L’avvocato di Placidi: “Nessun avviso di chiusura indagini, ma altre notifiche”

Ricevo e pubblico

In nome e per conto dell’assessore all’ambiente signor Patrizio Placidi ho ricevuto espresso mandato per chiederle di rettificare le notizie riportate sul Suo Blog relative alla vicenda denominata “Caro estinto”.
Ad oggi l’assessore Placidi non ha rivevuto alcun avviso ex art. 415 bis c.p.p. relativo alla vicenda di cui al Suo citato articolo. Altri sono gli atti notificati in relazione a detto procedimento di cui l’assesore ha preso la dovuta cognizione e procederà di conseguenza.
Confermo per conto del mio assistito che le querele nei confronti di “Repubblica” e dei responsabili dell’articolo infamante sono state presentate ed allo stato non è stata comunicata alcuna comunicazione in ordine alla archiviazione delle stesse non sappiamo in realtà se il sindaco Bruschini abbia o meno presentato denunce o querele e tantomeno il contenuto delle stesse. Sibillina appare l’inciso “Nei giorni scorsi i carabinieri gli hanno notificato il documento. Sappiamo che riguarda altre persone, ma non abbiamo certezza.” La invito pertanto per conto del mio assistito la notizia così come posta in tutti i siti cartacei e telematici ove essa appare. Certo della sua correttezza e competenza professionale e della pronta adesione alle nostre richieste, mi è gradita l’occasione per porgere distinti saluti
avv. Giuseppe De Gregorio

Annunci

Basta giocare con i conti. Caro sindaco è ora di andare a casa

sindaco30

Oggi ci hanno riempito di comunicati che vanno dall’anno Innocenziano al festival della pizza, ma nessuno ci ha ancora detto ufficialmente dal Comune di Anzio che il parere dei revisori dei conti sul riaccertamento straordinario dei residui è arrivato ed è negativo.

Il che mette in discussione l’intero impianto del bilancio, mette a rischio il preventivo 2015, fa bussare alla porta il commissario con lo scioglimento del consiglio comunale. Il prefetto Gabrielli sembra più attento del suo predecessore e qualcosa dovrà pur fare se ad Anzio continuano a giocare.

Si parla, ora, di un’ennesima delibera per il riaccertamento, una eventuale foglia di fico per cercare di salvare il salvabile. Altrimenti il capro espiatorio c’è già. E’ il dirigente dell’area finanziaria, Franco Pusceddu. Negli ambienti di una frastagliata e litigiosa maggioranza da giorni si dice  “ci manda a casa Pusceddu“, dimenticando che forse è grazie a lui se il Comune non è ancora sciolto e se c’è chi può mettersi medaglie in petto con uno spettacolo, per esempio, o qualche altra singolare iniziativa. Beh, il sindaco aveva addirittura parlato di “complotto“, ciò che dice la maggioranza è nulla…

Il consuntivo e il riaccertamento andavano approvati – per legge – entro il 30 aprile. Un provvidenziale guasto tecnico e una malattia hanno fatto guadagnare giorni. Quando l’opposizione si è rivolta al Prefetto questi ha dato il classico sollecito concedendo 20 giorni ulteriori.

Si è arrivati in Consiglio il 4 giugno senza aver consegnato il materiale necessario all’opposizione – il Pd ha fatto mettere a verbale che la seduta era nulla ed è uscito, altri si sono associati non partecipando al voto – ma la maggioranza è andata avanti. Lo stesso giorno la giunta ha approvato la delibera sul riaccertamento omettendo – rasentando il falso – il parere negativo dei revisori  arrivato via posta certificata prima della riunione dell’esecutivo.

Quando il segretario generale se n’è accorto, altra delibera, una pezza a colori alla “svista”, stavolta prendendo atto del parere e chiedendo di riformularlo sulla base dei documenti forniti. Altri giorni, altro tempo, ma il Prefetto non dorme ed ora di smetterla di giocare con i conti.

Pusceddu ha risposto, da diligente dirigente, alle indicazioni politiche. Ha messo dei paletti, quelli che poteva, come hanno fatto altri suoi colleghi. Se ci ritroviamo nuovi debiti fuori bilancio per circa 1,5 milioni sui rifiuti chi ha fatto spendere quei soldi? E perché?

Se non abbiamo mai recuperato 17 milioni di euro di residui attivi precedenti al 2010, 13 dei quali per rifiuti, chi doveva occuparsi politicamente di farlo? O evitare di andare a cercare chi non pagava è servito a ottenere voti? Ditecelo, per piacere…

E si può presentare un preventivo 2015 con un avanzo di amministrazione (oltre 9 milioni) vincolato ma del quale difficilmente si potrà disporre?

Se c’è un errore che hanno commesso Pusceddu e gli altri dirigenti – non lo dico da oggi – è stato spesso di essersi piegati troppo alle volontà politiche, vuoi per quieto vivere o vuoi per avere magari la possibilità di gestire ognuno il suo piccolo orto al meglio, senza un disegno organico di quella che dovrebbe essere l’azienda-Comune. Ma se il Prefetto manda un commissario non gettiamo la croce addosso a chi non lo merita. Piuttosto la politica ha chiesto, alla dirigenza, ben oltre ciò che poteva. Basta ricordare la triste vicenda che vede tre condanne in primo grado. Ingiuste quanto si vuole, ma arrivate.

Per questo caro sindaco, è ora di prendere coraggio e andare a  casa. Basta giocare con i conti, non fate un’altra delibera, evitateci questa pantomima e assumetevi le responsabilità politiche di questa situazione che configura il dissesto finanziario di un ente ereditato con i conti a posto e che sarà lasciato alla berlina.

Caro estinto, un nodo arriva al pettine

Non si è garantisti a tempo, perciò è bene ricordare che fino a prova contraria sono tutti innocenti.

Al tempo stesso è bene riavvolgere il nastro, andare ai certificati penali mostrati, alle dichiarazioni roboanti, alle annunciate richieste di risarcimento con le quali l’allora presidente del consiglio comunale e oggi assessore all’ambiente Patrizio Placidi diceva che avrebbe pagato gli avvocati.

La storia è quella del “Caro estinto“. Anticipata dal quotidiano La Repubblica che chiamò in causa addirittura il sindaco Luciano Bruschini il quale si affrettò a presentare una denuncia.

Oggi quella storia è arrivata – almeno per Placidi – a un avviso di “chiusura indagini“. Un atto formale che dice che l’assessore è indagato e se prima lo ignorava, adesso lo sa. Nei giorni scorsi i carabinieri gli hanno notificato il documento. Sappiamo che riguarda altre persone, ma non abbiamo certezza.

Dalla notifica l’assessore ha venti giorni di tempo per decidere se produrre documenti o farsi ascoltare dal pubblico ministero, il quale scaduto quel termine chiederà il rinvio a giudizio o l’archiviazione.

Siamo in una fase preliminare, ancora, e come si diceva il garantismo vale sempre. Ci piace ricordare, soltanto, che i giornalisti fanno il loro mestiere. E se avranno sbagliato, pagheranno…. Intanto un nodo del “Caro estinto” è arrivato al pettine. E per adesso non riguarda chi ha riportato notizie.

Ormeggiatori e Capo d’Anzio, perché dobbiamo sapere. Subito

capodanziouffici

E’ ormai evidente che sarà la giustizia amministrativa a dirimere la questione tra cooperative di ormeggiatori e Capo d’Anzio, la società che doveva realizzare il porto e per adesso dovrà limitarsi a gestirlo. Non c’è spazio per un’intesa, il sindaco – tirato per la giacca da una parte della maggioranza che minaccia l’ennesima crisi – non è riuscito a fare il miracolo e mercoledì la vicenda sarà affrontata dal Tar.

Da ciò che si apprende – perché sulla vicenda continua a esserci un inspiegabile silenzio – le cooperative hanno proposto di restare dove sono nelle more della definizione del giudizio (del quale avrebbero chiesto il rinvio) e come sub-concessionarie. La Capo d’Anzio – che per il 61% è del Comune – avrebbe risposto che al massimo si può fare un contratto di service. Nulla di fatto.

Un passo indietro, allora: senza la firma degli ormeggiatori, a suo tempo, a un accordo che non prevedeva l’inversione del crono-programma poi avvenuta, oggi non saremmo nemmeno a questo punto. Va riconosciuto, alle cooperative, di aver creduto nel porto in cambio del mantenimento del posto di lavoro.

Un altro passo indietro: andava comunicata l’inversione del crono-programma e fatto un accordo prima, a concessione ottenuta, perché immaginare di “sfrattare” pur avendo i titoli per farlo chi è lì da una vita, senza un’intesa, era e resta un’impresa difficile.

Fatte queste premesse, resta il fatto che il sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, non avverta la necessità di farci sapere qual è la proposta della società – della quale lui, quindi i cittadini, detiene il 61% – alle cooperative. Un silenzio inaccettabile, perché da tempo si ripete che il porto è degli anziati, tutti, e non solo di cooperative, cantieri (che si sono accordati) attività che operano sul bacino (che si sono accordate) e circoli esclusivi (alcuni si sono accordati, altri hanno fatto ricorso).

Ebbene quel 61%, leggi la città, ha diritto di sapere qual è la proposta, altrimenti resta alle dichiarazioni degli ormeggiatori che parlano di “usura” da parte della Capo d’Anzio.

Ma se il sindaco non parla, proviamo a capire di che proposta possa trattarsi. Se domani dobbiamo comprare un’attività, per esempio, cosa andiamo a vedere? Fatturato e spese, sembra il minimo.

Normalmente ci sono nel “porticciolo” circa 300 barche. Facciamo a 250 euro al mese? Fa 75.000 euro al mese che moltiplicato 12 ci porta a 900.000. Andiamo a spanne, sarà qualcosa in meno perché d’inverno gli scafi si riducono, magari d’estate ce n’è qualcuno in più, diciamo tra 7 e 900.000 euro? Bene, ma prima di rilevare un’attività o proporre un service bisogna vedere i conti ufficiali.

A leggere i dati relativi al 2013 – gli ultimi disponibili nella banca dati della Camera di commercio – le due cooperative hanno un valore della produzione, insieme, di 497.000 euro. E spendono per il personale 307.377 euro. Una ha una leggera perdita, l’altra un piccolo ricavo. Si deve partire da qui per fare un’offerta, poi vedere anche i dati del 2014.

Certo di meno la Capo d’Anzio non può proporre, ma se per il “service” dicesse da 307.377 in più  l’anno non ci sarebbe alcuna “usura”. E’ corretto?

E qui occorre un ulteriore passo indietro, di una quindicina d’anni. L’allora presidente della Capo d’Anzio, Gianni Billia, voleva “liquidare” i concessionari e assumere il personale. Venne chiesto dalle cooperativa un miliardo di lire e la garanzia del posto di lavoro. Quando il presidente vide i bilanci, disse che non si poteva pagare una cifra del genere.

Non vorremmo, oggi, essere nella stessa situazione. E’ per questo che prima dell’udienza al Tar dobbiamo sapere. Perché se gli ormeggiatori e il circolo vip vincono restano dove sono, ma si ridiscute l’impianto non della concessione di Anzio ma dell’intero decreto Burlando, ma se perdono non dovranno esserci altre trattative.

Ricordando una cosa: il presidente della Capo d’Anzio – uscito spesso dalle righe, soprattutto sui social network – e l’intero consiglio d’amministrazione, finora hanno fatto ciò che ha deciso l’assemblea dei soci alla quale il sindaco ha sempre partecipato.

Andare oggi, come fanno da maggioranze e sembra anche da alcuni di opposizione, a chiedere a Bruschini di “chiudere un occhio” o “dare una mano” ai concessionari è lecito e comprensibile, meno minacciare una crisi, ma il sindaco deve ricordarsi di ciò che ha votato. Se così non fosse, almeno la parte di nomina pubblica del consiglio d’amministrazione dovrebbe farsi da parte. Senza ripensamenti.

Voto di scambio, noi abbiamo già dato. Ora vorremmo sapere

L'assessore Patrizio Placidi

L’assessore Patrizio Placidi

L’indagine sul voto di scambio che riguarda il Comune di Albano arriva fino ad Anzio perché coinvolge una società – la Volsca ambiente – della quale abbiamo ancora una quota. La Volsca è da tempo in liquidazione e con Anzio non ha più rapporti da quasi un decennio. Quella di aderirvi fu una scelta – sbagliata – dell’amministrazione guidata da Candido De Angelis per svolgere “in house” un servizio che invece fu fallimentare. Al punto che dopo un anno si tornò sui propri passi.

Comunque  a leggere le notizie che appaiono sui media, quello di Albano sembra un film già visto.

Perché noi, con il presunto voto di scambio,  abbiamo già dato. Ad Anzio, infatti, un’inchiesta è stata aperta dopo le amministrative 2013, su esposto di un ex dipendente delle cooperative del settore rifiuti, Giorgio Giolini, il quale ha messo nero su bianco che avrebbe continuato a lavorare solo se avesse sostenuto le liste dell’assessore Patrizio Placidi. Non l’ha fatto ed è disoccupato e altri avrebbero subito la stessa sorte.

Ad Anzio, in quella campagna elettorale, è stato fatto partire in fretta e furia, senza copertura finanziaria, il “porta a porta” esteso a tutto il territorio del quale paghiamo ancroa le conseguenze.

L’indagine non è ancora chiusa e di recente la Cassazione ha confermato la validità dei sequestri effettuati in quell’ambito.

Però attenzione: mal comune, in casi del genere, è tutt’altro che mezzo gaudio. Né si può dire: “Visto? Lo fanno tutti…

No. Per questo speriamo si faccia presto chiarezza, perché al solito le Procure fanno presto a perquisire, acquisire, accusare, ma poi servono anni per arrivare a capire, ad avere una verità giudiziaria. E ad Anzio abbiamo una grande necessità di sapere.

Perché delle due l’una: o ogni cosa che fa Placidi non è legale (questa è solo una delle indagini che riguarda l’assessore) e quindi va rimosso dal posto in cui si trova, o agisce in modo se vogliamo singolare ma rispettando la legge, allora può continuare a operare tranquillamente e va criticato per scelte politiche che non danno i risultati sperati. Proprio a cominciare dal “porta a porta“.

Porto e ormeggiatori, è ora di decidere

renderingporto

Forse al Congresso di Vienna hanno impiegato meno tempo di quello che si sta utilizzando per cercare di uscire dalla vicenda con gli ormeggiatori che hanno impugnato la concessione della Capo d’Anzio.

L’ultimo tentativo di intesa, illustrato dal sindaco che rappresenta nella Capo d’Anzio il 61% delle quote ovvero i cittadini, sembra sia stato rispedito al mittente. Le rispettive “diplomazie” sono al lavoro per cercare un’intesa prima che il Tar il 15 luglio si pronunci. Sarà bene che, intesa o meno, si dica chiaramente una volta per tutte cosa si vuole fare.

Di questa vicenda ho scritto molto in passato, continuo a pensare che a crono programma invertito c’era le necessità di andarsi ad accordare con gli ormeggiatori data la mutata situazione rispetto all’intesa che avevano firmato, ma oggi il Comune – azionista di maggioranza della Capo d’Anzio – deve decidere.

E farci conoscere qual è la proposta che gli ormeggiatori ritengono da “usura”. Deve farlo alla luce del sole. Il sindaco Luciano Bruschini deve scegliere se stare con chi, soprattutto in maggioranza, gli tira la giacca e magari lo minaccia dell’ennesima crisi o con la città e il suo porto, la società nata per realizzarlo e gestirlo ma che eventi di ogni genere hanno portato – per ora – alla sola gestione.

Bruschini deve dare corso alle decisioni assunte – in nome e per conto dei cittadini – in assemblea dei soci e andare avanti con le “fasi” o dire che senza ormeggiatori si ferma tutto qui. E spiegare il perché.

Chi vive in quel tratto di porto da una vita ha diritti che vanno rispettati, bilanci che ha prodotto e sulla base dei quali non può essere “affamato”, se poi i conti sono quelli di una società di piccolo cabotaggio il Comune non potrà certo offrire cifre esorbitanti, ma adeguate al fatturato. Se per gli stipendi spendi 100, io posso darti pure 120-130, non certo 200.

E’ un problema che si pose con il compianto Gianni Billia. Le cooperative volevano essere liquidate con un miliardo e il mantenimento dei posti. Disse che andava bene, ma visti i modelli 770 l’operazione non andò a buon fine. Quel miliardo non si poteva pagare. Non sarebbe stato giustificato.

Oggi il Comune, il sindaco che in assemblea, insieme a Renato Marconi, ha dato mandato a D’Arpino, Bufalari, Fantozzi, Pusceddu e Aliotti di procedere come hanno fatto finora, spieghi qual è stata l’ultima proposta. Cosa prevede e cosa chiedono, invece, gli ormeggiatori. Dia a noi 55.000 cittadini, non solo a quelli che rivendicano i loro diritti di concessionari, la possibilità di capire.

Perché il porto resta nostro, questo lo scrivo da quando iniziai ad affrontare la vicenda sul Granchio, non di pochi eletti.

E se Bruschini non vorrà farci sapere, si muova ufficialmente il presidente D’Arpino. Saluti davvero, stavolta, ma prima ci illustri quale proposta “da usura” sarebbe stata fatta.

Poi decida pure il Tar, se hanno diritto a stare lì nessuno caccerà gli ormeggiatori né i circoli velici, se non ce l’hanno…

Ma è ora di decidere: il tempo è scaduto

Revisori, il 3.0 “de noantri” colpisce ancora…

sindaco30

Diventa affascinante quanto succede al Comune di Anzio con i documenti in arrivo. Non è la prima volta che ce ne occupiamo, è vero, ma leggere la ricostruzione fatta dal “Granchio” in edicola sul percorso del parere dei revisori dei conti per il riaccertamento straordinario dei residui spinge a una nuova riflessione.

C’è la necessità, urgente, di avere certezze sul giro che fanno le carte negli uffici comunali e di fare chiarezza sul perché la sagra del peperoncino in tre giorni passa dal protocollo alla delibera di giunta o la revoca parziale dell’ordinanza di Succi viene emessa addirittura il giorno stesso della nota della Asl. Non abbiamo mai capito, poi, come sia “sparito” il parere legato all’incompatibilità di Placidi o il motivo per il quale le analisi dell’Arpa, in passato, siano state protocollate dopo una settimana, quando dicevano che il mare era inquinato. Potremmo proseguire, ma qui sembra  che per i residui – vera spina nel fianco dell’amministrazione guidata da Luciano Bruschini –  si “gioca” sui tempi.

L’impressione che se ne ricava dall’esterno è che si sia voluto appunto prendere tempo, provare a rimediare in extremis com’è con tutta questa vicenda del consuntivo. Non vogliamo pensare che siccome era negativo, si è evitato di inserire il parere nella prima delibera. Né siamo nati ieri per credere, com’è scritto nella seconda, che “al momento della redazione” il parere non era arrivato.

Suvvia! Nel Comune 3.0 che sarà pure “de noantri” una mail certificata, il giorno della giunta, arriva e con un semplice ctrl C+ ctrl V (copia e incolla, per intenderci) si inserisce nell’atto predisposto. No, qui si riporta un protocollo di cinque giorni dopo, salvo scrivere in delibera (la seconda) che era arrivata la posta certificata, prendere atto di quel parere che non piace e provare a giustificarsi.

Guarda caso quel parere dice, come si denuncia da tempo, che la documentazione non c’è o è arrivata tardi. La stessa per la quale, anche quest’anno, abbiamo subito un guasto informatico.

Già, stai a guardare il capello… Invece no, perché mai come in questi casi la forma è sostanza. Non farebbe male ad accorgersene anche l’opposizione, magari chiedendo al sindaco 3.0: scusi, ci spiega una volta per tutte come funziona il nostro protocollo e perché alcune cose sono in tempo reale e altre no?

ps, a proposito: qual è il sistema secondo il quale compaiono solo oggi determine esecutive dal 16 maggio?

Ecocar: bene sindaco, adesso agire di conseguenza

L'assessore Patrizio Placidi

L’assessore Patrizio Placidi

Se persino il sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, arriva a dire basta è segno che la misura è colma.

Con l’appalto dei rifiuti si sta giocando sulla pelle di un dirigente che è lì per fare il suo lavoro e, peggio, su quella della città. Non siamo nati ieri per capire che i problemi che sta registrando il servizio vanno oltre le incertezze nel passaggio dall’attuale gestione a Camassa, azienda che fra l’altro già conosce bene il territorio perché fino a qualche giorno fa in associazione d’impresa per il precedente appalto.

E’ noto che tra i dipendenti dell’azienda ci sono dei “placidiani“, chiamiamoli così, i quali insieme all’assessore all’ambiente sono convinti che con Ecocar sia possibile fare meglio, diversamente, avere più persone a lavorare e…

E’ vero, è assolutamente scandaloso che trascorra un anno dall’interdittiva a una decisione del Tar, così come è urgente che la Prefettura si pronunci, ma non più di un paio di mesi fa proprio l’assessore Patrizio Placidi, insieme al dirigente dell’area Walter Dell’Accio e a quello delle gare, Aurelio Droghini, ribadiva la correttezza delle procedure di gara.

Ebbene secondo quelle procedure e le norme che ancora regolano gli appalti in questo Paese, al momento Ecocar non può prendere in mano il servizio. Fra l’altro, nel frattempo, si è “infilata” un’indagine della Direzione distrettuale antimafia che riguarda gli appalti nei diversi Comuni (nel Lazio oltre Anzio anche Gaeta e Minturno) e i rapporti a livello locale dei vertici di Ecocar. Dagli atti acquisiti, dichiarazioni roboanti comprese, all’assessorato all’ambiente dovrebbero sapere di cosa parliamo.

Se ne faccia una ragione Placidi, lo seguano assessori e consiglieri comunali che sembrano particolarmente interessati alla materia, i dipendenti ai quali piacerebbe una soluzione alternativa e i suoi comunicatori di fiducia.

Se e quando dalla Prefettura arriveranno indicazioni diverse,  quando il Tar deciderà sulla possibilità o meno che Ecocar partecipasse alla gara in quanto sottoposta a interdittiva, si procederà secondo le norme.

Da mesi, invece, è evidente un diretto interesse di Placidi a che sia Ecocar a gestire l’appalto. Da settimane si susseguono scambi tutt’altro che amichevoli con il dirigente, sottoposto a pressioni delle quali finalmente anche il sindaco si è reso conto. Lui che di solito “non sa” ha deciso di intervenire.

Ora dovrebbe agire di conseguenza e togliere la delega a Placidi. Non lo farà, perché rischia altrimenti di andare a casa, ma questa presa di posizione rientra nello scontro – tutt’altro che sopito – che aveva portato alle dimissioni della Nolfi e della Cafà. Allora, caro sindaco, bene intervenire ma – in coscienza – proprio sicuro che si possa andare avanti così?

Estate, fosse la volta buona? Però un disegno…

summertime

La presentazione degli eventi estivi in programma ad Anzio mette insieme assessori, delegati del sindaco e associazioni. A memoria è la prima volta che si fa un programma unitario, oltre i personalismi e la “dichiarazia” imperante di questi giorni.

Sarà la volta buona? Speriamo. Diciamo che è un significativo passo in avanti. Nella foto che celebra la fine della conferenza – sia pure a dovuta distanza – sono insieme i presidenti della Pro Loco Città di Anzio, Augusto Mammola, e il suo predecessore che poi ha dato vita a un’altra associazione, Patrizio Colantuono. Gli eventi che ciascuna delle Pro Loco organizzava, ora sono nello stesso tabellone. C’è anche, ed è la prima volta, l’attività della Pro Loco di Lavinio. Il Palio del Mare – che storicamente continua a far nutrire qualche perplessità – è alla quarta edizione ed è a pieno titolo nel programma, insieme all’anno Innocenziano.

Uno sforzo da apprezzare, quello dell’unico cartellone, che auspichiamo non sia “minato” da attività estemporanee che qualche consigliere o assessore vorrà inserire all’ultimo momento. Speriamo di no.

All’immagine di oggi – e al programma estivo – manca a questo punto solo il museo civico archeologico. Un’isola a parte? E perché?

Qualcosa di più importante, però, manca. E’ un “disegno” turistico-culturale della città che vada oltre gli spettacoli e dica cos’è (o voglia essere) Anzio. Non per l’estate, ma per il breve, medio e lungo periodo. Mancano i criteri in una città che continua a non sfruttare le sue grandi potenzialità – da Nerone allo Sbarco, da Innocenzo XII a Sant’Antonio, dall’enogastronomia (bene sagre e padelloni, ma è altro…) agli spazi verdi –  e deve “accontentarsi” di spettacoli più o meno di qualità.

Ah, manca anche il costo del “cartellone“. Notevolmente ridotto, da quanto apprendiamo, rispetto all’anno precedente e a quelli degli sfarzi (nei quali c’erano però anche grossi nomi) ma purtroppo nessuno l’ha chiesto in conferenza stampa e – forse presi dalla cordialità del momento e dal fatto che fossero tutti insieme come mai prima – nessuno ha sentito il dovere di dirlo.

In termini di programmazione si sono perse le tracce, inoltre, prima della “Costa dei miti” e poi del Consorzio con Ardea che aspirava a fondi europei “lanciato” dall’assessore Patrizio Placidi

Infine, è cambiato il nome degli appuntamenti estivi, ma c’è ancora un sito che pubblicizza l’estate blu. Un po’ di attenzione, su…