora della stabilità. Ad Anzio come a Nettuno. Potete immaginare quanti “amici” ci facemmo, ma eravamo convinti dopo gli ultimi disastri che queste città avessero bisogno di certezze. Ad Anzio ce ne furono di più, Nettuno cadde nella morsa dei tributi ai privati e pagò con lo scioglimento per condizionamento della malavita probabilmente colpe non sue.

Ad Anzio c’era un’idea di città, De Angelis venne fatto lavorare, ma poi alle idee si sostituì il metodo anni ’90. “Dovete dargli un posto buono, non tanto per riempire la lista” – disse Luciano Bruschini nel Consiglio che sanciva le dimissioni del sindaco che si sarebbe candidato al Senato e avrebbe segnato la sua investitura per tornare primo cittadino.

Continuiamo insieme” fu lo slogan, ma le cose cambiarono subito. Il piano di “Mare cultura e natura” era ormai già “Varianti, cemento e furberie“. Il resto del programma trascinato, gli appetiti da accontentare, un senatore che anziché essere punto di intesa lo era di divisione, fino ad arrivare a candidarsi contro il sindaco che lui stesso aveva indicato, criticandolo aspramente e per molti versi giustamente. Il modello si era rotto, non c’era più la filiera che almeno il porto avrebbe potuto garantirlo (si racconta di Storace che disse “avete avuto il piano regolatore, sul porto aspettate“) la colpa sulle cose che non si realizzavano erano sempre di altri. Lo scontro di quattro anni e mezzo fa è stato senza esclusione di colpi, ha messo a nudo le lacerazioni e gli interessi che non sono politici, intesi come modo di intendere la città e svilupparla, far funzionare i servizi, avere i conti in ordine.

Il resto è storia abbastanza recente: cooperative, indagini, un bilancio prossimo al dissesto,  attenzione agli equilibri “politici” e non ai programmi da attuare, l’immondizia che nemmeno l’estate “sold out” ha nascosto, una relazione del Mef che farebbe tremare i polsi a chiunque, le casse vuote, furbizie (reati?) sulle assunzioni di dirigenti “vicini” a qualche assessore, morosi da difendere (primi loro, sulle sedi) tutto e il contrario di tutto sul porto per promettere un bando che difficilmente vedremo e De Angelis che spera di tornare a un modello come quello per cui “…abbiamo Fini, Casini, Berlusconi, andiamo avanti….” No, è finita. Dobbiamo ricordare chi c’era allora e chi adesso? Gli stessi e qualche “nuovo” che è entrato ha fatto presto ad adeguarsi.

E’ fallito il centro-destra che poteva anche pensare a qualche cooperativa, a sistemare qualche amico, a scegliere Tizio piuttosto che Caio per questioni di convenienza – non facciamo i puritani – ma che si presentava con una idea di città. Non l’ha attuata, se non nel lato peggiore del consumo di suolo, deve andare a casa. L’ultima vicenda dell’azzeramento di giunta lo dimostra. Avessero messo un minimo di impegno nel risolvere i problemi come per le trattative di questi mesi, Anzio sarebbe un gioiello.

Poi può darsi che rivincano, che i cittadini gli diano ancora fiducia, a quel punto avranno ragione. Ma se pure tornasse, De Angelis sappia che troverà una situazione drammatica e non potrà dare la colpa a Bruschini, visto che va ad accollarsi quello per cui quattro anni e mezzo fa si è battuto. Anzi, un quadro ancora peggiore.

Ora un gesto di coraggio, fate venire il commissario

insieme

Non hanno fatto in tempo a essere tutti d’accordo – sia pure forzatamente – sulla staffetta tra Luciano Bruschini e Candido De Angelis che nel litigioso centro-destra di Anzio sono volati gli stracci. Certo, la politica è mediazione, la paura che vincano altri fa 90, ma quello che è successo quattro anni fa non si dimentica facilmente. Così l’imposizione di Bruschini del suo successore, il quale ovviamente certi assessori non li avrebbe mai confermati, ha creato a dir poco malumori. Una parte di centro-destra già con Roberto Palomba, il commercialista Nino Monghese che fa “L’altra Anzio” (è vecchia, la usò Marco Garzia 20 anni fa…) e si dice sia sponsorizzato da Patrizio Placidi, Roberta Cafà che ieri sera ha affidato a un   comunicato il suo dissenso e oggi, per tutta risposta, cinque assessori – tutti tranne Placidi e la stessa Cafà – si sono dimessi con una nota (dimissioniassessori) in politichese, tutt’altro che comprensibile. Di certo sono protocollate, lo erano anche quelle – poi ritirate l’estate 2016 – della stessa Cafà e della Nolfi. Restano fuori l’assessore che ha detto la sua e Patrizio Placidi, mentre Agostino Gaeta scrive che potrebbe dimettersi anche Luciano Bruschini. Del resto Candido De Angelis aveva chiesto l’azzeramento e lo sta ottenendo. Poi tutti ci ripenseranno per il bene della città (!?!?!) e forse già lunedì avremo la nuova giunta, praticamente con i cinque e senza Cafà e Placidi. La chiamano politica e avranno anche ragione, ma mentre queste schermaglie elettorali vanno avanti – scrivevo qui, a giugno 2016, che Bruschini sarebbe andato fino al 2018 e avrebbe avuto l’appoggio della finta opposizione di centro-destra –  ci sono problemi della città che non si risolvono con i comunicati stampa.

Il 26 è convocato un Consiglio che a questo punto è in forse o che vedrà una maggioranza diversa da quella uscita dal voto, sancendo la spaccatura che serpeggia anche in qualche messaggio di consiglieri di Forza Italia. Si deve discutere, fra l’altro, di bilancio consolidato. Una cosa rilevante, perché da anni si sostiene – lo faceva anche De Angelis in campagna elettorale, nel 2013 – che siamo sull’orlo del dissesto. Ma loro pensano alle elezioni, a restare dove sono, pazienza il bilancio, pazienza un Comune che va avanti senza i “Peg” affidati ai dirigenti (mai deliberati) che incassa la tariffa rifiuti senza aver mai approvato la delibera sul numero di utenze per il 2017 e con voci che differiscono tra il bilancio e il piano finanziario. Pazienza una macchina allo sbando, procedure diciamo singolari e all’attenzione della Corte dei Conti per il dirigente dell’area finanziaria. Nessuna pazienza, invece, per la Biogas che Bruschini e Placidi ci lasciano in eredità, opponendosi a una seconda che invece vorrebbero eccome. Nessuna pazienza per lo schifo della raccolta dei rifiuti che sa tanto di emergenza voluta, perché avete sempre dichiarato che volevate un’altra ditta. E nessuna pazienza per la contiguità tra chi ha portato i voti a questa maggioranza – oggi allargata – e Malasuerte, per le cooperative dei “soci elettori di…” , per un porto eternamente annunciato, per l’assoluta mancanza di rispetto della legalità delle cose quotidiane. Come per un decreto ingiuntivo non opposto del quale parleremo presto.

Una sfida, allora: andatevene davvero, fate venire il commissario. Proviamo a fare ordine per qualche mese e andiamo alle elezioni tutti dallo stesso punto di partenza. Se siete stati bravi, come dite, rivincete a mani basse.

Provate a farlo, però, senza il potere. Senza fare foto in ogni occasione tra sindaco e successore incaricato, senza tagliare nastri da qui al voto, senza poter promettere posti di lavoro – con i quali avete vinto le ultime elezioni, con le assunzioni per il “porta a porta” – o strade o altro. Fatelo senza il sottobosco che bivacca intorno a Villa Sarsina. Ammettete il vostro fallimento, è palese, e giochiamo la partita su quale città vogliamo.

La vostra l’abbiamo conosciuta e la viviamo, purtroppo, una diversa dipende dalla capacità che avremo di immaginarla, rendere le proposte credibili, spiegarla e di convincere chi vota.

Il Pd, Gabriele, l’indispensabile discontinuità

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La pagina del Granchio del 2007

Domenica è in programma il congresso del Pd di Anzio, partito che come tale non ha mai governato in città e che ha avuto un’esperienza – brevissima – come centro sinistra ormai oltre venti anni fa.

Quando Renzo Mastracci venne malamente mandato a casa Gabriele Federici, uno dei candidati alla segreteria del Pd, aveva appena 12 anni. Dieci in più quando si votava al “Fiamma” per far nascere il nuovo partito e le facce, purtroppo, erano sempre le stesse. Votai, c’ero, e lo scrissi sul Granchio. Inimicandomi, allora come oggi, più di qualcuno.  C’era anche Gabriele. All’ultimo congresso mi mandarono una  sua relazione e risposi “scommetto che non è stato eletto“. Avevo ragione.

Spero lo sia adesso, a patto che garantisca una indispensabile discontinuità. Nulla contro l’altra candidata Maria Cupelli, figuriamoci, chi la sostiene o chi – comunque – con il suo bagaglio personale, culturale e politico ha tenuto “botta” in questi anni.  Ma i personaggi che mandarono a casa Mastracci – segnando l’inizio del declino del centro-sinistra ad Anzio – c’erano e ci sono. Così come quelli che non scelsero Mangili, due anni prima. Così come gira ancora Veltroni che doveva essere in Africa.

C’erano e ci sono quelli che sul piano regolatore sono stati di lotta e di governo, arrivando persino a sbagliare tribunale nel quale presentare ricorso, salvo uscire dall’aula consiliare quando c’erano da votare le osservazioni. C’erano e ci sono i sacerdoti delle procedure sulla vicenda porto, quelli che hanno impedito di realizzarlo allora passando per il partito del “no“.

Attenzione Gabriele: non basta essere giovani, acculturati, parlare inglese fluentemente, aver scelto di tornare ad Anzio per vivere e lavorare. Nell’esperienza almeno di quello che un tempo era il Pds c’è stato un giovane di belle speranze, durato ben poco: Massimiliano Pucci, ora avvocato di fama nazionale e specializzato nel settore del gioco.

Se posso permettermi, sommessamente, da ultimo arrivato,  forse in questi 10 anni ci sono stati tanti “ex” (della Dc e del Pci, dei Popolari e dei Ds) ma poco Pd. Tante divisioni -in questi anni quella tra segreteria e gruppo consiliare, basta vedere come si comunicava – poca attenzione al lavoro di squadra. Che pure c’è stato, dalle iniziative sui rifiuti (paghiamo il doppio di Senigallia) a quelle sulla legalità, dalle battaglie sul bilancio (dai tempi di approvazione al rischio dissesto) alle mancate certezze sul porto. Forse è mancata incisività,  si è scelto il fioretto e non la spada, ma adesso si deve guardare al futuro.

Per questo serve assoluta discontinuità,   legarsi a “liturgie” che sanno di vecchia politica è inutile. Una squadra rinnovata e giovane, correnti di nostalgici addio per quanto possibile, vicinanza reale al territorio anche dando ascolto a esperienze civiche che esprimono malessere nei confronti della politica che non si sporca le mani con le vicende quotidiane. Soprattutto un’idea di città da anteporre a quella della destra e da affermare con credibilità.

Gabriele – a modesto parere di chi scrive – è la persona giusta. Anzi, forse l’ultima carta da giocare